Caratteristiche speciali di Lampada sul sentiero dell’illuminazione di Atisha

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Le quattro qualità preminenti del testo di Atisha sugli stadi graduali del sentiero dell'illuminazione

Le seguenti qualità si riferiscono specificamente a Lampada per il sentiero dell'illuminazione (Byang-chub lam-gyi sgron-ma, sanscr. Bodhipathapradīpa) di Atisha. Tuttavia, poiché questo breve testo di tre pagine è il prototipo di tutte le successive elaborazioni, dovremmo applicare la discussione a qualsiasi studio che conduciamo sul suo argomento. 

Tsongkhapa ha evidenziato queste quattro qualità preminenti (che-ba bzhi) nei suoi Punti abbreviati del sentiero graduale (Lam-rim bsdus-don): 

(7) Comprendi tutti gli insegnamenti del Buddha senza contraddizioni. Le affermazioni scritturali, senza eccezione, ti si presentano come istruzioni guida. Scopri facilmente i significati che il Trionfante intendeva trasmettere. Ti proteggono dall'abisso del grande errore (di abbandonare il Dharma). Grazie a questi (benefici), quale persona attenta tra i maestri eruditi dell'India e del Tibet non avrà la mente rapita dagli stadi del sentiero dei tre ambiti spirituali, le istruzioni supreme a cui molti fortunati si sono affidati?

Facilita la comprensione di come non ci sia nulla di incompatibile in tutti gli insegnamenti del Buddha

Il Buddha ha indicato tutto ciò di cui dobbiamo liberarci o che dobbiamo realizzare (spang-rtogs, abbandonare o realizzare) per raggiungere uno qualsiasi dei tre scopi spirituali, vale a dire una rinascita superiore, la liberazione o la piena realizzazione del nostro potenziale. Lo ha fatto sia attraverso le sue parole sul Dharma, sia attraverso il suo essere un esempio concreto di ciò che ha insegnato. Possiamo quindi distinguere tra il Dharma scritturale (lung-gi bstan-pa, sanscr. āgamanirdeśa) e il Dharma delle realizzazioni (rtogs-pa’i bstan-pa, sanscr. adhigamanirdeśa). I due sono sempre armoniosi, essendo semplicemente due aspetti della stessa cosa.

Il Dharma scritturale è stato raccolto nei Tre canestri (sDe-snod gsum, sanscr. Tripiṭaka), mentre il Dharma delle realizzazioni è stato condensato nei tre addestramenti superiori. Il Canestro delle regole di disciplina (Dul-ba’i sde-snod, sanscr. Vinayapiṭaka, Canestro del vinaya), il Canestro dei sutra (mDo-sde’i sde-snod, sanscr. Sūtrapiṭaka) e il Canestro dell'abhidharma (mNgon-pa’i sde-snod, sanscr. Abhidharmapiṭaka, Canestro degli argomenti speciali di conoscenza) trattano rispettivamente degli addestramenti all'autodisciplina etica superiore, alla concentrazione assorbita superiore e alla consapevolezza discriminante superiore (saggezza superiore).

Alcuni maestri includono i tantra nel Canestro dell'abhidharma, mentre altri affermano che costituiscono un quarto canestro, come ad esempio Jamyang Khyentse Ciokyi Lodro (’Jam-dbyangs mkhyen-brtse chos-kyi blo-’gros) (1893–1959) nel suo Aprire la porta del Dharma (Theg-pa mtha’-dag-gi snying-po mdo-tsam brjod-pa chos-kyi sgo-’byed):

Per quanto riguarda gli insegnamenti mahayana dei tantra segreti, alcuni sostengono che appartengano agli insegnamenti interni dell'abhidharma. È più corretto, tuttavia, considerare il Canestro dei detentori della conoscenza come una categoria a sé stante. 

