L'ignoranza secondo i seguaci delle scritture sautrantika
Esistono due divisioni del Sautrantika: i seguaci delle scritture sautrantika (lung-gi rjes-’brang-gi mdo-sde-pa) e i seguaci della ragione sautrantika (rigs-pa’i rjes-’brang-gi mdo-sde-pa). Entrambi basano i loro insegnamenti sui sutra, molto probabilmente sulle recensioni gandhari. Tuttavia,
- I seguaci della scrittura seguono la presentazione dei principi sautrantika riscontrabile nei testi di Vasubandhu della fine del IV secolo.
- I seguaci della ragione seguono la presentazione che si trova in Sette trattati sulla cognizione valida (Tshad-ma sde-bdun) di Dharmakirti, risalenti al VI o VII secolo.
Vasubandhu cita numerose varianti sautrantika delle affermazioni vaibhashika, molte delle quali sono identiche alle affermazioni cittamatra che Asanga spiega nel suo Stadi della condotta dello yoga (rNal-sbyor spyod-pa’i sa, sanscr. Yogācārabhūmi). Tra queste, la presentazione degli impulsi karmici per le azioni del corpo, della parola e della mente come fattori mentali di un'urgenza (sems-pa, sanscr. cetanā). Vasubandhu, tuttavia, non ha presentato una critica sautrantika della presentazione vaibhashika dell'ignoranza come fattore mentale anti-conoscenza che stordisce la mente riguardo alle quattro nobili verità ed è equivalente all'ingenuità (gti-mug, sanscr. moha), uno dei tre fattori mentali velenosi. Pertanto, possiamo presumere che i seguaci delle scritture sautrantika affermino che le due siano in gran parte la stessa cosa dei vaibhashika.
Una differenza, tuttavia, riguarda il termine "fattore incrementante" (phra-rgyas, sanscr. anuśaya), sinonimo di fattore mentale disturbante (nyon-mongs, sanscr. kleśa), che include l'anti-conoscenza. Nel sistema Vaibhashika quando un fattore estensivo, ad esempio l'anti-conoscenza, è in atto e focalizzato o congruente con un fenomeno contaminato (un fenomeno non statico diverso da una vera mente sentiero), incrementa ulteriormente se stesso e quel fenomeno contaminato.
Quando l'anti-conoscenza non accade più e non accade ancora, sebbene sia ancora un fenomeno funzionale non statico (dngos-po, sanscr. bhāva), non è localizzato da nessuna parte. Il suo continuum è tuttavia mantenuto da un otteniemento di essa (thob-pa, sanscr. prapti) legata (attribuita) al continuum degli aggregati. Il continuum dell'acquisizione collega un'istanza di anti-conoscenza in atto con la successiva.
- Un'acquisizione è una variabile influenzante non congruente (ldan-min ’du-byed, sanscr. viprayuktasaṃskāra), un fenomeno non statico che non è né una forma di fenomeno fisico né un modo di essere consapevoli di qualcosa e che non condivide cinque cose in comune con la coscienza e i fattori mentali che lo accompagnano.
Vasubandhu fornisce l'interpretazione sautrantika dei fattori incrementanti nel suo Autocommento a Tesoreria di argomenti speciali di conoscenza (Chos mngon-pa’i mdzod-kyi bshad-pa, sanscr. Abhidharmakośa-bhāṣyā) (Gretil ed. 278.20–278.22, Derge Tengyur vol. 140, 227B):
(Secondo il Sautrantika) un fattore mentale disturbante dormiente è chiamato fattore mentale incrementante, mentre uno sveglio è chiamato fattore mentale che intrappola. E qual è la sua (variante) dormiente? È il fenomeno funzionale del (suo) successore – qualcosa di non manifesto (che continua) come una tendenza (seme). Qual è la sua (variante) sveglia? È il fenomeno funzionale di qualcosa di manifesto.
(Sanscr.) prasupto hi kleśo 'nuśaya ucyate / prabuddhaḥ paryavasthānam / kā ca tasya prasuptiḥ / asaṃmukhībhūtasya bījabhāvānubandhaḥ / kaḥ prabodhaḥ / saṃmukhībhāvaḥ /
(Tib.) nyon mongs pa nyal ba la ni phra rgyas zhes bya la, sang pa la ni kun nas dkris pa zhes bya’o, de la nyal ba gang yin zhe na, mngon sum du ma gyur par sa bon gyi dngos pos rjes su ’brel lo, sad pa gang yin zhe na, mngon sum du ’gyur ba’o
Per i seguaci delle scritture sautrantika, il continuum di un fattore mentale disturbante, come l'anti-conoscenza, è composto da episodi intermittenti in cui l'anti-conoscenza è sveglia e intervalli intermedi in cui, come tendenza (seme) (sa-bon, sanscr. bīja), l'anti-conoscenza è dormiente.
- Quando i fattori mentali disturbanti sono svegli, cioè manifesti e accadono nel momento presente, vengono chiamati "fattori mentali che intrappolano" (kun-nas dkris-pa, sanscr. paryavasthāna). Ci intrappolano nel samsara e in tutte le sofferenze ad esso associate.
- Quando i fattori mentali disturbanti sono dormienti, cioè non manifesti e non accadono più o non accadono ancora, sono tendenze (semi) (sa-bon, sanscr. bīja).
Una tendenza, come un ottenimento, è una variabile influenzante non congruente. La continuità dell'anti-conoscenza, non solo da un episodio manifesto al successivo, ma anche dal primo al secondo e dal secondo al decimo anello dell'origine interdipendente, è mantenuta dal continuum di una tendenza.
