Panoramica delle tradizioni tibetane e dei loro lignaggi

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La tradizione Nyingma

Nella tradizione Nyingma delle antiche traduzioni tantriche si distinguono tre lignaggi: quello distante orale, quello intermedio del tesoro e quello delle visioni pure.

Padmasambhava (Pad-ma ’byung-gnas, sanscr. Padmasambhava), il cui guru indiano era Shri Singha (dPal-gyi seng-ge, sanscr. Śrī Siṃha), fu l'autore di quello che è noto come il Libro tibetano dei morti (Bar-do thos-grol, Liberazione attraverso l'ascolto durante lo stato intermedio) ed ebbe venticinque discepoli tibetani a lui vicini. Uno dei più importanti fu Vairociana (rNam-par snang-mdzad, sanscr. Vairocana), che si recò anche in India per studiare con il grande traduttore Vimalamitra (Dri-med bshes-gnyen, sanscr. Vimalamitra) e riportarne le opere. È da questi grandi maestri che derivano le tradizioni tantriche Nyingma, in particolare quelle dello dzogchen. 

La kama (bka’-ma), ovvero la linea di trasmissione orale delle parole del Buddha riguardanti questi tantra, deriva dal Buddha Shakyamuni e fu portata in Tibet principalmente da Padmasambhava e Vimalamitra. Nubcen Sangye Yesce (gNubs-chen Sangs-rgyas Ye-shes), un altro dei venticinque discepoli di Padmasambhava, fu uno dei suoi primi maestri. Durante la soppressione del Buddhismo da parte del re Langdarma, questa linea di trasmissione fu preservata da figure come Vairociana e Vimalamitra, che si rifugiarono in esilio nel Tibet orientale. Essa continua ancora oggi, ininterrotta. 

Il lignaggio terma (gter-ma) degli insegnamenti del tesoro rivelato deriva principalmente da Padmasambhava, Vimalamitra e Vairociana. Questi maestri ritenevano che i tempi in Tibet stessero degenerando eccessivamente e che le persone non fossero più ricettive agli insegnamenti più profondi. Pertanto, celarono molti insegnamenti da riscoprire e rivelare in futuro, quando i tempi sarebbero stati più propizi. Ciò che celarono è noto come terma o insegnamenti del tesoro, e coloro che li riscoprono, ancora oggi, sono chiamati terton (gter-ston) o rivelatori degli insegnamenti del tesoro. Uno dei primi a farlo fu Nyangrel Nyima Ozer (Nyang-ral nyi-ma ’od-zer) nel XII secolo. 

Il lignaggio dag-nang (dag-snang zab-brgyud), o lignaggio profondo delle visioni pure, deriva da istruzioni e insegnamenti meditativi ricevuti da grandi maestri in visioni e rivelazioni da figure di Buddha (yi-dam, divinità meditative) e guru del passato. Tali figure di Buddha rappresentano diversi aspetti dello stato di piena illuminazione di un Buddha. Identificandosi con una o più di esse in una sadhana, o pratica di recitazione tantrica, ci si esercita ad agire in modo illuminante, visualizzandosi in una forma illuminata, incontaminata dalle proprie associazioni ordinarie e mondane. Molti dei testi della sadhana derivano da un insegnamento rivelato o da una visione pura. 

Il più grande sintetizzatore di tutti i nyingtig (snying-thig), ovvero gli insegnamenti dell'essenza più profonda dello dzogcen, fu Longcen Rabjampa (Klong-chen rab-’byams-pa), vissuto nel XIV secolo e che studiò con la maggior parte dei maestri traduttori, sia antichi che moderni, del suo tempo. Egli sistematizzò gli insegnamenti ricevuti nelle visioni pure di Padmasambhava, integrandoli con quelli che un precedente membro del lignaggio del suo guru aveva rivelato dagli insegnamenti del tesoro celati da Vimalamitra. 

Jigme Lingpa (’Jigs-med Gling-pa) nel XVIII secolo chiarì ulteriormente questi insegnamenti grazie alle visioni pure che ricevette da Longcen Rabjampa e compilò il Longcen Nyingthig (Klong-chen snying-thig, Essenza del cuore di Longcenpa), il ciclo più esteso di pratiche dzogcen. Le sue tre reincarnazioni includono Dza Patrul Rinpoce (rDza dPal-sprul O-rgyan ’jigs-med chos-kyi dbang-po) e Jamyang Khyentse Wangpo (’Jam-dbyangs mkhyen-brtse dbang-po). Il primo fu l'autore delle Istruzioni guida  del mio eccellente (Samantabhadra) mentore spirituale (Kun-bzang bla-ma’i zhal- lung, Parole perfette del mio eccellente maestro), che costituiscono il preambolo all'opera del suo predecessore e il principale testo lam-rim o del sentiero graduale studiato tra i nyingmapa. Il secondo, formatosi principalmente nella tradizione Sakya, fu il fondatore del movimento Rime non settario del XIX secolo. Una delle sue numerose reincarnazioni fu l'autore di questo testo. Tra i suoi discepoli figuravano due dei più grandi eclettici di questo rinascimento non settario, Lama Mipam (’Ju Mi-pham rgya-mtsho) e il maestro karma kagyu Jamgon Kongtrul (’Jam-mgon Kong-sprul Blo-gros mtha’-yas Yon-tan rgya-mtsho), entrambi i quali avevano raccolto insegnamenti e lignaggi enciclopedici da tutte le tradizioni tibetane.

Questi, dunque, sono alcuni dei personaggi più eminenti nella storia della tradizione Nyingma, in cui i tre lignaggi delle parole del Buddha, i tesori rivelati, gli insegnamenti e le visioni pure si sono continuamente intrecciati.

Le tradizioni Sarma

Kadam antico

La tradizione Sarma di nuove traduzioni tantriche è anche chiamata Jouo Kadam. Ad essa appartengono maestri famosi come Atisha, Gyalua Dromtonpa e i tre fratelli kadam, così come molti altri straordinari maestri che li hanno seguiti.

Atisha è anche conosciuto come Jouo Je (Jo-bo rje dpal-ldan A-ti-sha), da cui deriva il nome di questa tradizione. Dopo aver viaggiato in tutta l'India e a Sumatra per riunire i numerosi lignaggi buddisti frammentati, giunse in Tibet nell'XI secolo dal monastero di Vikramashila, nell'India settentrionale, per rivitalizzare gli insegnamenti e riformarne gli abusi. La sua Lampada per il sentiero dell'illuminazione (Byang-chub lam-gyi sgron-ma, sanscr. Bodhipathapradīpa) divenne la principale opera in stile lam-rim studiata dai praticanti kadam e successivamente ghelug. 

Dromtonpa fu il principale discepolo tibetano di Atisha, e anche i tre fratelli kadam, i ghesce Potoua (dGe-bshes Po-to-ba Rin-chen gsal), Cengaua (dGe-bshes sPyan-snga-ba Tshul-khrims ’bar) e Phuciungua (dGe-bshes Phu-chung-ba gZhon-nu rgyal-mtshan), studiarono sotto la sua guida. Gli insegnamenti del lojong, o addestramento all'atteggiamento (addestramento mentale), furono propagati da coloro che seguirono la linea di ghesce Potoua.

