Sintesi degli interventi al congresso sulle bhikṣuṇī: primo giorno

Primo giorno: discorsi di apertura

Saluti di benvenuto dell’istituzione ospitante

Prof.ssa dott.ssa Monika Auweter-Kurtz, rettrice dell’Università di Amburgo

Prof. dott. Ludwig Paul, decano dell’Istituto Asia-Africa, Università di Amburgo

Rinchen Khandro Chogyal, direttrice del Progetto delle monache tibetane 

Nel 1984 d.C., quando fu richiesta l’ordinazione delle bhikṣuṇī a Sua Santità, egli rispose che la decisione richiedeva il sostegno dell’intero saṅgha asiatico e una ricerca a cura del Dipartimento di religione e cultura del Governo tibetano in esilio a Dharamsala, in India. Ora siamo giunti al punto di decidere come procedere per avviare l’ordinazione.

Prof. dott. Lambert Schmithausen, Università di Amburgo, Fondazione per gli studi sul buddhismo

Molti divieti imposti dal Buddha a monaci e monache non avevano una motivazione etica ma miravano a evitare che la società disdegnasse il saṅgha, come nel caso del divieto di danneggiare le piante e di mangiare carne di cane. Per la stessa ragione, il Buddha inizialmente esitò a ordinare le bhikṣuṇī e stabilì una posizione subordinata per le donne nel saṅgha. Ora, se non verrà garantito alle donne un trattamento paritario e la possibilità di ricevere l’ordinazione come bhikṣuṇī, la società odierna disdegnerà il buddhismo. Pertanto, questa situazione deve cambiare in accordo con i tempi.

Prof. Samdhong Rinpoche, Kalon Tripa del Governo tibetano in esilio

Affinché i Tre Gioielli siano completi occorre che il saṅgha monastico sia presente nella sua interezza. Per questo motivo, vi è una grande necessità di ristabilire le bhikṣuṇī nel lignaggio Mūlasarvāstivāda. 

Bhikṣuṇī dott.ssa Myongsong Sunim, Un-mun Saṅgha College, Corea del Sud, presidente dell’Associazione nazionale delle bhikkhunī coreane

“Il ruolo delle bhikṣuṇī nel XXI secolo”

L’Associazione internazionale delle donne buddhiste Sakyadhita, fondata nel 1987 d.C., ha svolto un ruolo significativo nel migliorare l’istruzione delle monache buddhiste. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i bhikṣu in Corea hanno contribuito a ristabilire l’ordinazione Dharmaguptaka delle bhikṣuṇī tramite duplice saṅgha, partecipando inizialmente all’ordinazione attraverso il metodo del singolo saṅgha. Per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī saranno necessari sia il sostegno dei bhikṣu sia la creazione di adeguate strutture di formazione e istruzione per le bhikṣuṇī.

Bhikṣuṇī prof.ssa dott.ssa Karma Lekshe Tsomo, Università di San Diego, California, USA, presidente dell’Associazione internazionale delle donne buddhiste Sakyadhita

“Parità di genere e diritti umani”

I diritti umani fondamentali valgono tanto per le donne quanto per gli uomini. Le donne hanno bisogno di pari opportunità per conseguire l’illuminazione e ciò include la possibilità di ricevere l’ordinazione come bhikṣuṇī. Sarebbe opportuno consentire alle monache tibetane di studiare i voti delle bhikṣuṇī prima dell’istituzione formale dell’ordinazione, nonostante la prassi tradizionale per cui si possono studiare i voti di bhikṣu o bhikṣuṇī solo dopo averli ricevuti. Proprio perché non possono studiare il Vinaya – una delle cinque materie di studio – senza essere già bhikṣuṇī, al momento le monache tibetane non possono conseguire il titolo di ghescema.