Un'altra differenza rispetto al Vaibhashika è che i fenomeni che non accadono ancora e che non accadono più sono fenomeni non funzionali (dngos-med, sanscr. abhāva) – in altre parole, sono fenomeni statici e, come tali, possono essere conosciuti solo dalla cognizione concettuale. A differenza dei vaibhashika, i seguaci delle scritture sautrantika affermano sia la cognizione concettuale che quella non concettuale. Nel contesto del primo anello dell'origine interdipendente, quindi, l'anti-conoscenza può concentrarsi su eventi costruttivi, ma come nel Vaibhashika, solo su quelli che non stanno ancora accadendo o non stanno più accadendo.
L'ignoranza secondo i seguaci delle scritture cittamatra
Anche il Cittamatra, come il Sautrantika, è diviso in cittamatra seguaci delle scritture (lung-gi rjes-’brang-gi sems-tsam-pa) e cittamatra seguaci della ragione (rigs-pa’i rjes-’brang-gi mdo-sde-pa). Entrambi basano i loro insegnamenti su alcuni sutra mahayana come il Sutra della discesa a Lanka (Lan-kar bshegs-pa’i mdo, sanscr. Laṅkāvatāra Sūtra) e il Sutra che svela le intenzioni (dGongs-pa nges-’grel, sanscr. Saṃdhinirmocana Sūtra).
- I seguaci delle scritture seguono la presentazione dei principi del Cittamatra che si trovano nei testi di Asanga della fine del IV secolo
- I seguaci della ragione, come i seguaci della ragione sautrantika, seguono la presentazione che si trova in Sette trattati sulla cognizione valida di Dharmakirti, risalenti al VI o VII secolo.
Sinonimi di anti-conoscenza
Asanga concorda con vaibhashika e i seguaci delle scritture sautrantika sul fatto che l'ignoranza è il fattore mentale stupefacente dell'anti-conoscenza ed è sinonimo del fattore mentale spegnente (mi-shes-pa, sanscr. ajñāna). Sthiramati fornisce altri sinonimi per l'anti-conoscenza in Spiegazione estesa di un commentario a Filigrana per i sutra mahayana (di Maitreya) (Theg-pa chen-po mdo-sde’i rgyan-gyi ’grel-ba rgya-cher bshad-pa, sanscr. Mahāyānasūtrālaṃkāra-vṛttibhāṣya) (Derge Tengyur vol. 126, 98B–99A). Filigrana per i sutra mahayana è uno dei testi di Maitreya che Asanga riportò in questo mondo dalla sua visita alla terra pura di Maitreya:
Tra i nomi dell'anti-conoscenza ci sono i sinonimi: fattore mentale dell’anti-conoscenza, fattore mentale dell'ingenuità, fattore mentale spegnente, fattore mentale che acceca, fattore mentale che ottenebra e così via.
(Tib.) ma rig pa la ming du ma rig pa dang, gti mug dang, mi shes pa dang, mun pa dang, mun nag ces bya ba la sogs pa’i ming gi rnam grangs du yod pa thams cad shes pa
La traduzione tibetana del fattore mentale che acceca (mun-pa, sanscr. andhaka) significa letteralmente "più scuro", e quella del fattore mentale che ottenebra (mun-nag, sanscr. ghanāndhaka) significa letteralmente "più scuro nell'oscurità".
Asanga non fornisce una definizione di ingenuità (gti-mug, sanscr. moha), ma possiamo ricavarne il significato dalla sua definizione di anti-ingenuità (gti-mug ma-yin-pa, sanscr. amoha) in Antologia di argomenti speciali di conoscenza (Chos mngon-pa kun-las btus-pa, sanscr. Abhidharmasamuccaya) (Gretil ed. 6, Derge Tengyur vol.134, 48B-49A):
Supponiamo che vi chiediate cos'è l'anti-ingenuità. È un fattore mentale illuminante e una considerazione punto per punto (di causa ed effetto karmici) che deriva dalla maturazione (del potenziale karmico) o (dall'ascolto) dei testi scritturali, [Tib. aggiunge: o dal pensare (al loro significato)], o da una stabile realizzazione (di quel significato). È l'agente che fornisce il supporto continuo per non intraprendere un comportamento negativo.
(Sanscr.) amohaḥ katamaḥ / vipākato vā āgamato vādhigamato vā jñānaṃ pratisaṃkhyā / duścaritāpravṛttisanniśrayadānakarmakaḥ /
(Tib.) /gti mug med pa gang zhe na/ rnam par smin pa las sam/ lung las sam/ bsam pa las sam/ rtogs pa las shes shing so sor brtags pa ste/ nyes bar spyod pa la mi ’jug pa’i rten byed pa’i las can no/
Un supporto continuo (rten, sanscr. sanniśraya) per qualcosa è come il terreno che sostiene e quindi consente a una ruota di rotolare su di esso.
L'ingenuità, quindi, è il fattore mentale spegnente che impedisce la considerazione punto per punto (so-sor brtags-pa, sanscr. pratisaṃkhyā) di causa ed effetto karmici e che fornisce il supporto continuo per l'avvio di comportamenti distruttivi. L'ingenuità può anche essere tradotta come "chiusura mentale". L'anti-conoscenza, quindi, come sinonimo di ingenuità, causa e accompagna tutte le azioni distruttive del corpo, della parola e della mente.
