L'importanza di rinascite, iniziazioni, voti e maestri spirituali nel tantra

Possiamo fare delle domande specifiche sui punti che abbiamo appena trattato e poi proseguire. Nel pomeriggio possiamo vedere domande più generali sul tantra.

Domande e risposte

Rafforzare la fede nella rinascita 

Ha distinto tra il Dharma-light e la corretta pratica del Dharma basata sulla comprensione della rinascita, accennando anche al fatto di avere questa sensazione viscerale del credere davvero nelle vite future e di praticare in questo modo. Questa è una sfida per molti di noi, un percorso molto lungo fino alla realizzazione della vacuità. Nel frattempo quali sono i suoi consigli per rafforzare la convinzione delle vite future non solo a livello mentale, ma in modo da sentirla davvero nel profondo? Cosa possiamo fare?

L'approccio che ho utilizzato io stesso è stato quello di concedere il beneficio del dubbio. Questo significa che presumiamo che sia corretto e poi vediamo cosa ne consegue. Nell'epistemologia buddhista questo metodo di conoscenza si chiama "supposizione": qui supponiamo che la rinascita sia corretta anche se non ne siamo veramente convinti, per poi vedere cosa ne consegue. Ne consegue che le vite passate danno un senso alle leggi del karma fornendo una spiegazione a ciò che ci accade in questa vita; questo l'ho trovato molto significativo ed esplicativo di ciò che è accaduto nella mia vita.

All'età di 24 anni sono andato in India per scrivere la mia tesi di dottorato presso la comunità tibetana e immediatamente tutto si è sistemato al meglio: nel giro di una settimana dal mio arrivo e senza alcun progetto ho trovato una casa, ho incontrato dei tibetani che sarebbero diventati i miei maestri organizzando tutto per me e un monaco tibetano che viveva con me. In una settimana tutto si è sistemato e mi sono sentito davvero a mio agio. Mi sembrava che tutta la mia vita mi avesse condotto a questo pur essendo assolutamente privo di senso per quanto riguarda il mio retaggio, la mia famiglia o qualsiasi altra cosa. L'unica spiegazione possibile è che ci sono dei legami con la vita precedente.

Questo mi ha aiutato a capire che quello che stava succedendo non era una follia. Allo stesso modo, non nasciamo come delle lavagne completamente vuote. Alcuni neonati sono molto quieti e facili da accudire, non piangono se non quando hanno fame, ecc. Altri, invece, escono dal grembo materno arrabbiati e litigano in continuazione. Da dove derivano questi comportamenti? Anche dei gemelli identici possono essere caratterialmente molto diversi l'uno dall'altro. 

Diventa tutto più sensato quando si parla di rinascita e dell'idea che tutti siano stati nostra madre. È molto difficile da capire ma qual è il vantaggio del parlare di rinascite? Se non le teniamo in considerazione, potremmo pensare di poterci relazionare solo con persone simili a noi e non con chi sta dall'altra parte del mondo, per non parlare degli animali e degli insetti. Forse possiamo relazionarci solo con persone del nostro stesso sesso, religione e così via. Il vantaggio dell’aprirsi alle vite passate è che possiamo relazionarci con chiunque, perché nessuno è fisso nella forma in cui si trova ora. 

Se diamo alla rinascita il beneficio del dubbio possiamo vedere cosa ne consegue e, se ha senso, possiamo lavorarci. Questo, a mio avviso, molto utile. Un aneddoto divertente: il mio zio preferito morì mentre ero in India. C'era una mosca che si rifiutava di stare lontana dal mio viso e io la scacciavo continuamente, cercando di essere un buon buddhista e di non ucciderla ma lei continuava a tornare sul mio viso. Poi ho iniziato a chiedermi chi fosse questa mosca, forse il mio caro zio. Se rinascessi come mosca, istintivamente avrei questo legame con qualcuno e vorrei stare con lui: spererei che mio nipote non mi schiacciasse, ma mi accogliesse. Pensare così aiuta.

La stretta relazione con il mio maestro in due vite

Ma ciò che mi ha veramente convinto a livello istintivo è stata l’incontro con il mio maestro Serkong Rinpoce in due vite: ho avuto una stretta relazione con lui nella sua vita precedente e quella che ho ora, da parte sua, è iniziata quando aveva quattro anni. Questo mi ha fatto superare la linea di demarcazione e ho sentito che doveva essere una cosa vera. Tuttavia, non è un'esperienza che la maggior parte di noi può fare.

