È una splendida giornata di sole qui a Berlino, e siamo seduti nel giardino di Bodhicharya, un centro caldo e accogliente fondato da Ringu Tulku Rinpoche, e stiamo per intervistarlo. C’è un po’ di nervosismo, considerando che questa è una delle prime interviste che abbiamo mai fatto, e quindi controlliamo di continuo: le telecamere sono accese? Il microfono è attaccato? Abbiamo le domande? Fortunatamente, arriva Ringu Tulku, e la sua gentilezza e il suo senso dell’umorismo ci mettono immediatamente a nostro agio. Questo senso di leggerezza, scopriamo presto, è la base del suo stile d’insegnamento. Ci siamo divertiti molto, e abbiamo intervistato Rinpoche nuovamente due anni più tardi; in questa intervista uniamo i due incontri.
Ringu Tulku Rinpoche è un famoso maestro buddhista tibetano della tradizione Kagyu, riconosciuto per la sua rara abilità di rendere accessibili aspetti complicati della filosofia buddhista affinché le persone possano utilizzarli nelle difficoltà quotidiane della vita moderna. Nato nel Kham, in Tibet, e riconosciuto come tulku sin da tenera età, ha studiato con molti dei più grandi maestri del XX secolo, incluso Sua Santità il XVI Karmapa e Dilgo Khyentse Rinpoche. Oggi insegna in tutto il mondo, è il fondatore di Bodhicharya International – una rete mondiale dedicata all’educazione, ai progetti sociali, e alla preservazione della cultura tibetana – e ha scritto vari libri che rendono la saggezza buddhista accessibile a lettori di ogni tipo.
In queste due conversazioni, abbiamo toccato temi che sembrano molto urgenti oggi. Ringu Tulku parla di come trovare la pace mentale nel mezzo della frenesia, l’incertezza, e la distrazione costante. Riflette sulla rabbia e l’attivismo, spronandoci ad affrontare le crisi del mondo non con ostilità ma con pazienza, chiarezza, e soprattutto introspezione. Esploriamo anche l’ecoansia, con Ringu Tulku che offre un punto di vista buddhista su come prenderci cura del pianeta senza soccombere alla disperazione. Buona lettura!
Study Buddhism: Molte persone di oggi paragonano il successo ai risultati e alle acquisizioni costanti, ancor di più se queste possono essere condivise sui social media. Quando la vita è così piena e veloce, come coltiviamo una felicità autentica invece di rincorrerla?
Ringu Tulku: La frenesia che potremmo avere dipende totalmente da noi. Penso che essere indaffarati non abbia nulla a che fare con la felicità e l’infelicità. Il problema principale è che le persone spesso pensano che più fanno, e più beni materiali acquisiscono, più felici saranno. Ma nel fare questo, si stressano e tutto diventa fonte di infelicità.
Dipende da come affronti le cose. Penso di essere abbastanza felice perché non mi aspetto che tutto sia perfetto. Non mi aspetto molto. Non ho quasi aspettative! A volte le cose andranno bene e a volte non andranno molto bene, ma posso solo fare del mio meglio. Se cerco di fare del mio meglio e le cose funzionano, allora bene. Se non funzionano, almeno avrò fatto del mio meglio, e non c’è molto altro che io possa fare.

Al giorno d’oggi, i giovani hanno aspettative alte. Questo sembra essere il problema principale. Non sembra che comprendano davvero ciò che chiamiamo “samsara” – che nel mondo c’è molto dolore e sofferenza. C’è negatività, ci sono difetti, c’è ignoranza, aggressione, e la lista continua. Questi sono problemi esterni, ma abbiamo questi problemi anche dentro di noi. Quando comprendiamo profondamente questo punto, ciò porta a una certa accettazione e anche compassione. Quando comprendiamo come nessuno sia perfetto, o quando vediamo qualcosa che non ci piace, proviamo compassione.
Dunque, dovunque io vada, mi sento bene! Penso che la felicità sia fondamentalmente la pace mentale, una mente non disturbata, e il modo per sviluppare una mente simile è imparare ad accettare le cose e imparare a stare bene in qualunque situazione possiamo trovarci.
L’accettazione sembra il modo più saggio di agire, ma nel pieno di una crisi sembra totalmente impossibile. Nel momento in cui tutto va a rotoli, qual è il primo passo pratico?
