Lavorare sulle nostre menti

Instaurare la motivazione

Per differenziarsi dai non buddhisti si prende il rifugio o la direzione sicura, e per differenziarsi dal sentiero hinayana si prende il rifugio mahayana. Consideriamo Buddha Shakyamuni come il nostro principale esempio di fonte di una direzione sicura. L’estremamente gentile e compassionevole Guru Shakyamuni giunse in questo mondo 2500 anni fa, agì come una persona illuminata dando indicazioni complete su tutti i metodi del Dharma. I suoi molti seguaci le riunirono e seguirono la pratica dei tre addestramenti superiori in disciplina etica, concentrazione e consapevolezza discriminante o saggezza. Questi metodi si diffusero ampiamente in India e furono portati in Tibet, dove fiorirono durante i periodi di traduzione precedente e successivo, così che ora abbiamo tutti gli insegnamenti ben conservati del Buddha e dei seguaci dei suoi insegnamenti che seguirono.

Sebbene possa sembrare che potrei non possedere tutte le qualifiche, ciò nonostante come detentore di questi insegnamenti del Buddha e per il desiderio di giovare alle persone, la mia consapevolezza della responsabilità talvolta mi dà un grande coraggio; altre volte ho una sensazione di trepidazione, se posso aiutare gli altri allora faccio del mio meglio per praticare questi insegnamenti e provare a donarli agli altri.

Ovviamente tutto questo dipende dalla motivazione, dalle ragioni per ciò che facciamo. Nel mio caso, anche se non ho delle grandi capacità, cerco di affrontare tutto questo in modo pratico e con i piedi per terra. Prendiamo l'esempio di un esercito: se è debole, non può permettersi di perdere l'opportunità di attaccare; al contrario se esso è molto forte può restare indietro, rilassarsi e lasciarsi sfuggire l'occasione. Allo stesso modo, se abbiamo molti oggetti costosi non dobbiamo arrabbiarci se perdiamo qualcosa e così, confrontandoci con questo esempio, abbiamo un'opportunità che dobbiamo cogliere.

Se abbiamo accumulato molti beni materiali ma non li usiamo e li teniamo stretti, li consideriamo molto importanti anche se non ci sono di alcun beneficio. Ad esempio prendiamo gli oggetti che abbiamo ereditato dai nostri genitori: se adesso non hanno un uso pratico dobbiamo liberarcene. Questa è la natura delle cose. Proprio come non conserviamo e eliminiamo i capelli e le unghie del nostro corpo, allo stesso modo dobbiamo essere molto pratici, guardare la situazione nel mondo e quella con cui ci confrontiamo, accordandovi le nostre pratiche e i modi di spiegare. Non dobbiamo aggrapparci alle vecchie usanze e ai modi superati che non hanno alcuna applicazione pratica nella situazione attuale: sono inutili.

Rispetto al prendere una direzione sicura, recitare la formula quando ci prostriamo è la prostrazione della parola e ricordarne il significato è la prostrazione della mente, giungere le mani è la prostrazione del corpo. Io cerco di seguire la tradizione di Kunu Lama Rinpoce nel recitare i versi di prostrazione e lode a Buddha Shakyamuni all'inizio degli insegnamenti.

Poiché il guru ha un'enorme importanza, in particolare nel tantra, quando prendiamo una direzione sicura (prendiamo rifugio) per prima cosa diciamo: "Prendo una direzione sicura nei guru", poi in Buddha, Dharma, Sangha. Non è che esista una quarta fonte di direzione sicura: i guru incorporano tutte le qualità dei tre gioielli del rifugio.

Questo è un testo per purificare e allenare i nostri atteggiamenti (allenamento mentale) chiamato: Addestramento mentale come i raggi del sole, di un reale discepolo diretto di Tsongkhapa: Namka Palzang, a volte chiamato semplicemente Namkapel. Ho ricevuto diverse volte questi insegnamenti da Kyabje Ling Rinpoce e anche da un Lama dell’Amdo.

Alcune persone hanno modi bruschi e rudi tanto che allontanano perfino i loro genitori e amici. Ma possiamo sviluppare un cuore gentile, caloroso e osservare gradualmente giorno dopo giorno che aumentano le nostre buone qualità ed anche la nostra capacità di portare felicità agli altri, e naturalmente noi stessi saremo più felici. Se siamo persone buone e gentili, allora tutte le cose di cui abbiamo bisogno nella vita verranno a noi; alla fine saremo in grado di ottenere tutte le buone qualità e le cose di cui abbiamo bisogno sia a livello ultimo che relativo. Comportandoci da persone rozze e volgari e agendo sempre in modo meschino non otterremo mai nulla di ciò che desideriamo.

Come con l'allenamento fisico, per sviluppare una mentalità nuova e differente abbiamo bisogno di compiere vari esercizi per allenare le nostre menti e i nostri cuori giorno dopo giorno, mese dopo mese per un lungo periodo di tempo, con uno sforzo costante per poterla ottenere. Un buon cuore e una buona mente non arrivano semplicemente desiderandoli, ma allenandoli e consolidandoli. Gli insegnamenti del Buddha non accettano un creatore, affermano che tutto si verifica in modo dipendente: qualunque cosa accade avviene in maniera razionale e ordinata, per via di causa ed effetto. Non esiste un qualche creatore che vuole solo che succedano cose, tutto deriva da cause e circostanze e, se proviamo a identificare le cause, dovremmo dire che i fenomeni provengono dal karma. Il karma, a sua volta, si manifesta in termini di menti di varie persone e delle varie azioni che compiono, in particolare in che modo giovano o nuocciono agli altri.

