Bodhicitta
Esistono due stadi della bodhicitta: la bodhicitta d’aspirazione e la bodhicitta d’impegno. Con la prima desideriamo recare beneficio agli altri e aspiriamo a raggiungere l'illuminazione per poterlo fare. La bodhicitta d’impegno non consiste semplicemente nel voler raggiungere l'illuminazione per il bene di tutti, ma nel dedicarsi alla pratica delle sei perfezioni o atteggiamenti di ampia portata al fine di raggiungere effettivamente l'illuminazione.
Ad esempio, il desiderio di andare in India è di per sé simile alla bodhicitta d’aspirazione. Tuttavia, quando ci impegniamo concretamente nel processo di acquisto del biglietto, del visto e nell'organizzazione di voli, treni e cose del genere, questo è simile alla bodhicitta d’impegno. Essere coinvolti non significa solo desiderare di raggiungere l'illuminazione per il beneficio di tutti; per raggiungere l'illuminazione bisogna praticare la generosità, mantenere una rigorosa autodisciplina etica, praticare la pazienza e la tolleranza, lavorare con entusiasmo positivo, meditare per raggiungere la concentrazione mentale e per ottenere una consapevolezza discriminante.
Una volta che abbiamo la bodhicitta d’impegno, ci sono delle azioni errate che non sono in armonia con il modo di praticare le sei perfezioni o atteggiamenti di ampia portata. È in questo momento che vogliamo astenerci dalle azioni errate non in armonia con le sei perfezioni. È in questo momento che abbiamo un cuore come questo e prendiamo i voti.
Non è possibile raggiungere l'illuminazione attraverso la pratica tantrica senza aver abbracciato la bodhicitta e i voti del bodhisattva che la accompagnano. Se si possiede solo la bodhicitta d’aspirazione all'illuminazione per il bene degli altri, non è necessario prendere i voti del bodhisattva. Questo non implica tale pratica. Serve semplicemente a sviluppare l'obiettivo della bodhicitta.
Esistono delle distinzioni all'interno dello stato della bodhicitta d’aspirazione. C'è la semplice bodhicitta d’aspirazione e c'è anche lo stato di bodhicitta d’aspirazione con voti. La bodhicitta d’aspirazione con voti non consiste solo nel desiderare di raggiungere l'illuminazione per il beneficio degli altri, ma anche nell'impegnarsi a non smettere mai di lavorare per raggiungere l'illuminazione. Se ci troviamo nello stato di bodhicitta d’aspirazione con voti non prendiamo ancora i voti del bodhisattva, ma intraprendiamo comunque i cinque tipi di addestramento. Analizziamone due.
Il primo di questi è quello di dedicare nuovamente il nostro cuore alla bodhicitta tre volte al mattino e tre volte alla sera per raggiungere l'illuminazione e aiutare gli altri. Durante questo processo possiamo semplicemente pensare: "Possa io raggiungere l'illuminazione per essere di beneficio a tutti", tre volte al mattino e tre volte alla sera.
Dedicare il nostro cuore – in generale, il nostro cuore e la nostra mente – non è qualcosa che dobbiamo generare per farlo. Sappiamo di avere un cuore. Ciò che generiamo realmente è dedicare il cuore. Si chiama bodhicitta, un cuore dedicato all'illuminazione e al beneficio degli altri perché abbiamo questo cuore e questo obiettivo. Ecco perché può essere chiamato un cuore dedicato alla bodhicitta. Il punto è dedicarlo.
I benefici della bodhicitta
I benefici descritti derivanti dall'avere un cuore di bodhicitta dedicato al bene degli altri e all'illuminazione sono tali che, anche se avessimo il mondo intero e l'universo pieno di diamanti e li offrissimo a tutti i Buddha, il beneficio di dedicare il nostro cuore agli altri e all'illuminazione sarebbe di gran lunga superiore a tutto ciò. Se ci fosse qualcuno che volesse cavare gli occhi a tutti nell'universo e qualcun altro che glielo impedisse, il beneficio di una bodhicitta per l'illuminazione e per gli altri sarebbe maggiore di quello di impedire che vengano cavati gli occhi a tutti nell'universo.
Se consideriamo le buone qualità degli shravaka e dei pratyekabuddha che hanno raggiunto la liberazione, questi arhat che hanno reciso tutte le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti, e le confrontiamo con le buone qualità di un bodhisattva che ha appena sviluppato la bodhicitta senza sforzo ed è sul sentiero dell'accumulazione, le buone qualità di tale bodhisattva eclissano le qualità dell'arhat.
Anche se possediamo un grande potenziale negativo, gran parte di esso viene purificato dalla bodhicitta. Con tale bodhicitta rapidamente raggiungeremo lo stato di Buddha e saremo in grado di realizzare i nostri desideri. Se godiamo di questi benefici della bodhicitta, raggiungeremo sicuramente l'illuminazione.
Fare offerte ai tre gioielli
Il secondo allenamento consiste nell'offrire tre volte al mattino e tre volte alla sera ai tre gioielli. In questo modo, rafforziamo il nostro potenziale positivo. Anche solo un bicchiere pieno d'acqua pulita, offerto ai tre gioielli, è un gesto molto positivo. Offrire acqua non è qualcosa di cui essere avari o parsimoniosi. È bene fare uso delle offerte d'acqua. Allo stesso modo, mangiamo tre volte al giorno, quindi dovremmo offrire la prima porzione ai tre gioielli. Non dimentichiamo mai di mangiare tre volte al giorno, quindi se offriamo quando mangiamo, non dimenticheremo mai di fare offerte ai tre gioielli.
[Per ulteriori dettagli, vedere: Azioni per l'addestramento provenienti dalla promessa del bodhicitta]
Consigli per sviluppare una mentalità positiva
Prepararsi alla felicità futura
Tutti gli esseri viventi sono uguali nel loro desiderio di essere felici e di evitare il dolore. Se consideriamo questo punto di vista, ci sono molte cose che non vorremmo mai sperimentare, come calamità, epidemie, carestie, ecc. Talvolta queste carestie sono causate da condizioni atmosferiche anomale che impediscono la crescita dei raccolti; anche guerre e conflitti nel mondo sono fonte di estrema sofferenza. Per eliminare tutti questi problemi per l'umanità, è importante sviluppare una mentalità positiva, pervasa dalla speranza di un mondo migliore.