Prima sessione, primo giorno: la fondazione dell’ordine delle bhikṣuṇī 

Bhikkhu dott. Analayo, Università di Marburg, Germania

“La rinuncia femminile nel buddhismo antico: le quattro assemblee e la fondazione dell’ordine delle monache”

Il Buddha inizialmente esitò a ordinare Mahāprajāpatī ma le permise di rasare i capelli, indossare le vesti e seguire la disciplina. Il motivo principale era che la società dell’epoca non offriva alle monache un sostegno sufficiente per garantire abbastanza cibo durante la questua. Tuttavia, i racconti tradizionali su Mahāprajāpatī presentano problemi dal punto di vista cronologico. La sua prima richiesta di ordinazione risale a cinque anni dopo l’illuminazione del Buddha, mentre Ānanda, che intercedette per lei, fu ordinato solo vent’anni dopo l’illuminazione del Buddha. Considerando che Mahāprajāpatī, in quanto zia materna del Buddha, lo aveva cresciuto dopo la morte della madre, avrebbe avuto circa ottant’anni quando Ānanda ebbe un’anzianità sufficiente per poter presentare tale richiesta. Inoltre, dal punto di vista delle scritture, non ha senso supporre che esistessero bhikṣuṇī prima di Mahāprajāpatī che potessero conferirle l’ordinazione preliminare di brahmacarya. 

Dott. Ute Hüsken, Università di Oslo, Norvegia

“Gli otto garudhamma”

Vi sono numerose discrepanze nei resoconti contenuti in Differenziazioni (dei voti) delle bhikṣuṇī (pali Bhikkhunī-vibhaṅga) e nel decimo capitolo della Sezione minore (pali Cūḷavagga), in merito all’esitazione del Buddha a ordinare Mahāprajāpatī e all’imposizione degli otto garudhamma come prerequisito per l’ordinazione. Queste differenze riflettono le fazioni opposte presenti al momento della stesura dei testi e non è nemmeno chiaro se sia stato effettivamente il Buddha a imporre tali otto precetti. Le procedure di ordinazione nei diversi lignaggi riflettono l’epoca e la società locale e, anche oggi, l’ordinazione deve adattarsi ai tempi e alla società contemporanea.

Prof. dott. Oskar von Hinüber, professore emerito, Università Albert-Ludwigs di Freiburg, Germania

“La fondazione del saṅgha di bhikkhuṇī come modello per il ripristino”

Fonti primarie non indicano che il Buddha abbia effettivamente parlato con le monache e probabilmente al suo tempo non ve ne erano. Poco dopo la morte del Buddha, i suoi seguaci, principalmente Ānanda, fondarono l’ordine delle bhikkhuṇī per competere con la tradizione giainista, che già possedeva un ordine femminile. Le prime bhikkhuṇī buddhiste erano originariamente ascete giainiste e molta terminologia giainista entrò nei testi sui voti delle bhikkhuṇī. Sebbene Mahākassapa fosse contrario alle monache, la fazione guidata da Ānanda prevalse. Tuttavia, l’influenza della fazione di Mahākassapa portò all’imposizione di molte restrizioni alle bhikkhuṇī. Se furono i monaci – e non il Buddha – a dare inizio all’ordinazione delle bhikkhuṇī, allora non occorre ricevere alcun permesso per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikkhuṇī: i monaci dovrebbe semplicemente farlo.

Prof.ssa dott.ssa Gisele Krey, Università della Ruhr di Bochum, Germania

“L’accettazione delle donne nel buddhismo antico: alcune osservazioni sullo status delle monache e delle laiche”

L’implicazione del Sūtra sulle differenziazioni delle offerte (pali Dakkhiṇāvibhaṅgasutta) che vi fossero bhikkhuṇī prima di Mahāpajāpatī non ha senso. Secondo il poema La venerabile anziana Kuṇḍalakesā (pali Therī Bhaddā Kuṇḍalakesā), il Buddha ordinò Mahāpajāpatī con le sole parole: “Ehi, bhikkhunī (Vieni qui, bhikkhunī)”, senza alcun rituale né una precedente ordinazione di brahmacarya. L’esitazione del Buddha riflette semplicemente l’usanza di dover ricevere tre richieste prima di acconsentire. 

