Quarta sessione, secondo giorno: storia dei lignaggi del Vinaya
Bhikkhu Sujato, abate del Monastero della Foresta Santi, Sydney, Australia
“Le origini dei tre lignaggi di Vinaya esistenti: Theravāda, Dharmaguptaka e Mūlasarvāstivāda”
I lignaggi di ordinazione in India non si svilupparono a causa di scismi formali nel saṅgha, nonostante le affermazioni contrarie presenti nella cronaca più antica dello Sri Lanka, La grande cronaca (pali Dīpavaṃsa), come sostenuto dai Theravāda più conservatori. Inoltre, non sono mai esistiti un Vinaya né lignaggi di ordinazione Mahāyāna. I lignaggi di ordinazione derivano dal Theravāda, o vi sono strettamente associati, e si svilupparono a causa della dispersione geografica. Il Theravāda derivò dalle missioni in Sri Lanka di Mahinda e Saṅghamittā, figlio e figlia dell’imperatore Aśoka. Secondo lo studioso austriaco Erich Frauwallner, il Dharmaguptaka deriva dalla missione del monaco greco Yonaka Dhammarakkhita in Battriana, a nord-ovest dell’India, accompagnato da Tissa, fratello di Aśoka, in qualità di interprete. Gli insegnamenti del Dharmaguptaka sono molto simili a quelli del Theravāda e possono essere considerati il ramo nord-occidentale di quest’ultimo. Sebbene il Mūlasarvāstivāda sia emerso solo all’inizio dell’VIII secolo d.C., secondo Frauwallner la sua sede era Mathurā. I passi che collegano questa scuola al Kashmir sono interpolazioni successive. Mathurā era inoltre un’area di ritiro meditativo per i praticanti del Theravāda e del Dharmaguptaka. Nonostante le dottrine del Mūlasarvāstivāda siano piuttosto diverse, le tre comunità di Vinaya convivevano armoniosamente a Mathurā. Pertanto, per via di questa vicinanza dei tre lignaggi di Vinaya, l’armonia dovrebbe essere mantenuta anche oggi e le differenze procedurali dell’ordinazione non dovrebbero essere considerate così importanti.
Dott.ssa Hema Goonatilake, presidente del Centro risorse buddhiste, Sri Lanka; in precedenza presso l’Università di Kelaniya, Sri Lanka
“Il lignaggio ininterrotto del saṅgha singalese di bhikkhunī dal III all’XI secolo”
L’ordinazione delle bhikkhunī in Sri Lanka, introdotta da Saṅghamittā, figlia dell’imperatore Aśoka, continuò ininterrottamente fino al 1017 d.C. Pertanto, le bhikkhunī srilankesi che, a Nanchino nel 433 d.C., parteciparono all’ordinazione conferita da un duplice saṅgha alle monache cinesi appartenevano a un lignaggio ininterrotto. Prima di allora, le bhikkhunī cinesi erano ordinate da un unico saṅgha composto solo da bhikkhu del Dharmaguptaka.
Così come nei quattro principali monasteri in Sri Lanka erano presenti quattro lignaggi di Vinaya Theravāda, ciascuno con una propria interpretazione leggermente diversa dei voti dei bhikkhu, probabilmente esistevano anche lignaggi di bhikkhunī leggermente differenti. Sebbene il ripristino del lignaggio Theravāda di ordinazione delle bhikkhunī in Sri Lanka sia avvenuto tramite la riordinazione delle bhikkhunī dal Dharmaguptaka al Theravāda – secondo la procedura di rafforzamento daḷhīkamma seguita all’interno dei quattro saṅgha di bhikkhu Theravāda dello Sri Lanka – sarebbe preferibile reintrodurre l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī attraverso la procedura che prevede un solo saṅgha.
Prof. dott. Lê Mạnh Thát, Università buddhista del Vietnam, Città di Ho Chi Minh, Vietnam
“Sulla storia dell’ordine delle monache buddhiste in Vietnam”
I resoconti storici riguardanti le bhikṣuṇī vietnamite sono solo parziali; in molti periodi della storia, si conosce poco di loro. Il riferimento più antico risale al II secolo d.C. Ciò che si sa è che, nel corso dei secoli, le donne che si ordinavano in Vietnam provenivano per lo più dalle classi superiori e avevano già condotto una vita familiare prima di diventare monache.
Roseanne Freese, Servizio agricolo estero del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti
“La prima ordinazione delle bhikṣuṇī in Estremo Oriente: la nascita di un nuovo stile di vita”
I testi di Vinaya per i monaci e le monache furono portati in Cina nello stesso periodo. Tuttavia, l’ordinazione per diventare bhikṣu e bhikṣuṇī ebbe inizio ancor prima, sulla base di manuali contenenti linee guida redatti in Cina. Nel 357 d.C., le prime bhikṣuṇī cinesi furono ordinate secondo il metodo che prevede un solo saṅgha, in conformità con il Vinaya Mahāsaṃghika delle bhikṣuṇī appena tradotto. La validità di questa ordinazione, tuttavia, fu contestata all’epoca da Dao Chang.
La traduzione completa del Tripiṭaka in cinese fu portata a termine nel 382 d.C., quasi 300 anni dopo l’arrivo del buddhismo in Cina. Da allora i testi completi del Vinaya Dharmaguptaka furono disponibili in cinese. Le contestazioni sulla validità delle ordinazioni terminarono con l’arrivo delle bhikṣuṇī srilankesi e con l’ordinazione Dharmaguptaka delle bhikṣuṇī tramite duplice saṅgha di 300 donne cinesi nel 434 d.C., condotta insieme ai bhikṣu cinesi del Dharmaguptaka.
Prof.ssa dott.ssa Yu-chen Yi, Università nazionale Tsing Hua, Hsinchu, Taiwan
“Il sistema di ordinazione nella Cina della tarda epoca imperiale”
Durante il periodo delle Sei Dinastie (317-589 d.C.), il saṅgha buddhista in Cina ricevette il patronato imperiale. Durante le dinastie Sui e Tang (581-907 d.C.), il governo centrale sviluppò una struttura burocratica per registrare i monaci e le monache e per supervisionare gli affari monastici. Il governo rilasciava certificati di ordinazione (cin. dudie) ai monaci e alle monache dopo aver superato un esame nazionale sui sūtra e aver ricevuto l’ordinazione completa. Tali certificati davano diritto ai possessori all’assegnazione di terreni agricoli e presto divennero una forma alternativa di valuta.
Durante il periodo delle Cinque Dinastie e dei Song (907-1206 d.C.), il governo costruì piattaforme nazionali di ordinazione e richiese l’acquisto di tre costosi certificati di ordinazione per monaci e monache. In particolare, furono istituite tre piattaforme distinte per il conferimento del noviziato, dell’ordinazione completa e dei voti di bodhisattva; ciascuna ordinazione comportava un pagamento. Durante la dinastia Yuan (1206-1368 d.C.), i sovrani mongoli introdussero l’usanza di bruciare da tre a dodici bastoncini d’incenso sulla testa dei bhikṣu e delle bhikṣuṇī Han per distinguerli dai monaci non Han.
Anche durante la dinastia Ming (1368-1644 d.C.), tutti i candidati bhikṣu e bhikṣuṇī erano tenuti ad acquistare costosi certificati di ordinazione. Fu durante la dinastia Qing (1644-1911 d.C.) che lo stato abolì la vendita dei certificati e decentralizzò il sistema di ordinazione. Ciononostante, lo stato mantenne un certo livello di controllo tramite un rituale ufficiale di ordinazione. I monasteri locali istituirono proprie piattaforme di ordinazione e aumentarono il prezzo delle ordinazioni che essi stessi conferivano. Alle donne sotto i quarant’anni era proibito ricevere l’ordinazione. Le monache dovevano essere registrate ufficialmente, il che contribuiva a proteggerle e a tutelarne i diritti.
