Schema generale
[La struttura di base del testo è divisa in tre parti:
- L'omaggio
- La promessa di comporre
- La presentazione effettiva degli stadi e dei sentieri del tantra.
La presentazione effettiva degli stadi e dei sentieri del tantra è divisa in due parti:
- Gli stadi e i sentieri delle tre classi inferiori del tantra
- Gli stadi e i sentieri dell'anuttarayoga tantra.
Gli stadi e i sentieri delle tre classi inferiori del tantra sono divisi in due:
- Breve dimostrazione del metodo per seguire le tre classi inferiori del tantra
- Il modo in cui ciò si inserisce nei cinque sentieri e nei dieci stadi bhumi del bodhisattva.
La breve dimostrazione del metodo per seguire le tre classi inferiori del tantra è suddivisa in tre parti:
- Il metodo da seguire nel kriya tantra
- Il metodo da seguire nel ciarya tantra
- Il metodo da seguire nello yoga tantra.
Ciascuno di questi tre è suddiviso in quattro:
- Come diventare un recipiente adatto per meditare sui sentieri
- Essendo diventato un recipiente adatto, il modo per mantenere puri i voti e gli stretti legami della pratica
- Rimanendo entro gli stretti legami della pratica, come eseguire prima il ritiro di approssimazione
- Ora che le nostre menti sono diventate funzionali grazie al precedente ritiro di approssimazione, come possiamo realizzare i risultati effettivi.]
Abbiamo discusso del kriya tantra e il primo di questi quattro punti lo abbiamo affrontato ieri. Il secondo punto, ovvero come, il diventare un ricettacolo appropriato ci permette di allenarci nelle restrizioni, nei voti e nei legami stretti, si studia a partire dai vari testi sui voti, come ad esempio Venti strofe sui voti del bodhisattva.
Ritiro di approssimazione kriya: i due punti coinvolti
Il procedimento per effettuare priam il ritiro d'approssimazione si articola in due punti:
- La necessità di farlo
- Come farlo.
Innanzitutto, la necessità. Una volta ricevuta l'iniziazione, se non compiamo una pratica di avvicinamento, che in realtà si riferisce a un ritiro di quattro sessioni al giorno, non c'è modo di ottenere effettivamente le realizzazioni.
Per quanto riguarda la procedura del ritiro di approssimazione, questa prevede due fasi:
- Il modo per raggiungere la concentrazione mentale (dhyana) ottenuta affidandosi alla ripetizione del mantra
- Il metodo per raggiungere le tre concentrazioni mentali ottenute senza ricorrere alla ripetizione di mantra.
Il primo di questi, il metodo per raggiungere la concentrazione mentale ottenuta affidandosi alla ripetizione di mantra, si articola in tre fasi:
- Generare se stessi come divinità attraverso il processo di generazione divina in sei fasi
- Invocare gli esseri di saggezza e fare loro delle offerte.
- I quattro rami della ripetizione del mantra, che si combinano con la pratica del trattenere il respiro.
Abbiamo già discusso del primo di questi, il processo di generazione delle divinità in sei fasi. Il secondo, che consiste nell'invocare gli esseri della saggezza e nel fare loro delle offerte, prevede due modalità.
- Generiamo gli esseri di saggezza davanti a noi, facciamo loro delle offerte, poi generiamo noi stessi come divinità e gli esseri di saggezza si fondono con noi.
- Oppure, nel modo menzionato nel testo, prima generiamo noi stessi come divinità, poi invochiamo gli esseri di saggezza e infine facciamo offerte a quel punto prima che si fondano con noi.
Invocare gli esseri di saggezza
Il modo in cui invochiamo gli esseri di saggezza (gli esseri di profonda consapevolezza) per offrire loro doni è immaginare una vasta e meravigliosa terra fatta di gemme preziose, e al centro di essa, il monte Meru. Il monte Meru ha la forma di una piramide quadrata a gradoni con livelli progressivamente più piccoli e una cima ampia e piatta. La procedura per generare questa immagine è molto chiara nelle varie sadhana, dove vengono recitati mantra per ciascuna delle diverse parti dell'oggetto da visualizzare.
Sulla cima del monte Meru, al centro di un lago di latte, visualizziamo un enorme loto. Sopra il loto, da una sillaba bianca HUM, generiamo una dimora celeste di forma quadrata. Se all'interno del palazzo ci sono molte divinità oltre alla figura principale, visualizziamo dei troni di loto per la divinità centrale e per ciascuna delle altre. Come spiegato ieri, abbiamo quindi il suono del mantra che risuona nell'aria, il suono si cristallizza e assume la forma delle lettere del mantra e così via per generare noi stessi come figura centrale. Possiamo avere il metodo di generazione della divinità che attraversa tutte le fasi, come abbiamo fatto prima, oppure possiamo avere una generazione istantanea.
Invochiamo quindi gli esseri di saggezza dalle dieci direzioni nel mandala. Ci troviamo lì in mezzo a loro nella forma della divinità, offriamo loro doni e così via, essi si fondono con noi, e poi procediamo con il resto del rituale.
Prima ancora di iniziare questo tipo di pratica rituale abbiamo effettuato una pulizia approfondita del luogo di meditazione e ci siamo lavati, eseguendo tutti i mantra e i mudra rituali ad essa associati. Questo è un aspetto che possiamo trovare nel Ngag-rim chen-mo, l'ampia spiegazione delle fasi del tantra di Tsongkhapa. Non c'è tempo per approfondire questo argomento oggi, poiché è troppo complesso.
I dieci punti principali della pratica del kriya
Esiste un'altra presentazione di dieci punti principali che costituiscono il ritiro di approssimazione del kriya.