Può raccontarci questa storia?

Ero molto vicino a Serkong Rinpoce, mi ha praticamente addestrato in tutto. Lui sentì il legame con me e, quando iniziai a fargli visita, mi disse di stare al suo fianco e che mi avrebbe istruito. Per gran parte del tempo ho tradotto per lui quasi tutti i giorni per nove anni.

A quel tempo, il Buddhismo era degenerato nella valle dello Spiti, una regione tibetana in India al confine con il Tibet. Egli lo ripristinò e condusse i monasteri in modo migliore. Morì lì e la sua rinascita, il suo "tulku", fu trovata lì esattamente nove mesi dopo: non aveva intenzione di perdere tempo nel bardo o cose del genere. Poiché era un maestro così importante nella valle, la maggior parte delle persone aveva delle foto di lui nelle proprie case e, quando fu abbastanza grande per poter parlare, indicava la foto dicendo "Sono io". Quando i suoi ex attendenti andarono a cercare bambini dell'età giusta, nati al momento giusto, egli corse tra le braccia di uno di loro chiamandolo per nome. Fu il classico riconoscimento di un tulku, che dovrebbe provenire da parte del tulku e non da quella delle persone che lo cercano.

Lo riportarono a Dharamsala e lui non pianse nemmeno una volta perché voleva tornare a casa. Non perché odiasse i suoi genitori perché sono persone meravigliose, lui solo voleva andare a Dharamsala dicendo che c'era una persona molto importante che doveva incontrare lì e si trattava di Sua Santità il Dalai Lama: lui era stato uno degli insegnanti di Sua Santità. Questo era tutto ciò che voleva. 

Quando aveva quattro anni andai a incontrarlo per la prima volta e gli assistenti gli chiesero "Sai chi è lui?". Lui rispose "Non siate stupidi, certo che so chi è". Fin dall'inizio è stato affettuoso, caloroso e a suo agio con me. Questo è quanto. Io volevo essere piuttosto scettico, ma da parte sua non c'era alcun problema. Questo mi ha convinto della rinascita, non c’è altra spiegazione.

È così che possiamo approcciare l’idea della rinascita: presumiamo che sia vera e poi vediamo cosa ne consegue, se ciò che ne consegue ha senso, allora forse anche la rinascita ha senso.

Grazie per i buoni consigli. Solo una domanda di approfondimento: ho l’impressione che alcune tradizioni buddhiste non credano nella reincarnazione. Il mio primo incontro è stato con i monaci della foresta in Thailandia e ricordo chiaramente che il monaco parlava di una sola vita e confutava le diverse vite, dicendo che questa è l'unica cosa che conosciamo. 

Budddha insegnò con i mezzi abili; era invitato in diverse famiglie e, dopo il pasto, gli veniva chiesto di insegnare. Egli insegnava cose diverse a persone diverse perché riconosceva che le persone erano a livelli diversi, con background e disposizioni diverse. Come traduttore sono, in un certo senso, dietro le quinte con i grandi lama e ho constatato che quando spiegano sono molto diversi con ogni persona. Per esempio, con qualcuno possono essere molto severi e con un altro molto gentili; a una persona dicono una cosa e a quella successiva qualcosa di completamente diverso. Il fatto che il monaco te l'abbia spiegato in quel modo non significa che lo spiegherebbe così a un thailandese, per esempio.

Inoltre, dobbiamo considerare che il Buddhismo si è diffuso dall'India dove l'idea della rinascita era parte della cultura, a molti altri luoghi, tra cui la Cina, ove non c’era il concetto di rinascita bensì il rispetto per gli antenati, come se fossero ancora in circolazione dopo la loro morte. Questo è completamente in contraddizione con il Buddhismo che afferma la rinascita, che ora sono rinati e sono un'altra persona, quindi non affezionatevi ai vostri antenati. Tuttavia, se guardiamo al Buddhismo cinese o a quello vietnamita di Thich Nhat Hanh, per esempio, che proviene dalla Cina, abbiamo ancora la venerazione per gli antenati. 

