Introduzione
Per iniziare la nostra discussione sulla mente e sui cinque aggregati, esaminiamo l'importanza del comprendere cosa sia la mente. Il motivo è molto semplice: tutti desideriamo essere felici e non soffrire; non vogliamo essere infelici. La fonte di una felicità duratura e appagante non risiede negli oggetti materiali o nei piaceri fisici. Sappiamo che avere molti soldi non fa altro che generare il desiderio di averne sempre di più, non siamo mai soddisfatti e non ne abbiamo mai abbastanza. Sono proprio la mente, i nostri atteggiamenti e le nostre emozioni, la fonte della nostra felicità e infelicità.
Per questo motivo, dobbiamo capire cos'è la mente, come funziona in ogni istante e cosa compone ogni suo momento. Questo è l'obiettivo dello studio dei cinque aggregati che comprende tutte le emozioni, i sentimenti e tutto ciò che è coinvolto nella nostra mente. Se capiamo come funziona tutto questo, saremo in una posizione migliore per intervenire, per poter individuare i fattori problematici nella nostra mente, le varie emozioni disturbanti e così via, e di lavorarci su. Se comprendiamo i vari fattori mentali che potrebbero essere deboli come l'attenzione, la concentrazione o la sonnolenza costante, saremo in grado di sapere su cosa concentrarci effettivamente.
Quanto più conosciamo nel dettaglio tutte le componenti che costituiscono la nostra mente, tanto più abbiamo una base solida per gestirla. Possiamo apportare dei cambiamenti, migliorare e lavorare su noi stessi. Questo è il senso del Dharma. Al livello più elementare, si tratta di lavorare su noi stessi, il che significa principalmente lavorare sulla nostra mente. Lo facciamo, da un lato, semplicemente per essere felici. Dall'altro, siamo animali sociali, viviamo in comunità e, in un certo senso, dipendiamo totalmente dagli altri per la nostra sopravvivenza. Ovviamente, ci sono i nostri genitori, ma per quanto riguarda tutto il resto, lavoriamo su noi stessi per essere di maggiore beneficio a tutti gli altri.
In breve, per poter lavorare sulla nostra mente, è necessario comprenderla. Tutte le scuole buddiste concordano sul significato del termine "mente" e su ciò con cui abbiamo effettivamente a che fare nella nostra pratica spirituale. Tuttavia, esistono diversi modi di presentare il concetto e diverse analisi del suo funzionamento. Dato che questo è un centro Karma Kagyu, è opportuno presentare la prospettiva di questo stile.
Tra le presentazioni del Karma Kagyu, c'è la presentazione di base dei sutra che riguarda il modo in cui la mente conosce le cose. C'è la spiegazione del mahamudra e anche una spiegazione da un sistema solitamente indicato in Occidente con il nome tibetano di yeshe namshe, un sistema di consapevolezza profonda e consapevolezza specifica proveniente dagli scritti del terzo Karmapa sulla classe più elevata di tantra in generale e sul Tantra di Kalachakra in particolare.
Non complichiamo ulteriormente le cose, perché sono già abbastanza complesse. È opportuno spiegare la presentazione di base del sutra e poi, per approfondire, si possono esaminare gli altri sistemi fondati su questa base.
La mente come attività mentale
Nel buddismo in generale la mente si riferisce all'attività mentale. Questo è il primo punto davvero importante da comprendere: si tratta dell'esperienza soggettiva individuale di qualcosa e si riferisce all'attività mentale del vedere, udire, odorare, gustare, percepire sensazioni fisiche e pensare.
Con mente non ci riferiamo a qualcosa di immateriale che fa ciò che vede, sente o pensa bensì all'attività concreta, momento per momento, di vedere, sentire, ecc. Questa attività mentale cambia di momento in momento, poiché svolge funzioni diverse nella sua continuità. Un momento vediamo, un altro sentiamo; spesso vediamo e sentiamo contemporaneamente, e pensiamo, mentre tutto questo cambia istante dopo istante.
In questo senso, possiamo affermare che la nostra attività mentale è impermanente, poiché cambia di momento in momento e svolge funzioni diverse in momenti diversi. È condizionata o influenzata da ciò che sta facendo.
Ma se consideriamo la questione da un altro punto di vista, se la sua natura essenziale si riferisce alle nature convenzionali e più profonde, allora ciò che è, come esiste e il processo stesso di tutto ciò che accade rimangono gli stessi. Da questo punto di vista, l'attività mentale intesa come la natura essenziale dell'attività mentale, è permanente. È incondizionata, non influenzata da nulla e non creata da nessuno. Quando leggiamo queste spiegazioni apparentemente contraddittorie, in cui in alcuni punti si afferma che la mente è impermanente e in altri che è permanente, dobbiamo fare attenzione a non fraintendere.
Nelle nostre lingue occidentali, le parole "permanente" e "impermanente" hanno due significati. Possono significare eterno e permanente. In questo senso, il Buddhismo accetta che i continua mentali siano eterni e non abbiano né inizio né fine. Impermanente implicherebbe che qualcosa abbia un inizio e una fine e sia solo temporaneo. Nella discussione sulla permanenza o impermanenza della mente, non è questo il punto in discussione. Ci si riferisce alla sua staticità, in altre parole, se cambia o non cambia.
Il suo contenuto e ciò che fa in ogni istante cambiano ma la sua natura essenziale, ciò che è e come esiste, rimane sempre la stessa. Non importa cosa stia facendo, questo non viene influenzato da nulla.
L'attività mentale è individuale
Un altro punto molto importante è che l'attività mentale è individuale. Nel Buddhismo non si parla di una sorta di mente universale o di inconscio collettivo o cose del genere. Sebbene la natura convenzionale e profonda della mente di ognuno sia la stessa, questo non significa che tutte le menti siano una sola mente. Un esempio divertente è il naso: tutti abbiamo un naso, ma questo non significa che condividiamo il grande naso nel cielo, o che abbiamo tutti lo stesso naso. È esattamente la stessa cosa con la mente. La nostra esperienza di qualcosa e l'esperienza di qualcun altro non sono le stesse. Sono diverse, ma uguali in quanto entrambe stanno vivendo qualcosa.
Prendiamoci un momento per assimilare quanto abbiamo trattato finora.
- La mente è attività mentale, non è qualcosa che compie l'attività.
- Non stiamo parlando della mente come di qualcosa di immateriale che compie l'azione ma dell'attività mentale.