La radice di tutto questo risiede nell’avere il controllo della propria mente o meno: se non ce l’abbiamo commettiamo diverse azioni distruttive a cui seguiranno disastri, infelicità, ecc. Se le nostre menti sono invece ben addestrate, allora queste cose non accadranno. Se si verificano disgrazie non possiamo puntare il dito contro il Buddha, né addossare la colpa a qualcun altro così come non possiamo dire che la nostra felicità è causata da qualcun altro. Tutte queste cose si verificano a prescindere che le nostre menti siano o meno domate; quando lo sono ci impegniamo in azioni costruttive, costruiamo forza positiva (merito) e ne deriverà allora felicità. Se vogliamo sbarazzarci dei nostri problemi e delle nostre sofferenze, allora dobbiamo lavorare sui nostri atteggiamenti e domare bene le nostre menti.

Allo stesso modo la felicità e l'assenza di problemi e sofferenze non provengono solo dal pregare il Buddha di concedercele, bensì dai nostri sforzi, dall’aver purificato le nostre menti dagli atteggiamenti negativi e dall’averle addestrate in quelli positivi. In altre parole, tutto dipende dal fatto che le nostre menti sono domate o meno. Se vogliamo la felicità dobbiamo domare le nostre menti e se vogliamo sbarazzarci dei problemi, dobbiamo domare le nostre menti. Quindi allenarsi e purificare la propria mente è il punto principale quando si considera come raggiungere la felicità e eliminare problemi e sofferenza.

Non spieghiamo questo con l’esistenza di un qualche dio che ci dona la felicità attraverso le sue benedizioni e grazia, ma piuttosto che il potere delle singole persone e il potere del Buddha sono uguali. Sebbene possiamo trarre ispirazione dai Buddha, la cosa fondamentale che dobbiamo fare è domare le nostre menti. Ecco perché abbiamo questo tipo di insegnamento sull’allenamento mentale (lojong). Ognuno deve lavorare sulla propria mente, sul proprio cuore, sui propri atteggiamenti: questo è ciò che condurrà alla felicità.

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Non importa quale sia la situazione, in qualunque cosa facciamo è molto importante avere la motivazione adeguata: con la giusta motivazione, qualunque cosa può diventare un’attività costruttiva. Pensare che stiamo facendo qualcosa di positivo, come ascoltare questi insegnamenti, solo per essere liberi dalla malattia, per sbarazzarci di questo genere relativamente piccolo di cose – è un grosso errore. Dobbiamo evitare di avere scopi limitati come voler essere felici solo in questa vita, evitare le malattie o essere più felici in futuro. Perfino ascoltare questi insegnamenti solo per ottenere la liberazione dal samsara è un grosso errore, dovremmo puntare all’obiettivo di bodhichitta pensando: "Sto ascoltando questo per avvicinarmi all'illuminazione in modo da poter essere di grande aiuto per tutti" – questo è il tipo di motivazione che dobbiamo avere.

Il modo di ascoltare gli insegnamenti

Ci sono insegnamenti su come il discepolo dovrebbe ascoltare che usano l'analogia di un recipiente. Per poter contenere qualcosa, un recipiente non deve essere capovolto, essere bucato sul fondo o essere sporco all'interno; dobbiamo essere molto aperti e conservare ciò che ascoltiamo senza mescolarlo ai pregiudizi.

Dobbiamo ascoltare per poter apprendere ciò che non conosciamo e qualunque cosa impariamo dobbiamo metterlo in pratica immediatamente. È così che avviene l'allenamento mentale. Non consiste nell’esaurirsi nel fare un duro lavoro a casa, affrettarsi ad andare al tempio e poi, una volta arrivati, prenderlo come un luogo dove sedersi e rilassarsi. Quando abbiamo questa rara opportunità di ascoltare gli insegnamenti non possiamo essere rilassati, dobbiamo fare buon uso di ogni momento a beneficio della nostra mente.

Sii consapevole di cosa significhi ricevere una trasmissione orale: non si tratta solo di far entrare dei suoni. Qui i concetti vengono spiegati e dobbiamo cercare di assimilarli, non sederci qui e basta. Non pensiamo solo: "Sì, è vero" e poi non facciamo nulla per cambiare il nostro comportamento, sarebbe un grosso errore. Qualunque cosa ascoltiamo, non dobbiamo essere soddisfatti solo dal fatto che abbia un senso, dobbiamo effettivamente metterlo in pratica. Se stiamo ascoltando degli insegnamenti che in quel momento hanno senso e pensiamo "Bene, li metterò in pratica ora" ma restano con noi solo alcune ore durante la conferenza e quando è finita svaniscono, anche questo non è corretto. Se stessimo studiando per un esame a scuola, cercheremmo di comprendere scrupolosamente l’intera materia, e tutto ciò solo per ottenere una laurea per questa vita! Dobbiamo quindi fare lo stesso con ancora maggiore dedizione ed entusiasmo.

Quando studiamo il Dharma è importante che gli argomenti vengano spiegati ed ascoltati adeguatamente, dobbiamo seguire delle procedure come nelle scuole normali, abbiamo bisogno di controlli accurati per vedere se ci sono errori e se capiamo correttamente. Se ascoltare il Dharma è il genere di esercizio in cui un lama si alza e spiega le cose, e le persone siedono lì e ascoltano e cercano semplicemente di trarne ispirazione, potremmo ricevere benedizioni ma è improbabile che ciò lasci un'impressione significativa nelle nostre menti. Quando i lama insegnano, non dovrebbero limitarsi a dare iniziazioni e benedizioni di lunga vita bensì cercare davvero di educare le persone.

