Consigli sulle pratiche preliminari del ngondro

Introduzione

La parola tibetana ngondro (sngon-'gro) viene solitamente tradotta con "pratiche preliminari", tuttavia Tsenzhab Serkong Rinpoce, uno dei miei principali insegnanti, ha sempre sottolineato che non è proprio il sapore della parola. Sebbene letteralmente significhi "precedere", quindi qualcosa che precede qualcosa e conduce a ciò che verrà dopo, la connotazione primaria è "preparazione". Se pensi di fare un viaggio in carovana in Tibet, devi prepararti prima di iniziare il viaggio, radunare tutti i tuoi bagagli e caricarli sugli animali da soma. È impossibile fare un viaggio in carovana senza una preparazione adeguata. Allo stesso modo, per continuare ogni giorno dopo esserti fermato a riposare per la notte, devi rimettere il carico sugli animali. Ogni giorno bisogna prepararsi prima di poter procedere lungo il cammino.

Questa è l'idea principale di queste pratiche ngondro: sono assolutamente necessarie per intraprendere e sostenere il cosiddetto "viaggio spirituale". Se le concepiamo come dei preliminari potremmo anche pensare di non doverle fare pensando: “Non ho bisogno di fare dei preliminari, voglio solo andare avanti con la cosa principale”. Ma se le intendiamo come preparazione per il viaggio e come energizzante per la continuazione dello stesso, genereremo apprezzamento ed entusiasmo nel farle.

Modi di praticare il ngondro

Il modo in cui le pratiche ngondro ci preparano per il nostro viaggio spirituale consiste nel creare forza o energia positiva e nel consumare quella negativa. Dopotutto, da tempo senza inizio abbiamo sviluppato l'abitudine a pensare e agire sulla base dell'ignoranza e dell'inconsapevolezza rispetto alla realtà: ciò ha creato un'enorme forza negativa che inconsciamente ci spinge a continuare ad agire istintivamente nello stesso modo. Ci vorrà un enorme sforzo per contrastare e infine spazzare via questi sentieri innati costruendone di positivi. Le centinaia di migliaia di ripetizioni che facciamo con le pratiche ngondro sono un buon modo per iniziare. Sebbene 100.000 ripetizioni di qualcosa di positivo siano minuscole rispetto alle vite senza inizio in cui abbiamo ripetuto schemi negativi, la pratica del ngondro ci consente di iniziare a creare dei nuovi sentieri neurali nella nostra mente.

Esistono due modi di pratica del ngondro: come preparazione all'inizio dello studio e della pratica buddhista, o come stimolo per migliorarle lungo il cammino. Certo, c'è anche quello di fare entrambe le cose.

(1) In molte tradizioni tibetane, gli insegnanti istruiscono i nuovi studenti a fare un ngondro all'inizio. Se i nuovi arrivati acconsentono effettivamente a farlo, di solito è perché hanno ricercato il maestro per aiuto a superare alcune difficoltà incontrate nella vita. Poiché hanno fede e fiducia nel maestro spirituale, seguono il suo consiglio di fare un ngondro che mette alla prova il loro impegno e crea disciplina e perseveranza.

Il punto è aiutare gli studenti a superare tutti i blocchi mentali che potrebbero avere e renderli più ricettivi per i prossimi passi della loro formazione, in particolare per la pratica tantrica. Sebbene i nuovi studenti possano ricevere alcuni insegnamenti di base sul sutra, l'istruzione principale per il loro ngondro riguarda i dettagli delle visualizzazioni e del rituale. Nel processo di esecuzione del ngondro, gli studenti sviluppano gli stati mentali e la motivazione che accompagnano le pratiche fisiche e verbali. Ma l'obiettivo principale è quello di fare le 100.000 prostrazioni, ecc. e poi proseguire con il tantra.

(2) Nella tradizione Gelug, le pratiche ngondro vengono fatte lungo il percorso, non come inizio per la pratica buddhista, bensì per migliorare sia la pratica del sutra che quella del tantra. L'enfasi è dapprima sulla conoscenza e lo sviluppo in una certa misura degli stati mentali che accompagneranno le ripetizioni fisiche e verbali, poi anche sullo sviluppo di una motivazione sincera per eseguire le pratiche. Gli studenti inseriscono le pratiche nel corso dei loro studi e si impegnano in esse su consiglio dei loro maestri o di propria iniziativa, al fine di rafforzare la loro motivazione e comprensione.