- Cambia di momento in momento sebbene la sua essenza, la sua natura, rimanga sempre la stessa.
- È una cosa individuale.
- Tutti noi vediamo, sentiamo, gustiamo, annusiamo, percepiamo sensazioni fisiche. Stiamo tutti facendo la stessa cosa ma ciò che vediamo, sentiamo e così via, e il modo in cui lo facciamo, è diverso. Cambia di momento in momento.
- Si tratta interamente di attività mentale.
Molti scienziati vorrebbero ridurre quell'attività mentale a qualcosa di fisico. Nel Buddismo, naturalmente, diciamo che l'attività mentale ha una base fisica. Esiste una base fisica concreta negli esseri umani, costituita da un cervello e un sistema nervoso funzionanti all'interno del corpo. Persino al momento della morte c'è l'attività mentale di sperimentare la morte.
L’attività mentale e la sua base
Ricordiamo che stiamo parlando dell'esperienza soggettiva individuale di qualcosa. Se definiamo l'attività mentale in questo modo, allora dal punto di vista buddista c'è l'attività di sperimentare la morte che si verifica sulla base dell'energia più sottile. Dopo la morte c'è l'attività mentale di sperimentare lo stato intermedio, il bardo, che si verifica sulla base di un'energia sottile, non la più sottile. Quindi l'attività mentale continua, indipendentemente dal fatto che rinasceremo come animale o come essere umano sulla base di una qualche forma di corpo fisico, sistema nervoso, cervello e cose del genere fatte di elementi fisici. Allo stesso modo, c'è sempre un continuum individuale che va di momento in momento in momento in base alle esperienze precedenti, causa ed effetto, karma, cose di questo genere.
Non ci addentreremo nella discussione sulla mente senza inizio, sulla rinascita e così via. Diamo per scontato questo aspetto per il momento. Il termine "mente" non si riferisce a nessuna di queste basi fisiche, grossolane o sottili, ma all'attività mentale che si svolge sulla base di quella fisica. Nella nostra discussione, ci limiteremo all'attività mentale umana che si verifica a livello del cervello, del sistema nervoso e di tutti gli apparati coinvolti. Non stiamo parlando di stimolare un neurone in una piastra di Petri ma di un sistema nervoso vivente e funzionante.
Se ragioniamo in questi termini, per quanto riguarda gli esseri umani, non può esserci attività mentale senza un cervello fisicamente funzionante. Allo stesso modo, non può esistere un cervello umano vivente e funzionante senza una qualche attività mentale. Anche se consideriamo un livello più sottile, se ci sono onde cerebrali, quella è attività mentale. Se c'è attività mentale, ci sono onde cerebrali. In questo senso, l'attività mentale e il funzionamento di base sono inseparabili. Stiamo semplicemente descrivendo la cosa da punti di vista diversi.
Se il cervello funziona, cosa sta succedendo? Si tratta di attività mentale: vedere, udire, pensare, e anche di attività mentale inconscia, come mantenere il battito cardiaco, ecc. Se c'è attività mentale, ci sono onde cerebrali. Il cervello e il sistema nervoso funzionano, almeno a un certo livello. Non è una contraddizione.
[Pausa]
Come ho detto, ogni continuum individuale è unico e non ha né inizio né fine. Tale individualità si mantiene anche quando diventiamo dei Buddha illuminati. Non si tratta di una delle immagini induiste talvolta usate, secondo cui tutti i fiumi confluiscono nell'oceano e diventano uno solo. Questo non è il pensiero del Buddhismo. Anche quando raggiungiamo l'illuminazione, conserviamo la nostra individualità. Il Buddha Shakyamuni non è la stessa cosa del Buddha Maitreya, sono individui distinti. Ciò è dimostrato dal fatto che alcune persone hanno il karma necessario per ricevere gli insegnamenti del Buddha Shakyamuni, mentre altre no. Alcune persone hanno il karma e le connessioni necessarie per ricevere gli insegnamenti di Maitreya. Questo è il motivo per cui preghiamo di rinascere nel momento in cui il Buddha Maitreya verrà.
Ciò dimostra che sono diversi, sebbene il loro traguardo sia lo stesso, la loro comprensione sia la stessa, la loro onniscienza sia la stessa, la loro compassione sia la stessa; ciononostante, sono individui.
Con "individuo" si intende forse che perdono comunque il loro ego?
Ne parleremo. Perdono l'ego, nel senso di non immaginare mai di essere un "io" concreto che esiste indipendentemente da tutto il resto e che c'è qualcosa dentro di "me" che mi rende "me" come individuo.
L'idea induista secondo cui tutti i fiumi confluiscono in uno solo non è forse proprio questo? Si rimane come le onde che si infrangono sull'oceano, ma si perde l'ego.
C'è chi spiega che tutti i fiumi sfociano nell'oceano e che nell'oceano tutto diventa una sola cosa. Non si tratta di abbandonare l'ego, in realtà. Bisogna distinguere tra ego e sé. L'ego è qualcosa di impossibile e inesistente. Esiste un sano senso di sé e uno malsano. Un sano senso di sé non gonfia il senso di sé fino a farlo diventare ego. Ad esempio, dobbiamo sempre avere ragione, essere al centro dell'attenzione e così via. Questo significa gonfiare il sé, e quindi dobbiamo liberarcene. Ma esiste anche un sano senso di sé che ci spinge ad alzarci dal letto la mattina, a fare cose e ad aiutare gli altri. Senza di esso, saremmo in una profonda depressione, senza la volontà né l'energia per fare nulla. Questo non è un sano senso di sé.
I Buddha conservano ancora un sé, in quanto sono esseri individuali. Ciò che perdono è la credenza nell'esagerazione. L'esagerazione in un ego è solo un'immaginazione in cui si crede erroneamente. È importante essere cauti quando si affrontano le questioni in termini di ego. È una parola occidentale con un significato nel contesto della psicologia occidentale. In termini buddisti è molto più facile da capire, se la lasciamo in termini occidentali tende a generare confusione, perché introduciamo associazioni occidentali che non sono realmente pertinenti alla discussione.
Anche quando l'acqua dei fiumi sfocia nell'oceano, per usare questa analogia, le molecole d'acqua mantengono comunque la loro individualità. Come già detto, questa è un'immagine induista che a volte viene usata (non sempre). Per tornare al punto, il Buddha Shakyamuni e il Buddha Maitreya non sono la stessa cosa. Io non sono te e non diventiamo una zuppa, una miscela, quando raggiungiamo l'illuminazione. È un po' come questo.