Prof. dott. Noritoshi Aramaki, professore emerito, Università di Kyoto, Giappone

“Mahāpajāpatī Gotamī come bhikkhunī”

Il saṅgha dei bhikkhu conferì l’ordinazione a Mahāpajāpati durante la vita del Buddha ma l’elenco completo dei voti, la cerimonia bimensile per la purificazione delle trasgressioni (tib. gso-sbyong, scr. poṣadha, pali uposatha) e il rituale completo di ordinazione delle bhikkhunī presero forma quasi un secolo dopo, verso la fine del regno di re Aśoka. Allo stesso modo, non tutti i sutta attribuiti al Buddha furono effettivamente pronunciati da lui durante la sua vita, bensì si svilupparono nel corso dei secoli successivi. 

Seconda sessione, primo giorno: l’ordinazione delle bhikṣuṇī 

Bhikkunī Sik Wei-chun, Taiwan

“Procedure valide per l’ordinazione delle bhikṣuṇī”

L’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī deve essere preceduta dall’ordinazione di brahmacarya conferita da dodici bhikṣuṇī, alla quale segue, nel corso dello stesso giorno, l’ordinazione completa da parte di un duplice saṅgha composto da dieci bhikṣu e dodici bhikṣuṇī. Durante i due anni precedenti, la candidata deve aver osservato i sei addestramenti principali e i sei secondari previsti per le śikṣamāṇā, ossia le monache in probazione. L’età minima per l’ordinazione di śikṣamāṇā è diciotto anni, mentre per l’ordinazione di bhikṣuṇī è venti.

Per ricevere l’ordinazione di brahmacarya, la śikṣamāṇā, alla presenza dell’assemblea delle bhikṣuṇī, chiede innanzitutto alla precettrice bhikṣuṇī (tib. mkhan-mo, scr. upādhyāyinī, pali upajjhāyinī) di essere la sua badessa e patrocinatrice. La precettrice sarà colei dalla quale la candidata riceverà i voti di bhikṣuṇī e il lignaggio di trasmissione, ed è responsabile della cura e dell’istruzione della candidata dopo l’ordinazione. La precettrice deve aver osservato i voti da bhikṣuṇī per almeno dodici anni. La candidata viene poi interrogata due volte riguardo a eventuali impedimenti al mantenimento dei voti. Per prima cosa, l’istruttrice bhikṣuṇī per le questioni private (tib. gsang-ste ston-pa’i slob-dpon, scr. rahonuśāsikācārya) prepara la candidata e le pone domande in privato; poi la maestra bhikṣuṇī delle procedure (tib. las-kyi slob-dpon, scr. karmācārya) pone formalmente le stesse domande davanti all’assemblea. Successivamente, la candidata richiede l’ordinazione di brahmacarya davanti all’assemblea. La maestra delle procedure richiama l’attenzione dell’assemblea delle bhikṣuṇī, annuncia il nome della precettrice bhikṣuṇī della candidata, espone le qualifiche della candidata e dichiara che l’ordinazione di brahmacarya è stata completata.

