Una volta sviluppati un atteggiamento di impegno totale, fiducia e apprezzamento per il nostro mentore spirituale, dovremmo seguire la sua guida per scoprire il significato della vita e darle un senso attraverso azioni appropriate. Il primo passo per risvegliarci e cogliere l'essenza della vita è rendersi conto che in realtà nulla ci impedisce di farlo. Godiamo di libertà dalle condizioni più sfavorevoli, in cui non avremmo alcuna possibilità di fare nulla di costruttivo nella nostra vita.
Riconoscere le libertà e le ricchezze della nostra vita
Pabongka (Pha-bon-kha-pa Byams-pa bstan-’dzin ’phrin-las rgya-mtsho) ha spiegato:
Anche se le pietre usate per accendere un falò all'aperto fossero d'oro massiccio, se un uomo povero non ne riconosce il vero valore, le ignorerà e le lascerà indietro quando smonterà l'accampamento. E così, rimarrà povero.
Allo stesso modo, se non riconosciamo il vero valore delle nostre preziose vite umane, le daremo per scontate e non sfrutteremo appieno le ricche opportunità che esse offrono.
Le otto libertà
A parte la nostra inconsapevolezza e ingenuità, nulla ci impedisce di perseguire il Dharma al meglio delle nostre capacità. Questo perché godiamo di libertà da otto situazioni restrittive in cui non avremmo alcuna possibilità di tale ricerca (mi-khom-pa’i gnas-brgyad). Se riusciamo a riconoscere di essere liberi da queste limitazioni, apprezzeremo la libertà e la flessibilità che abbiamo per cogliere l'essenza della vita.
Nagarjuna ha elencato queste otto situazioni in Lettera a un amico (bShes-spring, sanscr. Suhṛllekha), 63–64:
Rinascere come qualcuno che mantiene una prospettiva distorta e antagonistica, come una creatura strisciante, uno spirito famelico, o in un regno senza gioia, o rinascere dove le parole del Trionfante sono assenti, o come un barbaro in una regione di confine selvaggia, o stupido e muto,
oppure come divinità di lunga vita – le rinascite come ognuna di queste sono gli otto stati imperfetti privi di libertà. Avendo trovato la libertà, essendone separati, impegnati per allontanarti da (ulteriori) rinascite.
[Un elenco simile si trova in Commentario sui punti difficili di Impegnarsi nella condotta del bodhisattva (sPyod-’jug dka’-’grel, sanscr. Bodhicaryāvatāra-pañjikā) di Prajnakaramati (Shes-rab ’byung-gnas blo - gros), I.4.]
Le quattro situazioni non umane in cui non c'è possibilità di perseguire il Dharma
[1] Gli esseri intrappolati nei regni senza gioia sono così sopraffatti dalle intense sofferenze del caldo o del freddo che sperimentano da non avere alcuna possibilità di perseguire la spiritualità. Se qualcuno ci mettesse un carbone ardente sulla testa e ci chiedesse di sederci dritti e meditare correttamente, sarebbe impossibile. Tutta la nostra mente e tutti i nostri riflessi sarebbero concentrati su un unico obiettivo: rimuovere immediatamente il carbone. Dovremmo considerare quanto siamo fortunati ad essere liberi da una condizione così tormentata.
[2] Allo stesso modo, gli spiriti famelici sono totalmente preoccupati dalla fame e dalla sete devastanti. Se ci trovassimo in una regione colpita dalla carestia e non avessimo mangiato né bevuto nulla per giorni e giorni, anche se il maestro più santo venisse e ci incoraggiasse a compiere pratiche spirituali, saremmo incapaci e molto poco ricettivi. La nostra prima e unica preoccupazione sarebbe quella di riempirci lo stomaco.
[3] Le creature striscianti, come gli animali, sono completamente svantaggiate dalle loro limitate capacità mentali. Potremmo essere in grado di insegnare a un cane qualche trucco divertente, ma se provassimo a istruirlo, o un asino, su qualcosa di più vantaggioso per sé stesso, come recitare un semplice mantra o sviluppare una motivazione spirituale, sarebbe al di là delle sue capacità. Pertanto, non consideriamo gli animali domestici come una fonte di divertimento, ma piuttosto pensiamo quanto siamo più fortunati di loro e quanta più libertà abbiamo di plasmare e migliorare la nostra vita. Se avessimo i paraocchi, un morso affilato in bocca, fossimo aggiogati a un carico pesante e avessimo solo l'intelligenza e le capacità comunicative sufficienti per imparare a battere il piede se vogliamo qualcosa, quanti progressi potremmo fare in quello stato?
[4] Quanto all'essere nati come esseri divini di lunga vita (lha, sanscr. deva, dio), alcuni di loro sono consapevoli del loro status solo nel momento in cui nascono e riacquistano coscienza quando stanno per morire. Per il resto della loro vita sono incoscienti (dran-med), assorbiti in trance divine estremamente profonde come se dormissero completamente. Se dovessimo passare la nostra vita in coma, che possibilità avremmo di fare qualcosa?
Altri esseri divini sono completamente assorti nel indulgere in piaceri futili. Una volta, Shariputra aveva un discepolo fidato di nome Kumarajivaka (’Tsho-byed gzhon-nu), un re di medici, che gli era così devoto che, anche se cavalcava un elefante, saltava subito a terra per inchinarsi e fare offerte se incontrava il suo maestro. Quando morì, rinacque in uno dei regni divini colmi di delizie sensoriali. Un giorno Shariputra si recò in questo regno per fargli visita e impartirgli ulteriori insegnamenti. Tuttavia, quando l'ex discepolo vide il maestro, si limitò a salutarlo con un dito, continuando a giocare e a divertirsi con giochi futili insieme alle sue bellissime amiche divine.
Le quattro situazioni umane allo stesso modo senza possibilità
[1] Se fossimo nati come barbari (kla-klo, sanscr. mleccha) tra selvaggi incivili o in un paese dove la religione è bandita, non conosceremmo nemmeno l'esistenza del Buddhadharma, per non parlare della libertà di praticarlo.
Inoltre, anche se nascessimo in un paese civilizzato con libertà religiosa e altre credenze filosofiche e spirituali presenti e tollerate, tuttavia [2] se gli insegnamenti del Dharma non fossero disponibili, come potremmo praticarli? E anche se ci provassimo, come potremmo seguirli correttamente?
Supponiamo che gli insegnamenti del Buddha fossero disponibili e che fossimo nati lì, tuttavia se [3] fossimo gravemente ritardati mentalmente o sordi e muti, la nostra disabilità di apprendimento limiterebbe drasticamente le nostre possibilità di studiarli e praticarli pienamente [in particolare prima che gli insegnamenti fossero scritti e per impararli, era necessario ascoltarli].
