Il metodo di purificazione utilizzato nell’anuttarayoga tantra

Le quattro nobili verità

Buddha insegnò le quattro nobili verità, i quattro fatti visti come veri dagli arya, i cosiddetti "nobili". Tutti affrontiamo vere sofferenze o problemi che hanno una vera origine o causa. Ma ci può essere un vero arresto di quelle sofferenze, in modo che non si ripetano più e ciò avviene attraverso lo sviluppo nei nostri continuum mentali di veri sentieri mentali che portano al loro arresto.

Le vere sofferenze

Esistono tre tipi di vere sofferenze:

  • La sofferenza della sofferenza si riferisce alle nostre normali esperienze di sensazioni di infelicità che possono accompagnare le nostre esperienze dei cinque oggetti dei sensi, comprese le sensazioni fisiche di dolore, oppure possono accompagnare eventi puramente mentali.
  • La sofferenza del cambiamento si riferisce alle nostre normali esperienze di sensazioni di felicità che possono anche accompagnare l’esperienza degli oggetti dei cinque sensi fisici o degli eventi puramente mentali. Il problema con tale felicità è che presto si dissolve, non soddisfa mai ed è rimpiazzata dall'infelicità.
  • La sofferenza onnipervasiva è la base che influenza, provoca e perpetua tutte le nostre esperienze dei due tipi precedenti di vera sofferenza. Si riferisce alla nostra esperienza degli aggregati contaminati dei nostri corpi e menti, che deriva dalla forza degli impulsi karmici, delle emozioni e degli atteggiamenti disturbanti. Attualmente, i nostri aggregati sono ancora associati a queste emozioni disturbanti e forze karmiche. Per questo motivo, i nostri aggregati contaminati generano ulteriori aggregati contaminati.

[Vedi: Le Quattro Nobili Verità: una sintesi]

Le vere origini della sofferenza

Le vere origini o cause della nostra sofferenza onnipervasiva, quindi, sono le nostre emozioni e atteggiamenti disturbanti e il nostro karma. In termini dei dodici anelli del sorgere dipendente, le vere origini si riferiscono al primo e al secondo anello: inconsapevolezza o ignoranza e impulsi karmici, nonché al settimo, ottavo e nono anello: bramosia, un'emozione o atteggiamento disturbante di ottenimento, e ulteriore esistenza.

Ulteriore esistenza si riferisce a un impulso karmico – derivante dalle conseguenze karmiche attivate – che crea ulteriore esistenza. L'ulteriore esistenza provocata da questi impulsi karmici è l'esistenza del bardo (tra le rinascite), l'esistenza del concepimento, l'esistenza prima della morte e quella della morte. Queste quattro fasi dell'esistenza comprendono tutti e tre i tipi di vera sofferenza e possono essere riassunte in morte, bardo e rinascita.

Le vere cessazioni

Una vera cessazione di morte, bardo e rinascita avviene quando queste tre non si ripetono più. I nostri continuum mentali, essendo senza inizio e senza fine, continueranno anche dopo aver realizzato le vere cessazioni non, tuttavia, a causa di emozioni e karma disturbanti, e senza più esserne associati o mescolati. I continuum mentali degli arhat (esseri liberati) hanno le vere cessazioni delle oscurazioni emotive che impediscono la liberazione, mentre i continuum mentali dei buddha hanno anche le vere cessazioni delle oscurazioni cognitive che prevengono l'onniscienza. La mente onnisciente di un Buddha è la mente di chiara luce più sottile del Buddha, mentre i corpi fisici illuminati di un Buddha derivano dall’energia-vento più sottile di quel Buddha.

I veri sentieri mentali

Gli stati mentali che conducono alle vere cessazioni sono quelli contraddistinti dalla cognizione non concettuale del vuoto: questi sono i veri sentieri mentali. Per ottenere il raggiungimento di una vera cessazione delle oscurazioni emotive, quella cognizione non concettuale del vuoto deve essere congiunta a una mente di rinuncia, la determinazione ad essere liberi. Per ottenere il raggiungimento di una vera cessazione delle oscurazioni cognitive, deve essere congiunta a uno scopo di bodhichitta.