Tre bhikṣu officiano durante l’ordinazione delle bhikṣuṇī: un precettore (tib. mkhan-po, scr. upādhyāya; pali upajjhāya) che ha osservato i voti di bhikṣu per almeno dieci anni, un maestro delle procedure e un istruttore per le questioni private. Per prima cosa, la bhikṣuṇī brahmacarya richiede l’ordinazione completa di bhikṣuṇī davanti all’assemblea del duplice saṅgha, annunciando il proprio nome e quello della sua precettrice bhikṣuṇī. Non è necessario che il maestro istruttore bhikṣu per le questioni private la prepari nuovamente in merito alle domande sugli impedimenti. In seguito, alla presenza del duplice saṅgha, il maestro bhikṣu delle procedure pone le domande sugli eventuali impedimenti all’osservazione dei voti. Egli richiama poi l’attenzione dell’assemblea del duplice saṅgha, annuncia il nome della precettrice bhikṣuṇī della candidata, presenta le qualifiche della candidata e fa richiesta dell’ordinazione; infine dichiara che l’ordinazione della bhikṣuṇī è stata completata. Un assistente annuncia quindi l’ora esatta dell’ordinazione. In seguito, di tanto in tanto, la maestra bhikṣuṇī che conferisce certezza (tib. gnas-sbyin-pa’i slob-dpon, scr. niścayadāyakācārya) istruisce la nuova monaca riguardo alle azioni proibite, a quelle da osservare e alle eccezioni permesse (tib. dgag-sgrub-gnang).

Ācārya Ghesce Tashi Tsering, ricercatore sull’ordinazione delle bhikṣuṇī, Dipartimento di religione e cultura, Amministrazione tibetana centrale, Dharamsala, India

“La possibilità di ripristinare l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī nel XXI secolo dipende dai detentori del Vinaya”

Per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī tramite un duplice saṅgha è necessario l’aiuto delle bhikṣuṇī del Dharmaguptaka. Tuttavia, poiché il duplice saṅgha sarebbe composto da membri di due diverse scuole di Vinaya, l’ordinazione non seguirebbe il protocollo puro, che richiede che i due saṅgha coinvolti appartengano alla stessa scuola. Secondo la Scrittura suprema del Vinaya (tib. ’Dul-ba gzhung dam-pa, scr. Vinayottaragrantha), un saṅgha di bhikṣu può conferire i voti di śrāmaṇerikā (monaca novizia), sebbene i bhikṣu ordinanti incorrano in un’infrazione minore. Anche nel Sūtra radice del Vinaya (tib. ’Dul-ba’i mdo rtsa-ba), Guṇaprabha afferma che il conferimento delle altre ordinazioni riguardanti le bhikṣuṇī è un atto valido.  

Nel caso di un’ordinazione delle bhikṣuṇī conferita da un singolo saṅgha di bhikṣu del Mūlasarvāstivāda, tuttavia, i detentori tibetani del Vinaya non sono ancora riusciti a giungere a un accordo su tre punti: (1) se, alla luce delle circostanze attuali, sia appropriato conferire l’ordinazione delle bhikṣuṇī nonostante la suddetta infrazione, (2) se l’ordinazione di brahmacarya debba precedere un’ordinazione conferita da un singolo saṅgha e (3) se un saṅgha di bhikṣu può conferire l’ordinazione di brahmacarya. Poiché le procedure di ordinazione devono essere eseguite in rigorosa conformità con il Vinaya, solo i detentori del Vinaya possono prendere la decisione finale riguardo alla procedura da seguire.

Prof.ssa dott.ssa Bhikṣuṇī Heng-ching Shih, Associazione per i testi elettronici buddhisti cinesi, Taipei, Taiwan

“Tre opzioni per ristabilire il lignaggio delle bhikṣuṇī nella tradizione tibetana”

Durante una conferenza di sedici maestri tibetani di Vinaya tenutasi a Dharamsala, in India, nel maggio 2006, sono state discusse due opzioni per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī. (1) Tutti i Vinaya – Theravāda, Dharmaguptaka, Sarvāstivāda e Mūlasarvāstivāda – consentono l’ordinazione delle bhikṣuṇī conferita da soli bhikṣu. Quando il Buddha introdusse l’ordinazione da un duplice saṅgha, non vietò l’ordinazione conferita unicamente dai bhikṣu. Anche se le bhikṣuṇī vengono ordinate senza aver ricevuto prima l’ordinazione di brahmacarya, il Buddha dichiarò che l’ordinazione è valida, sebbene gli ordinanti incorrano in un’infrazione minore. (2) Se l’ordinazione tramite duplice saṅgha viene conferita con la partecipazione di bhikṣuṇī del Dharmaguptaka, ciò trova un precedente storico nell’ordinazione di Gongpa Rabsel. Con tale ordinazione, le nuove bhikṣuṇī seguirebbero i voti delle bhikṣuṇī secondo il Mūlasarvāstivāda.

