L'etica sessuale buddhista: una prospettiva storica

Questa sera parleremo dell'etica sessuale buddhista. Come per ogni insegnamento buddhista, dobbiamo vedere come questa lezione s'inserisce all'interno della struttura di base del Buddhismo, costituita dalle quattro nobili verità. Molto brevemente, il Buddha parlò di vere sofferenze che tutti noi proviamo; questa è la prima nobile verità. La vera sofferenza dell'infelicità e del dolore e la sofferenza della nostra felicità ordinaria che non dura mai e che si tramuta in infelicità, come quando si continua a mangiare il proprio cibo preferito, la felicità che si prova inizialmente a poco a poco si trasforma in infelicità quando ci si sente pieni.

Poi c'è la sofferenza onnipervasiva, la quale è la base per sperimentare le prime due, ovvero le nostre incontrollabili rinascite ricorrenti, con cui otteniamo un corpo e una mente che saranno le fondamenta per l'infelicità o la felicità ordinaria. La vera causa di tutto ciò è l'inconsapevolezza di causa ed effetto e della realtà, le emozioni disturbanti generate da questa inconsapevolezza, e il comportamento karmico generato da queste emozioni disturbanti, che si tratti di comportamento distruttivo o costruttivo, in quanto anche il nostro comportamento costruttivo, se mischiato all'ingenuità verso il modo in cui noi e le cose esistono, continua a perpetuare il nostro samsara.

La terza nobile verità consiste nella possibilità d'ottenere un vero arresto della sofferenza, che si attua grazie all'eliminazione delle vere cause, in modo tale che non tornino mai più. E la quarta è il vero sentiero della mente, ovvero il modo di pensare, ma anche di agire e di parlare, generato da tale sentiero, il quale ci permetterà di raggiungere questo vero arresto.

Questa è la struttura di base degli insegnamenti buddhisti. Quando parliamo di etica sessuale, dobbiamo capire come la condotta sessuale faccia parte delle vere cause della sofferenza. Se vogliamo ottenere un vero arresto della sofferenza, ovvero le nostre continue rinascite samsariche che fungono da base per la sofferenza dell'infelicità e della nostra felicità ordinaria, allora sarà necessario superare gli aspetti problematici della nostra condotta sessuale.

Da un punto di vista buddhista, quando parliamo di etica e di autodisciplina etica, non si tratta di avere una serie di leggi e di obbedire ad esse: questo è il nostro concetto occidentale di etica, che proviene dalle religioni bibliche o dal codice civile. Nel Buddhismo, l'intera base dell'etica è strutturata secondo la consapevolezza discriminante. In altre parole, la base della nostra condotta etica non è l'obbedienza alle leggi, bensì il fatto di discriminare fra ciò che è utile e ciò che è dannoso. Pertanto, nessuno ci sta dicendo che dobbiamo evitare certi tipi di condotta che porterebbero a sofferenza e problemi; è una scelta nostra. Se vogliamo eliminare la sofferenza, il Buddha indicò alcuni tipi di comportamento da evitare. Poi è una nostra scelta. Quindi, la questione non è quella di essere una buona o una cattiva persona, o di obbedire alle regole. Inoltre non vi è nessun concetto di colpa, la colpa c'è quando s'infrange la legge.

Pertanto, questa discussione sull'etica sessuale è incentrata sulla consapevolezza discriminante. Qualora non fossimo in grado d'evitare un certo tipo di condotta sessuale problematica, esistono moltissimi fattori che influenzano la quantità di sofferenza che tale condotta produrrebbe per noi. L'obiettivo consiste nel ridurre al minimo la pesantezza di quell'atto sessuale inappropriato. Questo comporta il fatto di distinguere ciò che renderebbe le conseguenze dell'azione più pesanti da quello che le renderebbe più leggere, e cercare di rendere tali conseguenze il più possibile leggere.

Ora è necessario comprendere le categorie utilizzate per classificare i diversi tipi di condotta. Vi sono azioni non raccomandabili (kha-na ma-tho-ba). “Non raccomandabili” significa che non le raccomanderesti a nessuno. Non sono lodevoli, e creeranno problemi. Alcune sono per natura non raccomandabili (rang-bzhin kha-na ma-tho-ba), per cui lo sarebbero per chiunque; e alcune sono azioni proibite non raccomandabili (bcas-pa'i kha-na ma-tho-ba), indicate dal Buddha come azioni da evitare per certe persone in determinate situazioni. Si tratta d'azioni eticamente neutre, come ad esempio il mangiare dopo mezzogiorno per un monaco o una monaca. Mangiare dopo mezzogiorno è un'azione eticamente neutra, ma se si è un monaco o una monaca, e si vuole meditare con una mente chiara la notte e la mattina, allora la cosa migliore è evitare di mangiare dopo mezzogiorno.

Al contrario di queste azioni proibite non raccomandabili, che sono eticamente neutre, quelle per natura non raccomandabili sono invece distruttive. “Distruttive” significa che provocheranno sofferenza, a meno che ovviamente non vengano purificate. Tutto il comportamento sessuale è per natura non raccomandabile. Non è qualcosa che a noi occidentali piace sentire. Ma la domanda importante è chiedere il motivo per cui tutta la condotta sessuale sia distruttiva. Secondo i testi, tutta la condotta sessuale è distruttiva perché causa un incremento delle nostre emozioni disturbanti, e sono sicuro che anche la nostra esperienza possa confermarlo. Se vogliamo ottenere la liberazione dal samsara, dobbiamo superare le emozioni disturbanti. Per cui, se vogliamo ottenere la liberazione, dovremo alla fine abbandonare tutti i tipi di comportamento che causano un incremento delle emozioni disturbanti.

Se consideriamo gli insegnamenti del Kalachakra Tantra, questi spiegano come la condotta sessuale e il perseguimento dell'orgasmo incrementino il nostro desiderio e l'attaccamento. Vogliamo avere quell'orgasmo. E quando raggiungiamo la fine dell'orgasmo, proviamo rabbia perché è finito, in quanto non vogliamo che finisca. E successivamente cadiamo in uno stato d'ingenuità, perché diventiamo assonnati. Questo è scritto nei testi, e probabilmente, se esaminiamo noi stessi in modo onesto, è quanto effettivamente accade.

Sappiamo che, secondo gli insegnamenti, non tutti devono essere monaci o monache per ottenere la liberazione e l'illuminazione. Si può anche essere un capofamiglia. Cosa significa essere un capofamiglia? Significa qualcuno con una moglie, o un marito, figli, e una casa. Non significa qualcuno che è sessualmente attivo. Per cui, ad un certo punto, se davvero vogliamo raggiungere la liberazione, dovremo abbandonare qualsiasi condotta sessuale. Questi sono i fatti.