Tra tutte queste usanze cinesi, potrebbe essere utile che in futuro anche i tibetani conservino registri ufficiali delle ordinazioni.
Dott.ssa Hyangsoon Yi, Università della Georgia, Athens, Georgia, USA
“Le vicissitudini dell’ordine delle monache buddhiste durante la dinastia Choson in Corea”
In Corea, l’ordinazione Dharmaguptaka delle bhikṣuṇī tramite duplice saṅgha fu istituzionalizzata durante il regno di Paekche (Baekje, 18 a.C. – 660 d.C.) almeno dal 588 d.C., quando le prime bhikṣuṇī giapponesi furono ordinate secondo questa procedura. Non sono disponibili fonti storiche riguardanti i regni di Silla (57 a.C. – 935 d.C.) e Koguryo (Goguryeo, 37 a.C. – 668 d.C.). Durante la dinastia Koryo (Goryeo, 918-1392 d.C.), il buddhismo era la religione di stato e si deduce che, in quel periodo, la procedura di ordinazione tramite duplice saṅgha per le bhikṣuṇī sia stata mantenuta. Nel corso della dinastia Choson (Joseon, 1392-1910 d.C.), il buddhismo fu severamente limitato a causa della forte influenza del confucianesimo. Ai bhikṣu fu proibito di entrare nella capitale ed erano tenuti a pagare per ricevere l’ordinazione. Solo le vedove senza figli non sposati, dopo aver concluso il periodo di lutto triennale, potevano diventare monache. Alle donne nubili non era permesso di prendere l’ordinazione e, in generale, alle donne era vietato visitare i templi. L’ordinazione delle bhikṣuṇī continuò ma probabilmente veniva conferita tramite il metodo che prevede un solo saṅgha, senza il periodo preliminare di śikṣamāṇā. La relazione tra le monache insegnanti e le discepole seguiva il modello della pietà filiale confuciana.
Prof. dott. David Jackson, curatore del Museo d’arte Rubin, New York, USA; in precedenza presso l’Università di Amburgo, Germania
“Strategie per la preservazione delle tradizioni di ordinazione a rischio nella scuola Sakya”
La tradizione Sakya del buddhismo tibetano preserva due distinti lignaggi Mūlasarvāstivāda di ordinazione, entrambi trasmessi dall’abate kashmiro Śākyaśrībhadra (1140 ca.-1225 d.C.). In seguito, uno dei due lignaggi si diffuse nelle quattro comunità monastiche Sakya, mentre l’altro fu trasmesso da Sakya Pandita. Talvolta l’uno o l’altro sottolignaggio diventava raro. Per preservarlo, alcuni bhikṣu lasciavano la loro ordinazione per prenderne una nuova nel lignaggio diventato raro, come nel caso del maestro Sakya del tardo XVI secolo Mangto Ludrub Gyatso (tib. Mang-thos Klu-sgrub rgya-mtsho). Ciò differisce dalla procedura di rafforzamento daḷhīkamma del Theravāda, che permette di ricevere una seconda ordinazione da bhikṣu senza rinunciare a quella già ricevuta. In alcune circostanze critiche, i maestri Sakya adattarono le regole per preservare un lignaggio, per esempio ricorrendo a quattro bhikṣu anziché cinque per la procedura di ordinazione. Poiché tale ordinazione fu generalmente accettata, una flessibilità simile sarebbe necessaria anche nel contesto del ripristino dell’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī.
Prof. dott. Jan-Ulrich Sobisch, Università di Copenhagen, Danimarca
“L’ordinazione delle bhikṣuṇī: lignaggi e procedure come strumenti di potere”
Poiché il Buddha stesso modificò più volte la procedura di ordinazione senza che ciò rendesse non valide le ordinazioni precedenti, il semplice fatto di condurre un’ordinazione secondo la normativa vigente la rende valida. In altre parole, se la regola viene modificata in modo autorevole, la nuova procedura è corretta quanto quella precedente.
Poiché, per quanto riguarda la loro componente indiana, i lignaggi di trasmissione dei voti dei monaci completi non possono essere tracciati senza interruzioni – troppo pochi detentori del lignaggio appaiono nelle successioni per coprire in modo convincente un intero millennio – il fatto che alcuni monaci richiedano una simile ricostruzione alle monache deriva o da una scarsa conoscenza delle origini dei propri stessi lignaggi oppure si tratta di una pretesa ingiusta esercitata unicamente da una posizione di potere. Sarebbe più onesto fondare la validità dell’ordinazione su una procedura stabilita in modo autonomo e autorevole da uno dei saṅgha consolidati, poiché questo sembra essere avvenuto molte volte nei saṅgha maschili.
Quinta sessione, secondo giorno: polarità tra tradizione ed esigenze dei tempi moderni, prima parte
Prof. dott. Jens-Uwe Hartmann, Università Ludwig-Maximilians, Monaco di Baviera, Germania
“Il Vinaya tra storia e modernità: alcune riflessioni generali”
Non dovremmo impigliarci in controversie legali sul ripristino dell’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī, perché non farà altro che ritardare una decisione. Nel corso della storia, il Vinaya è stato modificato e ampliato molte volte. I testi completi di sette diversi Vinaya esistono tuttora ed è difficile affermare che siano stati tutti insegnati dal Buddha; ha più senso dire che si siano evoluti per adattarsi a circostanze differenti. Non si può sostenere che un lignaggio sia più valido di un altro, né si può usare la razionalità per mettere in dubbio gli altri lignaggi e la fede per legittimare il proprio. Il Buddha era pragmatico; dobbiamo quindi esserlo anche noi e non preoccuparci della validità di un’ordinazione conferita da un duplice saṅgha di due lignaggi diversi.
Bhikkhu dott. Bodhi, Monastero Chuang Yen, Carmel, New York, USA; già redattore per la Società per le pubblicazioni buddhiste, Kandy, Sri Lanka
“Il ripristino dell’ordinazione delle bhikkhunī nella tradizione Theravāda”
Il Vinaya Theravāda può essere interpretato sia come favorevole sia come contrario al ripristino dell’ordinazione delle bhikkhunī, a seconda di come lo si legge. La questione non può essere risolta in modo definito da un punto di vista puramente normativo. Per molti bhikkhu conservatori contrari al ripristino, tale opposizione sembra derivare più da motivazioni emotive e politiche. Se il Buddha fosse presente, tuttavia, è chiaro che, per compassione e con mezzi abili, sceglierebbe di permettere il ripristino dell’ordinazione.
Prof.ssa dott.ssa Hae-ju Jeon Sunim, Università di Dongguk, Seoul, Corea del Sud
“L’ordinazione dal duplice saṅgha nell’ordine Jogye del buddhismo coreano e nel Vinaya Dharmaguptaka”
Sebbene l’ordinazione Dharmaguptaka delle bhikṣuṇī da un duplice saṅgha sia stata ripristinata in Corea nel 1982 d.C. all’interno dell’ordine Jogye del buddhismo coreano, permangono ancora diverse problematiche. Sul piano dell’opinione pubblica, alcune persone desiderano che l’ordinazione sia conferita solo dalle bhikṣuṇī senza la presenza dei bhikṣu; alcune protestano contro gli otto gurudharma; altre mettono in discussione il conferimento simultaneo dell’ordinazione delle bhikṣuṇī e dei voti del bodhisattva tratti dal Sūtra della rete di Brahmā (scr. Brahmajāla sūtra).
