Domande su che cosa è un voto

Abbiamo parlato delle cose fondamentali di cui abbiamo bisogno prima di prendere i voti del bodhisattva. Abbiamo parlato delle basi del lam-rim, gli stadi graduali del sentiero così come del processo e della meditazione per coltivare una motivazione di bodhichitta. Abbiamo visto come lo sviluppo di bodhichitta progredisce attraverso vari stadi, lo stadio di bodhichitta d’aspirazione, le due sezioni, lo stato della mera aspirazione e quello dell’impegno; come l’intraprendere questa fase implichi i cinque tipi di allenamento per impedire che il nostro sviluppo di bodhichitta si indebolisca in questa vita o in quelle future; di come abbiamo bisogno del fondamento di un certo livello di voti pratimoksha, sia come laici sia come monaci o monache. Sulla base di tutto questo, allora quando sviluppiamo lo stato impegnato di bodhichitta, allora prendiamo i voti del bodhisattva.

Quindi, prima di discutere i voti, ci sono domande rispetto a ciò di cui abbiamo parlato?

Lei ha detto che quando prendiamo questi primi voti pratimoksha, non siamo obbligati a riferire al nostro maestro esattamente quali voti stiamo prendendo. Non dovremmo prenderli di fronte a lui?

Sì, prendiamo il voto di fronte al maestro, ma spesso con un grande gruppo di persone. Quindi in quella situazione non abbiamo l'opportunità di dire nulla e, anche se riceviamo questi voti individualmente da soli con l'insegnante, ancora non fa parte del rituale dire quanti dei voti si stanno prendendo. Ovviamente se si vuole dirlo al maestro non c'è problema, tuttavia non è obbligatorio. Inoltre, all'inizio del nostro sviluppo potremmo prendere tre o quattro di questi voti e, in seguito, potremmo sentirci pronti a prendere gli altri o solo uno in più; possiamo anche prendere nuovamente i voti perché queste cerimonie sono tenute spesso e, la seconda volta, possiamo aggiungere un altro voto. Oppure, viceversa, se li abbiamo presi tutti e cinque e visto che non siamo davvero in grado di mantenerne uno, allora una seconda volta che li prendiamo potremmo lasciarne uno; non c'è vergogna nel farlo.

Più voti manteniamo, ovviamente, più forte è la nostra disciplina. Tsongkhapa disse che se siamo monaci o monache pienamente ordinati, questo è il miglior fondamento per ottenere realizzazioni, perché non abbiamo altre responsabilità oltre alla nostra pratica spirituale (anche se potremmo averle nel monastero). Ma questo non significa che se abbiamo un numero minore di voti pratimoksha sarà impossibile per noi ottenere realizzazioni: è solo una questione di facilità. Quindi, per il nostro bene, più forte è la nostra disciplina etica, più facile sarà il progresso spirituale. Manteniamo i voti per il nostro bene, per essere in grado di aiutare maggiormente gli altri, non per compiacere il maestro o il Buddha.

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Il prendere un voto ci libera dall’indecisione. Per esempio, rispetto al consumo di alcolici, anche se decido che non berrò o che cercherò di smettere ogni volta che mi viene offerto un drink dovrò sempre prendere la decisione: lo prendo o no? Questa indecisione è uno stato mentale disturbato, non siamo in pace perché non sappiamo davvero cosa fare. Tuttavia, se abbiamo fatto voto allora è chiaro: abbiamo preso una decisione una volta per tutte e basta. Quindi, anche all'inizio, ci libera dall’indecisione; è molto utile per la liberazione individuale (pratimoksha). La liberazione qui si riferisce alla liberazione dal samsara ma, anche a un livello più superficiale, ci libera almeno dall’indecisione rispetto a un comportamento specifico.

È efficace provare a praticare il tantra se incontriamo il nostro guru tantrico solo per quindici minuti l'anno o se leggiamo alcuni libri sulle pratiche tantriche e non abbiamo una connessione a tempo pieno con un maestro?

Sì, può essere comunque molto efficace. La maggior parte di noi non ha contatti a lungo termine con il proprio maestro spirituale o maestro tantrico. La sua funzione principale è naturalmente quella di conferirci l’iniziazione, i voti e di fornirci ispirazione, che sono le funzioni principali di tutti i maestri spirituali. Il maestro tantrico ci conferisce anche la trasmissione orale dei vari insegnamenti e spiegazioni ma, per la pratica quotidiana e così via, potremmo aver bisogno di consultare altri maestri. Ci sono molti libri disponibili sul tantra; anche per i tibetani è così, possono comprare o consultare nella biblioteca libri che spiegano la pratica del tantra.