La maggior parte di noi non è sicuramente pronta ad abbandonare ogni condotta sessuale. Ciononostante, non prendiamoci in giro: il Buddhismo non è pieno di idee romantiche su come il sesso sia meraviglioso e su come dia felicità a qualcun altro. Non è questo che il Buddhismo dice, mi spiace. Il Buddhismo classificherebbe questa come una considerazione scorretta: considerare la sofferenza come felicità. Tramite la propria condotta sessuale rivolta verso qualcun altro, nonostante si cerchi di rendere questa persona felice, questa felicità è in realtà il secondo tipo di sofferenza, ovvero la felicità ordinaria che se ne andrà, che non durerà, e che non farà altro che incrementare le emozioni disturbanti dell'altra persona.

Credo sia molto importante non essere ingenui su cosa sia il sesso dal punto di vista buddhista. Se abbiamo intenzione d'impegnarci in una condotta sessuale – qualsiasi tipo di condotta si possa trattare – almeno cerchiamo di comprendere cosa questo comporti al livello più profondo. E non idealizziamola; godiamone per quella che è, ma non facciamone una grande questione.

All'interno della categoria di tutta la condotta sessuale, che è per natura non raccomandabile, abbiamo due suddivisioni: quella che viene chiamata condotta sessuale inappropriata (log-g.yem), e quella che non è inappropriata (log-g.yem ma-yin-pa), che immagino chiameremmo “condotta sessuale appropriata.” Questo significa che la sofferenza generata da un comportamento sessuale inappropriato sarà maggiore della sofferenza generata da un comportamento sessuale appropriato. Ora, nessuno sta negando che la condotta sessuale dia felicità ordinaria. Questo è ovvio, ma si tratta di un tipo di sofferenza.

Perciò, la condotta sessuale appropriata avverrebbe con il proprio coniuge, in un rapporto sessuale “standard” che coinvolga soltanto pene e vagina. Qualsiasi altra cosa può solo avvenire per ragioni di attaccamento e desiderio. Questo primo tipo di rapporto sessuale potrebbe almeno avere lo scopo di procreare, per cui da questo punto di vista è meno pesante.

Qual è la condotta sessuale inappropriata? Secondo la lista delle dieci azioni distruttive, si tratta della condotta sessuale elencata in tale lista. Per quanto riguarda l'evoluzione di cosa effettivamente costituisca una condotta sessuale inappropriata, questa è una lunga storia, e quindi è piuttosto problematico comprendere come si sia evoluta nel corso dei secoli e perché fosse sempre più elaborata. Si trattò solo di aggiunte fatte da monaci puritani indiani in tempi successivi, dato che tutto questo accadde in India? O si trattò di elaborazioni successive che erano già implicite negli elenchi più antichi, e pertanto i commentatori successivi si limitarono semplicemente ad estrarne il significato? I maestri tibetani dicono che era tutto implicito fin dall'inizio. Ciononostante, è piuttosto interessante vedere quali dettagli specifici siano stati inclusi, quando siano stati inclusi, e da chi, perché questo ci dà anche qualche indizio per capire cosa sia più pesante e cosa lo sia di meno. Se qualcosa è stato evidenziato fin dagli inizi, possiamo stare sicuri che si tratta del più pesante tra i diversi tipi di condotta sessuale inappropriata.

Anche questa parola, “inappropriata,” (log-pa), è estremamente difficile da tradurre. Si tratta dello stesso termine che troviamo nell'espressione “visioni distorte;” è il termine che in altri contesti viene tradotto come “distorto.” Ma di certo noi non possiamo tradurlo come “distorto,” perché nelle nostre lingue significherebbe “pervertito,” e non stiamo sicuramente parlando di questo. A volte, in altri contesti, questa parola significa in realtà semplicemente “opposto,” e io credo che “opposto” si avvicini di più al significato. Oppure si potrebbe tradurre questo termine come “condotta sessuale contraria,” ovvero ciò che è contrario alla prima, ma è una traduzione problematica. A volte l'ho tradotta come “condotta sessuale non saggia,” e a volte ho usato “inappropriata.” Nessuna di queste è una buona traduzione, ma per il momento sto utilizzando “inappropriata,” nonostante anche questa possa essere una scelta inappropriata per il termine. Il significato è: “tutto ciò che non è appropriato.”

I testi del vinaya trattano della disciplina monastica per i monaci e le monache, e in tali testi è indicato che uno dei voti per i monaci e per le monache consiste nel fatto che non dovrebbero agire da tramite per favorire un matrimonio o un'unione sessuale tra certi tipi di persone. Per i monaci si tratta solitamente di una lunga lista di diversi tipi di donne, e in alcuni testi del vinaya è presente anche una lista simile di uomini. I generi di donna elencati comprendono quelle sposate o sotto la tutela di qualcuno, e la lista è lunga: il padre o la madre, la sorella o il fratello, ecc. “Sotto la tutela” significa che alla ragazza non è permesso di prendere le proprie decisioni, in quanto vengono prese esclusivamente dal tutore. Tenete a mente che stiamo parlando qui dell'India antica, e pertanto non c'è alcun concetto di libertà e diritti delle donne.

Questa stessa lista apparirà nei sutra Theravada, come tipi di persone con le quali sarebbe inappropriato avere rapporti sessuali: si tratta della stessa lista. Possiamo quindi vedere come, fin dall'inizio, ci fosse una stretta relazione fra l'etica sessuale per i monaci e le monache e l'etica sessuale per le persone laiche.

Nei sutta stessi (i sutta Theravada in lingua pali) viene spiegato come questi siano partner inappropriati in quanto fare sesso con qualcuno di essi porterebbe a commettere molte altre azioni distruttive. Potrebbe portarci a mentire al riguardo, e nel caso in cui il tutore o il marito lo venisse a scoprire, allora potremmo persino uccidere quella persona, o rubare per corromperla; oppure potrebbe portare a litigi all'interno della nostra famiglia. E come in questo caso, vi possono essere molti tipi diversi di azioni distruttive. Quest'intera lista è contenuta nei sutta pali.

Se guardiamo ai commentari della letteratura pali successiva, nel caso in cui qualcuno abbia un rapporto sessuale con una donna senza il permesso del suo tutore, allora solamente per l'uomo esiste una trasgressione karmica. La donna non commette una trasgressione karmica a meno che prima o durante l'atto sessuale non sviluppi desiderio e attaccamento. Questo è simile ad uno dei regolamenti nei riguardi del comportamento verso i monaci e le monache. Se una monaca viene violentata, a meno che non sviluppi desiderio e attaccamento durante lo stupro, non perde i suoi voti. Allo stesso modo, se la donna non sviluppa alcun desiderio o attaccamento durante lo stupro, non commette alcuna trasgressione karmica. Inoltre, cosa che non ho mai trovato in nessun altro testo di nessun'altra tradizione buddhista, nel caso in cui la coppia riceva il permesso (se la donna riceve il permesso dal tutore o dal marito), allora non c'è trasgressione karmica né per la donna né per l'uomo. Per cui, se i genitori dicono: “Va bene, nostra figlia è sessualmente attiva,” allora va bene. Ma nel caso in cui i genitori siano veramente molto contrari, allora si tratta di una trasgressione karmica. E possiamo capirne il motivo, in quanto potremmo dover mentire al riguardo. Potrebbe diventare la causa di litigi e grossi problemi nel caso in cui i genitori lo venissero a sapere.