Sesta sessione parallela, secondo giorno: polarità tra tradizione ed esigenze dei tempi moderni, seconda parte
Bhikṣuṇī Tenzin Palmo, direttrice del monastero femminile Dongyu Gatsal Ling, Tashi Jong, India
“Una breve panoramica della situazione delle monache nella tradizione tibetana”
Storicamente, la situazione delle monache novizie tibetane è stata molto difficile e le loro opportunità di studio estremamente limitate. In Tibet, spesso tornavano alle loro famiglie per prendersi cura dei genitori anziani. In esilio in India, la maggioranza dei pochi monasteri femminili fondati è oggi completamente piena. L’Associazione delle monache tibetane contribuisce al loro sostegno ma molti di questi monasteri faticano a mantenere le proprie monache e non possono permettersi di pagare insegnanti qualificati. Anche nei monasteri femminili in cui le monache hanno le condizioni per prepararsi ai titoli di ghescema e khenma, la regola che impedisce loro di studiare il Vinaya senza essere già bhikṣuṇī limita la loro possibilità di conseguire tali titoli. Per elevare lo status delle monache tibetane, è importante non solo ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī ma anche che le nuove bhikṣuṇī non osservino gli otto gurudharma che sanciscono la loro posizione subordinata. Dopotutto, questi otto precetti furono formulati unicamente per evitare la censura della società laica. Nel mondo moderno, impedire il ripristino dell’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī e continuare a onorare tali precetti rischia di attirare proprio quella stessa censura.
Prof.ssa dott.ssa Janet Gyatso, Harvard Divinity School (scuola di studi religiosi dell’Università di Harvard), Cambridge, Massachusetts, USA
“Prospettive future e necessità dell’ordinazione delle bhikṣuṇī”
Il declino dello status delle bhikṣuṇī nel mondo buddhista è stato causato principalmente da fattori culturali e sociali. Per questo, il consenso sociale e l’accettazione delle bhikṣuṇī da parte della più ampia comunità laica buddhista saranno determinanti per il ripristino della loro ordinazione. Ciò è già visibile in Sri Lanka, dove i dubbi sull’etica morale di molti bhikṣu stanno portando i laici a invitare sempre più spesso le bhikṣuṇī nelle loro case per svolgere funzioni religiose, come la conduzione dei riti funebri.
Alcune regole del Vinaya potrebbero dover essere adattate per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī e certe usanze discriminatorie, che non fanno parte del rito di ordinazione (come l’accettazione degli otto gurudharma), devono essere abbandonate. È fondamentale che il buddhismo nel mondo moderno si fondi su una totale parità di genere. Dopotutto, il Buddha stesso mostrò grande flessibilità nell’adattare le regole del Vinaya in accordo con l’opinione pubblica. La risoluzione delle questioni legate all’ordinazione e la futura prosperità di un forte ordine monastico femminile possono contribuire a offrire al mondo un’immagine più dignitosa delle donne e permettere così al buddhismo di contribuire in modo ancora più significativo alla pace globale e all’armonia ambientale, fondate sull’equilibrio emotivo e sull’autodisciplina.
Bhikkhunī Wu Yin, badessa della Società internazionale buddhista Luminary, Taiwan; presidente dell’Istituto buddhista del tempio Hsiang Kuang, Taiwan
“Il nobile compito della comunità buddhista tibetana: stabilire il proprio lignaggio di bhikṣuṇī”
Ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī è essenziale per un buddhismo fiorente, dotato di un saṅgha completo. Non si tratta di creare qualcosa di nuovo. Tra i vari modi per ristabilire l’ordinazione, il metodo che prevede un solo saṅgha, pur non essendo perfetto, sembra essere la scelta migliore. Il momento per agire è adesso: tutto dipende dalla volontà dei maestri bhikṣu tibetani del Vinaya.
Bhikkhunī dott.ssa Dhammananda (alias prof.ssa dott.ssa Chatsumarn Kabilsingh), badessa del monastero femminile Songdhammakalyani, Thailandia
“La necessità di considerare le interpretazioni popolari del Tripiṭaka (nel contesto Theravāda)”
L’ordinazione delle bhikkhunī non è mai giunta in Thailandia. La tradizione delle maeji (maechi) –praticanti che osservano otto precetti, rasano i capelli, indossano vesti bianche e conducono uno stile di vita in parte religioso – esiste da almeno quattro secoli. Le maeji non ricevono né riconoscimento né sostegno governativo. Nel 1782 il re Rama I promulgò un Atto del Saṅgha, che definiva ufficialmente il saṅgha come maschile. Inoltre, nel 1928 d.C., il Saṅgharāja Jinavornsiriratna emanò un ordine che proibiva a tutti i bhikkhu thailandesi di conferire l’ordinazione alle donne, nonostante tale proibizione contraddicesse il Vinaya. Questa disposizione è ancora in vigore. Le prime bhikkhunī thailandesi della tradizione Theravāda furono ordinate in Sri Lanka nel 2003. Attualmente, nel 2007, ci sono otto bhikkhunī thailandesi e due indonesiane nella tradizione thailandese. Il riconoscimento pubblico e governativo procede lentamente e, in Indonesia, le bhikṣuṇī Theravāda non possono insegnare nei templi buddhisti.
Una lettura più attenta delle basi scritturali spesso citate a sostegno del pregiudizio contro le donne nel Theravāda rivela numerose interpretazioni errate. L’esitazione del Buddha a ordinare Mahāprajāpatī non fu un rifiuto: egli le consigliò semplicemente di non cercare gratificazione nella vita monacale. Il Buddha le conferì l’ordinazione dopo che Ānanda gli chiese se la sua esitazione fosse dovuta all’idea che le donne non fossero in grado di conseguire il nirvāṇa. Il Buddha rispose che le donne possono ottenerlo attraversando i quattro stadi: colei che entra nella corrente, colei che torna una volta, colei che non ritorna e arhat.
Subito dopo aver affermato che l’ordinazione delle donne avrebbe indebolito il saṅgha e ridotto la durata del Dhamma da 1000 a 500 anni, il Buddha aggiunse che, stabilendo gli otto garudhamma, stava prevenendo tale declino. Inoltre, poco prima della sua morte, disse che, qualora alcune regole minori del Vinaya si fossero rivelate problematiche, il saṅgha avrebbe potuto modificarle o abrogarle. Tuttavia, il Primo Concilio non riuscì a decidere quali fossero tali regole minori e così Mahākassapa propose di mantenerle tutte, senza aggiunte né eliminazioni. Tale atteggiamento conservatore è stato seguito fino a ora.
Bhikkhu Kirama Wimalajothi Thera, direttore del Centro culturale buddhista, Dehiwala, Sri Lanka
“L’attuale risveglio culturale e il suo impatto sull’ordine delle bhikkhunī in Sri Lanka”
Negli ultimi anni in Sri Lanka sono stati chiusi oltre duemila templi per carenza di bhikkhu. Il ripristino delle bhikṣuṇī del lignaggio Theravāda sta contribuendo a rivitalizzare il buddhismo nel paese. Non vi è stata alcuna risposta negativa da parte dei patriarchi buddhisti srilankesi riguardo alle bhikkhunī appena ordinate, né obiezioni alle procedure di ordinazione. L’opinione pubblica ha accolto favorevolmente le bhikkhunī, come dimostrano i frequenti inviti nelle case per celebrare i riti funebri. I rapporti tra i bhikkhu e le bhikkhunī sono cordiali e i bhikkhu invitano le bhikkhunī nei loro templi per insegnare al pubblico. Tuttavia, sono necessari più istituti per formare le bhikkhunī non solo nel Dhamma ma anche nei metodi per assistere la comunità laica.