Una volta mi trovavo in Belgio, e una signora disse: “Oh, non ce la faccio più, sono arrivata, mi uccido”. Disse che aveva perso il fidanzato e il lavoro, non aveva soldi e voleva morire. Le dissi che se voleva morire nessuno poteva fermarla, ma prima di farlo, perché non fare un viaggio in India? A volte le persone vanno in India o da qualche altra parte e poi tornano con un gran sorriso, perché ottengono una visione più realistica della vita.
Alla fine questa signora andò in Giappone, ma tornò felice. Disse di essere quasi morta dopo esser caduta da una montagna, e non riusciva ad uscire. Pensò: “Questa è la fine della mia vita”. In quel momento, si era dimenticata di non avere il fidanzato, un lavoro, di non avere soldi – tutte queste cose sembravano insignificanti. Il suo unico pensiero era: “Se riesco ad uscire di qui viva, sarei così felice!”. Infine fu salvata, e tornò a casa molto felice.
Tutto è molto relativo. Spesso pensiamo di essere in una brutta situazione, ma in realtà potrebbe andare ancora peggio. Ci saranno sempre situazioni migliori e peggiori, e se riesco a vedere questo con chiarezza, allora è di aiuto.
C’è un modo per evitare di essere travolti dalle nostre emozioni? In che modo possiamo immediatamente lavorare con la paura, lo stress, le preoccupazioni e la negatività?
Il modo in cui vedo e sperimento il mondo attorno a me non dipende solo dal mio ambiente, ma è fortemente connesso a come sono io, come mi sento, come vedo le persone intorno a me, e come vedo tutto. Sappiamo che quando siamo di buon umore, vediamo ogni cosa in modo bellissimo, e quando siamo di cattivo umore, vediamo ogni cosa sotto una cattiva luce.
La cosa importante, dal punto di vista buddhista, è osservare la mente e le emozioni, e imparare a provare pace, gentilezza, e positività, a prescindere da quello che accade intorno a me. Quando ci sono problemi o conflitti e la mia mente è disturbata, allora posso sedermi, rilassarmi, non pensare al passato e al futuro, e concentrarmi solo sull’inspirazione e l’espirazione. Posso essere più pacifico e più gioioso proprio in quel momento.
Il modo in cui mi sento non dipende da come tutto è veramente. A volte, quando vediamo i problemi, ne vediamo tanti. Ed è così: se cerchiamo cose cattive, problemi, difficoltà, cose negative, in un certo senso le vediamo tutte, e le vediamo molto chiaramente. Poi ci impegniamo totalmente in questo, e ci preoccupiamo e ci stressiamo molto. Ma allo stesso tempo questo è solo un aspetto della situazione.
Ci sono anche molte cose positive che stanno avvenendo. Se concentriamo la nostra mente su queste cose, allora naturalmente ci sentiamo bene, ci sentiremo naturalmente grati, ci sentiremo naturalmente meglio. Penso sia molto importante imparare come concentrarci sulle cose positive, come ad esempio le molte persone buone attorno a noi. Se vediamo questo e lo apprezziamo, ci sentiremo molto meglio. Ci sono buone persone, e avvengono anche cose molto belle nel mondo.
Tuttavia, c’è molta rabbia diffusa nel mondo – sul clima, l’ingiustizia, e la corruzione. La rabbia può essere un catalizzatore utile, oppure inevitabilmente ci intrappola? Come la trasformiamo in un’azione efficace per risolvere i problemi del mondo?
Penso che possiamo cambiare il mondo, ma non è facile. Non è facile, perché non lo facciamo. Vogliamo che gli altri siano gentili, generosi, e d’aiuto. Vogliamo che gli altri si comportino bene, e siano pazienti e tolleranti. Vogliamo che gli altri lavorino duramente e siano saggi. Ma solo il volerlo non rende tutti così. Dunque, dobbiamo cominciare con noi stessi.
Abbiamo le sei paramita: generosità, moralità, pazienza, sforzo, concentrazione, e saggezza. Se le persone provassero a svilupparle un po’, sarebbero grandi esseri umani. Se ne avessimo molti, il nostro mondo sarebbe un grande mondo. Ma non possiamo aspettarci che gli altri lo facciano, e non possiamo forzarli. Dobbiamo cominciare a coltivare queste qualità in noi stessi. Questa è la pratica del Buddhismo – lavorare su noi stessi. Facendolo, gli altri lentamente vedranno quanto siano utili tutte queste qualità. Anche se solo concettualmente accettiamo e valorizziamo questa idea, può fare una grande differenza.
