L'importanza dell'amore, della compassione e di bodhicitta

Tutti noi abbiamo i materiali di lavoro di base per lo sviluppo di bodhicitta

"Bodhicitta" è una parola sanscrita non molto facile da tradurre. "Citta", la seconda parola, significa "mente". Nel Buddhismo mente si riferisce sia alla mente sia al cuore, senza differenziarle come tendiamo a fare nel nostro pensiero occidentale. Così non miriamo solo a sviluppare il nostro intelletto – il lato razionale delle nostre menti – con concentrazione, comprensione, ecc., ma anche a sviluppare i nostri cuori, il che significa anche tutto il nostro lato emotivo, in modo da poter raggiungere la prima parola di bodhicitta: "bodhi".

"Bodhi" indica uno stato di massima crescita e purificazione. La purificazione consiste nel liberarsi di tutti gli ostacoli e i blocchi che potremmo avere, sia mentali che emotivi, e ciò significa anche eliminare la confusione, la mancanza di comprensione e di concentrazione. Significa anche purificazione dal lato emotivo, sbarazzarsi delle nostre emozioni disturbanti come rabbia, avidità, attaccamento, egoismo, arroganza, gelosia, ingenuità... C'è una lunga lista, potremmo continuare all'infinito; queste emozioni sono ciò che crea i problemi nella nostra vita. Quindi ciò a cui miriamo è, con la nostra mente e il nostro cuore, uno stato per sbarazzarci di tutti questi creatori di problemi.

L'altro aspetto della parola "bodhi" significa "crescita": abbiamo in noi materiali di base per il lavoro – tutti noi – dentro di noi: tutti noi abbiamo un corpo, la capacità di comunicare; con i nostri corpi abbiamo la capacità di agire, di fare. Tutti noi abbiamo menti (la capacità di capire le cose) e cuore (sentimenti, la capacità di sentire calore verso gli altri) e intelletto (la capacità di distinguere tra ciò che è utile e ciò che è dannoso).

Abbiamo tutti questi fattori e buone qualità, dipende da noi cosa ne facciamo. Possiamo usarli per causare problemi a noi stessi e agli altri per il modo in cui agiamo, parliamo e pensiamo. Oppure possiamo usarli per portare beneficio e più felicità a noi stessi e agli altri. Se i modi in cui agiamo, comunichiamo e pensiamo sono sotto l'influenza della confusione e delle emozioni disturbanti, allora ovviamente questo crea problemi. Quando agiamo sotto l'influenza della rabbia, spesso facciamo cose di cui in seguito ci pentiamo, no? Quando agiamo egoisticamente, spesso ciò crea grossi problemi. A nessuno piace qualcuno che è egoista.

Questa è una parte. L'altro lato è che se agiamo, comunichiamo e pensiamo in base a qualità positive – come amore, compassione, considerazione per gli altri – allora possiamo vedere che questo ci porta più felicità, più soddisfazione nella vita: piacciamo agli altri ed è di maggior aiuto per loro. Possiamo vederlo molto chiaramente nei nostri rapporti con i nostri amici, per esempio: se li critichiamo sempre e ci arrabbiamo, a nessuno di loro piacerà davvero stare con noi. Ma se siamo gentili e li trattiamo bene, ovviamente apprezzeranno la nostra compagnia. Possiamo vederlo anche nel modo in cui trattiamo il nostro cane o gatto: anche a loro non piace essere sgridati continuamente, amano essere trattati bene. Quindi questi materiali base di lavoro che abbiamo possono crescere, possiamo svilupparli sempre di più in modo positivo.

Quindi il bodhicitta è uno stato – una situazione, una condizione – delle nostre menti e dei nostri cuori che sono rivolti a questo stato di bodhi. Mira allo stato in cui tutte queste carenze, tutti questi difetti problematici dentro di noi, saranno completamente rimossi per sempre e tutte le nostre qualità positive saranno sviluppate al massimo stato possibile. È davvero straordinario avere un tale stato d'animo e di cuore.

