I diversi reami dell’esistenza e il karma

Comprendere la rinascita in forme di vita diverse da quelle umane o animali

Un argomento spesso tralasciato è quello delle sofferenze dei tre reami inferiori, o dei “tre reami peggiori”, come preferisco chiamarli. L’espressione tibetana, in realtà, è “tre reami cattivi”; il termine “cattivo”, però, mi sembra un po’ pesante, quindi li chiamo “peggiori”. Non c’è nessuna parola che si riferisce a questi reami come “inferiori”.

Ad alcuni piace creare una versione dei reami peggiori – e, anzi, dei sei diversi reami – di tipo Dharma “light”. Possiamo accettare l’esistenza di esseri umani e animali, e alcuni potrebbero accettare che ci siano fantasmi o spiriti. È un po’ più difficile farlo, tuttavia, con altre forme di vita. La versione Dharma “light” dice che i reami indicano, in realtà, degli stati psicologici o mentali degli esseri umani. Un aspetto degli insegnamenti precisa che, dopo la rinascita in uno di questi reami, nella successiva rinascita umana – se questa è ciò che segue – rimarrà un leggero residuo di quel tipo di esperienza. Quindi, in effetti, in un’esperienza umana c’è qualcosa di simile ai sei reami, ma questi non sono i sei reami veri e propri.

Nel Dharma vero e proprio, tutto si basa su un continuum mentale che è senza inizio e senza fine. Se esaminiamo ciò che viviamo in termini di quello che vediamo, suoni, sensazioni fisiche, felicità e infelicità, e così via, possiamo vedere che ci sono molti diversi parametri che influenzano e colorano la nostra esperienza, il nostro interesse e disinteresse, la nostra attenzione e la sua mancanza. Per ognuno di questi parametri parliamo di un intero spettro che spazia dal totale interesse al totale disinteresse, dalla piena attenzione alla sua assenza, dalla massima rabbia alla mancanza della stessa, e così via. Sperimentiamo sempre tutto in uno spettro come questo.

È il caso della vista, ad esempio: c’è un intero spettro di luce e, con il nostro hardware umano, siamo in grado di percepire solo una certa porzione di quello spettro. Non possiamo vedere la luce a infrarossi o ultravioletta, dobbiamo usare un hardware meccanico per percepirla. L’hardware di un gufo, ad esempio, è in grado di percepire cose che noi non riusciamo a vedere – nell’oscurità, per esempio.

Con l’hardware delle sue orecchie, un cane può udire suoni di frequenza più elevata rispetto alla capacità dell’orecchio umano. Il naso di un cane è molto più sensibile agli odori di quello umano. Questi punti sono piuttosto evidenti. Il semplice fatto che l’hardware del corpo umano non possa percepire una determinata porzione di uno spettro di informazioni sensoriali non implica che sia impossibile, per altri, percepirne delle parti che eccedono i nostri limiti. Il mero fatto che non possiamo vedere l’ultravioletto e l’infrarosso non implica che essi non esistano. Semplicemente, è necessario un hardware diverso.

Livelli di dolore e piacere oltre i nostri limiti umani

Il nostro continuum mentale individuale non è limitato dall’avere un particolare tipo di hardware che è connesso con un certo corpo, e la nostra attività mentale è in grado di percepire qualsiasi cosa in qualunque punto dello spettro. Se è così per quello della vista, dei suoni, degli odori, e così via, c’è una qualche ragione per cui non debba essere così per lo spettro del piacere e del dolore, della felicità e dell’infelicità? Se parliamo del piano delle sensazioni fisiche, con il nostro hardware umano, quando il dolore diventa troppo intenso, automaticamente ci spegniamo, per così dire, e perdiamo conoscenza. Questo non significa che non esistano quantità più elevate di dolore – è solo che il nostro hardware non è in grado di percepirle. Ha un meccanismo di sicurezza che prevede lo spegnimento.

Possiamo anche parlare dell’altro lato dello spettro, il piacere. Se lo analizziamo in modo oggettivo vediamo che, in modo simile, anche in questo caso nel nostro hardware abbiamo un meccanismo che distrugge o ferma il piacere quando raggiunge un certo livello. Se pensiamo al piacere sessuale, nel momento in cui arriva a un determinato livello siamo portati a terminarlo con un orgasmo. La stessa cosa vale per il prurito, che non è doloroso ma anzi è un piacere intenso. È così piacevole che dobbiamo eliminarlo, grattandoci.