Innanzitutto, la concentrazione mentale ottenuta affidandosi alla ripetizione del mantra si articola in tre punti:
- Il luogo per esercitarsi
- La persona che pratica
- I quattro rami della ripetizione del mantra trattenendo il respiro.
Quindi, le tre concentrazioni mentali ottenute senza ricorrere alla ripetizione di mantra riguardano i tre punti successivi.
- La concentrazione mentale ottenuta dimorando sulla fiamma
- La concentrazione mentale ottenuta soffermandosi sul suono
- La concentrazione mentale che si ottiene meditando sul suono supremo che conferisce la liberazione.
Poi ci sono:
- La pratica effettiva dei due tipi di meditazione: la concentrazione assorbita (samadhi) e la concentrazione mentale (dhyana).
- I rituali eseguiti prima e dopo il ritiro di approssimazione preliminare per ottenere i risultati effettivi
- L'iniziazione e i suoi rituali prima del ritiro
- La prima puja e i suoi rituali dopo il ritiro.
Ricapitolando, il punto del luogo, della persona e dei quattro rami della ripetizione del mantra costituiscono la concentrazione mentale ottenuta affidandosi alla ripetizione del mantra, mentre le concentrazioni mentali ottenute dimorando nella fiamma, nel suono e nel suono ultimo che conferisce la liberazione costituiscono quelle ottenute senza affidarsi alla ripetizione del mantra. Queste quattro concentrazioni mentali ottenute affidandosi e poi con l'affidamento alla ripetizione del mantra sono i punti principali della pratica del kriya. Poi ci sono due tipi di meditazione. Il punto dei rituali prima e dopo la recitazione in quattro fasi si riferisce alle procedure per ottenere le effettive realizzazioni. Tutti i rituali delle iniziazioni sono il punto successivo e poi segue il punto di tutti i rituali della puja del fuoco e dei rituali successivi. Con tutto ciò, otteniamo i dieci punti.
Per quanto riguarda la concentrazione mentale ottenuta affidandosi alla ripetizione del mantra, essa si divide nella generazione della divinità con la generazione della divinità in sei parti, invocando gli esseri di saggezza e facendo offerte. Poi, ci sono i quattro rami della ripetizione del mantra trattenendo il respiro.
Trattenere il respiro in quattro rami di ripetizione del mantra
Trattenere il respiro, pranayama in sanscrito, si riferisce ai vari flussi di energia; quando espiriamo, questi si disperdono verso l'esterno. Trattenere il respiro impedisce che si disperdano. L'obiettivo è trattenere il respiro per impedire alla mente di vagare e ai flussi di energia di disperdersi all'esterno. Pratichiamo la ritenzione del respiro durante la recitazione mentale. Questa è la recitazione in quattro rami del mantra.
Energia-vento e coscienza
L'energia-vento e la consapevolezza o coscienza sono un tutt'uno, non sono entità separate. In altre parole, ovunque ci sia consapevolezza, c'è un'energia-vento che la trasporta. Quando abbiamo un oggetto e ne siamo consapevoli, l'aspetto della consapevolezza è il lato della coscienza, e l'energia che porta quella consapevolezza è il lato dell'energia-vento. Non possiamo avere l'energia-vento e la consapevolezza separatamente. Come descritto, sono un tutt'uno.
La coscienza stessa è come il re, e i servitori che lo circondano sono i fattori mentali, i modi di considerare le cose. I servitori che circondano il re cavalcano la forza dei venti energetici. Se riusciamo a ottenere il controllo sulla forza dei venti energetici, allora possiamo ottenere il controllo sul re, sulla mente, sulla consapevolezza primaria stessa. Questo è lo scopo di questa pratica: controllare i venti energetici.
La ripetizione del mantra a quattro rami
Se chiedete cos'è la ripetizione del mantra a quattro rami, vi riferite alla recitazione mirata alla base del sé, dell'altro, della mente e dell suono.
Il modo di recitare i mantra mirati alla focalizzazione sul sé consiste nel generare noi stessi come divinità. Il modo di recitare i mantra mirati all'altro consiste nel farlo sulla base della generazione frontale. La recitazione mirata alla base della mente, indipendentemente dalla divinità che stiamo praticando – in questo caso, nella pratica del kriya tantra di Avalokiteshvara – è mirata alla base del disco lunare nel cuore della divinità generata di fronte a noi. Sulla base del suono, visualizziamo sul disco lunare nel cuore della divinità di fronte a noi le sei sillabe del mantra disposte lì, e queste sei sillabe emettono i suoni del mantra su cui focalizzarsi. Concentrarsi su questo significa concentrarsi sul suono. Come ho detto prima, siamo focalizzati solo sul sé, o sulla divinità di fronte a noi, o sulla luna nel cuore della divinità, o sul suono delle sillabe che provengono dal cuore della divinità. Eseguiamo ripetizioni sussurrate per i primi tre rami e poi, con il quarto, ripetizioni mentali silenziose trattenendo il respiro.
Quando recitiamo i mantra, assicuriamoci di avere tutte le vocali e le nasali alla fine, come la m, con uno o due punti dopo di esse. Ognuna di esse ha un modo specifico di essere pronunciata in sanscrito, e dovremmo pronunciarla correttamente secondo il sanscrito. Recitiamo i mantra senza confondere o sbagliare le vocali. È importante sapere esattamente come si pronuncia il sanscrito. Nel tantra, è estremamente importante avere fede in ciò che stiamo facendo. La recitazione corretta dei mantra è, ovviamente, la cosa migliore, ma anche se non riusciamo a farlo perfettamente secondo il sanscrito, dovremmo comunque avere una fede e una fiducia molto profonde in ciò che stiamo facendo e non lasciare che la nostra mente vaghi. È meglio essere concentrati. Inoltre, dovremmo recitare i mantra a un ritmo costante, né troppo lento né troppo veloce. Se andiamo troppo veloci, omettiamo sillabe, le parole si fondono e il suono risulta poco chiaro. Questo non è corretto.