Se consideriamo la nostra esperienza come individui, sperimentiamo diversi tipi di dolore, sia fisico che mentale. In ogni istante della nostra esistenza, desideriamo evitare il dolore e godere anche della più piccola felicità, aspirando a una felicità duratura e stabile. Se qualcuno ci aiuta e si comporta bene con noi, proviamo gioia; se agissimo verso gli altri con un animo buono, aiutandoli e dando loro ciò di cui hanno bisogno, anche loro proverebbero felicità. Questo atteggiamento positivo, la mente che desidera giovare a ogni essere senziente, è l'essenza del Buddhismo.
Sebbene esistano metodi per raggiungere una felicità duratura, trascorriamo la maggior parte della nostra esistenza a cercare beni materiali come vestiti, ecc. Molti di noi hanno una visione materialistica e forse perseguono questi obiettivi con metodi come rubare, uccidere e così via. Ognuno di noi aspira alla felicità, ma la maggior parte delle persone non conosce il modo per raggiungerla, mentre altre riescono a sopravvivere o ad arricchirsi senza compiere azioni negative; alcune hanno una buona motivazione e altre no. Queste due diverse condizioni dipendono dalle abitudini e dalle scelte che abbiamo fatto nelle vite precedenti. Se non abbiamo fatto nulla di significativo e positivo nelle vite precedenti, è difficile ottenere qualcosa di buono oggi.
Le vite passate e future esistono davvero. Nessuno può affermare con certezza o validità che non esistono. Poiché non viviamo esclusivamente in questa esistenza presente, in questo breve periodo, dovremmo essere lungimiranti: esistiamo da molto tempo, esistiamo ora ed esisteremo ancora a lungo. Questa vita che viviamo è molto breve; abbiamo a disposizione solo pochi anni, mentre in futuro trascorreremo molto tempo. Pensando in questo modo, è bene fare qualcosa per prepararci al futuro invece di essere ossessionati dal raggiungere la felicità in questa esistenza.
Esistono azioni che portano alla felicità futura. Se vogliamo vivere un'esistenza felice, dobbiamo abbandonare fin da ora le azioni distruttive, in particolare l'uccidere altre persone. È altrettanto necessario abbandonare un linguaggio scorretto, mirato unicamente al proprio interesse, che ad esempio accusi ingiustamente gli altri. È fondamentale non nutrire mai il desiderio che accadano cose brutte agli altri e, per quanto possibile, sviluppare un atteggiamento che aspiri alla loro felicità. Se saremo in grado di avere un tale atteggiamento, desiderando il bene altrui, riusciremo sicuramente a evitare ogni sofferenza e ogni evento indesiderato.
Quando parliamo di pace e felicità, dobbiamo comprendere che esse derivano da una mentalità positiva in ognuno di noi; ad esempio, se soffriamo di una malattia cronica, dobbiamo consultare un medico e assumere i farmaci efficaci a nostra disposizione; dobbiamo inoltre prendere le precauzioni necessarie affinché la malattia non peggiori. Allo stesso modo, per lo sviluppo economico di un'azienda, è necessario agire controllando ed eliminando qualsiasi forma di corruzione. Si parla molto di guerre e conflitti, ma dobbiamo capire che questi possono essere eliminati se ognuno di noi ha una mentalità positiva, è soddisfatto di ciò che ha e della propria situazione.
Esistono altri mondi in cui non ci sono conflitti né guerre, e in questi casi ciò dipende dall'assenza di emozioni negative, come insoddisfazione, egoismo, ecc., che sono predominanti nella mente degli esseri. I mondi in cui non c'è sofferenza di alcun tipo, le terre pure, sono pervasi dalla felicità perché gli esseri che vi abitano non hanno un atteggiamento negativo.
Se c'è una strada piena di sassi e vogliamo percorrerla, non possiamo certo ricoprirla di cuoio; usiamo dei piccoli pezzi di cuoio per i nostri piedi, per le nostre scarpe, ed eliminiamo il problema. Allo stesso modo, di solito guardiamo al mondo esterno con un atteggiamento che vorrebbe cambiarlo; tuttavia, è quasi impossibile cambiare completamente ciò che è al di fuori di noi. Prima di tutto, dobbiamo cambiare la nostra mentalità, avere una mente positiva e pazienza. Se generiamo questi stati mentali, allora tutti i nemici esterni e tutti i problemi saranno eliminati, come dimostrato nell'esempio precedente.
Di solito non abbiamo un atteggiamento positivo quando siamo con gli altri ma solo atteggiamenti negativi, quindi gli altri reagiranno male, con violenza, e questo ci causerà insoddisfazione e ansia. Se, invece, agiamo in modo altruistico, gli altri reagiranno allo stesso modo e faranno di tutto per aiutarci. Due aspetti importanti sono racchiusi nell'altruismo: non nuocere mai agli altri e, per quanto possibile, aspirare esclusivamente alla loro felicità. Alcuni potrebbero dubitare che agendo in questo modo, pensando solo agli altri, non si otterrà nulla per sé stessi. Tuttavia, è un pensiero errato, perché quando la nostra mente desidera il bene degli altri, di conseguenza lo riceveremo anche noi.
Allo stesso modo, quando abbiamo una mente malevola, che desidera il male per gli altri, questo male si abbatterà su di noi prima che sugli altri. Bisogna comprendere che l'altruismo è essenziale. Sarebbe utile accompagnarlo anche con preghiere, speranze espresse con parole che aspirano al bene per tutti; in questo modo, anche le nostre parole rafforzeranno il nostro altruismo. Molte preghiere sono composte da poche parole, che tuttavia indicano il pieno significato di ciò che si deve realizzare.