[Pausa per riflettere, visto che se ne è discusso un po']
Non c'è niente di sbagliato nell'essere un individuo. I problemi sorgono quando pensiamo di essere speciali e sentiamo il bisogno di dimostrarlo e difenderlo. In questo modo, gonfiamo la nostra individualità attribuendoci l'importanza di essere speciali. Quando ci liberiamo di questo, rimaniamo comunque individui. Io sono ancora io e non tu. Siamo tutti uguali perché tutti desideriamo essere felici e non infelici, ma questo non trasforma te in me o me in te. O sì? No.
Due modi per descrivere l'attività mentale
Esistono due modi per descrivere questa attività mentale. La funzione della vista, dell'udito, del pensiero e così via può essere descritta da un punto di vista fisico e materiale. Ciò include la trasmissione di energia neurale e gli scambi biochimici in una rete neurale, se volessimo adottare un approccio scientifico nel descrivere l'attività mentale. L'altro modo è quello del punto di vista soggettivo individuale. Possiamo descriverla da un punto di vista materialistico o da un punto di vista soggettivo individuale, e questi due approcci si distinguono l'uno dall'altro da due punti di vista concettuali: il punto di vista scientifico e quello buddista. Entrambi si riferiscono allo stesso fenomeno, la funzione dell'attività mentale.
[Pausa]
Possiamo parlare dello stesso fenomeno da due punti di vista diversi ed entrambi possono essere validi. Ad esempio, possiamo chiamare un oggetto con una parola in una lingua e con un'altra parola in un'altra lingua. Entrambe sono corrette, non è vero? Il fatto che esista un punto di vista scientifico, un punto di vista materialistico, non nega che esista anche un punto di vista soggettivo, come quello presentato dal Buddhismo: è il modo in cui descriviamo l'attività mentale da un punto di vista individuale e soggettivo.
Dovremmo dire che sono non-duali. Questo non significa che siano identici. Non-duale significa che se uno è valido, lo è anche l'altro. Entrambi sono ugualmente validi. Questo è un punto molto importante, soprattutto in qualsiasi discussione con scienziati molto materialisti. È importante sottolineare che il Buddhismo non sta confutando la scienza ma semplicemente descrivendo da un punto di vista soggettivo ciò che la scienza descrive in termini fisici. Questa descrizione ha la stessa validità della descrizione buddista di ciò che accade.
Per mente intendiamo l'attività mentale di un cervello e di un sistema nervoso viventi e funzionanti, descritta soggettivamente attraverso l'esperienza.
Non-dualità
L'attività mentale ha sempre un contenuto. Non possiamo semplicemente fare esperienza, stiamo sempre facendo esperienza di qualcosa. Non può esserci qualcosa che viene esperito senza che ci sia l'esperienza stessa. C'è sempre un contenuto. Questo è un punto molto importante per comprendere la non-dualità. L'esperienza e ciò che viene esperito sono non-duali nel senso che sono sempre insieme. Se c'è l'uno, allora c'è anche l'altro; ma questo non li rende la stessa cosa.
La definizione di attività mentale
Che cosa accade all'attività mentale? Viene descritta con due parole, solitamente tradotte come "chiarezza" e "consapevolezza". È fondamentale comprenderle correttamente, altrimenti si rischia di farsi un'idea completamente errata.
Chiarezza
La chiarezza si spiega con un'altra parola tibetana, quella usata per indicare il sorgere del sole - l'attività mentale di dare origine a un qualche aspetto mentale. Questo è ciò che definisco ologramma mentale, forse per rendere più comprensibile ciò che accade. Non è solo visivo: può esistere un ologramma mentale di un suono, di un odore, di un sapore, di una sensazione fisica e di un pensiero. Non è detto che sia chiaro solo perché abbiamo la parola "chiarezza". Non significa che sia chiaro, può anche essere sfocato. C'è la nascita di un ologramma mentale.
Possiamo descriverlo in termini scientifici. A tal proposito, la definizione che trovo più appropriata proviene forse dall'informatica, dalla tecnologia di internet. L'attività mentale è l'attività di trasformazione dei dati dei fotoni, o delle onde elettroniche, o delle onde sonore, o delle piccole molecole dell'odore o del gusto, o delle onde della sensazione fisica, o delle onde cerebrali, e consiste nel trasformarli in modo che emergano come informazioni intelligibili.
C'è una differenza tra dati e informazioni. In un computer, i dati sono una sequenza di zeri e uno. L'informazione si ha quando questi dati vengono trasformati in qualcosa di utilizzabile o comprensibile. Per analogia, da un punto di vista scientifico, è esattamente ciò che fa l'attività mentale. Arrivano onde elettromagnetiche, fotoni e simili. Questi vengono trasformati attraverso la trasmissione di energia neurale e vari scambi biochimici. Raggiungono le diverse aree del cervello. Come viene percepito? Viene percepito come la comparsa di un ologramma mentale, questo è ciò che vediamo e sentiamo. Si tratta semplicemente di onde elettromagnetiche o onde sonore che rappresentano i dati che vengono trasformati dalla mia attività mentale in informazioni. È un'immagine, un suono.
Ecco a cosa si riferisce la chiarezza. È ciò che dà origine a un ologramma mentale. Può anche trattarsi di un pensiero, in cui abbiamo una rappresentazione mentale di un suono o di parole, oppure una rappresentazione mentale di un'immagine. È un ologramma mentale, no? Esiste un intero libro scientifico, L'universo olografico, che tratta dell'universo intero visto dal nostro punto di vista soggettivo come un insieme di ologrammi. Ha senso, se ci pensiamo.
Potremmo dire che il processo che porta dai dati all'informazione è l'interpretazione?
Poi viene il modo in cui interpretiamo le informazioni. Le onde elettromagnetiche sono trasformate in un ologramma mentale e quindi la nostra interpretazione potrebbe essere che questo è un nostro amico, o che questo è carino, o che questo ci piace. Stiamo semplicemente parlando dell'aspetto fondamentale di ciò che accade in ogni istante.
In ogni istante si crea un ologramma mentale. L'attività mentale visualizza quell'informazione come un ologramma mentale, proprio come un computer visualizza gli zeri e gli uno come un'immagine sullo schermo. È davvero molto simile.
[Pausa]
Capite cosa significa chiarezza? L'ologramma mentale potrebbe essere sfocato, ciò non significa che sia nitido o a fuoco.