Ricordate, l'intera questione qui è su quanta sofferenza e quanti problemi generi la nostra condotta sessuale. Non ha nulla a che vedere con l'essere buoni o cattivi. Non c'è alcun accenno tuttavia al fatto che la donna in questi casi desideri far sesso oppure no. Per cui, dal nostro punto di vista, potremmo guardare a questo e dire: “Ehi, che dire di questi genitori nel Sud-est asiatico, che sono così poveri da dare il permesso e vendere la loro figlia al mercato della prostituzione? Questo va bene perché la ragazza ha il permesso dei genitori?” Non viene specificato nei testi se la questione dipenda dalla volontà o meno della donna di fare sesso. Quindi ovviamente si tratta di un caso in cui, solo perché non viene menzionato, non vuol dire che non sia implicito nella descrizione.

Per cui, nuovamente, dobbiamo utilizzare la nostra consapevolezza discriminante per analizzare.

Se guardiamo ai vinaya di alcune delle altre tradizioni precedenti (esistevano diciotto tradizioni Hinayana, ognuna con il proprio vinaya), troviamo una lista con ulteriori categorie di partner inappropriati. Vedete, questo è un'altro grosso problema, in quanto tutta la discussione sull'etica sessuale è affrontata unicamente da un punto di vista maschile. Quindi ciò significa che siccome non ci sono spiegazioni in merito ai partner inappropriati per una donna, vuol dire che non esiste nessuna etica sessuale per le donne? Ovviamente non è questo il caso. Si tratterrebbe di una spiegazione implicita, in quanto dovremmo considerare una lista simile per le donne. In alcuni di questi vinaya viene aggiunto il caso di una monaca, che ha il voto di non avere rapporti sessuali, e i prigionieri. Un prigioniero è qualcuno che viene tenuto in carcere dal re, e fare uscire questa persona per fare sesso con lui o lei sarebbe inappropriato, in quanto il prigioniero appartiene al re.

Una di queste tradizioni Hinayana è la Sarvastivada. La tradizione tibetana deriva in sostanza da questa per quanto riguarda il vinaya e la discussione dei principi Hinayana, Vaibashika e Sautantrika: tutte queste fanno parte della Sarvastivada. E il vinaya seguito dai tibetani è quello della Mula-sarvastivada, la quale è una tradizione successiva inclusa nella Sarvastivada.

In uno dei suoi primissimi testi, i viaggiatori indifesi sono aggiunti alla lista dei partner inappropriati. Questo si riferisce al fatto di approfittarsi di qualcuno che viaggia da solo, non protetto da nessuno. Vengono inclusi anche gli studenti. Vi è qui l'utilizzo di un altro termine tecnico: “condotta celibe” (tshangs-spyod), “brahmacharya” in sanscrito. Letteralmente significa “condotta pulita o pura”. All'interno della condotta sessuale inappropriata, vi sono due categorie: condotta non celibe (mi-tshangs-spyod) e, letteralmente, “condotta non non-celibe” (mi-tshangs-spyod ma-yin-pa). Chiamiamo quest’ultima condotta “non casta”. Nell'India tradizionale, secondo le usanze induiste, gli studenti erano tenuti a mantenere il celibato durante gli studi con un maestro spirituale. Condotta sessuale non celibe si riferisce al fatto di avere rapporti sessuali con qualcun altro attraverso uno dei tre orifizi. Questo significa attraverso la vagina, la bocca, o l'ano. Per cui, in base a questa definizione, mantenere il celibato non esclude la masturbazione, mentre mantenere la castità lo include. Tuttavia, dal momento che gli studenti che mantengono il celibato non devono avere rapporti sessuali attraverso nessuno dei tre orifizi, sono partner sessuali inappropriati.

Un'ulteriore aggiunta all'elenco dei partner inappropriati che troviamo in questi primi testi Sarvastivada, è costituita dalle prostitute non pagate. Le prostitute vanno perciò bene, fintanto che vengono pagate. Se analizziamo quest'affermazione, in termini di etica sessuale, in realtà si tratta solo di un'estensione dell'etica nei riguardi del rubare. Si tratta di appropriarsi di quello che non ci è stato dato, che non è nostro. Non ha niente a che vedere con il fatto di essere sposati oppure no. Per cui la tradizione qui non sta parlando di adulterio, di essere infedeli alla propria moglie o al proprio marito, ma di avere rapporti sessuali con qualcuno che non ci è stato dato, o che non è d'accordo. Il matrimonio, come qualcosa di sacro, è del tutto specifico di una determinata cultura. Lo troviamo nelle nostre religioni bibliche, lo troviamo nell'Induismo, ma certamente non nel Buddhismo.

Se guardiamo ai sutra de I piazzamenti ravvicinati della vicina cosciente consapevolezza (la versione in pali è piuttosto nota, il Sutra Satipatthana), viene menzionato l'esempio del proprio coniuge, il quale non può condividere le conseguenze karmiche delle nostre azioni, non può condividere la morte, e via dicendo, e genera soltanto ostacoli e problemi. Si tratta quindi di una visione piuttosto negativa del matrimonio e dei coniugi. E si trovano molti consigli su come ridurre il proprio attaccamento e desiderio verso il coniuge, con le famose meditazioni (presenti in tutta la letteratura buddhista) che consigliano d'immaginare cosa vi sia all'interno del suo stomaco, e così via.

Per cui, nuovamente, si tratta di qualcosa che da occidentali non vogliamo o non ci piace davvero sentire. Ma è uno dei voti del bodhisattva quello di non scegliere soltanto i temi del Dharma che ci piacciono, e ignorare quelli che non ci piacciono. Il punto è quello di non glorificare l'amore, il matrimonio e cose come queste, nel modo in cui lo facciamo romanticamente in occidente, o di non renderle qualcosa di sacro e santo. E se abbiamo un partner, sia che siamo sposati oppure no, è necessario avere una visione realistica di quanto questo comporti. Com'è chiaro per chiunque sia impegnato in un rapporto intimo con un'altra persona, avere una relazione è difficile. Pertanto il Buddhismo non dice di non avere nessuna relazione, ma consiglia di avere un atteggiamento realistico nei suoi riguardi, ovvero di non essere ingenui.