Prof. dott. Barend Jan Terwiel, professore emerito, Università di Amburgo, Germania
“Alcuni problemi nell’istituzione del saṅgha delle bhikkhunī nella Thailandia Theravāda”
Uno dei principali ostacoli al ripristino delle bhikkhunī del Theravāda in Thailandia è il ruolo di rilievo che la magia riveste nella pratica dei buddhisti thailandesi. I monaci e le loro vesti color ocra sono considerati dalla maggior parte dei thailandesi come portatori di buona fortuna. Di conseguenza, centinaia di milioni di amuleti vengono benedetti e distribuiti dai monaci e indossati dai fedeli. La società thailandese ritiene inoltre che i monaci vengano contaminati da qualsiasi contatto con le donne, persino con animali femmina. Si crede che tale contatto sottragga loro il potere spirituale acquisito tramite la meditazione e la castità. Persino i palazzi erano tradizionalmente costruiti su un unico piano, per evitare che gli uomini venissero contaminati da donne che camminassero sopra di loro. I buddhisti birmani e srilankesi non condividono queste superstizioni. Con l’avvento di edifici a più piani nella Thailandia moderna, alcuni aspetti di questo pregiudizio stanno iniziando a diminuire. Tuttavia, la sua persistenza continua a causare una forte opposizione alla parità di genere nel saṅgha thailandese.
Dott. Martin Seeger, Università di Leeds, Inghilterra
“Il ripristino dell’ordine delle monache del Theravāda in Thailandia: autorità scritturale e resistenza culturale”
Sebbene in Thailandia persista ancora una forte resistenza verso il ripristino delle bhikkhunī del Theravāda, le maechi che osservano gli otto precetti stanno lentamente ricevendo un riconoscimento pubblico più ampio rispetto al passato. Tuttavia, solo alcune di loro sono diventate insegnanti carismatiche e, nel complesso, alla loro comunità continua a mancare un carisma istituzionale. Nonostante il loro status generalmente inferiore, sembra che un numero crescente di maechi abbia ottenuto una posizione piuttosto elevata e, in alcuni casi, abbia acquisito un enorme seguito di devoti e discepoli molto influenti. Numerose di queste maechi, anche se non tutte, provengono dalla classe media thailandese e anche molti dei loro seguaci e sostenitori appartengono a tale classe. Negli ultimi tempi quasi settemila templi thailandesi sono stati abbandonati, mentre tra le donne cresce l’interesse a ricevere l’ordinazione. Per via delle scarse opportunità disponibili per loro all’interno delle istituzioni del buddhismo Theravāda thailandese, le donne si orientano verso altre scuole per l’ordinazione, come la tradizione vietnamita di Thich Nhat Hanh oppure l’ordine taiwanese Fo Guang Shan, che ha un tempio filiale a Bangkok. Se il Supremo concilio buddhista della Thailandia e le due principali università buddhiste del paese continueranno a evitare di trovare una soluzione accettabile alla questione dell’ordinazione delle bhikkhunī, un ulteriore declino del buddhismo thailandese tradizionale potrebbe rivelarsi inevitabile. Mentre la fine della marginalizzazione delle donne buddhiste thailandesi potrebbe contribuire a rivitalizzare il buddhismo nel suo insieme in Thailandia.
Bhikṣu Thich Quang Ba, abate del monastero Van Hanh, Canberra, Australia, e del monastero Nguyen Thieu, Sydney, Australia
“Il saṅgha delle bhikkhuṇī in Vietnam e in Australia: una panoramica sulla sua storia e sugli sviluppi contemporanei”
I rifugiati vietnamiti hanno lavorato con costanza per fondare templi e ordinare bhikṣu e bhikṣuṇī in molti paesi nel mondo. Attualmente, nella comunità vietnamita, la proporzione fra bhikṣu e bhikṣuṇī è di tre a due. È importante che i tibetani, così come i thailandesi e i birmani, ristabiliscano l’ordinazione delle bhikṣuṇī nei loro lignaggi, specialmente considerando la posizione precaria del buddhismo in molte parti del mondo odierno. Una conferenza mondiale sulle bhikṣuṇī potrebbe contribuire a far avanzare questo processo.
Ghesce Lharampa Bhikṣu Rinchen Ngudrup, monastero femminile e istituto Drolmaling, Dharamsala, India
“L’ineccepibile ordinazione delle bhikṣuṇī da un solo saṅgha di bhikṣu”
Il Buddha asserì nei Precetti minori del Vinaya (tib. ’Dul-ba lung phran-tshegs, scr. Vinayāgamakṣudraka) che le ordinazioni di upāsikā, śrāmaṇerikā, śikṣamāṇā e brahmacarya devono essere conferite in sequenza dalle bhikṣuṇī. Tuttavia, secondo le Istruzioni per il ritiro estivo, il Buddha affermò che, se una śrāmaṇerikā o una śikṣamāṇā chiede ai bhikṣu di conferirle l’ordinazione completa, i bhikṣu devono prendere congedo dal ritiro estivo per sette giorni e conferire l’ordinazione. Questo secondo passaggio può essere interpretato nel senso che, in tale situazione, i bhikṣu possono conferire l’ordinazione di bhikṣuṇī anche tramite una cerimonia che prevede un solo saṅgha, qualora non esistano bhikṣuṇī per completare il duplice saṅgha. Ciò è supportato dall’affermazione di Guṇaprabha nel Sūtra radice del Vinaya, secondo cui i bhikṣu possono conferire l’ordinazione di brahmacarya. Poiché l’ordinazione di brahmacarya deve essere eseguita nello stesso giorno dell’ordinazione di bhikṣuṇī, ne consegue che i bhikṣu possono conferire anche quest’ultima tramite il metodo che prevede un singolo saṅgha. Inoltre, il testo Differenziazioni nel Vinaya delle bhikṣuṇī (tib. dGe-slong-ma’i ’dul-ba rnam-par ’byed-pa, scr. Bhikṣuṇīvinayavibhaṅga) afferma che, se una donna qualificata desidera diventare bhikṣuṇī e il saṅgha non la ordina, i bhikṣu incorrono in un errore. Pertanto, l’ordinazione da un singolo saṅgha è permessa dalle scritture per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī e, seguendo tale metodo, i bhikṣu ordinanti non incorrono nemmeno in un’infrazione minore.
Sesta sessione parallela, secondo giorno: polarità tra tradizione ed esigenze dei tempi moderni, terza parte – Theravāda (Sri Lanka, Myanmar, Thailandia e Bangladesh)
Bhikkhu prof. Dhammavihari Thera, Saṅgha Nāyaka della scuola Amarapura Dharmarakshita, Sri Lanka
“Il genere non è una questione rilevante nel processo di liberazione personale nel buddhismo come religione”
Poiché uomini e donne sono parimenti qualificati per il conseguimento spirituale, tutti i livelli di ordinazione devono essere resi disponibili alle donne che desiderano rinunciare alla vita familiare e aspirano al nirvāṇa. È necessario fondare un istituto centrale di formazione per istruire le bhikkhunī nel Dhamma dopo l’ordinazione e creare luoghi per la meditazione dove vengano fornite istruzioni complete.
Bhikkhunī Ayya Guṇasāri, Centro di meditazione vipassana Thanti-Thitsar, Riverside, California, USA
“Costruire ponti per il saṅgha di bhikkhunī Theravāda in mondi diversi”
Attualmente in Myanmar, le donne possono diventare soltanto silashin, ossia praticanti degli otto precetti. Le silashin, così come le operatrici del Dhamma e il futuro saṅgha femminile ordinato, necessitano di un’istruzione e di una formazione migliori affinché possano contribuire adeguatamente alla diffusione del Dhamma in Myanmar. A tal fine, le dieci perfezioni (pali pāramī) possono costituire la base per la cooperazione tra il saṅgha maschile e quello femminile insieme alle operatrici del Dhamma.