Riepilogo dell’instaurare la motivazione corretta

Dobbiamo davvero agire con molta attenzione e fare tutto il possibile per affinare le nostre menti. Studiare il Dharma è davvero un processo educativo nel senso più completo, non si tratta solo di ricevere benedizioni. Il vantaggio di seguire degli insegnamenti, di ascoltare il Dharma, non è per il Buddha né per il lama. Kyabje Ling Rinpoce diceva spesso “Non è per il mio beneficio che state seguendo il Dharma. Se pensate che sia un bene per voi, seguitelo”. Questa è l'essenza. Quando pratichi il Dharma, non c'è bisogno di vantarsene con altri, non lo si fa per il beneficio del Buddha, ma per il nostro vantaggio, per migliorare noi stessi. Se è per beneficio di alcuni esseri superiori, è un grande errore nell'atteggiamento nei confronti della pratica del Dharma.

Non importa dove siamo, se in Cina o in Tibet, in India o in Occidente ove vi è un grande progresso materiale. Qualunque felicità ci sia in una situazione, deriva dall’avere il controllo della propria mente. Non importa quale sia la situazione esterna, se la mente non è domata, non siamo felici. Tutto deriva dal nostro atteggiamento mentale.

Se osserviamo la natura, perfino un piccolo insetto cerca di separarsi da problemi e difficoltà e di migliorare la propria situazione. Ognuno ha l'intenzione e il desiderio di essere felice, di voler eliminare i propri problemi e, su quella base e secondo le proprie idee su quale sia il mezzo concreto, cerca di farlo. Alcuni pensano che saranno felici facendo del male alle persone, approfittandosene e traendone profitto. Possiamo notare che, pur se agiscono in questo modo, alla radice delle loro azioni c’è questo desiderio fondamentale che tutti gli esseri hanno, cioè essere felici e senza problemi. Ora, l’avere successo dipende dall’addestrare e domare bene la propria mente dal seguire i metodi adeguati che conducono effettivamente alla felicità.

Tutto dipende davvero dai nostri atteggiamenti. Se per esempio siamo malati e, oltre a ciò, siamo molto dispiaciuti per noi stessi non facciamo altro che essere più infelici, oltre al dolore fisico che proviamo. Per esempio, io ho estrema fiducia nel metodo dello scambiare sé stessi con gli altri: è davvero la base della felicità. Cerco, dal profondo del mio cuore, di metterlo sempre in pratica; lavorare con quel tipo di atteggiamento, indipendentemente dalle situazioni che si presentano nella vita anche se ovviamente ci saranno sofferenza e problemi. Cosa ci aspettiamo? Lo stesso Buddha lo sottolineò parlando delle vere sofferenze che esistono in questo mondo. Tuttavia, cambiando i nostri atteggiamenti e pensando agli altri anziché a noi stessi, la felicità arriva come un bonus in questa situazione di base di problemi e sofferenza che tutti noi viviamo. Cercare solo di trarre beneficio per noi stessi in questa vita è un pensiero troppo limitato; pensare solo alle nostre vite future, è ancora troppo limitato. Se pensiamo solo a ottenere noi stessi la liberazione, anche questo è uno scopo troppo limitato. Ma voler agire per il beneficio di tutti, per diventare un Buddha allora questo è qualcosa di molto più ampio. Poi ovviamente, lungo la strada, saremo felici anche in questa vita e in futuro.

Quindi ora pensiamo "Ho intenzione di ascoltare questi insegnamenti per giovare a tutti gli esseri, per svilupparmi fino al punto di poterlo fare". Mentre li ascoltiamo, cerchiamo di avere uno stato mentale felice e gioioso e di sentirci entusiasti. Voglio davvero essere in grado di giovare a tutti ed essere felice e sentirmi positivo per questo! Per quanto possiamo, dobbiamo esaminare il nostro atteggiamento, la nostra motivazione e renderla positiva.

Il titolo e la prefazione

Il nome di questo testo è L’addestramento mentale come i raggi del sole. Ho già spiegato cosa significa l'addestramento del nostro atteggiamento. "I raggi del sole" indicano che questo insegnamento ha la capacità di rimuovere le varie macchie dalla mente, in modo che diventi luminosa come il sole.

In  primo luogo abbiamo le strofe d’omaggio insieme alle lodi e a seguire la promessa di comporre. L'autore prima rende omaggio, si prostra e prende la direzione sicura nel suo guru radice, quindi rende omaggio e loda il Buddha, che ha sviluppato l'amore – il desiderio che gli altri siano felici – e la compassione – il desiderio che gli altri siano liberi dalla sofferenza. Questa è la radice per sviluppare un obiettivo di bodhichitta per raggiungere l'illuminazione a beneficio di tutti e per seguire le pratiche dei sei atteggiamenti di vasta portata (perfezioni) e dei quattro modi di radunare i discepoli. La loro pratica è il modo di rimuovere tutte le macchie, sviluppare tutte le buone qualità e diventare un Buddha. Namkapel si prostra al Buddha come il grande nocchiero della nave che guiderà tutti attraverso l'oceano del samsara. L'enfasi principale qui è sullo scopo di bodhichitta, avendo come radice amore e compassione.

L'autore quindi si prostra e loda i grandi maestri dei lignaggi profondi ed estesi che discendono dal Buddha. Il lignaggio vasto fu trasmesso attraverso il bodhisattva Maitreya ai suoi discepoli umani: Asanga, Vasubandu e al suo discepolo Sthiramati. Il lignaggio della visione profonda deriva dal bodhisattva Manjushri a Nagarjuna, passando attraverso Chandrakirti e così via. Namkapel rende anche omaggio al terzo lignaggio, proveniente da Shantideva, che è il lignaggio delle grandi onde della pratica relativo a pratiche come lo scambiare sé stessi con gli altri, provenienti da La preziosa ghirlanda (Rin-chen 'phreng-ba, scr. Ratnavali) di Nagarjuna e dagli insegnamenti che Shantideva ricevette da Manjushri.