Esistevano tre lignaggi di questa tradizione, nota come Kadam antico. Il lignaggio Kadam Sciungpaua (gZhung-pa-ba) delle spiegazioni testuali discende da ghesce Potoua, il Kadam Manngagpa (Man-ngag-pa) degli insegnamenti orali da ghesce Cengaua, e il Kadam Lamrimpa (Lam-rim-pa) del sentiero graduale da un altro discepolo di Atisha, Gonpaua (dGon-pa-ba dBang-phyug rGyal-mtshan). Il Kadam antico non esiste più come tradizione distinta. I suoi lignaggi e insegnamenti sono stati tutti incorporati in altre tradizioni del Buddismo tibetano.  

In questo Kadam antico erano intrecciate le radici delle tradizioni Sakya, Kagyu e Ghelug.

Il discepolo di Atisha, Gonpaua, aveva diversi importanti discepoli. Sakya Pandita Kunga Gyaltsen (Sa-skya Pandita Kun-dga’ rgyal-mtshan), una figura eccezionale delle tradizioni Sakya, studiò con un discepolo di uno di loro. Gampopa (sGam-po-pa bSod-nams rin-chen), una delle figure principali delle tradizioni Kagyu, studiò sotto un altro. Inoltre, durante il suo terzo viaggio in India, il grande traduttore Marpa (Mar-pa Chos-kyi blo-gros), il guru del guru di Gampopa Jetsun Milarepa (rJe-btsun Mi-la Ras-pa bZhad-pa rdo-rje), incontrò e studiò anche con Atisha. 

La tradizione Ghelug risale a Je Tsongkhapa (Tsong-kha-pa Blo-bzang-grags-pa), che studiò con guru di tutte le tradizioni tibetane e integrò i tre antichi lignaggi Kadam. Da uno dei suoi lama kagyu, Khencen Ciokyob Zangpo (mKhan-chen Chos-skyob bzang-po), ricevette il lignaggio delle spiegazioni testuali, e da uno dei suoi lama nyingma, Lhodrag Namkha Gyaltsen (lHo-brag Nam-mkha’ rgyal-mtshan), sia quelli del sentiero graduale che quelli degli insegnamenti orali.

Ghelug

Manjushri Je Tsongkhapa, saldamente radicato in (tutti e tre i lignaggi della) tradizione Kadam antico, scrisse ampiamente su vinaya, sutra, madhyamaka, prajnaparamita, tantra e così via; la tradizione (Ghelug) che si sviluppò da lui giunse a permeare l'intero mondo (buddista tibetano).

Je Tsongkhapa si dedicò principalmente alla rivitalizzazione della tradizione educativa monastica, originariamente introdotta in Tibet dall'India da Shantarakshita. Nei monasteri fondati da lui e dai suoi discepoli, come Ganden, Sera, Drepung e Tashilhunpo, venne istituito un percorso di formazione per garantire che i monaci padroneggiassero i principali argomenti dei sutra, oltre allo studio e alla pratica tantrica. Ciò era in accordo con lo scopo principale della venuta di Atisha in Tibet. Le principali materie di studio sono prajnaparamita, madhyamaka, pramana, vinaya e abhidharma. 

Prajnaparamita è lo studio del significato nascosto della vacuità nel contesto degli insegnamenti di bodhicitta volti all'illuminazione. Tratta anche delle fasi e dei sentieri verso l'illuminazione. Madhyamaka insegna direttamente la vacuità e le dieci perfezioni, ovvero generosità, disciplina morale, pazienza, perseveranza entusiasta, concentrazione meditativa, consapevolezza discriminante, mezzi abili, preghiera aspirazionale, rafforzamento e consapevolezza profonda. In termini di questi due tipi di consapevolezza, la consapevolezza discriminante (shes-rab, sanscr. prajñā) o semplicemente discriminazione è la consapevolezza di ciò che deve essere accettato e rifiutato riguardo alla natura ultima della realtà relativa. In altre parole, è la saggezza che comprende la vacuità. La consapevolezza profonda (ye-shes, sanscr. jñāna) è la consapevolezza dello stato al di là di ogni dualità o, più esplicitamente, la saggezza che comprende l'unità o la non-dualità della vacuità ultima e dell'apparenza relativa. Pramana tratta della logica, della mente e della teoria dell'apprendimento. Vinaya tratta delle regole della disciplina e della legge di causa ed effetto. Abhidharma tratta della cosmologia e della metafisica.

In linea con l'uso di mezzi abili da parte del Buddha, ciascuno di questi argomenti può essere spiegato con diversi gradi di sofisticazione man mano che si procede attraverso le scuole di pensiero indiane. Per quanto riguarda prajnaparamita, ad esempio, esiste sia una spiegazione svatantrika che una prasangika. Sebbene la prima sia corretta in linea di massima, la seconda è più accurata. Pertanto, tradizionalmente certi argomenti vengono studiati prima dal punto di vista della particolare scuola di pensiero hinayana o mahayana che si è specializzata in quell'argomento. Una volta raggiunta una comprensione iniziale attraverso intensi dibattiti e meditazioni, questa viene affinata passando al livello di spiegazione successivo. Pramana, ad esempio, viene affrontato dai punti di vista svatantrika e cittamatra. A meno che non si comprendano prima le loro teorie, è molto difficile apprezzare i punti sottili chiariti dai madhyamika prasanghika. 

Je Tsongkhapa scrisse numerosi commentari alle opere del Kangyur e del Tengyur, sulle quali si basano questi studi sui sutra. Scrisse anche ampiamente sui tantra e ricevette molti insegnamenti da visioni pure della sua figura di Buddha (divinità di meditazione), Manjushri, la manifestazione della saggezza di tutti i Buddha. I suoi insegnamenti mahamudra riguardanti le meditazioni sulla natura della mente derivano dalla sua rielaborazione e combinazione di ciò che aveva appreso su questo argomento dai suoi lama kagyu, in accordo con il chiarimento ricevuto in una di queste visioni pure.  

Tra i suoi discepoli più famosi vi furono Gyaltsab Je (rGyal-tshab rJe Dar-ma rin-chen) e Kedrub Je (mKhas-grub rJe dGe-legs dpal-bzang), che ereditarono a loro volta la posizione di detentore del trono di Ganden. Il lama o maestro spirituale che occupa questa posizione è il capo della tradizione Ghelug. Un altro dei suoi discepoli, Gyalua Ghendun Drub (rGyal-ba dGe-’dun-grub), fu riconosciuto postumo come il primo Dalai Lama. Il titolo di Dalai Lama, che significa maestro simile all'oceano, fu conferito nel XVI secolo da un principe mongolo tumed, Altan Khan, a Sonam Gyatso (rGyal-ba bSod-nams rgya-mtsho), il terzo di questa linea, durante una sua visita in Mongolia per insegnare. Dopo questo periodo i mongoli, che si erano convertiti al Buddhismo nel XIII secolo grazie a Sakya Pandita, seguirono in gran parte la tradizione Ghelug.

Quando Gusci Khan, principe di un'altra tribù mongola, i Qoshot, sconfisse il re indigeno del Tibet nel XVII secolo, assunse per sé il titolo di re del Tibet e nominò il quinto Dalai Lama, Nauang Lobsang Gyatso (rGyal-dbang lnga-pa chen-po Ngag-dbang blo-bzang rgya-mtsho), capo politico e religioso del paese a Lhasa. Sotto il suo regno, il palazzo del Potala fu ampliato fino alle sue dimensioni attuali. 