Individualità e approccio graduale nei sistemi filosofici 

Rispetto a questo tema dell'incontro del Buddhismo con il mondo occidentale, ho scoperto che a volte l'idea della rinascita per noi occidentali ci fa pensare più a chi eravamo prima o a chi potremmo diventare in futuro, invece di occuparci di questa vita proprio qui e ora. Questa è una delle trappole in cui a volte cadiamo. L'altra è la reificazione dell'idea di "io". Io sono qualcosa e questo grumo, quest'anima, rinascerà nella prossima vita. 
Una prospettiva che ho sulla rinascita è che la vita si reincarna attraverso di "me". Non è che io mi stia reincarnando, ma è la vita stessa che si sta reincarnando e io non sarò lo stesso "io" di prima. Le forme di vita cambiano nel corso della storia di questo pianeta, quindi penso che la vita si stia reincarnando attraverso di me in molte forme diverse nel futuro e nel passato; ciò mi aiuta a non reificarmi troppo. Mi aiuta anche bodhicitta, dal momento che la vita si reincarna attraverso di me, posso essere un servitore della coscienza che diventa illuminata.

Ci sono diversi punti in quello che hai detto. L'ultimo punto è che dobbiamo stare molto attenti a non perdere il senso di individualità perché è la base per assumerci la responsabilità di ciò che compiamo; il punto è che ne sperimentiamo le conseguenze. Non è che esista una "vita", una mente o un tipo di vita universale. Il Buddhismo accetta certamente l'individualità; non è che siamo tutti una grande zuppa come secondo alcune idee induiste per cui tutti i corsi d'acqua si fondono nel grande oceano e siamo tutti uno con Brahma. Secondo il Buddhismo non è così.

I sistemi filosofici indiani sono presentati in ordine progressivo, non si giunge immediatamente al livello più avanzato. All’inizio si insegna una sorta di stabilità del sé e, gradualmente, si acquisisce una comprensione più profonda e sottile di come il sé esiste in realtà.

In questo modo, il tema della rinascita si colloca nel contesto di causa ed effetto nell'ordine graduale degli insegnamenti. Se agiamo in un certo modo ne siamo responsabili e ne sperimenteremo le conseguenze che, anche se non avverrà in questa vita, non è che scadono e non sono più valide. Continueremo a sperimentarle. Anche se pensiamo a questo in termini di un "io" solido, ottenere questa base di etica è essenziale sul sentiero buddhista. Questo è un altro punto.

L'altro tema che volevo menzionare è in risposta alla tua osservazione sul pericolo del concentrarsi troppo sul passato. Potremmo essere molto curiosi di sapere chi eravamo in una vita precedente. E allora? Anche se lo sapessimo, cosa succederebbe? Quando pensiamo a chi saremo in una vita futura tendiamo a pensare sempre a un essere umano e non a un pollo o a uno scarafaggio. Non ricordo chi, ma un maestro ha detto che il nostro corpo ci darà un'indicazione di quali sono state le nostre vite precedenti e, se guardiamo la nostra mente, essa ci darà un'indicazione di quali saranno le nostre vite future. In altre parole, dobbiamo guardare al nostro corpo e alle situazioni fisiche che sperimentiamo durante la nostra vita - come nel mio esempio di essere arrivato in India e di esserci rimasto per 29 anni senza mai avere problemi di visto quando tutti gli altri ne avevano. Da dove provengono queste condizioni? Doveva esserci una causa precedente. Le cose non avvengono senza causa. La fortuna o gli dèi mi hanno sorriso? No, non è così.

L’osservare la nostra mente, i pensieri che ci accompagnano per tutto il tempo, ci dà qualche indicazione su ciò che ci aspetta in futuro. Uso sempre un esempio divertente: cosa vuol dire se la nostra mente fluttua dappertutto e non riusciamo a concentrarci su nulla? È la mentalità di una mosca che non sta mai ferma e vola sempre qua e là. Le immagini degli animali sono molto utilizzate negli insegnamenti tibetani perché sono molto utili. 

Serkong Rinpoce usava sempre questa immagine del nostro comportamento simile a un cane che aspetta di essere accarezzato sulla testa dopo aver fatto qualcosa di utile per il proprio maestro o per altri. Aspettiamo che qualcuno ci dica "Bravo, brava" e poi scodinzoliamo. Il punto è che non dovremmo fare cose belle per avere un ringraziamento, una pacca sulla testa o per scodinzolare. Le facciamo per beneficiare gli altri. Queste immagini possono essere efficaci per aiutarci a ricordarlo.

Con le vite passate e future, possiamo rimanere affascinati e assorbiti da ciò che è stato e da ciò che sarà, ma può anche servire come modo per comprendere ciò che ci sta accadendo ora e quali cause stiamo costruendo per il futuro.

