I vantaggi di un rapporto adeguato con un mentore spirituale e i rischi del non farlo

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Un impegno sincero verso il nostro mentore spirituale è la base mentale, interiore ed esteriore, da cui si sviluppano tutti gli atteggiamenti che fungeranno da sentieri mentali verso i nostri obiettivi spirituali. Ci radica inoltre in una solida base per la nostra crescita spirituale. I metodi per coltivarlo prevedono sia sessioni di meditazione formali sia il tempo tra una sessione e l'altra. Durante le prime, seguiamo determinate procedure prestabilite per consolidare questo impegno personale come abitudine mentale. Tra una sessione e l'altra, ci dedichiamo ad ulteriori pratiche per arricchire questo allenamento.

Come coltivare un rapporto sano con il nostro mentore spirituale durante la parte fondamentale della nostra sessione di meditazione.

Tsongkhapa ha detto nei suoi Punti abbreviati del sentiero graduale (Lam-rim bsdus-don), 9: 

Quindi, visto che la radice più appropriata per la nascita dipendente delle più vaste reti (di forza positiva e profonda consapevolezza) per questa e per le vite future è affidarsi correttamente, con impegno, pensiero e azione, a un santo maestro spirituale che indica la via, permettetemi di compiacerlo offrendo la mia pratica in accordo con le sue illuminanti parole, che non abbandonerei neanche a costo della mia vita.
Il lama nobilitante e impeccabile ha praticato in questo modo. Che anch'io, che aspiro alla liberazione, possa coltivarle allo stesso modo.

I benefici di una relazione sana con un mentore spirituale

Ghesce Potoua (dGe-bshes Po-to-ba Rin-chen-gsal) ha detto:

Se abbiamo bisogno di un insegnante per imparare (qualcosa di semplice come) la falegnameria, ne avremo ancora più bisogno per imparare a raggiungere l'illuminazione, soprattutto ora che siamo appena usciti dai tre peggiori stati di rinascita.

I tre peggiori stati di rinascita sono quello di un essere intrappolato in un regno senza gioia (dmyal-ba-pa, sanscr. nairayika, creatura infernale), quello di uno spirito famelico (yi-dags, sanscr. preta, fantasma affamato) o quello di una creatura strisciante (dud-’gro, sanscr. tiryak, animale). 

Poiché è fondamentale avere un mentore e una guida che ci accompagnino personalmente nel nostro cammino spirituale, il nostro atteggiamento nei suoi confronti è di primaria importanza. Dobbiamo nutrire il dovuto rispetto e un impegno sincero.

Esistono otto vantaggi comunemente citati derivanti dall'adottare un tale atteggiamento: 

  1. Ci avviciniamo all'illuminazione. 
  2. Compiaciamo tutti i Buddha. 
  3. Diventiamo immuni alle forze demoniache e agli amici ingannevoli. 
  4. Le nostre emozioni disturbanti e i nostri comportamenti errati verranno automaticamente limitati. 
  5. Acquisiremo livelli sempre più elevati di mente del sentiero (sa-lam, sanscr. bhūmi-mārga, terreni e sentieri) come bodhisattva arya, nonché esperienze meditative e realizzazioni stabili. 
  6. Nelle vite future non ci mancheranno mai i maestri spirituali. 
  7. Non sprofonderemo in nessuno degli stati di rinascita peggiori. 
  8. Tutti i nostri obiettivi, sia provvisori che finali, saranno raggiunti senza sforzo.

[1] Se siamo totalmente devoti al nostro mentore e amico spirituale, seguiremo con zelo le sue istruzioni e cercheremo di compiacerlo il più possibile. Mettere in pratica le misure del Dharma come egli insegna ci avvicinerà alla realizzazione del nostro pieno potenziale, e più saremo devoti, più ascolteremo ciò che lei o lui ci dice di fare. Così, costruiremo felicemente reti di costruzione dell'illuminazione sia di forza positiva (bsod-nams, sanscr. puṇya, merito) sia di profonda consapevolezza (ye-shes, sanscr. jñāna, saggezza). Allo stesso modo, ci purificheremo dalle nostre negatività e dalla nostra inconsapevolezza. Tale processo di raccolta e purificazione ci condurrà rapidamente e naturalmente al nostro obiettivo dello stato di Buddha.