Anti-conoscenza disturbata e non disturbata
Come nel caso dei seguaci delle scritture vaibhashika e sautrantika, ci sono due tipi di anti-conoscenza: disturbata (nyon-mongs-can, sanscr. kliṣṭa) e non disturbata (nyon-mongs-can ma-yin-pa, sanscr. akliṣṭa). Entrambe sono sinonimi di un fattore mentale spegnente che stordisce e acceca la mente, tuttavia solo la varietà disturbata è sinonimo di ingenuità.
- L'anti-conoscenza disturbata è un fattore mentale disturbante che, come oscuramento emotivo (nyon-sgrib, sanscr. kleśāvaraṇa) e primo anello dell'origine interdipendente, impedisce la liberazione. Oscura la mente, impedendole di conoscere correttamente le quattro nobili verità.
- L'anti-conoscenza non disturbata non è un fattore mentale disturbante. A differenza dei vaibhashika e dei seguaci delle scritture sautrantika, per i seguaci della ragione cittamatra è un oscuramento cognitivo (shes-sgrib, sanscr. jñeyāvaraṇa). L'anti-conoscenza non disturbata oscura la mente, impedendole di conoscere correttamente tutti i fenomeni e tutti i loro attributi.
Anti-conoscenza mista e non mista
L'anti-conoscenza disturbata ha due varietà: mista (’dres-pa, sanscr. veṇika) e non mista (ma-’dres-pa, sanscr. a veṇika). Sthiramati le spiega in Commento esplicativo a Antologia di argomenti speciali di conoscenza (di Asanga) (mNgon-chos kun-nas btus-pa’i rnam-par bshad-pa, sanscr. Abhidharmasamuccayavyākhyā) (Derge Tengyur 135, 188B). Il colophon tibetano attribuisce questo testo a Jinaputra Yashomitra.
Per quanto riguarda l'anti-conoscenza, ce n'è una (tipologia) che può essere congruente con tutti i fattori mentali disturbanti, e ce n'è anche una (tipologia) non mista. La tipologia non mista è il fattore mentale spegnente (che acceca la mente) riguardo alle (quattro nobili) verità.
(Tib.) ma rig pa ni nyon mongs pa thams cad dang mtshungs par ldan pa dang ma ’dres pa yang yin no, ma ’dres pa ni bden pa rnams mi shes so
L'anti-conoscenza mista è il tipo di anti-conoscenza che è congruente (mtshungs-pa, sanscr. saṃprayoga) con uno qualsiasi degli altri nove fattori mentali disturbanti. I fattori congruenti si riferiscono alla coscienza e ai fattori mentali concomitanti in qualsiasi cognizione. Condividono cinque caratteristiche tra loro.
- I seguaci della ragione sautrantika e cittamatra accettano la consapevolezza riflessiva (rang-rig, sanscr. svasaṃvedana) come se condividesse anch'essa cinque caratteristiche con la coscienza e i fattori mentali in una cognizione. La consapevolezza riflessiva conosce solo la coscienza e i fattori mentali in quella cognizione, non l'oggetto della cognizione, e spiega il nostro ricordo della cognizione.
- I seguaci delle scritture sautrantika e cittamatra non accettano la consapevolezza riflessiva.
L'anti-conoscenza non mista non è accompagnata da nessun altro fattore mentale disturbante.
Congruenza
Nel sistema Cittamatra, queste cinque caratteristiche congruenti sono presentate in un modo unico, molto diverso dalla presentazione vaibhashika, come caratteristiche di "congruenza attraverso accordo cognitivo" (sanscr. saṃpratipatti saṃprayoga). Il tibetano traduce il termine come "congruenza attraverso cognizione compatibile " (mthun-par rtogs-pas mtshungs-pa). L'oggetto su cui si concentrano una mente (una coscienza primaria) e i suoi fattori mentali concomitanti non condivide con essi la congruenza. Tuttavia, sorge simultaneamente con tutti loro da un'unica tendenza (sa-bon, sanscr. bīja; letteralmente, seme) per la cognizione come loro fonte natale condivisa (rdzas, sanscr. dravya). Una fonte natale è come un grembo per un bambino.
- Pertanto, a differenza dei seguaci delle scritture sautrantika, non esiste una sola tendenza all'anti-conoscenza e tutti i casi manifesti di anti-conoscenza derivano da quella tendenza come loro comune fonte natale.
- Ogni istanza di anti-conoscenza manifesta in una cognizione deriva dalla tendenza individuale a considerare quella cognizione come sua fonte natale.
- Inoltre, a differenza dei seguaci delle scritture sautrantika, le tendenze per ogni cognizione, come variabili influenzanti non congruenti, sono legate (attribuite) alla coscienza di fondazione (kun-shes rnam-shes, sanscr. ālayavijñāna), non alla coscienza mentale.
- Il termine “fattore mentale incrementante” (phra-rgyas, sanscr. anuśaya) non compare nell’antologia di Asanga.
Asanga spiega le cinque caratteristiche in Antologia (Gretil ed. 34, Derge Tengyur vol. 134, 72A):
Che cosa è la congruenza attraverso l'accordo cognitivo? [Tib. Supponiamo che tu ti chieda che cosa sia la congruenza attraverso la cognizione compatibile.]
[1] (Il primo è) l'accordo cognitivo di una mente e di fattori mentali nell'essere (focalizzati) su un singolo aspetto focale e non (ciascuno) su un altro e un altro ancora. [Tib.: (Il primo è) la mente e i fattori mentali che hanno una cognizione compatibile di un singolo aspetto focale.]