Mantra che rafforzano la mente
Esistono anche dei mantra che possono essere recitati per rafforzare il raggiungimento dei nostri desideri, in particolare Om mani padme hum e Om muni muni maha munaye svaha. Quando vengono recitati, apportano grandi benefici alla nostra mente. Om muni muni maha munaye svaha serve principalmente a eliminare gli atteggiamenti negativi, come la rabbia. Invece, Om mani padme hum è il mantra della pace, che aiuta a eliminare guerre e conflitti interni ed esterni.
Solitamente, manifestiamo per le strade per ottenere qualcosa di buono per il nostro paese, che va bene ma dovremmo accompagnarlo con quella speranza interiore che ci spinge a migliorare anche la società. Recitare questi mantra avrà sicuramente un impatto positivo sulla società, su ogni altro essere senziente e anche su noi stessi. A volte questi mantra possono guarire malattie incurabili.
Siamo tutti intelligenti e, se riflettiamo sulla nostra situazione o sulla morte, ci renderemo conto che, al momento del decesso, tutto ciò che abbiamo accumulato in questa vita e tutto ciò che abbiamo realizzato con un atteggiamento materialistico è inutile, e forse ciò di cui avremmo bisogno in quel momento sarebbe di aver trasformato la nostra mente.
Senza la morte e la possibilità di una vita futura, le nostre azioni in questa vita non avrebbero grande importanza. Se qualcuno ci ruba i nostri beni possiamo recuperarli e se ci ammaliamo, possiamo guarire tuttavia, al momento della morte, non c'è più nulla da fare.
Forse alcuni di voi non desiderano ascoltare queste parole che descrivono la sofferenza della morte. Se la morte non esistesse sarebbe giusto non ascoltarle, tuttavia, non ascoltarle non impedirà che la morte avvenga. Cosa è veramente utile nel momento della morte? Nulla di ciò che possediamo materialmente ci aiuterà, l'unica cosa d'aiuto sarà la nostra pace interiore, che va coltivata fin da ora sviluppando quelle qualità di cui ho parlato prima. Questa positività può essere sviluppata in qualsiasi momento della nostra esistenza; non è in contraddizione con il nostro lavoro, perché anche lavorando in ufficio possiamo coltivare un atteggiamento mentale positivo o recitare mantra o preghiere. La pace e la felicità che desideriamo per noi stessi derivano dallo sviluppo e dalla pratica di questi atteggiamenti positivi: bontà, pazienza e altruismo.
Reciteremo i mantra insieme adesso, e se volete continuare a recitarli anche a casa va bene altrimenti, va bene lo stesso.
Om muni muni maha munaye svaha
Om mani padme hum
Avete qualche domanda?
Qual è il significato del mantra che abbiamo recitato?
Ci sono molti significati; questo è il mantra della compassione che augura a ogni essere di essere libero dalla sofferenza e di avere tutta la felicità.
Le 18 cadute radice di un bodhisattva
Dobbiamo conoscere gli impegni del bodhisattva, i 18 principali e i 46 secondari, e gli impegni tantrici, i 14 principali e gli 8 secondari. Per assumere gli impegni del bodhisattva, è necessario aver preso rifugio.
Prima di ricevere l'iniziazione a qualsiasi pratica tantrica, è fondamentale assumere i voti e i vincoli della pratica stessa. Per tutte le varie classi di tantra – yoga, kriya e ciarya, così come anuttarayoga – è importante osservare con grande rigore i voti del bodhisattva e conoscerli a fondo.
Esistono 18 principali cadute per una persona che si è impegnata a seguire la condotta del bodhisattva.
(1) Lodare noi stessi e/o sminuire gli altri
La prima di queste cadute è quella di lodare se stessi e disprezzare gli altri, a causa dell'attaccamento al rispetto, alle offerte, ecc. Per offerte, intendiamo generalmente l'attaccamento a qualsiasi forma di reddito (qui è meglio dire reddito piuttosto che offerte), così come l'attaccamento ai beni materiali, come cibo, vestiti e così via.
L'attaccamento al rispetto significa, ad esempio, che quando la nostra mente è sufficientemente sviluppata, può sorgere la nozione che gli altri debbano rispettarci in qualche modo. Solitamente, esistono tre tipi di rispetto: quello fisico, espresso con il corpo; il rispetto per coloro che hanno raggiunto traguardi importanti e possiedono una mente altamente sviluppata, e il rispetto che si esprime attraverso offerte, come fiori e oggetti materiali.
Se siamo attaccati o motivati dall'attaccamento a queste tre cose quando disprezziamo gli altri e lodiamo noi stessi, allora incorriamo nella prima caduta del bodhisattva. Questa caduta ha due aspetti: può verificarsi quando lodiamo noi stessi e quando disprezziamo e sminuiamo gli altri.
(2) Non condividere gli insegnamenti del Dharma o la ricchezza
Il secondo errore consiste nel non praticare il dono dei beni materiali a causa dell'attaccamento che proviamo per essi. Anche in questo caso ci sono due aspetti: non donare beni materiali e non donare il Dharma per avidità o odio.
(3) Non ascoltare le scuse altrui o colpire gli altri
Questo significa non accettare le scuse degli altri, quando ci dicono "Per favore, non arrabbiarti con me", e si scusano con noi e noi non li ascoltiamo, oppure reagire con violenza, come schiaffeggiarli o picchiarli. Ora, questa caduta ha due aspetti: il primo è compiere azioni che danneggiano e picchiano gli altri, e il secondo è quando si scusano e noi non accettiamo le loro scuse.
(4) Scartare gli insegnamenti mahayana
Questa caduta consiste nel considerare con disprezzo gli insegnamenti del bodhisattva, o pitaka, la raccolta degli insegnamenti mahayana, e nell'attaccarsi a insegnamenti errati. Anche in questo caso, vi sono due aspetti: l'abbandono del Dharma e l'aspirazione a insegnamenti errati.
(5) Prendere offerte destinate ai tre gioielli
Questa caduta consiste nell'appropriarsi senza diritto dei beni dei tre gioielli – Buddha, Dharma e Sangha – con vari mezzi, come rubarli o regalarli. Ciò può avvenire in tre modi: ad esempio, appropriandosi di cose che non ci appartengono, sottraendole al Buddha, al Dharma o al Sangha.
