Rapporto sul Congresso sui lignaggi di ordinazione delle bhikṣuṇīIntroduzione
Sia il buddhismo che il cristianesimo hanno ordini di monaci e monache. Pertanto, non c'è nulla di culturalmente estraneo nel fatto che i buddhisti occidentali portino avanti una tradizione monastica. Una questione cruciale, tuttavia, è quale forma dovrebbe assumere la vita monastica occidentale? È più vantaggioso seguire i modelli asiatici senza apportare modifiche, o dovremmo adattarli alle nostre preferenze culturali magari prendendo in prestito elementi dai modelli cristiani?
Se optiamo per la prima soluzione, dovremmo preservare individualmente i tre lignaggi monastici buddhisti o tentare una fusione? La moderna tradizione indonesiana del buddhayana, ad esempio, ordina i suoi monaci secondo il lignaggio theravada birmano. Tuttavia, poiché quest'ordine indonesiano pratica rituali provenienti da diverse tradizioni buddhiste, i suoi monaci indossano abiti birmani per le cerimonie theravada, abiti cinesi per quelle mahayana generali e abiti tibetani per i rituali tantrici. È questo un buon modello per l'Occidente, dove sono disponibili tutte le forme di buddismo asiatico? Dovrebbe esistere un'unica comunità monastica occidentale che officia rituali per tutti, o dovrebbe essere diversificata? Dovrebbe essere creato un nuovo lignaggio di ordinazione con un insieme aggiornato di voti specificamente pensati per gli occidentali, o dovremmo continuare a trasmettere i lignaggi tradizionali?
Per rispondere a queste domande, potrebbe essere utile esaminare la storia della comunità monastica buddhista in Asia.
Trovare modelli appropriati
Molti discepoli maschi di Shakyamuni Buddha decisero di seguire la tradizione indiana shramanera del celibato e di formare una comunità religiosa mendicante itinerante. Inizialmente non esistevano voti specifici. Buddha li promulgò, uno alla volta, in occasioni particolari, quando il comportamento di un monaco causava difficoltà all'interno della comunità o incomprensioni tra i seguaci laici. Prese in prestito alcuni di questi voti dai giainisti. Buddha adottò anche l'usanza giainista di far riunire periodicamente la sua comunità per confessare eventuali infrazioni a questi voti.
La costruzione di dimore monastiche fisse iniziò poco dopo che Buddha istituì il ritiro durante la stagione delle piogge, periodo in cui i monaci rimanevano in un unico luogo per ridurre al minimo i danni ai campi o agli insetti. Il modello per questo ritiro fu ancora una volta quello dei giainisti, che enfatizzano fortemente il principio di ahimsa, ovvero l'astensione da ogni danno.
Inizialmente, Buddha non acconsentì ad ammettere le donne nel suo ordine. Temeva che la società dell'India settentrionale del suo tempo avrebbe frainteso e sospettato una condotta morale dissoluta tra monaci e monache. Tuttavia, pochi anni prima della sua morte, Buddha diede il suo consenso. Formulò però dei voti aggiuntivi per le sue monache al fine di minimizzare le critiche pubbliche.
Fin dalle sue origini, quindi, il sistema monastico buddhista fu concepito per integrarsi il più possibile nelle norme della società. Adottando alcune usanze giainiste locali e mostrandosi sensibile alla situazione dei rapporti di genere dell'epoca, Buddha diede inizio a una tradizione monastica che non solo sarebbe stata accettabile per la società, ma anche degna di rispetto e destinata a durare nel tempo.
Possiamo anche seguire l'esempio del Buddha. I tre voti principali dei monaci cattolici sono povertà, castità e obbedienza. Gli occidentali, quindi, si aspettano che monaci e monache conducano una vita modesta. I monaci buddhisti hanno diversi voti, tra cui quello di non maneggiare denaro e di limitare la qualità e il numero delle loro vesti e di alcuni beni specifici. Non hanno, tuttavia, un voto generale di povertà. Sebbene la maggior parte viva modestamente, alcuni non lo fanno, come accade anche per le loro controparti cattoliche.