Quando un'altra tribù mongola, i Dzungar, sconfisse i Qoshot, che detenevano un potere nominale in Tibet, l'imperatore manciù della Cina, Kangxi, approfittò della situazione per sconfiggere definitivamente i mongoli e reinsediare il settimo Dalai Lama a Lhasa. Da quel momento in poi, la scuola Ghelug divenne la tradizione buddista ufficialmente patrocinata in tutta la Cina, la Manciuria, la Mongolia e l'Asia centrale. Inoltre, fu avviato il progetto di traduzione del canone tibetano in manciù utilizzando una scrittura mongola modificata appositamente per trascrivere questa lingua fino ad allora priva di scrittura. Sebbene la storia piuttosto complessa di questo periodo sia stata notevolmente semplificata, è fondamentalmente così che il lignaggio di Je Tsongkhapa si diffuse in tutto il mondo buddista tibetano. 

Il sistema educativo monastico ghelug si diffuse ad altre tradizioni buddiste in Tibet. Un esempio risale all'epoca del quinto Dalai Lama, i cui guru includevano non solo il quarto Pancen Lama, Losang Chokyi Gyaltsen (Pan-chen Blo-bzang chos-kyi rgyal-mtshan), ma anche un grande maestro nyingma, il primo Dzogcen Rinpoce, Pema Rigdzin (rDzogs-chen Padma-rig ’dzin). Quest'ultimo conferì numerose iniziazioni dzogcen al quinto Dalai Lama, il quale a sua volta padroneggiò questo sistema di meditazione e rivelò anche insegnamenti preziosi sull'argomento che erano stati precedentemente nascosti.

In seguito, il Dzogcen Rinpoce chiese a un ghesce, o maestro, di questo sistema educativo di tornare con lui nel Kham, nel Tibet orientale, per stabilire lì gli insegnamenti sui sutra, che fino ad allora avevano ricevuto poca importanza. Il quinto Dalai Lama acconsentì e, di conseguenza, i monasteri dzogcen e secen dei nyingmapa iniziarono a seguire un programma di formazione simile a quello dei ghelugpa. Lama Mipam (XIX secolo) era affiliato al monastero di Secen e, come Je Tsongkhapa, scrisse ampi commentari e testi per lo studio dei sutra e dei tantra. Dal XVII secolo, la linea dei Dalai Lama ha mantenuto un rapporto di reciproco guru-discepolo con le linee sia dei Pancen Lama che dei nyingma Dzogcen Rinpoce.

Sakya

La tradizione Sakya fu fondata dai cinque patriarchi sakya, che sostennero gli insegnamenti di sutra e tantra di molti grandi pandit-mahasiddha indiani come Vajrasana, Naropa e Virupa, il re degli yoghi. Questa stirpe dinastica della famiglia Khon segue anche le pratiche tantriche Samyak e Vajrakilaya della tradizione Nyingma, e molti insegnamenti straordinari e speciali dei sakyapa continuano a prosperare ancora oggi, senza declino.
Sakya Pandita, il gioiello più prezioso di tutti i saggi del continente meridionale, sconfisse in un dibattito lo studioso indiano non buddista (Harinanda) – un'impresa compiuta all'epoca da nessun altro maestro tibetano di cui si abbia notizia.

Il lignaggio Sakya deriva dalla famiglia Kon (’Khon) che, per tredici generazioni dopo l'epoca di Padmasambhava, fu seguace della tradizione Nyingma. Le pratiche tantriche di Samyak (Yangdag Heruka) e Vajrakilaya, le due divinità meditative della classe mahayoga delle antiche traduzioni (così come Hayagriva Yangsang), fanno parte della loro eredità di questo periodo precedente. 

Nell'XI secolo, un membro di questa famiglia, Kon Konciog Gyalpo (’Khon dKon-mchog rgyal-po), si recò in India alla ricerca di nuovo materiale buddista. Ricevette gli insegnamenti dell'abate Virupa del monastero di Nalanda dal traduttore Drogmi Lotsaua (Brog-mi Lo-tsa-wa Shakya-ye-shes). Questo traduttore di nuovo stile era strettamente legato alle figure fondatrici delle altre tradizioni Sarma. Fu uno dei guru di Marpa, da cui discendono dodici lignaggi Kagyu, e sia lui che Atisha, il fondatore della scuola Kadam, furono discepoli del mahasiddha indiano (praticante altamente realizzato) Shantipa.

Quando Khon Khonciog Gyalpo tornò in Tibet, riportò con sé gli insegnamenti lamdre, ovvero "sentieri e loro risultati", di Virupa sul sentiero graduale nel contesto dell'Hevajra Tantra e fondò il monastero sakya. I cinque patriarchi sakya (Sa-skya gong-ma lnga) che effettivamente fondarono la tradizione Sakya erano suoi parenti e discendenti. I primi tre, Kunga Nyingpo (Sa-chen Kun-dga’ snying-po), Sonam Tsemo (bSod-nams rtse-mo) e Dragpa Gyaltsen (Grags-pa rgyal-mtshan), sono conosciuti come i tre maestri bianchi, poiché erano laici vestiti di bianco. Gli ultimi due, Sakya Pandita Kunga Gyaltsen e Ciogyal Phagpa (Chos-rgyal ’Phags-pa), essendo monaci in abiti rossi, sono conosciuti come i due maestri rossi.

Il primo di questi cinque, Kunga Nyingpo, fu l'autore di Separarsi dai quattro attaccamenti (Blo-sbyong zhen-pa bzhi-bral-gyi khrid-yig zab-don gnad-kyi lde’u-mig), un insegnamento ricevuto in una visione pura da Buddha Manjushri. Questo e il lamdre di Virupa sono diventati i principali testi lam-rim studiati nelle tradizioni Sakya. Ricevette anche molti lignaggi tantrici di nuovo stile dal traduttore Mal Lotsaua (Mal Lo-tsa-ba Blo-gros grags-pa).

Tra queste vi era quella di Vajrayoghini, trasmessa dal guru di Marpa, Naropa, ai fratelli Pamtingpa (Pham-thing-pa) del Nepal. Vajrayoghini è una figura femminile di Buddha appartenente alla classificazione dell'anuttarayoga tantra madre. Tre grandi maestri indiani – Naropa, Maitripa e il re Indrabhuti – ricevettero da lei insegnamenti di visione pura, nei quali apparve in forme leggermente diverse. Così, oltre agli aspetti del tantra antico, sorsero all'interno dei nuovi tantra tre lignaggi della sua pratica, trasmessi di fatto all'interno dei Tredici insegnamenti d'oro dei sakya (Sa-skya gser-chos bcu-gsum).