Tuttavia, è possibile anche una terza opzione: (3) nel 1998 d.C., venti monache srilankesi con dieci precetti furono ordinate come bhikṣuṇī a Bodh Gaya da un solo saṅgha del Dharmaguptaka proveniente da Taiwan, con bhikṣu e bhikṣuṇī Theravāda e Mūlasarvāstivāda come testimoni aggiuntivi. Su tale base, esse ricevettero poi la riordinazione Theravāda come bhikṣuṇī da dieci bhikṣu srilankesi Theravāda a Sarnath. Successivamente, le bhikṣuṇī parteciparono al conferimento dell’ordinazione Theravāda tramite duplice saṅgha in Sri Lanka.

Qualcosa di simile potrebbe essere fatto per le bhikṣuṇī del Mūlasarvāstivāda. Molte monache tibetane e non tibetane, ordinate secondo il Dharmaguptaka, hanno osservato in modo puro i voti di bhikṣuṇī per molti anni, seguendo un percorso di studi e pratica analogo a quello dei bhikṣu Mūlasarvāstivāda. Se i bhikṣu Mūlasarvāstivāda riconoscessero l’ordinazione da esse ricevuta e un gruppo composto da tali bhikṣu le riordinasse come bhikṣuṇī del Mūlasarvāstivāda, allora si avrebbe in seguito un duplice saṅgha di bhikṣu e bhikṣuṇī Mūlasarvāstivāda in grado di conferire l’ordinazione di bhikṣuṇī.

Bhikṣu dott. Huimin Shih, Università nazionale di Taipei, Taiwan; presidente dell’Istituto buddhista Dharma Drum 

“Un’indagine sul lignaggio di ordinazione delle bhikṣuṇī”

Il Buddha inizialmente ordinò senza alcun rituale, dicendo semplicemente: “Ehi (Vieni qui)”. I rituali si svilupparono in seguito. Generalmente, le ordinazioni di śrāmaṇerikā, śikṣamāṇā e brahmacarya venivano conferite da un solo saṅgha di bhikṣuṇī. Tuttavia, secondo le cronache dello Sri Lanka, esistono casi di ordinazioni di śrāmaṇerikā conferite dai bhikṣu. Anche in Cina, inizialmente l’ordinazione Dharmaguptaka delle bhikṣuṇī fu conferita solo dai bhikṣu. Lo studioso kashmiro del V secolo d.C. Guṇavarman scrisse che l’ordinazione era valida anche senza essere preceduta dall’ordinazione di brahmacarya, sebbene gli ordinanti incorrano in un’infrazione. Solo nel V secolo d.C., quando le bhikṣuṇī Theravāda giunsero finalmente in Cina, fu possibile conferire l’ordinazione delle bhikṣuṇī tramite duplice saṅgha.

Dott.ssa Petra Kieffer-Pülz, Università Martin-Luther, Halle, Germania

“Presupposti per un’ordinazione valida nel contesto del ripristino dell’ordinazione delle bhikṣuṇī nella tradizione Mūlasarvāstivāda”