Dott.ssa Tomoni Ito, Università di studi internazionali Kanda, Chiba, Giappone
“Il ripristino delle bhikkhunī nel buddhismo Theravāda: basi per l’autenticità delle bhikṣuṇī appena ordinate”
Affinché l’ordinazione completa delle donne thailandesi sia considerata “corretta” dalla società thailandese, l’unica opzione ora è che esse la ricevano in Sri Lanka da un duplice saṅgha composto da bhikkhu e bhikkhunī del Theravāda. Difficoltà economiche, differenze linguistiche e culturali, nonché fattori legati all’età, hanno tuttavia ostacolato questa possibilità. Nel 2005, diverse sāmaṇerī thailandesi hanno ricevuto l’ordinazione di bhikkhunī da un solo saṅgha Theravāda in Thailandia e poi nuovamente da un duplice saṅgha internazionale nel 2006. Tuttavia, gli abati thailandesi hanno rifiutato la loro richiesta di ammissione ai templi, sostenendo che non avessero ricevuto un’adeguata ordinazione in Sri Lanka. Tale motivazione potrebbe però celare fattori culturali più profondi. Le nuove bhikkhunī thailandesi dovranno vivere come una comunità e sviluppare un ordine consolidato al fine di ottenere la fiducia della società necessaria a conferire legittimità alla loro ordinazione.
Dott.ssa Barbara Kameniar, Università Flinders, Università di Melbourne, Australia
“Ruralità, dibattiti sull’ordinazione e maechi thailandesi”
In generale, la società laica thailandese e il saṅgha dei bhikkhu non nutrono rispetto per le maechi. È importante che gli studiosi occidentali cessino di contribuire all’opinione denigratoria secondo cui diventare maechi sarebbe un sentiero spirituale inferiore. Molte donne in Thailandia si recano ai wat per riprendersi da situazioni stressanti. È necessario che esse abbiano a disposizione non solo la possibilità di diventare bhikkhunī ma anche quella di diventare maechi e che questo percorso spirituale sia rispettato nella società thailandese.
Bhikkhuṇī Ayya Tathālokā, badessa del Dhammadharini Vihāra, Fremont, California, USA
“Estrarre l’oro: una visione e un’esplorazione chiara della natura essenziale e dello scopo del saṅgha delle bhikkhunī”
I buddha del passato hanno avuto saṅgha di bhikkhunī; Buddha Śākyamuni stesso ordinò la prima bhikkhunī ed ebbe molte discepole bhikkhunī illuminate. I fraintendimenti comuni riguardanti lo status spirituale inferiore delle bhikkhunī devono essere confutati mediante citazioni scritturali. Con l’aiuto dei saṅgha cinese e srilankese, i saṅgha coreani di bhikkhu e bhikkhunī, decimati durante la Guerra di Corea, sono stati ripristinati e oggi in Corea del Sud si contano più di diecimila bhikkhu e diecimila bhikkhunī. Il ripristino del saṅgha delle bhikkhunī è necessario anche in altri paesi dove vi sia interesse, inclusa la Thailandia.
Dott.ssa Emma Tomalin, Università di Leeds, Inghilterra
“Il movimento delle bhikkhunī thailandesi e l’emancipazione femminile”
Lo status inferiore delle donne nel buddhismo thailandese e la loro posizione subordinata nella società thailandese sono questioni strettamente correlate. Se l’istruzione religiosa e generale gratuita, attualmente disponibile per i ragazzi, fosse resa accessibile anche alle ragazze, ciò potrebbe contribuire a ridurre il rischio che queste ultime diventino vittime del traffico a fini di sfruttamento sessuale. L’istituzione dell’ordinazione delle bhikkhunī in Thailandia ha il potenziale per riequilibrare la disparità di genere nella società thailandese. In tal senso, una forma di “femminismo religioso” potrebbe favorire l’emancipazione delle donne in Thailandia.
Prajna Bangsha Bhikṣu, abate capo della Pagoda per la pace nel mondo, Università di Chittagong, Bangladesh
“Questioni chiave relative al ripristino del lignaggio delle bhikṣuṇī nella tradizione buddhista Theravāda in Bangladesh, dove esso attualmente non esiste”
Un saṅgha di bhikkhuṇī era presente nel Bengala fino al XII secolo d.C. ma non disponiamo di informazioni sulle sue attività precise. Successivamente, il buddhismo sopravvisse solo in alcune zone del Bengala, principalmente a Chittagong e nelle colline di Chittagong in Bangladesh. Nel 1864 d.C., un eminente monaco del distretto di Arakan, nella Birmania costiera, ristabilì il buddhismo Theravāda nella Società Buddhista Vajrayāna di quelle regioni collinari. Da allora la pratica del buddhismo Theravāda è proseguita fino ai giorni nostri.
Sebbene in Bangladesh vi siano pressappoco un milione di buddhisti, pari a circa l’uno per cento della popolazione totale, nei diversi templi solo pochissime donne osservano gli otto precetti. Benché la società bengalese e molti eminenti monaci non siano favorevoli al ripristino dell’ordinazione Theravāda delle bhikṣuṇī, il venerabile Bana Bhante Sadhananda Mahathero è disposto a ordinare le donne bengalesi una volta che avranno studiato i testi fondamentali del Vinaya, che Prajna Bangsha Bhikṣu ha tradotto in bengali.
Sesta sessione parallela, secondo giorno: polarità tra tradizione ed esigenze dei tempi moderni, quarta parte – Mahāyāna (Cina, Vietnam, Corea, Tibet e Thailandia)
Dott.ssa Christie Yu-ling Chang, Università nazionale di Taiwan, Taipei, Taiwan
“Da anila a ghelogma: nomi, linguaggio e uguaglianza di genere”
A Taiwan, il Movimento per la corretta denominazione sta lavorando per educare le persone a non usare modi denigratori per rivolgersi alle monache, così come ad altre minoranze, e a utilizzare invece forme più rispettose. L’uso di appellativi dispregiativi per determinati gruppi all’interno di una società è una forma di “violenza simbolica”. Per questo motivo, tra gli scopi del movimento vi è l’impegno a educare il pubblico e i media a sostituire la parola cinese nigu, che significa “zia”, con biqiuni, il temine corretto per bhikkhunī. Questi sforzi hanno ricevuto il sostegno non solo dell’Associazione delle bhikkhunī buddhiste cinesi ma anche di diverse associazioni taiwanesi di bhikkhu. Le proteste di questo movimento sono state piuttosto efficaci ed è tempo che una simile iniziativa abbia luogo all’interno della comunità tibetana per sostituire anila, termine denigratorio per rivolgersi alle monache, con chöla e ghelongma.