Quando consideriamo l'evoluzione della letteratura dell'abhidharma nella scuola Sarvastivada, troviamo sempre più cose specificate man mano che la storia prosegue. La prima cosa che compare nel commentario è che può essere inappropriato fare sesso con la propria moglie in quanto il momento in cui si vuole fare sesso è inappropriato. Non specifica tuttavia cosa questo significhi. Il commentario che compare successivamente aggiunge i luoghi inappropriati dove fare sesso. E in seguito il commentario aggiunge anche gli orifizi inappropriati, ma non approfondisce la questione.

Il primo approfondimento che troviamo è quello dell'Abhidharmakosha, ovvero il Tesoro dell'Abhidharma, scritto da Vasubandhu, il quale viene studiato nelle tradizioni tibetane e in quelle cinesi: lo studiano tutti. “Abhidharma” significa argomenti specifici di conoscenza. Qui vi è un'elaborazione di quei punti che furono solamente aggiunti nei primi commentari Sarvastivada. Per quanto riguarda i partner inappropriati viene dato lo stesso genere di lista che troviamo nel vinaya e nei sutra più antichi: tutte quelle donne che sono già sposate o sotto tutela. E anche se si tratta della propria moglie, parti del corpo inappropriate sono l'ano e la bocca, in quanto possiamo essere spinti a fare questo solo dal desiderio (non avremo un bambino in quel modo).

Poi Vasubandhu specifica anche i luoghi inappropriati. Dice “visibili agli altri,” il che significa fuori di casa (dove chiunque può vederci) e vicino a uno stupa o un tempio (per una questione di rispetto verso gli altri e verso gli oggetti religiosi). Per rispetto non faremmo sesso in questi posti. Per momenti inappropriati s'intende quando la donna è in gravidanza, sta allattando, o ha preso il voto di non far sesso quel giorno. E nel commentario indiano a questo testo viene spiegato che avere rapporti con una donna in stato di gravidanza sia inappropriato in quanto provoca danni al feto. Inoltre, è inappropriato fare sesso con una donna che sta allattando perché riduce la sua abilità di fornire latte. Quindi qui si considera il danno causato al bambino.

Ora, il prossimo testo è l'Abhidharmasamucchaya, ovvero Un compendio di Abhidharma, scritto dal maestro Asanga. Si tratta di un testo Mahayana, cittamatra in particolare. Questi due testi principali dell'abhidharma vengono studiati dai tibetani e dai cinesi. E qui troviamo soltanto la lista, il testo non offre altri approfondimenti. In un modo simile al principale commentario indiano, questo testo elenca i partner inappropriati, senza approfondimenti. Cita soltanto questo, e si riferisce indubbiamente all'elenco standard delle donne. Cita anche le parti inappropriate del corpo, i luoghi e i momenti inappropriati, ma senza specificare.

Questo testo tuttavia aggiunge altre tre categorie, che precedentemente non troviamo. “Quantità inappropriata” è la prima, ma non viene data nessuna spiegazione. È soltanto in Tibet che Gampopa offre una spiegazione: significa fare sesso per più di cinque volte di fila. La seconda è “azioni inappropriate applicate,” e di nuovo non vengono specificate, e soltanto in seguito Gampopa spiega che questo significhi colpire la persona (per cui sadomasochismo), e avere rapporti con la forza (stupro). La terza categoria, specifica per i maschi, riguarda tutti gli uomini, o gli uomini castrati (gli eunuchi). Si tratta davvero della prima e dell'unica citazione esplicita di omosessualità in tutta la letteratura indiana che ho consultato.

Vi sono poi due testi indiani successivi, di Ashvaghosha e di Atisha, che compaiono abbastanza tardi nel Buddhismo indiano. Ashvaghosha cita nuovamente “luoghi inappropriati,” approfondendo un po' di più: dove ci sono testi di Dharma, dove c'è uno stupa, una statua di Buddha, dove vivono dei bodhisattva, di fronte ad un abate, al proprio maestro, o ai propri genitori. Per quanto riguarda i “momenti inappropriati,” l'autore cita anche il periodo mestruale, quando la donna è malata o triste (ad esempio quando è in lutto per qualcuno che è defunto), in aggiunta alla gravidanza, all'allattamento e al voto giornaliero. Per cui, nuovamente, credo sia difficile affermare che si tratti di qualcosa che venne aggiunto ex novo, creato al momento; si tratterrebbe invece dell'idea implicita di cercare di minimizzare i problemi e la sofferenza che provochiamo.

Per quanto riguarda le parti del corpo inappropriate, in aggiunta all'ano e alla bocca, per la prima volta Ashvaghosha fa altre aggiunte, come il rapporto sessuale interfemorale e con la mano, ovvero la masturbazione. Si tratta della prima volta che viene menzionata, ed è interessante notare che questa pare un'aggiunta simile a quanto previsto nel vinaya per i monaci e le monache, in quanto qui si trovano due diversi tipi di voti. Nel caso in cui s'infranga il primo tipo, si tratta d'una “disfatta” (pham-pa): non si è più un monaco o una monaca. E si riferisce all'avere rapporti attraverso uno dei tre orifizi: vagina, ano, bocca. Per un monaco o una monaca la vagina verrebbe inclusa in ogni caso, dal momento che entrambi non hanno alcun partner sessuale, ma qui vengono inclusi anche la bocca e l'ano. E l'altro voto prevede che non si abbiano rapporti sessuali interfemorali o con la mano, e sono di minore gravità. Se lo si infrange viene detto “residuo” (lhag-ma), e significa che si è ancora in possesso di un residuo del voto come base per l'addestramento nella disciplina etica, ma il voto è stato indebolito.

Questo combacia con la suddivisione all’interno del comportamento sessuale inappropriato tra condotta non celibe e non casta, che abbiamo citato in riferimento agli studenti spirituali nell'India tradizionale. Monaci e monache, naturalmente, fanno voto di evitare qualsiasi condotta sessuale, sia quella inappropriata, sia la cosiddetta “appropriata.” Tuttavia, per quanto concerne la condotta sessuale inappropriata, risulta meno pesante per loro commettere un atto sessuale di tipo celibe, come la masturbazione, piuttosto che un atto non celibe (avere un rapporto sessuale vaginale, orale o anale con una persona).

Ashvaghosha non parla esplicitamente di omosessualità. Tuttavia, se l'ano, la bocca, le mani e le cosce non sono ammessi, questo non lascia molto spazio ad una condotta omosessuale. Ora, nuovamente, non dovremmo affrontare tutto questo come se fossimo un avvocato, cercando di trovare una scappatoia per aggirare in qualche modo la cosa: “Non hanno detto sotto le braccia, per cui va bene.” Anche in questo caso, è necessario usare la propria consapevolezza discriminante. E poi vi è anche qui l'elenco delle donne che sono sotto la tutela di altri.