Il peggior handicap, tuttavia, è [4] pensare istintivamente con una prospettiva antagonistica distorta (log-lta, sanscr. mithyā-dṛṣṭi, avere opinioni sbagliate), come mancare cinicamente di rispetto alle questioni spirituali o essere completamente ingenui riguardo ai corretti insegnamenti sulle leggi di causa ed effetto del comportamento, rinascita, altruismo e così via. Poiché tali blocchi mentali sono i peggiori ostacoli che ci impediscono di essere coinvolti spiritualmente, Nagarjuna li ha elencati per primi nella citazione precedente riguardo a queste otto situazioni senza possibilità di pratica.
Alcuni pensano che sia difficile raccogliere otto oggetti insignificanti in un gioco e, se ci riescono, si considerano intelligenti. Tuttavia, se siamo riusciti ad accumulare tutte e otto libertà (dal-ba brgyad, sanscr. aṣṭa-kṣaṇa) da queste limitazioni, quanto più forte sarà la nostra posizione per avvantaggiare noi stessi e gli altri!
Le dieci ricchezze
Non solo nulla ci impedisce di impegnarci al massimo per svilupparci spiritualmente, ma ci sono anche molti fattori nella nostra vita che offrono ricche opportunità di studio e pratica. In Stadi della mente shravaka (uditore) (Nyan-sa, sanscr. Śrāvakabhūmi), Asanga ha elencato dieci di queste ricchezze (’byor-ba bcu, sanscr. daśa-saṃpad, dieci doti):
Essere umano, nato nella terra centrale, con sensi completi, senza aver trasgredito i giusti limiti del comportamento, con fede sicura in ciò in cui dovrebbe essere riposta, è venuto un Buddha e il Dharma è stato insegnato da lui, gli insegnamenti permangono, insieme a coloro che li seguono e a coloro che hanno compassione per gli altri (li sostengono).
Le cinque ricchezze che sono situazioni personali
Ci sono cinque fattori da parte nostra che riguardano la nostra nascita e rendono la nostra vita ricca di possibilità (rang-’byor lnga, sanscr. pañca-ātmasaṃpad, cinque doti personali). Il più importante è [1] che siamo nati come esseri umani. In quanto tali, le nostre risorse più importanti sono la nostra intelligenza e il nostro giudizio umani. Questi ci pongono in una posizione molto più favorevole per beneficiare il nostro futuro rispetto a qualsiasi altro stato di rinascita.
Non solo siamo umani, ma siamo anche [2] nati nel posto giusto: una regione buddista centrale. Tale località può essere specificata in due modi. La regione buddista centrale definita geograficamente (sa-tshigs-kyi yul-dbus) è quell'area dell'Isola della melarosa (’dzam-bu gling, sanscr. Jambudvīpa, continente meridionale) che ha come centro un seggio vajra, come quello che abbiamo attualmente nella moderna Bodh Gaya nel Bihar, in India. Le terre al di là di questa, delimitate da quattro catene montuose, sono state tradizionalmente chiamate regioni di confine selvagge senza possibilità di perseguire il Dharma.
Una regione centrale buddista definita religiosamente (chos-tshigs-kyi yul-dbus) è qualsiasi luogo in cui si trovano i quattro gruppi essenziali per una comunità monastica completa (’khor-rnam bzhi, assemblea quadruplice): monaci e monache pienamente ordinati che osservano rispettivamente 253 e 364 voti, e laici e laiche che osservano ciascuno dei cinque voti.
Potremmo non essere nati nella regione geograficamente centrale, ma almeno siamo venuti al mondo in un mondo in cui il sangha monastico, per la maggior parte, esiste ancora. Pertanto, abbiamo tutti la preziosa opportunità di entrare in contatto con la tradizione viva e completa di coloro che si dedicano alla pratica del Dharma.
[3] Se fossimo nati in un mondo simile, tuttavia, avendo sia organi maschili che femminili o non avendo affatto organi sessuali, saremmo ostacolati nella pratica più completa. Questo perché non saremmo in grado di ricevere i voti di pratimoksha né come monaci né come monache, dato che non rientreremmo in nessuna delle due categorie. Altre gravi malformazioni congenite, come il cretinismo, potrebbero anche impoverire la nostra vita in termini di possibilità di studio e pratica spirituale. Ci sono così tanti problemi aggiuntivi da superare se siamo deformi o disabili che dovremmo considerarci davvero molto fortunati se possediamo facoltà fisiche e mentali complete.
[4] Dovremmo inoltre rallegrarci del fatto che non stiamo ancora subendo le disastrose ripercussioni derivanti dall'aver commesso le azioni distruttive più estreme, vale a dire i cinque crimini efferati (mtshams-med lnga, sanscr. pañcānantarīyāṇi). Se ne avessimo commesso uno qualsiasi o avessimo indotto altri a farlo, saremmo caduti nella nostra rinascita immediatamente successiva in uno dei regni senza gioia, e questo non avrebbe potuto essere rimandato da un'altra rinascita intermedia. Una volta terminata quella vita infernale, fino a quando la forza karmica negativa accumulata dal nostro crimine efferato non si fosse completamente esaurita, avremmo continuato a subire gravi ripercussioni, anche se rinati come umani. Queste si sarebbero manifestate sotto forma di blocchi mentali, impedimenti, ostacoli e oscuramenti (sgrib-pa, sanscr. āvaraṇa), tutti derivanti dal nostro karma passato e che ci impediscono di raggiungere qualsiasi obiettivo spirituale.
I cinque crimini più efferati sono:
- Uccidere la madre
- Uccidere il padre
- Uccidere un arhat
- Causare uno scisma nel sangha
- Con l'intento doloso di uccidere, versare del sangue dal corpo illuminato di un Buddha.
Sono spiegati nel testo di Vasubandhu (dByigs-gnyen) Tesoreria di argomenti speciali di conoscenza, IV.96–107, e in quello del primo Dalai Lama (rGyal-ba dGe-’dun grub) Chiarire il cammino verso la liberazione: commentario a Tesoreria (di argomenti speciali di conoscenza) (mDzod-tik thar-lam gsal-byed), 257–266.
Il crimine efferato di provocare uno scisma nel sangha deve generare due fazioni rivali con almeno quattro monaci o monache da ciascuna parte. È il crimine efferato più grave e chi lo commette precipita, nella sua successiva rinascita, nel più profondo dei regni infernali e privi di gioia, quello del dolore implacabile (mnar-med, sanscr. Avīci, inferno avici). Altri crimini efferati non comportano necessariamente la caduta in questo regno infernale.