Ovviamente c’è molta negatività nel mondo, ma arrabbiarsi non cambia tutto questo. Se sono troppo arrabbiato o aggressivo al riguardo, divento parte del problema. Essere rilassati e lavorare pazientemente e con calma, e nel lungo termine, è il modo migliore di risolvere i problemi.
Molte persone, specialmente i giovani, provano “l’ecoansia” per i lenti cambiamenti istituzionali nelle grandi aziende e nei governi. Da una prospettiva buddhista, come ci prendiamo cura del pianeta senza diventare esausti o cadere nella disperazione?
I problemi ecologici che stiamo affrontando non sono qualcosa che solo un po’ di persone o qualche paese può cambiare. Tutti nel mondo devono essere coinvolti. Tuttavia, alcune persone sono molto, molto preoccupate, altre meno, e altre ancora non sono preoccupate affatto. Ma ogni cosa è così, e dal punto di vista buddhista, è sempre stato così.
Il mondo può cambiare cominciando dai singoli individui. E solo allora puoi cambiare il popolo, cambiando così il mondo. Non è totalmente impossibile, ma non è facile. Ogni cosa che facciamo è un passo nella direzione giusta. Se faccio un minimo, questo è un passo avanti, e poi se ne posso parlare con gli altri, è anche un passo avanti.

Non penso che dovremmo stressarci molto. Penso che preoccuparsi troppo ed essere troppo ansiosi non sia la soluzione. Dobbiamo fare del nostro meglio, goderci la vita e condurla nel modo più significativo possibile. Preoccuparsi troppo delle cose non funziona. Questo è l’insegnamento principale, anche nel Buddhismo. Non è utile essere troppo ossessionati o preoccupati da qualcosa. Se sentiamo che c’è qualcosa che possiamo fare, allora dovremmo farla. E se non possiamo farla, allora va bene. Chissà cosa accadrà domani?
Ci sono molte innovazioni differenti, nuove medicine, nuove tecnologie. Ho sentito recentemente di qualcuno che aveva trovato un modo di dissolvere la plastica degli oceani. Forse qualche bravo scienziato o ingegnere può trovare una tecnologia per pulire la terra, i mari e gli oceani dall’inquinamento. Penso sia possibile. Invece di preoccuparsi e dire, “Il governo non fa abbastanza, le persone non fanno abbastanza, nessuno fa abbastanza”, possiamo concentrarci sullo studio e la sperimentazione. Non possiamo farlo senza la scienza e la tecnologia. Abbiamo bisogno di trovare una soluzione ai nostri problemi.
Molte persone, inclusi praticanti buddhisti, trovano molto difficile cominciare una pratica di meditazione. Potresti condividere una pratica semplice e breve per principianti che si possa adattare a una giornata piena di impegni?
C’è un libretto creato dai miei studenti con i miei insegnamenti, intitolato “Un lama pigro guarda la meditazione”. Sono pigro, non perché non faccia cose, ma perché non sono bravo a meditare per molte ore.
Ma dobbiamo tenere presente come il Buddhismo non sia solo meditazione. È una formazione completa. Le persone spesso pensano di non poter meditare o di non avere tempo per farlo, e quindi non possono praticare il Buddhismo. Ma puoi praticare il Buddhismo anche senza meditare. C’è il nobile ottuplice sentiero, ci sono le sei paramita da studiare! Puoi anche solo praticare la gentilezza – questa è una grande pratica, per cui non è necessario un posto o un tempo speciali. Questo è il punto principale. Tolleranza, pazienza, comportarsi bene: dobbiamo rendere queste cose parte della nostra vita. Non dovrebbe essere qualcosa su cui passiamo qualche minuto al giorno. Come vediamo le cose, come reagiamo, come viviamo la vita – questa è la vera pratica del Dharma.
Un ottimo modo per cominciare qualunque cosa come la meditazione è osservare la nostra motivazione. “Cosa sto facendo, e perché? Qual è il mio obiettivo finale?”. Così possiamo avere molta chiarezza sulla nostra direzione e su cosa abbiamo bisogno di addestrarci.
Questi sono consigli fantastici. All’infuori di avere chiarezza sulla nostra motivazione, c’è altro che dovremmo fare, o su cui dovremmo riflettere, prima di meditare?