E non è uno scherzo! Per un certo numero di anni ho sofferto di un prurito cronico: il cuoio capelluto e la fronte mi prudevano intensamente e per gran parte del tempo. I medici non riuscivano a capire cosa lo stesse causando. L’unico modo per me per conviverci era riconoscere che era un piacere, rilassarmi e godermelo. Sebbene ciò richiedesse un’enorme quantità di presenza mentale e concentrazione, quando ero in grado di farlo stavo bene e non ero disturbato dal prurito. Normalmente però, se abbiamo una puntura di zanzara, è già troppo e dobbiamo eliminare quella sensazione. Il corpo cerca automaticamente di disattivarla.

Seguendo questa linea di analisi, perché non può esserci l’hardware di un essere vivente che è in grado di percepire e provare lo spettro del dolore e quello del piacere andando oltre la nostra porzione? Non c’è una ragione logica per cui non debba esistere. La stessa cosa vale per lo spettro del fattore mentale della felicità e dell’infelicità, che non dobbiamo confondere con piacere e dolore. La felicità o l’infelicità possono accompagnare qualsiasi tipo di esperienza fisica o mentale. Possiamo provare il dolore di un forte massaggio con grande felicità perché dà sollievo al muscolo. Anche se fa male, siamo felici: nessun dolore, nessun guadagno! Felicità e infelicità costituiscono un parametro diverso da dolore e piacere, anche se queste due coppie sono simili. Perché? Se siamo veramente infelici, ci deprimiamo. E se siamo veramente depressi, che cosa facciamo? Ci togliamo la vita. Quindi il nostro hardware ha dei limiti nella quantità di infelicità che possiamo sopportare. Dunque, perché non potrebbero esserci una maggiore infelicità e una maggiore felicità, in entrambi i lati dello spettro, oltre la porzione che noi, esseri umani, possiamo tollerare?

Se è vero che i limiti ulteriori degli spettri possono essere percepiti dall’attività mentale, allora, connessi a essi, dovrebbero esserci anche il corpo e l’hardware appropriati e in grado di percepirli. Il nostro continuum mentale ha la capacità di sperimentare qualsiasi parte degli spettri e di generare l’hardware appropriato per essere in grado di percepirli. Come ho detto prima, il semplice fatto che il nostro hardware umano non sia in grado di fare esperienza di dolore o piacere estremi non prova che un altro hardware non possa riuscirci, o non esista. Questi reami e i loro ambienti esistono, nella realtà? Certo, esistono nella realtà tanto quanto il nostro reame umano esiste. Solo, non siamo in grado di percepirli – e con questo?

Prendere in seria considerazione la rinascita in diversi reami

Sto spiegando tutto ciò a partire dalla mia personale comprensione di questo argomento. Non ho sentito nessun altro esporlo in questo modo, ma lo ritengo un ragionamento sensato, e mi aiuta a prendere più seriamente gli altri reami. Lo ritengo ragionevole perché sto prendendo in considerazione il continuum dell’attività mentale e la sua capacità di sperimentare l’intero spettro della vista, del suono, del piacere e del dolore, della felicità e dell’infelicità, e così via. Ne consegue che il nostro continuum mentale dovrebbe avere l’hardware fisico appropriato di un corpo in grado di percepire e far fronte a ulteriori porzioni, più estreme, di tali spettri di esperienza. Con questa comprensione, la meditazione sui sei reami non si limita ad essere un uso dell’ “immaginazione” per visualizzare la sensazione di un dolore estremo. Dobbiamo prendere in seria considerazione la loro esistenza e la possibilità, per noi stessi, di farne esperienza.

Spero che questo sia un modo utile di pensare ai diversi reami. Il fatto di comprendere e accettare la loro esistenza è una conseguenza del prendere veramente rifugio – o direzione sicura. Se siamo davvero convinti che Buddha non si sia ingannato e che tutto ciò che ha detto sia significativo per aiutare gli altri a superare la sofferenza, e non sia stupido o irrilevante, ciò significa che dobbiamo prendere sul serio tutto ciò che troviamo negli insegnamenti. Se non capiamo qualcosa, cerchiamo di comprendere quale mai possa esserne il senso. Quando Buddha parlava di questi diversi reami, non lo faceva soltanto a livello simbolico. Sul piano del livello iniziale del Dharma vero e proprio, dobbiamo davvero prenderli sul serio, perché non vogliamo sperimentare una nostra rinascita in essi. Molto dipende, quindi, dalla nostra comprensione dell’attività mentale individuale che procede per sempre. Non è un boccone facile da ingoiare, lo so.

