Il bodhichitta più profondo nelle “37 pratiche dei bodhisattva” – Il Dalai Lama

In tre dei suoi 37 versi, Togme Zangpo presenta la pratica dei bodhisattva di applicare la corretta comprensione della vacuità in tutte le situazioni della vita. In questa lezione, il Dalai Lama spiega come ottenere questa comprensione corretta attraverso la meditazione sulla vacuità simile allo spazio e simile all’illusione.
(22) La pratica di un bodhisattva è di non tenere a mente caratteristiche intrinseche di oggetti conosciuti e menti che li conoscono, realizzando semplicemente come sono le cose. A prescindere da come appaiano le cose, esse vengono dalle nostre stesse menti; e la mente-stessa è, sin dall’inizio, separata dagli estremi dell’elaborazione mentale.

I praticanti del Chittamatra asseriscono come ogni cosa che appare ed esiste, tutti i fenomeni, siano della natura della mente. Chandrakirti della scuola Madhyamaka, tuttavia, asserisce come ogni cosa che appare ed esiste non sia intrinsecamente stabilita come qualcosa per suo stesso potere. È stabilita come qualcosa semplicemente grazie al potere di come le nostre menti convenzionali cognitivamente la conoscono. Questa è l’esistenza convenzionale o superficiale, che pertanto non è fondamentalmente vera.

Se i fenomeni avessero un modo fondamentale di esistere come qualcosa, intrinsecamente stabilita in sé stessa, allora più ricerchiamo questa maniera di esistere con una mente che analizza la verità più profonda, più chiara diventerebbe. Ma in effetti, la maniera in cui le cose sembrano esistere come qualcosa, intrinsecamente stabilite in sé stesse, lentamente si dissolve finché non si trova nessuna base o fondamento. Questo non è perché i fenomeni non esistono affatto, poiché in tal caso non riceveremmo nessun danno o beneficio da essi. Siccome effettivamente riceviamo beneficio e danno, i fenomeni esistono. Tuttavia non riusciamo a trovare la loro modalità apparente di esistere come qualcosa come un modo di esistenza intrinsecamente stabilito dal loro lato. Così ne consegue che i fenomeni non esistono come qualcosa in loro stessi, intrinsecamente stabiliti per via del loro potere, ma stabiliti soltanto come qualcosa attraverso il potere di come la mente convenzionale cognitivamente li conosce, ovvero attraverso la designazione mentale.

Pertanto, sebbene i fenomeni sembrino esistere veramente e intrinsecamente come qualcosa, questo modo di esistere non regge all’analisi. Ciò prova che il nostro modo solito di conoscere le cose è ingannevole e un’illusione. Come disse il VII Dalai Lama:

Gli oggetti che attraversano la mente di una persona addormentata sono solo un sogno. Sono soltanto apparenze; non ci sono oggetti come loro fondamento. Sono meramente apparenze mentali.  

Se in questo istante stessimo sognando di essere in Tibet, quando ci svegliamo sapremo che non ci trovavamo effettivamente in Tibet. Sotto alla nostra cognizione onirica di un’apparenza del Tibet, non c’era nessun Tibet effettivo come fondamento, stabilito come il posto dove effettivamente eravamo. In maniera simile, noi stessi, gli altri, il samsara, il nirvana, tutta l’esistenza è stabilita soltanto da nomi e concetti. La sua esistenza intrinseca, stabilita come una base dal suo lato, non è mai esistita, nemmeno un atomo di essa.

Quando i fenomeni appaiono, sembrano esistere intrinsecamente stabiliti come qualcosa in una base da cui stanno apparendo. In effetti, tuttavia, non esistono intrinsecamente stabiliti come qualcosa in un certo posto che possiamo indicare. Eppure, per quanto riguarda gli oggetti sensoriali, ogni cosa che appare ad esseri come noi, drogati dal sonno dell’inconsapevolezza, sembra esistere veramente come qualcosa, intrinsecamente stabilita su di una base. Come continuò il VII Dalai Lama:

Osservate le vostre menti drogate; notate come funzionano.

Eppure, sebbene sia un’apparenza ingannevole, questo è il modo in cui i fenomeni sembrano esistere ad esseri come noi, illusi con il velo dell’inconsapevolezza sulle nostre sei facoltà cognitive. Qualunque cosa appaia, che sia grande o piccola, che sia una cosa o molte cose, sembra esistere oggettivamente, intrinsecamente stabilita come qualcosa dal suo lato, e non soltanto per via del potere dei nomi e dei concetti per essa. Ogni cosa sembra esistere intrinsecamente stabilita come qualcosa al di fuori di noi: “Guarda, eccola lì! Da quella parte!”.