Questi tre lignaggi furono trasmessi attraverso vari lama fino a Serlingpa e fu da questo grande maestro che li ricevette Atisha, che li trasmise a Dromtonpa del lignaggio Kadam, un nomade che proveniva dallo stesso luogo in cui sono nato io, e poi ai tre fratelli Kadam, successivamente a Langri Tangpa e così via.

Namkapel senza dubbio ricevette questo insegnamento da molti lama, il principale fu lo stesso Tsongkhapa, che era guidato da Manjushri. Nel testo c'è una strofa di lode a Tsongkhapa e alle sue qualità. Se leggiamo i suoi diciotto volumi di insegnamenti, vedremo quanto grandi fossero le sue qualità; non compose solo testi rituali ma anche chiare e dettagliate spiegazioni. Non c'è niente di straordinario nel numero di volumi composti, è il loro contenuto e la loro chiarezza che sono davvero straordinari.

Dopo i versi di lode giunge la promessa di composizione. L'autore dice che spiegherà, nel miglior modo possibile, il modo di sviluppare bodhichitta, come gli è stato insegnato dai suoi guru. Quindi ci incoraggia a leggere questo testo con molta attenzione. La fonte principale è Manjushri, che conferì questi insegnamenti a Shantideva, che in seguito compose il Compendio degli addestramenti (bsLab-btus, scr. Shikshasamuccaya) e Impegnarsi nella condotta del bodhisattva (sPyod-jug, scr. Bodhisattvacharyavatara). Soprattutto quest'ultimo testo spiega gli insegnamenti di base trovati qui e in particolare illustra la trasformazione dei nostri atteggiamenti attraverso lo scambiare noi stessi con gli altri.

Questo testo deriva dagli insegnamenti quintessenziali su bodhichitta. Lo stesso Tsongkhapa sottolinea chiaramente che la quintessenza degli insegnamenti e i lignaggi trasmessi oralmente non sono separati dai grandi testi; semplicemente rendono più semplici da capire i concetti che non sono spiegati esplicitamente nei grandi testi, sono le chiavi concrete che ci consentono di comprendere veramente i grandi testi e pertanto derivano totalmente dagli stessi, così che non devono essere pensati come un qualcosa di separato. Questo testo fornisce le linee guida per gli insegnamenti di bodhichitta, provenienti da Shantideva.

Il testo di base della tradizione di addestramento mentale a cui appartiene è l’Allenamento mentale in sette punti (Blo-sbyong don-bdun-ma) di Geshe Chekawa. Esiste un testo radice e poi molti commenti; il modo in cui Tsongkhapa lo rese in versi nella propria versione è diverso da come appare nel testo base.

[Nota: Namkapel segue la versificazione di Tsongkhapa e lo stesso testo di Namkapel ha numerosi commenti. Sua Santità sta spiegando solo uno di loro, del quale sfortunatamente l'attuale traduttore non ha ottenuto il nome.]

Allo stesso modo, nella collezione chiamata Cento addestramenti mentali (Blo-sbyong rgya-rtsa), compilato dal maestro Sakya Mucen Konciog Gyaltsen, poco dopo Tsongkhapa, troviamo alcune versioni che si accordano con il testo originale e altre che differiscono leggermente e hanno modi diversi di commentarlo.

[Nota: ad esempio, Namkapel e Pabongka iniziano il testo base con le parole: "Questa essenza di nettare dell'insegnamento della quintessenza è del lignaggio di Serlingpa". Nella versione molto anteriore di Togme Zangpo, questo passaggio appare alla fine del testo radice.]

In tutte queste versioni, Geshe Chekawa insegna i vari metodi per eliminare l'inconsapevolezza (l'ignoranza) che immagina le cose esistere veramente in modi impossibili e i vari metodi per raggiungere uno stato di liberazione, o nirvana – è chiamato con molti nomi diversi. Non è sufficiente, tuttavia, ottenere solo la liberazione o il nirvana, liberarsi cioè dall’afferrarsi a un’esistenza veramente stabilita, la causa di tutti i nostri problemi e sofferenze. Per il beneficio di tutti, dobbiamo conoscere la situazione reale di tutto ciò che esiste, non c'è nulla che non possa essere incluso in questi due argomenti: come le cose esistono e l'entità di ciò che esiste.

Per insegnarci come raggiungere la liberazione, Buddha girò la ruota del Dharma per l’Hinayana, il veicolo di mentalità modesta – in altre parole, trasmise il giro di insegnamenti hinayana per insegnare come raggiungere lo stato onnisciente di un Buddha. All'interno del Mahayana si trovano due divisioni: sutra e tantra. Il Mahayana è il veicolo della mentalità vasta, che ha la motivazione di bodhichitta, per il beneficio di tutti gli esseri ed è quello di cui stiamo parlando qui.

Lavorare sulla mente

Quelli di noi che vengono dal Tibet possono pensare a tre gruppi di persone: uno che accetta la religione o la spiritualità di qualunque tipo, uno che pensa che la religione sia la causa di tutti i problemi e un terzo che ne è indifferente, che non dice che la religione è buona o cattiva, ma semplicemente non se ne cura. Molte persone hanno questo tipo di pensiero.

La religione dovrebbe portarci felicità quindi, se così non è, non c'è motivo di seguirla, semplicemente la scartiamo. Le persone che hanno rinunciato al Dharma o che non lo accettano, pensando che sia l'oppio delle masse – non hanno trovato la felicità, vero? Vivono in costante paura, tensione e competizione. Se esaminiamo coloro che abbandonano la religione e quelli che la seguono e chiediamo quali sono più felici, lo sono sicuramente quelli che seguono e praticano la religione. Questo perché il vero punto della religione è domare la mente e renderla più pacifica. Chi segue la religione è più pacifico e più felice.