Esistono cinque crimini efferati paralleli (nye-ba’i mtshams-med lnga) corrispondenti ai cinque principali che comportano anche la conseguenza di una rinascita in un regno senza gioia, che non può essere rimandata:
- Commettere incesto con nostra madre quando lei è un'arhat
- Uccidere un bodhisattva
- Uccidere un arya che si sta addestrando nell’Hinayana per raggiungere la liberazione
- Rubare le provviste o i fondi del sangha monastico
- Per odio, distruggere un monastero o uno stupa.
[5] Infine, se crediamo istintivamente in ciò che è vero, vale a dire le affermazioni scritturali del Buddha, una vita etica e i sentieri della mente che conducono a uno stato purificato, la nostra vita è più ricca. Cercheremo naturalmente ogni possibilità di perseguire il Dharma.
Le cinque ricchezze che sono situazioni sociali
Ci sono altri cinque fattori che arricchiscono la nostra vita. Questi riguardano il tempo e il luogo in cui siamo nati, ma si riferiscono alla società (gzhan-’byor lnga, sanscr. pañca-parasaṃpad, cinque doti circostanziali):
[6] Un Buddha, come Shakyamuni, è venuto per grazia ed è presente in questo mondo transitorio. Altrimenti, non ci sarebbe stata alcuna possibilità di avere gli insegnamenti del Dharma.
[7] Inoltre, egli ha impartito e continua a impartire questi insegnamenti. Alcuni Buddha si manifestano al mattino e, poiché nessuno ha sufficiente forza karmica positiva per studiare con loro, muoiono la sera. Fanno la loro venuta per beneficiare gli altri semplicemente apparendo e lasciando una profonda impressione sui continua mentali.
Siamo particolarmente fortunati perché Buddha Shakyamuni è venuto gentilmente sulla nostra Isola della melarosa e non solo ci ha trasmesso sutra, ma anche tantra sulle misure nascoste per proteggere la mente. Questo è estremamente raro. Dei mille Buddha la cui apparizione è stata profetizzata durante quest'era fortunata, ciò avverrà solo per il primo, ovvero Buddha Kakutsunda (’Khor-ba ’jig), il quarto, cioè Buddha Shakyamuni, l'undicesimo, che sarà una futura incarnazione di Tsongkhapa, e il millesimo, che riassumerà tutto ciò che i suoi 999 predecessori hanno insegnato.
Sebbene queste prime due condizioni non siano al momento pienamente soddisfatte – il Buddha nella forma di nirmanakaya supremo (mchog-gi sprul-sku, corpo di emanazione supremo) non è più presente come Buddha Shakyamuni – ci sono comunque maestri spirituali che agiscono in suo nome come rappresentanti, trasmettendo i suoi insegnamenti. Pertanto, la nostra vita è completa con i punti essenziali di queste prime due ricchezze.
[8] Inoltre, per incontrare il Dharma, devono essere disponibili sia i suoi insegnamenti scritturali che quelli delle realizzazioni, senza degenerazione.
Deve esistere una tradizione vivente di maestri in grado di trasmettere gli insegnamenti sia oralmente che attraverso il loro stesso modo di essere. Affinché i loro insegnamenti siano autentici, questi maestri viventi devono avere una linea di discendenza tracciabile, senza interruzioni, fino al Buddha stesso. Se in ogni generazione ci sono stati maestri che hanno raggiunto l'illuminazione praticando il Dharma, possiamo essere certi, quando ascoltiamo o vediamo gli insegnamenti scritturali e realizzati, di poter fare lo stesso. Tuttavia, se la linea di discendenza da maestro a maestro si è interrotta o gli insegnamenti sono diventati incompleti, non possiamo mai essere sicuri di incontrare gli insegnamenti autentici.
La nostra vita, tuttavia, è particolarmente ricca perché sia i sutra sia tutte e quattro le classi di tantra – kriya tantra, charya tantra, yoga tantra e anuttarayoga tantra – sono ancora conservate nella loro totalità e disponibili come tradizione vivente, sia a livello scritturale che pratico, tra i maestri dei lignaggi tibetani. Questo rappresenta davvero un'opportunità unica.
[9] Supponiamo di aver incontrato gli insegnamenti puri e completi. Tuttavia, esistono molte condizioni avverse che possono ostacolare la nostra pratica. Ad esempio, essendo un praticante solitario in un ambiente irreligioso, possiamo cadere preda di molte influenze negative. Pertanto, siamo molto fortunati ad avere la presenza di coloro che seguono l'esempio del Buddha, vale a dire il sangha monastico. Anche se non sono ancora esseri realizzati e non hanno ancora raggiunto l'illuminazione, ci forniscono comunque molta ispirazione, dimostrando che gli insegnamenti sono una tradizione vivente. Vedendo il loro esempio di sforzo nella giusta direzione, non ci lasceremo andare alla pigrizia o allo sconforto nella nostra pratica.
[10] Inoltre, ci sono mecenati compassionevoli che tengono profondamente agli altri e che forniscono condizioni favorevoli sostenendo la comunità monastica e i praticanti laici. Se tutti fossero ostili e antagonisti al Dharma, sarebbe estremamente difficile avere successo da soli.
Dovremmo guardare realisticamente alla nostra situazione di vita. Quando riconosciamo le otto libertà di cui godiamo, per cui nulla ci impedisce di perseguire il Dharma e come, inoltre, ci siano dieci fattori che arricchiscono la nostra vita di opportunità di studio e pratica, non possiamo più giustificarci con delle scuse. Invece di autocommiserarci e di sentirci inadeguati, proveremo una gioia immensa per la nostra libertà e per le opportunità di sviluppare noi stessi al meglio delle nostre capacità. Avendo ottenuto una vita umana così preziosa, dovremmo pensare che le nostre preghiere siano state esaudite.
Considerare l'importanza di una preziosa vita umana
Non basta essere felici di aver ottenuto una preziosa vita umana. Per avidità e meschinità possiamo rallegrarci di trovare qualcosa di prezioso. Non dobbiamo solo comprenderne il valore, ma anche pensare a come utilizzarlo in modo significativo. Se, dopo aver acquisito una tale base di sostentamento (rten, sanscr. āśraya, supporto), la usiamo solo per prenderci cura del benessere di questa vita non siamo migliori di una creatura strisciante. Anzi, alcuni animali sono molto più attrezzati di noi per badare a se stessi. Un leopardo corre molto più veloce, un leone è più forte, un'aquila vede più lontano e così via. Tuttavia, come esseri umani, dovremmo cercare di fare meglio di una bestia dei campi. Preoccuparsi solo delle futili preoccupazioni di questa vita effimera è come la sciocca mucca che, inseguendo un boccone d'erba, precipita in un dirupo.
Chandragomin (bTsun-pa zla-ba) ha detto in Lettera a un discepolo (Slob-springs, sanscr. Śiṣyalekha), 76:
Proprio come un cucciolo di elefante brama qualche boccone d'erba che cresce sul bordo di una profonda fossa e precipita nel baratro senza riuscire a prenderne, così accade a coloro che desiderano le gioie di questo mondo.
