Dott. Berzin: Potrebbe chiarirmi questo punto? In logica, quando si usa il metodo prasanghika per convincere qualcuno, non si tratta propriamente di un sillogismo, non semplicemente di "questo è così per questo motivo", seguito da esempi e controesempi. In che modo il metodo prasanghika, che utilizza i prasanga, conclusioni assurde, dimostra effettivamente qualcosa?
Ad esempio, "Poiché qualcosa sorge in modo dipendente, allora non è auto stabilito; se non sorgesse in modo dipendente, non potrebbe funzionare" – questo tipo di ragionamento compare in Strofe radice su madhyamaka di Nagarjuna. In che modo il metodo prasanga dimostra i punti che si propone di provare?
Tsenciap Serkong Rinpoce II: I sillogismi classici sono ancora presenti nel sistema filosofico Prasanghika quando è necessario riflettere attentamente sui punti che si vogliono dimostrare per poterli stabilire. Quindi, la vera domanda è: perché il metodo utilizzato da Nagarjuna è chiamato "metodo prasanga"? In altre parole, perché a volte è sufficiente utilizzare un'affermazione prasanga invece di un sillogismo formale?
Dott. Berzin: Il sillogismo è lo stesso dell'approccio svatantrika, con l'unica differenza che gli elementi del sillogismo hanno un'esistenza autodeterminata?
Rinpoce: Sì, i sillogismi sono gli stessi. Con i sillogismi, tutto il ragionamento viene presentato esplicitamente in modo strutturato, come di solito si spiega. Il metodo prasanga, al contrario, non fornisce un sillogismo come ragione aggiuntiva – una ragione superflua – per stabilire qualcosa di ovvio.
Ad esempio, se chiedete ai cittamatrin o agli yogaciara svatantrika: "Perché credete in una coscienza riflessiva (rang-rig, consapevolezza riflessiva)?", essi devono necessariamente fornire una risposta che va contro la realtà stessa. Affermano che una coscienza non ha la capacità di conoscere se stessa, in modo da poter ricordare in seguito che un evento si è verificato. Sostengono che sia necessario introdurre un altro tipo di coscienza, quella riflessiva, per spiegare come sia possibile ricordare. Ma perché devono affermare ciò? Il metodo prasanghika non ha bisogno di affermare questo elemento aggiuntivo.
Dott. Berzin: Vuol dire che il Prasanghika afferma che non è necessario postulare un secondo tipo di coscienza?
Rinpoce: Giusto, perché il Prasanghika dà una risposta più semplice: ricordando correttamente un oggetto, si stabilisce o si dimostra che si è verificata una precedente coscienza che deve averlo riconosciuto [anche solo a livello subliminale]. È ovvio che la precedente cognizione si sia verificata, altrimenti non te ne saresti ricordato, quindi non c'è bisogno di aggiungere qualcosa di extra, qualcosa di superfluo come una coscienza riflessiva per spiegarlo.
Dott. Berzin: Quindi, come si dimostra a qualcuno che sostiene la posizione yogaciara svatantrika che una coscienza non può essere consapevole di sé stessa? Shantideva non usa forse le analogie di come un ago non può trafiggere se stesso e una spada non può tagliarsi da sola? Queste analogie non sono forse un argomento logico?
Rinpoce: Queste analogie non sono dimostrazioni logiche che utilizzano sillogismi. È ovvio che un ago non può trafiggere se stesso e una spada non può tagliarsi da sola. Non serve un sillogismo per dimostrarlo. Ecco perché, nel nono capitolo di Impegnarsi nella condotta del bodhisattva, Shantideva fa l'esempio di una marmotta che si sveglia dal letargo e, vedendo un morso sul pelo, sa di essere stata morsa. "Ricorda" il morso nel senso che sa correttamente qualcosa di ovvio che è accaduto prima. Può vedere il morso come una prova chiara. Non ha bisogno di usare un sillogismo per dimostrarlo.