La cognizione non concettuale della vacuità e una rete di profonda consapevolezza (accumulazione di saggezza) sono le cause per ottenere il raggiungimento della mente onnisciente di un Buddha. Un obiettivo di bodhichitta e una rete di forza positiva (accumulazione di merito) sono le cause per ottenere i corpi fisici illuminati di un Buddha. Un obiettivo di bodhichitta e una rete di forza positiva (accumulazione di merito) che viene accumulata sono le cause che ottengono i corpi fisici illuminanti di un Buddha.

Con la pratica del tantra in generale, poniamo le cause per raggiungere la mente illuminata e i corpi fisici di un Buddha che sono più vicini in analogia con quelli risultanti che miriamo a realizzare. Lo facciamo attraverso un processo di visualizzazione di noi stessi nella forma di una figura di Buddha (yidam), nel contesto della comprensione del vuoto.

Con la pratica della più alta classe di tantra, l'anuttarayoga tantra, lavoriamo per accedere alla nostra mente di chiara luce più sottile e all’energia-vento più sottile che l’accompagna e per generare una similitudine della mente dell’illuminazione e dei corpi fisici di un Buddha. Lo facciamo per purificare i nostri continuum mentali affinché non sperimentino più le vere sofferenze della morte ordinaria, del bardo e della rinascita.

Metodi usati nel Buddhismo per eliminare i problemi e le loro cause

In generale, ci sono molti metodi utilizzati nel Buddhismo per liberarsi dai problemi. Esaminiamo sette di questi.

Esercitare l'autocontrollo

Quando sorgono emozioni o atteggiamenti disturbanti e le tendenze karmiche maturano inducendoci ad agire, il primo passo per evitare problemi è, come raccomandato da Shantideva, "rimanere come un ceppo di legno". Questo significa che prontamente notiamo che è emersa un'emozione disturbante e con consapevolezza ricordiamo le conseguenze di sofferenza che seguiranno se reagiamo, esercitando così l'autodisciplina etica per astenerci dall'agire. Sebbene un tale modo di gestire questa situazione potenzialmente pericolosa non ci liberi dalle vere origini dei nostri problemi – le nostre emozioni e atteggiamenti disturbanti e le tendenze karmiche di metterle in pratica – tuttavia, almeno ci impedisce di rafforzare quelle vere cause.

Applicazione delle forze opponenti

Esercitare l'autocontrollo per non agire seguendo un'emozione disturbante quando si presenta non la contrasta. Per contrastarla dobbiamo affrontarla più direttamente: il primo metodo consiste nell’applicare una forza opponente. Un esempio è meditare sulla bruttezza per superare l'attaccamento o meditare sull'amore per vincere la rabbia. Quando siamo attratti sessualmente da qualcuno, immaginiamo l'interno del suo corpo senza la pelle; quando siamo arrabbiati con qualcuno che agisce in modo fastidioso ricordiamo che si sta comportando in quel modo perché è infelice e qualcosa lo disturba. Con amore, quindi, desideriamo che siano felici e che ottengano le cause della felicità, anche se il nostro desiderio amorevole fosse solo per il nostro interesse personale in modo che smettano di disturbarci. Questo metodo, tuttavia, è solo provvisorio: non ci libera completamente dalle emozioni disturbanti.

Trasformare le circostanze negative in positive

Un altro metodo è quello di cambiare i nostri atteggiamenti e trasformare le circostanze negative in positive. Ad esempio, quando incontriamo difficoltà, consideriamo la nostra sofferenza come un esaurimento dei nostri potenziali karmici negativi del passato, piuttosto che arrabbiarci. Pensiamo: “È bello soffrire. Con i miei potenziali karmici negativi che maturano ora, mi libero di dover provare qualcosa di ancora più terribile più avanti in questa vita o in uno stato di rinascita peggiore”.

Inoltre, quando proviamo dei problemi, possiamo immaginare di prendere su di noi tutte le sofferenze degli altri che stanno sperimentando tipi di problemi simili. Ad esempio, se abbiamo l'epatite, pensiamo: “Grazie alla mia epatite, possa la sofferenza di chiunque abbia ora l'epatite finire e venire a me, e che il potenziale karmico negativo di chiunque abbia l'epatite in futuro possa maturare su di me ora. In questo modo, possano gli esseri non soffrire mai più di epatite”.