Così come Buddha promulgò ulteriori voti per evitare situazioni di tensione man mano che si presentavano, allo stesso modo possiamo aggiungere convenzioni informali che i nostri monaci possano seguire per evitare di mancare di rispetto alla comunità laica. Sebbene non sia necessario creare un nuovo voto, sarebbe utile per l'ordine monastico buddhista in Occidente condurre, per quanto possibile, una vita di modestia e povertà, come facevano i primi monaci buddhisti in India. Che siano occidentali o asiatici, monaci e monache buddhisti che indossano orologi costosi e guidano auto di lusso danno al mondo occidentale una strana impressione di rinuncia.
Inoltre, la moderna comunità monastica occidentale deve essere in sintonia con gli attuali standard delle relazioni sociali. Non è più accettabile che vi sia disuguaglianza tra uomini e donne, né che gli occidentali continuino a perpetuare la tradizionale gerarchia buddhista asiatica che vede monaci superiori alle monache. Avalokiteshvara, l'incarnazione della compassione, era rappresentato come un uomo in India e Tibet. Nell'Asia centrale del X secolo, tuttavia, questo bodhisattva assunse una forma femminile, che fu poi accettata in tutta l'Asia orientale. Allo stesso modo, non solo è possibile, ma potrebbe anche essere molto utile e vantaggioso che alcune posizioni tradizionalmente maschili nella gerarchia buddhista siano oggi ricoperte da donne.
Gerarchie sociali all'interno della comunità monastica
Fino all'inizio del XIX secolo, in Sri Lanka solo i membri dell'aristocrazia o delle classi superiori potevano prendere i voti monastici. Con il rinnovamento in quel periodo del lignaggio di ordinazione proveniente dal Myanmar, tuttavia, anche i membri della ricca classe media dello Sri Lanka furono ammessi nel neonato ordine Amarapura. I membri delle classi inferiori dello Sri Lanka poterono diventare monaci solo alla fine del XIX secolo, con la fondazione dell'ordine riformista di Ramanna, dedito alla stretta osservanza della disciplina monastica e al ritorno alla povertà. Nonostante il rifiuto del Buddha di creare distinzioni all'interno della sua comunità monastica sul modello del sistema delle caste indiano del suo tempo, alcuni paesi buddhisti sono stati lenti nell'attuare questa politica.
Oggi, in linea con i valori moderni, le gerarchie monastiche occidentali e tradizionali asiatiche sono aperte a persone di ogni estrazione economica, sociale, razziale ed etnica, senza discriminazioni. Dobbiamo tuttavia fare attenzione a non permettere la creazione di una classe privilegiata all'interno dei monasteri. Il Buddha istituì un sistema di gerarchia monastica basato sull'anzianità di ordinazione, non sull'età, la ricchezza, l'estrazione sociale o l'erudizione. Se gli occidentali ignorassero questa consuetudine e si ispirassero invece al sistema tibeto-mongolo che concede privilegi speciali a un'aristocrazia monastica di lama incarnati, il loro atteggiamento non egualitario, quasi feudale, danneggerebbe la reputazione del buddismo in Occidente. Ciò è particolarmente importante ora che una dozzina di lama incarnati sono stati riconosciuti all'interno della comunità buddhista occidentale.
Buddha intendeva che tutti i monaci e le monache, non solo i rinpoce, fossero oggetto di rispetto in quanto rappresentanti del sangha. È importante, quindi, avere chiare le nostre priorità. Sua Santità il XIV Dalai Lama afferma sempre di considerarsi un semplice monaco buddhista che, per via del karma, porta con sé alcune responsabilità speciali. Non dice mai di considerarsi un lama incarnato. Questo dimostra ciò che Sua Santità considera più importante.