È creato da emozioni molto positive. Quali? Fondamentalmente, non miriamo a questo stato solo perché è il più elevato e noi vogliamo essere i più elevati, non solo perché vogliamo essere i più felici e questo è il massimo. Ma piuttosto stiamo pensando a tutti gli altri, a tutti gli innumerevoli esseri nel mondo: umani, animali, qualunque cosa. Capiamo che siamo tutti uguali nel senso che tutti noi vogliamo essere felici, nessuno vuole essere infelice. È vero anche per gli animali e tutti cercano a modo loro di creare felicità per sé stessi e i propri cari. Ma sfortunatamente molti di noi non sanno davvero cosa porterà felicità, così proviamo varie cose spesso creando solo più problemi che felicità. Compriamo qualcosa di carino per qualcun altro – un regalo – e non gli piace. Difficile piacere a tutti, vero? Ma, in ogni caso, ci dobbiamo provare.

Puntare all'illuminazione con l'intenzione di essere del massimo beneficio per gli altri

Ciò che è più importante, ovviamente, è la nostra intenzione; noi vogliamo aiutare gli altri: come sarebbe bello se tutti potessero essere liberi dai loro problemi e dalle cause di quei problemi. Ecco cos'è la compassione, è il desiderio che gli altri siano liberi dalla loro sofferenza e dalle cause della sofferenza.

Quanto sarebbe bello se tutti potessero essere felici e avere le cause della felicità. Questa è la definizione di amore nel Buddhismo, che non si basa sul volere qualcosa in cambio "Ti amerò se mi ami", non così. Non si basa su come si comporta l'altra persona “Ti amerò se sei un bravo ragazzo o una brava ragazza. Se sei cattivo, allora non ti amerò più". Non importa come si comportano gli altri, non è questo il punto. Il punto è che sarebbe bello se tutti potessero essere felici. Quindi questo è l’amore.

Quanto sarebbe bello se potessi fare qualcosa di significativo per realizzare questa felicità per tutti e aiutarli a liberarsi dell’infelicità e dei loro problemi. Ora sono molto limitato: ho confusione, emozioni disturbanti, sono spesso pigro e ci sono problemi nel trovare un lavoro, un partner... tutti i tipi di difficoltà che affrontiamo nella vita. Ma se potessi raggiungere questo stato in cui tutte queste carenze e difficoltà sono rimosse per sempre in me e se potessi raggiungere i miei pieni potenziali, allora sarei nella posizione migliore per aiutare tutti.

Quindi l'intenzione qui, con bodhicitta, è che miriamo al nostro stato futuro che chiamiamo "illuminazione", con l'intenzione di fare del nostro meglio con tutti i nostri sforzi per cercare di raggiungere quello stato, con l'intenzione di essere di miglior beneficio a tutti quanto più possibile lungo il cammino verso questo stato illuminato, il più completo possibile che possiamo ottenere.  

Nessuno di noi può diventare un dio onnipotente, non è possibile. Se ciò fosse possibile, allora nessuno soffrirebbe più. Ma tutto ciò che possiamo fare è fare del nostro meglio. Ma gli altri devono essere ricettivi e aperti ad essere aiutati. Sebbene possiamo spiegare chiaramente le cose agli altri, gli altri devono capirle, non possiamo capirle per loro; possiamo dare buoni consigli, ma gli altri devono recepirli.

Quindi è quello a cui miriamo, essere nella posizione migliore per aiutare gli altri, ma con l'idea realistica che se effettivamente vengono aiutati o meno dipenderà dai loro sforzi. Se raggiungiamo questo stato in cui viene rimossa tutta la nostra confusione, allora avremo la migliore possibilità di capire quale potrebbe essere il modo più efficace di aiutare gli altri; capiremmo quali sono tutti i fattori coinvolti nel modo in cui qualcuno è adesso.