Il Buddha disse che l’etica è come la terra. Generalmente, parliamo dei tre addestramenti principali. Ogni buddhista deve addestrarsi in questi tre, il primo dei quali è l’etica. Il secondo è la meditazione, e il terzo la saggezza. Senza etica, non puoi comportarti nel modo giusto. L’etica ti assicura di evitare di agire in modo dannoso verso te stesso e verso gli altri, cercando invece di fare qualcosa di positivo, così puoi crescere. L’etica è il fondamento dello Shravakayana, del Bodhisattvayana, e del Vajrayana. Il Vinaya è la base dell’etica. Non tutti devono diventare un monaco o una monaca, ma l’etica fondamentale del Vinaya deve essere osservata da tutti i praticanti Bodhisattvayana e Vajrayana.
Tornando alla pratica buddhista, Om Mani Padme Hum è un [mantra] ampiamente recitato, e Sua Santità il Dalai Lama stimola i praticanti a riflettere sul suo significato. Come spiegheresti questo mantra in modo che la sua recitazione diventi una pratica viva, e non solo un suono?
OM è considerato non solo dai buddhisti, ma anche dagli induisti, come la fonte di tutti i suoni. A volte è descritto come la combinazione di A, O, e MA. Queste tre lettere dovrebbero rappresentare il corpo, la parola, e la mente di tutti gli esseri illuminati. Pertanto, OM è l’inizio di ogni mantra.
Mani in sanscrito significa gioiello. La leggenda narra che esiste un gioiello che soddisfa tutti i desideri, e se lo lavi, prima in acqua di mare, poi in acqua dolce, forse anche nel latte, e poi lo innalzi in uno stendardo, e reciti preghiere, allora qualunque cosa tu desideri cadrà dal cielo. Questo è il gioiello che soddisfa tutti i desideri. Il gioiello rappresenta la compassione.
Secondo la visione buddhista, la compassione porta ogni cosa buona a te e agli altri. Porta cose buone a te perché tutti i nostri problemi – tutta la sofferenza – sono generati da emozioni negative come rabbia, odio, avidità, attaccamento, gelosia, invidia, orgoglio, troppa arroganza e confusione. Gli aspetti positivi di queste emozioni negative sono la compassione e la saggezza. A volte anche la saggezza nasce dalla compassione. Più possiamo sviluppare compassione, meno avremo emozioni negative, e i loro effetti. Pertanto, la compassione ci fa bene. Fa anche bene agli altri perché se abbiamo compassione faremo del nostro meglio per essere utili, e per fare qualcosa di buono per tutti gli altri.

Padma significa fiore di loto. Il fiore di loto rappresenta la purezza. Qualcosa che non puoi macchiare, che non puoi rendere sporco. Il fiore di loto, anche se cresce nelle zone più inquinate, sarà sempre fresco e pulito. Rappresenta qualcosa di immacolato, qualcosa che non è mai stato toccato da cose negative. Rappresenta la saggezza. Quando si accende una lampada in un posto buio, anche se quel posto era rimasto al buio per migliaia di anni, si illuminerà immediatamente – non ci vorrà molto tempo.
Mani Padme dunque significa “gioiello nel loto” ed è il nome di Avalokiteshvara, il bodhisattva della compassione. Quando si parla di Avalokiteshvara, stai parlando di saggezza e compassione.
Hum vuol dire “Sono questo”, oppure “Voglio essere così”, oppure “Che questo possa essere ottenuto”. Dunque, quando reciti Om Mani Padme Hum, è come suggerire a te stesso: “Possa la mia compassione e la saggezza (il gioiello nel loto) fiorire. Che io possa realizzare le qualità di Avalokiteshvara, il bodhisattva illuminato”.
Gran parte della vita ora avviene online – si lavora da remoto, e persino classi online per allenarsi sono la norma per molte persone – eppure sempre più persone si sentono sole come non mai. Come possiamo coltivare relazioni sincere e diminuire il senso di solitudine dell’era digitale?
Lo posso notare anch’io. Prima, quando ero solito viaggiare in treno, in autobus, o in aereo, le persone parlavano tra di loro e avevano molte discussioni. Ora, tutti sono soli, guardano il loro telefono, e non parlano mai tra di loro. È un problema.
Penso tuttavia che il tuo livello di solitudine non dipenda da quante persone ti stanno accanto, o da quanta comunicazione hai, ma da come sei, da come ti senti riguardo alle tue amicizie.
Non so se sia corretto o meno, ma sento che nel mondo sviluppato e in via di sviluppo, ci sia molta competizione. L’educazione stessa si fonda sulla competizione. Vediamo tutti come un nostro concorrente. Se vediamo tutti intorno a noi come nostri concorrenti, non possiamo essere amici intimi, non possiamo sentirci sostenuti.
Ci sentiamo soli. Ma abbiamo bisogno di amicizie.