Un sistema di classificazione basato sull'anzianità potrebbe rivelarsi un criterio utile per promuovere una maggiore uguaglianza anche all'interno della comunità laica buddhista. Sia gli amministratori che gli insegnanti occidentali e asiatici spesso ignorano i praticanti di lunga data, seri ma economicamente svantaggiati, a favore di nuovi mecenati facoltosi. Questo non solo allontana gli studenti più anziani e meno abbienti, ma dà anche alla società l'impressione che le istituzioni buddhiste siano gestite secondo valori mondani, piuttosto che spirituali. Dobbiamo guardarci da una mal riposta fedeltà al culto occidentale della giovinezza, della fama e del denaro.
Controllo di qualità dei monasteri
Nel corso della storia del buddhismo, si è sempre presentato il problema di monaci e monache che non soddisfacevano i requisiti e che causavano problemi o imbarazzo alla comunità monastica. Per evitare ciò vennero stabiliti alcuni criteri, come ad esempio l'obbligo per i minori di ottenere il consenso dei genitori prima di indossare l'abito monastico. Nel vinaya, ad esempio, il Buddha proibì agli ermafroditi di entrare nella sua comunità monastica, poiché si sarebbe posto il problema di ordinarli monaci o monache. Talvolta, le usanze locali imponevano requisiti specifici per l'ingresso nella comunità, come nel caso dei bambini in Tibet, che dovevano essere fisicamente, mentalmente ed emotivamente maturi a sufficienza da riuscire a scacciare un corvo.
Occasionalmente i re, agendo come protettori del dharma, emanavano regolamenti. Ad esempio, il codice legale Tangut dell'XI secolo, in Asia centrale, proibiva ai funzionari statali, ai servitori e alle truppe di riserva di diventare monaci, per evitare che gli uomini indossassero l'abito monastico semplicemente per sottrarsi ai propri doveri. Escludeva anche gli anziani e i deboli, poiché non sarebbero stati in grado di mantenere la disciplina monastica. Solo le vedove o le donne nubili potevano prendere i voti. Le donne che si rifugiavano in convento per sfuggire a matrimoni infelici rischiavano di incorrere in problemi se i mariti scontenti cercavano di riportarle indietro con la forza. Era di gran lunga preferibile per loro essere legalmente nubili e spiritualmente motivate.
A metà del X secolo, i re coreani istituirono esami di stato sulle scritture buddhiste per i futuri monaci, e i sovrani Jurchen proto-manciù della Cina settentrionale, nel XII secolo, che avevano mutuato molti aspetti del loro buddismo dalla Corea, seguirono il loro esempio. Entrambi si ispirarono al sistema di pubblica amministrazione cinese, in cui i candidati venivano selezionati in base a esami sui classici confuciani.
Potremmo pensare che oggigiorno esami di questo tipo, magari somministrati da istituzioni buddhiste piuttosto che dallo Stato, potrebbero essere utili per valutare la qualità e l'impegno non solo dei monaci buddhisti occidentali e di quelli tradizionali asiatici, ma anche dei residenti dei centri di dharma e di coloro che intraprendono ritiri di lunga durata. Tuttavia, dobbiamo considerare altri fattori.
Nel XIII secolo, Guyuk Khan, sovrano mongolo della Cina settentrionale e nipote di Gengis Khan, fu fortemente incoraggiato dal consigliere confuciano di suo padre e di suo nonno a seguire l'esempio dell'impero Jurchen che aveva conquistato e a istituire esami sulle scritture buddhiste per tutti i futuri monaci del suo regno. Un monaco buddhista chan alla sua corte lo convinse, tuttavia, a non attuare questo piano. Sostenne che i monaci dovessero coltivare virtù etiche e abilità meditative, non erudizione.