Tutti noi siamo influenzati da così tante cose: dalla famiglia, dagli amici, dalla società e dai tempi in cui viviamo; a volte ci sono guerre, a volte ci sono difficoltà economiche, a volte c'è prosperità. Tutto ciò ci influenza. Il Buddhismo parla di vite precedenti e future. Da quel punto di vista, siamo tutti influenzati anche dalle nostre vite precedenti, così se vogliamo davvero aiutare qualcuno e dargli un buon consiglio, dobbiamo conoscerlo, capirlo – capire tutto ciò che potrebbe influenzare il suo comportamento, il modo di agire e di sentire – il che significa veramente interessarsi, prestare attenzione ed essere sensibili al suo modo di essere.

Penso sia facile da comprendere in termini di relazioni reciproche. Se sei con un amico e non sei veramente interessato a lui, parli solo di te così sai molto poco di lui. Se non gli presti attenzione – ad esempio, scrivi messaggi ad altre persone sul tuo cellulare – non noterai nemmeno che forse è un po' spazientito e a disagio con te perché non gli stai prestando attenzione. Quindi, se vogliamo davvero aiutare qualcuno, dobbiamo prestargli attenzione, interessarci, notare cosa sta succedendo e rispondere di conseguenza, proprio come vorremmo che gli altri ci prendessero sul serio e ci prestassero attenzione.

Comprensione dell'uguaglianza di noi stessi e degli altri

Tutto ciò si basa sulla comprensione dell'uguaglianza di noi stessi e degli altri: tutti hanno dei sentimenti, proprio come io ho dei sentimenti. Tutti vogliono essere presi sul serio, proprio come io voglio essere preso sul serio. Se ignoro gli altri o li tratto male, loro si sentono male, proprio come mi sento male quando le persone mi ignorano o sono sconsiderate. Tutti vogliono essere apprezzati, proprio come io voglio essere apprezzato. Nessuno vuole essere respinto e ignorato, proprio come a me non piace. Siamo interconnessi, siamo tutti qui insieme.

A volte viene usato un piccolo esempio divertente per illustrarlo: immagina di essere in un ascensore con circa altre dieci persone e che l'ascensore si blocchi. Sei bloccato lì, intrappolato per un'intera giornata con queste persone. Come andrai d'accordo con loro? Se pensi solo me, me, me e non pensi agli altri in quello spazio ristretto, ci saranno molti conflitti e discussioni e sarà un momento estremamente spiacevole. Ma se in qualche modo ti rendi conto che: "Siamo tutti bloccati insieme nella stessa situazione e dobbiamo essere rispettosi l'uno dell'altro e pensare come possiamo cooperare tra noi per sopravvivere e uscire da questa situazione" allora, anche se non è certo piacevole rimanere bloccati nell'ascensore, tuttavia possiamo gestire la situazione.

Se estendiamo questo esempio: siamo tutti bloccati su questo pianeta come se fosse un ascensore molto grande e, se non collaboriamo tra di noi, sarà un momento miserabile perché tutti sono nella stessa situazione. Il modo in cui agiamo gli uni con gli altri, che si tratti solo di dieci persone in un ascensore o di tutti su questo pianeta, influenza comunque tutti gli altri. Per questo motivo ha senso cercare di collaborare con tutti; invece che pensare solo: "Come posso uscire da questa terribile situazione dell’essere bloccato in ascensore?" pensare "Come possiamo uscire tutti da questa terribile situazione?" La stessa cosa nella vita, non solo nell'ascensore.

Come posso pensare solo a come affrontare i miei problemi (perché non c'è davvero nulla di speciale in me; sono solo una delle persone bloccate nell'ascensore)? In realtà il problema non è solo mio, è il problema di tutti. Ricorda, stiamo parlando dei problemi di rabbia, egoismo, avidità, ignoranza, ecc. che sono problemi di tutti; nessuno li possiede individualmente.