Consapevolezza
La seconda parola nella definizione è consapevolezza. È così che viene solitamente tradotta. Questo concetto è spiegato con un'altra parola tibetana che significa "impegno". Si tratta di un impegno cognitivo. "Cognitivo" o "cognizione" è il termine più generale per qualsiasi tipo di attività mentale e non è necessariamente cosciente. Esiste la consapevolezza e l'inconscio. Potremmo avere ostilità inconscia o cose del genere. È un impegno cognitivo mentale.
L'impegno cognitivo può consistere nel vedere, udire, pensare, ecc. Può essere accurato o inaccurato, deciso o indeciso, può essere con o senza comprensione, concettuale o non concettuale. Esiste un'enorme varietà di modi di impegnarsi cognitivamente.
Chiarezza e consapevolezza non sono duali
Abbiamo la formazione di un ologramma mentale e l'impegno cognitivo. Sono due cose separate? Prima si forma un ologramma mentale e poi lo vediamo? Prima sorge un pensiero e poi lo pensiamo? Non ha senso, vero? Non è che sorge un pensiero e poi lo pensiamo. I due termini si riferiscono allo stesso fenomeno, descritto da due punti di vista diversi.
Da un punto di vista scientifico, ad esempio, la vista è la trasformazione di onde elettromagnetiche attraverso una rete neurale in un ologramma mentale, la trasformazione di quei dati in un'immagine visiva. Questa è la vista. L'udito è la trasformazione di onde sonore in un ologramma di un suono, questo è ciò che significa udire. Non si tratta di dualità - si riferiscono alla stessa attività, ma ciò che accade viene descritto da due punti di vista diversi.
Questo è un punto importante da capire. Non è che prima si forma un ologramma mentale e poi lo vediamo, lo pensiamo o lo sentiamo.
[Pausa]
Il sé e l'attività mentale
Il punto successivo è molto importante: la relazione tra il sé e l'attività mentale. Non esiste un "io" indipendente, reperibile all'interno del cervello materiale o di una mente immateriale che utilizzi il cervello o la mente come una macchina per vedere o pensare. È un'illusione. È un'illusione quella di un piccolo "io" seduto dentro la nostra testa che parla, quella voce che risuona costantemente nella nostra mente. Ad esempio, "Cosa dovrei fare adesso?". È un'illusione pensare che usiamo il nostro cervello per pensare a qualcosa, come se fosse una macchina. Potrebbe sembrare così, ma è un'illusione. Ci sono cartoni animati che lo fanno, ma non è quello che succede realmente.
Non esiste un "io" separato, indipendente da tutto ciò. Tuttavia, questo non significa che non ci sia nessuno che sia l'agente dell'attività mentale o nessuno che la sperimenti. Questo è l'estremo opposto. L'attività mentale, dopotutto, è individuale e soggettiva. Ciò significa che esiste una persona. Semplicemente, la persona o l'individuo non è qualcosa di totalmente separato dall'attività mentale e non è nemmeno identico ad essa.
Non sono duali: non possiamo avere un'attività mentale senza che sia l'attività mentale di qualcuno e non possiamo avere qualcuno senza attività mentale, altrimenti sarebbe un corpo morto e non un essere vivente. Se c'è un essere vivente, c'è attività mentale, e se c'è attività mentale, c'è un essere vivente, un individuo, una persona. Se c'è l'uno c'è anche l'altro. Non sono totalmente uguali e non sono totalmente diversi.
Quando inizieremo la discussione sui cinque aggregati, approfondiremo molto di più il concetto di sé. In generale, in termini di attività mentale, si tratta sempre dell'attività mentale di qualcuno. Non può essere semplicemente un'attività mentale astratta, qualcosa che accade nel vuoto.
[Pausa]
L'attività mentale è composta da più parti
L'ultimo punto, per ora, sull'attività mentale è che ha diverse parti: comprende la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto, le sensazioni fisiche, il pensiero e tutto il resto; inoltre, queste attività sono accompagnate da numerosi fattori mentali. Alcuni di questi sono meccanici, come l'interesse, l'attenzione e la concentrazione. Vi è anche la sensazione di felicità o infelicità che deriva dall'esperienza. Infine, esistono diverse emozioni: alcune costruttive, come l'amore o la pazienza, mentre altre distruttive e disturbanti, come la rabbia, l'attaccamento e l'avidità.
La nostra attività mentale è multiforme e composta da molti fattori diversi, tutti in continuo cambiamento. Cambiano le nostre emozioni, i livelli di felicità o infelicità, ciò che proviamo e gli ologrammi mentali. A volte vediamo, a volte pensiamo. Il nostro interesse e la nostra attenzione cambiano costantemente. Tutti questi elementi mutano a velocità diverse.
Ecco in cosa consistono i cinque aggregati. Si tratta di comprendere tutte queste diverse componenti, come funzionano e cosa accade realmente in ogni minuto della nostra esperienza. È di questo che parleremo in questo ciclo di lezioni.
Revisione
Con "mente" ci si riferisce all'attività mentale, all'esperienza soggettiva individuale di qualcosa. Individuale significa che c'è sempre qualcuno che sperimenta qualcosa. Questo è un modo per descrivere l'attività mentale. Possiamo anche descriverla da un punto di vista meccanico e biologico, in relazione a ciò che accade nel cervello e nel sistema nervoso. È la stessa attività - è individuale, continua senza interruzioni. Che siamo addormentati, coscienti o inconsci, essa prosegue a qualche livello.
Il Buddismo afferma che la vita continua attraverso la morte, il periodo intermedio e la rinascita, fino all'illuminazione, senza inizio né fine. Nessuno l'ha creata. Conserva sempre la sua individualità, ma questo non significa che ci siano grandi muri intorno a ognuno di noi che separano "me" da "tu", trasformandoci in qualcosa di speciale. Eppure, siamo individui, come ci sono cinque dita, ma questo non significa che siano tutte uguali.
L'attività mentale è descritta da due punti di vista che sostanzialmente parlano della stessa cosa. Si tratta della formazione di un ologramma mentale, in altre parole, della trasformazione dei dati in informazioni. Di solito viene vista, ed è questo che si intende per vedere, è questo l'impegno cognitivo. Lo stesso vale per l'udito, il pensiero e così via. La formazione di un pensiero è ciò che si intende per pensiero.