[2] (La seconda) congruenza dell'accordo cognitivo è (quella che contiene elementi componenti) che non sono lo stesso (elemento) ma sono ulteriori (elementi), in accordo con la congruenza che avviene per mezzo del fatto che (ogni componente) è un (tipo) elemento diverso e non per mezzo del fatto che (più di uno) è lo stesso (tipo) elemento.
[3] La congruenza è quella che non contiene una coppia di elementi contraddittori (componenti) e non quella che contiene una coppia di elementi contraddittori. [Tib.: Esistono coppie di elementi compatibili (componenti) e non coppie di elementi incompatibili.]
[4] La congruenza è quella che contiene coppie di elementi (componenti) con la stessa indicazione temporale e non quella che contiene una coppia di elementi con indicazioni temporali diverse.
[5] (La congruenza è quella che contiene) coppie di elementi (componenti) su piani uguali (di esistenza samsarica) o regni (uguali) (sui piani delle forme eteree o degli esseri senza forma), non (quella che contiene) una coppia (di elementi su) piani o regni disuguali. [Tib.: Ci sono coppie di elementi componenti di piani o regni compatibili, non di piani o regni incompatibili.]
(Sanscr.) saṃpratipatti saṃprayogaḥ katamaḥ / cittacaitasikānāmekasminnālambane 'nyonyaṃ saṃpratipattiḥ / sa saṃpratipattisaṃprayogaḥ punaranekārthakaḥ / yathā parabhāvena saṃprayogaḥ na svabhāvena / aviruddhayoḥ saṃprayogo na viruddhayoḥ / sadṛśakālayoḥ saṃprayogo avisadṛśakālayoḥ sabhāgadhātubhūmikayoravisabhāga(dhātu)bhūmikayoḥ //
(Tib.) /mthun par rtogs pas mtshungs par ldan pa gang zhe na/ sems dang sems las byung ba’i chos rnams dmigs pa gcig la mthun par rtogs pa’o/ /mthun par rtogs pas mtshungs par ldan pa de yang gzhan gyi dngos pos yin gyi bdag gi dngos pos ni ma yin no/ /mthun pa gnyis yin gyi mi mthun pa gnyis ni ma yin no/ /dus ’dra ba gnyis yin gyi dus mi ’dra ba gnyis ni ma yin no/ /mthun pa’i khams dang / sa pa gnyis yin gyi mi mthun pa’i khams dang / sa pa gnyis ni ma yin no/
In altre parole:
- La coscienza e i fattori mentali che accompagnano una cognizione sono tutti focalizzati sullo stesso oggetto, che nel Cittamatra non è un oggetto esterno la cui esistenza può essere stabilita nell'istante prima della sua conoscenza, come afferma Sautrantika. Piuttosto, sono tutti focalizzati sullo stesso aspetto mentale (rnam-pa, sanscr. ākāra), che è in qualche modo simile a un ologramma mentale. L'aspetto mentale nasce dalla stessa tendenza della cognizione da cui derivano la coscienza e i fattori mentali focalizzati su di esso.
- In una cognizione si manifestano solo una coscienza e un fattore mentale di ogni tipo (ad esempio, una sola sensazione, non due).
- I fattori mentali nella cognizione non contengono coppie che si contraddicono a vicenda, come amore e odio.
- Hanno tutti la stessa indicazione temporale e non, ad esempio, la coscienza visiva che si verifica nel presente accompagnata da un amore che non si è ancora verificato.
- Devono tutti trovarsi sullo stesso piano di esistenza samsarica o sullo stesso regno sul piano delle forme eteree o degli esseri senza forma. Non possono essere, ad esempio, una coscienza sul piano degli oggetti sensoriali del desiderio accompagnata da un livello di concentrazione sul piano delle forme eteree.
Si noti che, poiché l'oggetto su cui si concentra una cognizione non condivide queste cinque caratteristiche di congruenza con la coscienza e i fattori mentali su di esso focalizzati, non è necessario che condivida la loro stessa indicazione temporale. Pertanto, una coscienza mentale che sta accadendo nel presente può ricordare un animale domestico che non sta più accadendo e che è morto.
Anti-conoscenza basata sulla dottrina e innata
A differenza dell'affermazione dei vaibhashika e dei seguaci delle scritture sautrantika secondo cui l'anti-conoscenza è basata solo sulla dottrina (kun-tu brtags-pa’i ma-rig-pa, sanscr. parikalpitāvidyā), i seguaci delle scritture cittamatra affermano che l'anti-conoscenza ha sia tipi basati sulla dottrina sia tipi innati (lhan-cig skyes-pa’i ma-rig-pa, sanscr. sahajāvidyā).
Vasubandhu spiega nel suo testo cittamatra Discussione dei cinque fattori aggregati (Phung-po lnga rab-tu byed-pa, sanscr. Pañcaskandha-prakaraṇa) (Gretil. 59, Derge Tengyur vol. 136, 13B):
Supponiamo che vi chiediate cos'è l'anti-conoscenza. È un fattore mentale spegnente (che acceca la mente) sugli impulsi karmici e sui loro effetti, sulle (quattro nobili) verità e sulle (tre) gemme preziose. Inoltre, ne esistono di tipi che sorgono automaticamente e che hanno una base dottrinale.