Per quanto concerne i “luoghi inappropriati,” Atisha cita la stessa lista di Ashvaghosha, ma aggiunge soltanto “un luogo in cui vengono officiati riti di preghiera.” Per quanto riguarda i “momenti inappropriati,” Atisha aggiunge alla lista: “durante il giorno” e “contro la volontà di qualcuno.” E “le parti del corpo inappropriate” sono le stesse citate da Ashvaghosha, sebbene ometta le cosce e aggiunga invece “con bambini,” e dice: “la parte anteriore o posteriore di un giovane ragazzo o ragazza.” Chiaramente questo è un errore di ortografia nel testo. La differenza fra Ashvaghosha e Atisha è nata ovviamente da un errore testuale. I termini “cosce” e “bambini” differiscono soltanto di una lettera. I bambini sono inclusi nella lista dei “partner inappropriati,” ma qui vengono inseriti in quella delle “parti del corpo inappropriate,” per cui si tratta chiaramente di un errore di trascrizione. E i tibetani lo presero alla lettera e lo elaborarono anche.

Per quanto riguarda i “partner inappropriati,” Atisha non menziona i maschi, ma questo sarebbe incluso se si considerano l'ano, la bocca e la mano. E aggiunge gli animali. Dunque questo non significa che fino ad allora andasse bene avere rapporti sessuali con un asino ma da allora non più. Potete vedere come ci sia stata tutta un'evoluzione su questi punti in India, e la cosa si fa molto interessante quando si passa in Tibet. Il primo a parlarne è Gampopa, nel suo Prezioso ornamento di liberazione. È un testo Kagyu. Per “partner inappropriati,” l'autore cita l'elenco standard delle diverse tipologie di donna. Per quanto riguarda le “parti del corpo inappropriate,” cita solamente bocca e ano; non cita mani e cosce. Ai “luoghi inappropriati” aggiunge: “dove si riuniscono molte persone.” E ai “momenti inappropriati” aggiunge: “quando si è visibili.”

Ora, “quando si è visibili” è interessante, perché ci sono due possibili interpretazioni di questo. Vasubandhu lo interpreta come il fatto di essere fuori casa, all'aperto, quando si è visibili. Atisha pensò che significasse “durante il giorno,” il che naturalmente fa una certa differenza se si lavora tutta la notte e si ha un partner. E Tsongkhapa sottolinea come Atisha abbia frainteso queste parole; quando si riferisce all'aperto, non significa durante il giorno.

Per cui possiamo vedere, ancora una volta, come vi siano alcune discrepanze, e molto spesso queste derivano dal modo in cui vengono comprese le parole. Gampopa omette quando una persona è malata, o soffre mentalmente, o quando non vuole fare sesso; non ne parla. Tuttavia approfondisce quanto si trova nell'Abhidharmasamucchaya: la quantità, dice, è più di cinque volte di fila, cosa che risulta davvero difficile da comprendere. Specialmente se il nostro criterio si basa sull'incremento delle emozioni distruttive: voglio dire, una persona che lo farebbe cinque volte di fila, o quattro – quattro volte va bene, cinque volte no – quanta ossessione per il sesso deve avere?

Una teoria che sentii sulla spiegazione di questo punto, diceva che ad essere preso in considerazione era il re con il suo harem di numerose mogli (questo andava bene, tra l'altro, potevi avere molte mogli perché tutte ti appartenevano). Per non insultare il re, che poteva avere così tante mogli e per cui ovviamente fare sesso più volte in una notte, questo criterio fu quindi stipulato in questo modo. Ma questa fu soltanto una supposizione fatta da qualcuno.

L'autore poi approfondisce “l'azione applicata,” e parla del fatto di colpire o di costringere una persona a fare sesso, e include tutti gli uomini e gli eunuchi. Per cui, Gampopa omette la masturbazione, ma include l'omosessualità.

Longchenpa, uno dei primi maestri Nyingma, nel suo testo elenca solamente le donne inappropriate, come nella letteratura pali del Theravada. Per cui, nel suo testo in stile lam-rim, Riposo e ristoro nella natura della mente – tradotto in inglese come Kindly Bent to Ease Us (it. Gentilmente chinato per calmarci)-egli cita solamente questa lista di donne.

Il Lam-rim chen-mo di Tsongkhapa, uno dei primi testi Ghelug, cita per “partner inappropriato” non solamente quelli protetti dalle loro madri, ma anche la madre. Questo èil primo riferimento all'incesto. E include nella lista tutti gli uomini, sia noi stessi che gli altri, e gli uomini castrati. Per quanto riguarda le “parti del corpo inappropriate,” l'autore afferma che si tratta di qualsiasi cosa che non sia la vagina. E quindi cita Ashvaghosha e Atisha. Si tratta pertanto della prima volta in cui viene citata la masturbazione in un testo tibetano.

Per quanto concerne i “luoghi inappropriati,” Tsongkhapa si riferisce a quei luoghi dove si viene visti da molte persone, questa è la sua comprensione del termine “visibile.” Egli non lo concepisce come necessariamente all'aperto, e certamente non soltanto durante il giorno, ma dove si possa essere visti da molte persone, ovvero in pubblico. E aggiunge come un “luogo inappropriato” fare sesso su un “terreno duro o accidentato.” In questo caso sta prendendo in considerazione: farà del male alla persona che sta di sotto?

Per quanto riguarda i momenti inappropriati, Tsongkhapa include la gravidanza, e ne spiega il motivo. L'autore specifica che si tratta degli ultimi tre mesi della gravidanza. In tibetano quest'espressione è molto simile a quella di “luna piena.” L'autore parla della “luna piena” della gravidanza. E quindi alcuni traduttori diedero una traduzione sbagliata, che si è poi diffusa in occidente, per cui si pensa che sia inappropriato fare sesso durante la luna piena. In effetti, questo èmenzionato nel Kalachakra Tantra, secondo il quale c'èuna certa energia che circola nel corpo nel corso del mese lunare, e che in ogni giorno del mese lunare questa sia concentrata in una parte differente del corpo. Nel caso della luna piena, l'energia èconcentrata in un punto da cui può entrare nel canale centrale, e pertanto viene raccomandato di non avere rapporti sessuali in quel particolare giorno, perchéquest'energia si dissiperebbe all'esterno invece di dissolversi. Questo si riferisce chiaramente a coloro che si trovano ad un livello di pratica in cui ciò farebbe la differenza, il che ci porta ad un altro argomento, ma fatemi prima finire quello che dice Tsongkhapa prima di continuare su questo.