Questa è attività mentale. È composta da molteplici elementi, tra cui emozioni, sensazioni e tutto il resto, oltre a fattori meccanici come attenzione, concentrazione, interesse e così via. Se comprendiamo tutto ciò e il fatto che sia in continua evoluzione, allora possiamo influenzarla e intervenire se riusciamo a identificare i fattori che ci causano problemi. Dobbiamo rafforzare qualcosa, attenuare qualcos'altro o disattivare qualcos'altro; ma non si tratta di un "io" separato, seduto al cruscotto, che fa tutto questo da solo.
Ecco il punto cruciale. Quando lavoriamo su noi stessi, possiamo avere l'impressione che "io" sia qui e che ci sia un altro "io" là, e che "io" ci sto lavorando. È così che ci sentiamo, ma non è del tutto esatto, vero? È così che ne parliamo: "Sto lavorando su me stesso" o "Non sono contento di me stesso e voglio cambiare". In realtà, si tratta solo di attività mentale, momento per momento, l'attività mentale di qualcuno; ma quel "qualcuno" non è separato dall'attività mentale né identico ad essa.
Questa è la parte difficile, non solo da comprendere intellettualmente ma anche da assimilare emotivamente a livello viscerale, soprattutto nella vita di tutti i giorni.
[Pausa]
Che si approfondisca o meno il mahamudra, lo dzogcen o qualsiasi altro sistema più sofisticato o avanzato, tutti parlano della stessa cosa. Questa è la base dell'attività mentale. Mahamudra e dzogcen ne parlano in modo molto più approfondito. Questa è la base. È importante comprenderla.
Domande e discussione
Ha detto che questa attività mentale continua anche dopo la morte, quindi significa che non dipende dal cervello.
Dal punto di vista buddista, non dipende dagli elementi fisici grossolani del corpo, ma da quelli sottili e da quelli sottilissimi. Gli elementi sottili si riferiscono fondamentalmente all'energia neurale. All'interno del corpo, ad esempio, quando sogniamo, le varie immagini che emergono non sono fatte di materia grossolana, sono come una trasformazione dell'energia neurale. Quando proviamo emozioni disturbanti e così via, si tratta di un disturbo di questa energia sottile nel corpo, ecco perché ci sentiamo nervosi o stressati. Si parla di energia sottile. Quando siamo morti, il livello più sottile descrive semplicemente la componente energetica della chiarezza e della consapevolezza. È come una radio accesa. In ogni vita è come se la radio fosse sintonizzata su una determinata stazione – se la gente sa ancora cos'è una radio. È sintonizzata su stazioni diverse in vite diverse, ma l'energia che la mantiene accesa è l'energia più sottile. Questa continua attraverso la morte e nella vita successiva. Viene descritta come il vento più sottile, ma in Occidente possiamo intenderla come energia.
Potrebbe essere quell'energia sottilissima quella che si percepisce nel bardo?
Nel bardo c’è un'altra forma di energia sottile, un po' più grossolana. L'esistenza dopo la morte viene descritta come simile al sonno senza sogni. Il bardo è descritto come uno stato onirico in cui emergono immagini. Si tratta di un tipo di energia sottile. Non è esattamente la stessa cosa di quando immaginiamo o visualizziamo le cose, ma è comunque quel tipo di energia.
Mi chiedevo, quando parla di mente, si riferisce alla stessa cosa di chitta?
In sanscrito mente si dice chitta,in tibetano sem. È di questo che stiamo parlando. Naturalmente, i diversi sistemi filosofici indiani la definiranno in modo diverso.
Mi chiedevo, quando parla della scienza che descrive l'attività mentale da una prospettiva diversa e della discussione sul fatto che l'attività cerebrale produca o meno la coscienza, ovvero la visione scientifica materialistica del mondo, intendeche queste due prospettive sono complementari o no?
Piuttosto che affermare che alcuni scienziati potrebbero sostenere che l'attività cerebrale produca la coscienza, ammesso che ne accettino l'esistenza, l'attività cerebrale è la coscienza. Questo è il punto di vista buddista. Non è che l'attività cerebrale la produca. È la stessa cosa, che si tratti di incoscienza o di coscienza.
Ma è anche qualcosa di più, come stava appena descrivendo a proposito della mente sottile ecc.
L'attività cerebrale e l'attività neurale coinvolgono diversi livelli di fenomeni fisici. C'è il livello macroscopico del cervello e del sistema nervoso, ma c'è anche il livello sottile dell'energia neurale. Sono in atto processi sia a livello macroscopico che a livello sottile. Possiamo parlare di un livello ancora più sottile, quello degli elettroni e delle correnti, dei neurotrasmettitori e di tutta una serie di altri elementi coinvolti.
Ciò non implicherebbe forse che, ad esempio, gli schemi karmici che ci portiamo dietro di vita in vita possano manifestarsi come schemi nel cervello?
In ogni vita esiste una base fisica adatta a sostenere la maturazione del karma attivato al momento della morte nella vita precedente. Se, ad esempio, si manifesta l'attività mentale di una mosca ne consegue la connessione di questo continuum mentale con la base fisica di una mosca. Questo a sua volta sosterrà l'attività mentale della mosca. Sia il pacchetto karmico attivato sia il continuum mentale che si connetteranno a una base fisica, sia l'attività mentale ad essa appropriata.
Non è che, basandoci sul cervello di una mosca, avremo pensieri umani. Non verremo schiacciati da uno schiacciamosche come esseri umani. Non proveremo ciò che proverebbe una mosca. L'ologramma mentale che appare attraverso l'occhio multi prismatico di una mosca è molto diverso dall'ologramma mentale che appare attraverso quello umano. Questo solleva l'interessante questione di quale sia quello corretto. Iniziamo a chiederci cosa ci sia realmente là fuori.
Se ragioniamo in termini di onde elettromagnetiche e riduciamo il tutto a questo, allora non è un problema che gli occhi di una mosca producano un certo tipo di ologramma e l'apparato visivo umano ne generi uno diverso. Semplicemente, elaboriamo i dati in modo differente. È molto interessante iniziare a pensare in termini di dati e informazioni e del dispositivo con cui questi dati vengono trasformati in informazioni. Solo così possiamo comprendere la mosca, l'uomo e il pesce.
Usiamo i termini cervello, mente e coscienza in modo intercambiabile. Esiste qualche traduzione che affermi che cervello e mente siano equivalenti? Potrebbe chiarire questo punto?