Questo metodo per cambiare i nostri atteggiamenti e trasformare le circostanze negative in positive è in realtà molto efficace per affrontare la sofferenza. Ancora una volta, tuttavia, è solo un metodo provvisorio per eliminare i nostri problemi e le loro vere origini.

Applicare uno stato mentale reciprocamente esclusivo

Un terzo metodo utilizzato nel Buddhismo è quello di dirigere verso un oggetto uno stato mentale esattamente opposto a quello che in precedenza avevamo nei suoi confronti e ci causava molti problemi. Questo è efficace perché non si possono avere due modi reciprocamente esclusivi di conoscere simultaneamente un oggetto nella stessa cognizione mentale. Una mente non può percepire il medesimo oggetto in due modi contraddittori, reciprocamente esclusivi allo stesso tempo. Lo stato mentale opponente è sostenuto dalla logica, mentre ciò che è mutuamente escluso da esso è generato da una falsa comprensione; così se siamo sempre in grado di rimanere concentrati su questo stato opponente, il suo esatto contrario non sorgerà mai più.

Ad esempio, l’afferrarsi all'esistenza veramente stabilita e la realizzazione del vuoto – l'assenza totale dell'esistenza veramente stabilita – si escludono a vicenda. Se guardo questo orologio, per esempio e il tempo che indica, non posso guardare questo oggetto con la stessa mente in due modi opposti. Non posso percepire come realmente stabilito il fatto che mancano cinque minuti alle dodici e che non esiste un "cinque minuti alle dodici" veramente stabilito. Sono due modi reciprocamente esclusivi di considerare l'oggetto. Quando considero il tempo come una "cosa" veramente stabilita, mi viene il panico perché non c’è abbastanza tempo per finire questa lezione; se però lo vedo in termini di comprensione del fatto che non esiste un momento veramente stabilito – ad esempio un momento in cui una lezione deve finire – allora divento più rilassato.

È questo tipo di metodo che il Buddhismo impiega in generale per ottenere le vere cessazioni dei veri problemi e delle loro vere cause, una volta che identifichiamo la vera origine più profonda di tutti i problemi nella nostra inconsapevolezza rispetto al vuoto.

Dissolvere le emozioni disturbanti nella sottostante natura convenzionale della mente

Quando sorgono emozioni disturbanti, la meditazione di mahamudra fornisce diversi metodi per dissolverle nella sottostante natura convenzionale della mente. La mente, nel Buddhismo, si riferisce all'attività mentale di mera chiarezza e consapevolezza che dà origine alle apparenze, che sono simili ad ologrammi mentali, e dell’essere coinvolti cognitivamente in esse. Questi due aspetti sono due modi per descrivere la stessa attività e non sono consecutivi. Inoltre, si verifica solo questa attività mentale, senza che sia causata o osservata da una persona o entità chiamata "mente" che è separata da essa.

Nella meditazione di mahamudra Gelug-Kagyu, spostiamo il centro della nostra attenzione dal contenuto della cognizione sensoriale o mentale accompagnata da un'emozione disturbante, focalizzandolo invece sulla natura convenzionale dell'attività mentale che si sta verificando. Non solo l'attività mentale dà origine ed è cognitivamente coinvolta con un’apparenza cognitiva dell'oggetto della cognizione disturbante, ma fa anche lo stesso con l'emozione disturbante. Questo è tutto ciò che sta accadendo. Cambiare il centro della nostra attenzione in questo modo rimuove l'energia emotiva che guida e perpetua l'emozione disturbante e la calma.

Il metodo Karma Kagyu e Drugpa Kagyu della meditazione di mahamudra comporta il lasciar calmare la mente naturalmente quando sorge un'emozione disturbante, piuttosto che soffermarsi e analizzare la natura della cognizione che la contiene. Quando l'attività mentale disturbante e tutto il pensiero concettuale naturalmente si attenua, come un uccello liberato da una nave in mezzo all’oceano, la mente si trova automaticamente nel suo stato primordiale di pura chiarezza e consapevolezza, che è stato sempre presente.