(6) Abbandonare il sacro Dharma
Questo accade quando diciamo che l'intero pitaka, l'intero insegnamento dei tre veicoli, non è l'insegnamento del Buddha o lo rifiutiamo. Ciascuno di questi pitaka è diviso in tre: gli insegnamenti che sono i discorsi del Buddha, gli insegnamenti che appartengono all'abhidharma e quelli che appartengono al vinaya.
(7) Spogliare i monaci o rubare i loro abiti
La successiva caduta si verifica quando, con malizia e odio, prendiamo gli abiti dei monaci, o glieli togliamo, li picchiamo, li imprigioniamo o diciamo che essere monaco è inutile, e così abbandonano la vita monastica. Questa è la caduta dell'appropriazione o del furto degli abiti, e ha un duplice aspetto: il furto e il fatto di far perdere la dignità a chi li indossa.
(8) Commettere uno qualsiasi dei cinque crimini efferati
Questa caduta consiste nel commettere uno dei cinque crimini illimitati: uccidere il proprio padre, uccidere la propria madre, provocare uno scisma nella comunità monastica, far sanguinare un Buddha e uccidere un arhat.
Ai tempi del Buddha visse il re Ajatashatru, che commise due di questi crimini: uccise suo padre e un arhat. Dopo aver ascoltato gli insegnamenti del Buddha questo re, attraverso la confessione delle sue azioni negative e la pratica degli insegnamenti, ottenne la conoscenza non concettuale della vacuità e divenne un arya.
Inoltre, provocare uno scisma nella comunità dividendo in qualche modo i monaci, causando una disputa tra due gruppi di monaci e così via, è una grave caduta che genera un pesante karma negativo. In aggiunta, se facciamo sanguinare un Buddha, si verifica un altro di questi crimini illimitati, sebbene non possiamo effettivamente fargli del male.
Sono chiamati illimitati o, meglio, senza limiti, perché una volta commessi, alla morte subiamo immediatamente una rinascita atroce, specialmente nel mondo infernale Avici, senza passare attraverso lo stato intermedio.
(9) Mantenere una prospettiva distorta e antagonistica
Un altro errore comune è quello di considerare inesistenti le vite passate e future e di ritenere privo di fondamento il rapporto di causa ed effetto – ovvero le azioni e le esperienze prodotte da tali azioni.
(10) Distruggere luoghi, come i villaggi
La successiva caduta si verifica quando distruggiamo o causiamo la distruzione di villaggi, città, metropoli e vaste regioni.
(11) Insegnare la vacuità a coloro le cui menti non sono preparate
Ciò consiste nell'insegnare la vacuità a coloro che non sono discepoli adatti, in particolare a una persona che possiede una potenzialità mahayana per il risveglio o ha la bodhicitta, il pensiero altruistico di ottenere l'illuminazione, ma non ha sufficiente forza mentale per sostenere la realizzazione della vacuità. Se dovessimo insegnare la vacuità a un tale essere, la concezione errata potrebbe essere che i fenomeni non esistono, che nulla esiste; in tal caso, perderebbe anche la bodhicitta.
In India, viveva un grande mahasiddha chiamato Pelle di elefante perché, quando meditava, sedeva su una pelle di elefante essiccata. Nel suo regno, c'era un re che non era adatto a ricevere insegnamenti sulla vacuità tuttavia il mahasiddha glieli spiegò. Quando il re ascoltò gli insegnamenti non li comprese appieno e generò delle concezioni errate, così ferì il mahasiddha, picchiandolo e frustandolo.
(12) Distogliere gli altri dal cammino dell'illuminazione
La successiva caduta consiste nel distogliere qualcuno dal cammino che conduce all'illuminazione, dicendogli che sviluppare un atteggiamento altruistico che aspira all'illuminazione e praticare le sei perfezioni per raggiungerla è un percorso estremamente difficile e non ne vale la pena; che invece sarebbe meglio generare l'atteggiamento dello shravaka o dell'hinayana, volto esclusivamente al raggiungimento della propria felicità personale. Se la persona che abbiamo di fronte, parlando in questo modo, abbandona il desiderio di raggiungere la completa illuminazione, si verifica questa caduta.
(13) Allontanare gli altri dai loro voti di pratimoksha
Questo accade quando abbandoniamo il Dharma o gli insegnamenti del pratimoksha, inducendo un'altra persona ad abbandonarli, oppure affermando che non è necessario mantenere i voti o la condotta del pratimoksha e che è sufficiente sviluppare il percorso altruistico e intraprendere il sentiero mahayana, e che gli insegnamenti del vinaya non sono essenziali. Se agiamo in questo modo, incorriamo nella caduta derivante dall'abbandono del Dharma esposto nel vinaya o del Dharma del pratimoksha.
(14) Sminuire il sentiero hinayana
Quando si dice che, attraverso il sentiero hinayana, è impossibile abbandonare le emozioni disturbanti, come l'attaccamento, ecc.
(15) Proclamare una falsa realizzazione della vacuità
La seguente caduta è simile alla prima: considerarsi un grande meditatore o praticante mahayana e affermare che gli altri non sono come noi. È inclusa anche nella prima caduta, quella di lodare noi stessi e disprezzare gli altri.
Questo accade quando non abbiamo compreso la vacuità, ma spieghiamo agli altri come meditare; ad esempio, dicendo che se meditiamo in questo o quel modo, arriveremo alla stessa comprensione che abbiamo noi. Pertanto, simulare di avere una comprensione della vacuità significa incorrere in questa caduta.
(16) Accettare ciò che è stato rubato dai tre gioielli
Questa caduta consiste nell'appropriarsi delle risorse del Buddha, del Dharma e del Sangha; si differenzia dalla quinta in quanto qui non prendiamo le cose direttamente, ma le riceviamo in dono da altri, oppure teniamo per noi le offerte per i tre gioielli invece di offrirle.