Creare le cause per una rinascita migliore

Qui iniziamo il nostro approfondimento sul karma – anche se non ci addentreremo nelle sue grandi complessità: lo considereremo, piuttosto, a livello pratico. Userò me stesso come esempio, dato che ho già parlato un poco del modo in cui ho capito questo materiale, e il livello iniziale è difficile! Nel creare questo enorme sito internet che raccoglie materiali di Dharma, parte della mia motivazione è aiutare chi potrebbe leggerlo. Devo ammettere, però, che parte della mia motivazione è anche trarne beneficio in prima persona perché penso che, se ci dedico sufficiente energia, nelle vite future, da bambino, sarò portato istintivamente verso il Dharma – se sono sufficientemente fortunato da rinascere come essere umano. Quindi sto cercando di prepararmi per le mie vite future, facendo qualcosa che aiuti a riportarmi al Dharma sin dalla più tenera età.

Io magari sto accumulando le cause per riconnettermi rapidamente al Dharma quando avrò un’altra preziosa rinascita umana, ma sto effettivamente accumulando le cause per la preziosa rinascita umana in sé stessa? Mi sto prendendo in giro? Sto forse creando una versione del livello iniziale che tende al Dharma “light”? Dobbiamo sempre esaminarci attraverso i tre livelli. Stiamo tagliando fuori qualcosa? Essere una persona di uno qualsiasi dei livelli dev’essere qualcosa che influisce sul nostro intero atteggiamento nei confronti della vita.

Le cause di una rinascita migliore: l’autodisciplina etica

Gli insegnamenti esprimono molto chiaramente quali sono le cause per una preziosa rinascita umana. Quella principale è l’autodisciplina etica, con la quale ci asteniamo dall’agire in modo distruttivo. Essa implica anche impegnarsi in attività costruttive, come meditare, aiutare gli altri, e così via. Qui parleremo in particolare del fatto di non agire in modo distruttivo, dato che abbiamo una lista delle dieci azioni distruttive. Queste sono le più significative, ma ovviamente ce ne sono molte altre:

  • Togliere la vita a qualcuno
  • Prendere ciò che non ci è stato dato
  • Assumere comportamenti sessuali inappropriati
  • Mentire
  • Pronunciare parole che dividono
  • Pronunciare parole di offesa
  • Chiacchierare senza senso
  • Pensare con bramosia
  • Pensare con malevolenza
  • Pensare in un modo distorto con antagonismo.

Quanto seriamente dovremmo evitare queste azioni? Non stiamo dicendo di diventare dei fanatici e di fare così tanto i duri da non compiere mai nulla di distruttivo, e immaginare di dover essere dei santi. Non siamo ancora a quel livello. Tuttavia abbiamo bisogno di sviluppare la capacità di osservare ciò che stiamo facendo, in modo che, quando iniziamo ad agire in modo distruttivo, lo notiamo e possiamo riconoscerne gli svantaggi, ossia il fatto che porterà infelicità e sofferenza a “me”. Non c’è alcuna garanzia sul tipo di impatto che avrà su qualcun altro, ma possiamo assicurare che il suo effetto su di noi, in futuro, sarà l’infelicità. Dato che non vogliamo farne esperienza, ci asteniamo dall’agire in modo distruttivo.

Che cosa ci trattiene dal non astenerci? In pratica, se non siamo convinti – a un livello profondo – che l’infelicità e la sofferenza derivino dall’agire in modo distruttivo, e che l’infelicità, la sofferenza, e il dolore che ora proviamo derivino dall’avere precedentemente agito in modo distruttivo, allora non ci interessa astenerci. Se invece non vogliamo continuare a vivere queste difficoltà, ecco che ci asterremo da ogni altro possibile comportamento distruttivo. Dobbiamo essere convinti della relazione causale tra comportamento distruttivo e infelicità, e tra comportamento costruttivo e felicità. Non è facile, ma questa convinzione è il fattore chiave per diventare a tutti gli effetti delle persone di livello iniziale. Poi naturalmente, anche se siamo convinti, c’è la pigrizia, ecc. – ma questa è un’altra storia.