Dissolvere le emozioni disturbanti nella sottostante consapevolezza profonda

Un altro metodo utilizzato nella meditazione mahamudra e dzogchen è quello di dissolvere i cinque principali tipi di emozioni disturbanti nei cinque tipi di profonda consapevolezza (ye-shes) corrispondenti, i quali stanno alla base di tali emozioni disturbanti. Ogni tipo di consapevolezza profonda spiega la struttura di base della sua corrispondente emozione disturbante, mentre l'inconsapevolezza (ignoranza) che la accompagna ne è l'aspetto disturbante.

Con il desiderio bramoso, ad esempio, la nostra cognizione di qualcosa si concentra su un oggetto specifico, lo considera "speciale" e ne esagera le buone qualità. Alla base di questo desiderio ardente c’è una profonda consapevolezza che individua, distingue l'oggetto come un singolo, distinto da tutto il resto. Per riconoscere la profonda consapevolezza sottostante, possiamo analizzare la struttura dell'emozione disturbante o semplicemente lasciare che l'attività mentale si calmi naturalmente, rivelando così la sua profonda consapevolezza sottostante.

Meditazione in analogia

Un settimo metodo usato nel Buddhismo per liberarci dai problemi è meditare in analogia con ciò che vogliamo purificare e ciò che vogliamo ottenere. Questo è il metodo usato nel tantra in generale, e più specificamente nell’anuttarayoga tantra. È svolto in congiunzione alla meditazione sul vuoto combinata con il bodhichitta.

Il metodo di base è quello di essere come un agente segreto sotto mentite spoglie e imitare ciò che si vuole distruggere. Serkong Rinpoche amava usare questa immagine: come un agente segreto in borghese, scendiamo al livello più profondo della nostra mente per investigare la sua tendenza naturale a dare origine a ciò che ci accade nella vita. Scopriamo il punto più debole e vitale dell'intero meccanismo. Quindi, sabotiamo il meccanismo in modo che smetta di dare origine a ciò di cui vogliamo sbarazzarci. In un certo senso, "capovolgiamo" il meccanismo in modo tale che, invece di dare origine a ciò che non vogliamo sperimentare, creiamo ciò che vogliamo ottenere. È una sorta di judo mentale ed è il metodo usato nell’anuttarayoga tantra.

Parliamo sempre di una base da purificare, un sentiero che purifica e di un risultato della purificazione: base, sentiero, risultato. Nel nostro caso, i tre sono analoghi tra loro: la base che vogliamo purificare, il sentiero che purifica e il risultato della purificazione. Essendo i tre analoghi, possiamo usare il sentiero come un agente segreto per purificare la base e ottenere il risultato.

Il metodo diventerà più chiaro se consideriamo l'esempio specifico di morte, bardo e rinascita ricorrente e incontrollabile come base che vogliamo purificare. Morte, bardo e rinascita sono un altro modo di presentare la nobile verità della sofferenza – la sofferenza onnipervasiva degli aggregati contaminati. Con la pratica dell’anuttarayoga tantra, miriamo a liberarci delle esperienze di morte, bardo e rinascita per via dell'influenza di karma ed emozioni disturbanti agendo come un agente segreto sotto mentite spoglie.

I significati della purificazione

Esaminiamo innanzitutto i diversi significati possibili di ciò che potrebbe significare purificare morte, bardo e rinascita. Esistono molte possibilità che non si applicano al metodo utilizzato nel tantra anuttarayoga.