Questo è un fenomeno molto comune e spiega alcune delle differenze riscontrate nelle raffigurazioni delle varie figure di Buddha e nelle loro sadhana. Spesso, molte tradizioni tibetane condividono diverse linee di pratica associate a una particolare figura di Buddha tantrica. Le iniziazioni per ciascuna di esse vengono trasmesse insieme di generazione in generazione, spesso in una raccolta di iniziazioni per cento o più figure di Buddha e lignaggi contemporaneamente. Questo per garantire la sopravvivenza di lignaggi ininterrotti. Tuttavia, sebbene ogni tradizione possa trasmettere molte delle stesse pratiche, non tutte ricevono la stessa enfasi. Alcune divinità e forme specifiche della loro pratica sono più popolari in periodi diversi. Così, molti dei lignaggi di Vajrayoghini, ad esempio, si trovano in comune nelle tradizioni Nyingma, Kagyu, Sakya e Ghelug – i ghelug hanno ricevuto la loro trasmissione direttamente dai maestri sakya – ma ciascuna ha sviluppato le proprie sadhana a partire da ulteriori rivelazioni e in periodi diversi ha enfatizzato forme diverse di questa figura di Buddha. In linea con il metodo del Buddha, che si avvale di mezzi diversi e sapienti, i guru di ciascuna tradizione hanno raggiunto l'illuminazione attraverso un'ampia varietà di pratiche di Vajrayoghini. 

In Tibet sono state comunemente riconosciute tre importanti manifestazioni umane di Manjushri: il maestro nyingma Longcen Rabjampa, il fondatore della scuola Ghelug Je Tsongkhapa e Sakya Pandita Kunga Gyaltsen, il primo dei due maestri rossi. Quest'ultimo visse nel XIII secolo e fu un maestro in tutti i campi del sapere conosciuti, tra cui medicina, logica e poesia. Tradusse molte opere su questi argomenti dal sanscrito al tibetano, e molte delle sue composizioni furono a loro volta tradotte in sanscrito a beneficio dei suoi seguaci indiani. La sua fama era così diffusa che un saggio indiano dell'epoca, Harinanda, si recò in Tibet per sfidarlo in un dibattito. 

La vittoria di Sakya Pandita fu un evento così straordinario da diventare nota persino tra i potenti mongoli. Godan Khan, nipote di Gengis Khan, lo invitò in Mongolia insieme a suo nipote, Ciogyal Phagpa, il secondo dei due maestri rossi. In seguito alla loro visita, i mongoli si convertirono al Buddhismo e Sakya Pandita fu nominato viceré del Tibet e guru del Khan in cambio della sovranità mongola. Inoltre, i due maestri rossi crearono un alfabeto per la lingua mongola e, sotto la loro supervisione, iniziò la traduzione delle scritture buddhiste dal tibetano al mongolo.

In seguito, Ciogyal Phagpa ricoprì una posizione simile a quella che suo zio aveva instaurato con Godan Khan presso Kublai Khan. Tale rapporto tra i capi sakya e i governanti mongoli continuò anche dopo che Kublai Khan completò la conquista della Cina e fondò la dinastia Yuan. Verso la metà del XIV secolo, tuttavia, con l'indebolimento dei mongoli in Cina, i capi sakya furono soppiantati come governanti politici del Tibet da un gruppo di tibetani autoctoni, e successivamente in Cina stessa i mongoli furono rovesciati dalla dinastia Ming. Sebbene le tribù mongole frammentate continuassero a mantenere un legame con il buddismo tibetano, questo fu notevolmente rafforzato e rinnovato nel XVI secolo dalla visita del terzo Dalai Lama ad Altan Khan e dal conferimento del titolo di "Dalai Lama".

Esistono tre tradizioni che custodiscono gli insegnamenti di Sakya Pandita: Sakya, Ngor e Tsar.

I cinque patriarchi sakya fondarono la tradizione Sakya stessa, il cui capo tradizionale è chiamato Sakya Trizin. Ngorcen Kunga Zangpo (Ngor-chen Kun-dga’ bzang-po) fondò la tradizione Ngor, mentre Tsarcen Losel Gyatso (Tshar-chen Blo-gsal rgya-mtsho) fondò la tradizione Tsar.

Esistono altre tre tradizioni che derivano dalla stessa tradizione Sakya: Bulug, Jonang e Bodong. Tuttavia, le loro interpretazioni di sutra e tantra differiscono solo di poco.

Il Jonang fu fondato da Yumo Mikye Dorje (Yu-mo Mi-skyes rdo-rje) e il Bodong da Bodong Ciogle Namgyel (Bo-dong Phyogs-las rnam-rgyal). Le figure più eminenti di questi lignaggi furono Buton Rincen Drub (Bu-ston rin-chen-grub), il fondatore del Bulug, e Taranatha (Ta-ra-na-tha) del Jonang. Il primo, vissuto nel XIV secolo, è famoso per essere stato uno dei primi a codificare e compilare il Kangyur e il Tengyur. Era un enciclopedista e maestro tantrico. I lignaggi di Guhyasamaja e Kalachakra Tantra, ad esempio, furono ricevuti da Je Tsongkhapa dai suoi discepoli. Guhyasamaja è anuttarayoga tantra padre, Kalachakra è stato classificato da Buton Rinpoce nella categoria non duale, mentre Je Tsongkhapa lo ha definito un tantra madre. Non si occupa solo dei contenuti tantrici più comuni, ma tratta ampiamente anche di astronomia, astrologia, matematica e dei sistemi energetici del corpo.  

Taranatha fu anche un maestro del sistema Kalachakra, nonché autore di una vasta storia del buddhismo indiano. Vissuto nel XVI secolo, fu uno dei più espliciti sostenitori degli insegnamenti zhentong (gzhan-stong) o vacuità d’altro, che espose in relazione al Kalachakra. Questi insegnamenti derivano dall'Uttaratantra, che era stato rivelato da Maitreya ad Asanga in occasione del terzo giro della ruota del Dharma da parte del Buddha Shakyamuni con il Tathagatagarbha sutra. Non trovando all'epoca in India nessuno a cui affidarli, Asanga li nascose come un tesoro di insegnamenti. Furono poi rivelati da Naropa e Maitripa, i precursori indiani dei lignaggi Kagyu, e portati in Tibet nell'XI secolo in parte dal traduttore Ngog Loden Sherab (rNgog Lo-tsa-ba Blo-ldan shes-rab).

Sebbene la vacuità abbia un solo "sapore" e la vacuità realizzata in tutti i veicoli dei Buddha sia la stessa, se ne può parlare da due prospettive diverse. Rangtong (rang-stong), o vacuità di sé, è la confutazione della vera esistenza indipendente. È la totale assenza di una modalità di esistenza che non è mai esistita. Non è mai esistito nulla che fosse intrinsecamente dotato di vera esistenza indipendente. La vacuità del sé non postula nulla di più.

La vacuità d’altro è un modo di parlare della totale assenza di vera esistenza come base per la nascita di una mente di chiara luce, una profonda consapevolezza della non-dualità tra vacuità e apparenza, la natura di Buddha, il dharmakaya o corpo che abbraccia ogni cosa, e la condotta costruttiva dei Buddha o campo di forza che allinea la mente all'illuminazione. È "altro" nel senso che è completamente diverso da tutti i fenomeni relativi.  

Lo scopo di distinguere i due aspetti della vacuità è quello di impedire ai praticanti di cadere in una delle due posizioni estreme. Per coloro che, nel rifiutare l'esistenza intrinseca, potrebbero tendere all'estremo del nichilismo, vengono enfatizzate le qualità positive della vacuità d’altro. Ma per coloro che potrebbero tendere ad attribuire la vera esistenza intrinseca alla natura permanente di Buddha e così via, si raccomanda la meditazione sulla vacuità di sé. Con un equilibrio tra questi due modi di vedere la realtà ultima, i guru possono guidare i discepoli su una via di mezzo verso l'illuminazione.