Qual è l'importanza o il significato di una preziosa vita umana e cosa possiamo realizzare con essa? Per comprenderlo, consideriamo i vari tipi di vita umana esistenti. Secondo gli insegnamenti dell'abhidharma, ogni sistema cosmico ha una montagna centrale con un grande mondo insulare in ogni punto cardinale e, oltre ogni isola, due isole più piccole. L'isola e le isole di ciascuna direzione, prese insieme, ospitano una propria particolare specie umana. Pertanto, ogni sistema cosmico contiene quattro tipi fondamentali di esseri umanoidi (gling-bzhi’i mi, sanscr. cātur-dvīpika-manuṣya).
Gli umanoidi sulle isole del sud, dell'est, dell'ovest e del nord sono progressivamente il doppio l'uno dell'altro, e quelli sulle isole sono la metà di quelli sull'isola adiacente. Così, gli umanoidi delle isole settentrionali chiamate Isole della voce della sorte avversa (sGra mi-snyan, sanscr. Kuru, continente settentrionale) sono sedici volte più grandi di noi. Il karma proiettante (’phen-byed-kyi las) che ha causato la loro rinascita su questo mondo insulare settentrionale fa sì che nella loro vita immediatamente successiva rinascano come esseri divini sul piano dei desideri sensoriali (’dod-lha, sanscr. kāmadeva, déi del regno dei desideri).
Mentre questi umanoidi hanno una durata di vita fissa e una rinascita migliore assicurata, questo non vale per quelli che vivono sui mondi insulari orientali o occidentali. La maggior parte di loro, ma non tutti, vive per l'intera durata della propria vita e la rinascita può avvenire in qualsiasi forma di vita.
Sebbene i Buddha non si manifestino sui mondi insulari orientali, occidentali o settentrionali rinascendovi come emanazione suprema, gli insegnamenti del Dharma possono comunque giungere in quei luoghi attraverso le visite di esseri altamente realizzati come Shariputra, Maudgalyayana, Nagarjuna e altri. Grazie alla presenza di questi insegnamenti, alcuni umanoidi sui mondi insulari orientali e occidentali possono adottare alcune limitate misure preventive del Dharma, pur non potendo raggiungere l'illuminazione durante la loro vita. Gli umanoidi dei mondi insulari settentrionali, tuttavia, hanno un incentivo ancora minore rispetto a quelli delle isole orientali e occidentali e non adotteranno nemmeno la minima misura preventiva.
La vita umana come la conosciamo prospera sulle Isole della melarosa, situate a sud di qualsiasi catena montuosa centrale. Le altre tre specie di umanoidi sono note come coloro che vivono nelle Terre del lusso (longs-spyod-kyi sa-pa). Le loro vite sono molto più agiate delle nostre e, all'interno di ciascun gruppo, non c'è molta varietà nello stile di vita o nelle esperienze. Gli umanoidi sulle Isole della voce della sorte avversa nel quadrante settentrionale di qualsiasi sistema di mondo hanno una durata di vita fissa di 1.000 anni. Tutti vivono in condizioni estremamente agiate, il cibo proviene dai loro tesori, un raccolto costante di colture selvatiche che non richiedono coltivazione, il cosiddetto "raccolto non arato" (ma-rmos-pa’i lo-tog), e non esiste la proprietà privata. Una settimana prima della morte di una persona, una voce dal cielo annuncia l'imminente fine della sua vita. Una volta, quando Nagarjuna viaggiò con i suoi poteri extrafisici verso un'isola settentrionale, si spogliò per fare il bagno in uno stagno. Una volta uscito rinfrescato, scoprì con grande imbarazzo che qualcuno gli aveva portato via i vestiti. Tuttavia, poiché qualsiasi cosa si trovasse lì era di dominio pubblico e liberamente accessibile a chiunque, non c'era nulla che potesse fare.
Gli umanoidi delle Isole della ricchezza delle mucche occidentali (Ba-glang spyod, sanscr. Godānīya, continente occidentale) godono di una scorta infinita d'oro che cade come sterco dal loro prezioso bestiame, le mucche che esaudiscono i desideri (’dod-’jo’i ba). Sebbene la durata della vita non sia fissa, la stragrande maggioranza vive fino a 500 anni. Gli abitanti delle Isole dei giganti orientali (Lus-’phags-po, sanscr. Videha, continente orientale) hanno corpi grandi il doppio dei nostri, abbondanti ricchezze provenienti dal loro tesoro, una montagna di gioielli (rin-po-che’i ri-bo), e la maggior parte vive fino all'età di 250 anni.
Poiché tutti gli abitanti di questi tre tipi di isole-mondo conducono una vita così agiata e confortevole, le loro menti sono ottuse. Non devono lottare per nulla. Indipendentemente da ciò che fanno, la loro vita attuale rimane pressoché invariata. Tutto arriva loro gratuitamente grazie alle azioni costruttive compiute nelle vite precedenti. Di conseguenza, non sanno come impegnarsi per realizzare qualcosa che desiderano o per eliminare qualcosa di indesiderabile. Sono inoltre carenti di capacità intellettuali e incapaci di comprendere il significato di qualsiasi insegnamento del Dharma o di discernere punti specifici al suo interno. Pur essendo umanoidi, non possiedono una vita umana appagante perché mancano di ambizione e sono mentalmente troppo deboli per intraprendere un intenso percorso di formazione spirituale.
Noi, d'altra parte, come umani delle Isole meridionali della melarosa, siamo conosciuti come coloro che vivono nella terra delle azioni (las-kyi sa-pa). Tutti noi differiamo notevolmente per circostanze e capacità, e possiamo vedere e godere dei risultati delle nostre azioni nella nostra stessa vita. Pertanto, abbiamo un grande incentivo a lavorare, e il nostro ingegno è molto più acuto di quello di quegli umanoidi le cui azioni avranno risultati solo nelle vite future [citato da Tsongkhapa in Spiegazione di Fasi di presentazione (del Tantra di Guhyasamaja) (di Nagabodhi) (rNam-bzhag rim-pa’i rnam-bshad), 14b–16a].
Pertanto, se oltre ad essere nati in una terra di azione, godiamo anche di libertà da condizioni che non ci permettono di studiare o praticare e abbiamo a disposizione varie ricchezze che ci offrono ampie opportunità di sviluppo spirituale, possiamo realizzare qualsiasi cosa su questa eccellente base di partenza. Perciò, nelle cerimonie in onore dei nostri maestri spirituali, li immaginiamo seduti su un trono ingioiellato in cima al nostro tesoro del sud, l'albero che esaudisce i desideri (dpag-bsam-gyi shing).