Come scherza Sua Santità, anche gli insegnamenti che dovrebbero essere solo orali a volte si trovano in tibetano, non solo scritti e stampati, ma sono anche così stupidi che si trova davvero stampato all'inizio: "Questo libro non deve essere stampato; non può essere scritto". È assurdo. Non sono solo gli occidentali che rendono disponibili gli insegnamenti sul tantra che dovrebbero essere tenuti segreti, ma i tibetani hanno fatto altrettanto. Quindi, come ha detto Sua Santità, se le informazioni sono comunque disponibili allora è meglio averle corrette piuttosto che errate.

Il pericolo di avere tutte queste informazioni a disposizione – puoi semplicemente andare in un negozio e comprare o scaricarle da internet – è che potremmo avere la falsa impressione che si possa praticare il tantra senza un insegnante, una sorta di “tantra fai-da-te”: è molto pericoloso perché, non solo potremmo commettere errori nella nostra pratica e non avere nessuno a cui rivolgerci se abbiamo problemi o domande, ma ci mancherebbe una fonte vivente di ispirazione. Il ruolo di ispirazione dall'esempio del maestro non dovrebbe mai essere sottovalutato, ogni singolo testo parla dell'importanza di ciò.

Naturalmente il problema è che, anche se abbiamo difficoltà con la nostra pratica e commettiamo errori, molto spesso non abbiamo l'opportunità di andare dal maestro e lui non ha l'occasione di osservare veramente ciò che stiamo facendo o di metterci alla prova. In realtà è molto rara una relazione così stretta tra maestro e discepolo. Parlo della nostra attuale situazione in occidente, dove gli insegnanti vengono e danno iniziazioni a un vasto pubblico, poi ripartono e non c'è nessuno altro qualificato che ci possa guidare.

In Tibet la maggior parte dei praticanti seri viveva nei monasteri o altrimenti erano laici che vi vivevano molto vicino. Quindi c'erano sempre molte persone alle quali fare domande, per noi è molto più difficile. Ciò che è ancora più pericoloso è che ci sono persone non qualificate intorno a noi che, se poniamo domande, potrebbero darci consigli molto fuorvianti, fingendo di sapere cosa fare quando non lo sanno. Così, in tale situazione dobbiamo valutare veramente: quanto sono serio nella mia pratica? Quanto tempo e impegno sono disposto a dedicare a questo? È la cosa più importante della mia vita?

Per la maggior parte degli occidentali purtroppo non è la cosa più importante della loro vita così, da un punto di vista tibetano, è difficile prendere sul serio questi studenti quando la loro pratica di Dharma è qualcosa di secondario o più semplicemente come un hobby da fare nel tempo libero. Ma se siamo veramente seri e questa è davvero la cosa più importante della nostra vita è necessario, come studenti, cercare di stabilire una connessione con il maestro e andare dove ci sono gli insegnanti. Considerate gli sforzi che i tibetani in passato hanno compiuto, camminando fino ad arrivare in India per ottenere insegnamenti e quanto dovette faticare Milarepa per ottenere insegnamenti da Marpa. Quindi non c'è ragione di aspettarci che otterremo più facilmente insegnamenti e istruzioni personali; dobbiamo dimostrare all'insegnante che davvero siamo disposti a impegnarci. Anche se siamo in grado di andare dove si trovano gli insegnanti – per esempio abbiamo ricevuto iniziazioni da Sua Santità il Dalai Lama – non significa che avremo mai l'opportunità di ricevere insegnamenti personali individuali da Sua Santità, specialmente ora che è così anziano. Tuttavia ci sono altri insegnanti qualificati di rango inferiore a Sua Santità il Dalai Lama che possono guidarci.

Quindi, se ci affidiamo ai libri per istruzioni e insegnamenti, per favore non considerateli come sostituti di una relazione con un maestro spirituale. Ma nella pratica buddhista non abbiamo bisogno di un maestro che ci tenga sempre per mano e ci guidi attraverso ogni piccolo passo. L'insegnante dà gli insegnamenti e poi siamo autonomi, tocca a noi come individui mettere in pratica quegli insegnamenti. Non è compito dell'insegnante farci praticare, guardarci. In fin dei conti, dobbiamo fare affidamento sui nostri sforzi per ottenere qualcosa.