[2] I maestri spirituali sono rappresentanti personali dei Buddha, manifestati in forma umana per il beneficio di tutti gli esseri limitati (sems-can, sanscr. sattva, esseri senzienti). Fornendoci un esempio vivente di cosa significhi realizzare tutti gli insegnamenti, ci aiutano a eliminare le nostre interpolazioni. Relazionarsi al nostro mentore spirituale in modo sano compiace tutti i Buddha, proprio come la cortesia e il rispetto mostrati a un ambasciatore gratificano il popolo del paese che rappresenta. Ricambiare la gentilezza del nostro mentore spirituale seguendo i suoi insegnamenti rallegra i Buddha nello stesso modo in cui mostrare gentilezza a un bambino porta grande gioia ai suoi genitori.

[3] Quando siamo sopraffatti da avversità, impedimenti, ostacoli, forze demoniache o dall'influenza dannosa di cattive compagnie o amici fuorvianti, ciò accade perché non abbiamo costruito una forza karmica positiva sufficientemente stabile che ci rende abbastanza forti da respingere tale danno.

Ghesce Potoua ha spiegato che gli amici ingannevoli non hanno necessariamente corna, zanne e indossano un mantello nero di pelo di yak arruffato. Sono persone che, per attaccamento nei nostri confronti, ci dicono di non rinunciare a tutto, che solo questo è sicuramente sufficiente. In questo modo ci inducono a sprecare tutta la nostra vita in comportamenti privi di senso o distruttivi. Ci allontanano dalle nostre pratiche positive e ci fanno sprofondare sempre più nel samsara e nelle sue situazioni insoddisfacenti che si ripetono in modo incontrollabile. 

Gungthang Rinpoce (Gung-thang dKon-mchog bstan-pa’i sgron-me) ha detto in Una guida per i sentieri della mente che conducono all'isola dei gioielli (mDo-sngags-kyi gzhung-la slob-gnyen byed-tshul-gyi bslab-bya nor-bu’i gling-du bgrod-pa’i lam-yig), 6:

Chi chiamiamo amico ingannevole non ha le corna. Piuttosto, è qualcuno che, giustificandosi (dicendo) di tenere a noi e di volerci aiutare, ci attira, con un sorriso sulle labbra, verso qualche spensierato e frivolo passatempo, coinvolgendoci in qualcosa di avventato. Questo è un amico ingannevole. Evitatelo come la peste, mi raccomando! 

Togme Zangpo (rGyal-sras Thogs-med bzang-po) ha detto anche in Trentasette pratiche del bodhisattva (rGyal-sras lag-len so-bdun-ma), 5:

La pratica di un bodhisattva consiste nel liberarsi dai cattivi amici con i quali, frequentandoli, le nostre tre emozioni velenose tendono ad aumentare; le nostre azioni di ascolto, pensiero e meditazione diminuiscono, e il nostro amore e compassione si annullano. 

Avere un rapporto sano con il nostro mentore spirituale è uno dei metodi migliori per costruire una rete di energia positiva. Grazie al nostro impegno, diventiamo forti nella nostra pratica spirituale, ed è questo che ci protegge da tutte le influenze negative. Come Tilopa ha detto a Naropa:

Quando instauri un rapporto sano con il tuo mentore spirituale, non hai bisogno di altri protettori. Ti basterà chiedere aiuto e lui ti sosterrà in qualsiasi situazione. È quando non te ne rendi conto che ti ritrovi a correre di qua e di là in cerca di protezione.

C'era una volta una madre e suo figlio. A volte il bambino si chiedeva se sua madre non fosse in realtà una strega (srin-mo, sanscr. rākṣasī). Restava sveglio la notte fino a tardi e cercava di osservarla. Diverse volte due o tre strane donne venivano e volavano via portando dietro di loro sua madre seduta su una scatola.