Il testo di Atisha sui diversi stadi del sentiero può mostrarci, a vari livelli, come non vi sia nulla di incompatibile in tutti questi insegnamenti, siano essi scritturali o di realizzazioni. Questo era un punto importante per Atisha, poiché quando si recò in Tibet, molti credevano che gli insegnamenti hinayana e mahayana fossero completamente contraddittori e che le regole del vinaya fossero inconciliabili con la pratica del tantra. In realtà, tuttavia, tutto ciò che il Buddha ha indicato si integra perfettamente nella nostra pratica a lungo termine, nel nostro aiuto agli altri, nel raggiungimento della consapevolezza onnisciente, e ogni punto amplifica gli altri. 

Nella letteratura medica, ci viene detto di astenerci da carne e alcool in caso di febbre. Tuttavia se, con l'abbassarsi della temperatura, si sviluppa come reazione un certo disturbo nervoso (srog-rlung), la stessa carne e lo stesso alcool dovrebbero essere assunti come cura. Queste due prescrizioni sono agli antipodi ma, poiché trattano diverse fasi della malattia, non sono incompatibili. Allo stesso modo, sebbene il Buddha abbia dato molte istruzioni apparentemente opposte, i diversi stadi del sentiero chiariscono come ciascuna si riferisca a una diversa fase di addestramento. Tutte sono concepite per la pratica di un singolo individuo che si impegna a raggiungere l'illuminazione, e ognuno di noi deve comprendere che quell'individuo siamo noi stessi. 

Pertanto, quando siamo completamente disorientati (kun-tu rmongs-pa, sanscr. saṃmūḍha) riguardo alla realtà, ci alleniamo innanzitutto a sviluppare la mente di tipo hinayana. Prendendo coscienza della nostra sofferenza, della nostra morte imminente e così via, cerchiamo di costruire la motivazione per migliorare il nostro futuro e infine liberarci da tutti i problemi. Una volta diventati più forti, possiamo andare oltre tale preoccupazione egocentrica sviluppando la mente mahayana della bodhicitta, dedicandoci agli altri e al più alto stato di purificazione. Solo allora, quando saremo un recipiente completamente idoneo, potremo entrare nella pratica del tantra e adottare le misure più rapide per raggiungere questo livello e realizzare così il nostro pieno potenziale per aiutare gli altri.

Da un altro punto di vista, poiché ci sforziamo di sviluppare le diverse fasi del sentiero che ci condurranno all'illuminazione con la piena capacità di aiutare tutti gli esseri, e poiché la situazione di vita di ognuno sarà leggermente diversa, dovremmo conoscere tutti i metodi di aiuto indicati. Uno studente di medicina deve imparare a curare ogni malattia, non solo alcune. I trattamenti possono variare a seconda del disturbo, ma non sono incompatibili poiché ognuno si occupa di una specifica patologia. Allo stesso modo, come studenti in formazione per raggiungere lo stato di Buddha, dobbiamo attraversare tutte le fasi del sentiero. Solo allora saremo in grado di aiutare tutti al meglio. Come possiamo insegnare agli altri qualcosa che noi stessi non conosciamo? 

Come ha detto Dharmakirti (Chos-kyi grags-pa) (VII secolo) in Commentario al (Compendio di Dignaga delle) menti che conoscono validamente (Tshad-ma rnam-’grel, sanscr. Pramāṇavārttika), II.132c:

I metodi da implementare che risultano oscuri (a te) saranno difficili (per te) da spiegare agli altri.

Inoltre, poiché gli stadi graduali del sentiero conducono alla consapevolezza onnisciente, uno stato in cui tutti i difetti sono stati eliminati e le inadeguatezze corrette in modo da raggiungere ogni buona qualità, non possono escludere nulla. Come potrebbe l'apprendimento di qualcosa essere incompatibile con il nostro addestramento a sapere tutto?

Come ha detto Shantideva in Impegnarsi nella condotta del bodhisattva  (sPyod-’jug, sanscr. Bodhicaryāvatāra), V.l00ab: 

Non c'è nulla in cui la progenie spirituale del Trionfante non si eserciti. 

Così è stato detto nei Prajnaparamita sutra (Shes-rab-kyi pha-rol-tu phyin-pa’i mdo, sanscr. Prajñāpāramitā Sūtra):

I bodhisattva devono sviluppare... e conoscere tutte le vie della mente, vale a dire le vie della mente di uno shravaka... (quelle) di un pratyekabuddha e... (quelle) dei Buddha. Devono, infatti, perfezionarle e compiere anche le azioni che queste vie della mente comportano.