Gli insegnamenti sulla vacuità d'altro, seriamente indeboliti nel lignaggio Jonang, furono rivitalizzati da Tseuang Norbu (Tshe-dbang nor-bu), un maestro nyingma del XVIII secolo. Divennero ampiamente popolari grazie al movimento Rime non settario del XIX secolo, in particolare per opera di Jamgon Kongtrul Rinpoce, e sono attualmente presenti in molti lignaggi Nyingma e Kagyu. 

Kagyu

Le tradizioni Kagyu derivano da Naropa e Maitripa. Marpa, Jetsun Milarepa e Gampopa furono i loro tre maestri più eminenti. Da loro si possono far risalire quattro tradizioni principali e otto minori, molte delle quali derivano in gran parte da Pagmodrupa, discepolo di Gampopa.

Dodici delle tradizioni Kagyu, note collettivamente come Dagpo Kagyu, fanno risalire le proprie origini a Marpa. Questo grande traduttore del nuovo stile dell'XI secolo si recò in India tre volte per studiare con maestri di grande talento come Naropa, Maitripa e il traduttore Drogmi Lotsaua, tutti strettamente legati alle origini delle varie altre tradizioni Sarma.

Uno dei principali lignaggi che Marpa riportò in Tibet fu quello di mahamudra, il grande sigillo della vacuità. Questi insegnamenti riguardanti la meditazione sulla vera natura della mente furono ricevuti per la prima volta dal mahasiddha indiano Saraha in una visione pura di Vajrapani, la figura del Buddha che manifesta il potere e i mezzi abili dei Buddha. Saraha, guru di Nagarjuna, trasmise questi insegnamenti a Luipa, dalle cui visioni pure si può far risalire uno dei lignaggi della pratica tantrica madre di Heruka Chakrasamvara. Essi giunsero infine al guru di Naropa, Tilopa, e da Naropa furono trasmessi a Marpa. 

In Tibet, Marpa trasmise a sua volta questi insegnamenti al grande yoghi Jetsun Milarepa, famoso per la sua devozione al guru. Dei due discepoli più eminenti di Jetsun Milarepa, Reciungpa (Ras-chung-pa rDo-rje grags-pa) e Gampopa, quest'ultimo, avendo studiato con un discepolo di Gonpaua, uno dei discepoli di Atisha, combinò gli insegnamenti del mahamudra e del Kadam e compose il Gioiello ornamento della liberazione (Thar-pa rin-po-che’i rgyan), che è il principale testo lam-rim studiato nelle tradizioni Kagyu. Uno dei suoi principali discepoli fu Pagmodrupa (Phag-mo gru-pa  rDo-rje rgyal-po). Pertanto, Tilopa, Naropa, Marpa, Jetsun Milarepa, Gampopa e Pagmodrupa formano una successione di lignaggio guru-discepolo.

Le quattro principali e le otto minori tradizioni Kagyu sono così chiamate perché le prime furono fondate da discepoli diretti di Gampopa, mentre le seconde da quelli di Pagmodrupa. Le quattro principali e i loro fondatori sono: 

  • Barom Kagyu – Barompa Darma Wangciug (’Ba-rom-pa Dar-ma dbang-phyug)
  • Pagdru Kagyu – Pagmodrupa
  • Kamtsang Kagyu o Karma Kagyu – Primo Karmapa Dusum Khyenpa (Dus-gsum mkhyen-pa)
  • Tsalpa Kagyu – Zhang Yudragpa Tsondru Dragpa (Zhang g.yu-brag-pa brTson-’gru brags-pa).

Gli otto minori sono: 

  • Drikung Kagyu – Drikungpa Jigten Gonpo (’Bri-gung-pa’ Jig-rten mgon-po)
  • Taglung Kagyu – Taglung Tangpa Сenpo Tashi Pel (sTag- lung Thang-pa bkra-shis-dpal)
  • Yelpa Kagyu – Drubthob Yeshe Tsegpa (sGrub-thob Ye-shes brtsegs-pa)
  •  Marpa Kagyu – Choje Marpa Drubtob (sMar-pa sGrub-thob Shes-rab seng-ge)
  • Shugseb Kagyu – Gyergom Cenpo (Gyer-sgom chen-po gZhon-nu grags-pa)
  • Drugpa Kagyu o Lingre Kagyu – Lingrepa Pema Dorje (Gling-ras-pa Padma rdo-rje) e Tsangpa Gyare Yesce Dorje (gTsang-pa rgya-ras Ye-shes rdo-rje)
  • Yazang Kagyu – Zarawa Yesce Sengge (Zwa-ra-ba sKal-ldan Ye-shes seng-ge)
  • Tropu Kagyu – Gyaltsa Rinpoce (rGyal-tsha Rin-chen mgon-po) e Kunden Repa (Kun-ldan ras-pa).
Ancora oggi, quattro di queste tradizioni sono esistenti e non degenerate: Karma, Drugpa, Drikung e Taglung. I lignaggi delle altre, invece, versano attualmente in uno stato di grave indebolimento.

Delle dodici tradizioni Dagpo Kagyu, le più diffuse oggi sono Karma, Drugpa, Drikung e Taglung Kagyu.

La scuola Karma Kagyu fu fondata dal primo Karmapa, Dusum Khyenpa, discepolo diretto di Gampopa e fondatore del monastero di Tsurpu. Uno dei suoi principali discepoli fu Drogon Sonam Dragpa (’Gro-mgon bSod-nams brag-pa), noto anche come Sanggye Rapa (Sangs-rgyas Ra-ba) o Drogon Rapa (’Gro-mgon Ra-ba), predecessore del lignaggio dei Situ Rinpoce. I lignaggi dei Karmapa e dei Dalai Lama sono comunemente riconosciuti come manifestazioni umane di Avalokiteshvara, l'emanazione della compassione di tutti i Buddha.

Il secondo Karmapa, Karma Pakshi (Kar-ma Pak-shi), come Ciogyal Phagpa, il secondo dei due maestri rossi dei sakya, ebbe una forte affiliazione con la corte mongola di Kublai Khan. A partire dal suo tempo, in particolare verso la fine della dinastia Yuan in Cina e la successiva dinastia Ming, i Karmapa furono visitatori frequenti della Cina e godettero del patrocinio imperiale.

Il terzo Karmapa, Rangjung Dorje (Rang-byung rdo-rje), era famoso per aver adattato gli insegnamenti dello dzogcen a quelli del mahamudra. Egli stesso fu un guru del maestro Nyingma Longcen Rabjampa, ed entrambi furono discepoli di Rigdzin Kumaraja (Rig-’dzin Ku-ma-ra-dza). Grazie agli sforzi congiunti di questi tre, gli insegnamenti Nyingthig, o Essenza interiore, dello dzogcen divennero uno dei punti di incontro tra le tradizioni Karma Kagyu e Nyingma. Lo stesso terzo Karmapa fu un rivelatore di insegnamenti preziosi, in particolare del Karma Nyingthig, un gruppo di insegnamenti dello dzogcen ritenuti particolarmente applicabili ai lignaggi Kagyu.

Il quarto Karmapa Rolpe Dorje (Rol-pa’i rdo-rje) fu uno dei guru di Je Tsongkhapa, il fondatore della tradizione Ghelug. 