Il ragazzo era molto curioso, così una notte si arrampicò sulla scatola e rimase immobile. Le donne arrivarono e, come al solito, volarono via con il loro carico. Atterrarono in un cimitero inquietante dove sua madre era la strega capo! Le altre streghe avevano appena ucciso una vittima e offerto una ciotola di cervelli freschi alla madre del ragazzo sbalordito. Dato che aveva dimenticato il cucchiaio, chiese alle altre di andarglielo a prendere. Le dissero: "Allunga il tuo lungo braccio". Lei allungò il braccio che arrivò fino a casa e prese il cucchiaio. Dopo aver finito il suo pasto, le altre la riportarono a casa seduta sulla scatola.

La mattina seguente, la madre stava filando la lana sul tetto quando qualcosa cadde. Chiese al figlio di scendere a raccoglierlo. Lui, senza rendersi conto, disse: "Allunga il tuo lungo braccio!". La madre si infuriò al pensiero che il figlio avesse scoperto che era una strega. Lo afferrò per le orecchie, gliele tirò con tutta la sua forza, borbottando un incantesimo, e lo trasformò in un cane!

Sebbene fisicamente avesse l'aspetto di un cane, mentalmente era ancora un essere umano. Molto turbato, corse da Langri Tangpa, un famoso ghesce kadampa. Questo maestro confessò al cane di non poter fare nulla. Tuttavia, avvolse dell'oro, lo legò al collo del segugio e gli disse di andare a Lhasa e di consultare Ra Lotsawa (Rva Lo-tsa-ba rDo-rje grags). Lui avrebbe avuto il potere di farlo tornare un ragazzo.

Il cane viaggiò per molti giorni e, nel frattempo, Ra Lotsawa, con i suoi avanzati poteri di chiaroveggenza, vide l'intera situazione. Fece preparare una speciale torma per dissipare le interferenze e inviò un discepolo a sorvegliare l'arrivo dell'ospite. Il discepolo disse di non aver visto nessuno arrivare, ma un meticcio maculato correva freneticamente verso la casa. "Oh, quello è il mio ospite", esclamò il maestro.

Quando il cane raggiunse la casa, Ra Lotsawa gli lanciò la torma in testa. Non appena lo colpì il cane svenne e, al suo risveglio, si era trasformato in umano. Era felicissimo, soprattutto perché il suo nuovo protettore gli aveva detto che poteva restare. Tuttavia, non doveva mai fare nulla senza chiedergli il permesso.

Nel frattempo, la madre venne a sapere che suo figlio era tornato umano, e questo la turbò profondamente. Decise di ucciderlo e gli inviò un regalo camuffato contenente magia nera. Allegò una lettera in cui esprimeva la sua gioia per il fatto che studiasse con un insegnante famoso e che conteneva alcuni dei suoi cibi preferiti.

Il ragazzo fu felicissimo di ricevere il pacco e stava per aprirlo quando si ricordò dell'avvertimento del maestro. Andò subito a chiedere il permesso. Ra Lotsawa disse: "Bravo, ragazzo mio. Ora puoi aprirlo, ma prima indossa il mio mantello e porta il pacco fuori, tra quelle rovine laggiù."

Quando fece come gli era stato detto e aprì la scatola, questa esplose e fece crollare le mura delle rovine. Lui, tuttavia, rimase illeso. Il suo maestro gli disse: "Ora le streghe non potranno più farti del male". In questo modo, la sua devozione al maestro lo salvò dal pericolo.

[4] Impegnati con tutto il cuore a seguire gli insegnamenti del Dharma del nostro maestro, siamo aperti ad apprendere i metodi concreti per eliminare le nostre emozioni disturbanti e sviluppare abitudini costruttive. Inoltre, più viviamo vicini a lui e più contatti abbiamo quotidianamente, più esamineremo la nostra vita alla luce del suo esempio. Ogni sua azione, persino le sue battute, è compiuta con uno scopo: giovare agli altri. Noi, d'altra parte, sprechiamo tutto il nostro tempo con abitudini insensate come fumare compulsivamente, bere, chiacchierare, indulgere in comportamenti frivoli e superficiali. Naturalmente, ci abbandoneremo meno a tali abitudini insensate quanto più diventeremo rispettosi e devoti verso il nostro maestro.