Su un altro livello ancora, il testo di Atisha ci mostra come ciascuno dei sentieri indicati dal Buddha possa includere e quindi amplificare tutti gli altri. Dromtonpa disse una volta di Atisha:

Il mio lama è colui che sa come accogliere tutti gli insegnamenti come sentieri della mente (simili a) un cuscino a quattro lati.

Secondo una spiegazione di Dagpo Jampel Lhundrub, i quattro lati o aspetti del Dharma sono i tre ambiti della motivazione spirituale (skyes-bu gsum, sanscr. tripuruṣa) e le pratiche tantriche. Proprio come l'intero sedile si forma quando tiriamo un cuscino quadrato da uno qualsiasi dei suoi lati, allo stesso modo un fenomeno simile si verifica ogni volta che afferriamo saldamente una qualsiasi dei quattro aspetti sopra menzionati. 

Indipendentemente dallo stadio graduale che sviluppiamo nel nostro continuum mentale, acquisiremo una comprensione di tutti gli altri nel suo contesto. Ad esempio, quando comprendiamo la non staticità delle situazioni e degli eventi, sviluppiamo una profonda comprensione non solo della nostra condizione attuale ma anche di quella futura, della vita degli altri e della natura delle pratiche tantriche. Pertanto, man mano che ci esercitiamo sui principi del testo di Atisha, acquisiremo in ogni stadio una comprensione sempre più profonda di come tutti gli insegnamenti si integrino tra loro e di come nulla nelle loro indicazioni scritturali o di realizzazioni sia incompatibile. 

Fa sì che ogni discorso, senza eccezioni, si manifesti nella mente come un'istruzione personale

Così come gli insegnamenti scritturali del Buddha e i loro commentari indiani (’grel-pa, sanscr. vṛtti) sono le fonti di tutto ciò che dobbiamo comprendere per raggiungere uno qualsiasi dei tre ambiti di scopo spirituale, allo stesso modo sono le fonti delle istruzioni guida (gdams-ngag, sanscr. upadeśa) per il raggiungimento di tali scopi. 

Tsongkhapa ha affermato in Lettera di consigli pratici su sutra e tantra (Lam-gyi rim-pa mdo-tsam-du bstan-pa) (edizione di Pechino, vol. 153, 95):

Le istruzioni guida abbreviate e non disordinate su come condurre (i discepoli) attraverso questi (sentieri mentali) sono in realtà solo ciò che è stato condensato da questi grandi classici.

Inoltre, non c'è nessuno di superiore al Buddha stesso a cui rivolgersi per consigli e insegnamenti personali. Essendo onnisciente, è più qualificato di qualsiasi altra guida. Con il solo desiderio di giovarci, ha insegnato 84.000 misure da adottare per prevenire ogni sofferenza e affrontare tutto ciò che comporta il raggiungimento dei nostri obiettivi spirituali. 

Poiché tutti questi insegnamenti sono istruzioni personali destinate al nostro uso e beneficio pratico, lo yoghi Jangciub Rinchen (rNal-’byor-pa A-mes Byang-chub rin-chen) (1015–1077) ha detto: 

Conoscere le istruzioni guida non significa essere certi del contenuto di un capezzolo di mucca (opuscolo) (be’u-bum), grande quanto il palmo della tua mano, scritto per discepoli simili a vitelli. Piuttosto, significa comprendere tutte le dichiarazioni scritturali (del Buddha) come istruzioni guida.

Sebbene ciò sia vero, non è così semplice affrontare la vastità delle scritture. Il testo di Atisha, tuttavia, ci facilita l'interpretazione delle indicazioni verbali in esse contenute come linee guida per la pratica. Questo perché le diverse fasi del sentiero sono una raccolta di linee guida, e le categorie che ne delineano la struttura forniscono un sistema pratico per organizzare il nostro studio dei grandi classici. 