(17) Prendere da coloro che cercano di sviluppare la concentrazione
Si tratta di utilizzare le risorse di qualcuno che sta sviluppando la concentrazione: accade quando prendiamo ciò di cui ha bisogno per vivere e lo diamo ad altri praticanti che si limitano a recitare preghiere.
(18) Abbandonare il pensiero altruistico
Il passo successivo consiste nell'abbandonare il pensiero altruistico, pensando di non essere in grado di sviluppare quell'altruismo che aspira all'illuminazione e smettendo quindi di praticarlo. Questa caduta, così come quella derivante dal coltivare visioni errate che negano l'esistenza delle vite passate, del karma e così via, non necessita delle quattro condizioni particolari per essere completa. Non appena diciamo: "Non praticherò il pensiero altruistico", e non appena sviluppiamo la nozione che il karma e la rinascita non esistano, la caduta avviene.
Le quattro condizioni per il completamento delle cadute
Le quattro condizioni particolari che rendono complete le cadute.
- La prima è il non considerare queste cadute come distruttive e di non sentire il desiderio di ripeterle.
- La seconda è compiere queste azioni mancando di rispetto a se stessi e agli altri- Avere rispetto per se stessi significa considerare la propria situazione; ad esempio, se siamo un monaco e pensiamo: "Non posso compiere certe azioni", questa è considerazione per noi stessi; il rispetto per gli altri consiste nell'evitare azioni negative pensando in particolare alle persone che ci circondano, ai nostri genitori, amici e così via.
- La terza è quella di gioire di queste cadute.
- La quarta è non considerare queste azioni come svantaggiose.
Se queste quattro condizioni sono soddisfatte, la caduta è completa; se non lo sono, la caduta è solo parziale. A seconda delle condizioni presenti, si parla di cadute medie, piccole e così via. A parte le due cadute dell'abbandono del pensiero altruistico che aspira all'illuminazione e la concezione che considera inesistenti le esistenze passate e future e il karma, tutte le altre, per essere complete, necessitano di tutte e quattro le condizioni.
Le 46 azioni errate di un bodhisattva
Per i 46 voti secondari, ci sono sette cose da cui astenersi perché non sono in armonia con la generosità. Ci sono nove azioni che sono discordanti e non in armonia con l'autodisciplina etica, quattro che non sono in armonia con la pazienza, dieci che non sono in armonia con l'entusiasmo positivo (perseveranza); tre che non sono in armonia con la concentrazione e otto che non sono in armonia con la consapevolezza discriminante o la saggezza. Inoltre, ce ne sono 12 che non sono in armonia con l'aiutare gli altri. Questo fa 46.
Le sette azioni errate dannose per l’allenamento nella generosità di ampia portata
Quanto segue accade quando non pratichiamo la generosità e siamo attratti dal suo opposto.
(1) Non fare offerte ai tre gioielli
Per quanto riguarda le cadute secondarie, la prima si riferisce all'impegno tantrico di fare offerte a Buddha, Dharma e Sangha tre volte durante il giorno e tre volte alla sera; la caduta si verifica quando queste offerte non vengono fatte.
(2) Seguire i nostri desideri
Un altro errore si verifica quando cerchiamo oggetti del desiderio con una mente insoddisfatta e infelice.
(3) Non mostrare rispetto ai nostri anziani
Non mostrare rispetto nei confronti di coloro che hanno più esperienza o sono più anziani di noi nella pratica.
(4) Non rispondere a coloro che ci fanno domande
Un altro errore comune è quello di non rispondere alle domande altrui per orgoglio, per avversione o per pigrizia.
(5) Non accettare quando invitato come ospite
Un altro errore si verifica quando qualcuno ci invita a mangiare e noi non accettiamo con animo malevolo o pigro; l'errore si manifesta solo quando proviamo malevolenza o pigrizia.
(6) Non accettare doni materiali
Quando i nostri benefattori ci offrono denaro, oro e così via, noi, con una mente maliziosa, pigra o disinteressata, non accettiamo le offerte. Certo, questo errore non capita molto spesso, accettiamo sempre prontamente ogni offerta! Se pratichiamo il mahayana e coltiviamo la bodhicitta, è importante accettare le offerte degli altri: in questo modo permettiamo loro di accumulare potenziale positivo.
(7) Non dare il Dharma a coloro che desiderano imparare
Un altro errore si verifica quando, per pigrizia o avversione, non spieghiamo il Dharma a chi desidera praticarlo. Questo errore secondario è diverso dal secondo errore principale perché, in questo caso, la mancata spiegazione del Dharma è motivata unicamente dall'avarizia.
Le nove azioni errate dannose per l’allenamento nell’autodisciplina etica di ampia portata
(1) Ignorare coloro che hanno un'etica macchiata
La successiva rovina si verifica quando qualcuno commette uno dei crimini illimitati, come l'omicidio del padre, della madre e così via, e noi ne veniamo a conoscenza; se la persona si rivolge a noi per un consiglio, la respingiamo, senza liberarla dal senso di colpa che probabilmente prova e senza darle alcun consiglio, ecc.
(2) Non sostenere la formazione morale per la fede altrui
Quanto segue si verifica quando coloro che hanno ricevuto l'ordinazione monastica non si vestono e non si comportano in modo appropriato, causando una diminuzione della fiducia negli altri. Qui in Occidente, la situazione è diversa; per i monaci non è molto piacevole camminare per strada ed essere costantemente osservati; tuttavia, in Tibet e nei paesi buddisti i monaci si vestono e si comportano sempre in un certo modo, proprio per non far perdere la fede agli altri.
(3) Essere meschini quando si tratta del benessere degli altri
Per chiarire questo punto: in generale, i monaci non dovrebbero separarsi dalla loro veste gialla durante la notte ma rimanere vicino ad essa, altrimenti violerebbero uno dei loro voti secondari. Tuttavia, se un monaco si reca a casa di un amico gravemente malato che lo supplica di rimanere per la notte, e il monaco rifiuta perché deve rimanere vicino alla sua veste gialla, questo è scorretto perché rinuncia a un grande beneficio per qualcosa di secondario.