[5] Relazionarsi al prorpio mentore spirituale in modo sano è una grande fonte sia di forza positiva che di profonda consapevolezza. Servirlo con un atteggiamento premuroso (bag-yod, sanscr. apramāda) ci offre abbondanti opportunità per acquisire esperienze meditative e realizzazioni stabili riguardo allo stato della nostra mente e a ciò che dobbiamo sviluppare. Attraverso queste faremo solidi progressi nel raggiungere le menti del sentiero che conducono ai nostri obiettivi, così come ai livelli spirituali sempre più elevati lungo il cammino. Ciò avverrà, tuttavia, solo nella misura in cui ci impegniamo effettivamente a costruire le abitudini benefiche che apprendiamo dal nostro maestro. Poiché Milarepa trascorse sei anni servendo con tutto il cuore il suo maestro Marpa, fu in grado di realizzare il suo massimo potenziale nella sua stessa vita.

[6] Quando sviluppiamo una forte abitudine ad essere sinceramente impegnati verso il nostro maestro, ciò lascia un'impressione profonda nelle nostre menti. Per le leggi di causa ed effetto del comportamento, creiamo una forza karmica positiva per incontrare e servire nuovamente tali maestri in tutte le vite future. Inoltre, Kyabje Trijang Rinpoce ha detto:

Se teniamo in grande considerazione il nostro maestro spirituale, allora quando noi stessi diventeremo insegnanti, saremo rispettati dai nostri discepoli.

[7] Una rinascita in uno qualsiasi dei tre stati peggiori come essere intrappolato in un regno senza gioia, come spirito famelico o come creatura strisciante è la sfortunata conseguenza di azioni distruttive commesse in precedenza. Anche se abbiamo accumulato la forza karmica negativa per una tale rinascita, il nostro impegno sincero verso un mentore spirituale può comunque accumulare abbastanza forza karmica positiva per contrastare questo effetto. Ad esempio, i problemi e le sofferenze che avremmo potuto dover sopportare in una rinascita futura peggiore possono essere ridotti ed esauriti in questa vita sotto forma di una malattia minore.

Esaminando l'illuminante biografia di Milarepa, vediamo come Marpa, il traduttore, lo picchiasse e lo rimproverasse, lo costringesse a costruire torri a più piani per poi demolirle, inizialmente non dandogli alcun insegnamento, escludendolo dalle iniziazioni e così via. Marpa fece tutto ciò non per il proprio sadico divertimento, ma solo per aiutare Milarepa a eliminare le forze karmiche negative accumulate dalla sua precedente pratica di magia nera. Creando le circostanze affinché queste forze karmiche maturassero ora in difficoltà relativamente minori, Marpa esaurì il loro potere in modo che non conducessero il suo discepolo a una rinascita disastrosa [come citato da Tsangnyon Heruka (gTsang-smyon He-ru-ka) in Biografia illuminante di Jetsun Milarepa (rNal-’byor-gyi dbang-phyug dam-pa rje-btsun Mi-la ras-pa’i rnam-thar thar-pa-dang thams-cad mkhyen-pa’i lam-ston)].

Ogni volta che ghesce Lhazoua (Lha-bzo-ba) incontrava il suo maestro, il saggio Tolungpa (sTod-lung-pa chen-po rin-chen snying-po), riceveva solo rimproveri. Il suo discepolo Nyagmoua (Nyag-mo-ba) si lamentava della situazione, ma Lhazoua gli disse che era un grosso errore. "Ogni volta che il mio maestro si comporta così", spiegò, "per me è come ricevere ondate di ispirazione da Chakrasamvara stesso".

Allo stesso modo, Tsangpa Gyare (gTsang-pa rGya-ras Ye-shes rdo-rje) ha detto:

Quando (il mio insegnante) mi picchia, è un’iniziazione: ricevo ispirazione proprio grazie a questo. I suoi severi rimproveri sono un mantra potente, perché eliminano ogni mia interferenza. 

Tsangpa Gyare, insieme al suo maestro Lingrepa Pema Dorje (gLing Ras-pa Pad-ma rdo-rje), fu uno dei fondatori della tradizione Drugpa Kagyu.

[Questo tipo di comportamento non deve essere frainteso e applicato a insegnanti e discepoli privi delle qualifiche adeguate. Senza solidi principi etici e una motivazione totalmente compassionevole, tale comportamento è abusivo, nel qual caso il discepolo deve ritirarsi e mantenere una distanza rispettosa.]