Espandere le nostre menti e i cuori per includere tutti gli esseri, tutta la vita

Bodhicitta è un tipo universale di mente e cuore che include tutti, senza esseri che preferiamo o che scartiamo. È un atteggiamento, uno stato d'animo immenso. Quando parliamo di espandere le nostre menti, questa è la massima espansione: pensiamo a tutti, non solo agli esseri umani su questo pianeta bensì a tutta la vita sul pianeta, a tutta la vita nell'universo. Ad esempio, il degrado dell'ambiente non riguarda solo le persone ma influenza certamente anche tutta la vita animale.

Ci interessa questo vasto spettro, pensiamo a delle soluzioni a lungo termine, non solo rapide che aiuteranno solo temporaneamente. Rispetto ai nostri potenziali pensiamo al più ampio ambito della loro realizzazione, non solo temporaneo ma al massimo.

Come ho detto, si basa sul rispetto per noi stessi: ci rendiamo conto che tutti noi abbiamo i materiali di lavoro per poter effettivamente raggiungere questo stato, e così anche tutti gli altri. Così prendiamo sul serio noi stessi e gli altri, rispettiamo noi stessi e gli altri – siamo tutti esseri umani, tutti vogliamo essere felici, nessuno vuole essere infelice: tutto è connesso a ciò che facciamo, come conduciamo le nostre vite.

Sviluppare stati mentali e abitudini benefiche attraverso la meditazione

Il Buddhismo è molto ricco nell'offrire numerosi metodi diversi per sviluppare questi stati mentali. Non dice semplicemente "Ama tutti" e basta. È bello dire che dobbiamo amare tutti, ma come lo facciamo? Per questo abbiamo la meditazione, che significa costruire un'abitudine benefica. Ad esempio, se vogliamo praticare uno sport o suonare uno strumento musicale dobbiamo esercitarci. Ci alleniamo ripetutamente finché non diventiamo bravi e con la pratica impariamo, così che dopo un po' non dobbiamo nemmeno pensarci; possiamo semplicemente praticare uno sport molto bene o suonare molto facilmente.

Allo stesso modo avviene l’allenamento dei nostri atteggiamenti. Questo è ciò che facciamo con la meditazione: cerchiamo di generare un certo sentimento, un certo stato d'animo, lavorandovi. Come quando ti alleni per uno sport: prima devi fare alcuni esercizi di riscaldamento e poi puoi effettivamente praticarlo. Così eseguiamo alcuni esercizi di riscaldamento con il nostro stato mentale.

Per essere in grado di generare uno stato mentale positivo dobbiamo prima calmarci, calmare le nostre menti e le nostre emozioni se i nostri pensieri sono dispersivi o i nostri sentimenti confusi. Di solito lo facciamo semplicemente concentrandoci tranquillamente sul respiro. Il nostro respiro è sempre lì e, se ci focalizziamo su di esso, ciò ci aiuta a calmarci al ritmo costante del respiro e ci connette al nostro corpo nel caso in cui i nostri pensieri siano "tra le nuvole". Questo è l'esercizio di riscaldamento di base.

Pensiamo alla motivazione: perché voglio meditare? Anche questo fa parte del riscaldamento. Proprio come quando pratichiamo uno sport o impariamo a suonare è molto importante capire e riesaminare davvero: "Perché lo sto facendo?", anche se lo stiamo facendo solo perché ci divertiamo e ci piace, dobbiamo ricordarcelo perché, ovviamente, l'allenamento è un duro lavoro. Quindi riaffermiamo perché vogliamo costruire un'abitudine positiva attraverso la meditazione. La ragione è perché ci aiuterà a gestire meglio i problemi della vita, ad esempio, non arrabbiandosi facilmente. Se sono sempre arrabbiato o emotivamente agitato non posso essere di alcun aiuto per nessun altro.

Quindi eseguiamo tutti questi esercizi di riscaldamento, poi la vera meditazione: usiamo una sorta di linea di pensiero per generare lo stato mentale desiderato. È molto importante connetterlo con la nostra vita personale: non pensiamo solo alla teoria astratta bensì ai passi che possiamo fare per aiutarci nella nostra vita.