Il rosario che usiamo può essere fatto di gioielli oppure possiamo usare rosari fatti con semi di bodhi, come quelli che si trovano in Nepal. Quando iniziamo a recitare i mantra, teniamo il rosario con il mudra, il gesto della mano corrispondente a ciascuna delle famiglie di Buddha coinvolte: la famiglia tathagata, la famiglia vajra o la famiglia del loto. Iniziamo in questo modo m,a se ci sentiamo a disagio, possiamo tenere il rosario nel modo tradizionale.
Numero di ripetizioni del mantra
Il numero di mantra che recitiamo varia. Possiamo fare un ritiro in base ai segni; in altre parole, continuiamo a recitare il mantra finché non riceviamo segni di successo. Alcune persone li ottengono in sette giorni, mentre altre possono impiegarci molto più tempo. Possiamo anche recitare un certo numero di mantra in base al numero di sillabe. Ad esempio, se un mantra ha sei sillabe, come om mani padme hum, ne reciteremo 100.000 per ogni sillaba, ovvero 600.000. Se ha meno di 15 sillabe, ne reciteremo 600.000. Se il mantra ha da 15 a 32 sillabe, ne reciteremo 300.000. Se ha più di 32 sillabe, ne reciteremo 10.000. Ad esempio, se stiamo recitando il mantra lungo di Avalokiteshvara, che ha più di 32 sillabe, e stiamo facendo un ritiro, lo ripeteremmo semplicemente 10.000 volte. Ricapitolando, per meno di 15 sillabe, le ripetiamo 600.000 volte; da 15 a 32, 300.000 volte; più di 32, 10.000 volte. Se stiamo facendo il ritiro per Avalokiteshvara con il mantra lungo, lo ripeteremmo semplicemente 10.000 volte. Questo possiamo farlo in tre o quattro giorni.
La puja del fuoco viene eseguita per rimediare a eventuali mancanze o errori commessi durante il ritiro. Gli errori possono includere l'aggiunta o l'omissione di sillabe, o qualsiasi altra cosa fatta in modo scorretto. Se eseguiamo la puja del fuoco subito dopo il ritiro, è l'ideale; tuttavia, se intercorrono alcuni giorni, un mese o qualsiasi altro periodo di tempo, dobbiamo recitare la sadhana ogni giorno fino al momento della puja del fuoco. Se saltiamo un giorno di sadhana prima della puja del fuoco, il ritiro è terminato e dobbiamo ripeterlo.
Restrizioni alimentari durante il ritiro
Durante un ritiro di kriya tantra non è consentito mangiare carne, aglio, cipolle o altri cibi considerati "neri". Bisogna nutrirsi esclusivamente di tre cibi "bianchi" e tre cibi "dolci". Questo vale sia per ritiri di quattro sessioni al giorno, sia per ritiri di due o una sola. Tuttavia, non è obbligatorio che siano quattro sessioni al giorno. Se risulta particolarmente difficile rinunciare alla carne e si partecipa solo a una o due sessioni al giorno, prima e durante le sessioni è fondamentale non consumare carne né altri cibi considerati "neri". Solo in seguito, se necessario, al termine delle sessioni, sarà possibile consumarli.
Istruzioni su come visualizzare e recitare i mantra
Possiamo recitare il mantra con la divinità davanti a noi, con le sillabe del mantra nel cuore della divinità. Recitiamo il mantra della divinità in questo modo. Quando inspiriamo, immaginiamo che le lettere del mantra nel cuore della divinità davanti a noi si trasferiscano nel nostro cuore, come se fosse la divinità stessa. Poi, pratichiamo la tecnica di trattenere il respiro, il controllo del respiro di cui abbiamo parlato prima, per impedire alla mente di divagare. Recitiamo in questo modo tra noi stessi. Quando espiriamo, la recitazione del mantra torna alla divinità davanti a noi. Alterniamo in questo modo.
Due tipi di concentrazione mentale
Nella visualizzazione esistono due tipi di focalizzazione mentale: la focalizzazione per la concentrazione mentale e la focalizzazione per la concentrazione profonda. Dopo aver completato la procedura di generazione della divinità attraverso i sei stadi, come descritto in precedenza, nella nostra visualizzazione spostiamo l'attenzione avanti e indietro su tutti gli aspetti e i dettagli della divinità, inclusi i gioielli e così via. Questo processo rappresenta l'inizio della concentrazione per la concentrazione mentale. Concentrarsi su un solo aspetto serve invece a sviluppare una concentrazione totale. Si tratta di due tipi di focalizzazione differenti.
È estremamente importante praticare la ritenzione del respiro durante la recitazione di questo mantra per impedire alla mente di divagare. Quando ci concentriamo su tutti gli aspetti della divinità per raggiungere la concentrazione mentale, non significa che non sia necessario trattenere il respiro. La pratica della ritenzione del respiro rimane comunque importante; tuttavia, è particolarmente indicata quando ci si concentra su un singolo aspetto per ottenere una concentrazione assoluta. Per la concentrazione mentale - dhyana - che si pratica durante la generazione della divinità, sebbene si pratichi la tecnica della ritenzione del respiro poiché la mente si sposta avanti e indietro tra i vari oggetti di concentrazione, l'enfasi principale non è sulla ritenzione del respiro. Al contrario, quando ci si concentra su un singolo aspetto per ottenere una concentrazione assoluta, la tecnica della ritenzione del respiro è fondamentale e va eseguita con intensità.