La validità dell’insegnamento sul karma

Il modo – così come spiegato nei testi – per giungere alla convinzione rispetto al karma, e a una sua comprensione inferenziale valida, è affidarsi all’autorità. In altre parole, se seguiamo quanto Buddha ha detto sullo sviluppo della concentrazione e della comprensione della vacuità, ciò eliminerà le nostre emozioni disturbanti. Nella nostra personale esperienza possiamo appurare che, in effetti, questo metodo funziona. Attraverso il nostro vissuto possiamo davvero giungere alla comprensione del fatto che gli insegnamenti pongono fine alle emozioni disturbanti. Se ciò che Buddha ha insegnato su tutto questo è vero, e le ragioni per cui Buddha è stato in grado di diventare un illuminato e dare insegnamenti sono state la sua compassione e il suo desiderio di beneficiare gli altri, non c’è motivo di pensare che potrebbe averci mentito sul karma. Pertanto consideriamo il Buddha una valida fonte di informazioni, e da ciò deduciamo che è una valida fonte di informazioni sul karma.

Non so voi, ma io, anche se riesco a capire la logica di questo punto, in realtà non riesco a convincermene a fondo. Mi piacerebbe capire un po’ meglio, così che questo mi aiuti a convincermi sul piano della spiegazione testuale tradizionale. È chiaro che, soltanto attraverso una regolare inferenza basata sulla logica, non si può provare che l’infelicità derivi dal comportamento distruttivo. Questo è detto in modo molto specifico nei testi. Ma, dal momento che con la nuda percezione, o percezione diretta, non siamo in grado di vedere come funziona il karma, dobbiamo esaminare più in profondità per ottenere maggiori informazioni, per cercare di capire la relazione tra comportamento distruttivo e infelicità. Come possiamo metterli in rapporto tra loro? Sua Santità il Dalai Lama dice sempre che dobbiamo affrontare questo argomento come degli scienziati.

La connessione causale tra comportamento distruttivo e infelicità

Abbiamo a disposizione gli insegnamenti di abhidharma (speciali argomenti di conoscenza), di cui esistono diverse versioni nelle varie scuole del Buddhismo indiano. C’è un testo di Vasubandhu, della scuola Vaibhashika (una tradizione Hinayana). Abbiamo inoltre una versione Mahayana per opera di Asanga, così come una versione Theravada per opera di Anuruddha (anch’essa Hinayana). Quando esaminiamo il comportamento distruttivo, in ciascuna di queste tradizioni testuali, come viene definito?

Adotteremo un approccio non-settario, con la convinzione che ciascuna delle diverse analisi contribuisca a chiarire l’argomento. Non sono contraddittorie. In ognuna troviamo elenchi di fattori mentali che accompagnano sempre i comportamenti distruttivi. Se andiamo a vedere questi fattori mentali, ognuno di noi potrà rendersi conto da sé se si riferiscono a uno stato mentale felice o infelice.

I fattori mentali che accompagnano il comportamento distruttivo

Passerò in rassegna alcune delle caratteristiche principali incluse nell’elenco dei fattori mentali che sono presenti con i comportamenti distruttivi, e queste ci forniranno un’immagine più chiara di ciò di cui stiamo parlando. Non ci stiamo riferendo soltanto alle azioni distruttive in sé stesse, bensì all’effettivo stato mentale che le accompagna. In altre parole, che cosa rende distruttiva un’azione? Essa può essere distruttiva, ma non è semplicemente l’azione che causa l’infelicità: ci sono anche vari fattori mentali a essa connessi.

Alcuni fattori mentali che la accompagnano sono:

  • Mancanza di una scala di valori – mancanza di rispetto per le qualità positive o per le persone che le possiedono. Possiamo capire questo punto, dato che tutti noi abbiamo visto delle persone che non hanno rispetto per la legge, o per qualcosa di positivo, o per chi fa del bene: è chiaro che non danno valore a nulla di tutto ciò.
  • Mancanza di scrupoli – mancanza di freni nell’essere sfacciatamente o apertamente negativi. Significa, fondamentalmente: “Faccio quel che mi pare, non mi interessa”. È uno stato mentale felice o infelice? Se abbiamo questo tipo di atteggiamento, probabilmente non siamo persone molto felici.
  • Ingenuità – non sapere o non accettare che la sofferenza e l’infelicità grossolane derivano dall’agire in modo distruttivo. Pensiamo di poter agire in modo distruttivo a nostro piacimento, senza che ciò abbia alcuna conseguenza.
  • Attaccamento o ostilità, ma non devono essere necessariamente presenti. Sappiamo che quando proviamo intenso attaccamento non siamo in uno stato mentale molto felice, e lo stesso vale quando siamo molto arrabbiati o ostili. “Senza questa cosa io non posso vivere!” e “Ti odio!” non sono stati mentali molto felici.
  • Mancanza di un senso di dignità morale per noi stessi – nessun senso di orgoglio per noi stessi e, anzi, bassa autostima. Troviamo questo aspetto anche nella sociologia. Se diciamo a una persona che non va bene così com’è, e non le permettiamo mai di sviluppare un senso di orgoglio o dignità per sé stessa, questa potrebbe sentirsi in grado di diventare un attentatore suicida, perché non attribuisce alcun valore a sé stessa. Finisce per convincersi di essere una schifezza. La cosa peggiore che possiamo fare a un popolo oppresso è togliergli il senso di dignità. Non è difficile immaginare che quando non abbiamo alcun senso di orgoglio pensiamo di essere senza valore, e questo non è affatto uno stato mentale felice.
  • Disinteresse per il modo in cui le nostre azioni si riflettono sugli altri – potrebbe essere tipico della mentalità asiatica il fatto di pensare che, se agiamo male, ciò si riflette sulla nostra famiglia, sulla nostra casta, sul nostro sesso, sul nostro gruppo sociale, e così via. Non ci importa nulla di tutto ciò, e questo atteggiamento accompagna il nostro agire in modo distruttivo.
  • Irrequietezza – un ulteriore fattore, aggiunto da Anuruddha; l’opposto di essere soddisfatti e in pace con noi stessi. Il nostro stato mentale è instabile e a disagio. Quando siamo coinvolti in comportamenti distruttivi, non siamo a nostro agio.

Se impariamo questi diversi tipi di fattori mentali che potrebbero accompagnare il comportamento distruttivo, vedremo con maggiore chiarezza la relazione tra il comportamento distruttivo, generalmente caratterizzato da questi fattori, e l’infelicità. Anche se con la logica non riesco ancora a dedurre che ne risulta l’infelicità, la sua associazione con il comportamento distruttivo ha molto più senso. Poi torneremo a ciò che è scritto nel testo, più convinti del fatto che Buddha sia una valida fonte di informazioni su tale relazione.

I fattori mentali che accompagnano il comportamento costruttivo

Ora possiamo esaminare i fattori mentali che potrebbero accompagnare un tipo costruttivo di comportamento, per vedere la sua relazione con la felicità. L’elenco diventa più lungo di quello precedente, quando combiniamo le informazioni delle tre diverse fonti di abhidharma:

  • Credere nei fatti – una convinzione nel fatto che la felicità giunge dall’astenerci dal comportamento distruttivo, e l’infelicità deriva dal comportamento distruttivo e da uno stato mentale testardo e ostinato, che non crede a nulla, neppure quando ci vengono presentati dei fatti. Se siamo posti dinanzi a qualcosa che è vero, ci crediamo.
  • Interessarci delle conseguenze del nostro comportamento su noi stessi e sugli altri
  • Senso di agio – stare bene con noi stessi, così da poterci astenere dal ferire gli altri, per esempio. Una buona sensazione di autocontrollo è uno stato mentale più felice di uno completamente fuori controllo. Come quando siamo davvero sazi, e c’è una fetta di torta in più: quando non abbiamo controllo, la mangiamo. Poi ci sentiamo un po’ a disagio e siamo insoddisfatti di noi stessi: “Ora mi sono rimpinzato di cibo, non mi sento molto bene”. Ma se potessimo trattenerci dal mangiare quel pezzo di torta in più, ci sentiremmo bene con noi stessi: “Sì! Sono stato in grado di controllarmi, senza strafogarmi come un maiale!”.
  • Serenità – uno stato mentale libero da volubilità e torpore. Quando ci asteniamo dall’agire in modo distruttivo e dall’urlare contro qualcuno, la nostra mente non è in uno stato in cui vaga ovunque. E non è preda del torpore, a causa del quale non sapremmo che cosa stiamo facendo. La mente è chiara e serena, e sappiamo che cosa stiamo facendo.
  • Scala di valori e senso di rispetto – guardare con ammirazione chi ha qualità positive e ammirare le qualità positive, in generale.
  • Scrupoli – ci preoccupiamo di ciò che facciamo, e quindi eviteremo di agire in modo negativo.
  • Distacco – non proviamo attaccamento verso la sensazione di dover esprimere la nostra opinione indesiderata e dire qualcosa di stupido e privo di significato, urlare, o fare qualcosa di distruttivo.
  • Assenza di ostilità
  • Non violenza
  • Forza e coraggio – essere forti e perseveranti nell’agire in modo costruttivo, il che significa: per quanto possa essere difficile rinunciare a quell’ultimo pezzo di torta, non lo mangeremo!