L'introduzione del comunismo in Tibet doveva essere a beneficio del popolo tuttavia, se viene forzato, non conduce a benefici individuali o collettivi: il desiderio di lavorare per la società non è qualcosa a cui si possono costringere le persone dall'esterno ma deve svilupparsi dall'interno, dalla propria mente e dai propri sentimenti. Non si può forzare la coscienza sociale nelle persone, semplicemente non funziona.

L'esercizio della lotta di classe per portare a cambiamenti nell'intero sistema sociale del Tibet è un processo basato su rabbia, odio e risentimento che non funziona affatto. Ma se fosse stato basato sull'atteggiamento mahayana di reale preoccupazione per le altre persone e sul voler veramente essere di beneficio, allora potrebbe rivelarsi d’utilità nell’aiutare le persone a migliorare tuttavia, poiché è basato sull'odio, è disastroso.

Il Buddhismo ebbe origine in India e Buddha Shakyamuni espresse la necessità emersa dal suo sistema sociale multi-castale: tale sistema aveva creato sofferenza a molti livelli, nonché molti tipi di disturbi e problemi all'interno della società secolare. Egli cercò quindi i mezzi per eliminare questo tipo di profonde differenze e discriminazioni, parlò del percorso dei Buddha come qualcosa che non attribuisce alcuna importanza al sistema delle caste. Gli insegnamenti originali del Buddha dicono di non fare differenze di classe o di casta in termini di persone che hanno un grande naso, una particolare occupazione o cose simili, il che è assurdo: le persone non hanno questo tipo di classi o divisioni innate quando nascono.

Per questo motivo al giorno d’oggi le persone in India che si interessano al Buddhismo sono persone di bassa casta. Perché sono interessate al Buddhismo? Non a causa dell'atteggiamento di compassione, della possibilità di beneficiare le vite future e nemmeno per la visione del vuoto, bensì perché nel Buddhismo non abbiamo la differenziazione delle caste.

Confronto tra il Buddhismo e le altre religioni

Nel negare il sistema delle caste, Buddha non stava criticando un'altra religione; come nelle altre religioni egli insegnò il rispetto genuino per le altre tradizioni religiose poiché tutte insegnano qualità positive a beneficio dell'umanità. Nell’Islam, per esempio, ci sono sette che basano la loro pratica religiosa sulla compassione: ci sono mullah in Iran che ricevono donazioni dai ricchi e li distribuiscono liberamente ai poveri e ai bisognosi. Ciò dimostra che anche in paesi come l'Iran dove ci sono attualmente grandi difficoltà e sofferenze, come la guerra contro l'Iraq, sorte anche in nome della religione, c’è ancora un atteggiamento basato sulla compassione, come mostrato da questo esempio di generosità.

Se consideriamo le varie religioni che affermano l'esistenza di Dio, tutte sostanzialmente dicono che dobbiamo essere brave persone. Rivolgiamo richieste a Dio e ciò che accade è nelle sue mani, ciò nondimeno dobbiamo comportarci in modo dignitoso, religioso e ciò sarà vantaggioso. Negli insegnamenti buddhisti appare invece ancora più chiaro che il miglioramento non giungerà semplicemente dal pregare un dio, ma che noi stessi dobbiamo porre l’enfasi sui nostri sforzi e sul nostro lavoro.

Ci sono religioni che sottolineano l’importanza di Dio e, nonostante nel Buddhismo non sia così, ci sono tuttavia diversi tipi di divinità. Rivolgiamo loro richieste ricevendo varie "benedizioni" e ispirazione. Ma questo è solo un aspetto dei metodi, non è l'intera sorgente di come avvengono le cose. Nelle religioni teistiche è come se non avessimo realmente alcun potere: possiamo solo rivolgere richieste a Dio e, proprio come ha egli creato l'universo, ha il potere di creare la nostra felicità o infelicità. Sulla base delle preghiere che recitiamo potremmo forse ricevere alcune benedizioni e diventare felici, ma in realtà non abbiamo il potere ultimo. Invece negli insegnamenti buddhisti, anche se possiamo fare richieste e preghiere per ricevere "benedizioni" e ispirazione dai Buddha e così via, noi stessi dobbiamo fare ciò che i Buddha hanno compiuto; dobbiamo impiegare i molti metodi insegnati da Buddha per raggiungere la felicità. Quindi tutto il potere dipende da noi.

La protezione e il rifugio nelle religioni teistiche provengono dall'esterno: tutto discende dall'alto verso di noi. Nella religione buddhista il vero rifugio e protezione provengono dall'interno, dall’evolversi per raggiungere lo stato di un buddha. Piuttosto che venire dall’alto dei cieli verso di noi, tutto funziona grazie ai nostri sforzi quaggiù e si innalza. Il solo sedersi e pregare Buddha: “Possa io essere felice; possa essere liberato” non sarà di grande aiuto. Dal momento che noi stessi abbiamo bisogno di svilupparci, rivolgiamo preghiere e richieste al Buddha "Possa io essere in grado di svilupparmi per raggiungere lo stato di un Buddha".

Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo lavorare sulla mente e non solo sul corpo. Questo perché, pur essendo fisicamente felici, è ancora possibile essere molto miserabili mentalmente. Ma se le nostre menti sono felici allora, anche se il corpo è a disagio, non saremo turbati. Ad esempio, se le nostre menti sono molto infelici, è probabile che sviluppiamo ipertensione e probabilmente diventeremo nervosi. Tutte queste cose ci causeranno disagio fisico e sofferenza; se le nostre menti sono felici ciò influenzerà il modo in cui ci sentiamo in modo positivo.