Questo è un punto importante, non solo per la selezione dei potenziali candidati all'ordinazione, alla residenza nei centri e ai ritiri triennali, ma anche per mantenere la qualità di coloro che sono già entrati a far parte della comunità. I monaci, le monache e i laici buddhisti che praticano intensivamente il buddhismo oggigiorno devono certamente conoscere almeno gli insegnamenti fondamentali del dharma, come le quattro nobili verità, il karma e così via, altrimenti rappresenteranno un grande peso e un imbarazzo per qualsiasi istituzione buddhista. Se non li hanno studiati prima di entrare, come può essere stabile il loro impegno verso il buddhismo e la loro motivazione buddhista? E se non hanno approfondito la loro comprensione, cosa hanno fatto da quando sono entrati? Ma non è necessario che ogni serio praticante buddhista abbia una conoscenza approfondita delle scritture. Molto più essenziale è che i buddhisti impegnati mantengano i loro voti di condotta etica e si dedichino ad almeno un certo livello di pratica, che si tratti di meditazione, servizio sociale o recitazione di preghiere e svolgimento di rituali.
Nella maggior parte dei centri di dharma residenziali occidentali si tengono sessioni quotidiane di meditazione e canto di gruppo, ma molti membri non vi partecipano. Tuttavia, la semplice presenza non garantisce un sincero interesse per la pratica. Nei monasteri tibetani e mongoli, ad esempio, monaci e monache devono superare un esame di memorizzazione delle preghiere rituali quotidiane della propria divisione monastica prima di poter partecipare alle funzioni. Ma poiché durante queste sessioni di preghiera di gruppo vengono offerti gratuitamente tè e cibo, la motivazione a memorizzare le preghiere non è sempre legata al proprio sviluppo spirituale.
Pertanto, sebbene il controllo di qualità sia necessario sia per i monaci che per i partecipanti ai ritiri e i laici residenti nei centri di dharma occidentale, dobbiamo tenere conto anche di coloro che non sono intellettuali o che non sono interessati alle attività spirituali di gruppo. I criteri importanti sono l'adesione alle linee guida etiche, l'impegno sincero nella pratica, in qualsiasi modo e a qualsiasi livello si addica a ciascuno e, in aggiunta, una conoscenza di base del dharma. Anche se i fedeli dei monasteri e dei centri superassero gli esami sulle scritture, fossero in grado di recitare a memoria volumi di preghiere e avessero una presenza impeccabile alle sessioni quotidiane di meditazione, la mancanza di questi tre elementi causerebbe il declino del buddhismo.
Formazione per aspiranti monaci e persone in ritiro spirituale
In molte società buddhiste asiatiche tradizionali, come quelle del Tibet e della Mongolia, i futuri monaci e monache entrano nei monasteri perlopiù da bambini. Non ricevono immediatamente voti avanzati, ma di solito solo i cinque precetti laici e il permesso di indossare le vesti. Quando raggiungono l'età per prendere i voti di novizio o i voti monastici completi, hanno alle spalle anni di esperienza e studio su cui basare una decisione consapevole. Anche i loro maestri li conoscono e li hanno preparati per anni, quindi naturalmente avranno scartato coloro che non sarebbero stati in grado di mantenere i voti completi e la disciplina, e coloro che non erano emotivamente in grado di affrontare un lungo periodo di ritiro. Dopotutto, non tutti i membri di un monastero sono studiosi o meditatori, un numero significativo ha sempre raccolto legna e acqua o lavorato nelle cucine.
In Occidente, tuttavia, molte persone che intraprendono l'ordinazione o ritiri triennali sono inadatte o impreparate a farlo. Un'altissima percentuale di monaci occidentali ha abbandonato l'abito monastico, il che non solo ha causato loro numerosi problemi emotivi e sensi di colpa, ma ha anche portato molti buddhisti asiatici tradizionali a non prendere sul serio i monaci occidentali. Non solo diversi partecipanti a ritiri di lunga durata hanno interrotto il percorso prima di completarlo, ma almeno uno si è addirittura suicidato durante il suo svolgimento.
È quindi fondamentale che venga effettuato un controllo più approfondito prima che agli occidentali sia consentito di essere ordinati monaci o di intraprendere ritiri di lunga durata. Sua Santità il XIV Dalai Lama ha osservato che i neofiti del buddhismo che inizialmente aspirano a diventare monaci o monache a tutti gli effetti, o maestri tantrici, si pongono obiettivi troppo elevati e complessi. Essendo irrealistici, finiranno presto per rimanere delusi e rinunciare.