Per “momenti inappropriati” s'intende alla fine della gravidanza, durante l'allattamento, quando si prende il voto giornaliero, durante la malattia, più di cinque volte di fila. Tsongkhapa include sia la masturbazione che l'omosessualità in modo esplicito, ma tralascia i casi in cui la donna non voglia fare sesso, la violenza e lo stupro. Ma specifica che una prostituta va bene, se la si paga. Se prendiamo la prostituta di qualcun altro senza pagarla, significa che ci stiamo appropriando di quello che non ci è stato dato.

Fatemi soltanto citare l'ultimo testo prima di tornare a quello che volevo dire a proposito del tantra, ovvero il tardo testo Nyingma di Dza Peltrul, Le parole del mio prezioso maestro. Anch'egli si riferisce a persone inappropriate: partner altrui o persone sotto tutela, e specificatamente bambini. In quanto ai momenti inappropriati, l'autore li considera come Atisha, ovvero durante il giorno. E poi cita la solita lista che include il voto giornaliero, la malattia, la sofferenza mentale, la gravidanza, il ciclo mestruale e l'allattamento. I luoghi inappropriati sono ancora una volta quelli soliti della lista: vicino ad uno stupa, ecc. E le parti del corpo inappropriate sono come al solito la bocca, l'ano e le mani. Non vi è quindi alcun riferimento esplicito all'omosessualità, ma come dicevamo prima, se la bocca, l'ano e le mani non sono ammessi, non vi sono molte altre possibilità.

Giusto per riassumere, da questa ricostruzione e indagine storica, possiamo vedere come esistano numerose varianti di quella che può essere una condotta sessuale inappropriata. Pertanto, ancora una volta, significa che questi autori introdussero nuovi punti? Era implicito? Per un certo tempo ho pensato che forse potremmo dire che l'etica sessuale sia un fattore specifico della cultura, ovvero che sia relativo alla cultura. Per cui, nella nostra cultura l'adulterio (l'infedeltà verso la propria moglie o il proprio marito) risulterebbe inappropriato in ogni caso, sebbene non venga mai citato qui. Inoltre, i testi furono scritti dal punto di vista di un uomo nell'India antica, il quale si sposava all'età di dieci o dodici anni, e pertanto non esisteva la circostanza di una persona sola, di un adulto scapolo, se non per i monaci o le monache. Ma quando si discute di questo con i ghesce, non può essere che si tratti di un fattore definito culturalmente. Se così fosse, la condotta sessuale inappropriata rientrerebbe nella categoria delle azioni proibite non raccomandabili: non raccomandabili solo per un certo gruppo di persone, ma non per tutti.

Non è quindi un'analisi corretta quella di dire che si può utilizzare il criterio della specificità culturale per determinare ciò che è appropriato o inappropriato. L'unico criterio valido è che vi sia molto di implicito nella compilazione originale, e che tutto ciò sia stato elaborato in seguito nei commentari. E invece di tralasciare alcuni punti che non ci piacciono in modo particolare, in quanto siamo attaccati a quella forma di comportamento sessuale, possiamo probabilmente aggiungerne altri: essere infedeli al proprio coniuge, prostituzione, essere costretti alla prostituzione, trasmettere consapevolmente alcune malattie sessualmente trasmissibili (AIDS o qualsiasi altra cosa). Esistono molte cose che possono essere incluse, e si potrebbe dire che siano anch'esse implicite nella compilazione.

Ebbi una lunga discussione a questo proposito con Ghesce Wangchen, il tutore dell'incarnazione di Ling Rinpoche, il maestro piùanziano di Sua Santità il Dalai Lama, ovvero il più erudito fra tutti i ghesce nella tradizione Ghelug. Usò quest'analogia: se avessimo un frutteto e lo volessimo proteggere, costruiremmo un recinto che lo racchiude da un'ampia distanza, non solo attorno ad ogni albero, perché se stabiliamo un'ampia zona di sicurezza attorno al frutteto, proteggeremmo maggiormente gli alberi che si trovano al suo interno. Allo stesso modo, stabilendo una gamma molto vasta di comportamenti sessuali inappropriati, allora saremo sicuri che sebbene non potremmo evitarli tutti, almeno eviteremo gli alberi da frutto che stanno nel mezzo, ovvero il fatto di avere rapporti con il partner di un'altra persona, in quanto questo è citato assolutamente in ogni testo.

Per quale motivo il frutteto rappresenta il sesso con il partner di qualcun altro? Come viene detto nei sutra pali, quest'ultimo può condurre a molte altre azioni distruttive: mentire, uccidere, rubare, ecc. Difficilmente la masturbazione porta a questo. Qui l'idea è che non vogliamo essere degli animali, i quali mettono sempre in atto ogni pulsione sessuale, concedendo a noi stessi di cadere sotto il controllo del desiderio sessuale, incuranti di tutto. E, quel che vorremmo fare, se stiamo aspirando alla liberazione dalle emozioni disturbanti, è di stabilire certi limiti. Qualsiasi siano i limiti che stabiliamo, questo è molto molto positivo, molto utile. Almeno stiamo iniziando ad esercitare la consapevolezza discriminante.

Se abbiamo intenzione di prendere il voto laico di evitare una condotta sessuale inappropriata, è molto chiaro come quest'ultima viene descritta nei testi tibetani. Per cui, che si tratti della versione di Gampopa, di Tsongkhapa, o di Peltrul (non ho trovato una versione Sakya, ma dovrebbe essere simile), sono tutte simili. E se Gampopa non parla esplicitamente di un comportamento sessuale che ci piace come la masturbazione, allora potremmo pensare di prendere i voti dalla scuola Kagyu piuttosto che da quella Ghelug: non è questa la maniera di farlo. Il punto è, se si prende il voto, lo si fa interamente. Non è possibile dare la propria personale interpretazione e scegliere soltanto le parti che ci piacciono, e gettare via quelle che non ci piacciono. Esiste un voto specifico del bodhisattva contro questo modo di pensare.

Dovrei inoltre sottolineare che esistono due livelli di voti laici: i voti laici con celibato, e i voti laici generali senza celibato. Il voto laico generale di evitare una condotta sessuale inappropriata, non esclude una condotta sessuale adeguata con il proprio partner del sesso opposto. Ma questa condotta viene esclusa per chi prende i voti laici da celibe, dato che per un uomo laico celibe (tshangs-spyod dge-bsnyen), alla lista dei comportamenti sessuali da evitare, si aggiunge l'avere rapporti attraverso uno qualsiasi dei tre orifizi di chiunque, compreso il proprio partner. In realtà, se si vuole essere più precisi, un uomo laico celibe aggiunge come inappropriato il fatto di avere rapporti vaginali con la propria compagna; è già inappropriato per tutti gli uomini laici avere rapporti orali o anali con chiunque, sia con la compagna di qualcun altro che con la propria.