Stefania Travagnin, dottoranda, Scuola di studi africani e orientali (SOAS), Università di Londra, Inghilterra
“Vita e missione dell’anziana Gongga (1903-1997): costruire ponti tra le tradizioni del Dharma e superare la discriminazione di genere”
La diffusione del buddhismo tibetano a Taiwan si è articolata in due periodi. Dal 1950 al 1982 d.C., furono per lo più i laici provenienti dalla Cina continentale, seguaci del buddhismo tibetano, a trasferirsi a Taiwan, insieme a pochi lama ordinati tibetani e mongoli. Dal 1982 d.C., un numero crescente di membri della comunità monastica tibetana ha iniziato a recarsi a Taiwan. L’anziana Gongga era una donna cinese che trasmise e diffuse il lignaggio Kagyu del buddhismo tibetano fino al 1958 d.C., dapprima nella Cina continentale e successivamente a Taiwan. Capace di fondere insieme le identità del buddhismo cinese e tibetano, insegnò inizialmente come laica e solo nel 1982 d.C. come bhikkhunī. Il suo corpo conservato è ampiamente venerato per aver prodotto numerose reliquie. Un’altra monaca cinese, Longlian (1909-2006 d.C.), appartenente alla scuola Ghelug, contribuì anch’essa in modo significativo alla diffusione del buddhismo tibetano tra i cinesi, principalmente attraverso la sua opera di traduzione.
Bhikkhunī Thich Nu Hue Huong, vicecapo del comitato di beneficenza dell’Associazione buddhista vietnamita centrale, Thong Nhat, Vietnam
“Il ruolo delle donne nel saṅgha buddhista”
Gli otto gurudharma furono formulati dal Buddha mosso da benevolenza verso le donne, con lo scopo di aiutare la regina Mahāprajāpatī Gautamī e il suo seguito a superare l’arroganza derivante dall’essere state parte della corte reale. Erano anche necessari per proteggere le monache dall’essere danneggiate. In Vietnam, le bhikkhunī hanno enormemente contribuito al buddhismo. Nel 1956 d.C., la bhikkhunī Nhu Thanh fondò l’Associazione Mahāyāna delle monache vietnamite. Con la riunificazione del Vietnam del Nord e del Sud, nel 1981 d.C. fu istituito il Saṅgha buddhista vietnamita, con l’obiettivo di standardizzare e regolamentare la pratica buddhista in tutto il paese, congiuntamente per bhikkhu e bhikkhunī. Ciò ha garantito la continuità dell’armonia e dell’eguaglianza di genere all’interno del saṅgha. Se in altri paesi buddhisti gli otto gurudharma e il Vinaya delle bhikkhunī non sono stati adeguatamente rispettati, al punto che le bhikkhunī sono state costrette a mostrare deferenza a bhikkhu dalla condotta etica degenerata, è il comportamento di tali bhikkhu che deve essere corretto. Con un’appropriata applicazione degli otto gurudharma, la loro osservanza diventa una barca che conduce le bhikkhunī al nirvāṇa.
Thich Nu Hanh Tri (alias dott.ssa Lani Hunter), fondatrice della Fondazione per la pace nel mondo, Fremont, California, USA
“L’ordinazione delle monache buddhiste e le opere di carità”
Benché sia difficile per le bhikkhunī impegnarsi in opere di carità mentre mantengono la pura osservanza delle regole di condotta secondo il Vinaya, è comunque possibile farlo, basandosi sulla pratica della generosità, la prima delle sei pāramitā.
Ven. Losang Dechen, codirettrice del Progetto delle monache tibetane, Dharamsala, India
“Le monache tibetane e l’ordinazione delle bhikṣuṇī”
Malgrado il Tibet non abbia mai avuto un lignaggio di ordinazione delle bhikṣuṇī ma solo una tradizione di monache novizie, sono comunque esistite diverse praticanti famose, a partire da Machig Labdron (tib. Ma-chig Lab-sgron) nell’XI secolo d.C. Nel XIII secolo d.C., venne tentato l’avvio dell’ordinazione delle bhikṣuṇī tramite un singolo saṅgha; ma l’iniziativa non ebbe seguito. Nel XV secolo d.C., la principessa Chokyi Dronme (tib. Chos-kyi sgron-me) fu riconosciuta come l’incarnazione della figura illuminata Vajravārāhī. Diventò nota come Samding Dorje Pagmo (tib. bSam-lding rDo-rje phag-mo) e diede inizio a un lignaggio di tulku femmine, lama reincarnate. Attualmente la dodicesima della linea di successione vive in Tibet. Un altro lignaggio di tulku femmine, quello di Shugseb Jetsun Rinpoche (tib. Shug-gseb rJe-btsun Rin-po-che), ebbe inizio nel XIX secolo d.C.
Sebbene la maggioranza delle monache novizie tibetane sia stata tradizionalmente privata dell’opportunità di studiare la filosofia buddhista e il dibattito, alcune vi si sono dedicate e si sono distinte in tale ambito, in particolare nel XVII secolo d.C., all’epoca del V Dalai Lama. Meno di vent’anni fa, Sua Santità il XIV Dalai Lama introdusse lo studio della filosofia buddhista e del dibattito nei monasteri femminili buddhisti tibetani in esilio. Alcune monache ora insegnano nelle scuole tibetane, mentre altre sono diventate dottoresse di medicina tibetana. Molte, inoltre, hanno completato con successo la loro formazione nelle sezioni di filosofia dei programmi tradizionali di ghesce e khenpo; ma non hanno potuto ottenere questi titoli a causa dell’impossibilità di completare lo studio del Vinaya. In quanto monache novizie, infatti, hanno il permesso di studiare solo il Vinaya delle śrāmaṇerikā, non quello delle bhikṣuṇī. Questa restrizione ha rafforzato ulteriormente in loro la consapevolezza dell’importanza di ristabilire l’ordinazione delle bhikṣuṇī nella tradizione tibetana del Mūlasarvāstivāda.
Molti anni di ricerche su questa ordinazione, svolti con il sostegno di Sua Santità il Dalai Lama, insieme alle numerose conferenze sul tema, hanno convinto un numero sempre maggiore di bhikṣu detentori del Vinaya della necessità e della fattibilità di ripristinare la tradizione di ordinazione delle bhikṣuṇī. Le monache novizie tibetane che desiderano ricevere l’ordinazione delle bhikṣuṇī confidano che ciò sarà presto possibile e auspicano che venga condotta da un’assemblea composta esclusivamente da un saṅgha di bhikṣu del Mūlasarvāstivāda.
Dott.ssa Kim Gitschow, Williams College, Williamstown, Massachusetts, USA, e Skalzang Lhamo, presidente dell’Associazione delle monache dello Zangskar, Karsha, Zangskar, India
“Ordinazione e status in Zangskar”
Le monache buddhiste erano presenti nelle regioni himalayane di Spiti e Guge ancora agli inizi del XI secolo d.C., benché non sia chiaro se fossero bhikṣuṇī o śrāmaṇerikā. Per esempio, alla fine del X secolo d.C., il re Yeshe Ö invitò a Guge, nel Tibet occidentale, il maestro dell’India orientale Dharmapāla e diversi suoi discepoli per conferire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda dei bhikṣu. In quell’occasione, la figlia del re prese l’ordinazione, sebbene non sia chiaro se divenne una novizia o una monaca completa.
Il più antico monastero femminile dello Zangskar risale alla prima metà del XV secolo d.C. e, seguendo la tradizione tibetana, ospita solo monache novizie. Monasteri femminili simili furono fondati in Ladakh a partire dal XVIII secolo d.C. Attualmente, lo Zangskar conta dieci monasteri femminili con circa centoventi monache novizie e otto monasteri con circa trecento monaci. I monasteri femminili possiedono una quantità di terreni di gran lunga inferiore rispetto a quelli maschili e il sostegno economico alle monache è scarso. La situazione economica e formativa dei monasteri femminili in Zangskar e in Ladakh è migliorata con la fondazione dell’Associazione delle monache del Ladakh nel 1996 d.C. e dell’Associazione delle monache dello Zangskar nel 2006 d.C.