Quali sono lo stato e lo scopo più elevati descritti nel Cristianesimo? Qualcosa di simile, ma non esattamente lo stesso, delle nostre terre pure – ovvero il nascere in un paradiso celeste. Il meglio che possiamo ottenere da tutte le nostre richieste è rinascere in paradiso dove saremo molto felici. Al contrario quando parliamo di liberazione, il punto supremo della pratica buddhista, non si tratta semplicemente di rinascita in un bel paradiso ma piuttosto di liberarsi da tutte le varie afflizioni e emozioni negative che disturbano le nostre menti, sbarazzandoci degli impulsi karmici che emergono e ci fanno agire in modo indisciplinato, che ci portano infelicità. Il vero modo per raggiungere la liberazione non consiste solo nel pregare per rinascere in un paradiso, ma lavorare davvero per domare la mente, per rimuovere i vari disturbi e impulsi che sorgono causando infelicità: il Buddhismo non si basa solo sull'allenamento e sul miglioramento del corpo ma su quelli della mente.

Per migliorare la mente, dobbiamo essere profondamente consapevoli di cosa sia la realtà. È vero che se usiamo i vari mezzi fisici come la prostrazione, la pratica del digiuno, recitazione di mantra e la pratica della parola, possiamo sviluppare una forza positiva (potenziale positivo, merito) che è molto utile; tuttavia la base principale per raggiungere la liberazione è lavorare sulla mente: è la mente che è nella natura dei risultati effettivi.

Ad esempio, se realizziamo un oggetto di metallo e il prodotto finale è di ferro, allora anche la causa sarà costituita dal ferro. Lavoriamo semplicemente sul materiale causale, modellandolo, piegandolo e trasformandolo nell'oggetto che vogliamo. Allo stesso modo, pensando al prodotto finale sia come illuminazione sia come liberazione, dobbiamo purificare e modellare la mente al punto in cui opera pienamente in accordo con la sua natura di base. Questo è il materiale con cui dobbiamo lavorare: la mente.

La mente ha varie macchie che però sono passeggere e non fanno parte della sua natura fondamentale. Dobbiamo capire qual è la natura di base della mente, le menti primarie, i fattori mentali e così via, e lavorare con questi. Dobbiamo avere in mente il prodotto finale che desideriamo ottenere, che vogliamo modellare. Così possiamo lavorare con i materiali che ognuno di noi ha effettivamente, modellandoli nella forma che vorremmo avesse il prodotto, proprio come se stessimo lavorando con il ferro per realizzare un prodotto di ferro.

Per questo è importante sapere quali sono gli stati mentali validi e non validi in noi. Le menti non valide sono i modi distorti di conoscere, di vacillare incerto o dubbio e di supposizione. D'altra parte abbiamo le menti valide della comprensione inferenziale e della percezione nuda, che sono modi diversi in cui possiamo essere consapevoli delle cose, lavorando per migliorare la mente e portarla a un livello in cui può comprendere i fenomeni esclusivamente in modo valido. Per allenare la mente è molto importante sapere come funziona e come esperisce poiché dobbiamo effettivamente lavorare con essa. Dobbiamo allenarla per raggiungere gli effettivi prodotti finali: lo stato di un Buddha, l'illuminazione che è anche prodotta dalla mente; è un modellamento della mente.

Riepilogo dei punti principali

Ci sono tre gruppi di persone: quelli che sono interessati alla religione, quelli che sono molto contrari e quelli che sono indifferenti. All'interno della categoria di coloro che sono religiosi ci sono i teisti che credono in un dio creatore: per loro la felicità proverrà solo dal fare richieste e preghiere a un dio onnipotente che la concederà loro. Il Buddhismo è all'interno di un'altra divisione delle religioni, quelle che non affermano un dio creatore onnipotente, ma che sostengono che la felicità proviene dal karma, dalle tendenze, dai semi e dalle abitudini dei propri continua mentali. Questo è il motivo per cui i buddhisti si definiscono "interni" – la felicità e il potere di influenzare il nostro futuro risiedono all'interno. L'attenzione si concentra sull’"interno".

I buddhisti pensano in termini di vite precedenti e così anche alcune altre religioni. Alcune parlano di un sé concreto, un'anima concreta che proviene da vite precedenti, si incarna in questa e prosegue in quelle future. Altre sostengono che, sebbene ci sia rinascita, non esistono un sé o un'anima concreti che continuano da una vita all'altra. All'interno di queste due categorie il Buddhismo afferma che non abbiamo sé o anime concreti e immutabili che trasmigrano dalle vite passate a quelle future e che sono la base per la liberazione.

Ci sono quindi molti diversi tipi di religioni. Noi buddhisti non affermiamo che esiste un dio creatore fonte di felicità; inoltre pensiamo che non esiste un sé o un'anima concreta che va verso la liberazione. Nel Buddhismo la modalità di condotta si basa sulla compassione e la visione della realtà si basa sull’origine interdipendente, su causa e effetto. Su questa base, gli insegnamenti del Mahayana pongono l'accento principale sulla compassione e sullo sviluppo di un obiettivo di bodhicitta.

All'interno del Mahayana c'è la divisione in sutra e tantra e qui stiamo parlando nel contesto del primo. All'interno del sutra ci sono tre lignaggi: uno di Asanga, uno di Nagarjuna e uno di Shantideva. Quello di Nagarjuna, in particolare nel suo testo La ghirlanda preziosa, parla di prendere su di noi la sconfitta e dare la vittoria agli altri.

Quali sono le differenze tra questi lignaggi? Potremmo dire che il lignaggio di Asanga parla del modo in sette punti di causa ed effetto per sviluppare bodhichitta, mentre quello di Shantideva dello scambiare il sé con gli altri e anche quest'ultimo si trova nella Ghirlanda preziosa di Nagarjuna. Mi chiedo come possiamo spiegare la differenza tra le presentazioni di Nagarjuna e Shantideva? Potremmo dire che Nagarjuna parla principalmente della visione profonda del vuoto e solo per inciso menziona lo sviluppo dell’obiettivo di bodhicitta attraverso lo scambio di sé e degli altri, mentre Shantideva spiega questo metodo principalmente ponendo l’enfasi su bodhichitta.