Tutti questi fattori ci danno un assaggio di uno stato d’animo felice, no?

Anuruddha presenta anche altri fattori mentali:

  • Equilibrio mentale – la maturità e stabilità emotiva che ci rende liberi dall’attaccamento e dall’avversione.
  • Presenza mentale – il “collante” mentale che ci impedisce di perdere un certo stato mentale.
  • Calma
  • Vivacità – l’opposto dell’essere mentalmente annebbiati o assonnati.
  • Flessibilità – l’opposto della testardaggine e dell’arroganza; rimuove la rigidità. Un esempio di ciò che rimuove sarebbe il seguente: “Non importa se, così facendo, ferisco i tuoi sentimenti, ma devo proprio dirti: ‘Che brutto vestito stai indossando!’”. In questo consiste l’essere testardi e arroganti. L’opposto è essere flessibili.
  • Funzionalità – funzionalità e prontezza nell’essere in grado di applicarci in qualcosa di utile. È l’opposto dell’avere blocchi mentali o emotivi. Siamo pronti a fare tutto ciò che deve essere fatto, come: “Sono pronto a mettere la mia mano nel gabinetto anche se è sporco, per tirare fuori la mosca che sta annegando lì dentro. Non ho alcun blocco mentale a riguardo”. Questo è ciò di cui stiamo parlando. Quando non abbiamo blocchi mentali o emotivi, godiamo di uno stato mentale molto più felice. Se ne abbiamo, siamo spaventati e insicuri, e questo non è uno stato mentale felice. Se abbiamo funzionalità, penseremo: “Che problema mi crea il gabinetto sporco? Dopo posso lavarmi la mano. La vita di questa mosca è più importante”.

Un altro esempio di blocco mentale potrebbe essere il seguente: qualcuno è affogato e dobbiamo intervenire con la rianimazione bocca a bocca, ma la persona è del nostro stesso sesso, o pensiamo che sia veramente brutta, o cose simili. Se avessimo un blocco mentale rispetto all’appoggiare la nostra bocca sulla sua, questo ci impedirebbe di aiutarla. Se non lo avessimo, la aiuteremmo subito. Questa è la sensazione di essere funzionali e pronti a operare la rianimazione bocca a bocca con chiunque ne abbia bisogno. Due ultimi fattori sono:

  • Sentirsi abili e competenti – l’opposto della mancanza di fiducia o sicurezza
  • Integrità – siamo onesti, non ipocriti, e non fingiamo di avere qualità che non possediamo, né nascondiamo i nostri punti deboli.

Possiamo capire che, se siamo calmi, sicuri di noi, funzionali, senza blocchi mentali, ci prendiamo cura di quello che facciamo, e abbiamo una scala di valori, avremo sicuramente uno stato mentale più felice. È credendo in questo che avremo sempre più convinzione nella più basilare legge del karma, secondo la quale il comportamento distruttivo conduce all’infelicità e quello costruttivo alla felicità. E questa relazione causale non è tale perché Buddha ha creato tutto, stabilendo anche una siffatta legge. Inoltre, la felicità non è una ricompensa per aver agito in modo costruttivo, e l’infelicità non è una punizione per aver agito in modo distruttivo. Al contrario, noi comprendiamo in un modo molto più ragionevole la connessione fra il tipo di comportamento che abbiamo e la nostra esperienza di felicità e infelicità.

Quando comprenderemo il meccanismo attraverso cui le conseguenze karmiche, le tendenze, e le potenzialità del nostro comportamento possono continuare nelle vite future, ci renderemo conto che il modo in cui ci comportiamo in questa vita influenzerà ciò di cui faremo esperienza in quelle future.