Così come la linea dei Pancen Lama e dei Dalai Lama ha avuto – fin dai tempi del quinto Dalai Lama – una relazione reciproca guru-discepolo, un'associazione simile si è evoluta tra i Karmapa e le linee degli Zhamar e Situ Rinpoce. Gli Zhamar Rinpoce, come i Pancen Lama, sono considerati emanazioni del Buddha Amitabha, il guru di Avalokiteshvara, mentre i Situ Rinpoce sono manifestazioni del Buddha Maitreya. Il primo Zhamar Rinpoce, Drag Sengge (Zhwa-dmar Grags-seng-ge), fu discepolo del terzo Karmapa, nonché del suo guru dzogcen Rigdzin Kumararaja. Il primo Situ Rinpoce, Ciokyi Gyaltsen (Ta’i si-tu Chos-kyi rgyal-mtshan), era un discepolo del quinto Karmapa Dezhin Shegpa (De-bzhin gshegs-pa).

La cerimonia del cappello nero dei karmapa e quella del cappello rosso dei rinpoce Zhamar e Situ sono esempi di ciò che viene definito "liberazione attraverso la visione". Se avete accumulato una quantità considerevole e sufficiente di energia positiva, la visione di questi cappelli consacrati, indossati dai maestri durante una profonda meditazione, può innescare la vostra liberazione. Se invece vi manca l'energia positiva necessaria, questa visione può imprimere forti istinti karmici nel vostro continuum mentale, favorendo un ulteriore contatto con queste emanazioni di Buddha e, in definitiva, la vostra liberazione. 

Il lignaggio Drugpa Kagyu risale a Lingre Pema Dorje, un discepolo di Pagmodrupa del XII secolo, noto per essersi guarito dalla lebbra grazie al potere della meditazione. Questo lignaggio Kagyu, tuttavia, fu in realtà fondato dal suo discepolo principale, Tsangpa Gyare, che adattò anche gli insegnamenti dzogcen con il mahamudra, che aveva ricevuto dal suo guru nyingma Kharlungpa (mKhar-lung-pa). Inoltre, è famoso per aver rivelato insegnamenti preziosi sul mahamudra, celati dal discepolo di Jetsun Milarepa, Reciungpa.

Pema Karpo (’Brug-chen Pad-ma dkar-po), una reincarnazione di Tsangpa Gyare del XVI secolo, fu il primo Drugcen Rinpoce e codificò tutti gli insegnamenti del Drugpa Kagyu. Successivamente, il Drugcen Rinpoce è stato il capo spirituale di questa tradizione, così come i karmapa per il Karma Kagyu. Una delle sue figure più eminenti fu il terzo Khamtrul Rinpoce Kunga Tenzin (Khams-sprul Kun-dga’ bstan-’dzin) del XVIII secolo – il primo Khamtrul Rinpoce era stato un discepolo di uno dei discepoli di Pema Karpo. Le sue opere sul mahamudra incorporano molti degli insegnamenti dzogcen tratti dagli scritti di Longcen Rabjampa. 

Il lignaggio Drikung Kagyu fu fondato da Drikung Jigten Gonpo, un discepolo di Pagmodrupa. Egli ereditò i lignaggi Nyingma di suo padre, che era un maestro di questa tradizione ed era ampiamente riconosciuto come una reincarnazione di Nagarjuna. 

La scuola Taglung Kagyu discende da un altro discepolo di Pagmodrupa, Taglung Tangpa, che fu anche discepolo del ghesce Kadam Cekaua. Il lignaggio Kadam degli insegnamenti del lojong, o addestramento mentale, era passato da Atisha a Dromtonpa e poi successivamente ai ghesce Potoua, Sharaua e Cekaua.

Oltre ai dodici lignaggi Dagpo Kagyu, che vengono ricondotti a Marpa, esisteva un'altra tradizione Kagyu.

Lo yoghi tibetano Khedrub Khyungpo Naljor studiò in India con due dakini, nonché con Rahulagupta, Maitripa e molti altri. Complessivamente studiò con 150 maestri pandit e, al suo ritorno in Tibet, diede origine a quella che divenne nota come la tradizione Shangpa Kagyu. Oggi, questa tradizione non è più praticata in modo indipendente da alcuno. Tuttavia, i suoi lignaggi di iniziazioni e trasmissioni orali sono preservati principalmente nelle tradizioni Sakya e nelle altre tradizioni Kagyu.

Le dakini sono un tipo di esseri femminili illuminati che creano condizioni favorevoli e ispirano alla pratica meditativa. Le due dakini con cui Khedrub Khyungpo Naljor (mKhas-grub Khyung-po rnal-’byor) studiò furono Niguma e Sukhasiddhi. La prima era una parente del guru di Marpa, Naropa, e la seconda era una discepola del precursore sakya Virupa. Da loro derivano i sei yoga di Niguma e i sei yoga di Sukhasiddhi. 

Alcuni lignaggi Shangpa Kagyu sono passati non solo alle tradizioni Sakya e ad altre tradizioni Kagyu, ma anche alla Ghelug, da Jagcen Jampa Pel (’Jag-chen Byams-pa-dpal) a Je Tsongkhapa. Il discepolo di Je Tsongkhapa, Khedrub Je, ricevette dal maestro Shangpa Namkay Naljor (Nam-mkha’i rnal-’byor) l'iniziazione e gli insegnamenti di Mahakala di sei braccia, un potente protettore dell’anuttarayoga tantra. Oltre alle quattro principali tradizioni tibetane, Nyingma, Kagyu, Sakya e Ghelug, ne esistono diverse altre.

Ulteriori tradizioni e pratiche tibetane

In Tibet esistono molte altre tradizioni di pratica tantrica. Ad esempio, il rito Chöd, che consiste nel recidere le interferenze demoniache, proviene dalla tradizione Zhije o pacificatrice. Questa tradizione fu fondata dalla yoghini tibetana Macig Labdron, seguendo gli insegnamenti del mahasiddha indiano Padampa Sanggye. In realtà, però, tutte queste tradizioni differiscono solo nel nome. In sostanza, convergono tutte su un unico punto: ognuna di esse insegna metodi per raggiungere lo stesso obiettivo finale, la piena illuminazione di un Buddha.

Come si evince dalle brevi descrizioni storiche sopra riportate, nessuna delle tradizioni buddiste del Tibet si è sviluppata in completo isolamento dalle altre. Molte delle loro radici sono comuni o intrecciate e, nel corso del tempo, hanno avuto un contatto continuo, stimolandosi reciprocamente nella crescita. I grandi maestri di ciascuna tradizione hanno spesso studiato sotto la guida di guru delle altre, e molti lignaggi e pratiche sono comuni, con solo lievi variazioni di contenuto e stile. Ciononostante, ognuna possiede le proprie specialità e approcci distintivi alla meditazione.

Differenze tra le tradizioni in termini di approccio

Sebbene sia opinione comune che Sakya e Ganden siano specializzati nelle spiegazioni e Nyingma e Kagyu nella pratica, in realtà, ciò che i pandit e gli studiosi del passato hanno affermato è: "I nyingmapa furono i pionieri del Dharma nella Terra delle nevi (Tibet). I kadampa furono la fonte di centomila sostenitori degli insegnamenti. I sakyapa estesero e diffusero il Dharma nella sua interezza. I kagyupa offrirono un sentiero segreto per gli incomparabili maestri meditatori. Tra gli esegeti di dottrine eccellenti, Je Tsongkhapa era come il sole. Jonangpa Taranatha e Buton furono i due grandi maestri dei vasti e profondi insegnamenti tantrici". Questa spiegazione concorda con la realtà dei fatti.