Gli obiettivi che si possono raggiungere con una preziosa vita umana
Una preziosa vita umana è importante da tre punti di vista:
- Con essa possiamo raggiungere i nostri obiettivi provvisori
- Oppure possiamo raggiungere i nostri obiettivi finali
- Ad ogni istante ci avviciniamo sempre di più al raggiungimento di uno di questi due obiettivi.
Esistono due obiettivi spirituali desiderabili (’dod-don gnyis), vale a dire la buona sorte di una rinascita superiore (mngon-mtho, sanscr. abhyudaya) o la bontà definitiva (nges-legs, sanscr. niḥśreyasa) della liberazione o dell'illuminazione. Il primo è un obiettivo temporaneo, poiché nessuna rinascita dura per sempre. Il secondo è un obiettivo ultimo, poiché con la liberazione o l'illuminazione siamo liberi per sempre dal samsara con tutti i suoi problemi o situazioni che si ripresentano in modo incontrollabile. Liberati dalle sofferenze, nel nirvana, la felicità della bontà definitiva è eterna.
Una preziosa vita umana è importante perché, prima di tutto, ci permette di accumulare la forza karmica positiva necessaria per rinascere in uno stato superiore, come essere umano o come essere divino. Questo è l'obiettivo del primo livello di motivazione spirituale. Essendo generosi, possiamo rinascere ricchi; sviluppando profondi stati di concentrazione, possiamo diventare esseri divini immersi nella dimensione delle forme eteree (gzugs-khams, sanscr. rūpadhātu, regno delle forme), e così via. Inoltre, su questa base possiamo raggiungere anche la liberazione o l'illuminazione, rispettivamente gli obiettivi del livello intermedio e avanzato di motivazione spirituale. Entrambi questi ultimi si realizzano attraverso l'allenamento a una disciplina etica superiore, a una concentrazione superiore e a una consapevolezza discriminante superiore.
Il fondamento del primo e più essenziale di questi addestramenti è la salvaguardia dei voti. In quanto esseri umani di una terra d'azione, possediamo sia la capacità di discernere ciò che è benefico, sia l'incentivo a raggiungere i nostri obiettivi sulla base della fiducia nelle leggi di causa ed effetto del comportamento. Pertanto, siamo nella posizione migliore per salvaguardare tutti e tre i tipi di voti: pratimoksha, bodhisattva e tantrici. E soprattutto, poiché siamo l'unico tipo di essere umano in grado di sperimentare il risultato delle proprie azioni durante la vita, siamo gli unici che possono realizzare appieno il proprio potenziale in questa stessa vita attraverso la pratica dell'anuttarayoga tantra.
Inoltre, ogni istante della nostra preziosa vita umana è importante perché ogni azione positiva e costruttiva che compiamo, ogni prostrazione, ogni ripetizione di mantra ci avvicina al raggiungimento dei nostri obiettivi provvisori e finali. Pertanto, cogliamo l'essenza della vita impegnandoci al massimo per realizzare questi scopi spirituali. Non dobbiamo mai sprecare il nostro tempo. Se andassimo su un'isola del tesoro piena di gioielli e tornassimo a mani vuote o con solo qualche cianfrusaglia senza valore, sarebbe patetico. Allo stesso modo, quando abbiamo un'occasione d'oro simile nella vita, dobbiamo sfruttare ogni prezioso istante.
Aryashura ha detto in Discorso che è come un ricettacolo ingioiellato di buone spiegazioni (Legs-par bshad-pa rin-po-che za-ma-tog lta-bu’i gtam, sanscr. Subhāṣita-ratna-karaṇḍaka-kathā), 16–18b:
Coloro che hanno ottenuto una vita umana ricca di virtù attraverso una rete di forza positiva costruita nel corso di innumerevoli eoni e che poi, per inconsapevolezza in questa vita, non riescono ad accumulare nemmeno il più piccolo tesoro di forza karmica positiva, nelle vite future entreranno nella casa di un dolore insopportabile. Come i mercanti che vanno in una terra di gioielli e tornano a casa a mani vuote, senza i sentieri karmici delle dieci azioni costruttive, non otterrete più una vita umana.
Come può esserci felicità senza una vita umana? Senza felicità c'è solo sofferenza. Pertanto, non fai altro che ingannare te stesso prima di passare all'aldilà. Non c'è niente di più confuso di questo.
Shantideva ha anche affermato in Impegnarsi nella condotta del bodhisattva (I.4, IV.23):
Avendo ottenuto questo corpo (con) libertà e ricchezze così difficili da trovare e che possono soddisfare i desideri di ogni essere, se in questa vita non ne realizzo i benefici, quando mai in seguito ne avrò uno perfettamente dotato?
Quindi, se, dopo aver trovato una libertà come questa non faccio della costruttività un'abitudine, non c'è niente di più autoingannevole di questo, non c'è niente di più stupido di questo.
Tuttavia, siamo tutti pazzi perché sprechiamo ciò che abbiamo. Come dicevano i ghesce kadampa:
La nostra follia è ben peggiore della pazzia comune. Quella può passare in pochi anni, ma la nostra dura dalla nascita alla morte!
Considerare la difficoltà di ottenere una vita del genere
Se però comprendiamo la rarità di una preziosa vita umana e quanto sarà difficile ottenerne un'altra, ci penseremo due volte prima di usarla per scopi futili.
La difficoltà di ottenerne una dal punto di vista delle sue cause
Esistono tre prerequisiti per ottenere una preziosa vita umana. Il primo è l'osservanza di una pura autodisciplina etica. Insieme, dobbiamo offrire preghiere immacolate per tale nascita e coltivare gli altri atteggiamenti di ampia portata.
È importante rendere le nostre preghiere esplicite e complete. In Tibet, in un tempio speciale all'interno del monastero di Ganden (dGa’-ldan dgon-pa), si ergeva il trono del grande Tsongkhapa. Il detentore di questo trono di Ganden (dGa’-ldan khri-pa, Ganden Tripa) è il capo spirituale della tradizione Ghelug. Una volta, un vitello entrò in questo tempio e si sedette sul trono di Ganden. Tutti furono inorriditi. Un grande maestro, dotato di poteri chiaroveggenti di consapevolezza avanzata, tuttavia, disse ai monaci che non c'era nulla di sorprendente. Recentemente, una vecchia signora, davanti alla statua del Buddha nel tempio principale di Lhasa, aveva pregato per poter sedere sul trono di Ganden. Poiché l'oggetto davanti al quale aveva offerto la sua preghiera era così prezioso, il suo desiderio si era avverato. Sfortunatamente, non era stata più esplicita!