Maestra Shi Kuang Seng, la prima donna thailandese a ricevere l’ordinazione di bhikṣuṇī secondo il lignaggio Dharmaguptaka, Thailandia
“L’implicazione delle virtù materne per la società buddhista”
Con il ripristino dell’ordinazione delle bhikṣuṇī, queste ultime potranno assumere più pienamente il ruolo materno nel fornire conforto spirituale a donne e bambini, in particolare a coloro che sono stati vittime di abusi.
Settima sessione, secondo giorno: esempi per ripristinare l’ordinazione da un duplice saṅgha e la formazione nel Vinaya
Bhikṣuṇī Myoom Sunim, rettrice dell’Istituto Vinaya del Diamante, Corea del Sud; presidente del Seminario monastico Pongnyongsa per le monache, Suwon, Corea del Sud
“La struttura e l’offerta formativa dell’Istituto Vinaya delle Bhikṣuṇī del monastero femminile Pongbyongsa in Corea”
Durante l’occupazione giapponese della Corea (1910-1945 d.C.), il numero di bhikṣu casti diminuì drasticamente a causa dell’influenza dell’usanza del buddhismo giapponese dei sacerdoti sposati. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale si contavano solo pochi bhikṣu coreani casti che studiavano il Vinaya. La Guerra di Corea (1950-1953 d.C.) arrecò ulteriori danni all’ordine monastico. Con il tempo, il Vinaya fu rivitalizzato e, nel 1982 d.C., l’ordinazione da un duplice saṅgha per le bhikṣuṇī fu ripristinato nell’ordine Jogye. Nel 1999 d.C., fu fondato l’Istituto Vinaya del Diamante per istruire le bhikṣuṇī secondo un programma rigoroso e un’ampia offerta formativa. Nel 2007 d.C., per la prima volta, il lignaggio del Vinaya delle bhikṣuṇī fu trasmesso da una bhikṣuṇī a un’altra.
Bhikṣuṇī Thubten Chodron, badessa dell’Abbazia Sravasti, Newport, Washington, USA
“Un precedente tibetano per un’ordinazione multi-tradizione a sostegno dell’ordinazione delle bhikṣuṇī tramite un duplice saṅgha composto da bhikṣu del Mūlasarvāstivāda e bhikṣuṇī del Dharmaguptaka”
Dopo la persecuzione del buddhismo nel Tibet centrale da parte del re Langdarma, a metà del IX secolo o agli inizi del X secolo d.C., tre bhikṣu tibetani del Mūlasarvāstivāda, guidati da Tsang Rabsel (tib. Tsang Rab-sal), fuggirono in Amdo, dove conferirono l’ordinazione completa di bhikṣu a Gongpa Rabsel (tib. dGongs-pa Rab-gsal) con l’aiuto di due bhikṣu cinesi. In merito al lignaggio del Vinaya seguito da questi bhikṣu cinesi, l’asserzione di molti studiosi tibetani conservatori secondo cui dovesse necessariamente essere il Mūlasarvāstivāda non ha alcun fondamento storico.
Dalla metà del III secolo fino agli inizi del V secolo d.C., i bhikṣu cinesi venivano ordinati secondo i rituali del Dharmaguptaka ma nella vita quotidiana seguivano la versione Mahāsaṃghika dei voti di prātimokṣa. Una volta che i rispettivi testi furono tradotti in cinese, dagli inizi del V fino a metà del VII secolo d.C., i bhikṣu continuarono a essere ordinati secondo il Vinaya Dharmaguptaka, mentre nelle diverse parti della Cina seguivano i Vinaya Sarvāstivāda, Dharmaguptaka, Mahāsaṃghika o Mahīśāsaka.
A metà del VII secolo d.C., Daoxuan, primo patriarca della Scuola del Vinaya in Cina, decretò che il Vinaya Dharmaguptaka dovesse essere seguito sia per l’ordinazione sia nella vita quotidiana e, nel 709 d.C., l’imperatore Tang Zhongzong formalizzò tale direttiva con un editto imperiale. Il Vinaya Mūlasarvāstivāda fu tradotto in cinese soltanto agli inizi dell’VIII secolo d.C. ma non vi sono prove che sia mai stato adottato. Di conseguenza, i due bhikṣu cinesi che completarono l’assemblea di cinque bhikṣu necessaria per conferire l’ordinazione in una regione di confine erano chiaramente del Dharmaguptaka. Nella storia tibetana vi è dunque un precedente per conferire l’ordinazione tramite un saṅgha composto da membri appartenenti a due diverse scuole di Vinaya; pertanto, l’ordinazione tramite duplice saṅgha con membri di due scuole Vinaya può essere utilizzata per ristabilire l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī. Inoltre, Tsang Rabsel autorizzò Gongpa Rabsel a fungere da precettore (tib. mkhan-po, scr. upādhyāya) nell’ordinazione di Lume (tib. Klu-mes Tshul-khrims shes-rab), sebbene Gongpa Rabsel non avesse ancora mantenuto i voti per cinque anni come richiesto in una regione di confine. Ciò costituisce un precedente per adattare la procedura di ordinazione descritta nel Vinaya in presenza di condizioni adeguate.
Bhikṣu dott. Heng Sure, direttore del Monastero buddhista di Berkeley, Berkeley, California, USA
“Il prosperare del saṅgha delle bhikṣuṇī in Nord America: la visione del maestro Hsuan Hua sull’organizzazione del saṅgha e la sua attuazione”
Fin dagli inizi del V secolo d.C., i rituali di ordinazione Dharmaguptaka per bhikṣu e bhikṣuṇī includono il conferimento dei voti di bodhisattva secondo la presentazione contenuta nel Sūtra della rete di Brahmā (scr. Brahmajāla sūtra). All’inizio della dinastia Qing, le procedure di ordinazione in molti monasteri aveva già perso rigore. Per questo motivo, nel 1660 d.C., Jian Yue ristabilì i rituali puri di ordinazione, includendo il conferimento dei voti di bodhisattva come parte del rito. I suoi manuali per l’ordinazione sono stati seguiti ininterrottamente da allora.
Nel 1969 d.C., il maestro Hua fondò l’Associazione buddhista Regno del Dharma in California, Stati Uniti. Dal 1972, questa associazione ha condotto ordinazioni Dharmaguptaka per bhikṣu e bhikṣuṇī per undici volte presso il Monastero Montagna Aurea a San Francisco e presso la Città dei Diecimila Buddha a Talmage, in California, sulla base dei manuali di Jian Yue. Anziani bhikkhu del Theravāda hanno presieduto, partecipato e certificato queste ordinazioni. In seguito, i saṅgha dei bhikṣu e delle bhikṣuṇī ricevono la loro formazione e vivono in armonia all’interno di un contesto occidentale.
Bhikkhunī dott.ssa Karuna Dharma, badessa del Centro internazionale di meditazione buddhista, Los Angeles, California, USA
“Esperienze di ordinazione delle bhikkhunī a Los Angeles dal 1994 al 2004”
A partire dal 1994 d.C., presso il Centro internazionale di meditazione buddhista a Los Angeles, California, USA, si tengono ordinazioni di bhikṣu e bhikṣuṇī secondo la procedura Dharmaguptaka. I bhikṣu e le bhikṣuṇī vengono ordinati insieme in un unico rituale. Ognuno dei tre ruoli officianti richiesti dal rito di ordinazione è condiviso da un bhikṣu e una bhikṣuṇī: i bhikṣu conferiscono i voti di bhikṣu e le bhikṣuṇī conferiscono i voti di bhikṣuṇī. Gli officianti bhikṣu e bhikṣuṇī provengono da scuole e paesi diversi, operando insieme come un unico corpo ordinante: srilankesi del Theravāda e cinesi, coreani, vietnamiti e americani del Dharmaguptaka. Gli altri membri del saṅgha ordinante sono bhikṣu e bhikṣuṇī provenienti da tutte e tre le scuole Vinaya e da paesi diversi. Le candidate all’ordinazione sono tutte monache novizie, śrāmaṇerikā, da almeno tre anni, senza l’obbligo di essere state śikṣamāṇā. Sebbene il rituale di ordinazione sia esclusivamente secondo il lignaggio Dharmaguptaka, i nuovi bhikṣu e bhikṣuṇī devono ritenere di aver ricevuto l’ordinazione nel proprio lignaggio: Theravāda, Mūlasarvāstivāda e Dharmaguptaka. Venti donne occidentali hanno ricevuto l’ordinazione di bhikṣuṇī in questo modo nella tradizione Mūlasarvāstivāda.