Solo pochi occidentali sono entrati in monastero da bambini, sebbene molti siano cresciuti in centri di dharma dove hanno vissuto i loro genitori. La stragrande maggioranza delle persone non ha avuto questa esperienza. Affinché questi potenziali candidati possano apprendere i fondamenti e conoscere la vita monastica o di ritiro, e affinché gli insegnanti possano valutarne il carattere e le capacità, sarebbe opportuno prevedere un periodo di prova di un anno prima dell'ammissione. Il Buddha, ad esempio, istituì un periodo di prova di due anni prima che alle donne fosse permesso di prendere i voti monastici. Un breve periodo di prova sarebbe utile anche per i futuri residenti di un centro di dharma.
Dopo l'ordinazione, gli occidentali vengono spesso inviati quasi immediatamente ad amministrare o insegnare nei centri di dharma, senza aver ricevuto alcuna formazione specifica per la vita monastica o una spiegazione dettagliata dei loro voti. Di conseguenza, incontrano grandi difficoltà. Per evitare ciò, è fondamentale istituire programmi di formazione per un periodo successivo all'ordinazione, come avviene a Taiwan. Altrimenti, i monaci e le monache occidentali non saranno in grado di mantenere i loro voti se non li avranno studiati e compresi a fondo. Seppur hanno preso l'ordinazione in tutta sincerità, con la piena intenzione di mantenere i loro voti e di seguire una vita spirituale impegnata, senza un sistema di supporto e l'aiuto degli anziani monastici, presto si disilludono e abbandonano l'abito monastico.
In Occidente esistono pochissimi monasteri o conventi buddhisti, e quasi nessuna risorsa finanziaria per sostenere tali istituzioni. Affinché il buddhismo sopravviva in Occidente, è necessaria la presenza di questi centri monastici. Non è sufficiente che vi siano semplicemente delle case per gli occidentali all'interno dei monasteri asiatici tradizionali, come accade per i mongoli e i centroasiatici nei monasteri tibetani. La creazione di tali case sarebbe d'aiuto per quegli occidentali che desiderano ricevere una formazione tipicamente asiatica, ma non tutti trovano che uno stile di vita asiatico sia adatto a loro. Una volta che gli occidentali avranno i propri monasteri e conventi, con la giusta guida potranno sviluppare uno stile di vita monastica che si adatti alla loro cultura e alle loro esigenze.
Sostenere i monaci
Il Buddha istituì la pratica di pratimoksha, un insieme di voti di disciplina del vinaya, che potevano essere presi per tutta la vita o anche solo per un giorno. I voti dei laici, dei novizi e dei monaci ordinati sono a vita, mentre i capifamiglia possono pronunciare otto precetti per un giorno in occasioni speciali. All'inizio del XIV secolo, tuttavia, il re Lithai di Thailandia introdusse l'usanza di accettare i voti di celibato dei monaci solo per un periodo limitato. Questa pratica si diffuse in Myanmar, Cambogia e Laos.
L'adozione di un sistema simile in Occidente potrebbe rivelarsi molto vantaggiosa sotto diversi aspetti, non come sostituzione ma come integrazione alla possibilità di prendere i voti a vita o di un solo giorno. Sua Santità il XIV Dalai Lama ha appoggiato questa proposta affermando che, sebbene il valore dei voti di monaci e monache sia evidente, non tutti possono mantenerli per tutta la vita. Pertanto, per coloro che desiderano ardentemente mantenere i voti ma non possono farlo per tutta la vita, il sistema thailandese di ordinazione a tempo limitato rappresenta un'ottima soluzione. Dovremmo trovare una via di mezzo, né troppo rigida né troppo flessibile.