Ad esempio, se non abbiamo una cucina ben organizzata con contenitori per riso, farina, zucchero, tè e così via, quando facciamo la spesa non sapremo dove metterla e sarà difficile preparare un pasto. Se, invece, abbiamo un set completo di contenitori, allora sapremo dove riporre qualsiasi cosa acquistiamo e potremo trovare immediatamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Questo esempio è stato fornito da Dagpo Jampel Lhundrub ed è citato in Liberazione nel palmo della tua mano di Pabonka. Allo stesso modo, quando conosciamo le categorie delle diverse fasi del sentiero, ogni volta che sentiamo o leggiamo di un impegno totale verso un maestro spirituale o di bodhicitta e così via, sappiamo immediatamente dove si collocano all'interno dello schema. 

Pertanto, poiché tutte le misure preventive indicate nelle scritture possono essere inserite nello schema e poiché lo schema rappresenta le fasi graduali del sentiero verso l'illuminazione, quando ci rendiamo conto che dobbiamo concretizzare questi sentieri sui nostri continua mentali per purificarci e crescere fino a raggiungere i più alti traguardi, allora tutte le affermazioni scritturali si manifesteranno nelle nostre menti come istruzioni personali.

Poiché il contenuto delle scritture è ciò che dobbiamo mettere in pratica, Dromtonpa ha affermato:

È un errore pensare che, dopo aver studiato molti (classici spirituali sul) Dharma, si debba cercare altrove metodi per praticare.

Sarebbe come preparare una pista da corsa e poi far correre i cavalli all'aperto sulla ghiaia. Questo esempio è tratto dalle Fasi della meditazione (sGom-pa’i rim-pa, sanscr. Bhāvanākrama) di Kamalashila (VIII secolo). Oppure sarebbe come riempire la casa con le migliori marche di tè e poi, quando si ha sete, andare in un ristorante a bere qualcosa.

Dovremmo prendere esempio da ghesce Cengaua che metteva subito in pratica qualunque cosa leggesse. Quando, ad esempio, apprese dal Sutra delle regole di disciplina (’Dul-ba’i mdo, sanscr. Vinayasūtra) di Gunaprabha (Yon-tan ’od) (nato nel VII secolo) che i rinuncianti non dovrebbero sedersi su un cuscino di cuoio, gettò immediatamente via quello sotto di sé. Poi, tuttavia, quando vide che nelle regioni fredde e remote si poteva fare un'eccezione, corse subito fuori a prenderlo. 

In sintesi, Tsongkhapa ha affermato in Lettera di consigli pratici su sutra e tantra:

Considerare i grandi classici come Dharma da insegnare e le brevi istruzioni personali come Dharma da praticare, e quindi ritenere questi due approcci disarmonici, significa non comprendere affatto il punto fondamentale degli insegnamenti. Questo perché le affermazioni scritturali del Buddha, così come i relativi commentari (indiani) sul loro significato, sono in realtà destinate a una pratica assidua e mirano a realizzarla.

Il processo per accogliere tutte le parole del Buddha come consigli personali prevede tre fasi, nessuna delle quali può essere omessa. Innanzitutto, dobbiamo studiare le misure preventive indicate nelle scritture, altrimenti come potremmo sapere cosa fare? Poi, dobbiamo meditare su questi insegnamenti per comprenderne il significato. Una volta certi e senza più dubbi, dobbiamo adottare personalmente queste misure per renderle una realtà nella nostra vita. Questo avviene integrandole come abitudini del corpo, della parola e della mente, che è ciò che implica la meditazione. 

Pertanto, Padmasambhava ha affermato:

Se i grandi meditatori hanno ascoltato a fondo gli insegnamenti, è improbabile che commettano errori nella loro pratica.

Dza Patrul ha similmente avvertito:

Coloro che disprezzano l'ascolto degli insegnamenti non otterranno la loro parte di reali realizzazioni (dngos-grub, sanscr. siddhi).

Dza Patrul, un maestro dzogcen della tradizione Nyingma, fu l'autore del testo equivalente al lam-rim chiamato Parole del mio maestro perfetto (Kun-bzang bla-ma’i zhal-lung).