(4) Non compiere un'azione distruttiva quando l'amore e la compassione lo richiedono
Quanto segue si verifica quando si può ottenere un grande beneficio per gli altri, ma questo beneficio viene conseguito violando le regole etiche del corpo e della parola. Se non compiamo queste azioni negative per raggiungere questo obiettivo superiore e lo lasciamo incompiuto per preservare la moralità di queste sette azioni, allora incorriamo in una caduta secondaria.
Ad esempio, nell'antichità, i mercanti di gioielli si recavano con le loro navi alla ricerca di gioielli su isole lontane o lungo le coste del mare. Una volta, una nave con a bordo 500 mercanti carichi di gioielli, e uno dei passeggeri, per impossessarsi di tutte le preziose gemme, maturò l'intenzione di uccidere gli altri 500. Su quella nave si trovava anche la precedente reincarnazione del Buddha Shakyamuni, chiamata il Coraggioso condottiero. Egli comprese l'intenzione di quell'individuo malvagio e si rese conto che non c'era modo di impedirlo facilmente. Pensò che se quell'uomo avesse ucciso 500 mercanti, avrebbe accumulato un karma molto pesante, e contemplò con compassione questo debito karmico negativo che avrebbe contratto. L'unica cosa da fare era uccidere quell'individuo malvagio, per salvare gli altri 500 mercanti e impedirgli di accumulare il karma negativo derivante dall'uccisione di così tante persone. Certamente, avrebbe accumulato karma a seguito dell'uccisione di una persona, ma per questo era pronto ad accettare la rinascita in regni sfortunati con le conseguenze della sofferenza. Pensava ciò con l'atteggiamento altruistico di considerare gli altri più importanti di sé stesso. In questi casi, un bodhisattva guidato dalla compassione può anche uccidere.
(5) Guadagnarsi da vivere attraverso un mezzo di sostentamento sbagliato
Il seguente è il modo in cui ci manteniamo in una condizione di sussistenza corrotta: fingere di fare qualcosa, come ad esempio lavorare, iniziando solo quando il capo entra in ufficio, oppure dormire invece di meditare, e fingere di meditare quando qualcuno viene a trovarci, con il rosario in mano e gli occhi rivolti verso l'alto.
C'è un esempio di storia di una persona che finge di praticare il Dharma. Un giorno un uomo stava dormendo e qualcuno bussò alla porta; poiché dormiva profondamente, non sentì e non aprì la porta, e il visitatore vide attraverso uno spioncino che il meditatore stava dormendo. Bussò ancora più forte, e il falso meditatore si svegliò di soprassalto e prese immediatamente la campana usata in alcune meditazioni, la posò sul tavolo e aprì la porta, fingendo di essere stato in meditazione. Questa storia spiega il fingere per guadagnarsi da vivere. Un altro modo scorretto di vivere è essere molto compiacenti e sorridenti per ricevere risorse. Un altro modo è lodare qualcosa per ricevere qualcosa in cambio. Ad esempio, quando qualcuno ci ha regalato un maglione e poi lo rivediamo, gli diciamo: "Sai, è davvero bello e caldo", per ottenere qualcos'altro. Un altro modo scorretto è rubare qualcosa o prenderla con la forza. Un altro è dare qualcosa di insignificante agli altri sperando di ottenere qualcosa di molto prezioso in cambio. Se agiamo in uno qualsiasi di questi modi, stiamo attuando uno stile di vita sbagliato.
(6) Eccitarsi e impegnarsi in attività frivole
Un’altra caduta si verifica quando sprechiamo molto tempo a parlare, chiacchierare, ridere e persino a indurre gli altri a farlo.
(7) Intenzionati soltanto a vedere la nostra liberazione e vagare nel samsara
Un altro errore consiste nel pensare che sia meglio procedere da soli per ottenere la liberazione; i bodhisattva sono molto coinvolti nel mondo e, pertanto, non abbandonano temporaneamente le emozioni che li turbano, ma le utilizzano a beneficio degli altri o per sviluppare la propria mente, in questo modo rimangono sempre coinvolti nel mondo e affrontano molte difficoltà. Se pensiamo che ciò non sia positivo e che sia meglio agire solo per noi stessi, eliminando la nostra negatività fino al raggiungimento della liberazione, allora incappiamo in questo errore.
(8) Non liberarci da comportamenti che ci fanno avere una cattiva reputazione
Ecco cosa succede quando non ci liberiamo della cattiva reputazione. Ad esempio, se viviamo con un ladro e gli altri dicono: "Vive con un ladro", e a noi non importa, lo elogiamo e lasciamo che la cattiva reputazione cresca, allora la rovina è assicurata.
(9) Non punire coloro che agiscono con emozioni e atteggiamenti disturbanti
Quanto segue accade quando si rimane in silenzio di fronte ad atteggiamenti negativi. Ad esempio, se un monaco in un monastero, incaricato della disciplina, vede un novizio comportarsi in modo scorretto e non fa nulla per correggerlo, pensando che l'altro potrebbe arrabbiarsi o smettere di fare favori, offerte, ecc., sta pensando solo a se stesso anziché correggere la persona quando ne ha la responsabilità e il potere, e questo è un errore fatale.
Questi ultimi rappresentano degli ostacoli all'autodisciplina etica, mentre i primi costituiscono un ostacolo alla pratica della generosità.
Le quattro azioni errate dannose per l'allenamento alla pazienza di ampia portata
(1) Abbandonare i quattro allenamenti positivi
Le cadute che ostacolano la pratica della pazienza sono: reagire alle critiche, all'odio, ai danni fisici causati dagli altri o alle accuse. Se gli altri si rivolgono a noi con critiche insensate, o ci aggrediscono con rabbia, accusandoci di qualcosa, se noi rispondiamo allo stesso modo con schiaffi, percosse, critiche, parolacce, accuse e così via, si verifica questa caduta.