Questo sistema di presa di voti temporanei può essere vantaggioso non solo a livello personale, ma anche sociale. Ha contribuito all'integrazione della comunità monastica nella vita dei villaggi dei paesi buddhisti del Sud-est asiatico che adottano questa usanza, e ha garantito ai monasteri il sostegno economico e morale della società. Poiché la maggior parte degli uomini ha volontariamente intrapreso la vita monastica, di solito prima del matrimonio, essi comprendono le gioie e le difficoltà della vita monastica. Naturalmente, loro e le loro famiglie nutrono simpatia e lealtà verso i monasteri e li sosterranno sempre.
Se molti membri dei centri di dharma occidentali, non solo uomini ma anche donne, fossero stati monaci o monache per uno o più anni, in seguito sarebbero molto più propensi a sostenere la comunità monastica, sia finanziariamente che moralmente. Avrebbero maggiore empatia e di conseguenza più rispetto per monaci e monache. Le comunità laiche e monastiche risulterebbero molto più integrate.
Inoltre, come ha sottolineato il dottor Robert Thurman, a livello nazionale e globale la società potrebbe diventare più equilibrata se i suoi cittadini avessero l'opportunità di esprimere e realizzare non solo la propria natura marziale, ma anche quella spirituale. Possono farlo arruolandosi nelle forze armate, temporaneamente o a tempo indeterminato. Allo stesso modo, dovrebbero poter realizzare la propria spiritualità entrando in un monastero o in un convento, per un periodo limitato o per tutta la vita.
Senza la possibilità di intraprendere temporaneamente la vita monastica, molte persone, soprattutto nelle società occidentali moderne o di stampo occidentale, sono talmente impegnate e oberate di responsabilità e pressioni da non avere altra alternativa che reprimere la propria spiritualità. Possono dedicare una o due serate a settimana a un centro di dharma e forse qualche minuto al giorno alla meditazione, ma non hanno mai il tempo o lo spazio emotivo per sperimentare la pienezza che deriva dal dedicare tutte le proprie energie alla ricerca spirituale. Sebbene la possibilità di partecipare occasionalmente a un ritiro meditativo rappresenti per molti un utile sfogo, la possibilità di prendere i voti per uno o due anni potrebbe essere ancora più vantaggiosa.
Ordinazione completa delle monache
Oggi molte persone sono interessate a ripristinare la linea di ordinazione completa delle monache nelle tradizioni buddhiste tibetane e del sud-est asiatico. È molto importante farlo affinché il buddhismo possa offrire pari opportunità a uomini e donne. Ciò contribuirebbe a placare le critiche che molte donne muovono al buddhismo, accusandolo di essere sessista. Tuttavia, il ripristino di questa linea di ordinazione presenta diverse difficoltà tecniche. Esaminiamo la storia delle monache nel buddhismo per comprendere la complessità della questione e iniziare a formulare delle soluzioni ai problemi.
Nelle varie comunità monastiche sorte attorno al Buddha, si svilupparono lievi variazioni nei voti di monaci e monache. Diversi suoi discepoli trasmisero queste varianti, dando così inizio alle diverse linee di trasmissione dell'ordinazione. Con la divisione del buddismo pre- mahayana in diciotto divisioni, diverse scuole adottarono e trasmisero differenti linee di ordinazione. Oggi, ne sopravvivono solo tre per i monaci (bhikshu): il theravada nel Sud-est asiatico, il dharmaguptaka nell'area culturale cinese, prevalentemente nell'Asia orientale, e il mulasarvastivada nelle regioni dell'Asia centrale e dell'Himalaya che hanno adottato la civiltà tibetana. Per le monache (bhikshuni) sopravvive una sola linea di trasmissione, ovvero il dharmaguptaka. La stragrande maggioranza dei voti dei monaci in queste tre tradizioni è identica. Lo stesso vale per i voti delle monache. I tre ordini monastici differiscono solo per alcuni voti minori, le vesti e l'adattamento ad alcune usanze locali.
Il Tamil Nadu, lo Sri Lanka e il Myanmar originariamente avevano la tradizione theravada dell'ordinazione completa di monache, ma a causa di guerre e invasioni non è sopravvissuta. Nell'attuale Sri Lanka e Myanmar, ci sono semplicemente donne che praticano la rinuncia con dieci voti, ma non ci sono monache vere e proprie. La Thailandia, la Cambogia e il Laos non hanno mai avuto una tradizione monastica. Lì, le donne che praticano la rinuncia con otto voti.