Con entrambi i metodi, il pericolo principale da evitare è che le pratiche diventino meccaniche, senza che nulla accada nella mente mentre si eseguono, o con un atteggiamento negativo. Se eseguiti correttamente, tuttavia, entrambi i metodi sono ugualmente efficaci. Possiamo vederlo da esempi classici.

L'esempio di Milarepa

Il grande yogi Kagyu Milarepa aveva creato un enorme potenziale negativo durante la prima parte della sua vita, praticando la magia nera e così via per vendicarsi dei parenti che avevano ingannato lui e la sua famiglia. Ovviamente aveva molti ostacoli che doveva superare per avere successo con gli insegnamenti. Come ngondro, il suo insegnante Marpa non disse: "Fai 100.000 di questo e 100.000 di quello", ma piuttosto gli fece costruire torri di pietra. Questo fu un compito incredibilmente difficile, ma Milarepa nutriva un grande rammarico per quello che aveva commesso in passato e un sincero desiderio di poter in qualche modo rimediarvi e seguire il percorso buddhista. Possedeva una forte motivazione positiva per fare questo duro lavoro che Marpa gli aveva specificamente assegnato come preparazione prima di iniziarlo nel tantra. Marpa non cedette finché non sentì che Milarepa aveva bruciato abbastanza forza karmica negativa dicendogli, ogni volta che Milarepa aveva completato una torre: “Non va bene. Abbattila e costruiscine un altra!”.

L'esempio di Tsongkhapa

Un classico esempio dell'altro stile di compiere il ngondro è quello di Tsongkhapa, il fondatore della tradizione Gelug. Egli aveva un'enorme quantità di predisposizione per il Dharma dalle vite precedenti. All’età di vent'anni aveva già studiato l'intero Kangyur e Tengyur – tutti i testi tradotti degli insegnamenti del Buddha e i loro commentari indiani – e aveva già iniziato a insegnare, dapprima l’abhidharma, degli argomenti speciali di conoscenza.

All’età di 32 anni scrisse il suo primo testo importante, Il rosario dorato delle spiegazioni eccellenti (Legs-bshad gser-'phreng), un voluminoso commentario su Abhisamayalamkara, L’ornamento delle realizzazioni, riportando ovunque citazioni dal Kangyur e dal Tengyur. Questo testo descrive in dettaglio tutte le diverse fasi di realizzazione di prajnaparamita, la perfezione della saggezza, lungo il sentiero verso la liberazione e l'illuminazione. A questa età, iniziò a conferire iniziazioni tantriche in particolare nella pratica di Sarasvati, la controparte femminile di Manjushri. Continuò anche a studiare il tantra, in particolare Kalachakra. Prima di fare qualsiasi ngondro formale come le prostrazioni, fece anche il suo primo grande ritiro tantrico, che fu di Chakrasamvara in cui praticò e acquisì la completa padronanza dei sei yoga di Naropa e dei sei yoga di Niguma.

Poi, all'età di 34 anni, fece uno studio intensivo delle quattro classi di tantra, in particolare sullo stadio di completamento di Guhyasamaja e Kalachakra. Successivamente, studiò ulteriormente gli insegnamenti di Madhyamaka sulla vacuità (vuoto) presso un grande lama Karma Kagyu, Lama Umapa, che aveva visioni quotidiane di Manjushri così Tsongkhapa interrogò Manjushri sul Madhyamaka tramite lui. Quindi Tsongkhapa e Lama Umapa fecero insieme un intenso ritiro su Manjushri, dopo di che Tsongkhapa iniziò a ricevere istruzioni dirette dallo stesso Manjushri.