(Sanscr.) avidyā katamā / karmaphalasatyaratnānāmajñānam / sā punaḥ sahajā parikalpitā ca //
(Tib.) ma rig pa gang zhe na/ las dang ’bras bu dang bden pa dang / dkon mchog rnams mi shes pa de/ de yang lhan cig skyes pa dang / kun tu brtags pa’o//
Sthiramati spiega i due tipi di anti-conoscenza in Spiegazione dettagliata a Discussione dei cinque fattori aggregati (di Vasubandhu) (Phung-po lnga’i rab-tu byed-pa bye-brag-tu bshad-pa, sanscr. Pañcaskandha-prakaraṇa-vi bhāṣya) (Derge Tengyur vol. 136, 218A-B):
L'anti-conoscenza innata è un'anti-conoscenza non mista e non congruente con alcun altro fattore mentale disturbante. L'anti-conoscenza basata sulla dottrina è congruente con l'indecisione, una visione distorta, il considerare suprema una moralità o una condotta afflitta, e così via.
Il fattore mentale spegnente (che acceca la mente) riguardo agli impulsi karmici è il fattore mentale spegnente (che acceca la mente) riguardo all'esistenza di impulsi karmici meritori, non meritori e inamovibili. È un anti-apprendimento e un'anti-comprensione (di essi). Questa è un'anti-conoscenza innata.
L'anti-conoscenza che è congruente con l'indecisione esitante circa l'esistenza di impulsi karmici meritori, non meritori e inamovibili, con il ripudio che dice: "Non esistono impulsi karmici meritori, non meritori e inamovibili"; con la distinzione degli impulsi (karmici) meritori da quelli non meritori; con la distinzione degli impulsi (karmici) non meritori da quelli meritori, come quando si macella una mucca, la si crema e così via; e con (l'impulso che è l'impulso karmico per) macellare una mucca e cremarla; e con l'indecisione esitante e (il pensare con) visioni distorte: questa è la (varietà) basata sulla dottrina.
(Tib.) lhan cig skyes pa ni nyon mongs pa gzhan dang mtshungs par ldan pa ma yin gyi ma ’dres pa’o/ /kun brtags pa ni the tshom dang / log par lta ba dang / tshul khrims dang brrtul zhugs mchog tu ’dzin pa la sogs pa’i nyon mongs pa dang mtshungs par ldan pa’o/ /las mi shes pa ni bsod nams dang bsod nams ma yin pa dang / me g.yo ba’i las yod par mi shes pa gang yin pa ste/ mi rtogs pa dang / khong du mi chud pa’o/ /’di ni lhan cig skyes pa’i ma rig pa’o/ /bsod nams dang bsod nams ma yin pa dang / mi g.yo ba’i las yod pa nyid la the tshom za ba’am/ bsod nams dang bsod nams ma yin pa dang mi g.yo ba’i las med do zhes skur pa ’debs pa dang / bsod nams la bsod nams ma yin par ’du shes pa rnams/ phyugs gsod cing mer ’jug pa la sogs pa byed pa dang / bsod nams ma yin pa la bsod nams su ’du shes pa rnams phyugs gsod cing mer ’jug par byed pa dang / the tshom za ba dang / log par lta ba dang mtshungs par ldan pa’i ma rig pa gang yin pa de ni/ kun du brtags pa’o/
Per quanto riguarda i tre tipi di impulsi karmici menzionati:
- Gli impulsi karmici meritori (bsod-nams-kyi las, sanscr. puṇyakarma) sono impulsi karmici per azioni costruttive che matureranno in una rinascita in uno dei tre stati di rinascita superiori sul piano degli oggetti sensoriali del desiderio.
- Gli impulsi karmici non meritori (bsod-nams min-pa’i las, sanscr. apuṇyakarma) sono impulsi karmici per azioni distruttive che matureranno in una rinascita in uno dei tre stati di rinascita inferiori sul piano degli oggetti sensoriali del desiderio.
- Gli impulsi karmici inamovibili (mi-g.yo-ba’i las, sanscr. aniñjakarma) sono impulsi karmici per azioni costruttive che matureranno in una rinascita sul piano delle forme eteree o sul piano degli esseri senza forma.
L'anti-conoscenza innata, stordendo e accecando la mente, impedisce al fattore mentale della discriminazione (shes-rab, sanscr. prajñā) di distinguere correttamente gli impulsi karmici meritori, non meritori e inamovibili l'uno dall'altro. Allo stesso modo, impedisce di distinguere correttamente i sedici aspetti delle quattro nobili verità da una comprensione distorta di esse, e le tre gemme preziose da fonti di rifugio non ultime.
L'anti-conoscenza basata sulla dottrina deriva dall'aver appreso e accettato come corrette le affermazioni di un sistema filosofico indiano non buddhista riguardo a cosa siano la sofferenza, la sua origine (che include gli impulsi karmici), la sua cessazione e la mente sentiero che conduce alla sua cessazione. Sulla base della convinzione che le sue affermazioni su questi quattro argomenti siano vere, sorgono fattori mentali disturbanti, come l'indecisione esitante riguardo alle affermazioni buddhiste su questi quattro argomenti, la visione distorta che ripudia (skur-’debs, sanscr. apavāda) le visioni buddhiste, e così via. L'anti-conoscenza, mescolata a questi fattori mentali disturbanti, stordisce e acceca la mente in tali cognizioni e impedisce al fattore mentale discriminante di distinguere correttamente ciò che è vero da ciò che è falso.
Anti-conoscenza basata sulla dottrina sui tre piani dell'esistenza compulsiva
L'anti-conoscenza basata sulla dottrina è congruente con i diversi fattori mentali disturbanti sui tre piani dell'esistenza compulsiva. Asanga afferma, in Antologia (Gretil ed. 7, Derge 49A–B):
Supponiamo che vi chiediate cosa sia l'anti-conoscenza (basata sulla dottrina). È il fattore mentale spegnente (che si verifica) sui tre piani dell'esistenza compulsiva. È l'agente (che svolge la funzione) di fornire il supporto continuo e fondamentale per [1] la certezza distorta sui fenomeni dovuta all'indecisione esitante (sul piano degli oggetti sensoriali del desiderio) e per [2] il sorgere di fattori mentali contaminanti (sui piani delle forme eteree e degli esseri senza forma).