(2) Ignorare coloro che sono arrabbiati con noi
Ecco cosa succede se abbandoniamo chi prova rabbia nei nostri confronti. Se qualcuno è arrabbiato con noi il comportamento corretto è chiedere scusa, ma se non ci preoccupiamo del suo benessere, allora la caduta è inevitabile.
(3) Rifiutare le scuse altrui
Un’altra caduta si verifica quando rimaniamo insensibili alle scuse altrui. Se una persona ci ferisce e poi si scusa per ciò che ha fatto, ma noi non accettiamo le scuse, ad esempio rimanendo in silenzio e con rancore, allora ecco che si verifica la caduta.
(4) Rimanere arrabbiati
Quanto segue si verifica quando c'è malizia e proviamo risentimento per il danno subito e, pur non reagendo con rabbia, nutriamo rancore e desideriamo vendetta. Dobbiamo cercare di combattere la rabbia e l'odio. Sebbene tutti noi li proviamo, dovremmo sforzarci di placarli.
Queste ultime quattro cadute sono condizioni contrarie allo sviluppo della pazienza.
Le tre azioni errate dannose per l'allenamento alla perseveranza di ampia portata
(1) Radunare una cerchia di seguaci per il desiderio di venerazione e rispetto
La successiva caduta si verifica quando cerchiamo di circondarci di discepoli o amici per essere venerati, rispettati o per il nostro tornaconto personale.
(2) Non fare nulla, per pigrizia, e così via
La seguente caduta si verifica quando, per pigrizia o imprudenza, ci rilassiamo e dormiamo eccessivamente e ininterrottamente durante il giorno.
(3) Trascorre il tempo con storie per attaccamento
Un’altra caduta si verifica quando, per attaccamento, passiamo molto tempo a parlare di cose insignificanti, raccontando storie come "In India succede questo e quello" o "In Cina fanno questo e quello".
Queste cadute si oppongono alla pratica dello sforzo gioioso.
Le tre azioni errate dannose per l’allenamento nella stabilità mentale di ampia portata
(1) Non cercare i mezzi per ottenere l’assorbimento concentrativo
La seguente caduta si verifica quando, dopo aver ascoltato gli insegnamenti, non ci dedichiamo alla pratica della concentrazione. Invece di esercitarci per raggiungerla, per pigrizia, imprudenza o mancanza di consapevolezza, non ci impegniamo a fondo.
(2) Non liberarsi dagli ostacoli che impediscono la stabilità mentale
Ciò accade quando non ci sforziamo di eliminare gli ostacoli allo sviluppo della concentrazione, come l'eccitazione e la depressione nell'agire positivamente; oppure quando non eliminiamo ostacoli come la sonnolenza e la mente è completamente offuscata dal torpore, oppure quando siamo malintenzionati, oppure quando siamo troppo interessati agli oggetti del desiderio, oppure quando siamo continuamente indecisi.
(3) Considerare il sapore della beatitudine derivante dal raggiungimento della stabilità mentale come suo principale vantaggio
Un’altra caduta si verifica quando cerchiamo o ci afferriamo alla felicità derivante dalla concentrazione.
Questi sono i tre ostacoli allo sviluppo della concentrazione e devono essere abbandonati. Queste cadute si verificano quando non ci liberiamo di questi ostacoli e continuiamo a praticarli.
Le otto azioni errate dannose per l’allenamento nella consapevolezza discriminante di ampio respiro
(1) Abbandonare il veicolo degli shravaka
La successiva caduta consiste nell'abbandonare il veicolo degli shravaka, affermando che i loro insegnamenti e quelli dell'hinayana non devono essere praticati da coloro che praticano il mahayana.
(2) Impegnarsi nel sentiero hinayana quando abbiamo i nostri impegni mahayana
Un’altra caduta comune si verifica quando, pur avendo impegni nel mahayana, dedichiamo anche molti sforzi al sentiero hinayana.
(3) Impegnarsi nello studio di testi non buddisti quando non è possibile farlo; (4) anche se in grado di impegnarsi in essi, infatuarsene
Un’altra caduta si presenta quando ci si dedica con eccessivo entusiasmo allo studio di testi e commentari non buddisti. Certo, è fondamentale conoscere anche le diverse scuole di pensiero non buddiste, soprattutto quelle indiane; tuttavia, non bisogna farlo con troppa gioia nella lettura di questi testi.
(5) Abbandonare il veicolo mahayana
La caduta successiva consiste nell'abbandonare il Dharma mahayana; non è simile alla caduta vista in precedenza perché si riferisce al momento in cui non lo si considera la parola del Buddha, mentre qui ci riferiamo all'abbandono del Dharma mahayana dicendo che non è interessante, non è piacevole, ecc.
(6) Lodare noi stessi e/o sminuire gli altri
Un'altra caduta si verifica quando, per orgoglio, ci lodiamo e, per rabbia, disprezziamo gli altri; essa si differenzia dalla prima grande caduta del bodhisattva perché, sebbene l'azione sia la stessa, la motivazione è diversa. In precedenza, la motivazione era l'avidità.
(7) Non condividere il Dharma per orgoglio o pigrizia
Un altro errore si verifica quando, spinti dall'orgoglio o dalla pigrizia, non spieghiamo il Dharma.
(8) Basarsi sul linguaggio per deridere un insegnante
La seguente caduta si verifica quando critichiamo le spiegazioni del Dharma senza considerare il vero significato espresso, concentrandoci solo sulle parole. Può capitare che un maestro di Dharma non sappia esprimersi molto bene, ma ciò che dice abbia un grande valore. Tuttavia, lo critichiamo per le parole.
Le dodici azioni errate non in armonia con l'aiutare gli altri
Le prime sette cadute rappresentano un ostacolo alla pratica della generosità, le nove successive ostacolano l'autodisciplina etica, quattro la pazienza, tre la perseveranza, tre la concentrazione e otto la consapevolezza discriminante. Se aggiungiamo 12 cadute che ostacolano l'autodisciplina etica del lavorare per il bene degli altri, otteniamo 46 cadute secondarie della condotta del bodhisattva. È importante comprendere e riconoscere queste cadute e assicurarsi che non si verifichino.