A questo punto, Tsongkhapa sentì che non aveva ancora una corretta comprensione di Madhyamaka e Guhyasamaja, così chiese a Manjushri che gli consigliò di fare un lungo ritiro di pratiche di ngondro così poi avrebbe capito appieno. A quel punto, Tsongkhapa fece un ritiro di quattro anni con otto dei suoi discepoli: ognuno di loro completò 35 serie da 100.000 prostrazioni – una per ognuno dei 35 Buddha della confessione – e 18 serie da 100.000 offerte del mandala. Inoltre, ogni giorno eseguivano l’autoiniziazione estesa di Yamantaka per rinnovare i voti; studiarono anche l'Avatamsaka Sutra, un enorme sutra che spiega tutte le diverse azioni dei bodhisattva: è uno dei pochi sutra tradotti in tibetano dal cinese; il sanscrito originale è andato perduto. Tsongkhapa disse che fu grazie a questo sutra che gli insegnamenti completi sull'attività del bodhisattva sono stati preservati e resi accessibili, senza di esso, non li avremmo più.

Alla fine di questo ritiro di quattro anni, ebbe una visione di Maitreya e, quando lasciò il ritiro, restaurò la statua di Maitreya nel tempio di Dzingji Ling. Maitreya sarà il prossimo Buddha e, restaurando la statua, egli creò una forza ancora più positiva aiutando le persone che l’avrebbero vista a stabilire una connessione con Maitreya.

Quindi tornò in ritiro per altri cinque mesi con questi otto discepoli per continuare con altri preliminari. Successivamente, fece un ritiro sullo stadio di completamento di Kalachakra e poi un ritiro di un anno su Madhyamaka. Fu durante quest’ultimo che finalmente ebbe una conoscenza non concettuale del vuoto, rivoluzionando completamente gli insegnamenti sul vuoto e il modo di spiegarlo.

L'esempio di Tsongkhapa è molto stimolante ed emblematico: egli non era tonto ma estremamente intelligente, il praticante e studioso più istruito e avanzato dei suoi tempi e aveva già compiuto tutti questi ritiri tantrici. Ma non era soddisfatto della sua comprensione del vuoto e certamente non era soddisfatto di quella degli altri. Fu Manjushri, la personificazione della saggezza e dell'intelligenza, a dirgli che per ottenere una corretta comprensione non concettuale, aveva bisogno di fare pratiche ngondro intense per creare più forza positiva e liberarsi dal potenziale negativo. Questo è il modo per svolgerli nel corso degli studi e della pratica per aumentarne l'efficacia.

Ho in qualche modo seguito il modello di Tsongkhapa in modo modificato. Mentre vivevo in India scrivendo o traducendo qualcosa, a volte sperimentavo un blocco in cui il mio lavoro non andava da nessuna parte. In tali momenti, accettavo gli inviti che ricevevo per visitare diversi paesi e tenere conferenze di Dharma nei centri buddhisti e nelle università. Ho chiamato questi tour "ritiri di bodhicitta", dato che andavo in giro per insegnare, condividere e cercare di aiutare le persone, e quindi creare più forza positiva. Quando tornavo in India, la mia mente era molto più fresca, e di solito riuscivo a superare qualunque cosa mi stesse bloccando prima.

Ora, anche quando scrivo o traduco e non riesco a ottenere l'espressione corretta o non riesco a trovare il modo di dire qualcosa in modo semplice e chiaro, mi fermo e ripeto per un po’ i mantra di Manjushri e di Sarasvati, con visualizzazioni speciali: sempre, la mia mente diventa più chiara e sono in grado di trovare una soluzione.

Pratiche comuni e non comuni del ngondro

Ci sono due stadi della pratica del ngondro. Nella tradizione Nyingma sono chiamati "ngondro esterno" e "ngondro interno", mentre altre tradizioni tibetane parlano di "ngondro comune" e "ngondro non comune". "Comune" significa condiviso da sutra e tantra, mentre "non comune" significa preparazione specifica per la pratica del tantra. Forse è più chiaro tradurre questi termini con pratiche del ngondro "condivise" e "non condivise". Tuttavia, indipendentemente da come vengono chiamate, molte delle pratiche interne e non condivise, come il rifugio e il bodhicitta, sono comuni sia a sutra che a tantra.

Quelle condivise sono fondamentalmente quelle che vengono chiamate stadi del sentiero graduale negli insegnamenti della tradizione Gelug; in quella Kagyu ci sono "i quattro pensieri per rivolgere la mente al Dharma", che corrispondono alle pratiche ngondro esterne di quella Nyingma. La tradizione Sakya presenta "la separazione dai quattro attaccamenti". Esistono molti modi diversi di strutturare lo stesso materiale del sutra nelle diverse tradizioni tibetane, non importa quali utilizzi, alcune possono fornire più dettagli di altre su alcuni punti, ma sostanzialmente sono tutti uguali.