Resoconto storico degli insegnamenti

Questa prima sezione del testo, un resoconto storico degli insegnamenti, inizialmente discute l'importanza di sviluppare bodhichitta dicendo che nell’Hinayana l'enfasi è sui tre addestramenti superiori. È sicuramente possibile, sulla base di questi tre allenamenti superiori, raggiungere la liberazione ed eliminare ciò di cui dobbiamo liberarci tuttavia, al fine di sbarazzarci di tutto ciò di cui dobbiamo liberarci, dobbiamo anche sviluppare bodhichitta.

Il testo continua con un resoconto della sua storia, riferendosi ad Atisha e Dromtonpa, menzionando i commenti sugli insegnamenti di allenamento dell'atteggiamento composti a Radreng, il monastero che i due fondarono in Tibet. Tra tutti i discepoli che vivevano a Radreng i più illustri erano i tre fratelli della tradizione Kadam, in particolare il grande Ghesce Potowa, che era abile negli insegnamenti completi di sutra e tantra. Dei tre lignaggi Kadam provenienti da Dromtonpa, uno è la tradizione dei grandi classici, un altro è il lam-rim (gli stadi graduali del sentiero) e il terzo è l'insegnamento della quintessenza. Ho letto in un testo di formazione dell'atteggiamento che la tradizione Ghelug proviene principalmente dalla grande tradizione dei classici Kadam. La tradizione di lam-rim Kadam passò principalmente a quella Kagyu, giunta attraverso Tilopa, Naropa, Marpa e Milarepa. La sua spiegazione del tantra proveniva dalla presentazione della visione della realtà negli insegnamenti di mahamudra e, negli insegnamenti di Gampopa, questi erano combinati con la tradizione del lam-rim Kadam.

Tra i vari discepoli di Ghesce Potowa, come Sharawa e così via, ognuno aveva la sua specialità. Ghesce Chekawa era lo specialista di bodhichitta; aveva ascoltato un discorso sugli Otto versi dell’allenamento mentale (Blo-sbyong tshig-brgyad-ma) di Ghesce Langri Tangpa, sviluppando un grande interesse in esso.

Per saperne di più andò dal grande insegnante Ghesce Sharawa, quando lui stava dando un insegnamento su Gli stadi della mente degli shravaka (uditori) (Nyan-sa, scr. Shravakabhumi). Si chiedeva se questo Ghesce Sharawa, che aveva senza dubbio il lignaggio di questi insegnamenti sull’allenamento dell'atteggiamento, fosse uno specialista in essi. Ghesce Chekawa non ne era certo, ma pensò valesse la pena chiederglielo. Dopo l'insegnamento, mentre Ghesce Sharawa stava circoambulando uno stupa, Ghesce Chekawa si avvicinò al vecchio lama chiamandolo "Gen-la". Ghesce Sharawa chiese: "Che cosa non hai capito oggi dal discorso? Ho chiarito tutto. Cosa rimane che non hai capito?" Ghesce Chekawa rispose: “Ho ascoltato questa strofa sull’allenamento dell'atteggiamento che dice che bisogna dare la vittoria agli altri e prendere su di sé la perdita. Ho sentito questa frase e ha colpito a tal punto la mia mente che ho pensato che sarebbe stato di grande beneficio imparare di più su di essa e metterla in pratica. Vorrei chiederti se ne sai di più, come sviluppare effettivamente questo atteggiamento e vorrei sapere la fonte di questi insegnamenti, da quale testo provengono e se è opportuno metterli in pratica".

Ghesce Sharawa rispose: “Non è questione se sia qualcosa che tu devi mettere in pratica o no; il punto è che, se praticato, ti porterà sicuramente l'illuminazione”. Ghesce Chekawa si rese conto che senza dubbio Ghesce Sharawa aveva compreso tutto ciò, altrimenti non sarebbe stato in grado di rispondere in modo così intelligente e così gli chiese: "Qual è la fonte testuale di questo insegnamento?" Ghesce Sharawa gli disse che proveniva da La ghirlanda preziosa di Nagarjuna, al che Ghesce Chekawa disse: "Certo, Nagarjuna è il secondo Buddha dopo Buddha Shakyamuni, e tutto ciò che dice ovviamente ha una grande autorità scritturale". Improvvisamente tutto gli fu chiaro e decise con risoluzione che in ciò avrebbe posto tutti i suoi sforzi.

Richiese degli insegnamenti e Ghesce Sharawa rispose: "Vedremo quando giungerà il momento di darteli mentre procediamo con ciò che ho insegnato. Stavo spiegando Gli stadi mentali degli shravaka e, se dovessi dare gli insegnamenti che tu mi hai chiesto, mi chiedo davvero se qualcuno sarebbe interessato o li praticherà davvero”. Al che Ghesce Chekawa si rallegrò molto pensando che prima o poi sarebbe stato in grado di ricevere questi grandi insegnamenti sull'allenamento dell'atteggiamento da un grande maestro come Ghesce Sharawa. Nel frattempo continuò a praticare riaffermando e rafforzando il suo obiettivo di bodhichitta sulla base dello scambiare sé stessi con gli altri.

I benefici degli insegnamenti

Poi sono spiegati i grandi benefici degli insegnamenti, come bodhichitta sia come il sole, come una pietra preziosa e come una medicina. I gioielli eliminano l'infelicità dei poveri; allo stesso modo bodhichitta è come un diamante, poiché elimina la povertà che è la mancanza di realizzazioni. Se avessimo un diamante enorme potremmo eliminare un'enorme quantità di povertà, ma se anche fosse solo un piccolo diamante, potrebbe eliminare la nostra povertà. Allo stesso modo anche se abbiamo solo un piccolo aspetto di un obiettivo di bodhichitta esso sarà di grande beneficio: è come un diamante.