Le procedure di ordinazione secondo il Dharmaguptaka e il Mūlasarvāstivāda differiscono per vari aspetti: il numero di regole osservate dalle śikṣamāṇā (sei nel Dharmaguptaka, dodici nel Mūlasarvāstivāda); i testi e le formule recitate durante il rituale di ordinazione delle bhikṣuṇī; l’estensione dei confini cerimoniali maggiori e minori (tib. mtshams, scr. sīmā, pali sīmā) stabiliti per i rituali di ordinazione; e il numero di bhikṣu e bhikṣuṇī necessari nell’assemblea ordinante. Per questo motivo, sarebbe difficile per i Mūlasarvāstivāda accettare le procedure rituali Dharmaguptaka per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī. Sarebbe invece preferibile seguire il metodo precedentemente adottato dai Theravāda dello Sri Lanka nel ristabilire la loro ordinazione delle bhikṣuṇī. La riordinazione conferita in quel modo si basava sulla procedura di rafforzamento (pali daḷhīkamma) utilizzata, per esempio, quando i bhikṣu ordinati secondo le procedure della divisione srilankese del Theravāda sono stati riordinati secondo la divisione birmana del Theravāda. In tali casi, ai bhikṣu riordinati fu permesso di mantenere la loro anzianità.

Dott. Shayne Clarke, Università McMaster, Hamilton, Canada

“Creare monache dal nulla: problemi e possibili soluzioni in merito all’ordinazione delle monache secondo il codice monastico tibetano” 

È importante distinguere tra un’ordinazione ideale e una accettabile. Sarà difficile ottenere la situazione ideale; pertanto, anche se l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī venisse ripristinata senza essere preceduta dall’ordinazione di brahmacarya e fosse eseguita solo dai bhikṣu, l’ordinazione sarebbe valida e l’infrazione degli ordinanti sarebbe un piccolo prezzo da pagare per ristabilire l’ordinazione. Il Vinaya Mūlasarvāstivāda specifica molti casi simili di metodi alternativi validi per il conferimento dell’ordinazione di bhikṣu e bhikṣuṇī, anche se comportano piccole infrazioni per gli ordinanti. Questi includono: l’ordinazione completa conferita dai bhikṣu a una candidata che non è stata precedentemente una rinunciante senza fissa dimora; l’ordinazione completa di una bhikṣuṇī tramite una procedura prevista per i bhikṣu; e l’ordinazione completa, conferita da bhikṣu e bhikṣuṇī, di una bhikṣuṇī tramite una procedura prevista per i bhikṣu. L’interpretazione esatta di tali passaggi, tuttavia, non è chiara.

Dott.ssa Ann Heirman, Università di Gand, Belgio

“Śrāmaṇerikā e śikṣamāṇā nella tradizione Dharmaguptaka”

All’inizio dell’ordine delle bhikṣuṇī, l’ordinazione di śikṣamāṇā non era conferita e fu introdotta solo più tardi per finalità di studio. Per diventare śikṣamāṇā, una ragazza doveva essere stata prima una śrāmaṇerikā e avere almeno diciotto anni. Lo status formale di śikṣamāṇā sembra non essere stato introdotto in Cina. Tuttavia, le ragazze devono comunque trascorrere un periodo biennale di prova dedicato allo studio prima di ricevere l’ordinazione di bhikṣuṇī.

Bhikṣuṇī Inyoung Chung (Bhikṣuṇī Sukdham), dottoranda, Università della Virginia, Charlottesville, Virginia, USA  

“Il ripristino dell’ordinazione dal duplice saṅgha per il buddhismo coreano in epoca moderna”

Durante l’occupazione giapponese della Corea (1910-1945 d.C.), le bhikṣuṇī coreane del Dharmaguptaka venivano ordinate tramite il metodo che prevede un singolo saṅgha. L’ordinazione da un duplice saṅgha fu ripristinata nel 1982, condotta da tali bhikṣuṇī insieme ai bhikṣu coreani del Dharmaguptaka. Le 189 candidate erano tutte śrāmaṇerikā e ricevettero l’ordinazione di śikṣamāṇā e di bhikṣuṇī nell’arco di una settimana. Nel 1996 l’ordinazione śikṣamāṇā fu reintrodotta nell’ordine Chogye (Jogye), anche se le istruzioni sul Vinaya venivano impartite da precettori bhikṣu. Nel 2007 le bhikṣuṇī divennero sufficientemente esperte nel Vinaya per poter fungere da precettrici. 

