Gli altri due livelli di autodisciplina etica

Il secondo livello: impegnarsi per superare del tutto le rinascite

Il livello intermedio della motivazione del lam-rim consiste nel lavorare per superare del tutto la rinascita che si ripete in modo incontrollabile. Ricorda che questo è il significato di "samsara", la rinascita che si ripete senza controllo, piena di problemi che in modo incontrollabile si ripresentano, senza possibilità di fermarli. Questi non sono solo i problemi dell'infelicità, ma anche gli altri due aspetti delle vere sofferenze che Buddha ha indicato: la sofferenza del cambiamento e la sofferenza onnipervasiva.

Felicità ordinaria

La sofferenza del cambiamento si riferisce alla nostra normale felicità; sfortunatamente ci sono molti problemi associati a essa. Per cominciare, non dura – è per questo che si chiama "sofferenza del cambiamento" – e non soddisfa mai, perché ne vogliamo sempre di più: se ne abbiamo troppa e troppo a lungo, ci annoiamo o si trasforma in sofferenza. Per esempio, stare fuori al sole: è bello per un po', ma non staresti fuori al sole e al caldo per sempre. Dopo un po' è troppo e devi andare all'ombra. Oppure pensa a quando una persona cara accarezza la tua mano. Bene, se dovesse farlo senza interruzioni per tre ore, la tua mano sarebbe molto dolorante! Quindi, ci sono problemi come questi con la felicità ordinaria.

La nostra felicità ordinaria è il risultato dell’agire in modi costruttivi, positivi, tuttavia è ancora mescolata alla confusione, come nell'esempio dell’essere un perfezionista nevrotico che pulisce impulsivamente la casa assicurandosi che tutto sia in ordine. Quando finisce di pulire è contento per un po', ma poi inizia l’insoddisfazione e pensa: "Non è abbastanza pulita, potrei essermi dimenticato di qualcosa, devo pulirla di nuovo". Qualsiasi tipo di felicità vissuta da queste persone non dura molto a lungo; a loro sembra che la casa possa sempre essere più pulita.

Il problema onnipervasivo

Il terzo tipo di sofferenza è chiamato il "problema onnipervasivo". Riferendoci alle rinascite che prendiamo, le quali si ripetono in modo incontrollabile, esso consiste nel fatto che in ogni rinascita abbiamo il tipo di corpo e mente che produce automaticamente problemi e difficoltà. Pensateci: con questo corpo che abbiamo ora non c'è modo di camminare senza calpestare qualcosa e ucciderlo, non c'è modo di poter mangiare qualsiasi cosa senza che un insetto o qualcos'altro sia stato ucciso nella produzione di quel cibo, anche se si è vegetariani. I nostri corpi si ammalano e sia i nostri corpi che le nostre menti si stancano. Dobbiamo riposare; dobbiamo mangiare; dobbiamo guadagnarci da vivere. Non è facile, vero?

Poi nella nostra prossima vita, se saremo abbastanza fortunati, rinasceremo di nuovo come esseri umani e saremo dei bambini. Che brutto! Non puoi esprimerti se non piangendo; non puoi fare nulla per te stesso e devi imparare tutto da capo. È davvero noioso! La cosa orribile è che dobbiamo fare tutto questo infinite volte. Immagina di dover andare di nuovo a scuola! Ti piacerebbe andare a scuola un altro milione di volte, fare compiti e sostenere esami senza fine?

Quindi questo è il problema onnipervasivo che abbiamo come conseguenza della rinascita che si ripete in modo incontrollabile. Anche se rinascessimo in uno stato molto migliore, anche con una preziosa rinascita umana, avremo ancora questi problemi onnipervasivi. Vogliamo ottenere la liberazione da questo e, per farlo, dobbiamo superare tutte le forme di karma impulsivo, non solo il tipo negativo, ma anche quello positivo.

La felicità che deriva dalla liberazione

Consideriamo di nuovo la nostra normale felicità. Tecnicamente, si chiama "felicità contaminata" perché è macchiata o mescolata alla confusione, nel senso che nasce dalla confusione, è accompagnata dalla confusione e, a meno che non cambiamo il nostro atteggiamento nei suoi confronti, genera ancora più confusione. Ciò che vogliamo, invece, è raggiungere il tipo di felicità che non sia mescolata alla confusione. Questo è il tipo di felicità che dura e soddisfa. È un tipo di felicità completamente diverso dal nostro tipo ordinario. È una felicità che deriva dall'essere liberi da tutte le emozioni disturbanti. Non c'è niente di confuso al riguardo.