(Sanscr.) avidyā katamā / traidhātukamajñānam / dharmeṣu mithyāniścayavicikitsātsaṃkleśotpattisanniśrayadānakarmikā //
(Tib.) ma rig pa gang zhe na/ khams gsum pa’i mi shes pa ste/ chos rnams la log par nges pa dang / the tshom dang / kun nas nyon mongs pa ’byung ba’i rten byed pa’i las can no/
I fattori mentali contaminanti (kun-nas nyon-mongs-pa, sanscr. saṃkleśa) sono sinonimi di fattori mentali disturbanti. Spesso contrapposti ai fattori mentali purificanti, in senso figurato contaminano la mente.
Sthiramati spiega in Commento esplicativo all’Antologia (di Asanga) (Derge 124A):
Quanto alla "certezza distorta", poiché è una conoscenza invertita e spegnente (dei fenomeni), è una conoscenza spegnente (di essi) in modo invertito. Quanto all'"oscillazione indecisa", nutre dubbi. Quanto al "sorgere di fattori mentali contaminanti", è la (vera origine) di tutti i fattori mentali disturbanti – desiderio bramoso e così via. È "il continuo sostegno" (di ciò) perché, nello stordire, dà origine a tutti i fattori mentali disturbanti.
(Tib.) log par nges pa ni phyin ci log gi shes pas phyin ci log tu shes pa’o, the tshom ni som nyi za ba’o, kun nas nyon mongs pas byung ba ni ’dod chags la sogs pa’i nyon mongs pa kun ’byung ba’o, de’i rten ni rmongs pa la nyon mongs pa thams cad ’byung ba’i phyir ro.
Jinaputra Yashomitra elabora nel suo Commento all'Antologia di argomenti speciali di conoscenza (di Asanga) (Chos mngon-pa kun-las btus-pa’i bshad pa, sanscr. Abhidharmasamuccayabhāṣyā) (Gretil ed. 32, Derge Tengyur vol. 135, 24A):
L'anti-conoscenza rende gli esseri senzienti sui (tre piani dell') esistenza compulsiva confusi [Tib. stupefatti]. (Questo fattore mentale confuso deriva) da coloro che ne sono oscurati, privi di una cognizione illuminante e completa riguardo all'effettiva esistenza del punto finale delle (vite) precedenti, del punto finale delle (vite) future e del punto finale della (vita presente nel mezzo). Pertanto, a causa di ciò, provoca un'indecisione oscillante (un chiedersi) se io sia realmente esistito nel corso del tempo passato o forse non sia esistito, e così via.
(Sanscr.) avidyā bhave sattvān saṃmohayati, tadāvṛtteḥ, pūrvāntāparāntamadhyāntānāṃ yathābhūtāparijñānāt / yata evaṃ vicikitsati – kiṃ nvahamabhūvamati[te] 'dhvanyāhosvinnābhūvamityevamādi
(Tib.) /ma rig pa ni srid pa la sems can rnams rmongs par byed ces bya ba ni des bsgribs pa rnams sngon gyi mtha’ dang phyi ma’i mtha’ dang bar gyi mtha’ yang dag pa ji lta ba bzhin du yongs su mi shes pa’i phyir te/ ’di ltar ci bdag ’das pa’i dus na byung ba zhig gam/ ’on te ma byung ba zhig snyam pa la sogs pa de ltar the tshom za ba’o/
Il termine sanscrito "saṃmohayati", "rende confuso", è un verbo causativo che deriva dalla stessa radice del termine "fattore mentale confusione" (sanscr. saṃmoha). Il tibetano traduce "saṃmohayati" con il sinonimo "rmong-par byed", "stupefà".
Sul piano degli oggetti sensoriali del desiderio (il regno del desiderio), questo stupore riguarda l'esistenza di vite passate e future, nel qual caso dà origine a un'indecisione esitante riguardo all'esistenza di sé come atman nelle vite passate e future. Questa indecisione porta a considerare una rete transitoria come uno dei due estremi (mthar-’dzin-pa, sanscr. antagrahadṛṣṭi): o l'estremo che l'atman è statico e continua dalle vite passate a quelle future senza alcun cambiamento, o l'estremo che esiste solo in questa vita e che non esistono cose come vite passate e future.
Ricordiamo che Sthiramati, nel passaggio tratto da Spiegazione dettagliata su Discussione (di Vasubandhu) citato sopra, aveva spiegato che "l'anti-conoscenza basata sulla dottrina è in linea con l'indecisione esitante, una visione distorta, che considera suprema la moralità o la condotta afflitta, e così via". Il suo passaggio amplia l'affermazione di Asanga in Antologia, anch'essa citata sopra, secondo cui "(l'anti-conoscenza è) l'agente (che svolge la funzione) di fornire il continuo supporto di base per l'accertamento distorto dei fenomeni a causa dell'indecisione esitante (sul piano degli oggetti sensoriali del desiderio)."
Una visione distorta, che considera suprema la moralità o la condotta afflitta, che considera (la rete transitoria) come uno dei due estremi, e una conoscenza con una visione disturbata verso una rete transitoria sono i cinque fattori mentali disturbanti che conoscono con una visione. Conoscendo con una visione, questi cinque accertano il loro oggetto – lo conoscono con certezza, avendone fatto una valutazione (rtog-pa, sanscr. tīraṇā) – e sono tutti distorti. Pertanto, i due passaggi sono correlati tra loro.