Dott. Berzin: Ma anche questa è un'inferenza, no? Se mi sveglio la mattina con una puntura di zanzara e concludo che devo essere stato punto nel sonno da una zanzara - è logico -, non è forse un'inferenza?
Rinpoce: L'inferenza si verifica solo quando si usa un sillogismo per dimostrare di essere stati punti da una zanzara se, vedendo la puntura, non si è certi di cosa l'abbia causata. Ma se si è certi al cento per cento che la puntura può essere stata causata solo da una zanzara – perché è ovvio – allora sapere di essere stati punti da una zanzara non è inferenza. È ricordare qualcosa di ovvio.
Dott. Berzin: Ma quando al mattino, al risveglio, vedi la puntura di zanzara, non sai di essere stato punto pensando: "Se c'è una puntura di zanzara, devo essere stato punto; se non ci fosse stata la puntura, non sarei stato punto"? Come si può non definire questa un'inferenza?
Rinpoce: Se non sei sicuro di essere stato morso perché magari ti sei graffiato, o per qualcos'altro, e fornisci molte possibili ragioni per dimostrare di essere stato morso, allora stai usando la logica per raggiungere la certezza. Non sei sicuro al cento per cento, quindi devi dimostrarlo con la logica usando un sillogismo.
Dott. Berzin: Ma quando vedi che hai una puntura di zanzara, cos'altro potrebbe averla causata, oltre alla puntura stessa? È logico che tu sia stato punto da una zanzara e non da una cimice, ma se qualcosa è logico, non significa forse che lo sai per inferenza?
Rinpoce: Supponiamo che tu abbia dormito da solo in una stanza, con tutte le finestre e le porte chiuse, e che tu veda una zanzara nella stanza, con la pancia gonfia di sangue. Non hai bisogno di altro, come ad esempio i risultati di un'analisi scientifica del DNA del sangue che provi che sia il tuo, per sapere con certezza di essere stato punto da questa zanzara mentre dormivi. È ovvio, solo vedendo la puntura e la zanzara con la pancia rossa e gonfia, che la puntura è stata causata da questa. Non c'è bisogno di ragionare con un sillogismo.
Facciamo un altro esempio. Supponiamo che viviate da soli e che andiate in un negozio a comprare un nuovo computer portatile. Lo portate a casa, lo mettete sulla scrivania e poi uscite di nuovo. Quando tornate a casa, trovate la porta spalancata e vi accorgete che il computer è sparito. Non c'è dubbio che l'abbiate comprato, portato a casa e messo sulla scrivania. Quando vedete che la porta era spalancata e il computer è sparito, non avete bisogno di ulteriori prove. Sapete con certezza che qualcuno l'ha rubato. Non c'è altra spiegazione; è ovvio che siete stati derubati. Ma non avete la certezza di chi sia stato il ladro.
Dott. Berzin: Ma non è forse vero che per una cognizione diretta (mngon-sum), l'oggetto dovrebbe apparire direttamente alla tua mente? Dovrei vedere qualcuno rubarlo.
Rinpoce: No, non è necessario vederlo visualmente in quel modo. Si tratta di una semplice cognizione mentale, ma non di cognizione extrasensoriale, non è chiaroveggenza.
Dott. Berzin: Quindi, questo è un esempio dell'affermazione prasanghika secondo cui la cognizione diretta può essere concettuale (rtog-bcas)?
Rinpoce: No. La confusione riguarda il significato di rtog-bcas e rtog-med. Prasanghika accetta la differenza tra cognizione concettuale e non concettuale, così come fanno gli altri sistemi. Sono due modi diversi di conoscere un oggetto, e la cognizione diretta è solo non concettuale. Quindi, qui in Prasanghika, i termini "rtog-bcas" e "rtog-med" non si riferiscono a "con" e "senza" concetti. L'approccio prasanghika segue ciò che il mondo convenzionalmente accetta e di cui parla, e quindi entrambi i termini si riferiscono a un oggetto ovvio, qualcosa che il mondo accetta come ovviamente esistente e come ovviamente vero. "Mngon-sum", che tu traduci come "cognizione diretta", è anche il termine per "ovvio".