Esistono altri tipi di focalizzazione. Al primo livello, come già accennato, ci concentriamo su tre elementi: la divinità, il disco lunare e il suono. Al secondo livello, ci concentriamo sul disco lunare e sui suoni che ne provengono. Al terzo livello, ci concentriamo esclusivamente sui suoni emessi dalle lettere del mantra della divinità che abbiamo di fronte.
I maestri descrivono queste visualizzazioni anche con luci che emanano dalla divinità che abbiamo di fronte e dalle lettere della divinità stessa. Inoltre, possiamo compiere tutte le azioni di purificazione di tutti gli esseri e delle loro sofferenze nei sei stati dell'esistenza, fare offerte ai Buddha e così via.
Mentre recitiamo il mantra, non dobbiamo addormentarci, sbadigliare, parlare o emettere gas intestinali. Se facciamo una di queste cose non consentite, dobbiamo lavarci le mani e la bocca e recitare alcuni mantra aggiuntivi per compensare. Eseguiamo le recitazioni e poi il mantra di 100 sillabe. Se pratichiamo una delle divinità della famiglia del loto, invece di Vajrasattva, recitiamo Padmasattva e la sua visualizzazione corrispondente.
Questo è il modo di eseguire la recitazione in quattro rami.
Nel testo riguardante la pratica del pranayama, dove il termine sanscrito è tradotto in tibetano come sogtsol dompa (srog-rtsol sdom-pa), legame della forza del respiro, si afferma che sog, respiro, si riferisce ai vari venti energetici che attraversano le porte dei sensi e i pori della pelle. Tsol, forza, si riferisce alla forza con cui essa si allontana con la mente verso la distrazione. Dom, moderazione, si riferisce alla consapevolezza che frena e controlla i venti impedendo loro di dirigersi verso i sensi e impedisce alla mente di vagare verso altri oggetti.
Panoramica dei rituali del kriya tantra
Offerte e lodi
Un altro aspetto del rituale sono le offerte e le lodi. Per quanto riguarda le offerte, quando ci rivolgiamo ad Avalokiteshvara, offriamo acqua per la bocca e per i piedi, fiori, incenso, luce e acqua profumata per il cuore. Avalokiteshvara si riferisce a Cenrezig insieme al suo seguito.
L'offerta in questo momento si aggiunge ai passaggi precedenti della procedura. Le offerte non possono essere fatte senza averle benedette e trasformate. Dobbiamo trasformarle dal loro stato impuro in uno stato puro, incontaminato. Incontaminato significa che non sono associate ad alcuna confusione. La benedizione consiste nel trasformarle nel loro splendore. Vengono consacrate pertanto, nel loro momento precedente, sono impure e, nel momento successivo, sono pure. Questa è la benedizione.
Benedizione
La benedizione dell'acqua, dei fiori, dell'incenso, della luce e così via consiste nell'immaginare che tutti questi elementi si dissolvano nella vacuità e poi, da questo stato di vacuità, emergano come vasi preziosi che le contengono. Abbiamo bisogno di tre cose: concentrazione univoca, mantra e mudra o gesti. L'aspetto della concentrazione significa essere concentrati su tutte queste cose, che sono la manifestazione della profonda consapevolezza, non associata ad alcuna confusione, o non contaminata da essa. Il mantra si riferisce alle sillabe di Avalokiteshvara.
Mudra delle quattro acque
Nel kriya tantra, i mudra o gesti delle mani sono quelli dimostrati. I mudra nel kriya sono diversi da quelli nell'anuttarayoga. Offriamo altre due acque nella puja del fuoco, arrivando a un totale di quattro. Per l'acqua da bere, argham, i due palmi sono rivolti verso l'alto, le ultime tre dita sono intrecciate, con la sinistra davanti e i pollici piegati. Per l'acqua da lavare i piedi, padyam, la mano sinistra è chiusa a pugno e rivolta verso il basso con il pollice ripiegato, mentre la destra è sopra, con il pollice ripiegato e le dita distese a ventaglio a partire dall'indice.
Poi aggiungiamo l'acqua per lavare la bocca, anchamanam. Iniziate con i pugni chiusi rivolti verso il basso, i pollici ripiegati, aprite le dita rilasciando prima i mignoli e terminando con l'indice. L'acqua per aspergere il corpo come una doccia, prokshanam, si fa con il mudra per versare l'acqua. I palmi delle mani si fronteggiano e si muovono su e giù con le prime due dita di entrambe le mani estese. Questi sono i mudra per le quattro acque. Poi ci sono anche altri mudra per le offerte: per i fiori, l'incenso e così via.
Vajra e campana
Quando recitiamo frasi come "Il tuo corpo è bianco e immacolato", solleviamo il nostro vajra con la mano destra. Durante la prima riga della frase, teniamo il vajra vicino al cuore. Nella seconda riga, suoniamo la campana. Nella terza riga, "Considera tutti gli esseri con compassione", eseguiamo il mudra del loto agitando le mani, poi uniamo le mani nel mudra dell'omaggio e infine recitiamo i versi per le prostrazioni.
Il vajra serve a ricordarci le qualità della mente onnisciente di un Buddha. La seconda parte, quando suoniamo la campana, basandoci sulla mente onnisciente di un Buddha, ci ricorda che egli elargisce gli insegnamenti del Dharma, e quindi noi diventiamo consapevoli delle qualità della sua parola e suoniamo la campana.
Quando parliamo della profonda consapevolezza a cui ci si riferisce nel kriya tantra e nel ciarya tantra, intendiamo la profondità e la chiarezza non duali o non discordanti. La profondità è la visione profonda della vacuità, e la chiarezza è la chiarezza del corpo della divinità. Non le consideriamo separate o discordanti. Le consideriamo insieme, e la profonda consapevolezza è ciò che generiamo nelle prime due classi di tantra. Non abbiamo l'aspetto inseparabile di vacuità e beatitudine che si trova solo nell'anuttarayoga tantra.