Riassunto del livello iniziale di motivazione

Possiamo quindi renderci conto del fatto che trasformarci effettivamente in una persona di livello iniziale non è poca cosa: non si tratta di un conseguimento da poco. Con esso, siamo pienamente convinti che il nostro continuum mentale continuerà senza fine, di vita in vita. Siamo pienamente convinti che il modo in cui ora ci comportiamo influenzerà le nostre esperienze future. Prendiamo consapevolezza del fatto che abbiamo questa preziosa rinascita umana, in cui il nostro comportamento non è governato interamente dall’istinto, come nel caso di un animale carnivoro portato istintivamente a uccidere, o di un cane in calore che salta addosso a qualsiasi cosa. Abbiamo la capacità umana dell’intelligenza, per essere in grado di discriminare tra ciò che è di beneficio e ciò che è di danno, e la capacità di agire in base a questo. Sappiamo inoltre che questa opportunità non durerà per sempre: andrà perduta quando moriremo.

Dopo la morte continueremo a esistere. Potremmo esistere, sulla base di comportamenti distruttivi, come una forma di vita in cui non abbiamo la capacità di discriminare tra ciò che è di beneficio e ciò che è di danno, e d’istinto ci troveremmo ad agire ripetutamente in modo distruttivo. Ciò creerebbe ulteriore infelicità e sofferenza. Per contro, noi abbiamo una direzione sicura che è indicata dai veri arresti e dai veri sentieri della mente, una direzione che si libera di tutta la sofferenza e delle sue cause. Pertanto, dobbiamo assicurarci di continuare ad avere preziose rinascite umane.

Sebbene aspiriamo a liberarci delle emozioni disturbanti, dell’inconsapevolezza, e così via, le loro tendenze sono ancora presenti nel nostro continuum mentale. Anche se miriamo a raggiungere un vero arresto delle stesse, nel punto in cui ci troviamo non possiamo sbarazzarci completamente di avidità, rabbia, e così via; tuttavia, quantomeno possiamo compiere un primo passo. Quando, per esempio, in noi sorge la rabbia e abbiamo la sensazione di voler urlare contro qualcuno, possiamo compiere questo primo passo operando una distinzione tra ciò che è di beneficio e ciò che non lo è. Così ci rendiamo conto che un simile atteggiamento sarà per noi una causa di infelicità, e, pertanto, ci asteniamo dal metterlo in atto.

Questa è la struttura mentale di base di una persona di livello iniziale. Se vogliamo aggiungervi le varie cause grazie alle quali le condizioni per avere una preziosa rinascita umana sono al completo, allora come affermano vari testi, dobbiamo essere generosi, pazienti, perseveranti, e così via. Inoltre, una forte connessione con i nostri maestri spirituali e con il Dharma creerà delle tendenze grazie alle quali tale connessione potrà maturare e accadere di nuovo, quando saremo sufficientemente fortunati da avere una preziosa rinascita umana.

In più, abbiamo la preghiera. Si tratta di una dedica della forza positiva, che vogliamo dirigere verso l’obiettivo dell’ottenimento di una preziosa rinascita umana. Ci sono molte preghiere simili; ad esempio: “Possa io essere protetto e custodito da preziosi guru durante tutte le mie vite”. È qui che si inseriscono.

Se in questa vita raggiungeremo effettivamente la condizione di persone di livello iniziale, avremo compiuto un enorme progresso spirituale sul sentiero buddhista. Non dovremmo pensare che sia una cosa banale e facile, perché stiamo parlando di una sincera e sentita comprensione e convinzione. È un grande conseguimento e, come abbiamo visto prima, siamo noi stessi i principali testimoni in grado di giudicare e valutare se siamo sinceramente così, o se ci stiamo solo prendendo in giro.

In sintesi

È facile liquidare l’idea dei diversi reami come una sorta di fantasia ma, se vogliamo fare progressi sul sentiero buddhista, è importante per noi prenderli sul serio. Possiamo usare un ragionamento di facile comprensione per capire che ci sono degli esseri, là fuori, in grado di vedere più lontano di noi e udire meglio di noi, e che non c’è ragione per cui non debbano esserci degli individui, là fuori, in grado di provare più piacere di noi e più dolore di quello che noi siamo in grado di percepire.

Quando avremo compreso questo, e saremo anche convinti della validità del karma, saremo portati in modo naturale a evitare azioni distruttive. Non solo, ma saremo felici di impegnarci in azioni costruttive che ci creano felicità e migliori rinascite future.

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