  • Purificare morte, bardo e rinascita non va inteso nel senso di rimuovere le macchie da qualcosa, come purificare i nostri continuum mentali da macchie temporanee. Non è che abbiamo una continuità eterna di morte, bardo e rinascita, come se avessimo una continuità eterna di un continuum mentale, e lavoriamo per rendere questa continuità infinita libera da macchie in modo da poter avere una bella morte, bardo e rinascita senza macchie. Non è questo tipo di purificazione.
  • Non è purificazione nel senso di scacciare le interferenze di morte, bardo e rinascita, come scacciare gli spiriti dannosi o le qualità disturbanti dai fiori che ci fanno starnutire. Nella pratica tantrica della sadhana, scacciamo forze che interferiscono, ad esempio dagli oggetti di offerta, immaginando figure feroci che si emanano dai nostri cuori e le inseguono. In questo modo purifichiamo le offerte, le liberiamo dalle qualità disturbanti in modo da poterne godere puramente. Tuttavia qui non vogliamo scacciare le interferenze in modo da poter godere della morte, del bardo e della rinascita in modo più puro, privo di confusione.
  • Non è purificazione nel senso di migliorare i momenti successivi di continuità di morte, bardo e rinascita. Ad esempio, parliamo di sviluppare l'amore che è il desiderio che tutti gli esseri abbiano la felicità e le sue cause. All'inizio, il nostro amore può essere diretto solo verso i nostri cari ed essere mescolato all'attaccamento tuttavia, a mano a mano che progrediamo lungo il sentiero spirituale, purifichiamo quell'amore in modo da estenderlo ugualmente a tutti gli esseri – amici, estranei e persino i nostri nemici, infondendovi un atteggiamento equanime verso tutti. In questo senso purifichiamo il nostro amore in modo che diventi migliore, più puro. Ma qui non cerchiamo di migliorare la continuità della nostra morte, del bardo e della rinascita ricorrenti, ad esempio, con stati di rinascita migliori. Non si tratta di questo tipo di purificazione.
  • Inoltre non è una purificazione per rendere i momenti successivi della continuità tra morte, bardo e rinascita di diversa qualità: invece di mangiare cibo con attaccamento, immaginiamo noi stessi come un Buddha e che gode puramente, senza alcuna confusione, delle offerte che immaginiamo ci vengano fatte. Non è tale tipo di purificazione: non stiamo cercando di continuare a morire, attraversare il bardo e rinascere e, invece di vederci come una persona comune, ci consideriamo come una sorta di divinità pura che muore e rinasce meglio in qualche paradiso senza tanta sofferenza e confusione. Non è nemmeno quel tipo di purificazione.
  • Piuttosto, è un quinto tipo di purificazione, una quinta possibilità: purificazione nel senso di porre fine alla continuità di morte, bardo e rinascita ricorrenti e incontrollabili eliminando la sua vera causa. Vogliamo farli cessare e non farli accadere mai più; non è che vogliamo solo cambiarne la continuità o migliorarla, né rimuoverne le macchie, né scacciarne le interferenze. Vogliamo fermarla per sempre e, in tal senso, purificarla. In altre parole, non lavoriamo "per purificare morte, bardo e rinascita"; ma piuttosto "per purificarci da morte, bardo e rinascita".

Metodi per purificarci da qualcosa di cui vogliamo sbarazzarci

Purificare noi stessi da qualcosa di cui vogliamo liberarci può essere fatto in vari modi. Il Buddhismo offre una varietà di metodi per porre fine alla continuità di qualcosa, quindi è utile avere un'idea dei vari approcci utilizzati.

  • Non stiamo cercando di porre fine alla continuità di morte, bardo e rinascita nel senso di bruciare semplicemente i loro semi, come facciamo nella purificazione di Vajrasattva per liberarci dai potenziali karmici negativi o "semi karmici". Nella purificazione di Vajrasattva ci purifichiamo dal dover sperimentare la maturazione dei potenziali karmici negativi bruciando i loro "semi" in modo che non sorgano le circostanze affinché i potenziali negativi maturino. Sia chiaro che è solo la cognizione non concettuale del vuoto che libera completamente dai semi. Il mantra di Vajrasattva li brucia in modo che, sebbene siano ancora presenti, non si presentino le circostanze affinché maturino. Nella pratica del tantra anuttarayoga, non lavoriamo solo per bruciare i semi di morte, bardo e rinascita in modo che non si verifichino le circostanze affinché possano ripetersi. Piuttosto, vogliamo sradicare del tutto le loro cause e purificarci nel senso di eliminare la morte, il bardo e la rinascita per sempre.
  • Inoltre, non ci opponiamo direttamente a morte, bardo e rinascita. Non usiamo un opponente per loro, come una specie di elisir di immortalità. Alcune persone potrebbero concepire un tale elisir come modo per sbarazzarsi di morte, bardo e rinascita. Una tale forza opponente sarebbe simile all’opporre all'odio l'amore.
  • Non usiamo nemmeno un esatto opposto mutuamente esclusivo di morte, bardo e rinascita per porvi fine, come usiamo la cognizione non concettuale del vuoto come opponente per liberarci definitivamente dall’afferrarsi a un'esistenza veramente stabilita. Non meditiamo su qualcosa che è l'esatto opposto di morte, bardo e rinascita come metodo per purificarci da loro e porvi un termine.