Sono necessari atteggiamenti di ampia portata per creare le condizioni favorevoli alla nostra vita. Se non affianchiamo alla nostra autodisciplina etica e alla preghiera la generosità, rinasceremo in futuro come persone povere. Al contrario, se attualmente siamo indigenti ciò è dovuto al fatto che nelle vite precedenti potremmo essere stati etici, ma certamente non generosi. Privi di pazienza, rinasceremo brutti; senza la gioiosa perseveranza, come persone pigre, indegne di rispetto. Se non possediamo stabilità mentale, la nostra mente vagherà sempre; trascurando la consapevolezza discriminante, rinasceremo come persone ottuse. Pertanto, se desideriamo una vita pienamente ricca in futuro, dobbiamo sviluppare tutti questi atteggiamenti di ampia portata.
Un atteggiamento etico puro, causa principale di una preziosa vita umana, è qualcosa di molto raro in quest'epoca degenerata. Ghesce Potoua ha affermato:
Il nostro senso di ciò che è etico è come una pecora lasciata libera in un campo: mangia ovunque e qualsiasi cosa.
Se, a causa della nostra forte propensione alla negatività e alla pigrizia, ci manca l'autocontrollo in materia di coscienza, come potremo mai ottenere un'altra rinascita umana? Essere generosi, pazienti o entusiasti, ad esempio, ma senza essere etici, può portare a una rinascita come un ratto accumulatore con un nido pieno di gemme, un bellissimo animale peloso cacciato per la sua pelliccia o un'ape o una formica laboriosa.
Pertanto, Shantideva ha affermato in Impegnarsi nella condotta del bodhisattva (IV.21):
Se, per la forza negativa derivante dal commettere (un atto atroce) anche solo per un istante, devo trascorrere un'eternità in un regno senza gioia e di dolore incessante, che dire del fatto che non potrò accedere a uno degli stati di rinascita migliori a causa della forza negativa accumulata durante l'infinito samsara?
Consapevole di questa situazione, ghesce Cenngaua si allenava sempre intensamente. Non dormiva mai e non si concedeva pause. Persino quando andava in bagno, correva. Il suo maestro gli diceva che questo era dannoso per la sua pratica e per la sua salute e che ogni tanto avrebbe dovuto rilassarsi. Ma Cenngaua rispondeva: "Come potrei? Ogni istante è cruciale, se penso alla preziosità della mia vita".
Questo è un esempio molto stimolante, ma non dobbiamo diventare fanatici spirituali. Cenngaua era molto avanzato e sapeva quello che faceva. Riusciva a gestire una pratica intensa e costante, ma noi non possiamo. Se ci sforziamo troppo, finiremo solo per avere un esaurimento nervoso. Il punto è impegnarsi al massimo, ma essere consapevoli dei propri limiti.
In generale, non dovremmo comportarci come persone deboli di mente, che si lasciano guidare in qualsiasi direzione come una pozzanghera d'acqua. Quando sono con qualcuno che ride, ridacchiano in modo incontrollato, e quando sono con qualcuno che piange, scoppiano in lacrime. Abbiamo una vita umana preziosa: dobbiamo cercare di sviluppare da soli il giudizio e il discernimento. Per fare ciò, è imperativo domare la nostra mente. Se non abbiamo controllo sui nostri stati mentali ed emotivi, se non riusciamo a raggiungere un minimo di indipendenza e forza ma dipendiamo sempre dagli altri per il nostro umore, non potremo mai raggiungere la vera felicità. Diventiamo come schiavi vincolati ai capricci del loro padrone. Pertanto, dobbiamo studiare i metodi per sviluppare la nostra mente, poi rifletterci sopra finché non li comprendiamo e infine farli diventare abitudini. Se non studiamo mai, la nostra mente diventerà ancora più ottusa e non impareremo mai a migliorare la nostra condizione. La nostra preziosa vita umana sarà stata completamente sprecata.
Pertanto, Sakya Pandita ha consigliato in Prezioso tesoro di detti eleganti (Legs-bshad rin-po-che’i gter), IX.42:
Coloro che non hanno studiato nelle vite precedenti sono (nati) come idioti in questa. Vedendo ciò, e temendo di rinascere come stolto in futuro, dovresti impegnarti al massimo nello studio in questa vita, anche se è difficile.
Ha anche detto (I.9):
Anche se dovesse morire domani, una persona saggia studierà (oggi). Anche se non riuscissi ad acquisire una solida cultura in questa vita, potrai nelle vite future recuperare (i tuoi studi) come un investimento.
Il maestro sakya Bodong Ciogle Namgyel (Bo-dong Pan-chen Phyogs-las rNam-rgyal), fondatore di uno dei tre lignaggi minori radicati in questa tradizione, il lignaggio Bodong, ha affermato in modo simile:
Non abbiamo tempo per mangiare o bere bene, né per dormire sonni tranquilli. Dobbiamo studiare e lavorare sodo giorno e notte, soprattutto da giovani. Agendo in questo modo, potremo in seguito raccogliere i frutti.
Tsongkhapa era in grado di imparare qualsiasi cosa semplicemente ascoltando un accenno all'argomento, e quando Kyabje Trijang Rinpoce aveva tre anni, imparò l'intero alfabeto in un giorno dopo che gli furono mostrate le lettere una sola volta. Questo è un chiaro segno della loro grande preparazione e familiarità con le nozioni acquisite nelle vite precedenti. Pertanto, se studiamo bene ora e manteniamo un rigoroso senso etico, possiamo ottenere una nuova rinascita umana e allora vedremo con quanta rapidità saremo in grado di imparare. Se non abbiamo accumulato latenze karmiche (bag-chags, sanscr. vāsanā, propensioni), non avremo talenti. Uno dei monaci del mio monastero ha impiegato tre mesi per memorizzare un solo verso del Concerto dei nomi di Manjushri (’Jam-dpal mtshan-brjod, sanscr. Mañjuśrī-nāma-saṃgīti), mentre il mio maestro lo ha memorizzato tutto in una sola sessione di studio. Questo dimostra il tipo di vite precedenti che hanno vissuto!
Pertanto, dovremmo sempre leggere e imparare di più. Possiamo trarre ispirazione dall'esempio di Kyabje Trijang Rinpoce. Fino alla sua scomparsa, all'età di ottantun anni, ogni volta che andavamo a trovarlo, aveva sempre un libro aperto davanti a sé e leggeva. Inoltre, come questi sublimi maestri, dobbiamo essere impeccabilmente puri nella nostra condotta e nella nostra etica. Altrimenti, la conoscenza di per sé non ci porterà nemmeno a una rinascita umana. Ci sono molti spiriti famelici con capacità di studiosi.
Dharmarakshita ha descritto bene in Ruota delle armi taglienti (Theg-pa chen-po’i blo-sbyong mtshon-cha ’khor-lo), 66:
La nostra visione filosofica è elevatissima, eppure la nostra condotta è peggiore di quella di un cane. Le nostre buone qualità abbondano, eppure ne gettiamo al vento il fondamento (etico).