Nulla effettivamente esiste in quel modo. È un modo impossibile di esistenza eppure è così che appare a noi. Come continuò il VII Dalai Lama:

Pertanto, riguardo ‘me’ o qualunque altra cosa, questa maniera di esistenza come qualcosa, intrinsecamente stabilita in sé stessa, che appare alla mente ingannata, è l’oggetto sottile di nullificazione. Nullificarlo ed eliminarlo dalle nostre menti è molto prezioso e raro.

Quindi, ogni cosa che appare, pura o impura, esiste convenzionalmente stabilita come qualcosa per via della mente. E persino la mente stessa, inclusa in tutti i fenomeni esistenti, non si trova come qualcosa, se cerchiamo esaminando la sua verità più profonda. La mente esiste come un continuum di momenti di consapevolezza. La consapevolezza funziona sempre, vividamente. Eppure, se dividiamo il continuum nelle sue parti (i suoi momenti), e cerchiamo, non possiamo trovare la mente come qualcosa.

L’insieme non esiste come qualcosa stabilita separatamente dalle sue parti, e una parte non può essere l’insieme. Le parti e l’insieme sono qualcosa di differente. Dopo averlo scomposto, e tolto le parti, l’insieme non può sopravvivere come qualcosa. L’insieme esiste come qualcosa apparentemente nelle parti, eppure quando cerchiamo, non possiamo trovarlo. Non possiamo dire con sicurezza: “Ecco qui”.

Pertanto la mente è stata, senza inizio, oltre gli estremi di esistere intrinsecamente stabilita come qualcosa e totalmente non esistente come qualcosa che esiste indipendentemente, da sola, come un nulla o totalmente inesistente. È non intrinsecamente esistente; non esiste intrinsecamente stabilita come qualcosa. Così, il VII Dalai Lama continuò:

Una base (di esistenza samsarica e nirvanica) è sempre soltanto un’interpolazione proiettata dalle nostre menti. Anche la mente, se analizzata, è senza un vero sorgere e senza un vero morire. La natura di come le cose esistono effettivamente è meravigliosa.

Pertanto, ogni cosa che appare ed esiste, il samsara e il nirvana, è della natura della mente e la mente stessa non possiede un vero sorgere e un vero morire. Inoltre, la persona che possiede una mente non ha nemmeno un vero sorgere e un vero morire.

Come disse un grande maestro:

Io sono uno yogi dello spazio, a cui manca un sorgere. Nulla esiste veramente. Sono un grande mercante di menzogne, che vede tutte le apparenze, ascolta tutti i suoni come una grandiosa illusione. Ciò che è meraviglioso è la coppia unita di apparenza e vacuità. Ho trovato la certezza del sorgere dipendente che non inganna.

A questo yogi, un mercante di menzogne, tutte le apparenze e i suoni sembrano esistere intrinsecamente stabiliti come qualcosa eppure, allo stesso tempo, nulla esiste intrinsecamente stabilito come qualcosa. Se ogni cosa veramente esistesse intrinsecamente stabilita come qualcosa, non potrebbero mai esserci contraddizioni. Ma ad esempio, un albero in primavera ha foglie e fiori bellissimi, eppure in inverno è spoglio e brutto. Se la bellezza esistesse intrinsecamente stabilita in quell’albero, dovrebbe sempre rimanere lì e non trasformarsi mai in bruttezza. È la stessa cosa con le persone che a volte sembrano belle e a volte brutte. Se la loro bellezza esistesse intrinsecamente stabilita in loro, non potrebbero mai cambiare nella bruttezza. Inoltre, se le nostre menti contaminate esistessero intrinsecamente stabilite come contaminate, non potrebbero mai essere trasformate un giorno nelle menti completamente purificate e onniscienti dei Buddha.