Considera un piccolo esempio che è un po' come questa felicità, ma certamente non la stessa cosa: indossi delle scarpe molto strette per tutto il giorno; alla fine della giornata te le togli e provi una sensazione di sollievo. “Ah! Sono libero da questa restrizione e dal dolore ai piedi!". Questo è un tipo diverso di felicità rispetto alla felicità di mangiare qualcosa che ci piace, non è vero? Parliamo quasi di un senso di sollievo nell'essere liberi da pensieri nevrotici, liberi da preoccupazioni, liberi da insicurezza, da tutte queste cose. Non sarebbe meraviglioso non essere mai emotivamente squilibrati, insicuri o preoccupati? Che sollievo sarebbe!

Questo è un cenno di ciò di cui stiamo parlando quando parliamo di liberazione dalle rinascite che si ripetono in modo incontrollabile – liberazione da tutte le vere sofferenze, che includono la rinascita stessa. Per fare ciò, dobbiamo superare l’impulsività di tutte le forme del karma, non solo dei tipi distruttivi. Dobbiamo superare anche l’impulso ad agire positivamente: non c'è niente di sbagliato nell'essere puliti e nel cercare di fare bene le cose, il problema c’è quando si tratta di una sindrome compulsiva e nevrotica che disturba la nostra tranquillità mentale ed è fuori controllo; questo è ciò di cui dobbiamo sbarazzarci.

Distinguere tra emozioni positive e un atteggiamento disturbante

Quando agiamo in modo positivo, ci sono emozioni positive che si accompagnano a ciò, come:

  • Distacco – non aggrapparsi a nulla. È l'opposto dell'attaccamento.
  • Non voler causare danno.
  • Non essere ingenui – essere sensibili all'effetto del nostro comportamento su noi stessi e sugli altri.

Poi ci sono altri fattori mentali costruttivi che accompagnano anche comportamenti positivi o costruttivi:

  • Rispetto per le buone qualità e per coloro che le possiedono.
  • Autocontrollo per trattenersi dall'agire negativamente.
  • Un senso di auto-dignità morale, in modo da avere rispetto per noi stessi e per i nostri sentimenti.
  • Interesse su come le nostre azioni si riflettono sugli altri.

Nessuno di questi crea problemi; accompagnano il nostro comportamento positivo e costruttivo, non vogliamo liberarcene. Tuttavia ciò che crea problemi qui, il quale accompagna inoltre il nostro comportamento compulsivo positivo, è un atteggiamento disturbante. Per dirla in un linguaggio semplice, questo è l’afferrarsi a un "io" solido. Ad esempio per via della confusione su come esistiamo, immaginiamo di esistere come un'entità solida, concreta, "io", con un'identità vera e permanente, come qualcuno, per esempio, che deve essere sempre buono, sempre perfetto. "Devo essere buono. Devo essere d'aiuto. Devo essere utile".

Un esempio comune è quello dei genitori che hanno figli adulti. I genitori vogliono ancora essere necessari e utili, quindi offrono il loro consiglio e aiuto, anche quando i loro figli non lo vogliono. È impulsivo perché hanno questo senso di un "io" solido e pensano: “Io valgo e esisto solo se i miei figli hanno ancora bisogno di me”. Si aggrappano a questo come alla vera identità di questo "io" solido, come un modo per rendere quel "me" sicuro. È come se provassero: “Se aiuto i miei figli, allora esisto".

L'emozione sottostante la loro offerta di consiglio e aiuto è positiva, lo fanno perché amano i loro figli, vogliono essere gentili e disponibili. Non c'è niente di sbagliato in questo: ciò che crea problemi è il loro atteggiamento nei confronti di sé stessi, di quel "me": "Sono una persona utile solo se i miei figli hanno ancora bisogno di me". Questo è ciò che causa l'aspetto nevrotico e impulsivo dell'offerta di aiutare anche quando è totalmente inutile e inappropriata.

Puoi percepire se stai vivendo questo aspetto nevrotico perché, ancora, "emozione disturbante" e "atteggiamento disturbante" includono entrambi la stessa parola, con la stessa definizione: "disturbante". Sia l'atteggiamento che l'emozione ci fanno perdere la pace mentale e l’autocontrollo. Quando sei un genitore il cui atteggiamento nei tuoi confronti è "Valgo come persona solo se posso fare qualcosa per i miei figli", cosa indica che ti manca la pace mentale? È una sensazione di insicurezza; sei insicuro, quindi senti che devi sempre spingerti negli affari dei tuoi figli, ad esempio nel modo in cui allevano i loro figli. Non hai pace mentale e ovviamente non hai autocontrollo, nonostante le emozioni positive di amore e interesse che ci sono. Quindi abbiamo bisogno che l'autodisciplina lavori su questo.