Vogliamo piuttosto interrompere la continuità di morte, bardo e rinascita meditando su sentieri mentali simili a questi tre. In particolare, generiamo sentieri mentali che, imitando la morte, il bardo e la rinascita, sono in grado di superare i classici blocchi in modo da raggiungerne l’essenza. Questi sentieri mentali accedono quindi al meccanismo fondamentale che genera morte, bardo e rinascita eradicando dalla base di quel meccanismo le cause che li perpetuano. Allo stesso tempo fungono da cause per sostituire alle fondamenta altri fattori, in modo che lo stesso meccanismo che ha dato origine a morte, bardo e rinascita dia luogo invece alla mente onnisciente e ai due livelli di sottigliezza dei corpi supremi di un Buddha.

Spiegazione del metodo anuttarayoga in forma strutturale

Nella forma strutturale, ciò che abbiamo è una base e un risultato analoghi tra loro. Se chiamiamo la base "uno" e il risultato "due", sia l'uno che il due provengono dalla stessa base. Inoltre, usiamo un sentiero mentale della pratica che è anche analogo a uno e a due e che ci consente di arrivare alla loro base comune e, quando avviene, svolge una duplice funzione. Agisce come un opponente per eliminare le cause di quella base che hanno dato origine al numero uno, ovvero distrugge la capacità della base di dare origine al numero uno, come è sempre successo. Allo stesso tempo, agisce come causa affinché la base dia origine al numero due.

La base, il nostro numero uno, è morte, bardo e rinascita. Il risultato, il nostro numero due, è la mente onnisciente di Buddha e i due livelli di sottigliezza dei corpi fisici supremi di Buddha. La mente onnisciente di un Buddha è chiamata dharmakaya, un corpo onnicomprensivo. Le innumerevoli forme fisiche in cui appare Buddha sono di due tipi: sambhogakaya e nirmanakaya.

Il sambhogakaya, il più sottile dei due, è il corpo di completo godimento – in particolare, una rete di forme fisiche che usufruiscono completamente degli insegnamenti mahayana.

  • Secondo la presentazione del sutra, queste sono forme illuminate sottili che hanno sempre l'insieme completo dei segni fisici maggiori e minori di un Buddha, insegnano sempre il Dharma mahayana, solo ad arya bodhisattva, solo in terre pure di campi di Buddha, fino alla fine dell'esistenza samsarica di tutti.
  • Secondo l'anuttarayoga tantra generale, il sambhogakaya è il corpo della parola illuminata di Buddha e, in un certo senso, è anche un corpo di forme fisiche sottili – la forma dei suoni – con cui si esprime un Buddha.

Il più grossolano dei due è il nirmanakaya, il Corpo di Emanazione che comprende le emanazioni del sambhogakaya in forme illuminate più grossolane, in modo tale che le persone ordinarie con il karma di incontrarle siano in grado di ricevere da loro insegnamenti.

Il fondamento che dà origine sia al numero uno che al numero due è la mente estremamente sottile di chiara luce di un individuo e l’energia-vento estremamente sottile inseparabile da essa: è un continuum eterno individuale senza inizio e senza fine.