Per quanto riguarda quelle non condivise, se ne possono eseguire molte ripetendo ogni pratica 100.000, 108.000 o 130.000 volte. Il ngondro Kagyu tradizionale prevede prostrazioni, mantra di 100 sillabe di Vajrasattva, offerte del mandala e guru yoga. Ogni tradizione Nyingma di terma, testi-tesoro, ha il suo insieme di pratiche del ngondro. Tuttavia gli insegnanti possono modificare i ngondro tradizionali e assegnare pratiche individuali per studenti specifici. Nel mio caso, Sua Santità il Dalai Lama mi ha detto di ripetere 600.000 mantra di Avalokiteshvara e 600.000 mantra di Manjushri all'inizio dei miei studi sul Dharma. Più tardi, di mia iniziativa, ho fatto 100.000 mantra Vajrasattva e, prima di fare il mio primo lungo ritiro tantrico, Serkong Rinpoce mi ha fatto fare 100.000 ripetizioni della strofa del guru yoga di Tsongkhapa. Ognuna di queste pratiche, ovviamente, implica non solo la visualizzazione ma anche la generazione di specifici stati mentali che le accompagnano.

Personalmente, penso che alla fine non faccia alcuna differenza che tipo di pratiche preliminari fai. Quelle specifiche creano un legame stretto con un lignaggio specifico, e questo è utile e necessario. Tuttavia, tutti i lignaggi conducono allo stesso obiettivo, l'illuminazione, quindi alla fine sono tutti uguali. Non si può dire che uno sia migliore di un altro: la loro efficacia dipende solo dalla motivazione, dallo stato d'animo che le accompagna e dal livello di concentrazione.

Inoltre, indipendentemente dalla tradizione tibetana seguita, ogni pratica di sadhana tantrica completa contiene una sezione preparatoria con prostrazioni, offerta del mandala, Vajrasattva e guru yoga. Ciò indica chiaramente che abbiamo bisogno di queste pratiche ngondro principali lungo tutto il sentiero.

Le nove pratiche non comuni del ngondro nella tradizione Gelug

Nella tradizione Gelug ci sono nove pratiche ngondro non comuni tradizionali, ognuna delle quali si ripete 100.000 volte. Sebbene ce ne siano nove, ciò non significa che si debbano fare tutte e nove. Il tuo maestro può suggerirti di farne solo alcune o fare qualcos'altro. Le nove sono fatte nel contesto della preghiera "Le cento divinità di Tushita" (Ganden Lhagyama).

(1) Prostrazioni: eseguite mentre si prende rifugio e si recitano i nomi dei 35 Buddha della confessione e degli 8 Buddha della medicina. Serkong Rinpoce disse di recitare tutti i nomi in una volta, senza bisogno di fare una prostrazione per ciascun nome; mentre reciti i nomi ti prostri. Altrimenti ti puoi confondere e bloccare cercando di coordinare le prostrazioni e i nomi. In alcune altre tradizioni, mentre fai la prostrazione reciti la preghiera in sette rami. In effetti, ci sono molte diverse varianti di ciò che puoi recitare mentre fai la prostrazione. In definitiva, non penso che faccia alcuna differenza. Fai semplicemente quello che è il lignaggio particolare della pratica del ngondro che stai seguendo.

(2 & 3) Offerta del mandala insieme a rifugio e bodhicitta – questa seconda e terza pratica sono svolte insieme nella tradizione Gelug. Si offre il mandala recitando non solo la strofa di offerta del mandala tradizionale, ma aggiungendo ogni volta anche la formula di rifugio e bodhicitta. In alcuni altri lignaggi, queste due pratiche sono fatte separatamente.

(4) Offerte d'acqua: si riempiono e offrono 100.000 ciotole con acqua pura e pulita.

(5) Guru yoga – nella tradizione Gelug si recita la preghiera "migtsema" (dmigs-brtse-ma) che Tsongkhapa scrisse dedicandola al suo maestro Sakya Rendawa, che a sua volta la dedicò a Tsongkhapa. Non credo che in definitiva faccia alcuna differenza recitare la versione di cinque versi o quella di nove; ancora, si fa tutto ciò che il tuo maestro raccomanda.