Tuttavia, ciò che è contaminato può diventare incontaminato; ciò che è brutto può diventare bellissimo. Questo mostra che nulla esiste in modo intrinsecamente stabilito come ciò che sembra essere. Se una base esistesse intrinsecamente stabilita come qualcosa, i cambiamenti basati su causa ed effetto sarebbero impossibili. Eppure c’è causa ed effetto, e c’è il bene e il male. Pertanto queste categorie e qualità possono soltanto essere applicate sulla base di un’esistenza non intrinsecamente stabilita. Queste categorie e qualità non possono mai essere applicate a basi intrinsecamente esistenti come qualcosa. Il fatto che categorie e qualità contraddittorie possano essere applicate al medesimo fenomeno prova che il fenomeno non esiste intrinsecamente stabilito come qualcosa.

Pertanto, “ciò che è meraviglioso è la coppia unificata di apparenza e vacuità”. Le cose appaiono palesemente in vari modi, ma le loro nature attuali consistono nell’essere prive di esistere intrinsecamente stabilite come ciò che sembrano essere. Pertanto cambiano secondo le circostanze. Appaiono in vari modi a menti differenti in tempi differenti, e ciò significa che la loro vacuità dell’esistenza intrinseca non annulla la loro apparenza e la loro apparenza non annulla la loro vacuità. Poiché la natura dei fenomeni è che sono privi di esistenza intrinseca, essi appaiono in vari modi, e poiché appaiono in vari modi, sono privi di esistenza intrinseca.

La mia comprensione di questi punti non è molto buona, ma sto cercando di migliorare. Questi sono argomenti molto difficili e dobbiamo abituare le nostre menti ad essi. A volte abbiamo bisogno di meditare sulla vacuità, a volte sulle apparenze, e dobbiamo farlo in un modo equilibrato. Auguriamoci che la vacuità e l’apparenza sorgano infine nelle nostre menti, sostenendosi a vicenda. “Ciò che è meraviglioso è la coppia unita”, come il maestro l’ha chiamata il cui nome non riesco a ricordare in questo momento.

Ciò che voglio comunicare è che se tutti i fenomeni esistessero intrinsecamente stabiliti come qualcosa per via del loro potere, indipendentemente da tutto il resto, esisterebbero sempre permanentemente in quel modo. Ma quando analizziamo le questioni correttamente, scopriamo che le cose non esistono affatto in quella maniera impossibile. Se una certezza precisa su tale conclusione sorge nelle nostre menti, l’apparenza ingannevole del loro precedente modo vivido in cui sembra esistere improvvisamente crolla senza sostegno; svanisce. In precedenza sembrava avere un forte sostegno, improvvisamente svanisce e dietro a questo non c’è nulla.

Se manteniamo gentilmente le nostre menti sul crollo di questa apparenza ingannevole, saremo gradualmente capaci di giurare, dal profondo del nostro cuore, la nostra certezza di un’assoluta assenza di questo modo impossibile di esistere. Se il nostro potere di concentrazione non è molto forte, non possiamo rimanere focalizzati per molto tempo su tale assenza e la nostra certezza di questo, ma anche se possiamo farlo per un breve momento, è estremamente utile. In quel breve momento, l’apparenza precedentemente vivida di questo modo ingannevole di esistere crolla e rimane soltanto la nullificazione non implicante, l’assoluta assenza di esistenza intrinseca. In quel momento, non c’è alcuna possibilità che altre apparenze sorgano nelle nostre menti.

Cessando di immaginare qualunque apparenza di una coscienza che conosce un oggetto e un oggetto conosciuto, e non avendo altre apparenze che si manifestano, dimora in questa assenza (vacuità).

Come è stato detto, “Non vedere è il supremo vedere”. Pertanto, mantenere le nostre menti assorbite in questa nuda nullificazione, quest’assoluta assenza o vacuità, si chiama consapevolezza profonda simile allo spazio.

La consapevolezza profonda simile all’illusione è per affrontare i fenomeni convenzionali durante i periodi di ottenimento successivo (post-meditazione), dopo che emergiamo dalla meditazione sulla vacuità.

(23) La pratica di un bodhisattva è, quando si incontrano oggetti piacevoli, di non considerarli come veramente esistenti, sebbene appaiano bellissimi, come un arcobaleno d’estate, e (così) di liberarci dall’attaccamento e dall’aggrapparsi.

Lo scopo di realizzare la vacuità consiste nel conoscere il modo appropriato per affrontare l’esistenza. Quando realizziamo la vacuità, noi vediamo l’attuale natura dimorante di tutti i fenomeni, il loro modo effettivo di esistere. Allora comprendiamo che il nostro modo usuale di conoscere tutti i fenomeni è stato falso – un’illusione. Quando realizziamo che la loro apparenza è ingannevole, sappiamo come rispondere in modo adeguato. Se sappiamo affrontare qualcosa che sembra essere diversa da ciò che è, non [ne] saremo ingannati.