Ora, secondo l'abhidharma, esistono tre tipi di voti. Vi è un voto che sarebbe qualcosa stabilita specificatamente dal Buddha, ossia quello di evitare un certo tipo di condotta distruttiva, o non raccomandabile. E vi è un anti-voto, con il quale si fa voto di commettere sempre azioni distruttive, come quando si entra nell'esercito: “Ucciderò sempre.” E poi ce n'è uno che sta nel mezzo, con il quale si fa voto di evitare alcunidi questi tipi di comportamento sessuale inappropriato, ma non tutti. Questo è il modo in cui Ghesce Wangchen l'ha spiegato. Non si è obbligati a prendere l'intero voto. Non si prende il voto, ma evitiamo ad esempio d'avere rapporti con il compagno di qualcun altro. D'altro canto ci piace la masturbazione o il sesso orale, o qualsiasi altra cosa che ci piace, per cui prendiamo uno di questi “voti di categoria intermedia.” Questo non costituisce una potente forza positiva come quella che si avrebbe prendendo il voto intero, ma si tratta tuttavia di una forza molto più positiva di quella che si avrebbe non prendendo alcun voto e limitandosi solamente ad astenersi da certi comportamenti ogni tanto.

Ora, riguardo al tantra. Stavo dicendo come l'etica sessuale sia non raccomandabile in quanto incrementa le emozioni disturbanti. Nella classe superiore del tantra, l'anuttarayoga, o nel sistema Nyingma, suppongo nello specifico nel mahayoga, anuyoga e atiyoga, ma soprattutto nell'anuyoga, si fa uso del desiderio come parte del sentiero. Tuttavia, qui si tratta di usare il desiderio per distruggere il desiderio. Questa è l'espressione che viene utilizzata continuamente.

In che modo avviene questo? Questo tipo di pratica èpossibile quando siamo estremamente, estremamente avanzati, e padroneggiamo lo stadio di generazione: perfetta visualizzazione, perfetto zhinay[uno stato mentale calmo e posato, shamatha], perfetta concentrazione, e ovviamente bodhicitta e la comprensione della vacuità, la rinuncia. Tutto questo. Inoltre abbiamo già ottenuto il controllo sui venti-energia del corpo e sappiamo visualizzare i canali e tutto quanto perfettamente, e non esiste perciò alcun pericolo di arrivare ad un orgasmo, in quanto si sanno controllare tutte le energie. Non siamo dei principianti che cercano di controllare le energie e si fanno soltanto del male non essendo qualificati a farlo, procurandosi problemi alla prostata, ecc. A quel punto, un praticante si esercita con un partner, ma non si tratta affatto di sesso, del nostro concetto ordinario di sesso, ma soltanto dell'unione di due organi, niente di più; questo genera una certa sensazione di beatitudine, che genera a sua volta una consapevolezza beata associata ai venti-energia nel canale centrale. E' qui che la si percepisce.

E questo agisce da circostanza per essere in grado di dissolvere gli altri venti-energia nel corpo all'interno del canale centrale. E si tratta di una cosa molto specifica. Siamo già in grado di dissolvere gli altri venti-energia nel canale centrale, e questo passaggio serve nello specifico a dissolvere l'energia più difficile da dissolvere, la quale si trova al livello della pelle; in tal modo si può avere accesso al livello della mente di chiara luce, avendo dissolto tutte queste energie. Sono queste energie, questi venti, che portano con sé le emozioni disturbanti, per cui ci si può liberare dal desiderio in questo modo. Quando le dissolviamo, ci liberiamo dal desiderio e dalle altre emozioni disturbanti, e anche dal livello concettuale della mente. Inoltre, aggiungendo la comprensione della vacuità che già si possiede, avremo tale comprensione unita alla mente di chiara luce – questa mente beata di chiara luce – e con un sufficiente grado di familiarità con questo stato mentale, saremo capaci di rimanerci per sempre: questa è l'illuminazione.

Quindi, non dovremmo assolutamente pensare che il sesso nel tantra, simboleggiato o rappresentato da una coppia in unione in questi dipinti, abbia qualcosa a che vedere con il sesso ordinario. In realtà, se pensiamo che il sesso ordinario sia un sentiero verso la liberazione e l'illuminazione, questo vuol dire rompere uno dei voti radice del tantra. Per questo motivo, se volete fare sesso, fatelo, e siate realistici al riguardo. Non pensate che si tratti di un fantastico atto spirituale, e che se si ha l'orgasmo perfetto allora si raggiunge all'illuminazione.

Inoltre, vi sono dei voti tantrici sul non emettere seme, che di solito viene chiamato liquido “gelsomino” o “lunare” o qualcosa del genere: vuol dire non raggiungere l'orgasmo. Questo vale sia per l'uomo che per la donna, per cui non si riferisce specificatamente all'eiaculazione maschile. E si riferisce, ancora una volta, ad un livello di pratica enormemente avanzato, ovvero allo stadio di cui parlavamo prima (lo stadio di completamento), quando si è in grado d'immettere tutte le energie all'interno del canale centrale. In questo caso non si vuole raggiungere l'orgasmo in quanto tutte le energie si disperderebbero esternamente, pertanto ponendo fine all'opportunità di far entrare tutti i venti-energia nel canale centrale. Non stiamo quindi parlando di stadi iniziali di pratica; è specificatamente a questo livello avanzato di pratica che ciò è rilevante.

Vorrei ora spiegare un altro punto. Il principio generale dell'etica sessuale (se non siamo pronti a diventare monaco o monaca), consiste nel cercare di minimizzare ogni aspetto problematico della propria condotta sessuale, ovvero qualsiasi aspetto che possa causare un problema maggiore. Pertanto vi sono dei fattori che rendono i risultati karmici completi, e c'èanche un'altra lista di fattori che li rende pesanti. In generale, se si tratta del partner di un'altra persona, ci dev'essere una base, una distinzione inequivocabile: sappiamo chiaramente che si tratta del partner di un'altra persona. Tuttavia in alcuni testi troviamo che se la donna non è libera e mente a tal proposito, è comunque una situazione difficile: se qualcuno lo viene a scoprire, ovviamente ci saranno grossi problemi. In alcuni commentari viene indicato che si tratta comunque di un errore, anche se non si era a conoscenza di questo fatto.

Inoltre, benché non sia menzionato in modo esplicito nei testi, sembrerebbe che, per quanto riguarda le basi del comportamento sessuale inappropriato, per gli uomini tale comportamento verso altri uomini sia meno pesante che non verso le donne; e che con se stessi sia meno pesante che non con altri uomini. Sto deducendo questo in base al secondo dei voti residui per i monaci, che è quello di evitare di toccare con forte desiderio i capelli o il corpo di una donna. Per un monaco, toccare con forte desiderio il corpo o i capelli di un uomo è considerato simile ad un residuo, ma non è un residuo completo. Indebolisce i voti del monaco, ma non quanto l'atto di toccare una donna. Inoltre, come abbiamo visto dai voti di un monaco, la masturbazione è un residuo, mentre avere rapporti attraverso gli orifizi di un'altra persona è una disfatta, e determina la perdita dei voti.