Il cervello e la mente non sono la stessa cosa. La mente, come già detto, è l'attività mentale descritta da un punto di vista soggettivo ed esperienziale. La base fisica di quest'attività è il cervello. Questo non significa che mente e cervello siano la stessa cosa. La coscienza, nel senso occidentale del termine, si contrappone al subconscio e all'inconscio. L'inconscio, in questo senso, potrebbe significare l'assenza totale di qualcosa o un'ostilità inconscia di cui qualcuno non è consapevole. In Occidente ha una serie di significati ben distinti. Nel Buddismo, come vedremo, viene solitamente utilizzato nella discussione degli aggregati in termini di coscienza visiva, uditiva, olfattiva e così via. Questa è una cosa completamente diversa.
In senso occidentale, essere consci o inconsci ha a che fare con l'attenzione e con tutta una serie di sottili differenze, ma la coscienza in sé rimane la stessa.
Mi è stato presentato un concetto complesso da una persona che cercava di insegnare come proiettare la mente in spazi diversi, come viaggiare fuori dal corpo. Ha introdotto il concetto che la mente è tutto. La mente è davvero tutto? Questo concetto esiste nel Buddismo?
Esistono molti diversi sistemi filosofici buddisti o modi di vedere le cose. Ce n'è uno chiamato Solo mente che si occupa fondamentalmente della questione di come possiamo stabilire l'esistenza esterna di qualcosa a partire dalla nostra esperienza. Non possiamo. Prendiamo questo tavolo, ad esempio. Possiamo conoscerlo solo vedendolo, parlandone o pensandoci. Non può esistere di per sé, indipendentemente da esso. Non possiamo dimostrare la sua esistenza esterna. L'unica cosa di cui possiamo parlare è l'esperienza individuale che ne abbiamo.
Come facciamo a sapere che c'è del cibo in frigorifero? Potremmo saperlo guardando dentro il frigorifero e deducendo che lo abbiamo comprato e messo lì in precedenza e che probabilmente non è sparito. Questo significa saperlo. Ma ciò non significa che il tavolo sia la mia mente. Significa solo che possiamo conoscere il tavolo solo con la mente, possiamo stabilire o dimostrare che esiste o discutere della sua esistenza solo in relazione alla mente.
Quindi sta equiparando la mente al cervello?
No. Stiamo parlando di attività mentale, solo ciò di cui abbiamo parlato. Tranne questa visione della Solo mente, c'è chi direbbe che in realtà non esistono fenomeni esterni. Ma allora diventa molto difficile provare compassione per qualcuno che è solo un frutto dell'immaginazione. Non è questo che si intende veramente. Un approccio più ragionevole è che possiamo parlare delle cose, stabilire o dimostrare che esistono solo in termini di mente.
Ecco perché, quando il Dalai Lama dialoga con i fisici quantistici, egli afferma che questo punto è simile alla fisica quantistica. La differenza sta nel fatto che nella fisica quantistica non possiamo stabilire dove si trovi una particella, se qui o là, o in entrambi i posti contemporaneamente, e questa si stabilizza in una posizione specifica solo quando qualcuno la osserva o una macchina fotografica la fotografa. Questa non è la posizione buddista.
La fisica quantistica sostiene che, oggettivamente, una particella si "sgonfia" quando una persona la osserva, e questo è quanto; mentre la posizione buddista è che un'onda elettromagnetica in arrivo viene interpretata, attraverso l'ologramma mentale di una persona, in un modo, ad esempio, che tutte le persone nella stanza sono interessate. Un'altra persona potrebbe interpretarla come se tutte le persone presenti nella stanza fossero alieni provenienti da un altro pianeta, avessero assunto sembianze umane e stessero per mangiarci, o qualcosa del genere. Ognuno sgonfierebbe le onde elettromagnetiche trasformandole nel proprio ologramma personale. Questa non è fisica quantistica.
In generale, la relazione tra mente e materia o energia è simile a quella della fisica quantistica, ma ciò non significa che tutto sia mente. Non va presa alla lettera. Se tutto fosse attività mentale, non esisterebbero gli oggetti.
Ho letto il libro di Khenpo Tsultrim Gyamtso Rinpoce, Stadi progressivi della meditazione sulla vacuità, e vi è un concetto secondo cui tutto è mente. L'ho capito un po' come ha detto lei. Potrebbe spiegarlo meglio?
Il punto di vista di Cittamatra, Solo mente, discute di ciò che viene chiamata la fonte natale, come ad esempio un forno è la fonte natale da cui proviene il pane, o un utero è la fonte natale da cui proviene un bambino. La domanda è: qual è la fonte natale di ciò che percepiamo? Le nostre posizioni, non quelle della Solo mente, affermano che l'oggetto - continuiamo a usare l'esempio delle onde elettromagnetiche - proviene da una fonte esterna e l'attività mentale proviene da una fonte interna, dalla mente. Ciò che la Solo mente afferma è che nessuno può dimostrare che le onde elettromagnetiche provengano da una fonte esterna perché possiamo parlarne solo in relazione alla mente che ne parla, le vede o le gestisce. Si parla dell'ologramma mentale e della sua origine. La fonte dell'ologramma mentale e la fonte dei modi di esserne consapevoli, la coscienza e i fattori mentali, provengono entrambe dalla stessa fonte natale. Si dice che questo sia un seme di tendenza karmica che dà origine all'ologramma mentale e ai modi di esserne consapevoli - i due aspetti dell'attività mentale. Come già detto, non possiamo dimostrare che la fonte di ciò sia qualcosa di esterno senza effettivamente incontrare e vedere ciò che è esterno.
Inoltre, quando questo sistema di principi parla di fenomeni statici, come categorie e così via, questi emergono con l'attività mentale. Pertanto, in questo senso, tutti i fenomeni sono solo mente. Ma questo non significa che siano tutti mente. La mente è un modo di essere consapevoli di qualcosa e ciononostante esistono degli oggetti. Ma gli oggetti sono ologrammi mentali. Questa è la scuola della Solo mente che ha un suo senso ed è una teoria utile, soprattutto se la applichiamo a situazioni concrete.
Ho capito che tutte le cose fuori sono lì, c'è la mia mente che le sperimenta e interpreta i dati che arrivano trasformandoli in informazioni, e queste informazioni sono tutte prodotte e interpretate dalla mia mente. Sono consapevole di produrre tutte queste apparenze. Tutto ciò che sperimento e il modo in cui percepisco l'arancione è opera della mia mente.