Il numero uno e due sono analoghi in questo senso: la morte si verifica quando tutti i livelli più grossolani della mente e l'energia-vento si dissolvono in questa base; il bardo ha luogo quando il continuum mentale prosegue, manifestando però ora da tale base una forma sottile che solo gli esseri speciali con percezione extra-sensoriale possono percepire. Con la rinascita, tuttavia, il continuum mentale assume una forma più grossolana che è visibile anche agli esseri ordinari.

Allo stesso modo, con l’ottenimento del dharmakaya anche tutti i livelli più grossolani della mente e dell'energia-vento si dissolvono in questa base, il livello più sottile della mente e dell'energia-vento. Il sambhogakaya è la manifestazione sottile del corpo della forma da questa base e il nirmanakaya è il corpo di emanazione più grossolano di quelle forme sottili.

Nel caso del bardo e della rinascita, tuttavia, livelli più grossolani e "contaminati" di mente ed energia-vento emergono dal livello più sottile per costituire la mente e i corpi fisici di quelle due occasioni samsariche. Al contrario, le apparenze fisiche supreme di sambhogakaya e nirmanakaya sono ancora al livello della mente più sottile e del vento energetico, come nel caso del dharmakaya. Le strutture di come si verificano le esperienze del nostro trio numero uno e del trio numero due sono uguali: il nostro continuum mentale scende al suo livello più sottile e poi si manifesta in una forma sottile e grossolana.

La mente-sentiero usata per purificare la base, per farla smettere di generare il numero uno e generare invece il numero due, segue questa stessa struttura. Implica anche pratiche che portano il continuum mentale al suo livello più sottile e quindi a manifestare una forma sottile e una grossolana. Questo sentiero mentale comporta due livelli di pratica: prima lo stadio di generazione e poi quello di completamento.

  • Con la pratica dello stadio di generazione lavoriamo a livello concettuale, in particolare con la nostra immaginazione: visualizziamo che i nostri livelli mentali più grossolani e l'energia-vento si dissolvano e che accediamo al livello più sottile di chiara luce. Immaginiamo quindi di emergere in una forma sottile, ad esempio come una sillaba seme, e poi in una forma più grossolana, come yidam, una forma di Buddha.
  • Con la pratica dello stadio di completamento lavoriamo con il più sottile sistema energetico, in modo da dissolvere effettivamente i livelli più grossolani di mente e energia-vento e accedere effettivamente al livello più sottile di chiara luce. Quindi generiamo da quel livello le forme sottili conosciute in alcuni sistemi anuttarayoga come corpi illusori. Da questi, generiamo forme più grossolane, note come corpi di emanazione del sentiero.

Le pratiche dello stadio di generazione fungono da cause per essere in grado di praticare con successo i metodi dello stadio di completamento che a loro volta sono le reali cause per conseguire i tre corpi supremi risultanti di un Buddha – il nostro numero due. Inoltre, entrambe gli stadi della pratica sono contraddistinti da una mente che ha sia una valida cognizione del vuoto sia uno scopo di bodhichitta non fabbricato.

Riassunto

Ricomponiamo il tutto usando il nostro esempio più in dettaglio e, anche se non tutto nel nostro esempio potrebbe essere esattamente preciso, forse aiuta comunque a spiegare come funziona il metodo di purificazione anuttarayoga.

C'è una casa con due stanze, stanza uno e stanza due, che condividono un seminterrato comune. La prima stanza è una cella di prigione, la seconda stanza è la camera del palazzo di un Buddha; ogni stanza è collegata al seminterrato da un proprio ascensore. L'elettricità per entrambi gli ascensori proviene dal seminterrato, ma ora è collegata solo all'ascensore uno, quello della cella. L'ascensore due nella camera del palazzo non ha elettricità. Per questo motivo, funziona solo un ascensore; l'ascensore due non funziona. Siamo prigionieri nella cella, da vite infinite e siamo rinchiusi nella cella per sempre. Ogni cento anni prendiamo l'ascensore fino al seminterrato, cambiamo i vestiti e torniamo nella nostra cella. Questa è la routine della prigione.