Quando realizziamo la vacuità, ciò non significa che rifiutiamo tutte le apparenze e mentalmente le neghiamo. L’obiettivo di ottenere la realizzazione della vacuità è di bloccare l’interpolazione dell’esistenza intrinseca che il nostro afferrarsi per l’esistenza intrinseca proietta sugli oggetti quando le nostre menti fanno apparire gli oggetti. Abbiamo bisogno di smettere di proiettare questa interpolazione di cose che esistono intrinsecamente stabilite come qualcosa, al fine di interrompere il forte odio o attaccamento per le cose. Io credo che questo debba essere l’obiettivo o lo scopo della meditazione sulla vacuità, e tale meditazione è certamente molto utile. Con la consapevolezza profonda simile allo spazio, meditiamo sulla vacuità. In seguito, il punto non è di rifiutare ogni cosa, ma di vedere tutto senza interpolazione o esagerazione, interrompendo così il forte desiderio e l’attaccamento.

Quando vediamo qualcosa di attraente, ma comprendiamo la sua effettiva natura dimorante, questo non ci impedisce di vedere la bellezza convenzionale o relativa. Ma ci impedisce di avere un attaccamento troppo forte ad essa. L’attaccamento è sempre sostenuto dall’inconsapevolezza e dall’afferrarsi all’esistenza intrinseca. Quindi se abbiamo realizzato innanzitutto l’effettiva natura di qualcosa, ciò fa una grande differenza nel nostro modo di affrontarla.

Così quando incontriamo un oggetto attraente, per noi diventa come un arcobaleno d’estate. Sembra bellissimo – e convenzionalmente e relativamente, potrebbe essere bellissimo – ma non lo vediamo come intrinsecamente bellissimo. Di conseguenza, l’aggrapparsi ad esso come intrinsecamente bellissimo non sorgerà. Se lentamente perdiamo questo afferrarsi all’oggetto come intrinsecamente bellissimo, l’attaccamento ad esso a causa dell’inconsapevolezza non sorgerà. “Qualunque attaccamento o avversione è accompagnato dall’inconsapevolezza disturbante”. Come disse Aryadeva nel suo Trattato di Quattrocento Versi:

(VI.10) Proprio come il potere cognitivo del corpo (pervade tutto il) corpo, l’ingenuità dimora in tutte le (emozioni disturbanti). Pertanto, distruggendo l’ingenuità, tutte le emozioni disturbanti saranno distrutte.

Pertanto, sebbene un oggetto possa sembrare bellissimo, siccome vediamo che non possiede una simile esistenza intrinseca come bello ed è impermanente, questo distrugge il nostro attaccamento. Questo è un nuovo modo per liberarci dall’attaccamento. In versi precedenti di queste 37 pratiche dei bodhisattva, ci siamo sbarazzati dell’attaccamento realizzando che l’oggetto del nostro attaccamento è impuro. Qui ce ne sbarazziamo realizzando che l’oggetto è privo di un’esistenza intrinseca stabilita, ad esempio, come bella.

Se pratichiamo entrambi i metodi, ciò ha un grande effetto. Il primo metodo è una soluzione temporanea. Sopprime il nostro attaccamento, ma non lo eradica. Se realizziamo la falsa natura ingannevole dell’oggetto del nostro attaccamento, e se possiamo avere una forte certezza al riguardo e vediamo chiaramente la natura effettiva dell’oggetto, questo ci aiuterà molto a bloccare del tutto il nostro attaccamento verso di esso.

(24) La pratica di un bodhisattva è, nel periodo in cui si incontrano condizioni avverse, di considerarle ingannevoli, poiché varie sofferenze sono come la morte di nostro figlio in un sogno e considerare (tali) apparenze ingannevoli come fossero vere è uno spreco fastidioso.

L’odio può sorgere da circostanze spiacevoli o da sofferenza. Pertanto se realizziamo come tale sofferenza sia priva di un’esistenza intrinseca, e la vediamo come se fosse soltanto un’illusione, questo ci aiuta a bloccare il nostro odio. Affrontare una circostanza spiacevole in questo modo è la pratica di un bodhisattva.
 
Leggi il testo originale “37 pratiche dei bodhisattva” di Togme Zangpo.

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