Molte persone pensano di non avere amici. E quindi rimani lì seduto, pensando che gli amici vengano da te: “Ciao, da oggi, voglio essere amico tuo”. Non penso che funzioni così! L’amicizia significa che devo diventare un amico per gli altri, devo desiderare sinceramente di essere carino, gentile e di aiuto. Allora l’altra persona risponderà più o meno allo stesso modo, e diventerete amici.
Penso che la solitudine sia fondamentalmente un nostro atteggiamento interiore, che dobbiamo trasformare. Penso inoltre che più la tua vita è significativa, e più provi autostima, meno solo ti sentirai.
Molti di noi, specialmente i giovani, sono dipendenti dallo stare online: non possiamo semplicemente smettere di essere sui social media, di giocare online o di vedere film o serie TV. Eppure, allo stesso tempo, le persone spesso dicono di essere annoiate, nonostante abbiano accesso ad ogni cosa, dovunque, e in ogni momento. Quali sono i tuoi pensieri su questo?
Conosco questi problemi, ma non so come affrontarli! In effetti, ci sono due aspetti qui: la distrazione, e la noia. Devo dirti che ho la realizzazione della noia. Non sono illuminato, ma ho la realizzazione della noia!
Quando da piccoli studiavamo inglese, nessuno dei nostri maestri conosceva una parola di tibetano. Quando introducevano una nuova parola, dovevamo pensare a quale fosse l’equivalente tibetano. Qual è la parola tibetana per questo? Dunque, cos’è la noia? Non lo sapevamo! E poi, molti, molti anni dopo, scoprii la noia. Ero negli Stati Uniti all’Università di Naropa a Boulder, in Colorado, e mi diedero un bell’appartamento con una grande televisione con 300 o 500 canali. Seguivo solo due classi a settimana, e quindi pensai che me la sarei goduta. E me ne stavo seduto a guardare la TV passando da un canale all’altro, quasi tutto il giorno.
E poi, dopo un po’ di tempo, cominciai a sentire qualcosa di non molto bello. Mi sentivo un po’ insoddisfatto, turbato. Nulla rispondeva alle mie aspettative. Mi sentivo un po’ infelice. E ho detto: “Oh, penso che questa sia la noia!”.
Vogliamo sempre essere distratti, ascoltare sempre la musica, guardare la TV, andare in giro cercando di fare qualcosa. Penso che voler essere distratti sia una tendenza abituale. Facebook e i videogame ci distraggono molto. Non capisci quanto tempo stia passando quando li usi. Non penso siano molto utili, ma allo stesso tempo ci sono buone cose, e puoi trovare molte buone informazioni su internet; dipende da cosa cerchi.
Penso che la cosa più importante sia capire quanto tempo perdiamo su queste piattaforme. Se lo facciamo, poi abbiamo bisogno di essere pazienti e disciplinati. Penso sia importante. Non è sempre facile, ma è una decisione che dobbiamo prendere per noi stessi.
Puoi dire: “OK, giocherò ai videogame, ma solo per un certo periodo di tempo”, e questo tipo di disciplina è molto, molto utile. È una nostra decisione. È autodisciplina. E prendiamo una decisione in base a quello che pensiamo sia utile e buono per noi stessi e forse per gli altri. Una volta presa questa decisione, quando cominciamo a seguirla, tutto diventa più semplice perché non dobbiamo pensare: “Dovrei o non dovrei farlo?”. La nostra energia è spesso incentrata sul cercare di prendere una decisione riguardo al fare o al non fare qualcosa. Non appena abbiamo la chiarezza di “Farò questo, e non farò quello”, la vita diventa molto semplice. Se seguo questo modo di fare, mi sento molto più felice con me stesso. Mi dà fiducia di sapere che quello che sto facendo è buono per me.
Molti praticanti buddhisti comprendono il “bardo” come il periodo tra la morte e la rinascita, ma nel tuo libro Vita, morte, e il bardo [al 2026 non ancora tradotto in italiano, N.d.T.], scrivi del ciclo infinito di esperienza in termini di quattro bardo: vita, morte, dopo la morte, e rinascita. Puoi dirci di più?
I quattro bardo ci insegnano che ci sono sempre opportunità per noi. “Bardo” in tibetano significa “tra” o “in transizione”, e secondo la visione buddhista siamo sempre in transizione. La vita stessa è un bardo. Il primo bardo è il bardo della vita. Dal momento in cui nasciamo, fino a quando moriamo, questo è il bardo della vita.