Sakya Pandita ha esposto il caso in Prezioso tesoro di detti eleganti (Legs-bshad rin-po-che’i gter), IX.43:

Affermare che per meditare non sia necessario ascoltare (gli insegnamenti) è il discorso di stolti dalla mente ristretta. La meditazione di per sé, senza aver ascoltato (alcuna istruzione), anche se fatta con grande sforzo è (semplicemente) un metodo per rinascere come una bestia senza cervello!

Dei tre maestri bianchi (laici) e dei due rossi (ordinati) che stabilirono la tradizione Sakya (Sa-skya dkar-po rnam-gsum dmar-po rnam-gnyis), Sakya Pandita era uno di questi ultimi. Con suo nipote, Ciogyal Phagpa (’Gro-mgon Chos-rgyal’ Phags-pa Blo-gros rgyal-mtshan) (1235–1280), introdusse il buddismo in Mongolia.

Il folle Drukpa Kunle (’Brug-smyon Kun-dga’ legs-pa) (1455–1529), maestro della tradizione Drugpa Kagyu, lo ha espresso in modo ancora più sarcastico. Rivolgendosi a coloro che cercano avidamente di meditare ma hanno a malapena ascoltato gli insegnamenti, ha lamentato:

Un tempo possedevo tre cose: rabbia, attaccamento e ingenuità. Le ho perse, ma ora vedo che altri le hanno raccolte!

D'altra parte, ascoltare e studiare troppo senza mai assimilarne il contenuto è come accumulare denaro senza mai utilizzarlo. Come ha detto Dza Patrul ai suoi discepoli:

Per favore, non trascrivete i miei insegnamenti su un pezzo di carta, piegandolo, mettendolo via e non guardandolo mai più.

Pertanto, tutto ciò che impariamo deve essere messo in pratica quotidianamente e non considerato semplicemente un'informazione interessante. 

Sua Santità il quattordicesimo Dalai Lama lo ha espresso in modo molto toccante:

Se coloro che non accettano gli insegnamenti li distruggono con la violenza esteriore, non c'è da stupirsi. Non possiamo biasimare una tigre per aver ucciso e mangiato carne. La vera atrocità si verifica quando coloro che accettano gli insegnamenti li distruggono non mettendoli in pratica.

Studiando le diverse fasi del sentiero eviteremo tali errori. Quando tutti gli insegnamenti del Buddha contenuti nelle sue scritture si manifesteranno nella nostra mente come consigli, li accoglieremo personalmente. Se lo faremo con sincerità, li integreremo nella nostra vita quotidiana prima ascoltandoli, poi meditandoci sopra e infine trasformando le misure preventive in abitudini benefiche della nostra mente, attraverso la riflessione. 

Dobbiamo emulare l'esempio straordinario di Tsongkhapa che ha detto in Progressione della mia vita spirituale (rTogs-brjod mdun-legs-ma), 2:

All’inizio ho cercato di ascoltare ampiamente (insegnamenti), nel mezzo tutti i principi dei grandi classici mi sono apparsi alla mente come linee guida. Alla fine mi sono sforzato giorno e notte di metterli tutti in pratica. 

Rende facile scoprire ciò che il Buddha intendeva

Sebbene i grandi classici del Buddha e dei commentatori indiani che ne seguirono l'esempio siano la fonte fondamentale per ottenere consigli personali su come raggiungere qualsiasi obiettivo spirituale, questi testi sono spesso di difficile comprensione e il loro ordine di pratica non è sempre evidente. Dobbiamo affidarci alle istruzioni scritte e orali dei grandi maestri per accedervi con facilità. Queste fungeranno da chiavi maestre per svelare il significato non solo di un singolo insegnamento scritturale, ma di un testo dopo l'altro, al fine di raggiungere livelli sempre più profondi di intuizione e realizzazione. 