Ci sono così tanti diversi guru yoga con così tante figure diverse. Se lo fai con Guru Rinpoce o Karma Pakshi (il secondo Karmapa) o con Gampopa, Milarepa, Marpa o Virupa, di nuovo non penso faccia alcuna differenza. Ti connette con il lignaggio particolare di quella figura, ma a livello ultimo sono tutti Buddha. Il punto è quello di unire o connettere corpo, parola e mente con quelli di un Buddha come rappresentato dal guru del lignaggio, ma ovviamente mantieni ancora la tua individualità.

Se hai intenzione di fare una pratica di guru yoga in cui visualizzi o immagini il guru nella forma di un maestro di lignaggio, è utile sapere qualcosa sulla storia della vita di quel maestro e trovarlo davvero stimolante. Deve essere stimolante. Se non ti ispira, non sarà molto efficace per te.

(6) Mantra di 100 sillabe di Vajrasattva – ci sono varie forme di Vajrasattva – come singola figura o con consorte. Con il mantra stesso, c'è la versione classica basata su Guhyasamaja, ma ci sono anche versioni Yamantaka, di Heruka e di Padma. In ciascuna di queste varianti si sostituiscono alcune parole o alcuni versi sono invertiti nel loro ordine. In definitiva, non fa alcuna differenza quale versione reciti: qualunque sia quella raccomandata dal tuo maestro e praticata nel tuo lignaggio va bene. Sono tutte efficaci; nel Buddhismo ci sono molte varianti di quasi tutto.

(7) Mantra di Samayavajra – Samayavajra (Dam-tshig rdo-rje) è una forma di Amoghasiddhi proveniente dal tantra di Guhyasamaja. Ripetere il suo mantra purifica qualsiasi rottura che potresti avere nel legame stretto (dam-tsigsamaya) con il tuo maestro.

(8) Tavolette votive tsa-tsa – gli tsa-tsa sono piccole statue in rilievo di argilla di varie figure di Buddha create con uno stampo. In Tibet c'erano molti spazi aperti dove poter costruire piccoli santuari per conservarne 100.000, ma in occidente questo è più difficile. Credo che sia stato Lama Zopa ad aver avuto l'idea di utilizzare molti vassoi per cubetti di ghiaccio con uno stampo. Fai gli tsa-tsa con l’acqua e li congeli, poi li fai sciogliere e riempi di nuovo gli stampi. Fare tsa-tsa pone le cause per realizzare il corpo fisico di un Buddha.

(9) Offerte brucianti di Vajradaka – a volte si conosce questa figura con il nome tibetano, Zache-kadro (Za-byed mkha'-'gro). È una pratica, simile a quella di Vajrasattva, per bruciare i potenziali negativi e lo si fa recitando un mantra mentre si offrono semi di sesamo in un fuoco con carboni ardenti. È un processo molto più grafico, fisico per immaginare la purificazione.

Modi di praticare le pratiche ngondro

Quindi come fai queste pratiche di ngondro? In alcune tradizioni, specialmente quelle in cui fai un ngondro all’inizio della tua pratica di Dharma, tu fai tutti questi preliminari consecutivamente. È la stessa cosa se pensi di fare un ritiro di tre anni. In alcune tradizioni, la prima porzione del ritiro di tre anni consiste nel fare il ngondro ancora una volta.

Alcune persone possono fare queste pratiche tutto il giorno. Ad esempio a Bodh Gaya o a Boudhanath vedi tibetani che fanno 100.000 prostrazioni, facendone 3.000 al giorno. Per la maggior parte di noi questo sarebbe quasi impossibile. Ma puoi anche farne un po’ ogni giorno – in quattro sessioni al giorno, oppure solo una sessione al mattino e una alla sera, oppure solo una volta al giorno. A prescindere da come le fai, è molto importante fare soltanto tre recitazioni per la prima sessione del primo giorno e niente di più. Questo numero allora diventa la quantità minima che avrai bisogno di fare ogni giorno. Quindi se sei ammalato oppure sei in viaggio eccetera, le rendi pratiche. Questa è la stessa istruzione per fare un ritiro di una divinità – fai soltanto tre recitazioni del mantra la prima volta. Serkong Rinpoce sottolineò molto questo, perché le persone si ammalano, ed è difficile. Non vuoi interrompere la continuità. Se la interrompi, devi cominciare daccapo. E se lo fai nel modo appropriato, allora devi fare la tua pratica nello stesso posto, nella stessa sedia, ogni giorno.