Esatto. Ciò che sperimentiamo è prodotto dalla mente. Ciò che sperimentiamo proviene dal punto di vista della mente. Questo ha a che fare con l'interpretazione. Ad esempio, la sensazione di "essere un fallito" è un'opinione che proviene dalla mente, non è la realtà oggettiva. Persone diverse hanno opinioni e idee diverse.
Il problema dell'interpretazione basata esclusivamente sulla mente si presenta, ad esempio, nella mia interazione con te. Questa può essere descritta come l'ologramma mentale di te e il modo in cui lo interpreto, ma in realtà non ti conosco. Vedo il corpo, ma non conosco la tua storia né nulla di te. Ciò con cui abbiamo a che fare è quell'informazione. La domanda è: esisti come un essere separato, distinto da me? Questo diventa complicato in questo sistema.
Possiamo affermare che la nostra percezione di qualcuno è semplicemente la nostra percezione. Ma allora, qualcuno esiste indipendentemente da noi? Non possiamo provarlo. Come potremmo provarlo? Esaminando un certificato di nascita, solo attraverso un'interazione mentale. Questo ha un senso; ma spingere questo ragionamento all'estremo, come fanno alcuni, fino ad affermare che gli altri e qualsiasi cosa non esistano affatto indipendentemente da noi, è un problema complesso, soprattutto per lo sviluppo della compassione.
Viene confutato da altri sistemi, ma non si tratta di solipsismo.
Non si tratta assolutamente di narcisismo o solipsismo, ovvero affermare che siamo l'unica cosa che esiste. Tuttavia, questo modo di pensare rischia di cadere in un estremo. Gli altri sistemi filosofici riconoscono l'esistenza di fonti di dati esterne. Le cose, come spiegato nel Buddhismo, provengono dagli elementi. Approfondiremo questo aspetto nella spiegazione del Karma Kagyu, per cui in un dato istante le onde elettromagnetiche entrano in contatto; nell'istante successivo si forma l'ologramma mentale, e in quello stesso istante l'onda elettromagnetica si è esaurita e non è più presente. C'è un ritardo temporale, non vediamo mai istantaneamente o simultaneamente ciò che accade. C'è sempre un microsecondo di ritardo.
È proprio qui che entra in gioco la discussione. Come facciamo a sapere che c'era qualcosa prima di saperlo o di vederlo? Come facciamo a sapere che c'è del cibo in frigorifero finché non apriamo lo sportello e guardiamo?
Riflettendo sul concetto di un sano senso di sé e sull'ego come fonte di problemi, potremmo inquadrarlo allo stesso modo nella psicologia occidentale. Qual è il contributo del Buddismo allo sviluppo di un sano senso di sé?
Il punto di vista buddista su come sviluppare un sano senso di sé è descritto nel Lam-rim, Gli stadi graduali del sentiero e anche in Gioiello ornamento. Pensiamo alla preziosa rinascita umana che non durerà per sempre, e quindi dobbiamo sfruttarla al meglio impegnandoci per migliorare le vite future, per la liberazione e l'illuminazione. Questo significa sviluppare un sano senso di sé: la consapevolezza di avere questa preziosa vita umana e di doverla utilizzare e valorizzare al massimo. Questo è un sano senso di sé che troviamo nell'insegnamento buddista.
Quando divento un osservatore di ciò che faccio e di ciò che accade nella mia mente, ho capito bene che è il cervello che osserva la mente?
No.
Posso provare a fare un esempio. Se mi guardo allo specchio, vedo che sto invecchiando. Dentro di me, però, mi sento ancora giovane. Chi mi osserva? È come se ci fossero due cose distinte. C'è una parte di me che pensa e si sente costantemente giovane, e questa sensazione non cambia mai.
Guardandoci allo specchio, ci rendiamo conto di stare invecchiando. Questo lo capiremo analizzando i cinque aggregati, ecco perché sono così importanti. Fondamentalmente, ciò che accade è una apparenza duale del "sé" e dell'immagine. In primo luogo, ci identifichiamo con il corpo, come in "Sto invecchiando". Il corpo sta invecchiando. Per la mente primordiale, il concetto di invecchiamento è privo di significato. Si distinguono determinate caratteristiche definitorie che possono essere definite come invecchiamento, come rughe, capelli grigi, ecc. Si distinguono e si identificano come fattori distintivi dell'invecchiamento. Poi, emerge una mente concettuale che pensa a questo, e le parole vengono associate a quel pensiero. C'è l'ologramma mentale che rappresenta il suono delle parole.
L'"io" che lo sperimenta identifica erroneamente l'"io" come identico al suono di quelle parole mentali, come se esistesse separato da tutto il resto, e fosse lui a parlare. Non è così. L'"io" è un dato di fatto relativo all'intero fenomeno di quel momento di attività mentale. È un dato di fatto relativo a quel momento: sono io che penso e sono io che vedo, sono io che vedo l'immagine. Esistono tutti questi diversi "io" o esiste un solo "io"? No; è solo un dato di fatto relativo a quel momento, non è separato da esso, diverso da esso, identico a nessuna delle sue parti. È così che analizziamo.
Oltre a ciò, possono esserci giudizi del tipo "È terribile che sto invecchiando", in contrapposizione a "Che interessante che sto invecchiando" o "Quanto sembro vecchio, che affascinante". La sensazione interiore di essere costantemente giovani è una sensazione che conosco molto bene. Quanto all'idea che non cambi mai, questa è una visione errata di sé, che in realtà cambia in ogni istante, come se fosse statico e immutabile. Questa si chiama considerazione errata. È il modo in cui consideriamo le cose e, in un certo senso, le etichettiamo in modo errato. Ci si può sentire giovani, ma cosa significa sentirsi giovani? Stiamo provando qualcosa, ma le diamo semplicemente un nome, "Questo è essere giovani". È solo una parola.
Poi arriva la difficoltà di questi due. So cosa intende perché ha senso.
La difficoltà sta nel fatto che questo sorge automaticamente. Dalla sensazione che esista un "io" che può essere conosciuto separatamente dal corpo o da qualsiasi altra cosa deduciamo che il corpo invecchia ma noi no. Questa è la falsa visione di un "io" che può essere conosciuto separatamente dal corpo e dalla mente, la base. Dopotutto, esistono i concetti di giovane e vecchio. Cosa significa essere giovani? Cosa intendiamo per giovane? Forse non essere ancora in grado di usare il bagno? Ad esempio, si potrebbe pensare di non sapere cosa fare della propria vita o che sia giunto il momento di trovare un partner. È un concetto.