In generale, sebbene i guru di ogni tradizione diffondano il Dharma attraverso discorsi pubblici e preparino i discepoli per ritiri meditativi, quelli delle tradizioni Sakya e Ganden, ovvero Ghelug, si specializzano nel primo aspetto, mentre quelli delle tradizioni Nyingma e Kagyu nel secondo. Tutti, tuttavia, concordano sul fatto che per meditare efficacemente, è necessario prima ascoltare e studiare le corrette istruzioni e spiegazioni degli insegnamenti e poi rifletterci sopra fino a comprenderne il significato. Altrimenti, la meditazione sarà piena di dubbi e interrogativi su ciò che si sta facendo. Questo è universalmente attestato dai grandi studiosi e maestri di meditazione di ogni tradizione. 

Inoltre, sebbene gli stili e le forme del ngondro, o pratiche preliminari, possano differire da un lignaggio all'altro, e persino all'interno di una data tradizione, tutti ne sottolineano l'importanza per eliminare gli ostacoli e creare uno stato mentale favorevole alla meditazione intensa. Anche gli stili di canto e le procedure rituali variano notevolmente da tradizione a tradizione. Di fatto, si riscontra una grande varietà di stili all'interno di ogni lignaggio e persino all'interno di uno specifico monastero. In generale, tuttavia, quelle nyingmapa presentano una maggiore diversità rituale rispetto a qualsiasi tradizione Sarma. Ma queste sono differenze superficiali.  

Si può inoltre notare che i termini tecnici buddisti specifici presentano un'ampia varietà di definizioni e usi. Sebbene si possano individuare degli schemi generali, non è possibile tracciare linee di demarcazione precise basandosi esclusivamente sulle tradizioni tibetane. Questa caratteristica si riscontra per la prima volta in India, in particolare tra le diverse scuole di pensiero. Il significato di un termine nel sistema Cittamatra, ad esempio, non è affatto lo stesso di quello che assume in un contesto Prasanghika-Madhyamaka. Inoltre, in Tibet, molti studiosi di tutte le tradizioni hanno definito i termini in modo leggermente diverso a seconda del contesto, in base alla propria esperienza meditativa. Hanno esposto queste definizioni nei loro numerosi scritti, e persino un singolo autore può aver spiegato le cose in modo diverso in opere separate e in periodi diversi della sua vita. Da questa vasta letteratura, quasi ogni divisione di ciascun monastero ha scelto i propri testi e commentari preferiti. È quindi evidente che l'approccio nel buddismo non è affatto dogmatico. Avendo a disposizione un'ampia gamma di commentari e definizioni, il praticante può scoprire da sé, attraverso la meditazione e il confronto con gli altri, quali siano quelli rilevanti e utili in ogni fase del suo cammino spirituale.

Una distinzione più significativa tra le tradizioni tibetane si riscontra nei loro approcci generali alla meditazione sulla vacuità, sebbene anche in questo caso ogni guru guidi il discepolo in modo diverso, in base alla sua predisposizione e alle sue esigenze. In linea generale, i ghelugpa pongono l'accento sullo sviluppo di una conoscenza diretta e non concettuale della vacuità, attraverso la comprensione della confutazione logica dell'esistenza auto stabilita. I praticanti nyingma e kagyu raggiungono questa conoscenza pura attraverso la meditazione sulla vacuità d’altro, per realizzare la natura di Buddha e una profonda consapevolezza della non-dualità tra vacuità e apparenza. I sakyapa, in generale, attribuiscono uguale importanza a entrambi questi aspetti della piena realizzazione della realtà ultima. La loro particolare tecnica di meditazione si basa sull'inseparabilità di samsara e nirvana, per raggiungere il corpo e la mente del Buddha in modo più diretto, praticando simultaneamente cause simili a entrambe.

I metodi più avanzati indicano come esista una differenza tra le antiche e le nuove tradizioni anche per quanto riguarda l'approccio alla rivelazione del livello più sottile di coscienza per la realizzazione beata della vacuità. Questo livello più sottile, spesso definito natura di Buddha, è lo strato sottostante e pervasivo di tutta la coscienza. Nei nuovi tantra, l'enfasi è posta principalmente sul prenderne coscienza ritirandosi dai livelli di coscienza più grossolani, come avviene nel processo di dissoluzione degli elementi corporei sperimentato effettivamente nella morte, ma tramite una simulazione durante la meditazione. Nei tantra antichi, l'enfasi è sul riconoscimento e sulla consapevolezza di questo livello più sottile direttamente nel contesto dei livelli di coscienza più grossolani, senza necessariamente cessare prima questi ultimi. Per poterlo fare, tuttavia, è necessaria la stretta guida di un maestro di meditazione pienamente qualificato e spesso anche una certa familiarità con questo livello più sottile attraverso una precedente esperienza delle tecniche di dissoluzione enfatizzate nei nuovi tantra. Sebbene in questa antica tecnica tantrica per riconoscere il livello più sottile di coscienza i livelli più grossolani non cessino, l'esperienza dei maestri dimostra che questi ultimi si dissolvono gradualmente da soli grazie alla forza della realizzazione del livello più sottile, ovvero della natura di Buddha. Pertanto, pur differendo nell'approccio, l'obiettivo dell'illuminazione raggiunto con entrambe le tecniche rimane lo stesso. 

Gli insegnamenti del tesoro e la questione della loro validità 

La tradizione dei terma, o tesori spirituali, dei nyingma deriva dal grande maestro Guru Rinpoce Padmasambhava di Ugyan. Dopo essere giunto in Tibet e aver istruito il re Tri Songdetsen e il suo seguito in molti insegnamenti, sia comuni che non comuni, li celò per proteggere e preservare il Dharma contro future degenerazioni. In realtà, esistevano due tipi di insegnamenti-tesoro: quelli celati nella terra e quelli celati nella mente.

Quelli nascosti nella terra (sa’i gter) furono trasmessi in gran parte da Padmasambhava, codificate nella lingua delle dakini dalla sua consorte, Yesce Tsogyal (Ye-shes mtsho-rgyal), e nascosti in certi luoghi sacri del Tibet. Altri tesori della terra furono ugualmente nascosti dal pandit Vimalamitra, dal traduttore Vairociana e da molti altri. I tesori della mente (dgongs-pa’i gter) erano insegnamenti instillati nella mente dei grandi maestri durante le incarnazioni precedenti, quando erano discepoli di Padmasambhava o di altri grandi maestri.

In seguito, in momenti opportuni, esseri supremi che erano incarnazioni (di Guru Rinpoce stesso) rivelarono questi insegnamenti preziosi, che hanno portato grande beneficio e felicità a molti esseri limitati e al Dharma dei Buddha. I lignaggi derivanti da visioni pure e insegnamenti sussurrati si trovano in molte forme sia nelle antiche che nelle nuove tradizioni di traduzione.