Pertanto, osservando le nostre azioni e considerandole alla luce delle cause che ci hanno permesso di riacquistare una preziosa vita umana, dovremmo cercare di comprendere quanto rara sia questa opportunità e sfruttarla appieno. Non vi è alcuna garanzia che avremo un'altra occasione altrettanto preziosa.
La difficoltà di ottenerne una dal punto di vista delle analogie
Una preziosa vita umana è tanto rara e difficile da ottenere quanto per dei semi di senape versati su un ago si attacchino alla punta, o dei piselli lanciati contro uno specchio verticale che vi aderiscano.
Come ha detto Shantideva in Impegnarsi nella condotta del bodhisattva (IV.20):
Proprio per questo, il Maestro conquistatore ha affermato che rinascere come essere umano è difficile da ottenere, proprio come per una tartaruga infilare il collo nel buco di un giogo alla deriva nell'immensità del mare.
Nagarjuna ha anche detto in Lettera a un amico (59):
Poiché ancora più difficile dell'incontro di una tartaruga con il buco in un giogo solitario situato nell'oceano è il raggiungimento di uno stato umano da quello di una creatura strisciante, fa' che tale raggiungimento, con facoltà umane, sia fruttuoso attraverso la pratica del sacro Dharma.
Quest'ultima analogia è quella di una tartaruga cieca che vive sul fondo dell'oceano e che, riemergendo per respirare solo una volta ogni cento anni, si trova a riemergere proprio in quel punto dell'oceano in cui infila il collo attraverso un giogo d'oro che galleggia sulle onde. La tartaruga rappresenta gli esseri incarnati e limitati. Essere ciechi significa non conoscere il Dharma. L'oceano è il samsara. La tartaruga, quando si trova sul fondo dell'oceano, è come gli esseri limitati nei tre peggiori stati di rinascita. Il suo riemergere in superficie solo una volta ogni cento anni è raro quanto la possibilità per gli esseri limitati di ascendere a una delle tre rinascite migliori. Il giogo d'oro è il Dharma del Buddha. Il suo vagare sull'oceano rappresenta la diffusione del Dharma in tutte le direzioni, e l'infilare il collo nel foro del giogo è il raggiungimento del grembo materno da cui nascere con una preziosa vita umana.
Avendo ottenuto una vita così rara, siamo come qualcuno che ha spinto un masso a metà di una ripida collina. È difficile spingerlo più in alto, ma è molto facile che ricada giù. Dobbiamo essere molto cauti e perseverare.
Nei suoi Insegnamenti con l'esempio (Po-to-ba’i dpe-chos), ghesce Potoua ci ha parlato del figlio di Loding (Lo-lding bu). Un tempo, a Penpo (’Phan-po), viveva una ricca famiglia di nome Loding, proprietaria di numerose miniere d'oro. Avevano un figlio che non si interessava all'attività di famiglia, ma che preferì intraprendere la carriera di mercante ambulante. Viaggiò in lungo e in largo e, sebbene nessuno lo riconoscesse come figlio di Loding, molti avevano sentito parlare di lui. Ovunque andasse, sentiva dire: "Se solo fossi il figlio di Loding, estrarrei una montagna di oro". Alla fine, si rese conto di quanto fosse fortunato e tornò a casa per reclamare la sua eredità. Come nel suo esempio, dovremmo cercare di apprezzare le ricche opportunità che ci offre una preziosa vita umana e non sprecarle in questioni futili.
Potoua ci ha offerto ulteriori analogie per la riflessione nei suoi Insegnamenti con l’esempio. Una volta un uomo della provincia di Tsang (gTsang) giunse a Lhasa. Non aveva mai mangiato pesce prima e si abbuffò di questa rara prelibatezza. Tuttavia, ne mangiò così tanto da sentirsi male. Per non vomitare il suo pasto si legò il collo con una corda. Allo stesso modo, dovremmo essere altrettanto restii come lui a perdere l'essenza o a sprecare l'opportunità di una preziosa vita umana.
Una volta un uomo senza gambe si stava riposando sul bordo di un piccolo dislivello. Perse l'equilibrio e, scivolando, cadde proprio sulla schiena di un asino selvatico sottostante. La bestia spaventata scappò via a una velocità incredibile, e l'uomo si aggrappò con tutte le sue forze, urlando e gridando di gioia: "Se non me la godo ora, quando mai un invalido come me potrà cavalcare di nuovo un asino selvatico?". Allo stesso modo, è estremamente raro che qualcuno come noi, appena uscito dagli stati di rinascita peggiori, si presenti come essere umano e compia qualcosa di positivo e spiritualmente benefico.
Pertanto, quando abbiamo la libertà, la capacità e le opportunità di agire, rimandare è come ciò che accadde durante una carestia: una madre riuscì a raccogliere un po' di cibo e a darne poco a ciascuno dei suoi figli. Un bambino furbo prese la sua parte e la nascose dietro la schiena per accumularla. Tuttavia, il cane arrivò e la divorò immediatamente. Allo stesso modo, dovremmo adottare misure preventive non appena ne abbiamo la possibilità e non limitarci ad accumularne sempre di più.
La difficoltà dal punto di vista della sua natura
Questo punto si riferisce alla rarità di una preziosa vita umana in termini numerici. Il Buddha una volta raccolse un pizzico di sabbia dalle rive del Gange e disse che essa equivaleva al numero di esseri erranti che passano da uno dei tre stati di rinascita peggiori a uno dei tre migliori, oppure che rinascono in uno stato migliore dopo aver vissuto una rinascita altrettanto fortunata. Tutta la sabbia rimanente equivaleva al numero di coloro che passano da una rinascita migliore a una peggiore, o che rimangono vita dopo vita negli stati peggiori del samsara.
Il numero di esseri intrappolati nei regni senza gioia supera di gran lunga quello degli spiriti famelici i quali, a loro volta, superano di gran lunga il numero delle creature striscianti. Possiamo constatare da soli quanti più animali ci siano rispetto agli esseri umani semplicemente considerando il numero di minuscole creature in un piccolo stagno durante l'estate.
Tra gli umani è raro nascere durante un eone illuminato (sgron-bskal), quando i Buddha si manifestano come guide spirituali complete (rnam-’dren). Ci sono molti più eoni oscuri (mun-bskal) intermedi, durante i quali non appaiono mai in quel superammasso di sistemi di mondi. Persino all'interno di un eone illuminato, è raro nascere durante gli eoni della durata. Un grande eone è diviso in ottanta eoni intermedi: venti quando si forma un superammasso e la vita appare per la prima volta, venti quando essa permane, venti quando tutto si disintegra e la vita si estingue e venti quando è spoglio e vuoto. I Buddha si manifestano solo durante gli eoni della resistenza.