Terza sessione, primo giorno: storia dell’ordine delle bhikṣuṇī 

Prof. dott. Peter Skilling, École française d’Extrême-Orient, Bangkok e Parigi

“Ripercorrere la storia delle monache nell’Asia meridionale”

Sebbene le bhikṣuṇī siano raramente menzionate nella letteratura buddhista indiana, compaiono invece nelle iscrizioni dell’imperatore Aśoka (III secolo a.C.). Ai tempi del re Kaniṣka (fine del I o inizio del II secolo d.C.) e successivamente, numerosi stūpa e immagini del Buddha furono commissionati dalle sue seguaci, sia bhikṣuṇī sia laiche. Finora, tuttavia, non sono stati rinvenuti monasteri femminili in India.

Dott. Mettanando Bhikkhu (dott. Mano Laohavanich), Università Chulalongkorn, Bangkok, Thailandia

“Il primo concilio e la soppressione dell’ordine delle bhikṣuṇī”

Dal punto di vista medico, il Buddha morì a causa di una malattia intestinale emorragica. Dopo la sua scomparsa, Mahākassapa, grande rivale di Ānanda, assunse la guida della comunità. Mahākassapa era contrario alle monache, mentre Ānanda le sosteneva. Sebbene il Buddha avesse affermato che bhikkhu, bhikkhunī, upāsaka e upāsikā dovessero riunirsi per stabilire gli insegnamenti, Mahākassapa convocò il Primo Concilio invitando solo i bhikkhu e in quell’occasione mise sotto accusa Ānanda. È possibile che Mahākassapa e i bhikkhu dell’epoca fossero gelosi della crescente popolarità delle bhikkhunī, che svolgevano maggiore attività di insegnamento e di servizio sociale rispetto ai bhikkhu. Il loro pregiudizio contro le donne si istituzionalizzò in quel periodo con gli otto garudhamma, le otto pesanti restrizioni. È necessario superare tale pregiudizio. Nel giainismo non esiste discriminazione contro le donne e la tradizione è sopravvissuta in India; mentre il buddhismo, in cui erano presenti tali pregiudizi, non vi è sopravvissuto.

Damchö Diana Finnegan, dottoranda, Università del Wisconsin, Madison, Wisconsin, USA

“Un’ordinazione ‘impeccabile’: alcuni racconti sulle ordinazioni di monache nel Vinaya Mūlasarvāstivāda”

I tibetani studiano solo i commenti di Guṇaprabha sul Vinaya ma il Vinaya Mūlasarvāstivāda vero e proprio mostra che la considerazione principale che spinse il Buddha a istituire i voti monastici era quella di ottenere l’accettazione sociale del suo ordine. Così, per esempio, quando il Buddha affermò che l’ordinazione di una certa cortigiana doveva essere “impeccabile”, intendeva che era necessario ottenere l’appoggio del re Bimbisāra; cosa che avvenne. Pertanto, il Buddha talvolta modificò le regole e talvolta ne abbandonò alcune. Anche la posizione subordinata delle donne nel saṅgha monastico fu introdotta per garantirne il sostegno sociale.

Prof. dott. Florin Deleanu, Istituto internazionale di studi buddhisti post-laurea, Tokyo, Giappone

“Tra controllo governativo e negligenza: le monache nel Giappone antico e altomedievale”