Bhikkhunī dott.ssa Kusuma Devendra, direttrice del Sri Gotami Ashram, Sri Lanka
“Le bhikkhunī del Theravāda”
Dall’interruzione del lignaggio di ordinazione Theravāda delle bhikkhunī nel 1017 d.C., le donne srilankesi hanno potuto ordinarsi solo come monache che osservano dieci precetti. L’ordinazione delle bhikkhunī è stata ripristinata per la prima volta per le donne srilankesi a Sarnath nel 1996 d.C. grazie a un saṅgha coreano del Dharmaguptaka nell’ordine Chogye (Jogye). I bhikkhu srilankesi presenti hanno riconosciuto la legittimità di quell’ordinazione e, successivamente, queste dieci bhikṣuṇī srilankesi hanno seguito la tradizione Theravāda del Vinaya pur avendo ricevuto l’ordinazione Dharmaguptaka. Nel 1998 d.C. a Bodh Gaya, altre venti monache srilankesi con dieci precetti ricevettero l’ordinazione Dharmaguptaka da un solo saṅgha composto da bhikkhu taiwanesi e, successivamente, una riordinazione come bhikkhunī da un singolo saṅgha di bhikkhu Theravāda a Sarnath. Ora, nel 2007 d.C., in Sri Lanka vi sono più di cinquecento bhikkhunī che hanno ricevuto l’ordinazione a Taiwan e tramite ordinazioni da un duplice saṅgha composto da bhikṣu e bhikṣuṇī srilankesi in Sri Lanka. Non c’è alcun fondamento nell’obiezione sollevata da alcuni bhikkhu srilankesi conservatori secondo cui l’ordinazione Dharmaguptaka sarebbe un’ordinazione Mahāyāna. Il presidente dello Sri Lanka, Sua Eccellenza Mahinda Rajapaksa, ha riconosciuto questa ordinazione, che ora gode del sostegno ufficiale del governo.
Bhikṣuṇī Chuehmen, coordinatrice per l’Asia meridionale e il buddhismo Theravāda presso il Monastero Fo Guang Shan, Kaohsiung, Taiwan
“Il diritto di essere ordinate come bhikṣuṇī: condivisione della nostra esperienza”
L’ordine Fo Guang Shan è stato fondato a Taiwan nel 1967 d.C. I bhikṣu e le bhikṣuṇī dell’ordine hanno conferito l’ordinazione Dharmaguptaka tramite duplice saṅgha a monache che seguono il Theravāda e il buddhismo tibetano presso il Tempio Hsi Lai a Los Angeles nel 1988, a Bodh Gaya nel 1998 e a Taiwan nel 2000 d.C. È meglio ragionare in termini di buddhismo e di Vinaya piuttosto che dei loro specifici lignaggi. Ai tempi del Buddha non esistevano divisioni in lignaggi o scuole come Theravāda, Dharmaguptaka e Mūlasarvāstivāda. Sebbene le regole disciplinari in ciascuno di questi tre lignaggi presentino lievi differenze, sono tutte valide; nessuna è sbagliata. Per questo motivo tali differenze non dovrebbero costituire un ostacolo all’ordinazione delle bhikṣuṇī.
Lama Choedrak Rinpoche, direttore dell’Accademia buddhista internazionale Sakya, Manuka, Australia
“L’esperienza di essere il maestro buddhista tibetano che ha convocato e sponsorizzato la prima ordinazione delle bhikṣuṇī promossa da un tibetano, tenutasi a Canberra, Australia, nell’ottobre 2003”
Nel 2003 d.C. a Canberra, Australia, nove donne hanno ricevuto l’ordinazione Dharmaguptaka come bhikṣuṇī tramite duplice saṅgha da un Concilio di precettori composto da bhikṣu e bhikṣuṇī vietnamiti. Sarebbe auspicabile creare un simile Concilio di precettori per l’ordinazione delle bhikṣuṇī e, con l’assistenza del Dipartimento della religione e della cultura del Governo tibetano in esilio, a Dharamsala, India, tenere un’ordinazione Dharmaguptaka delle bhikṣuṇī tramite duplice saṅgha per le monache tibetane in India e Nepal. Sarebbe auspicabile che Sua Santità il Dalai Lama concedesse il permesso affinché ciò avvenga.
Discussione serale, secondo giorno
Le monache tibetane presenti, provenienti dai monasteri femminili in India, sono unanimemente favorevoli all’ordinazione Mūlasarvāstivāda conferita da un singolo saṅgha, purché ciò avvenga nel modo ritenuto corretto dal Vinaya. Spiegano che, pur non essendoci alcun difetto nelle altre tradizioni del Vinaya, ricevere l’ordinazione Mūlasarvāstivāda permetterebbe loro di essere accettate e integrate nella società tibetana con il minor numero di obiezioni da parte delle fazioni più conservatrici. Le monache desiderano poter praticare il Dharma nel modo più completo possibile e, soprattutto, poter ricevere la formazione completa e il titolo di ghescema. A tal fine è necessaria l’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī, poiché consentirebbe loro di studiare il Vinaya Mūlasarvāstivāda. Le questioni legate al genere e ai diritti umani, pur importanti in generale, a loro avviso, non sono rilevanti in questo contesto: la questione non riguarda l’ottenimento di uno status di bhikṣuṇī o ghescema ma il modo migliore per domare la mente. Sebbene il Dipartimento di religione e cultura abbia approvato e predisposto il loro studio del Vinaya delle bhikṣuṇī del lignaggio Mūlasarvāstivāda, i loro istruttori bhikṣu più anziani insistono sul rispetto rigoroso della tradizione testuale, che non permette tale studio senza aver prima ricevuto l’ordinazione di bhikṣuṇī.
Sua Santità il Dalai Lama ha ribadito l’importanza di risolvere la questione dell’ordinazione delle bhikṣuṇī nel corso della sua vita. La formazione monastica del buddhismo tibetano enfatizza l’affidarsi alla tradizione testuale e la risoluzione di apparenti contraddizioni tramite il dibattito e la logica. L’unico modo per risolvere la questione è quindi ricorrere alle fonti autorevoli del Vinaya Mūlasarvāstivāda e alla loro corretta interpretazione tramite il dibattito. Si tratta di una discussione interna che deve essere decisa esclusivamente nell’ambito della tradizione monastica e della mentalità tibetana. Sebbene il rispristino dell’ordinazione Mūlasarvāstivāda delle bhikṣuṇī e il metodo adottato per ristabilirla non richiedano l’approvazione degli esponenti anziani delle altre tradizioni buddhiste asiatiche, Sua Santità ritiene importante che la decisione finale sia rispettata anche da queste ultime. Il bhikṣu vietnamita Thich Quang Ba ha aggiunto che, qualora i tibetani ristabilissero l’ordinazione delle bhikṣuṇī, per i paesi della tradizione Theravāda che non l’hanno fatto sarebbe più facile seguirne l’esempio.