Poi ci dev'essere l'intenzione motivante e una delle emozioni disturbanti; inoltre ènecessario che l'azione venga compiuta (ovvero i due organi sessuali s'incontrano) e che ci sia il finale, il quale non avevo compreso bene cosa significasse. Pensavo si trattasse dell'orgasmo, poiché il termine tibetano ha il significato di “beatitudine” e di “piacere,” e lo compresi come la “beatitudine dell'orgasmo.” Èmolto difficile chiedere ad un monaco tibetano di cosa si tratti effettivamente. Ciononostante, sono riuscito a scoprirlo grazie alle discussioni su questo che si trovano nel vinaya: si riferisce, in realtà, al mero fatto di provare piacere al contatto degli organi sessuali. Per cui, se si viene stuprati, o qualcosa di simile, e non si prova alcun piacere ma soltanto dolore, allora l'azione non è completa.

Questo punto deriva dai testi del vinaya che spiegano i voti dei monaci. Commettere una disfatta, ovvero trasgredire il voto di non avere alcuna condotta sessuale, significa per un monaco soltanto provare piacere dopo che il proprio organo è entrato in uno dei tre orifizi, e, nel caso di un rapporto vaginale, quando tocca l'organo di una donna. Una disfatta effettivamente non richiede che il monaco provi un orgasmo o che eiaculi. Allo stesso modo, commettere un residuo tramite la masturbazione significa per un monaco soltanto provare il piacere di avere lo sperma alla base dell'organo genitale e, come nel caso di una disfatta, non è necessario che il monaco raggiunga l'orgasmo o che eiaculi.

Vi sono poi dei fattori che incidono sulla forza di maturazione del karma. Il primo è la natura dell'azione, ovvero la quantità di sofferenza causata a se stessi o all'altra persona in generale per via della natura dell'atto. Il sesso orale o anale in questo senso sono molto più pesanti della masturbazione, per cui viene fatta una distinzione. Questo èanalogo ai voti dei monaci. Come abbiamo visto, avere rapporti orali o anali costituisce una disfatta, mentre la masturbazione genera soltanto un residuo.

Uno dei più importanti, poi, è la forza dell'emozione disturbante coinvolta: quanto sono forti la nostra brama e il desiderio, o la rabbia. Potremmo desiderare di ferire quella persona, come nello stupro, oppure potremmo non essere necessariamente arrabbiati con lei ma vogliamo ferire il marito, o cose di questo tipo: ovvero la forza della nostra rabbia. Oppure potrebbe essere la forza della nostra ingenuità, quando pensiamo che vada bene avere rapporti con chiunque.

Il terzo è un impellente impulso distorto che ci spinge a compiere l'azione. Ci si riferisce con questo al fatto di pensare che non vi sia nulla di dannoso in questo tipo di comportamento, che sia perfettamente accettabile, e si finisce per litigare con chiunque dica qualcosa di diverso. Poi c'èl'azione effettiva. Se stiamo usando violenza, se si tratta di stupro o sadomasochismo, la quantità di sofferenza, causata all'altra persona e a se stessi nel momento in cui si compie l'azione, è decisamente maggiore. Oppure potremmo ferire la persona facendo sesso su un terreno duro, bagnato, per cui si ammaleranno.

Quindi c'èla base verso cui l'azione è orientata: questo si riferisce all'aiuto che noi stessi o altri hanno ricevuto da tale persona in passato, nel presente o che riceveranno in futuro. In questo senso è più pesante avere rapporti sessuali con la propria madre piuttosto che con la moglie di qualcun altro; oppure, tenendo presente le qualità della persona, è più pesante avere rapporti con una monaca piuttosto che con una donna laica. Il fattore successivo è la situazione della persona, e si riferisce al fatto che possa essere malata, cieca, mentalmente disabile, o un bambino: in tali casi è molto più pesante. E poi il livello di stima, il rispetto che si avrebbe nei confronti di tale persona o del suo compagno. Fare sesso con la moglie o il marito del proprio migliore amico èmolto più pesante di farlo con la moglie o il marito di una persona sconosciuta.

Prendiamo ora in considerazione la condizione di supporto, ovvero il fatto di avere preso o no il voto di evitare una condotta sessuale inappropriata; la frequenza, ossia quanto spesso lo si fa; poi il numero di persone coinvolte, in quanto uno stupro di gruppo è molto più pesante di uno stupro singolo; i risvolti successivi, il fatto che lo si ripeta in futuro; e la presenza o meno di forze controbilancianti. Pertanto, diventa più pesante se si prova gioia nel farlo, se non ci si pente, se non si ha l'intenzione di smettere, se non si ha alcun senso di personale dignità morale, o interesse sul modo in cui le proprie azioni si riflettono sugli altri. Se dovremmo essere un grande praticante di Dharma, ma frequentassimo un club notturno o qualcosa del genere, come si rifletterebbe questo sui nostri maestri? Come si rifletterebbe sulla nostra pratica buddhista, eccetera?

Riassumendo, il punto principale è quello di non agire ciecamente in preda alle proprie emozioni disturbanti, ma di avere invece una sorta di consapevolezza discriminante, una certa comprensione della propria condotta sessuale. Non prendiamoci in giro: qualsiasi atteggiamento sessuale incrementa il desiderio, e questo va in contrapposizione al tentativo di liberarsi dal desiderio. Ma siamo onesti con noi stessi: “Non mi trovo allo stadio in cui sono pronto a lavorare davvero per la liberazione, per cui cercherò almeno di porre dei limiti alle mie azioni.” Credo che molti di noi abbiano già dei limiti o dei confini che si sono prefissati; faremo certe cose, ma non ne faremo altre. Questo è molto positivo. Cercate di fare questo in maniera più decisa, e cercate di minimizzare la pesantezza della vostra condotta sessuale. Ricordate, la cosa principale è cercare di superare il fatto di agire in maniera impulsiva sotto l'influenza della brama e del desiderio. E se seguiamo questi principi generali, allora, sebbene non potremmo ottenere la liberazione solo in questo modo, almeno ci muoveremo nella direzione che porta a minimizzare i nostri problemi.

Questo è ciòche volevo presentare. Concludiamo con una dedica. Auguriamoci che qualsiasi comprensione, qualsiasi forza positiva proveniente da questa lezione, possa andare sempre più in profondità e agire da causa per il raggiungimento dell'illuminazione per il beneficio di tutti.

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