[“rTog-med mngon-sum”quindi si riferisce al conoscere qualcosa di ovvio con la coscienza sensoriale, come vedere il computer portatile. “rTog-bcas mngon-sum” si riferisce al conoscere qualcosa di ovvio con la coscienza mentale, come sapere di essere stati punti da una zanzara mentre si dormiva.]
Dott. Berzin: Non so, quindi, quale sia il modo migliore per tradurre rtog-bcas e rtog-med per i prasanghika in modo da rendere chiara la loro distinzione. In ogni caso, come si concilia ciò che ha appena spiegato con l'origine interdipendente e la vacuità? Se qualcosa è privo – privo di essere auto stabilito – allora deve essere dipendente. E se funziona, allora non è auto stabilito. Quindi, come fa l'affermazione di ciò a dimostrarlo? Come convince effettivamente qualcuno?
Rinpoce: Questi due punti, quello sulla cognizione diretta e quello sul metodo prasanga, convergono nel dibattito principale del sistema Prasanghika, un dibattito che riguarda la verità profonda, non la verità convenzionale. Quella convenzionale è semplicemente ciò che le persone affermano esista – ciò che esiste in modo evidente, ciò che è validamente conosciuto. Il sistema Prasanghika non ha problemi con questo. Ma il modo in cui le cose esistono è una questione ben diversa.
Prasanghika si interroga su come le cose possano svolgere le proprie funzioni. Il mondo accetta che le cose funzionino, ma dubita di come possano funzionare se non c'è qualcosa che le fa funzionare. Sostiene che l'esistenza e il funzionamento convenzionali delle cose siano auto stabiliti. Sono stabiliti semplicemente per come le cose sono naturalmente (rang-bzhin-gyis grub-pa). Esistono e funzionano naturalmente per propria forza, semplicemente per il fatto che sono naturalmente così. È come se ci fosse qualcosa di tangibile al loro interno, la loro "natura intrinseca", che le fa esistere e funzionare.
Dott. Berzin: Esatto, le cose appaiono automaticamente da sole e sembrano funzionare autonomamente, come quando apri la porta e vedi le macchine che passano per strada. Sono semplicemente lì e si muovono. La loro esistenza esterna è stabilita o dimostrata dal fatto che esistono naturalmente, si trovano lì e fanno quello che fanno.
Rinpoce: Se assumi una tale posizione, più vedi le cose funzionare, meno sei disposto a rinunciare alla tua posizione perché pensi che le cose siano davvero stabilite o dimostrate esistere semplicemente essendo così in modo naturale.
Dott. Berzin: Quindi, come li convincete che si sbagliano?
Rinpoce: La loro posizione è totalmente sbagliata perché cosa significa "essere naturalmente così"? Significa che essere così non è qualcosa di fabbricato (bcos-ma). Non è fabbricato o prodotto da qualcos'altro. Ciò significa che la loro esistenza e il loro funzionamento non dipendono da nient'altro. Ma come puoi crederci? Un computer portatile, ad esempio, funziona dipendendo dall'elettricità, da un cavo di alimentazione, da una tastiera, da uno schermo e così via.
Dott. Berzin: Giusto, è ovvio.
Rinpoce: Sì, è ovvio che il portatile funziona perché dipende da quelle cose. Quindi, non c'è bisogno di usare altro, come un sillogismo, per dimostrare che questo è corretto. È ovvio. È così che funziona l'uso di un prasanga. Le cose funzionano perché è ovvio che non sono auto stabilite; funzionano perché il loro funzionamento deriva dalla dipendenza da altre cose.
Dott. Berzin: Grazie. Ci dovrò riflettere ulteriormente.