Non è raro nascere in un'epoca in cui la durata della vita umana è ridotta e le persone diventano adulte sempre più giovani. I Buddha si manifestano solo quando la durata della vita umana diminuisce. Quando la vita si allunga e le condizioni migliorano, le persone non sono sufficientemente disgustate dalla loro incontrollabile esistenza nel samsara da essere motivate a perseguire la spiritualità. Poiché tutto sembra andare per il meglio, non hanno la determinazione di fare qualcosa di costruttivo per liberarsi dalla sofferenza. Quando la durata della vita è inferiore a cento anni, le cinque degenerazioni abbondano e nessuno è un vaso ricettivo adeguato. I Buddha non si manifestano mai come maestri quando i tempi sono così difficili che nessuno li ascolterebbe.
Inoltre, anche quando la durata della vita si sta riducendo, è raro nascere come umano su un'Isola della melarosa. I Buddha non si manifestano sotto forma di emanazione suprema negli altri tre mondi insulari dove si trovano gli umanoidi, poiché le persone che vi abitano non hanno la motivazione e l'intelligenza per adottare misure preventive. Onorano con la loro presenza solo le Isole della melarosa e, inoltre, durante l'attuale eone illuminato, chiamato l'eone fortunato, solo 1.000 si manifesteranno come Buddha che fonderanno le religioni mondiali.
Anche tra gli abitanti delle Isole della melarosa è estremamente raro avere a disposizione la piena libertà e tutte le ricchezze (dal-’byor, libertà e doni) necessari per perseguire il Dharma del Buddha. Una volta, un maestro mongolo stava tenendo una lezione sulla rarità della preziosa vita umana. Un signore cinese tra il pubblico commentò sarcasticamente: "Scommetto che questo maestro non è mai stato in Cina!". Sebbene ci siano miliardi di esseri umani su questa terra, se verifichiamo quanti di loro hanno effettivamente la libertà e le opportunità per lo studio e la pratica spirituale, scopriamo che sono davvero pochi. Dobbiamo fare attenzione a distinguere il semplice essere umano dall'avere una preziosa vita umana.
Conquistare una vita così preziosa è come essere uno tra migliaia di candidati per una posizione elevata e ottenerla effettivamente. Le probabilità di un tale successo sono di gran lunga inferiori rispetto al caso in cui solo tre persone si contendessero quel posto. Se non utilizziamo la nostra preziosa vita umana ora ma aspiriamo a una vita migliore in futuro, è come avere un milione di dollari, buttarlo via e poi pregare di averne un altro.
Come ha detto Padampa Sanggye (Pha-dam-pa sangs-rgyas):
Per noi, che possediamo preziose vite umane, è più facile raggiungere l'illuminazione che per un essere intrappolato in un regno privo di gioia ottenere una simile rinascita umana.
Pertanto, non dovremmo dare per scontato il nostro stato attuale e pensare di essere sempre stati e di rimanere sempre umani. È più produttivo e indubbiamente più accurato considerarci semplicemente visitatori del regno umano, in breve congedo dagli stati di rinascita peggiori.
Ghesce Potoua ha dichiarato:
Una volta compresa la difficoltà di trovare una vita umana ricca di libertà e ricchezze, come possiamo rimanere sereni e continuare a rovinarci?
Shantideva ha detto anche in Impegnarsi nella condotta del bodhisattva (VII.14):
Seduto su una barca (ora) di rinascita umana, attraversa il possente fiume della sofferenza! Dato che è così difficile riprendere questa barca, idiota, non è ora di andare a dormire!
Una volta Gungthang Rinpoce fu invitato da un discepolo a raccontare la sua autobiografia illuminante. Egli rispose:
I miei primi vent'anni sono trascorsi senza essere consapevole di alcuna pratica. I successivi vent'anni sono passati pensando: "Prima o poi lo farò, lo farò". E ora sono passati più di dieci anni in cui mi lamento e rimpiango di non aver fatto nulla (prima). Questa è la storia di come ho trascorso una vuota esistenza umana.
Il metodo per comprendere la necessità e il valore di una preziosa vita umana consiste nel considerare tre punti.
[1] Dobbiamo pensare alla necessità di uno sviluppo spirituale. Tutti desideriamo essere liberi dalla sofferenza e non essere mai separati da uno stato di felicità. Il modo per raggiungere questo obiettivo è lavorare sulla nostra mente e cambiare i nostri atteggiamenti; l'unico modo per sviluppare atteggiamenti positivi e costruttivi è attraverso l'allenamento spirituale che prevede l'adozione di misure preventive.
[2] Dobbiamo analizzare per vedere se abbiamo la capacità di impegnarci in questo. Sono necessari due fattori: la condizione esterna di un mentore spirituale che ci guidi e la condizione interna di una preziosa vita umana libera da tutte le situazioni senza possibilità di studiare o praticare e ricca di opportunità. Se abbiamo entrambi, non c'è dubbio che abbiamo la capacità di fare progressi.
Noi esseri umani possediamo l'intelligenza per distinguere il bene dal male, il benefico dal dannoso. Non siamo come animali striscianti che non riconoscerebbero il Buddha nemmeno se si trovasse proprio in mezzo a loro. Non c'è differenza tra le nostre preziose vite umane e quelle di Milarepa o Luipa. I nostri corpi sono sani, grassi e ben nutriti, mentre Milarepa si nutriva solo di ortiche e Luipa delle interiora di pesce scartate dai pescatori. Entrambi erano completamente carenti di vitamine eppure, grazie alla loro forma umana, raggiunsero il loro pieno potenziale durante la loro stessa vita. Se loro ci sono riusciti, non c'è motivo per cui noi non possiamo fare lo stesso con i nostri corpi ricchi di vitamine!
[3] Dobbiamo pensare ad adottare misure preventive proprio ora, in questa vita. Non possiamo permetterci di rimandare. Con varie scuse evitiamo il coinvolgimento spirituale, eppure riusciamo sempre a giustificare la nostra ricerca compulsiva di piaceri terreni. Cerchiamo di infilarci in uno spettacolo divertente o a una festa anche se non c'è posto, eppure ci ritiriamo immediatamente se un evento spirituale è anche solo leggermente affollato o scomodo. Tuttavia, non sappiamo mai cosa verrà prima, la nostra pratica di domani o la nostra morte di oggi. Pertanto, se iniziamo almeno il nostro cammino spirituale oggi e lo perseguiamo al livello delle nostre capacità, questo sarà il più vantaggioso. Quando abbiamo questa sensazione di dover adottare misure preventive ora e lo facciamo effettivamente, allora la nostra pratica diventa spontanea, sana e piacevole.