Abbiamo bisogno di autodisciplina etica, quindi, per superare l’impulsività del nostro karma positivo costruttivo, che porta solo felicità ordinaria – la felicità di breve durata che presto si trasforma in qualcosa di sgradevole. Quando, per insicurezza e desiderio di sentirci utili, ci sentiamo di offrire il nostro consiglio indesiderato per amore e interesse, ci rendiamo conto che anche se potrebbe farci sentire felici per il momento, presto cambierà in infelicità quando nostra figlia esprimerà il suo risentimento, non contenta di quello che abbiamo detto. Pertanto, esercitiamo l'autodisciplina e non diciamo nulla, anche se è piuttosto difficile tenere la bocca chiusa!

Il secondo livello di autodisciplina etica in accordo con la motivazione intermedia del lam-rim

Sebbene l'uso dell'autocontrollo – il primo livello di autodisciplina etica – possa aiutare a evitare il problema della sofferenza del cambiamento come sopra, c'è ancora il problema onnipervasivo della rinascita che si ripete in modo incontrollabile. Una versione più semplice di questo è che tale sindrome di offrire il nostro consiglio indesiderato si ripete più e più volte e non abbiamo alcun controllo su ciò. Non possiamo fare a meno di interferire con una buona motivazione – amore – ma per insicurezza.

Per superare veramente la sofferenza del cambiamento e il problema onnipervasivo, dobbiamo applicare il secondo livello di autodisciplina etica: applicare l'autodisciplina per liberarsi dall'atteggiamento confuso e disturbante dell'afferrarsi a un "io" solido. Non è che vogliamo smettere di aiutare e non è che vogliamo smettere di amare i nostri figli, ma ciò che vogliamo fermare è questa insicurezza nevrotica e questo afferrarsi a un "io" solido che sta dietro al nostro comportamento impulsivo e ripetitivo.

Facciamo un esempio di ciò su cui dobbiamo lavorare, ad esempio l'amore. La definizione buddhista dell'amore è il desiderio che gli altri siano felici e abbiano le cause della felicità, indipendentemente da ciò che fanno gli altri. Tuttavia, potrebbe essere mescolato a confusione, attaccamento e insicurezza. "Non lasciarmi mai!", "Perché non mi hai chiamato?", "Non mi ami più", "Ho bisogno di te", "Io, io, io". Vogliamo sì che l'altra persona sia felice, ma "Non lasciarmi mai", "Mi devi chiamare tutti i giorni!". Il problema non è l'amore, bensì l'attaccamento e quel grande "io" dietro a tutto ciò. A questo livello intermedio, usiamo l'autodisciplina etica per superare questo atteggiamento disturbante autodistruttivo di "io, io, io".

Riflessione sul secondo livello di autodisciplina etica

Prima di passare al terzo livello, perché non ci prendiamo ancora qualche minuto per assimilare tutto? Cerca di distinguere ciò che abbiamo discusso nella tua vita. Come dice il detto buddhista: "Non avere lo specchio del Dharma rivolto verso l'esterno per riflettere i problemi degli altri (come i tuoi genitori), ma giralo verso di te per affrontare te stesso". Quindi cerca di distinguere nella tua stessa vita, nella tua esperienza personale che, anche quando agisci in modo costruttivo, se lo fai in modo nevrotico e preoccupato, ciò crea comunque problemi. Cerca di riconoscere il grande "io" solido dietro la sindrome, con cui pensiamo: "Devo essere perfetta. Devo essere buono, devo essere d’aiuto. Devo essere necessario e utile". Riconosci i problemi che ciò comporta.

Cerca di capire che non c'è niente che dobbiamo dimostrare. Non devi dimostrare di essere una brava persona offrendo sempre il tuo aiuto, anche quando non desiderato. Non dobbiamo dimostrare di essere una persona pulita o che siamo perfetti. Stiamo pensando: "Sono pulito, quindi io sono" o "Sono perfetto, quindi io sono", come "Io penso, quindi io sono"? È solo perché ci sentiamo insicuri riguardo "io, io, io" che sentiamo di dover dimostrare che siamo buoni o utili.