Le prime bhikṣuṇī giapponesi furono ordinate nel lignaggio Dharmaguptaka in Corea alla fine del VI secolo d.C. Tuttavia, pare che le monache successive in Giappone non abbiano mai seguito il preciso rituale di ordinazione Dharmaguptaka, nonostante il controllo governativo sul numero delle persone ordinate per gran parte del periodo Nara (710-740 d.C.). L’ordinazione privata, tramite la quale una monaca riceveva da un unico maestro i dieci precetti indicati nel Sūtra della rete di Brahmā (scr. Brahmajāla sūtra), e l’auto-ordinazione, tramite la quale le monache assumevano principalmente solo i voti di bodhisattva, erano molto comuni e prive di ritualità formale. Il sostegno ufficiale alle monache fu scarso durante il periodo Heian (1091-1152 d.C.). All’inizio del XIII secolo, Kakujo ed Eison praticarono l’auto-ordinazione e si dichiararono bhikṣu. In seguito, Eison ordinò donne come śrāmaṇerikā, śikṣamāṇā e bhikṣuṇī con l’assistenza di dieci bhikṣu dal suo lignaggio. Questa pratica continuò in Giappone fino all’inizio del XVIII secolo d.C.

Dott.ssa Ivette Maria Vargas-O’Brian, Austin College, Austin, Texas, USA

“Ricordare le monache ordinate: modelli per le comunità tibetane moderne”

Ghelongma Palmo, monaca indiana o kashmira dell’XI secolo, con la sua storia di guarigione dalla lebbra e l’introduzione del suo rituale di digiuno (tib. smyung-gnas), è una grande fonte di ispirazione per tutte le donne tibetane.

Dott.ssa Shobha Rani Dash, Università di Otani, Kyoto, Giappone

“Le errate interpretazioni dei testi buddhisti e il problema dell’ordinazione delle donne”

Nella traduzione cinese di Kumārajīva del Sūtra del loto (scr. Saddharmapuṇḍarīkasūtra), i passaggi secondo cui il corpo femminile sarebbe impuro sembrano essere stati aggiunti dal traduttore, non essendo presenti nel testo di partenza in sanscrito. In origine, il testo affermava che, fino ad allora, le donne non erano riuscite a raggiungere i cinque ranghi: un Brahmā, un Indra, uno dei protettori guardiani delle quattro direzioni, un cakravartin (sovrano universale) o un bodhisattva che non può più regredire. Kumārajīva tradusse il termine sanscrito corrispondente a “cinque ranghi” come “cinque ostruzioni” in cinese e omise “fino ad allora”. Aggiunse inoltre nel testo che il corpo femminile è impuro e un recipiente inadatto per il Dharma; pertanto, come potrebbe qualcuno ottenere l’illuminazione sulla base di tale corpo? Questo passaggio rafforzò la discriminazione di genere nel buddhismo giapponese. Eppure, la posizione subordinata assegnata dal Buddha alle donne mirava a evitare la disapprovazione della società, non rifletteva la convinzione che le donne fossero intrinsecamente inferiori, come alcune traduzioni lascerebbero intendere.  

Discussione serale, primo giorno

Come avvocati che discutono un caso in tribunale, si può argomentare logicamente sia a favore sia contro i diversi metodi per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī. Tuttavia, sono già state condotte ricerche sufficienti e ora occorre prendere una decisione. Altrimenti, il periodo di studio e di dibattito sulla validità dal punto di vista del Vinaya rischierà di protrarsi indefinitamente. Che si scelga la procedura di ordinazione da un singolo saṅgha o quella da un duplice saṅgha, è importante che le nuove bhikṣuṇī possano studiare il Vinaya Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī con bhikṣu anziani. Ciò permetterà loro di completare rapidamente i loro studi monastici e ottenere così il titolo di ghescema, come auspicato da Sua Santità il Dalai Lama.

Se si opta per l’ordinazione da un duplice saṅgha includendo nell’assemblea ordinante bhikṣuṇī che hanno ricevuto l’ordinazione Dharmaguptaka ma seguono le tradizioni tibetane di pratica e studio simili a quelle dei bhikṣu Mūlasarvāstivāda, vi sarebbe un ulteriore vantaggio: vivendo nella stessa comunità di saṅgha delle candidate, le bhikṣuṇī ordinanti sarebbero in una posizione migliore per valutarne la preparazione a ricevere l’ordinazione e per servire come mentori personali nel tempo. 

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