Iniziazione o potenziamento 

Ok, torniamo al nostro argomento, il tantra. Sia che lo pratichiamo in versione "light" o in versione reale con rinascita, per poter iniziare la pratica del tantra dobbiamo comunque ricevere un'iniziazione o un potenziamento. La parola tibetana per iniziazione, uang, letteralmente significa conferire potere e la parola sanscrita, abhishekha, significa spargere, spargere semi che cresceranno, anche se dobbiamo innaffiarli per farli crescere davvero. Per ricevere effettivamente un'iniziazione o un potenziamento, dobbiamo mantenere i voti. Sakya Pandita, un grande maestro tibetano, diceva che senza i voti non c'è iniziazione. 

Prendere i voti

Non abbiamo preso consapevolmente i voti se siamo lì come dei cagnolini o dei bambini che qualcuno ha portato con sé; oppure non abbiamo idea di quali siano i voti o di cosa stiamo facendo, ma ci limitiamo a ripetere parole tibetane che non capiamo e che quindi non hanno alcun significato per noi, solo "bla, bla, bla". Così non si riceve un'iniziazione, i voti sono essenziali.

Atisha, un altro grande maestro indiano che contribuì alla rinascita di un nuovo periodo del Buddhismo tibetano, affermò che come base per i voti del bodhisattva bisogna avere un certo livello di voti di pratimoksha, che non significa necessariamente essere monaci o monache, ma mantenere almeno i cinque precetti o, secondo l'abhidharma, almeno uno dei cinque precetti. Non è necessario prenderli tutti e cinque ma qualcosa, come base per i voti del bodhisattva. Se non facciamo almeno voto di smettere di uccidere gli altri, per esempio, come possiamo fare voto di lavorare per il beneficio di tutti gli esseri. Inoltre, non ci sono voti tantrici senza voti del bodhisattva.

Pertanto in tutte le classi di tantra, come parte dell'iniziazione, prendiamo i voti del bodhisattva. Nelle due classi superiori - yoga e anuttarayoga - ci sono anche i voti del tantra. È molto importante ed essenziale mantenerli al meglio, ciò significa non trasgredirli consapevolmente e se li trasgrediamo, cosa che inevitabilmente accade, almeno non esserne felici, non dire che è stato stupido prenderli e non avere intenzione di mantenerli. 

Ci sono una serie di fattori che devono essere presenti per perdere completamente i voti che altrimenti si indeboliscono soltanto. Possono essere rafforzati con il rammarico attraverso la pratica di Vajrasattva e questo genere di cose, ma è meglio non indebolirli in primo luogo. Possiamo anche riprenderli come parte di una pratica quotidiana per riaffermarli. Ci deve comunque essere una base etica per la pratica del tantra.

Ora sorge un problema con il Dharma-light: una delle trasgressioni dei voti del bodhisattva è l'abbandono del sacro Dharma negando che qualsiasi insegnamento scritturale derivi dal Buddha, il che include gli insegnamenti sulla rinascita. Violiamo i nostri voti del bodhisattva se diciamo, ad esempio, che la rinascita è stupida e non è necessaria nel Buddhismo, o che il Buddha non ne ha parlato veramente. È un aspetto da tenere presente, per questo ho detto che è importante almeno mantenere una mente aperta e dire che è presente nel Buddhismo, senza negare che ne sia una parte. Possiamo ammettere di non averla ancora compresa, essendo disposti ad approfondirla in futuro quando la nostra comprensione aumenterà. Questo non è un problema, e così non rompiamo i voti del bodhisattva.

Un'altra trasgressione dei voti del bodhisattva consiste nell’avere un atteggiamento distorto e antagonista di solito tradotto con "visioni errate", ma che suona come eretico e non indica con efficacia ciò di cui stiamo parlando. Non si tratta solo di negare degli insegnamenti buddhisti fondamentali, come il rifugio, l'illuminazione, che ci sia un valore nell'essere costruttivi o la rinascita, ma anche di essere antagonisti al riguardo, discuterne ostinatamente con tutti, affermando che le loro convinzioni sono sbagliate e stupide. C'è un'intera lista di atteggiamenti che rendono una caduta completa come l’essere veramente ostile, negativo e polemico a riguardo. Pertanto dovremmo essere per lo meno agnostici rispetto al tema della rinascita se prendiamo questi voti sulla base del Dharma-light.