A volte ci sono eccezioni. La mia esperienza: stavo facendo un ritiro a Dharamsala e mi fu chiesto di andare a Manali per tradurre una certa iniziazione e degli insegnamenti che Sua Santità il Dalai Lama stava dando. Ero titubante, non volevo interrompere il mio ritiro per andarci, ma Serkong Rinpoce mi rimproverò dicendo: “Ovviamente ci vai. Non pensarci nemmeno. Fai semplicemente la quantità minima ogni giorno e poi torna e continua”. Questo è un’eccezione e va bene. E 100.000 non è molto, se ci riflettete. Come Vajrasattva – il modo in cui lo feci fu di compiere 300 ripetizioni del mantra ogni giorno per un anno, e così arrivai a centomila. Non è una cosa terribilmente difficile da fare se fai 300 di qualunque cosa in un giorno.

Come evitare di diventare meccanici

Il principale fattore che impedirà che queste pratiche di ngondro diventino meccaniche è avere la giusta motivazione per farle: rifugio e bodhichitta. Inoltre, dobbiamo sapere quando fare una breve pausa e non spingere troppo durante la sessione. Più forte è la nostra comprensione di ciò che stiamo facendo, del perché lo stiamo facendo e più forte le riaffermiamo prima di iniziare una sessione, meno problemi avremo nello svolgimento. Quindi non sarà: "Lo sto facendo perché il mio maestro mi ha detto di farlo e voglio essere bravo e compiacerlo" o "Voglio terminare questa parte sgradevole", come se fossa una tassa sgradevole che dobbiamo pagare per arrivare alle cose buone, il tantra, che ne conseguiranno.

Pratica di gruppo

Un ultimo punto. Ci sono alcune persone che praticano il ngondro in ritiri di gruppo. Questo non è un metodo tradizionale, ma sviluppato in particolare per gli occidentali. Potrebbero esserci altre persone presso lo stupa di Bodhgaya che eseguono 100.000 prostrazioni, ma non è come se fossero in un gruppo con un capo che dice "Ora inizia" e lo fanno tutti insieme. Tutti fanno le prostrazioni individualmente, alla propria velocità.

Il vantaggio principale di un ritiro o di un'attività di gruppo – che si tratti di ngondro, pratica della divinità o meditazione del lam rim – è che ti dà la disciplina. Se non ci fosse il gruppo a farlo e la pressione, non lo faresti. È come andare in una palestra ed esercitarsi con un allenatore. Fai gli esercizi rigorosamente per un'ora perché è una lezione o lavori individualmente con il trainer e questa è la circostanza. Non lo faresti mai da solo, di solito. Quindi, in questo modo, ottieni questo vantaggio dal farlo in gruppo. Anche le persone che fanno un allenamento da sole con i pesi e le macchine, non lo farebbero a casa. Devono andare in un luogo specifico e in un'atmosfera specifica dove lo fanno anche altre persone, e quindi hanno la disciplina per farlo. Se è utile va bene.

Lo svantaggio di queste pratiche di gruppo è che non vai alla tua velocità: il gruppo può andare troppo velocemente o troppo lentamente per te, e questo potrebbe farti arrabbiare molto. Per alcune persone è molto meglio decidere la propria velocità. In questo modo si sentono a proprio agio con quello che stanno facendo. Se hai intenzione di fare un ritiro di gruppo, fai attenzione a evitare quella frustrazione e ostilità che si presentano se la velocità del gruppo è diversa dalla tua.

Conclusione

Questa è una piccola introduzione alla pratica del ngondro – pratiche che facciamo per prepararci al passo successivo.

È utile considerare l'intero sentiero spirituale come una grande avventura. Ovviamente sarà dura – è faticoso seguire una carovana e percorrere il Tibet da una parte all'altra – ma è un'avventura, un'avventura che vale la pena di fare. Ci saranno molte sfide ma, se ci prepariamo con queste pratiche del ngondro e ci rivitalizziamo di volta in volta lungo la strada, alla fine raggiungeremo i nostri obiettivi.

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