Video: Thubten Chodron — “Studiare il Buddhismo: vita reale oppure online?”
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Alcuni sostengono che, quando si prendono i voti pratimoksha – i cinque voti da laici – il maestro è come un testimone davanti al quale prendiamo questi voti e la forza principale che ci spinge è la nostra determinazione a prendere questi voti. Pertanto, quando prendiamo questi voti pratimoksha abbiamo bisogno di un maestro come testimone. Senza maestro, inganneremmo noi stessi e, se è presente un maestro e trasgrediamo i nostri voti, inganneremo noi stessi e il maestro. Sottolineano che il maestro è proprio come un testimone, non è qualcuno che ci dà qualcosa. È corretto questo punto di vista?

Bene, ora siamo un po' tecnici. In termini di voti pratimoksha, in realtà prendiamo i voti davanti a Buddha, Dharma e Sangha. Quindi stiamo promettendo al Buddha, Dharma, e Sangha e il maestro è il mezzo attraverso cui ciò avviene. Il maestro è un rappresentante del lignaggio ininterrotto, è molto importante che ci sia un lignaggio ininterrotto. Supponiamo che sia un lignaggio puro ed è molto difficile da garantire che tutti nel lignaggio abbiano mantenuto tutti i voti completamente puri. È difficile da dire, non è vero? Ma in ogni caso è un prerequisito che il lignaggio sia intatto e, in teoria, puro, ininterrotto. Questo è il problema con il ripristino dei voti da monaca, bhikshuni, nella tradizione tibetana poiché il lignaggio si è interrotto molte volte. Ma senza entrare nei dettagli tecnici a riguardo, il lignaggio ininterrotto è importante. Terminiamo questo paragrafo con questa affermazione.

Ora con i voti tantrici consideri il guru come una figura tantrica e in questo senso si riceve il voto alla presenza del maestro in quanto forma di Buddha. Il problema rispetto alla tua domanda risiede nella comprensione del significato del prendere dei voti. Un voto non è qualcosa che ha il maestro e che può dare, come se fosse un pallone. Non è una "cosa" che ogni maestro ha, una cosa veramente e solidamente esistente che si può dare e prendere, tirare e afferrare per assimilarla. Il voto sorge nel continuum mentale in base a molte circostanze, cause e condizioni. Quindi ciò ci porta a quello che volevo discutere, i voti.

Cos'è un voto? Non è una cosa veramente esistente, esistente per il proprio potere, di per sé, solo dalla parte dell'insegnante e che poi arriva dalla nostra parte: questo deve essere confutato. È un modo d’esistere impossibile di un voto, come l’atteggiamento: "L'ho mantenuto intatto e puro, ora te lo dò: devi mantenerlo intatto e puro e trasmetterlo ai tuoi discepoli". Non è così – anche se potrebbe essere la nostra visione infantile di ciò – è piuttosto qualcosa che sorge come un fenomeno dipendente. Quindi, da cosa dipende? Dipende da un lignaggio ininterrotto, un rappresentante di un lignaggio ininterrotto la cui presenza genererà questo voto.

I voti del bodhisattva sono diversi dai voti pratimoksha e tantrici. Ci sono due modi per prendere i voti del bodhisattva: con o senza maestro, visualizzando Buddha e bodhisattva. Quindi anche nel caso dei voti del bodhisattva, non hai realmente bisogno di un maestro. Così, per qualche ragione, il lignaggio e il lignaggio ininterrotto è centrale per i voti pratimoksha e i voti tantrici, in termini del ruolo e della presenza del maestro. I voti del bodhisattva devono essere presi da qualcuno che li possiede puri e intatti. Si possono rinnovare in qualsiasi momento, anche ogni giorno, da soli, con visualizzazione e una breve cerimonia. Ma con i voti del bodhisattva, li stiamo prendendo al cospetto di Buddha e bodhisattva, che li possiedono intatti. Quindi questo è diverso. Non so esattamente perché è possibile prendere i voti del bodhisattva senza maestro, non ho mai sentito una chiara spiegazione riguardo a questo – nessuna spiegazione, in effetti.

In ogni caso, in generale, c’è bisogno di qualcuno con i voti intatti, sia che si tratti del proprio maestro che di Buddha e bodhisattva. Per i voti pratimoksha, abbiamo certamente bisogno di un certo livello di rinuncia, la determinazione a essere liberi; per i voti del bodhisattva c’è sicuramente bisogno dello sviluppo sincero di bodhichitta e in particolare del bodhichitta d’impegno. Bisogna avere ancora più prerequisiti con il tantra – oltre a rinuncia e a bodhichitta, è necessaria anche una certa comprensione di base della vacuità, delle pratiche preliminari; abbiamo bisogno di molte cose. E dobbiamo avere un'intenzione molto consapevole di generare questi voti nel nostro continuum mentale e quella di mantenerli nel miglior modo possibile. Per i voti monastici ci sono più aspetti necessari come la presenza di persone durante il rituale, tuttavia il modo in cui si riceve l’ordinazione monastica è un argomento che esula dalla nostra discussione.