Non dobbiamo dimostrare nulla, pensaci. Che cosa stiamo cercando di dimostrare con l’essere così perfetti, così bravi, così puliti e così produttivi? Questo è l'intero segreto: non c'è nulla di cui sentirsi insicuri e non c'è nulla che tu debba dimostrare. Fallo e basta! Sii utile per gli altri.

Ovviamente non è così facile usare solo l'autodisciplina etica per dire "Smetti di sentirti insicuro". C’è bisogno di capire che l'insicurezza si basa sulla confusione su come esistiamo e che quella confusione non si basa su nulla che corrisponda alla realtà. Di cosa siamo insicuri? Di un mito! Un mito che se io sono produttivo o utile, quindi esisto. Se non sono produttivo, smetto di esistere? È piuttosto strano, vero? Che cosa devo dimostrare essendo un maniaco fanatico del lavoro? Se vuoi aiutare gli altri, bene, aiuta gli altri ma non essere impulsivo a riguardo. Questo è il problema, ciò che dobbiamo fermare: questo è il secondo livello o ambito intermedio dell'autodisciplina etica. Usiamo l'autodisciplina per capire che non c'è nulla da provare e, con quella comprensione, eliminiamo l’insicurezza che sta dietro al nostro comportamento karmico impulsivo.

Il terzo livello: superare il non conoscere il karma degli altri

Con il livello avanzato di motivazione del lam-rim, lavoriamo per superare il non conoscere il karma degli altri. Vogliamo aiutare gli altri: se abbiamo ottenuto la liberazione siamo liberi dalle rinascite che si ripetono in modo incontrollabile così che non siamo più impulsivi, non agiamo in modo distruttivo e non abbiamo la spinta nevrotica di agire compulsivamente in modo costruttivo anche quando è inappropriato. Ciononostante il problema è che, sebbene abbiamo il forte desiderio di aiutare gli altri, non sappiamo quale sia il modo migliore per farlo. Non conosciamo le ragioni karmiche e il motivo per cui tutti sono come sono ora. Inoltre, non sappiamo quale sarà l'effetto di tutto ciò che gli insegniamo – non solo l'effetto su di loro, ma su tutti gli altri con cui interagiranno. Poiché non abbiamo idea di cosa seguirà da ciò che consigliamo e insegniamo, siamo molto limitati nei modi in cui aiutiamo gli altri.

Lavorare per il bene degli altri

In che modo l'autodisciplina aiuterà in questa situazione? Innanzitutto, dobbiamo lavorare con disciplina per non essere apatici e compiacenti. "Ora che sono libero dalla sofferenza, mi limiterò a sedere qui, a meditare e ad essere sempre beato e felice". Abbiamo bisogno dell'autodisciplina etica per lavorare ulteriormente per gli altri. Ne hai un assaggio prima di questa fase, quando hai avuto un significativo successo nella meditazione. Sei seduto, la tua mente è libera da divagazione e torpore, ed è molto felice - non in modo disturbante, bensì ti senti davvero bene; sei molto contento di rimanere così. Se sei davvero a un livello avanzato, potresti rimanere in quello stato per un tempo molto lungo e, se sei liberato, potresti rimanere così per sempre.

Cosa ti libera da questo compiacimento e contentezza? Se sei effettivamente libero dalle rinascite che si ripetono in modo incontrollabile, non hai nemmeno questo tipo di corpo normale, e quindi non hai mai fame o altro. Ciò che ti fa emergere è il pensare agli altri: "Come posso semplicemente sedermi qui sentendomi così bene e felice quando tutti gli altri sono infelici?". Abbiamo bisogno di autodisciplina etica per superare questa preoccupazione solo per il nostro benessere e per pensare e lavorare per gli altri.

È molto significativo che questa fase giunga dopo che abbiamo lavorato per il nostro beneficio: se proviamo ad aiutare gli altri mentre siamo ancora miserabili e nevrotici, creeremo dei problemi. Ci arrabbiamo e infastidiamo quando gli altri non accettano i nostri consigli e non fanno abbastanza progressi velocemente. Oppure ci affezioniamo a loro e diventiamo gelosi se vanno da un altro insegnante. Forse, ancora peggio, diventiamo sessualmente attratti da loro e questo crea enormi problemi nel cercare di aiutare la persona. Abbiamo davvero bisogno di lavorare su noi stessi per prima cosa. Tuttavia, non è che dobbiamo essere completamente liberati prima di cercare di aiutare gli altri: ci vorrà molto tempo. Il punto consiste nel non trascurare il lavoro su noi stessi nel processo di lavoro per aiutare gli altri.