È come il sole poiché, così come i raggi del sole eliminano l'oscurità, se sviluppiamo bodhichitta essa eliminerà l'oscurità delle azioni e afflizioni disturbanti in noi e in tutti gli esseri. Anche solo pochi raggi di sole che filtrano attraverso una nuvola eliminano l'oscurità allo stesso modo, anche se abbiamo solo un po’ di bodhichitta che scintilla attraverso le nuvole dei nostri disturbi e afflizioni, essa farà splendere una luce nella nostra mente.

Bodhichitta è come una medicina: tutte le parti di un albero medicinale come radici, corteccia, frutti, rami e foglie sono di beneficio, ma anche se ne abbiamo solo una parte avrà comunque un valore medicinale. Similmente avere sviluppato completamente un obiettivo di bodhichitta è di grande beneficio, ma anche se ne abbiamo solo una piccola parte sarà comunque utile. Questo è vero non solo in termini di bodhichitta generale, ma anche in termini di allenamento dell'atteggiamento.

Ulteriori vantaggi sono che bodhichitta rende tutti lieti, elimina la gelosia e così via. Ciò è particolarmente importante in questi giorni, quando le afflizioni, le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti delle persone sono in aumento. Perfino qui in India nella nostra situazione di rifugiati, nonostante non ci siano grandi progressi materiali, qualcuno ne abbiamo: siamo stati in grado di costruire scuole, alcune piccole imprese, cose del genere. Ma queste possono anche essere la base di gelosia e competizione. Non è sufficiente fare progressi materiali: allo stesso tempo il progresso spirituale è necessario. Sviluppare un obiettivo di bodhichitta elimina tutte queste gelosie e afflizioni, che è molto importante proprio ora che c’è il pericolo che, avendo un po' di progressi qui in India, potremmo pensare che circostanze esterne risolveranno tutti i nostri i problemi. Questa è una vera afflizione. Ho visto persone in situazioni di grande agio materiale ma estremamente infelici, con conseguenze disastrose. Quindi è importante lavorare sia esternamente che internamente.

[Nota: il passaggio nel testo radice che Sua Santità sta spiegando qui sono: “Comprendere che il significato di questo testo è come un diamante vajra, un sole e un albero medicinale, trasforma in un sentiero verso l’illuminazione questo (tempo in cui) le cinque degenerazioni dilagano”. Appare sia nell’edizione di Namkapel che in quella di Pabongka. Nell'edizione di Togmey Zangpo, da "Comprendere" a "albero medicinale" non appare affatto, e da "trasforma" a "dilagano" è alla fine del testo, prima e non dopo il verso "Questa essenza di nettare degli insegnamenti della quintessenza sono nel lignaggio da Serlingpa".]

Possiamo vedere che se le persone non lavorano sui loro atteggiamenti per renderli più altruisti ma solo per il progresso materiale, possono causare grande sofferenza a tutti. Prendiamo ad esempio le molte aree in cui svolgono lavori di costruzione e attività industriali: questi causano molti problemi come effetto collaterale: fumo, fuliggine e inquinamento che rovinano l'aria e causano danni all'ambiente. Ciò si verifica in situazioni in cui vi è un notevole progresso materiale. Naturalmente, il progresso materiale è importante, tuttavia le persone devono pensare: "Quali saranno le conseguenze? Cosa succederà tra qualche anno, tra 200, 1000 anni?” Lo stesso vale per il combustibile e i reattori nucleari: come si potranno smaltire? Che cosa ce ne faremo in futuro? Alcune nazioni stanno costruendo armamenti e questa è un'ulteriore causa di sofferenza; è come colpire la propria testa con un bastone, causerà ulteriore infelicità nel mondo.

Quando i cinesi hanno invaso il Tibet che ha perso così la sua indipendenza, gli spiriti locali sembravano aver perso anche la loro influenza e il potere di protezione, a causa della degenerazione della forza positiva (merito) dei tibetani. C'è una storia secondo cui un certo spirito in Amdo affermava di essere rimasto in prigione: perfino lo spirito dovette rimanere in prigione in Cina prima di poter venire in India per dieci anni. Quando, dopo il suo soggiorno in India, lo spirito tornò in Amdo, gli fu offerto di nuovo carne appena uccisa ma lui la rifiutò, dicendo che aveva promesso davanti a me di non accettare altri sacrifici animali. Non so se questo sia vero o no, ma quando viaggio nelle regioni dell'Himalaya dico alle persone che è sbagliato compiere sacrifici animali. Quindi forse c'è qualche connessione; lo spirito non poteva più accettare sacrifici di animali, perché nei luoghi in cui ho dato l'iniziazione di Kalachakra, ho detto che sarebbe consigliabile non sacrificarli più. Forse lo spirito era presente in una di queste iniziazioni.

Se abbiamo menti adeguatamente addestrate, non è necessario cercare stati di rinascita fisicamente felici. Se alleniamo completamente la mente, portiamo in noi tutti gli stati felici, abbiamo la terra pura di Sukhavati dentro di noi.

Un altro vantaggio dello sviluppo di bodhichitta è che non solo saremo felici quando si verificano le varie cause e circostanze della felicità, ma anche circostanze che normalmente causerebbero problemi e infelicità diventeranno circostanze per ottenere la felicità. Questi sono i grandi benefici e i vantaggi di avere un obiettivo di bodhichitta.

Per tutti quelli che sono venuti in visita dal Tibet, è molto importante mentre siete qui recitare molti mani (il mantra Om mani padme hum), pregare "che io possa sviluppare un cuore gentile" e pensare molto a Buddha Shakyamuni.

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