[8] Come Tsongkhapa ha giustamente affermato, relazionarsi con il nostro mentore spirituale in modo sano è la radice di tutti i sentieri mentali positivi. Sviluppando noi stessi tali stati mentali, progrediamo attraverso ambiti graduali di obiettivi motivanti. In primo luogo, desideriamo meno sofferenza nelle vite future, poi la liberazione totale dai problemi con il raggiungimento della liberazione. Infine, miriamo alla capacità di liberare tutti dalla loro sofferenza, ciò che otteniamo diventando un Buddha. Poiché relazionarsi con il nostro mentore in modo sano è la radice comune per lo sviluppo di tutte le menti sentiero che conducono a questi tre obiettivi spirituali, la forza karmica positiva che costruiamo dal nostro sincero impegno si tradurrà nella realizzazione di tutti i nostri obiettivi provvisori e finali lungo il cammino spirituale.

In breve, poiché tutti questi benefici derivano da una relazione personale con un maestro spirituale che esercita un'influenza positiva su di noi, dobbiamo assolutamente intraprendere tale percorso con un profondo e sincero senso di impegno. Come si possono ottenere tali benefici se apprendiamo il Dharma solo da un libro?

Gli svantaggi del non impegnarci con tutto il cuore con il nostro maestro spirituale o del venire meno al nostro impegno

Anche se studiamo con un maestro, se ci manca un impegno totale, non faremo mai alcun progresso. Come ha detto Kyabje Trijang Rinpoce:

Senza fiducia in un insegnante, non si può mai acquisire una vera comprensione o una profonda conoscenza di ciò che insegna.

Pertanto, senza un atteggiamento adeguato, sprechiamo la preziosa opportunità che abbiamo quando siamo con un grande insegnante.

Un tempo, nella terra di Khotan, a nord del Tibet, vivevano due monaci novizi che si dedicavano con impegno alla pratica del culto di Manjushri, ma con scarso successo. Fu loro detto che avevano una connessione migliore con Avalokiteshvara e che avrebbero dovuto recarsi in Tibet per incontrare il re Songtsen Gampo (Srong-btsan sgam-po), un'incarnazione di questa divinità eccezionale (lhag-pa’i lha). Intrapresero il lungo viaggio e, giunti a Lhasa, assistettero a scene orribili di prigionieri crudelmente puniti. Incapaci di comprendere ciò che vedevano, si interrogarono su come il re potesse davvero essere un'emanazione di compassione.

Più tardi, quando ottennero un'udienza reale, erano in uno stato di tale ansia, paura e sospetto che, quando fu chiesto loro cosa desiderassero, risposero prontamente: "Tornare a casa!". Il re annuì e disse loro di tornare nelle loro stanze. Quella notte si addormentarono come al solito, ma al risveglio si ritrovarono di nuovo a Khotan, e i loro cuscini si erano trasformati in sacchi d'oro. Solo allora capirono che forse c'era qualcosa di più di quello che sembrava e che avevano sprecato un'occasione davvero rara.

Una volta instaurato un rapporto formale con un maestro spirituale e avergli dedicato tutto il nostro impegno, se poi gli disobbediamo creiamo grossi ostacoli al nostro progresso spirituale. Poiché tutto ciò che il nostro maestro ci dice di fare ha lo scopo di avvicinarci al nostro obiettivo di illuminazione e lui lo sa meglio di chiunque altro, se agiamo in modo contrario alle sue istruzioni non faremo altro che allontanarci dal nostro scopo. Ci sono molti esempi famosi.

Krishnacharya (Nag-po spyod-pa, Nagpopa) ricevette una volta una piccola scatola dal suo maestro Jalandharapada (Grub-chen Dza-lan-dha-ra-pa) con l'ordine di non aprirla finché non avesse raggiunto la sua destinazione. Sopraffatto dalla curiosità, diede una sbirciatina e, disobbedendo così al suo maestro, non raggiunse il più alto stato di purificazione in quella vita. 