Questi non sono contestati. Gli insegnamenti sussurrati (gnyan-rgyud) sono istruzioni strettamente relative a specifiche pratiche tantriche. Non dovrebbero essere messi per iscritto e spesso vi è una restrizione sul numero di discepoli che possono riceverli contemporaneamente. Non sono la stessa cosa degli insegnamenti della quintessenza (man-ngag, sanscr. upadeśa), che sono spiegazioni dei guru, basate sulla loro esperienza personale, sui metodi per realizzare determinati punti tratti dai sutra o dai tantra. Questi ultimi sono orali nel senso che derivano originariamente da una spiegazione orale, ma molti sono stati anche trascritti. Filigrana delle realizzazioni (mNgon-rtogs-rgyan, sanscr. Abhisamayālaṃkāra) di Maitreya, ad esempio, è un insegnamento orale in forma testuale su come organizzare e realizzare i temi della prajnaparamita. Gli insegnamenti orali possono essere meno formali e consistere semplicemente in consigli personali del guru riguardo alle pratiche meditative. Tutte le tradizioni tibetane includono insegnamenti orali e sussurrati, oltre a quelli derivanti da chiare visioni di figure di Buddha e maestri precedenti. 

I pochi studiosi che hanno messo in dubbio la validità dei lignaggi derivanti da insegnamenti nascosti farebbero bene a considerare lo scopo e le ragioni (della loro critica), dal momento che questi insegnamenti occulti sono riconosciuti come validi secondo i tre criteri standard.

Tutti i fenomeni conoscibili possono essere suddivisi in ovvi, oscuri ed estremamente oscuri. Le cose ovvie, come un vaso, possono essere conosciute tramite una conoscenza puramente valida nuda - lo si può vedere. Qualcosa di oscuro come la sua impermanenza, invece, può essere conosciuto dagli esseri ordinari solo attraverso un tipo di conoscenza inferenziale che si basa sulle effettive capacità della logica. Da un ragionamento come "il vaso è impermanente perché è il prodotto di cause", si può giungere a conoscere validamente la sua impermanenza. Ciò che è estremamente oscuro, ad esempio il fatto che la ricchezza in questa vita sia il risultato di una generosità praticata in precedenza, può essere conosciuto direttamente solo dagli esseri illuminati. Altrimenti, si può solo inferire la verità di tali affermazioni dalla propria convinzione della validità della loro fonte.

Un essere illuminato è qualcuno che si è trasformato in una tale fonte valida. La forza del suo sviluppo di una grande compassione ha rimosso gli ostacoli che gli impedivano la cognizione della vacuità nuda. Una percezione così potente della realtà gli ha permesso di superare ogni oscuramento e di raggiungere la perfetta realizzazione dell'onniscienza. Questo, a sua volta, gli ha permesso di aiutare gli altri al massimo, poiché lo ha qualificato come maestro di sentieri non ingannevoli verso un obiettivo simile. Ragionando in questo modo, si può validamente dedurre che ciò che un essere illuminato insegna è vero, poiché, essendo onnisciente e intento solo a beneficiare gli altri, non ha alcun motivo per ingannare. Pertanto, anche se non potete comprendere concetti estremamente oscuri, come la rinascita e la mente senza inizio, potete fare affidamento sulle sue informazioni come corrette.

Un insegnamento è considerato valido se soddisfa tre criteri standard. Ciò che afferma riguardo a fenomeni evidenti non deve essere contraddetto da una conoscenza valida nuda. Le sue affermazioni su ciò che è oscuro non devono essere contraddette da una conoscenza inferenziale valida basata sulla logica, né le sue informazioni su cose estremamente oscure da un'inferenza valida basata sulla convinzione. Poiché gli insegnamenti del tesoro soddisfano questi criteri, sono certamente validi e potete essere certi che, affidandovi ad essi, potrete raggiungere l'obiettivo dell'illuminazione.  

È importante comprendere la ragione di tali insegnamenti, così come di quelli che derivano da visioni pure. A causa di diverse circostanze, come persecuzioni religiose, guerre o scetticismo dilagante, certi periodi sono meno propizi di altri alla pratica del Dharma. Ciò vale in particolare per i suoi aspetti tantrici più profondi, che sono spesso soggetti a interpretazioni errate e abusi. In momenti come questi, i grandi maestri hanno ritenuto che fosse meglio celare tali insegnamenti piuttosto che diffonderli apertamente. Lo hanno fatto per grande compassione, per impedire a coloro che avrebbero potuto deriderli o distorcerli di causare a se stessi conseguenze disastrose. Gli insegnamenti nascosti vengono poi rivelati quando i tempi sono più favorevoli alla loro pratica efficace e benefica. 

Inoltre, anche se una determinata pratica non è stata tenuta nascosta, la sua efficacia come metodo per eliminare le illusioni e accumulare energia positiva può essere seriamente compromessa se è diventata troppo comune o praticata apertamente. Questo perché le persone in genere hanno poca considerazione e scarso rispetto per ciò che è facilmente disponibile e comunemente noto, ma apprezzano molto ciò che è raro e difficile da ottenere. Se custodite come una gemma preziosa gli insegnamenti che ricevete e apprezzate profondamente la rarità dell'opportunità di praticarli, vi impegnerete naturalmente di più e avrete maggiori probabilità di successo. Pertanto, quando le sadhana e le pratiche tantriche sono diventate troppo aperte, banali o obsolete, ne vengono rivelate di nuove, sia attraverso visioni pure sia attraverso insegnamenti nascosti.  

Un motivo simile per la loro rivelazione è quando il lignaggio di una pratica è diventato così remoto da non sembrare più rilevante o potente per i discepoli. Proprio come le stazioni di ripetizione sono necessarie per trasmettere elettricità e onde radio su lunghe distanze, allo stesso modo una visione pura e gli insegnamenti del tesoro rivelato contribuiscono a garantire la potenza e l'efficacia della propagazione del Dharma da parte dei Buddha. La loro rivelazione è motivata unicamente dalla compassione e ha lo scopo di rendere disponibili metodi più efficaci per raggiungere l'illuminazione. Sua Santità il quattordicesimo Dalai Lama ha affermato che non è irragionevole aspettarsi ulteriori rivelazioni in futuro.

Pertanto, chiunque mostri mancanza di rispetto per questi insegnamenti commette il grave errore di denigrare il Dharma. Poiché le conseguenze di un'azione così distruttiva sono estremamente gravi, è necessaria particolare cautela.

Gli insegnamenti del tesoro non sono esclusivi della tradizione Nyingma. Come già accennato, molti maestri eccezionali di altre scuole li hanno rivelati, come Tsangpa Gyare, il terzo Karmapa e il quinto Dalai Lama. Esistono molti esempi anche in India, come gli insegnamenti sulla vacuità d’altro di Asanga rivelati da Naropa e Maitripa.

Nagarjuna ha rivelato il Sutra prajnaparamita in centomila versi.

Nagarjuna li recuperò dal fondo dell'oceano, dove erano stati nascosti da Manjushri e affidati alle cure dei naga, protettori del Dharma dalle sembianze di serpenti.

Allo stesso modo, grandi mahasiddha indiani hanno recuperato preziosi insegnamenti tantrici dallo stupa di Ugyan Dhumatala. È quindi evidente che questa usanza esisteva anche in India. Sebbene potrei citare molti altri esempi, per ora lascerò perdere questo argomento.
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