Il nostro obiettivo è sabotare il sistema elettrico della casa in modo da interrompere l'alimentazione all'ascensore uno e collegarla all'ascensore due. Se compiremo la nostra missione, l'ascensore della stanza uno andrà fuori servizio e inizierà a funzionare quello della seconda stanza che possiamo usare per entrare e vivere nella camera del palazzo. Per svolgere la nostra missione, dobbiamo raggiungere il seminterrato. Anche se normalmente facciamo un viaggio nel seminterrato una volta ogni cento anni, non possiamo aspettare così a lungo. La nostra miseria in prigione è terribile, ma ancora più insopportabile è la sofferenza degli innumerevoli altri prigionieri che sono rinchiusi nelle loro celle.

Per entrare nel seminterrato dalla nostra cella di prigione, dobbiamo seguire le usanze di entrambe le stanze della casa: dobbiamo accedere al seminterrato prendendo un ascensore. Per fare questo e superare le guardie, dobbiamo indossare un travestimento. Qualcuno della camera del palazzo viene nella nostra casa cella ad aiutarci, regalandoci segretamente un'uniforme da palazzo e insegnandoci come raggiungere il seminterrato da soli. Se fingiamo di provenire dal palazzo, possiamo ingannare le guardie, attivare l'ascensore nella nostra cella e raggiungere il seminterrato.

Seguiamo le istruzioni. In primo luogo, ci esercitiamo nella nostra immaginazione scendendo nel seminterrato, svolgendo la nostra operazione segreta di ricollegamento dei cavi elettrici, e risalendo poi nella camera del palazzo tramite l'ascensore due. Una volta che siamo in grado di visualizzare perfettamente l'operazione e ci siamo esercitati a sufficienza, siamo quindi in grado di entrare nell'ascensore nella nostra cella di prigione e usarlo per scendere nel seminterrato. Dopo molte prove per sabotare l'ascensore e aver quasi raggiunto il seminterrato prima di risalire, finalmente riusciamo a raggiungere il seminterrato. Lì, scolleghiamo l'elettricità dall'ascensore che porta alla cella della prigione e la ricolleghiamo all'ascensore che porta alla camera del palazzo. Fatto ciò, prendiamo quindi l'ascensore numero due fino alla camera del palazzo e, da lì, aiutiamo gli altri prigionieri a scappare.

In questa analogia più estesa, la cella è il samsara, il seminterrato il livello più sottile del nostro continuum: la nostra mente di chiara luce e l'energia-vento più sottili; le guardie sono le nostre oscurazioni emotive e cognitive; passare dalla cella della prigione fino al seminterrato avviene con la morte; essere in ascensore per risalire alla cella è l'esistenza del bardo, ed essere di nuovo nella cella è la rinascita.

La camera del palazzo è lo stato illuminato di un Buddha; l’essere nell'ascensore per il palazzo nel seminterrato è il dharmakaya; essere nell'ascensore che sale al palazzo è il sambhogakaya e trovarsi nella camera del palazzo è il nirmanakaya. Questa parte dell'analogia non è esatta poiché dharmakaya, sambhogakaya e nirmanakaya sono simultanei, non sequenziali. Ciò che è analogo è che le apparenze dei tre corpi illuminati di un Buddha hanno tre livelli di sottigliezza.

Il visitatore della camera del palazzo è il maestro tantrico; il darci un travestimento è il conferire un’iniziazione tantrica; il travestimento è una figura di Buddha; indossare il travestimento e praticare l'operazione nella nostra immaginazione è la pratica dello stadio di generazione, durante la quale ci visualizziamo in questa forma di Buddha; il prendere l'ascensore e riuscire a raggiungere il seminterrato indossando il travestimento è la pratica dello stadio di completamento.

Il collegamento elettrico con l'ascensore che porta alla cella della prigione è mantenuto dall’afferrarsi all'esistenza veramente stabilita. Ciò che lo disconnette da lì e lo ricollega in modo che l'elettricità fluisca verso l'ascensore che va nella camera del palazzo, invece, è la cognizione non concettuale del vuoto; raggiungere finalmente la camera del palazzo di un Buddha è il nostro ottenimento dell'illuminazione.

Questa è la procedura che usiamo nell’anuttarayoga tantra per purificarci dallo sperimentare la vera sofferenza di morte, bardo e rinascita ricorrenti e incontrollabili.

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