Nel lavoro su noi stessi, dobbiamo sempre concentrarci sul superamento delle nostre emozioni e atteggiamenti disturbanti e sull’impulsività del karma. Abbiamo ancora bisogno dell'autodisciplina per superare il nostro egocentrismo; ma in questa fase abbiamo anche bisogno di disciplina per lavorare sul superamento dei limiti della nostra mente che ci impediscono di essere onniscienti. Poiché non siamo onniscienti non vediamo il quadro completo; non vediamo come tutto sia interconnesso. Qualunque cosa accade è il risultato di una combinazione di molte, molte cause e condizioni e tutte quelle cause e condizioni hanno ciascuna le proprie cause e condizioni.

Attualmente le nostre menti sono limitate; non possiamo vedere tutto quello che è coinvolto in ciò che sta accadendo con gli altri. Ancora peggio, pensiamo che solo una causa produca un effetto, specialmente quando pensiamo di essere la causa. Per esempio, se qualcuno con cui interagiamo diventa depresso, immaginiamo che sia colpa nostra solo per qualcosa che abbiamo detto o fatto: questo non corrisponde alla realtà. Qualunque cosa accade alle persone è il risultato di molte, molte cause, non semplicemente di quello che abbiamo fatto. Ciò che abbiamo fatto potrebbe aver contribuito – non lo stiamo negando – ma non è che l'intera faccenda derivi da una sola causa. O forse stiamo cercando di aiutare qualcuno e diciamo: "La causa del tuo problema è che non hai ricevuto una buona istruzione". Riduciamo ciò che accade ad essere il risultato di una sola causa. Oppure diciamo, "Tutti i tuoi problemi derivano dal fatto che i tuoi genitori hanno fatto questo o quello quando eri piccolo". Semplicemente non vediamo il quadro completo, che è molto più grande di così.

Il nostro pensiero non corrisponde alla realtà

Abbiamo bisogno di una comprensione molto più ampia di quella che abbiamo ora. Il problema è che le nostre menti proiettano categorie, come fossero scatole, e classifichiamo tutto in questi compartimenti. Isoliamo le cose come se esistessero in scatole, indipendentemente da qualsiasi altra cosa e crediamo che ciò corrisponda alla realtà. Non vediamo l'interconnessione e l'interdipendenza di ogni cosa. Classifichiamo "Questa è l'unica causa, questo è male, questo è bene".

Bè, questo non è il modo in cui esistono le cose: non esistono isolate da tutto il resto. Abbiamo bisogno della disciplina per capire che, sebbene possa sembrare in quel modo, non corrisponde alla realtà. Ecco un semplice esempio: sei a casa tutto il giorno con i bambini. Il tuo partner torna a casa da lavoro e non ti parla: va in camera da letto, chiude la porta e si sdraia. Nella nostra mente mettiamo il nostro compagno nella scatola chiamata "persone che non mi amano". In effetti, lo gettiamo anche nelle scatole di "persone terribili" e "persone cattive". Alla base di ciò c'è la nostra preoccupazione per il grande "me". Si trova nella scatola delle "persone terribili" perché "io" – io, io, io – voglio parlare con lui. Voglio, voglio, voglio! Voglio qualcosa da lui. Poiché lo metto in una scatola, non vediamo l’interconnessione di tutto ciò che ha sperimentato prima di tornare a casa e di come ha agito quando è entrato. Potrebbe aver avuto una giornata difficile a lavoro, qualcosa potrebbe essergli successo durante il ritorno a casa, ecc. ecc.

Quante volte le cose ci appaiono così? Qualcuno ritorna a casa ed è come se venisse dal nulla: nulla gli è accaduto prima di arrivare e tutto inizia dal momento in cui varca la porta. Guardalo al contrario. Se l'altra persona fosse quella che sta a casa con i bambini e tu torni a casa dal lavoro, come ti sembra? Lì il nostro partner è fresco, come se nulla fosse accaduto durante il giorno prima di entrare.

Se ci pensi, ovviamente non è così! Stiamo parlando di come le nostre menti fanno apparire le cose. Sembra che l’interazione con il nostro partner inizi qui, in questo momento in cui varca la porta e nulla è successo prima di allora; tutto appare nelle scatole in cui categorizziamo le cose. Per superare questa abitudine profondamente radicata di mettere le persone, le cose e le situazioni in scatole abbiamo bisogno di disciplina. Dobbiamo renderci conto che questa visione del mondo in compartimenti non corrisponde alla realtà.