Quando eseguiamo la terza linea del mudra del loto, pensiamo che per insegnare il Dharma abbiamo bisogno di una base, di un corpo. Pertanto, la profonda consapevolezza della non-dualità, della chiarezza e della profondità assume l'aspetto del corpo della divinità. È di questo che diventiamo consapevoli con la terza linea.
Quando teniamo la campana, il volto su di essa è il volto di Vairociana che deve essere rivolto verso di noi. Quando suoniamo la campana, teniamo la parte superiore della campana con l'indice e poi con l'anulare la suoniamo.
Qualunque lode, per quante strofe di lodi, questo è il tipo di pensiero associato al mudra. Questo conclude la concentrazione in relazione alla recitazione del mantra.
Le tre concentrazioni mentali ottenute senza ricorrere alla ripetizione di mantra
Il punto successivo riguarda le tre concentrazioni mentali ottenute senza ricorrere alla ripetizione del mantra, concentrazione che non si basa sulla recitazione. La prima di queste tre è quella ottenuta meditando sulla fiamma. Durante la precedente concentrazione mentale, quella ottenuta tramite la ripetizione del mantra, ci siamo concentrati sul suono del mantra emesso da un disco lunare nel nostro cuore, inteso come divinità. Ora, ciò che immaginiamo è una fiamma sul disco lunare dentro il nostro cuore. La fiamma emette il suono del mantra. Come segno del raggiungimento di questo obiettivo, il nostro corpo diventa molto caldo all'interno.
La successiva si ottiene concentrandosi sul suono. Non immaginiamo più la fiamma, ma ci concentriamo solo sul suono del mantra stesso. Prima, quando ci concentravamo sul suono, lo immaginavamo emesso da varie fonti. Ora, immaginiamo le sillabe del mantra sul disco lunare e ci concentriamo solo sull'ascolto del suono stesso.
Infine c’è quella che si ottiene meditando sul suono ultimo che conferisce la liberazione. Si tratta di pensare alla vacuità del suono del mantra, di pensare a tutti vari ragionamenti come "né uno né molti" e sull'origine interdipendente. In questo modo, ci concentriamo sulla vacuità del suono.
Se non abbiamo ancora raggiunto shamatha, lo otteniamo attraverso la pratica delle prime tre concentrazioni mentali. Quando pratichiamo quella ottenuta meditando sul suono ultimo che conferisce la liberazione, sviluppiamo vipashyana oltre a quello stato di shamatha. Il testo afferma che se ci dedichiamo troppo all'analisi con la consapevolezza discriminante che comprende la natura individuale delle cose, perdiamo il nostro precedente stato. Pertanto, alternando la meditazione analitica e quella formale, saremo in grado di ottenere la combinazione di shamatha e vipashyana focalizzata sulla vacuità. Saremo in grado di ottenere una mente calma e serena e uno stato mentale eccezionalmente percettivo focalizzato sulla vacuità.
Quando raggiungiamo vipashyana, lo stato mentale eccezionalmente percettivo che conosce la vacuità a livello concettuale, in quel momento conquistiamo il secondo dei cinque sentieri, il sentiero dell'applicazione nel kriya tantra. Poi, quando otteniamo la conoscenza non concettuale della vacuità, conquistiamo il sentiero della visione. Da lì proseguiamo nello stesso modo in cui abbiamo fatto nel veicolo della perfezione.
Revisione delle fasi principali della pratica del kriya tantra
Se vogliamo realizzare una qualsiasi delle azioni e così via delle reali conquiste speciali che si trovano nel kriya e nel ciarya tantra, dobbiamo conseguire – sulla base dell'aver precedentemente realizzato i quattro rami della ripetizione del mantra – le tre concentrazioni mentali ottenute senza fare affidamento sulla ripetizione del mantra.
Ricapitolando, dobbiamo passare attraverso i quattro rami della recitazione del mantra, focalizzati sul sé come base, sull'altro come base, sulla mente come base e sul suono come base. Dopodiché, ci sono i tre livelli di concentrazione mentale ottenuti senza fare affidamento sulla ripetizione del mantra: quella ottenuta dimorando nella fiamma, quella ottenuta dimorando nel suono e quella ottenuta dimorando nel suono ultimo che conferisce la liberazione. Queste sono le fasi principali della pratica nel kriya tantra. Dobbiamo attraversare tutto questo per ottenere le effettive realizzazioni.
Per evitare di raggiungere un risultato insignificante che non sia pervasivo con il raggiungimento completo, dobbiamo attraversare tutte le fasi spiegate in questo modo nel Ngag-rim chen-mo, Grandi stadi dei sentieri tantrici, secondo Tsongkhapa.
Abbiamo esaminato le sezioni dello schema su come essere un ricettacolo appropriato, mantenendo i voti e i legami stretti e come effettuare l'approssimazione preliminare, che è suddivisa in due modi: quello per raggiungere la concentrazione mentale ottenuta tramite la ripetizione del mantra e il modo per raggiungere le tre concentrazioni mentali ottenute senza ricorrere alla ripetizione del mantra. Ora passiamo alla quarta parte dello schema, ovvero come realizzare i risultati effettivi.