Allora cos'è effettivamente un voto? Ci sono due punti di vista su questo: uno riguarda le scuole Sautrantika, Cittamatra e tutte le scuole Madhyamaka eccetto quella Prasangika (secondo la comprensione Gelugpa del Prasangika). Secondo queste scuole un voto è un fattore mentale relativo all’astenersi da un certo tipo di comportamento dannoso, da cui promettiamo formalmente di trattenerci durante una specifica cerimonia. Quindi in un certo senso, è come una forma più forte di autodisciplina etica che si basa su una forte promessa fatta in una cerimonia. Ma secondo il punto di vista Vaibhashika e anche Prasangika, secondo i Gelugpa (solo secondo i Gelugpa), un voto è una forma non rivelatrice – spiegherò di cosa si tratta – nel continuum mentale di una persona, che svolge la stessa funzione di questo fattore mentale: modella il suo comportamento.

Cos'è una forma non rivelatrice (rig-byed ma-yin-pa'i gzugs)? È una forma estremamente sottile, non composta di atomi e si chiama "non rivelatrice" perché non rivela la motivazione iniziale con cui l'azione è compiuta. È la forma di un’azione, in realtà. Ci sono due forme di un’azione: una è la forma rivelatrice, se colpisco qualcuno con un’espressione molto severa sul viso allora la forma, la sagoma di quell'azione rivela una motivazione: rabbia. Se urlo a qualcuno, il suono della voce rivela la motivazione che è di rabbia. Questa è la forma rivelatrice dell'azione. La forma non rivelatrice è quasi come una vibrazione molto sottile che in realtà non rivela la motivazione. Quando parliamo di karma dal punto di vista Vaibhashika o Prasangika (il punto di vista Gelug Prasangika) diciamo che, per il karma fisico e verbale, quel karma si riferisce all'impulso di energia coinvolto in queste forme rivelatrici e non rivelatrici di un'azione. Il karma non è l'azione stessa: la forma rivelatrice dell'azione è l'energia, questo impulso di energia che comincia all'inizio dell'azione e termina quando l'azione è finita. E la forma non rivelatrice comincia all'inizio dell'azione, quando iniziamo l'azione e continua dopo che l’abbiamo conclusa – continua nel nostro continuum mentale e continuerà fintantoché avremo l'intenzione di ripetere quel tipo di azione. Se decidiamo di non compiere mai più quell'azione, allora perderemo quella forma non rivelatrice.

Qual è la funzione della forma non rivelatrice? Anche se non ho letto questo nei testi o sentito questo da qualcuno, dalla mia analisi sembra che come risultato essa maturi nel ripetere un'azione simile a quella da noi compiuta in precedenza. Questo è uno degli aspetti che matura dalle conseguenze karmiche, quindi ha senso rispetto al fatto che, se decidiamo che non la ripeteremo mai più, perdiamo la forma non rivelatrice e così non la compiamo più.

Un voto è una forma più forte di questo tipo di forma non rivelatrice in quanto, non è solo sulla base di aver fatto una certa azione come pulire la casa o qualcosa del genere: si basa su una cerimonia intensa in cui promettiamo di compiere sempre questo tipo di azione. Il voto di solito ci fa astenere dal fare qualcosa di negativo, di dannoso. (Ricorda, quando parliamo di un'azione ci riferiamo al fare qualcosa o all’astenerci dal fare qualcosa). Questo voto fungerà da causa per noi per ripetere quel tipo di comportamento e lo perdiamo quando, tra le altre cose, decidiamo che non seguiremo più quel tipo di comportamento che abbiamo promesso che avremmo seguito.

Se faccio voto di non mangiare dopo mezzogiorno, quello che faccio è generare la causa per non mangiare dopo mezzogiorno; se decido che è stata una decisione completamente stupida e di non seguire più quella disciplina, mangerò sempre la sera, quindi non avrò più quel voto. Questo è un voto, questa forma molto sottile che continua nel continuum mentale. L'analogia più vicina che posso pensare è una sorta di vibrazione sottile anche se non è esattamente così, suona un po' troppo "new age". Questa forma sottile non è qualcosa che va come un pallone dal continuum mentale del maestro, dei Buddha o dei bodhisattva al nostro continuum mentale. Non è che ci danno qualcosa, non ci "danno" un voto e non è che noi lo prendiamo da loro.