Un esempio

Diciamo che uno dei nostri amici ha agito in modo molto spiacevole nei nostri confronti: ci ha detto qualcosa di crudele, non ci ha chiamato, ci ha ignorato o ci ha preso in giro. Queste sono cose terribili che accadono a tutti e noi abbiamo reagito sentendoci davvero a disagio e diventando molto infastiditi da lui, specialmente se pensavamo che fosse nostro amico.

Lo esaminiamo in meditazione, quando le nostre menti sono un po' più calme dopo esserci concentrati sul respiro. Riaffermiamo che i nostri amici, i nostri compagni di classe sono persone come noi: vogliono essere felici e non infelici. Qualcosa deve averli davvero sconvolti per portali a trattarmi in modo spiacevole, oppure erano solo confusi su di me – non hanno davvero apprezzato le mie buone qualità – quindi mi hanno preso in giro. Arrabbiarsi con loro, deprimersi – non sarà affatto d'aiuto. Al contrario, desideriamo che possano essere liberi da qualunque cosa li abbia agitati, in modo che ci trattino bene, perché allora tutti noi saremo felici, noi e loro.

Quindi, piuttosto che provare rabbia nei loro confronti, sentiamo amore e compassione: “Sarebbe bello se fossero liberi da qualunque cosa li sconvolga. Possano essere felici. Se fossero felici, non si comporterebbero in modo così spiacevole". In questo modo alimentiamo amore nei loro confronti piuttosto che rabbia e questo ci aiuta ad essere più pazienti con la loro situazione. Se noi agiamo in modo più calmo, amorevole e indulgente, anche questo li aiuterà a calmarsi e la situazione diventerà molto più facile da gestire.

Non prendere personalmente la spazzatura che gli altri ti lanciano

Buddha una volta chiese a un discepolo: "Se qualcuno cerca di darti qualcosa e tu non lo accetti, a chi appartiene?" Ovviamente, appartiene alla persona che sta cercando di dartelo se tu non lo accetti. Quindi, se qualcuno sta provando a darti vibrazioni negative, sentimenti negativi e così via, critiche, ecc., è importante non accettarli e non prenderli sul personale – in altre parole, considerali invece come qualcosa che realmente sconvolge l’altra persona. Certo, se qualcuno ci critica può essere utile esaminarci per vedere se forse sta sottolineando qualcosa su cui dobbiamo lavorare. Quindi non lo ignoriamo, ma è importante non andare in giro come un ricevitore in una partita di pallone in cui siamo sempre pronti a catturare qualsiasi palla di immondizia e cattivi pensieri che qualcuno ci lancia.

A volte ci comportiamo così, siamo solo ansiosi di catturare qualsiasi immondizia che le persone ci lanciano – parole cattive, brutti sguardi, qualunque cosa possa essere. Sebbene non sia facile da fare, cerchiamo di non prendere tutte queste cose che ci accadono in modo così personale, come un rifiuto di me, ma piuttosto come un problema che questa altra persona ha. In altre parole, piuttosto che avere l'atteggiamento con cui consideriamo quest'altra persona orribile, pensiamo: “Qualcosa la sconvolge; qualcosa non va in lei".

È come se ci prendessimo cura di un bambino di due o tre anni, lui è molto stanco e non vuole dormire e noi diciamo: "Bene, è ora di andare a dormire" e il bambino dice: "Ti odio!" Lo prendiamo davvero sul personale? Il bambino è stanco e quindi non prendiamo sul serio queste brutte parole che il bambino ci dice, ma piuttosto abbiamo più pazienza e amore per lui e cerchiamo di calmarlo.