Come raggiungere gli obiettivi effettivi
Tre livelli di ottenimenti
Esistono diversi livelli di realizzazione effettiva: il migliore, il medio e il minimo. Ci sono molti modi diversi per suddividere questi tre livelli. Per quanto riguarda il livello migliore di realizzazione effettiva, vi è la realizzazione del possesso della conoscenza, la realizzazione delle percezioni extrasensoriali e la realizzazione della piena comprensione; la conoscenza di tutti i testi rientra nel livello di realizzazione migliore. Al livello migliore, la realizzazione del possesso della conoscenza consiste nell'acquisizione di realizzazioni effettive nel nostro flusso mentale. La realizzazione delle percezioni extrasensoriali si riferisce ai tipi usuali di ESP. La piena conoscenza di tutti i testi si riferisce a tutti i testi sutra e tantra. Ci sono molti diversi livelli di realizzazione che possiamo ottenere da questo. Ad esempio, c'è quello di leggere solo l'inizio di un testo e ottenere la piena comprensione dell'intero testo fin dalle prime righe.
Il livello intermedio di realizzazione consisterebbe nell'acquisire il potere dell'invisibilità e nella capacità di nutrirsi dell'essenza di piccole pillole. C'è anche la capacità di camminare velocemente e di raggiungere la cima delle montagne. Questi sono i tipi di realizzazioni di livello intermedio. Il testo omette la parte relativa alla camminata veloce. Invece di gambe veloci o camminata veloce, c'è la realizzazione delle gambe storte, che è come essere zoppi. La realizzazione non consiste nell'essere zoppi. Si riferisce alla creazione di sostanze concentrate che vengono strofinate sulla gamba, e in questo modo si è in grado di muoversi molto velocemente. Oppure si potrebbe acquisire la capacità di nutrirsi dell'essenza dei fiori, per esempio. Questa è una cosa molto diffusa.
Tuttavia, la capacità di vivere dell'essenza dei fiori è una pratica riservata a chi ha già raggiunto un livello molto avanzato, per poter ottenere la vera e propria realizzazione. È una pratica adatta a chi è in grado di vivere in completo isolamento sulle cime delle montagne, senza occuparsi di attività frenetiche e senza la distrazione di preparare il cibo o cose simili. È per questo scopo che pratichiamo il prendere l'essenza. Solo a quel livello possiamo raggiungere tale realizzazione.
Abbiamo l'esempio di un maestro altamente realizzato. Era uno dei discepoli più vicini a Tsongkhapa e, quando giunse il momento per lui di raggiungere le sue realizzazioni effettive, si ritirò in montagna in completo isolamento, vivendo della pratica del prendere dell'essenza. E’ molto positivo ricevere il lignaggio di questa pratica del prendere l'essenza. Se la pratichiamo in uno stato in cui abbiamo completamente abbandonato ogni preoccupazione per questa vita, ogni coinvolgimento in essa, e ci dedichiamo totalmente al Dharma, allora è una fortuna. Se ci troviamo a quel livello, allora è una pratica necessaria; tuttavia, se non ci troviamo a quel livello, praticarla per qualsiasi motivo, diceva Milarepa, ci causerebbe solo dolore, più di quanto ne avremmo normalmente.
Non è una pratica che si può fare senza un certo livello di preparazione. Inoltre, se molte persone praticano, ad esempio, il prendere l'essenza in un unico luogo, è un segno infausto, un presagio di carestia per il luogo in cui si svolge la pratica. Ecco perché è considerato infausto che le persone la pratichino in gruppo.
Se siamo davvero praticanti eccellenti e qualificati per eseguirla allora è molto positiva. In caso contrario, comporta molti svantaggi, come spiegato qui, quali l'auto-tortura e il provocare carestia nel luogo.
Al livello più basso di realizzazione, siamo in grado di controllare gli altri, ucciderli e allontanarli da una determinata area. Questi sono i livelli di raggiungimento più bassi.
Risultati dal punto di vista dei segni e del corpo
Esistono anche ottenimenti dal punto di vista dei segni. Ad esempio, le varie sostanze iniziano a bollire, prendono fuoco, emettono fumo o calore e così via. Queste sarebbero risultati derivanti dai segni.
Dal punto di vista del corpo, esistono anche realizzazioni concrete. Le realizzazioni concrete relative alle sostanze sono quelle riguardanti le cose che usiamo o di cui godiamo. Dal punto di vista della parola, ci sono i mantra degli arya, delle divinità e delle divinità della terra. Le realizzazioni concrete dal punto di vista della famiglia del Buddha sarebbero quelle pacificanti, accrescitive e potenti. La pacificazione proviene dalla famiglia tathagata, l'accrescimento dalla famiglia del loto e la potenza dalla famiglia del vajra. Questo secondo il Ngag-rim chen-mo.
Le cinque famiglie di Buddha sono incluse nelle tre famiglie di Buddha del kriya tantra. La famiglia vairociana è inclusa nella famiglia ratnasambhava, la famiglia dei gioielli, che è la famiglia tathagata. La famiglia amoghasiddhi è inclusa nella famiglia del loto di amitabha. Inoltre, in ogni famiglia, abbiamo i tre diversi tipi di realizzazioni e anche le realizzazioni pacifiche e quelle energiche in ognuna delle tre famiglie di Buddha. Inoltre, in ogni famiglia, abbiamo il guardiano della famiglia, la consorte della famiglia e la figura energica della famiglia.
Una persona dotata di sensi estremamente acuti sarà in grado di ottenere una vita molto lunga attraverso le pratiche del kriya e del ciarya tantra. Sulla base di questo effettivo raggiungimento di una vita estremamente lunga, saremo in grado di raggiungere l'illuminazione in essa. Sebbene in alcuni testi vi siano persone che affermano che sia possibile raggiungere l'illuminazione in una sola vita attraverso queste classi inferiori, ciò non è affermato chiaramente nel Ngag-rim chen-mo. Secondo un testo del grande maestro Pancen Sonam Dragpa, intitolato Presentazione generale delle quattro classi del tantra, nel kriya e nel ciarya tantra non esiste un modo diverso di affermare come raggiungere l'illuminazione rispetto al veicolo della perfezione.