Per essere sicuro che sia chiaro, diamo un'occhiata a un altro esempio comune. Mettiamo una persona nella scatola "mio partner" senza considerare il fatto che ha relazioni e amicizie con molte altre persone oltre a noi. Poiché la mettiamo in questa scatola mentale, pensiamo: "è solo mio, dovrebbero essere disponibile per me in qualsiasi momento, perché è l'unica cosa che è: il mio partner. Non c'è nient'altro nella sua vita". Non pensiamo che abbia obblighi verso i suoi genitori, che abbia altri amici o altre attività. No, è solo in questa scatola. La cosa orribile è che sembra che sia vero e crediamo che corrisponda alla realtà. Ovviamente sulla base di ciò nutriamo attaccamento verso di lui e ci arrabbiamo se deve incontrare qualcun altro.

Il terzo livello di autodisciplina etica in accordo con la motivazione avanzata del lam-rim

Al livello avanzato della motivazione del lam-rim, lavoriamo per raggiungere lo stato onnisciente di un Buddha pienamente illuminato al fine di essere di miglior aiuto per tutti. Per essere di miglior aiuto, dobbiamo comprendere pienamente il karma di ogni persona. Dobbiamo comprendere tutti i suoi comportamenti impulsivi del passato, oltre a tutte le altre variabili che influenzano le cause e le condizioni che lo hanno portato al suo stato attuale; abbiamo bisogno di conoscere le conseguenze di tutto ciò che gli insegniamo. Per vedere la piena interconnessione di causa ed effetto, specialmente le connessioni causali che coinvolgono il karma, dobbiamo smettere di isolare ogni cosa e metterla in scatole mentali di categorie, immaginando che sia veramente il modo in cui esiste.

Quindi abbiamo bisogno di sviluppare non solo l'autodisciplina etica per superare l'essere interessati solo a noi stessi e sviluppare, invece, un sincero interesse per gli altri. Abbiamo anche bisogno dell'autodisciplina per capire che il modo in cui le nostre menti fanno apparire le cose nelle scatole non corrisponde alla realtà. Dobbiamo cercare di vedere il quadro più grande.

Riflessione sul terzo livello di autodisciplina etica

Secondo la struttura del sentiero graduale del lam-rim, ci sono i tre livelli di autodisciplina etica, quindi, in connessione con il karma:

  • La disciplina di astenersi dal comportamento distruttivo impulsivo.
  • La disciplina per superare le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti che stanno dietro al comportamento impulsivo, sia esso negativo o positivo.
  • La disciplina per superare i limiti del modo ingannevole in cui la nostra mente fa apparire le cose – smettere di pensare in piccoli modi che mettono le cose in scatole mentali – e la disciplina del non essere apatici e compiacenti con le nostre situazioni in modo da poter capire il karma degli altri e aiutarli a superarlo.

Usando la meditazione discernente, proviamo a riconoscere come le nostre menti facciano apparire le cose in scatole, isolate da qualsiasi altra cosa. Pensa alle persone in questa stanza o, se stai leggendo questo a casa, pensa alle persone che vedi sull'autobus o sulla metropolitana. Le vedi ed è come se fossero uscite dal nulla. Si sono semplicemente fatte vedere qui e non ci appare quello che gli è successo a casa stamattina, se hanno o meno figli, o se sia stato difficile arrivare qui: niente di tutto questo ci appare. Per questo motivo, non sappiamo davvero che tipo di umore abbiano e non sappiamo quale sarà l'effetto di qualunque cosa gli potremmo dire. Potrebbero essere molto stanche, infastidite o sconvolte da quello che è successo stamattina, o forse non hanno dormito abbastanza. Come lo sappiamo? Quando sembra che la gente sia uscita dal nulla senza un passato, come possiamo sapere come meglio aiutarla?

In qualche maniera non dobbiamo credere a quell'apparenza, e infine far sì che le nostre menti smettano di far apparire le cose in quel modo. Quindi, pure in questa fase, anche se non sappiamo cosa sia successo a qualcuno stamattina, almeno possiamo riconoscere che qualcosa è accaduto alla persona prima di vederla. Se siamo davvero interessati chiederemo, e non intendo interessato come se stessimo facendo un sondaggio scientifico. Stiamo parlando di premura, con amore e compassione: "Ti auguro di essere felice e di non essere infelice".

Cerca di riconoscere, quindi, come le nostre menti creino queste apparenze ingannevoli. Cerca di vedere quanto siano limitanti quando crediamo che corrispondano alla realtà e come ciò causi problemi.

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