Nella meditazione cerchiamo di vedere l'altra persona che ci sta causando problemi in questo modo più costruttivo, pratichiamo la pazienza, l’amore, un atteggiamento positivo nei suoi confronti in una situazione difficile, così che quando affrontiamo tali circostanze nella vita reale siamo in grado di gestirle meglio. In breve quindi, questo incredibile stato mentale di bodhicitta è qualcosa su cui dobbiamo lavorare noi stessi per realizzarlo, con il quale ci assumiamo la responsabilità di aiutare gli altri nel miglior modo possibile lavorando, attraverso la meditazione e altri metodi, per riuscire a eliminare tutte le nostre carenze, il più possibile e realizzare tutti i nostri potenziali perché se mi impegno affinché gli altri siano felici, ovviamente lo sarò di più anch’io. Ma se mi sforzo solo per la mia felicità e lo faccio ignorando gli altri o a loro spese, tutti soffriremo.

Ora che siete giovani e siete studenti, questo è il momento perfetto per imparare davvero a rispettare i vostri potenziali, le vostre capacità e rendersi conto che avete tutti i materiali di lavoro con cui sviluppare una direzione positiva, anziché una negativa o l’essere allo sbando. Non siamo soli al mondo, in questa epoca dell’informazione, dei social media, ecc., siamo tutti connessi e possiamo sviluppare modi sempre più positivi che influenzeranno tutti in modo costruttivo.

Questo è una breve introduzione di bodhicitta. Ora abbiamo del tempo per le domande.

Cos'è l'amore dal punto di vista buddhista

Potrebbe dire qualcosa di più sull'amore dal punto di vista buddhista, specialmente sulle relazioni tra uomini e donne?

L’amore da un punto di vista buddhista è, come ho già detto nella nostra discussione, il desiderio che qualcuno sia felice e abbia le cause della felicità. Questo significa accettare totalmente l'altra persona, sia i suoi punti di forza che i suoi punti deboli. Il mio desiderio che sia felice non dipende da come mi tratta o da come si comporta. Indipendentemente da tutto voglio che sia felice, anche se ciò significa darle un po' di spazio.

Spesso l'amore si mescola al desiderio (il desiderio è quando non abbiamo qualcosa e dobbiamo ottenerlo). Potrebbe essere mescolato ad attaccamento (anche se abbiamo qualcosa, non vogliamo lasciarlo andare) e avidità (anche se abbiamo un amico, qualcuno che amiamo, ne vogliamo sempre di più e di più). Tutto ciò si basa sul guardare solo le loro buone qualità e sull'esagerarle, trarne un grande vantaggio e ignorare eventuali carenze che potrebbero avere. Le buone qualità che hanno potrebbero essere solo il fatto che gli piacciamo, stiamo bene quando siamo con questa persona, sono belle, sono sexy, qualunque cosa. Quindi consideriamo solo una parte molto ridotta della persona, che rendiamo più importante di ogni altra cosa. Questo non è un atteggiamento molto realistico e dipende molto da come questa persona ci tratta: se ci tratta bene, allora la adoro altrimenti non la amo più. Questo non è un tipo di amore stabile.

Come ho detto, il tipo di amore stabile – ciò di cui parliamo nel Buddhismo – è uno in cui riconosciamo sia il lato buono che quello negativo di qualcuno, perché ognuno ha punti forti e punti deboli; nessuno è ideale o perfetto. Il problema è che molti di noi credono ancora nelle favole in cui c'è il principe azzurro (o la principessa) sul cavallo bianco che sarà assolutamente perfetto. Siamo sempre alla loro ricerca e proiettiamo il principe o la principessa sulle varie persone di cui ci innamoriamo. Ma purtroppo è solo una fiaba e, come Babbo Natale, non fa riferimento a nulla di reale.

Non è piacevole da realizzare ed è molto difficile da accettare. E noi non ci arrendiamo mai: "Questo non si è rivelato essere il principe o la principessa, ma forse il prossimo lo sarà". Finché continuiamo a proiettare e cercare il principe o la principessa sul cavallo bianco le nostre relazioni amorose con gli altri saranno problematiche, perché nessuno può raggiungere quell'ideale del partner perfetto per noi. Ci arrabbiamo quando non si comportano come il principe o la principessa: ciò significa che non stiamo accettando la realtà, che sono esseri umani come me e che hanno punti forti e punti deboli. Quindi l'amore vero, l'amore stabile, si basa sull'accettazione della realtà dell'altra persona.