Come ha spiegato Tsongkhapa in Lettera di consigli pratici su sutra e tantra:

In realtà, il significato stesso di un'istruzione guida è quello di fornirci maggiore certezza nell'approccio ai classici, che sono di per sé molto estesi, i cui significati sono estremamente difficili da comprendere e che, per ragioni necessarie, sconvolgono l'ordine graduale di comprensione (e pratica) nella presentazione degli insegnamenti.

Le migliori linee guida sono quelle relative alle diverse fasi del sentiero. Studiandole, possiamo facilmente individuare i temi principali degli insegnamenti del Buddha. In generale, questi sono i tre ambiti della motivazione spirituale e, più specificamente, i tre aspetti principali del sentiero (lam-gtso rnam-gsum), ovvero: 

  1. Rinuncia, la determinazione a liberarsi dalla sofferenza
  2. Il cuore totalmente dedicato di bodhicitta
  3. Una visione corretta della realtà.

Se le affermazioni scritturali fossero paragonate a un oceano, queste tre principali menti del sentiero sarebbero il tesoro da trovare nelle sue profondità. Il testo guida di Atisha è come una nave per raccogliere questo tesoro, e il nostro mentore spirituale è come il capitano di quella nave. Pertanto, con il sistema delle fasi graduali del sentiero come modo per organizzare gli insegnamenti e considerarli come consigli personali per la nostra pratica, saremo in grado di studiare qualsiasi testo scritturale e comprenderne facilmente i punti essenziali.

Impedisce automaticamente a chiunque di commettere “il grande errore”.

Se comprendiamo i tre benefici sopracitati, non commetteremo mai “il grande errore” (nyes-spyod chen-po, sanscr. mahāduścarita) di abbandonare o sminuire alcuno degli insegnamenti del Buddha per promuovere le nostre visioni limitate e settarie (phyogs-ris). In altre parole, quando ci rendiamo conto che non c'è nulla di incompatibile o contraddittorio in tutti gli insegnamenti scritturali e di realizzazione, non li disprezzeremo né li escluderemo. Quando tutti questi insegnamenti ci si presenteranno come consigli personali per una persona in diverse fasi del suo allenamento, non ne trascureremo alcun aspetto. E quando riusciremo a cogliere il punto centrale di qualsiasi testo, non saremo mai confusi da differenze superficiali. Così, vedremo Hinayana e Mahayana, sutra e tantra, come elementi che si sostengono a vicenda.

È molto importante riconoscere cosa significhi abbandonare il Dharma (chos-spong-ba). Nel Sutra sull'intreccio onnicomprensivo di ogni cosa (’Phags-pa rnam-par ’thag-pa thams-cad bsdus-pa zhes-bya-ba theg-pa chen-po’i mdo, sanscr. Sarva-vaidalya-saṃgraha Sūtra), questo grande errore è stato chiaramente definito:

O Manjushri, considerare alcune delle parole illuminanti pronunciate dal Buddha così andato come buone e altre come cattive significa abbandonare il Dharma. Dire che questo è ragionevole mentre quello non lo è... (o che) questo è stato detto (solo) per il bene dei bodhisattva e quello è stato detto (solo) per gli shravaka... (o che) questa è una cosa in cui i bodhisattva non hanno bisogno di allenarsi significa abbandonare il Dharma.

Le gravi conseguenze del pensare o parlare in questo modo sono state spiegate nel Sutra del re delle concentrazioni assorbite (Ting-nge-’dzin rgyal-po’i mdo, sanscr. Samādhirāja Sūtra), XVIII.31–32:

La forza karmica negativa che qualcuno accumula abbandonando qualsiasi cosa in una categoria di un sutra è molto maggiore di quella di qualcuno che distrugge tutti gli stupa su quest'isola di mela rosa (’dzam-bu gling, sanscr. Jambudvīpa, continente meridionale)... (È) molto maggiore di quella di qualcuno che uccide tanti arhat quanti sono i granelli di sabbia sulle (sponde del) Gange.

Dobbiamo essere estremamente attenti a non rinnegare mai non solo alcuno degli aspetti del Dharma sopra menzionati, ma anche alcune delle sue tradizioni e lignaggi fioriti in Tibet o altrove.