[Il lignaggio Luipa (della pratica tantrica anuttarayoga) di Chakrasamvara risale a Jalandharapada fino a Krishnacharya, poi a Guhyapada (Grub-chen gSang-ba-pa), Vijayapada (Grub-chen rNam-rgyal zhabs), e infine a Tilopa e Naropa. Krishnacharya stesso diede inizio a un altro lignaggio di questa pratica, così come Ghantapada (Slob-dpon rdo-rje Dril-bu-pa, Drilbupa). Krishnacharya fu anche discepolo di Virupa e da lui divenne parte del lignaggio della pratica tantrica anuttarayoga di Hevajra, nonché membro del lignaggio di lamdre (lam-’bras, "il sentiero e i suoi risultati"), prominente nella tradizione Sakya.]

Allo stesso modo, Reciungpa ignorò le istruzioni di Milarepa per tre volte, una delle quali recandosi in India. Di conseguenza, non riuscì a raggiungere l'illuminazione per altre tre vite.

Una volta, Tilopa disse a Naropa che non avrebbe mai più dovuto dibattere con studiosi non buddisti. Qualche tempo dopo, un contendente giunse all'università monastica di Nalanda e, se non fosse stato sconfitto con la logica, l'intera comunità avrebbe dovuto convertirsi. Tutti ritenevano che solo Naropa potesse affrontare la sfida, quindi, disobbedendo al suo maestro, andò al dibattito e vinse nonostante le grandi difficoltà. Più tardi, quando vide Tilopa, il maestro gli disse: "Dov'era la tua motivazione mahayana? Perché non hai lasciato la vittoria agli altri? Non realizzerai mai il tuo pieno potenziale in questa vita". Così, Naropa dovette riapparire e realizzare l'obiettivo supremo durante il bardo dopo la sua morte.

Una violazione ancora più grave di un impegno sincero è sminuire o insultare il proprio mentore spirituale. C'era una volta un discepolo che aveva sviluppato il potere extrafisico di volare. Un giorno, mentre planava sopra il luogo in cui il suo maestro stava tenendo un discorso, provò un grande orgoglio per il fatto di poter volare mentre il suo maestro non poteva. Cadde immediatamente a terra.

Una volta, mentre il traduttore Marpa studiava con Naropa, quest'ultimo evocò dal suo cuore il mandala della figura del Buddha Hevajra. Per mettere alla prova il suo discepolo, gli chiese a chi si sarebbe prosternato: al suo yidam personale o al suo maestro spirituale? Marpa pensò: "Vedo il mio maestro e mi prostro davanti a lui ogni giorno. Non c'è niente di speciale. Tuttavia, questa è la prima volta che vedo effettivamente la divinità con cui ho cercato di unire la mia mente". Pertanto, si inchinò davanti a Hevajra. 

Naropa gli disse che il suo atteggiamento e i suoi valori erano profondamente errati. "Senza un maestro spirituale precedente, non potrebbe nemmeno esistere la parola 'illuminazione'. I mille Buddha di quest'era fortunata nasceranno tutti grazie alla guida di un maestro, e le figure di Buddha non sono altro che emanazioni degli alti maestri spirituali". Poi Naropa schioccò le dita e il mandala con le figure di Buddha al suo interno scomparve di nuovo nel suo cuore. Poiché il traduttore Marpa non aveva compreso la fonte del lignaggio del suo yidam personale, la sua stirpe familiare si estinse sebbene la sua tradizione Kagyu continuò con gloria.

Un altro esempio è Buddhajnana (mKhas-grub Sangs-rgyas ye-shes). Un giorno, mentre teneva un discorso davanti a una grande folla di discepoli, il suo maestro spirituale Saukarika (Bla-ma Phag-tshang-pa) passò di lì, conducendo una mandria di maiali. Buddhajnana, preoccupato di cosa avrebbero potuto pensare i suoi discepoli se lo avessero visto scendere dal trono per prostrarsi davanti a un porcaro, finse di non vederlo e continuò la sua lezione.

In seguito, si recò direttamente a casa di Saukarika e si prostrò davanti a lui. Il maestro gli chiese: "Perché ti prostri ora, quando non l'hai fatto prima durante il discorso?". Buddhajnana, vergognandosi e mettendosi sulla difensiva, mentì al suo maestro dicendo di non averlo visto. Immediatamente perse la vista. Sebbene Saukarika provasse grande compassione per il suo discepolo, riuscì a restituirgli la vista solo a un occhio. Questo perché Buddhajnana, mentendo, aveva gravemente compromesso il suo impegno e il suo stretto legame (dam-tshig, sanscr. samaya) con il suo maestro spirituale. 