Un altro aspetto della realtà della persona di cui ci innamoriamo, che spesso dimentichiamo, è che non siamo l'unica cosa nella loro vita. Spesso perdiamo di vista il fatto che ha una vita oltre a stare con noi – amici, famiglia, responsabilità, altre cose che fanno parte della sua vita; non solo noi quindi è irragionevole diventare gelosi e arrabbiati quando trascorre del tempo con altre persone, altre cose della sua vita. Quando è di cattivo umore, per esempio o non ha voglia di stare con noi, non è solo a causa nostra. Non siamo la causa di tutto ciò che quest'altra persona sente e fa. Se è di cattivo umore, potrebbe essere influenzata da ciò che accade nella sua famiglia, da amici, dall'essere malata, non sentirsi molto bene; potrebbe essere influenzata da così tante cose. Perché dovrei pensare di essere l'unica causa di tutto ciò che quest'altra persona sente?

Allo stesso modo, se ho una relazione a lungo termine allora molte cose accadono giorno per giorno nella nostra interazione. Spesso accade che “Non mi ha chiamato oggi. Non ha risposto al mio messaggio" ed esageriamo l'importanza di questo unico evento; non lo vediamo nel contesto a lungo termine di tutta la nostra relazione. A causa di questo incidente, concludiamo che non ci ama più. Questo è molto miope – guardare solo un piccolo avvenimento, isolandolo dall'intera relazione.

La realtà è che la vita e gli umori di tutti hanno alti e bassi. Questo è vero per noi ed è vero per tutti. Quindi è naturale che a volte questa persona di cui siamo innamorati abbia voglia di stare con noi e a volte no. A volte è di buon umore, a volte di cattivo umore. E se è di cattivo umore – o troppo impegnata con altre cose per essere in grado di rispondere al mio messaggio o qualsiasi altra cosa, all'istante – ciò non significa automaticamente che non mi ama più; è solo parte della vita.

Questi sono alcuni aspetti che è importante imparare e capire se vogliamo rendere stabili le nostre relazioni amorose; altrimenti sarà un tumulto emotivo.

C'è un ottimo esempio di un grande maestro buddhista indiano: le nostre relazioni con gli altri sono come le foglie che cadono dagli alberi in autunno quando soffia il vento. A volte le foglie voleranno insieme nel vento, a volte da sole. Questa è la vita. Così le relazioni con gli altri: forse dureranno per tutta la vita, forse no.

È importante provare a guardare l'altra persona come un uccello selvatico che è arrivato alla nostra finestra. Un bellissimo uccello selvatico arriva alla nostra finestra ed è meraviglioso. Che bello, che gioia avere questo uccello selvatico con noi per un po'. Ma ovviamente volerà via: è libero e, se ritornerà alla mia finestra, sarà meraviglioso, quanto sarò fortunato. Se provo a catturarlo e metterlo in una gabbia, allora sarà molto infelice e potrebbe persino morire.

Accade la stessa cosa quando qualcuno entra nella nostra vita e lo amiamo. È come questo bellissimo uccello selvatico, arriva nella nostra vita portando molta gioia e bellezza. Ma è libero, come l'uccello selvatico, se proviamo ad afferrarlo e a tenerlo come se fosse di nostra proprietà, tormentandolo costantemente – “Perché non mi hai chiamato? Perché non sei venuto a trovarmi? Perché non passi più tempo con me?” – è come provare a mettere l'uccello selvatico in una gabbia. Quell'uccello selvatico cercherà di fuggire il prima possibile e, se rimane con noi, se sta con noi per senso di colpa, sarà molto infelice.

È utile considerare la persona di cui ci innamoriamo, che entra nella nostra vita, come questo bellissimo uccello selvatico. Più siamo rilassati, meno ci afferriamo, più l'uccello selvatico vorrà venire alla nostra finestra.

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