Il primo Pancen Lama, tutore del quinto Dalai Lama, ha affermato in Testo radice per mahamudra (Phyag-chen rtsa-ba), 2b3–4:

Dal punto di vista dei nomi attribuiti individualmente, esistono numerose tradizioni… Tuttavia, se esaminate attentamente da uno yoghi, esperto nelle scritture, nella logica e con esperienza (nella meditazione), i loro significati definitivi (nges-don, sanscr. neyartha) risultano tutti convergere verso lo stesso punto.

Jamyang Khyentse Ciokyi Lodro ha affermato in modo simile in Aprire la porta del Dharma:

Tutte queste tradizioni (tibetane) differiscono solo nel nome. In sostanza, convergono tutte su un unico punto: ognuna di esse insegna metodi per raggiungere lo stesso obiettivo ultimo, la piena illuminazione dello stato di Buddha... Non inventate contraddizioni negli insegnamenti e non sminuite (nessuno di essi). Gli insegnamenti del Buddha sono vasti e profondi come l'oceano. Comprendete che tutti sono intesi come metodi per domare la vostra mente e praticateli con sincerità.

Jamyang Khyentse Ciokyi Lodro fu un maestro della tradizione Sakya. Il suo predecessore Jamyang Khyentse Wangpo (’Jam-dbyangs mkhyen-brtse dbang-po) (1820–1892) fu un leader del movimento Rime (ris-med, non settario) nel Kham (Khams), nel Tibet orientale.

Le tre caratteristiche che distinguono il testo di Atisha da qualsiasi altro classico

Oltre alle quattro qualità preminenti sopra menzionate, Lampada per il sentiero dell'illuminazione di Atisha possiede tre caratteristiche uniche.

Senza escludere alcun punto essenziale, tutti i detti del Buddha possono essere inclusi in esso

Sebbene non tutte le parole delle scritture siano contenute nel breve testo di tre pagine di Atisha, il loro intero significato può essere racchiuso al suo interno. Questo perché tutti i punti essenziali dell'intero corpus di sutra e tantra possono essere riassunti nelle misure preventive da adottare da parte di coloro che perseguono i tre obiettivi spirituali. Pertanto, studiare un percorso completo attraverso le diverse fasi del sentiero è come cogliere l'essenza stessa di tutte le scritture. 

Tolungpa (sTod-lung-pa chen-po rin-chen snying-po) (1032–1116) ha detto:

Quando ti insegno le tappe del cammino verso l'illuminazione, acquisisci una comprensione concettuale di tutte le scritture e dei loro commentari. Tutti questi libri ti fanno pensare: "Quel vecchio monaco dai capelli grigi ci ha strappato il cuore!" e ti fanno rabbrividire al solo pensiero.

Supponiamo che esista una medicina composta da venticinque ingredienti. Non è necessario assumere una grande quantità di ciascun componente quando siamo malati. Una piccola dose sarà sufficiente a guarire, a patto che contenga tutti gli ingredienti. Se ne manca anche solo uno, la medicina non sarà efficace. Allo stesso modo, le diverse fasi del sentiero spirituale racchiudono tutti gli insegnamenti. Studiando e praticando l'intero sentiero, riceveremo una piccola dose di tutti i punti essenziali di tutto ciò che il Buddha ha insegnato. Questo sarà sufficiente a guarire da tutti i nostri problemi ricorrenti e incontrollabili e ci permetterà di aiutare efficacemente anche gli altri.

Essendo stato concepito principalmente per indicare le fasi graduali per domare la mente, è facile da mettere in pratica a livello personale 

Se desideriamo andare da Dharamsala a Londra, dobbiamo prima prendere l'autobus per Pathankot, poi il treno per Delhi e infine un aereo per Londra. Un viaggio suddiviso in tappe come queste è più facile da affrontare. Tenendo a mente la nostra destinazione finale, prendiamo semplicemente l'autobus da Dharamsala e percorriamo ogni tappa una alla volta. Nessuna può essere omessa. Allo stesso modo, poiché il viaggio spirituale è stato suddiviso nel testo di Atisha in tappe graduali del sentiero, se percorriamo semplicemente ogni tappa una alla volta senza saltarne alcuna riusciremo facilmente a domare la nostra mente e a raggiungere il nostro obiettivo finale di realizzare il nostro pieno potenziale. 