La linea di ordinazione delle monache a pieno titolo della tradizione mulasarvastivada non è mai stata trasmessa dalla sua terra d'origine nell'India settentrionale al Tibet, ma solo la linea delle novizie. Secondo la tradizione, le condizioni geografiche e climatiche del Tibet impedirono il viaggio del numero di monache indiane completamente ordinate necessarie per costituire il quorum per il conferimento dell'ordinazione. Allo stesso modo, le donne tibetane che avrebbero potuto recarsi in India per l'ordinazione completa non sono sopravvissute. Sebbene la linea di ordinazione delle novizie sia stata trasmessa dal Tibet al Ladakh, al Bhutan e ad altre regioni himalayane, non è stata trasmessa ad alcuna regione mongola o turca dell'Asia centrale e della Russia. Anche in queste regioni, le donne rinuncianti hanno praticato la vita monastica fino a tempi recenti senza i voti di pratimoksha formali. Nel 1993, tuttavia, l'ordinazione delle novizie è stata introdotta nella Mongolia esterna. Solo la linea di ordinazione delle monache a pieno titolo di dharmaguptaka è sopravvissuta, e solo a Taiwan, in Corea del Sud e a Hong Kong.
Alcune novizie occidentali e alcune rifugiate tibetane, entrambe appartenenti alla tradizione mulasarvastivada, hanno preso i voti di monaca secondo il rito dharmaguptaka in questi paesi. Desiderano avere la stessa opportunità degli uomini di prendere i voti di ordinazione completa. Il problema, tuttavia, è quale tradizione monastica in termini di abiti e costumi dovrebbero seguire: quella tibetana o quella cinese? Oppure dovrebbero seguire l'esempio del buddhayana indonesiano, cambiando abito a seconda della comunità presso cui soggiornano?
Le monache tibetane indossano abiti color bordeaux, con gonne e senza maniche. Le monache cinesi si sono adattate alla modestia e al gusto confuciano e indossano un abito grigio, nero o marrone, con pantaloni larghi e maniche lunghe. La comunità tibetana non vede di buon occhio che le sue monache indossino gli abiti di coloro che attualmente occupano militarmente il loro paese. Le monache tibetane continuano a indossare gli abiti tibetani. Solo un numero esiguo di monache occidentali nella stessa situazione ha scelto di indossare abiti cinesi, e questo accade soprattutto quando si trovano al di fuori della comunità di rifugiati tibetani.
Ma un'ordinazione a monache dharmaguptaka può consentire a donne con voti di novizia mulasarvastivada di seguire e mantenere i voti di monache mulasarvastivada? O è opportuno che tali monache continuino a seguire l'abbigliamento e le pratiche della tradizione tibetana pur mantenendo i voti cinesi dharmaguptaka? A quale tipo di cerimonia di confessione monastica quindicinale dovrebbero partecipare, dharmaguptaka o mulasarvastivada? E quali opzioni sono disponibili per le donne che desiderano seguire la tradizione theravada come monache con piena ordinazione? I monaci theravada indossano una veste gialla o arancione monopezzo. Cosa dovrebbero indossare le monache che hanno ricevuto un'ordinazione dharmaguptaka?
Il ripristino della piena discendenza delle monache
La situazione attuale non è soddisfacente. Una soluzione più chiara a questi problemi monastici ruota attorno alla questione di chi possa costituire il quorum di cinque monache pienamente ordinate, necessario insieme a cinque monaci pienamente ordinati per conferire l'ordinazione alle monache. Se tutte e dieci appartengono alla stessa tradizione, allora è chiaro che l'ordinazione appartiene a quella tradizione. I voti non specificano il colore delle vesti né la pratica meditativa da seguire. Questi aspetti sono dettati dalla consuetudine e dalle preferenze personali. L'unico punto tecnico problematico è la cerimonia bimestrale di confessione monastica, che tecnicamente dovrebbe essere quella del lignaggio di ordinazione.