È una sensazione di essere bambino. Eppure, mi guardo allo specchio e vedo una cosa, ma ne provo un'altra.
Beh, si può essere infantili senza essere bambini. È solo una descrizione. Possiamo essere creativi o fantasiosi, queste sono solo le qualità. Questa è la grande cattiva notizia. La cattiva notizia è che ci sentiamo così e quindi ci crediamo. Questo è ciò che emerge automaticamente ed è ciò che alla fine dobbiamo riconoscere come una sciocchezza. Solo perché ci sentiamo giovani, non significa che possiamo correre su per quella rampa di scale. C'è la realtà e c'è ciò che immaginiamo.
Quando comprendiamo l'etichettatura mentale tramite categorie e concetti, e questo è un aspetto presente nella scuola della Solo mente, allora capiamo che possiamo etichettare qualsiasi cosa in modi diversi. La spiegazione è che la base non è il supporto definitivo. Ad esempio, potremmo descrivere il nostro stato mentale come creativo, fantasioso, energico, flessibile e così via. Questo è un modo per descrivere ciò che poi etichettiamo come infantile. Poi abbiamo altre associazioni con il bambino che non si adattano a ciò che vediamo allo specchio e quindi si verifica la cosiddetta dissonanza cognitiva. Ciò che sentiamo e ciò che vediamo non sono in armonia.
Non etichettatelo come infantile. Non dobbiamo etichettarlo in questo modo, questo è il problema: l'etichetta che diamo è facoltativa.
È semplicemente difficile descrivere quella sensazione.
Questa è la concezione errata di ciò che cambia come se fosse immutabile. Il modo per decostruire questa idea, almeno in relazione al corpo, è quello di raccogliere una serie di foto che ripercorrano la propria vita e poi guardarle. Come facciamo a sapere che sono tutte me? Come facciamo a sapere che questo bambino sono io? Come facciamo a sapere che sono io, come se ci fosse un "io" separato da tutte queste immagini a cui dovrebbe assomigliare? È piuttosto strano, vero? L'"io" è in continuo cambiamento - questo è ciò che dobbiamo cercare di capire, che l'"io" non è qualcosa di statico e immutabile.
Il problema, ancora una volta, è che sembra proprio così. Sembra di essere andati a dormire la scorsa notte e di svegliarci stamattina ed essere di nuovo qui. Ecco! Lo stesso me; eccoci qui. Non è una persona completamente diversa, ma non è nemmeno identica. Sono queste le questioni filosofiche su cui si riflette.
Si ha ancora la sensazione che ci sia una cosa dentro di noi che non cambierà mai.
Che cosa?
Bisogna scoprirlo.
È un mito, questo è ciò che scopriamo. Poiché non sappiamo di cosa si tratti, proviamo insicurezza. Quando ci sentiamo insicuri, mettiamo in atto ogni sorta di strategia per sentirci al sicuro, ma è impossibile. Lo sappiamo per esperienza, perché le cose cambiano di momento in momento. Cerchiamo di rendere sicuro qualcosa che non esiste affatto. È impossibile. Per rendere sicuro il cloud, cerchiamo di ancorarlo. È impossibile. È un'apparenza ingannevole e, come detto, è così che lo percepiamo. Solo perché lo percepiamo, è una sciocchezza. E allora?
Questo è un approccio interessante. E allora? Non è niente di che. Non date seguito a questi pensieri. È proprio quello che impariamo a fare nella meditazione. Non dare seguito al pensiero, che ci sentiamo così o pensiamo così. E allora? È solo un pensiero. Ci vuole molto allenamento per riuscirci.
Riflettendo sulla domanda: chi ero da bambina e chi sono da adulta? Mi sembra di essere la stessa persona. È così che la vivo.
Le immagini che vediamo sono un continuum del sé: sono tutte "io", ma sono cambiate nel tempo. Sono invecchiate, ma c'è questa sensazione che la persona che le riconosce, l'"io", sia l'intera esperienza di guardarle e così via. Ciò con cui ti identifichi è l'"io" che guarda, come se ci fosse un "io" che è l'osservatore. Questa è solo attenzione e consapevolezza di ciò che sta accadendo. Ciò non significa che la consapevolezza di ciò che accade sia identica all'"io", e ciò che accade è questa cosa dualistica.
Questo è il vero fulcro di ciò su cui stiamo lavorando, questa sensazione dualistica di "io" come mente o consapevolezza che osserva le cose. Qualunque cosa accada con ologrammi mentali, emozioni e così via, c'è l'oggetto laggiù e c'è "io" qui che lo sperimenta. Ciò che ne consegue è "povero me".
Forse ciò che sto identificando è la consapevolezza.
La consapevolezza esiste, è presente. Il problema è identificarla come un "io" separato, consapevole, che osserva. Ci arriveremo. Nel momento dell'attività mentale ci sono molte componenti, una di queste è la vigilanza e un'altra è la consapevolezza di ciò che accade. Questa è solo una parte del quadro generale. Il punto è non identificarsi con nessuna di queste componenti. La consapevolezza di ciò che accade è uno spettro in cui possiamo essere consapevoli o inconsapevoli. Tutto dipende da un altro fattore, l'attenzione, che a sua volta dipende dall'interesse. Tutti questi elementi sono interconnessi.
Quando parliamo di un individuo, non è forse l'individuo stesso a constatare che sta invecchiando?
Si prende coscienza del fatto che si sta invecchiando, ma non esiste un "io" separato che lo percepisce. Tuttavia, la sensazione è questa. Non deve necessariamente essere così, ma è un dato di fatto che stiamo invecchiando. C'è una differenza tra un dato di fatto e il modo in cui viviamo la consapevolezza di tale fatto.
Sono d'accordo.
Non dobbiamo per forza accettare questa cosa e assecondarla. È proprio questo il trucco. Questi pensieri sorgeranno, e l'atteggiamento che adotto lo chiamo "niente di speciale". Penso di sembrare vecchio, non è niente di speciale. E allora?
Dedica
Concludiamo con una dedica. Speriamo che qualsiasi comprensione, qualsiasi forza positiva sia sorta da questo, possa approfondirsi sempre di più e agire come causa affinché tutti raggiungano lo stato illuminato di un Buddha, a beneficio di tutti.