(1) Non aiutare chi è nel bisogno
Cominciamo con le 12 azioni sbagliate che non sono in armonia con l'aiutare gli altri bisognosi. La prima azione di aiuto a chi è bisognoso è aiutare qualcuno a prendere una decisione. La seconda è aiutare qualcuno a viaggiare. La terza è insegnare a qualcuno una lingua che deve imparare, come il tibetano o l'italiano. La successiva è aiutare qualcuno a svolgere un lavoro che non ha alcuna colpa morale. Segue aiutare qualcuno a custodire un bene materiale. Poi c'è fermare delle persone che stanno litigando. Segue partecipare a un banchetto o a una celebrazione ufficiale a cui siamo invitati. Ad esempio, l'inaugurazione di un nuovo centro Dharma e veniamo invitati. Infine, è aiutare gli altri in attività che sviluppano un potenziale positivo, come vari atti di carità.
Quando non compiamo queste azioni per rabbia o pigrizia, allora si tratta di un'azione errata.
(2) Trascurare di assistere i malati; (3) non alleviare la sofferenza
La prossima di queste 12 azioni sbagliate è non prendersi cura dei malati o delle persone in difficoltà, come i non vedenti, i non udenti o i viaggiatori molto stanchi che faticano a spostarsi. Questo include anche non aiutare le persone che presentano uno qualsiasi dei cinque ostacoli alla concentrazione. Ne abbiamo parlato ieri in termini di agitazione mentale e altri ostacoli. Inoltre, è sbagliato non aiutare chi nutre grande rancore verso gli altri, ha cattive superstizioni o pregiudizi. Infine, è sbagliato non aiutare chi è caduto da una posizione elevata e si trova in una situazione di umiliazione, come nel caso di un funzionario licenziato. Quando non aiutiamo qualcuno in difficoltà compiamo un'azione sbagliata.
(4) Non insegnare agli sconsiderati secondo il loro carattere
Il prossimo punto riguarda il non educare le persone sconsiderate secondo il loro carattere. Per "sconsiderate" si intendono quelle persone che fanno uso di droghe, bevono alcolici, escono e si divertono continuamente. Se non ci sentiamo di aiutarle perché siamo pigri e ce ne dimentichiamo, commettiamo un errore. Dobbiamo aiutarle in base al loro carattere. Ad esempio, se dicessimo a qualcuno che beve molto: "Dovresti smettere di bere, fa molto male", non sarebbe un approccio molto efficace. È meglio, all'inizio, dire che bere un po' va bene e, dopo un po', spiegare che bere troppo non fa bene, introducendo gradualmente l'idea che non sia la cosa migliore da fare. Lo stesso vale per chi gioca sempre ai videogiochi, fuma marijuana o fa cose simili. Anche in questo caso, non dobbiamo semplicemente dirgli di smettere. Possiamo assecondarlo per un po' e poi, dopo un po', dirgli che non dovrebbe passare tutto il tempo a giocare a carte. In questo modo, gradualmente, possiamo aiutare qualcuno ad abbandonare le sue cattive abitudini. Se non proviamo ad aiutarlo a uscire dalla pigrizia, commettiamo un errore.
Per quanto riguarda il non aiutarli "in base al loro carattere", ci sono diverse linee di pensiero e due modi di intendere la terminologia. Se una persona ha un problema con l'alcol, possiamo ricordarle che fa molto male alla salute e mostrarle con il nostro esempio, non bevendo noi stessi. In alternativa, possiamo interpretare la cosa in base al suo carattere, ad esempio, quando qualcuno beve, assume droghe o gioca.
(5) Non restituire l'aiuto ricevuto
Non ricambiare la gentilezza altrui, anche se si tratta di un piccolo aiuto. Li incrociamo per strada e facciamo finta di non riconoscerli o di non vederli. Invece, dovremmo cercare di ricambiare in qualche modo.
(6) Non alleviare il dolore mentale degli altri
La seconda caduta consiste nell'alleviare il dolore emotivo altrui. Magari qualcuno ha perso un genitore o un parente, oppure la sua casa è andata a fuoco. Se non cerchiamo di aiutarli a superare questa sofferenza, commettiamo un errore.
(7) Non dare a coloro che hanno bisogno di carità
Un’altra caduta è non dare a chi è nel bisogno beni materiali o oggetti. Se la ragione per cui non si dona generosamente ai bisognosi è l'avarizia, la rabbia o la pigrizia, allora si tratta di un comportamento sbagliato.
(8) Non prendersi cura dei bisogni della nostra cerchia
È un errore non soddisfare i bisogni e gli scopi del nostro entourage e della cerchia di persone che ci circondano. Ad esempio, se abbiamo discepoli che studiano con noi e non hanno le circostanze favorevoli per farlo, se non ci sforziamo di aiutarli, è un errore.
(9) Non assecondare le preferenze altrui
Il secondo esempio è quello di non assecondare i desideri altrui. Per esempio, qualcuno ci invita a sederci qui, ma noi preferiremmo sederci altrove. Anche se non ci va di sederci lì, possiamo sederci lì per un po' e poi cambiare posto. Se qualcuno ci chiede di sederci, lo facciamo.
(10) Non parlare lodando i talenti o le buone qualità altrui
Non lodare i talenti e le qualità altrui. Non dovremmo farlo in loro presenza, perché questo potrebbe renderli arroganti o superbi; piuttosto, dovremmo lodarli quando non sono presenti. Altrimenti, si tratta di adulazione.
[(11) Non applicare la punizione in conformità alle circostanze
Questo significa non fermare qualcuno che si comporta in modo dannoso quando potremmo, ma non facciamo nulla per pigrizia. Se siamo a capo di un gruppo, al lavoro come capo, a scuola o durante una puja, e qualcuno crea disturbo, se non lo allontaniamo perché è un amico, questo è un comportamento sbagliato.
(12) Non utilizzare cose come poteri extrafisici
Se abbiamo acquisito poteri extrafisici o capacità extrasensoriali e, quando necessario in una situazione di pericolo, non li utilizziamo, si tratta di un'azione errata.]