Sthiramati, in Commento esplicativo all'"Antologia" (di Asanga) (Gretil 79, Derge 217B), fornisce ulteriori dettagli sui fattori mentali contaminanti che contaminano una mente assorbita in uno dei livelli dhyana (bsam-gtan, sanscr. dhyāna) di stabilità mentale sui piani delle forme eteree e degli esseri senza forma. I fattori mentali contaminanti qui sono i quattro fattori mentali disturbanti oscurati e non specificati: sete, visione distorta, arroganza e anti-conoscenza. Su questi due piani superiori, tutti i fattori mentali disturbanti sono fenomeni oscurati e non specificati (bsgribs-pa’i lung ma-bstan, sanscr. nivṛtāvyākṛta) – fenomeni non statici non specificati dal Buddha come distruttivi o costruttivi e che oscurano la mente perché congruenti con l'anti-conoscenza.
Lì (su quei piani superiori dell'esistenza), [1] (la propria mente) è contaminata dalla sete [Tib. attaccamento], (che è) un fattore mentale contaminato verso un gusto (che deriva) dall'(esperienza) di un gusto della beatitudine di un senso di benessere. [2] (La propria mente) è contaminata da visioni (distorte), dall'aver meditato con visioni sempre più distorte (che derivano) perché, essendo diventati stabili in un livello dhyana di stabilità mentale, (la certezza distorta ottenuta) dà origine a visioni sempre più distorte come l'errata concezione che ci sia un limite al passato. [3] (La propria mente) è contaminata dall'arroganza, dall'aver meditato con sempre più arroganza (che deriva) dall'aver sperimentato un costante) aumento nell'acquisizione di attributi speciali (come poteri extrasensoriali) da parte sua (con il raggiungimento di dhyana superiori). [4] (La mente) è contaminata dall'anti-conoscenza, dall'aver meditato con sempre maggiori esitazioni indecise (che sopraggiungono) perché, quando qualcuno, desiderando la liberazione per mezzo di (un metodo che non è) una penetrazione nella vera natura (delle cose), ottiene attributi speciali (come poteri extrasensoriali), sorge un'esitazione indecisa (chiedendosi): "Questa è liberazione o non liberazione?"
(Sanscr.) tatra tṛṣṇayāsvādasaṃkleśena saṃkliśyate, prasrabdhisukhāsvādāt / dṛṣṭyā dṛṣṭyuttaradhyāyitayā saṃkliśyate, dhyānaṃ niścitya pūrvāntakalpādidṛṣṭisamutthāpanāt / mānena mānottara dhyāyitayā saṃkliśyate, tena viśeṣādhigamenonnatigamanāt / avidyayā vicikitsottaradhyāyitayā saṃkliśyate, tattvā prativedhena mokṣakāmasya tasminviśeṣādhigame mokṣo na mokṣa iti vicikitsotpādanāt //
(Tib.) de la sred pas ni ro myang ba’i kun nas nyon mongs pas kun nas nyon mongs so, shin tu sbyong ba’i bde ba’i ro myong bar byed pa’i phyir ro, lta bas ni lta ba’i shas che ba’i bsam gtan pa nyid kyis kun nas nyon mongs so, bsam gtan la brten nas sngon gyi mtha’ la rtog pa la sogs pa’i lta ba kun nas slong ba’i phyir ro, nga rgyal gyis ni nga rgyal gyi shas che ba’i bsam gtan pa nyid kyis kun nas nyon mongs pa’o, des khyad par thob nas khengs par ’gyur ba’i phyir ro, ma rig pas ni the tsom gyi shas che ba’i bsam gtan pa nyid kyis kun nas nyon mongs so, de kho na ma gtogs pas thar par ’dod pa khyad par de thob pa la thar pa yin nam ma yin snyam du the tsom skye ba’i phyir ro/
Le menti sui piani delle forme eteree e degli esseri senza forma sono profondamente assorbite nei vari livelli di stabilità mentale dhyana che vanno oltre il raggiungimento di shamatha (zhi-gnas, sanscr. śamathā), uno stato mentale calmo e stabile. Tuttavia, quando l'anti-conoscenza sorge in congruenza con questi livelli di concentrazione assorbita, quell'anti-conoscenza è l'agente che dà origine alla contaminazione di questi livelli di stabilità mentale dhyana. Essi sono contaminati dai fattori mentali contaminanti della sete (un forte tipo di attaccamento), delle visioni distorte, dell'arroganza e dell'anti-conoscenza. Non possono essere contaminati dal fattore mentale contaminante dell'ostilità perché non c'è ostilità o rabbia su questi due piani superiori di esistenza.
- Avendo raggiunto shamatha sulla via per realizzare uno di questi dhyana, otteniamo un assaggio dell'esaltante beatitudine di un senso di benessere (shin-sbyangs, sanscr. praśrabdhi). Ma quando ci afferriamo a quel gusto e desideriamo ardentemente di non separarcene, l'anti-conoscenza che accompagna questo fattore mentale contaminato stordisce la mente, impedendole di discriminare correttamente che questa beatitudine non è vera felicità ma un esempio di vera sofferenza.