Tuttavia, è necessario indagare se il raggiungimento dell'illuminazione debba avvenire dal regno di Akanishtha. Secondo il veicolo della perfezione, è possibile raggiungere l'illuminazione solo dal puro regno di Akanishtha, e non dal regno del desiderio terreno. I grandi maestri Buddhaguhya e Varabodhi hanno ciascuno un modo diverso di descrivere la via per raggiungere l'illuminazione attraverso le prime due classi inferiori del tantra. Questo argomento è ampiamente trattato nel Ngag-rim chen-mo. Possiamo lì approfondirlo. I due maestri principali da seguire per il kriya tantra e il ciarya tantra sono questi due maestri.
Con questo si conclude la breve presentazione del kriya tantra.
Presentazione delle pratiche del ciarya tantra
Ciarya tantra
Il percorso descritto nel ciarya tantra è molto simile a quello del kriya tantra. Pertanto, lo spiegherò brevemente. Il ciarya tantra è suddiviso nelle stesse quattro categorie già delineate in precedenza: come diventare un ricettacolo idoneo, come mantenere i voti, come effettuare l'approssimazione preliminare e come raggiungere le realizzazioni effettive.
Nel testo si afferma che, per diventare un ricettacolo idoneo a intraprendere le meditazioni, è necessario ricevere un'iniziazione, come quella al mandala di Mahakarunika, il Grande compassionevole. Non è sufficiente ricevere l'iniziazione dell'acqua e della corona, ma ricevere tutte le iniziazioni delle cinque famiglie di Buddha. A parte questo, non vi è alcuna differenza nei requisiti per la pratica della meditazione. È necessario possedere almeno questo.
Nel ciarya tantra, si dà uguale importanza alle pratiche esteriori e interiori. Per quanto riguarda i voti da osservare, ci sono i 18 voti del bodhisattva radice e i 46 voti secondari, come nel kriya tantra. Anche i legami stretti sono simili a quelli del kriya tantra. Ad esempio, se mangiamo dalle foglie non ci è permesso mangiare dal retro. Se prendiamo qualcosa da mangiare con le mani, dobbiamo usare entrambe le mani insieme. Allo stesso modo, non dobbiamo mangiare carne, cipolle o aglio e così via.
I testi relativi alla pratica del ciarya tantra nella forma Mahavairocana Abhisambodhi di Vairociana affermano che non dovremmo mai rinunciare al Dharma o alla bodhicitta, nemmeno a costo della nostra vita. Questo concetto è fortemente enfatizzato in questa pratica del ciarya tantra Vairociana. Si raccomanda inoltre di non essere avari e di non arrecare danno ad altri esseri, poiché queste sarebbero cause di povertà e privazione di ricchezze.
Enfasi sull’evitare azioni distruttive
Se prendiamo separatamente le sillabe della parola "avarizia", serna (ser-sna), la prima sillaba significa giallo e la seconda significa naso. Questo si riferisce a un naso giallo, e in particolare ai cani. Non è una caratteristica diffusa, ma la maggior parte dei cani ha il naso giallo. I cani sono molto avari; lo si nota quando si cerca di prendere qualcosa a un cane: abbaia e morde immediatamente. Questa reazione è indicativa della loro avarizia. La divisione dell'avarizia è quindi rappresentata da un cane, ed è per questo che in tibetano viene chiamata avarizia. Evitare i dieci tipi di azioni distruttive è l'aspetto principale enfatizzato nel ciarya tantra.
Yoga con e senza segni
La pratica si divide in yoga con e senza segni. Lo yoga con segni è suddiviso nei quattro rami esterni di ripetizione del mantra e nei quattro rami interni di recitazione del mantra. I quattro rami sono gli stessi del kriya tantra. Ogni serie di quattro prevede una ripetizione sussurrata non degenerativa dei primi tre e una ripetizione mentale del quarto con la pratica del controllo del respiro.
Il secondo di questi, lo yoga senza segni, si pratica quando abbiamo già raggiunto shamatha, una mente calma e serena basata sulla concentrazione sul corpo della divinità. Segue poi una meditazione sulla vacuità in congiunzione con questo yoga della divinità. Alternando la meditazione analitica e quella formale, si raggiunge uno stato combinato di shamatha e vipassyana, realizzando la vacuità.
Secondo Tsongkhapa, il significato di yoga con segni e senza segni è che il primo è una meditazione e una recitazione su una divinità che è distinta dalla meditazione sulla vacuità. Lo yoga senza segni è quando abbiamo un modo di meditare sulla divinità con la vacuità, e non si riferisce semplicemente alla meditazione sulla vacuità in sé.
Il testo prosegue con vari punti di dibattito controversi. Si tratta di un argomento piuttosto complesso, che possiamo affrontare con maggiore calma e attenzione. Un grande maestro, non uno qualunque, ha affermato che la differenza tra lo yoga con i segni e lo yoga senza segni risiede nel fatto che si tratta o di meditazione su una divinità congiunta a una mente che comprende o non comprende la vacuità. Questo tipo di differenziazione di significato va analizzato.
C'è una differenza nel modo in cui la consapevolezza profonda (saggezza) e il metodo vengono concepiti nei sutra e nei tantra. Questo concetto viene spiegato con citazioni molto complesse tratte dal Ngag-rim chen-mo, e potrete approfondirlo in seguito con il vostro maestro. Sebbene nei tantra questi due elementi siano presenti in un unico pacchetto – la consapevolezza profonda che comprende l'esistenza o l'apparenza non reale della divinità e anche l'estensione dell'apparenza della divinità – nondimeno, possiamo distinguere la consapevolezza profonda separatamente perché, pur essendo presenti in un unico pacchetto, hanno diverse doppie negazioni. Dobbiamo comprendere, ad esempio, in termini di comprensione della vacuità dell'apparenza della divinità, che l'apparenza della divinità non è qualcosa che esiste intrinsecamente reperibile; tuttavia, comprendiamo che ciò non significa che non esista affatto. Dobbiamo distinguere tra questi estremi. Non significa che la divinità sia reperibile o che non esista affatto. In questo modo comprendiamo la vacuità della divinità.