[Buddhajnana fu il maestro di Shantijnana (Zhi-ba ye-shes), uno dei numerosi mentori spirituali di Marpa. Attraverso di loro si traccia il lignaggio Jnanapada (Ye-shes zhabs-lugs) della pratica tantrica anuttarayoga esposta nel Tantra di Guhyasamaja (gSang-’dus rtsa-rgyud). Marpa ricevette da Naropa il lignaggio arya di Guhyasamaja (gSang-’dus ’Phags-lugs), che deriva da Nagarjuna e Aryadeva.]

Se ci allontaniamo completamente dal nostro impegno totale, ad esempio mostrando disprezzo per il nostro maestro spirituale, maledicendolo e lasciandolo pieno di rabbia, e nutrendo poi un grande odio, le conseguenze saranno estremamente disastrose. Otto gravi conseguenze (bsten-tshul log-pa’i nyes-dmigs brgyad) sono generalmente elencate: 

  1. L'effetto sarà lo stesso che mostrare disprezzo per tutti i Buddha. 
  2. Avendo devastato la capacità delle nostre forze karmiche positive di agire come radice della felicità, rinasceremo in un regno privo di gioia per un numero di eoni pari al numero di momenti in cui siamo arrabbiati con il nostro mentore spirituale. 
  3. Anche se ci dedicassimo con tutto il cuore alla pratica tantrica, non raggiungeremmo il vero e supremo conseguimento dell'illuminazione. 
  4. Anche se ci fossimo impegnati a fondo per realizzare gli obiettivi della pratica tantrica, ciò equivarrebbe a una rinascita infernale.
  5. Non svilupperemo nessuna delle buone qualità che non abbiamo sviluppato in passato, e tutto ciò che abbiamo già sviluppato scomparirà.
  6. Molte cose che non desideriamo in questa vita, come la malattia, ci accadranno.
  7. Nelle nostre vite future, vagheremo senza fine attraverso gli stati di rinascita peggiori.
  8. Nel corso della nostra vita saremo privi di guide spirituali.

Il Buddha ha messo in guardia da questi inconvenienti. Ad esempio, nel Guhyasamaja Tantra (V.4–5) si legge:

Anche se un essere limitato può aver commesso un crimine efferato o una grande azione negativa, tuttavia, se si trova sul grande oceano del veicolo del mantra nascosto, può raggiungere nella sua stessa vita il supremo veicolo della mente (theg-pa mchog, yana supremo) (lo stato di illuminazione). Se tuttavia, dal profondo del suo cuore disprezza il suo maestro spirituale allora, per quanto si sforzi, non sarà in grado di realizzare (questo obiettivo).

I cinque crimini più efferati sono:

  • Uccidere la madre
  • Uccidere il padre
  • Uccidere un arhat
  • Causare uno scisma nel sangha
  • Con l’intento doloso di uccidere, versare del sangue dal corpo illuminato di un Buddha.

Inoltre, dal Tantra filograna dei fattori essenziali forti come il diamante (rDo-rje snying-po rgyan-gyi rgyud, sanscr. Vajrahṛdayālaṃkāra Tantra):

Se qualcuno disprezza veramente il proprio maestro spirituale, allora tutta la sua buona pratica di migliaia di eoni, durante i quali ha rinunciato al sonno e ai divertimenti nel tentativo di realizzare l'obiettivo supremo di tutte le pratiche tantriche, si ridurebbe causandogli rinascite infernali e così via.

Pertanto, poiché un mentore è essenziale per sviluppare una mente sentiero spirituale e il nostro atteggiamento nei suoi confronti è di fondamentale importanza, dobbiamo essere molto cauti. Se ci avviciniamo a un cane che morde, potremmo essere morsi. Allo stesso modo, dobbiamo sapere quanto tempo trascorrere con il nostro mentore spirituale. Se gli stiamo sempre accanto e siamo troppo intimi, c'è il rischio che a un certo punto possiamo arrabbiarci e quindi farci del male. Dobbiamo comprendere cosa significa relazionarsi con un mentore spirituale in modo sano.

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