Le affermazioni scritturali del Buddha sono come del cotone grezzo, i commentari indiani come un tessuto, ma le tappe graduali del sentiero sono come una camicia già pronta. Tutto ciò che dobbiamo fare è indossarla.

È adornato con gli insegnamenti dei due sublimi maestri esperti nelle tradizioni dei due grandi pionieri

Atisha è famoso per aver unificato le diverse tradizioni di insegnamenti spirituali. Ricevette il lignaggio profondo di Nagarjuna da Avadhutipa e il lignaggio vasto di Asanga da Serlingpa. Inoltre, combinò questi insegnamenti nel suo breve testo con i lignaggi riguardanti il comportamento del bodhisattva che Shantideva aveva ricevuto da Manjushri. Infine, unì tutti questi insegnamenti ai numerosi lignaggi di pratica tantrica che aveva appreso da diversi maestri.

Nessun altro testo guida o classico possiede queste tre caratteristiche distintive aggiuntive (khyad-chos gsum), nemmeno Filigrana delle realizzazioni di Maitreya o il Tantra di Guhyasamaja (gSang-’dus rtsa-rgyud). Se opere così grandi e pienamente valide non possiedono tutte queste qualità speciali, perché menzionare altri testi spuri? Oggigiorno, chiunque può scrivere qualsiasi cosa in un libro e farlo stampare. Poiché l'editoria non è affatto rigorosa come ai tempi di Atisha, non c'è motivo di credere a tutto ciò che leggiamo nei libri solo perché appare stampato. Pertanto, nella scelta di una pratica spirituale, è fondamentale verificarne a fondo le qualità in anticipo.

Sakya Pandita ha affermato:

Quando compriamo o vendiamo qualcosa di poco conto come un cavallo, una gemma e così via, esaminiamo (precedentemente) chiedendo ovunque e indagando a fondo. Ci rendiamo conto di quanto impegno dedichiamo a questioni insignificanti di questa vita. Eppure, anche se la qualità stessa delle nostre continue rinascite è in gioco a seconda che (adottiamo o meno) il Dharma, accettiamo rispettosamente qualsiasi insegnamento ci capiti di incontrare. Ci comportiamo come un cane (inghiottendo) qualsiasi cibo (gli venga offerto) senza mai verificare se sia buono o cattivo.

Se pratichiamo insegnamenti del Dharma affidabili, possiamo raggiungere esperienze concrete (nyams-myong). Possiamo ottenere il burro dalla zangolatura del latte, ma non dall'acqua. Per essere considerato adatto alla pratica personale, un insegnamento deve soddisfare tre criteri: 

  • Deve essere stato trasmesso dal Buddha. 
  • Deve essere stato confermato dai maestri eruditi attraverso le loro spiegazioni e i loro commentari.
  • Deve aver dato origine a esperienze meditative e realizzazioni stabili (nyams-rtogs) sui continuum mentali di quei mahasiddha che hanno preso a cuore questo insegnamento e hanno meditato su di esso.

Gli insegnamenti del lam-rim soddisfano ampiamente questi requisiti, come dimostra la risposta del comitato indiano di esperti al celebre testo di Atisha. Inoltre, ogni punto in esso contenuto è suffragato da citazioni scritturali tratte dagli scritti del Buddha e dai suoi commentatori indiani. Questa consuetudine di citare riferimenti, ampiamente diffusa in India e continuata in Tibet, non ha lo scopo di dimostrare l'erudizione del compilatore. Piuttosto, citando maestri recenti e commentatori più antichi e rintracciando la fonte di un insegnamento nelle stesse affermazioni del Buddha, il compilatore ne indica chiaramente l'autenticità e il fatto di non aver inventato nulla. Pertanto, considerando attentamente tutti questi fattori, possiamo essere certi che trarremo beneficio da tali insegnamenti validi se li studieremo e praticheremo correttamente, come spiegato di seguito.

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