- Dopo aver raggiunto uno di questi dhyana, otteniamo la speciale realizzazione di conoscere le nostre vite passate e quelle altrui, ma solo fino a un certo numero di vite passate. Ma se abbiamo appreso e accettato la visione distorta di un creatore che ha creato i nostri continuum mentali in quel momento, che è il più lontano che possiamo ricordare, sviluppiamo l'ulteriore visione distorta di considerare questa visione distorta di un creatore come supremo. L'anti-conoscenza che accompagna questo fattore mentale contaminato stordisce la mente, impedendole di discriminare correttamente che la creazione da parte di un creatore onnipotente non è la vera origine della sofferenza.
- Dopo aver raggiunto uno di questi dhyana, acquisiamo attributi sempre più speciali, come capacità extrasensoriali ed extrafisiche sempre più estese. Quando sviluppiamo arroganza per il fatto di possedere queste capacità, possiamo sviluppare ulteriori tipi di arroganza, come l'arroganza egoistica di pensare: "Che grande meditatore sono!". L'anti-conoscenza che accompagna questo fattore mentale contaminato stordisce la mente, impedendole di discriminare correttamente che questa arroganza è la vera origine della sofferenza.
- Dopo aver raggiunto uno dei dhyana più elevati, dopo aver superato il livello precedente di dhyana, sperimentiamo l'anti-conoscenza che ci impedisce di comprendere che perseguire questo sentiero non è il vero cammino verso la liberazione. Da ciò, sviluppiamo ulteriori tipi di oscillazione indecisa, come il chiederci se il nostro stato di assorbimento meditativo sia o meno liberazione. L'anti-conoscenza che accompagna questo fattore mentale contaminato stordisce la mente, impedendole di discriminare correttamente che questo stato di dhyana non è una vera cessazione della sofferenza e delle sue cause.
Il fattore mentale della discriminazione
I seguaci delle scritture cittamatra concordano con i seguaci delle scritture vaibhashika e sautrantika sul fatto che l'anti-conoscenza non possa essere un tipo "cattivo" di discriminazione. Questo perché Asanga, in Antologia (Gretil ed. 6, Derge 48B), definisce la conoscenza con un fattore mentale di discriminazione come il respingere qualsiasi dubbio e, come abbiamo visto, l'anti-conoscenza porta all'indecisione e all'oscillazione dei dubbi. Pertanto, l'anti-conoscenza e la discriminazione sono due fattori mentali distinti e individuali.
Supponiamo di chiederci cosa sia (il fattore mentale della) discriminazione. È (un fattore mentale che consiste) nella differenziazione di fenomeni che sono elementi che sono stati effettivamente valutati. È l'agente che allontana i dubbi.
(Sanscr.) prajñā katamā / upaparīkṣya eva vastuni dharmāṇāṃ pravicayaḥ / saṃśayavyāvarttanakarmikā //
(Tib.) / shes rab gang zhe na/ brtag pa nyid kyi dngos po’i chos rnams la rab tu rnam pa ’byed pa ste/ som nyi bzlog pa’i las can no/
Per quanto riguarda la conoscenza discriminante disturbata, Sthiramati la definisce in Spiegazione dettagliata a Discussione (di Vasubandhu) (Derge 221A):
Supponiamo che vi chiediate cosa sia (il fattore mentale della) discriminazione disturbata. Quando (la mente) non è diventata stupefatta, allora la distinzione tra "non esiste una cosa come un atman" e "esiste una cosa come un atman" non si verifica. Quindi, la discriminazione è disturbata perché è congruente con l'ingenuità ed è invertita.
(Tib.) /she rab nyon mongs pa can gang yin pa’o zhes bya ba ni rmongs par ma gyur na/ bdag med pa la bdag tu ’du shes par mi ’gyur te/ de’i phyir gti mug dang mtshungs par ldan pa dang phyin ci log tu gyur ba’i phyir nyon mongs pa can no/
Come nel sistema Vaibhashika, il fattore mentale della discriminazione può essere con o senza una visione. Quando è con una visione, è preceduto da una valutazione (brtag-pa-nyid, sanscr. upaparīkṣya) di due possibilità su un oggetto, come ad esempio su un atman come definito in uno dei sistemi indiani non buddhisti. In questo caso, la valutazione giunge a una valutazione decisiva sull'esistenza di un atman definito in quel modo. Tale decisione può essere corretta o meno.
- Quando la decisione è corretta (vale a dire, che non esiste un atman), la risolutezza si basa sul mantenimento di una corretta visione del sé. La corretta discriminazione è una discriminazione basata su una corretta visione e non è accompagnata da anti-conoscenza.
- Quando la decisione è errata (vale a dire che esista qualcosa come un atman), la risolutezza si basa sul sostenere una visione distorta di uno dei sistemi indiani non buddisti. La discriminazione disturbata è una discriminazione basata su una visione distorta ed è accompagnata da anti-conoscenza.
Come nel sistema Vaibhashika, il fattore mentale della conoscenza con una visione distorta è un tipo di cosiddetta "cattiva" discriminazione. L'anti-conoscenza ad esso congruente stordisce la mente al punto da influenzare negativamente la risolutezza della discriminazione e provocare un'indecisione esitante. Poiché l'anti-conoscenza influenza negativamente la discriminazione, i due devono essere fattori mentali separati.
In sintesi, i vabhashika e i seguaci delle scritture sautrantika e cittamatra concordano sul fatto che l'ignoranza è anti-conoscenza: un fattore mentale che, per suo potere, non permette di conoscere con una visione distorta. Semplicemente stordisce la mente, impedendole di discriminare le quattro nobili verità con una visione corretta. Pertanto, in questi tre sistemi antecedenti a Dharmakirti, l'ignoranza non è una conoscenza errata delle quattro nobili verità.