Non possiamo semplicemente affermare che la differenza sia legata alla forza della meditazione sulla vacuità o meno, come la differenza tra yoga con segni e yoga senza segni. Questo perché, come nel Paramitayana, quando abbiamo la bodhicitta prima delle meditazioni sulla vacuità, anche se non stiamo meditando sulla vacuità stessa, essa è sostenuta dalla forza di quella bodhicitta. La differenza tra yoga con o senza segni sta nel fatto che la nostra attenzione sull'apparenza di una divinità sia accompagnata contemporaneamente dalla meditazione sulla vacuità. Pertanto, abbiamo bisogno della meditazione senza segni per poter recidere la radice del samsara. Senza l'effettiva meditazione sulla vacuità nel momento in cui la divinità si manifesta, non saremo in grado di recidere la radice. Questo è un punto certo, in base a quanto detto finora.
Obiezioni
Alcuni potrebbero dire che se abbiamo bisogno dello yoga senza segni per recidere la radice del samsara, come qualcosa che ha una visione completa della vacuità, dicono che questo non può essere uno yoga della divinità con l'apparenza di una divinità con volti e braccia perché è una mente che comprende ugualmente la vacuità, e questo non sarebbe pervasivo se nel momento in cui la mente comprende la vacuità, una divinità dovesse apparire. Affermano che si tratta di yoga della divinità, e per questo motivo, essa deve apparire. Nagarjuna dice che per una mente che comprende completamente la vacuità, non c'è l'apparenza di alcunché. Questa è un'obiezione che viene sollevata qui. Per recidere la radice del samsara, dobbiamo avere un modo di progredire che sia completamente opposto a questo modo egoico di afferrarsi alle cose. Pertanto, dobbiamo avere una comprensione della vacuità, che è ciò che è necessario per recidere la radice del samsara, e l'apparenza della divinità non è qualcosa che può reciderla.
È necessario che la divinità appaia effettivamente, queste apparenze relative devono effettivamente verificarsi affinché si tratti di uno yoga della divinità. In generale, che si tratti di uno yoga con o senza segni, non è indispensabile che la divinità abbia la sua apparenza con braccia e volti, a causa dei quattro diversi tipi di yoga. C'è lo yoga della divinità, lo yoga della vacuità, lo yoga del vento e lo yoga della recitazione. Questi sono i quattro yoga, e non è necessario che ci sia l’apparenza della divinità affinché si tratti di uno yoga della divinità.
Esistono vari tipi di ottenimenti reali, alcuni dipendono da oggetti o sostanze esterne. Ad esempio, esiste un certo tipo di spada che realizziamo fisicamente, e con quella spada possiamo volare ovunque.
Per quanto riguarda gli ottenimenti interiori, meditando sui mandala di terra, acqua, fuoco e aria che risiedono nel nostro corpo, siamo in grado di raggiungere gli ottenimenti reali di pacificazione, crescita e così via. Quando otteniamo visioni reali di Manjushri e di altri bodhisattva, essi posano le mani sulla nostra testa e dicono: "Ben fatto, ben fatto", e cose simili. Quando ciò accade in questo tipo di tantra, abbiamo raggiunto la concentrazione univoca, il samadhi del non dimenticare le cose, in particolare del non dimenticare la bodhicitta. In questo modo, abbiamo molti modi per raggiungere gli ottenimenti con il tantra.
Meditazione sul grande yoga dell'auto completamento
Dobbiamo anche meditare sul grande yoga dell'auto completamento. Questi insegnamenti sono legati a diversi mandala, ma forse è difficile capire di cosa stiamo parlando. Tuttavia, per capire, dobbiamo conoscere i tipi di mandala in relazione a questo tantra, insieme ai rituali e alle pratiche ad essi collegati; altrimenti, è improbabile che nella nostra mente si formi un'idea precisa.
I principali maestri spirituali o aciarya da cui questo tantra trae ispirazione sono tre: Buddhaguhya, Shakyamitra e Anandagarbha. Nel tantra che abbiamo esaminato in precedenza, c'erano due maestri importanti, mentre qui ce ne sono tre.
Per meditare sul grande yoga dell'auto completamento è necessario diventare ricettivi a questo particolare tantra attraverso un'iniziazione, quindi mantenere gli impegni e le promesse specifiche per avvicinarsi alla divinità, e dopo di ciò ottenere poteri spirituali. Per diventare ricettivi alla pratica di questo tantra, è necessario esservi introdotti tramite un'iniziazione, come quella nel mandala di vajradhatu.
Qui è necessario considerare anche gli aspetti dell'iniziazione del discepolo. Se accettiamo questa iniziazione, dobbiamo anche assumerci gli impegni ad essa correlati, e se proseguiamo accettando anche l'iniziazione dell'aciarya, si tratta di un'iniziazione completa, che implica anche l'assunzione di altri impegni.
La cosa più importante dopo aver ricevuto l'iniziazione è mantenere puri questi impegni, essere in grado di riconoscere l'origine delle azioni negative e positive e conoscere i metodi per eliminare quelle negative, ecc. Questi metodi sono stati insegnati dagli stessi Buddha e bodhisattva: conoscerli e praticarli è il più grande impegno esplicitato in questo tantra. È quindi necessario esaminare in particolare due testi che spiegano gli impegni di questo tantra.