La parola usata in tibetano è "ricevere" un voto nel nostro continuum mentale, ma ciò non significa necessariamente che lo riceviamo da qualcun altro, come se ricevessimo una lettera; qui la connotazione è "ottenerlo". Sorge sulla base di molti fattori che devono essere presenti, come ho spiegato e poi sorge nel nostro continuum mentale, lo generiamo e cerchiamo di mantenerlo più intensamente possibile. Quindi questa intera terminologia che spesso usiamo per "infrangere" un voto è abbastanza fuorviante perché, se non seguiamo il tipo di comportamento adeguato, allora lo indeboliamo: si chiama "trasgressione" del voto, penso sia il termine migliore da usare. L'abbiamo trasgredito, siamo andati oltre il confine del voto e ci sono vari fattori che influenzeranno quanto abbiamo indebolito il voto; se indebolito, il voto ha meno potere, meno forza per generare un certo tipo di comportamento che vorremmo ripetere sempre, come il non mangiare dopo mezzogiorno.

Diciamo che seguiamo molto rigorosamente il non mangiare dopo mezzogiorno, poi un giorno mangiamo dopo mezzogiorno e poi un altro giorno mangiamo dopo mezzogiorno. La sua forza è più debole perché a volte non lo seguiamo. E dobbiamo capire cosa significa indebolire la forza del voto: avrà meno energia per generare un tipo simile di comportamento più e più volte. Inoltre ci devono essere molti fattori combinati insieme per perdere effettivamente quel voto dal nostro continuum mentale, ma lo vedremo più avanti.

È più chiaro ora? Un voto è una cosa un po' sofisticata e sottile, ma penso sia molto importante comprenderla. È una forma sottile che generiamo nel nostro continuum mentale che modellerà il nostro comportamento in futuro ed è piuttosto forte, perché lo abbiamo generato sulla base di una promessa molto forte.

Nell’abhidharma si parla di un voto; e di qualcosa che è molto difficile da tradurre (magari "anti-voto" o qualcosa del genere); e poi di qualcosa di intermedio. I voti sono stati formulati da Buddha Shakyamuni: voti pratimoksha, voti del bodhisattva e voti tantrici, sono molto specifici. Non si tratta dei voti matrimoniali cristiani o di qualcosa del genere; non sono considerati voti qui in questa classificazione; quelli apparterrebbero alla categoria intermedia. Un anti-voto (è molto difficile tradurre bene questa parola) è il voto di fare qualcosa di distruttivo, come unirsi all'esercito facendo voto di uccidere il nemico. È fondamentalmente votare di fare qualcosa che è l'esatto opposto di ciò che votiamo di non fare nei voti buddhisti. E poi uno intermedio sarebbe una promessa, una forte promessa, di fare qualcosa solitamente non inclusa in nessuno di questi due.

Darò un esempio rispetto al voto sull'etica sessuale. Il voto di astenersi da comportamenti sessuali inappropriati comprende una lunga lista di ciò che è inappropriato. Diciamo che sentiamo di essere pronti ad astenerci da alcune delle cose in questa lista come, ad esempio, stuprare qualcuno. Certamente non lo faremo, ma ci sono altre cose da cui non sono ancora pronto ad astenermi, così diciamo "Ok, voglio solo prendere una parte del voto". Non puoi farlo davvero, in termini di voto. O prendi il voto nella sua interezza o non lo prendi. Nessuno dice che devi prendere il voto. Quello che potremmo fare è prendere questo tipo di voto di categoria intermedia, che è una promessa molto forte per evitare parte di ciò che è il voto intero. Non è così forte come un voto buddhista, ma è comunque molto più forte del semplice non farlo. È molto positivo fare questa forte promessa e giurare che non violenterò nessuno, per esempio: questo accumulerà molta più forza positiva che evitare semplicemente lo stupro. Facciamo davvero questo voto, ma non è forte come giurare di non violentare come parte del pacchetto più ampio del pieno voto buddhista di evitare comportamenti sessuali inappropriati.

La mia comprensione è corretta? Se penso che qualche voto sia errato o stupido e quindi non lo seguo più, allora lo perdo? Tuttavia, se solo non sono in grado di seguire questo voto in alcuni casi a causa di alcune condizioni, ma lo seguirò forse la prossima volta, allora indebolirò il mio voto senza perderlo?

È corretto. Ci sono più dettagli rispetto a questo che esamineremo in seguito in modo da avere una comprensione più precisa.

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