Poi il processo effettivo di morire si chiama bardo del morire. Perché anche questa è una transizione. In seguito, sembra ci sia un momento in cui la tua coscienza si dissolve nello stato più sottile di consapevolezza. È ciò che chiamiamo il bardo della chiara luce.

Ciascuno di questi momenti è molto importante perché ciascuno di questi bardo è visto come un’opportunità. Non sono visti come qualcosa che termina, o qualcosa di cattivo. Invece, ciascun bardo è un’opportunità. Nel bardo della vita possiamo trasformarci, possiamo completamente risvegliarci in questa vita. Non solo il bardo della vita è pieno di opportunità, ma il bardo di morire è anche un’opportunità. Se nel processo di morire possiamo vedere e comprendere cose, se possiamo connetterci con qualcosa, se possiamo usare tale opportunità in modo positivo, possiamo trasformarci completamente e rinascere in una vita molto buona. Dunque, anche il bardo del morire è un’opportunità. Il bardo della chiara luce è anche una grande opportunità perché è quando la nostra mente è nello stato più sottile. La nostra natura di Buddha è presente, e la mente è libera da ogni pensiero ed emozione. Se lo riconosciamo, possiamo risvegliarci in quel momento. È molto importante, ma non è facile.
Poi il bardo del divenire è il momento dopo la morte, prima di assumere un’altra nascita. È anche questo un momento molto importante perché non abbiamo un corpo materiale in quel momento, e possiamo andare dovunque vogliamo. In quel momento, se possiamo pensare a un paradiso o a un regno di un Buddha o di un grande essere risvegliato, ci troveremo immediatamente lì. Dunque, il modo in cui la nostra mente è concentrata diventa estremamente importante in quel momento.
La radicalizzazione sta aumentando, anche nelle comunità buddhiste. Come possiamo essere genuinamente non settari pur restando radicati nel nostro lignaggio e le sue pratiche?
Molti grandi maestri tibetani hanno seguito la tradizione o la filosofia Rimé, secondo cui non esistono barriere o divisioni. La comprensione principale del Rimé è che il Buddha ha insegnato molti sentieri differenti. Si dice che siano 84.000. Perché lo fece? Perché le varie persone hanno bisogno di approcci leggermente differenti, enfasi e sentieri diversi. Con quest’idea non puoi dire che la mia scuola sia la migliore. Dal punto di vista buddhista, non si tratta di capire quale sia la migliore, ma quale sia adatta a una persona specifica.
Inoltre, non vuol dire neanche che se qualcosa non è l’aspetto fondamentale, allora è inutile. Non è così. Persino la cosa più fondamentale va oltre questi concetti! Non è qualcosa che si trova in una spiegazione, in una scuola, o nelle opere.
Se hai il tuo lignaggio, e se hai fiducia, se hai comprensione, e se trovi utili le pratiche del lignaggio, allora praticale! Non hai bisogno di andare dovunque e provare tutto. È sufficiente per te, e quindi puoi affidarti a tale lignaggio.
È importante non guardare dall’alto in basso le altre tradizioni, perché tutte le altre sono altrettanto buone e utili. Specialmente ciò che chiamiamo gli “otto lignaggi di pratica” che provengono direttamente dall’India, dal Buddha, dai grandi maestri indiani. Sono genuini, profondi, e autentici.
Possiamo anche estendere questo atteggiamento a tutti gli altri e alle religioni differenti. Se riusciamo a farlo, allora penso che potremo vivere felicemente insieme e aiutarci a vicenda. Non è che tutti devono credere o praticare la stessa cosa. La differenza è una buona cosa. Dovrebbe esserci varietà.
Come ho detto, il Buddha ha insegnato cose differenti, e in modi diversi. La differenza è necessaria, e queste differenze devono essere preservate, non dovrebbero essere cancellate. Dobbiamo valorizzarle, perché sono di aiuto per persone diverse. Pertanto, le differenze devono essere apprezzate e accettate.
Non vuol dire cercare di unire ogni cosa, e neanche cercare di dire che siamo tutti uguali. Sì, fondamentalmente siamo tutti uguali, ci sono molte somiglianze, ma ci sono anche differenze, e le differenze non sono qualcosa di cattivo che dobbiamo odiare, o di cui dovremmo sbarazzarci, ma è qualcosa da apprezzare. Questa comprensione è, penso, la parte più importante!
Meraviglioso. Grazie di cuore, Ringu Tulku, per aver condiviso con noi la tua profonda saggezza in due occasioni diverse!