In passato, per ben due volte, la comunità monastica buddhista ha ripristinato i propri lignaggi di ordinazione quando questi erano minacciati di estinzione a causa della mancanza di monaci o monache completamente ordinate sufficienti a costituire il quorum necessario per conferire l'ordinazione. Ciò accadde all'inizio del V secolo in Cina, quando alcune monache theravada dello Sri Lanka furono invitate nella Cina meridionale per completare il quorum per l'ordinazione delle monache completamente ordinate secondo il rito dharmaguptaka. Poiché la maggior parte dei partecipanti alla cerimonia e al quorum era composta da monache dharmaguptaka, le nuove monache ricevettero i voti dharmaguptaka.
Un altro esempio è la linea di successione per l'ordinazione dei monaci tibetani. Nel Tibet del X secolo, erano rimasti solo tre monaci che avevano pronunciato i voti secondo il sistema mulasarvastivada. Due monaci cinesi dharmaguptaka, nel Tibet nord-orientale, completarono il quorum necessario per la trasmissione dell'ordinazione. Anche in questo caso, poiché la maggior parte dei monaci che ordinavano e la cerimonia erano mulasarvastivadin, i nuovi monaci ricevettero i voti secondo il sistema mulasarvastivada.
Oggi si discute molto sull'utilizzo di questa tecnica, che prevede di riempire il quorum di ordinazione con monache completamente ordinate provenienti dal lignaggio dharmaguptaka, al fine di far rivivere i lignaggi delle monache completamente ordinate mulasarvastivada e theravada. Tuttavia, come ha affermato Sua Santità il XIV Dalai Lama, è meglio che siano i theravada a fare il primo passo in questa direzione poiché se lo facessero i tibetani, persone prevenute e ignoranti potrebbero accusarli di degenerare il dharma a causa del tantra e del desiderio dei monaci di avere compagne.
Se le monache dharmaguptaka completamente ordinate contribuissero a ripristinare il lignaggio di ordinazione, potrebbero essere necessari alcuni cambiamenti nelle procedure e nelle regole, poiché nel quorum ci sarebbe un numero uguale di monaci dharmaguptaka e non dharmaguptaka. Ci sono già due precedenti storici di modifiche alle procedure di ordinazione. Nell'esempio sopra citato, relativo al ripristino dell'ordinazione dei monaci completamente ordinati in Tibet, solo un nuovo monaco fu ordinato dal quorum misto mulasarvastivada/dharmaguptaka. Ben presto altri dieci candidati si presentarono chiedendo l'ordinazione. I tre monaci più anziani si accordarono in consiglio, a causa delle circostanze straordinarie, per consentire che il quorum di ordinazione fosse ridotto a quattro monaci. I tibetani hanno seguito questa consuetudine da allora. Inoltre, i tre erano molto anziani, e c'era il rischio che, se avessero aspettato i dieci anni previsti affinché il nuovo monaco più giovane raggiungesse il livello di anzianità necessario per qualificarsi per il quorum di ordinazione, alcuni, se non tutti, sarebbero deceduti. Permisero quindi al monaco più giovane di unirsi al quorum.
I cinesi hanno anche modificato le procedure di ordinazione nella linea dharmaguptaka, cosicché oggigiorno l'ordinazione completa delle monache viene talvolta conferita da un quorum di soli cinque monaci pienamente ordinati, senza la presenza di alcuna monaca. Spesso, tuttavia, viene ancora conferita secondo la tradizione, con un quorum di dieci.
Pertanto, un consiglio di anziani monastici dovrà decidere come far rivivere i lignaggi di ordinazione theravada e mulasarvastivada e se sia necessaria qualche modifica alla procedura di ordinazione. Saranno necessarie grande saggezza e lungimiranza.
[Vedi: Rapporto sul Congresso sui lignaggi di ordinazione delle bhikṣuṇī]