Bodhicitta

È molto chiaro che perdiamo i voti del bodhisattva e tantrici se abbandoniamo bodhicitta, e in questo caso non devono nemmeno essere completi tutti i fattori di accompagnamento, come l'assenza di rimorso e così via. L’abbandonare bodhicitta implica averla già sviluppata in una certa misura, non possiamo rinunciare a qualcosa che non abbiamo.

È molto chiaro, quindi, che dobbiamo averne almeno un certo livello. Molte persone confondono compassione e bodhicitta ma non sono la stessa cosa: la compassione è la base di bodhicitta. Il desiderio che gli altri siano liberi dalla sofferenza e dalle sue cause, la compassione, è il sostegno di bodhicitta.

Bodhicitta è sostenuta da amore, compassione e dall'eccezionale determinazione di assumersi la responsabilità universale di aiutare tutti a raggiungere l'illuminazione. Non è che lo farà qualcun altro, noi ci assumiamo la responsabilità di aiutare tutti e non ci limiteremo ad aiutare le vecchiette ad attraversare la strada, ma aiuteremo tutti a superare la sofferenza più profonda, che è il ripetersi incontrollato delle rinascite o del samsara, per condurli all'illuminazione. Non si tratta solo di aiutarli a liberarsi dall'infelicità o dalla felicità ordinaria. 

Per generare uno stato mentale molto chiaro dobbiamo sapere su cosa si concentra, come la mente concepisce quell'oggetto, cosa fa rispetto a quell'oggetto. Non possiamo meditare se non sappiamo qual è lo stato mentale che stiamo cercando di generare e a che cosa mira. Mira alla nostra illuminazione individuale, non a una generale come quella di Buddha Shakyamuni. Mira alla nostra illuminazione individuale che non è ancora avvenuta ma che può avvenire sulla base dei nostri fattori della natura di Buddha.

Il tempo

Diventa interessante quando parliamo di tempo. Mi scuso per introdurre un argomento secondario, ma credo che sia rilevante. Nel Buddhismo non si parla di passato, presente e futuro ma di non ancora accaduto, che sta accadendo e non ancora accaduto. In questi termini, dal punto di vista dell'oggi il domani non è ancora avvenuto. Esiste un domani? Sì, esiste, possiamo pianificarlo validamente. Dal punto di vista dell’oggi, ieri non esiste più. Esiste un ieri? Esiste, possiamo ricordarlo quindi sì, esiste anche se non sta accadendo ora. 

Pertanto, non si pensi in termini di "mia illuminazione futura", questo può portare a uno strano modo di pensare come se il futuro esistesse là fuori e che se fossimo più veloci della luce arriveremmo al futuro. Tuttavia stiamo parlando di qualcosa che non è ancora accaduto ma che può accadere. Come? Sulla base delle cause che possono determinarlo. Pertanto, l'illuminazione individuale non ancora avvenuta è ciò a cui miriamo nel nostro continuum mentale. Qual è il modo in cui la nostra mente concepisce questo? Vogliamo raggiungere l'illuminazione e ciò che ci spinge verso di essa sono amore e compassione. La parola motivazione nel Buddhismo implica qualcosa che ci spinge: un obiettivo, uno scopo e dobbiamo avere una base emotiva che ci spinge verso quello scopo. Cosa faremo quando lo raggiungeremo? Questa è una motivazione.

Per esempio "Ho intenzione di ottenere vite future migliori, perché ho paura di rinascere come scarafaggio. Sono sicura che esiste un modo per ottenere vite future migliori. Cosa farò con tale vita? Lavorerò ancora verso la liberazione e l'illuminazione per aiutare gli altri, ne farò un uso positivo. La voglio per poter continuare il sentiero". 

Questo è il senso della motivazione: vogliamo raggiungere lo stato illuminato di un Buddha, la nostra illuminazione non ancora avvenuta. La forza trainante è l'amore, la compassione e l'assumersi una responsabilità universale. Tutto si basa sull'equanimità, sull'avere un atteggiamento equo nei confronti di tutti e non solo dei nostri amici. Possiamo vedere l'uguaglianza di tutti, riconosciamo che tutti vogliono essere felici e nessuno vuole essere infelice. Cosa faremo una volta raggiunta l'illuminazione? Non ci limiteremo a stare in un campo di Buddha ma lavoreremo per beneficiare il maggior numero possibile di esseri che sono ricettivi al nostro aiuto. Il sole può splendere solo su coloro che escono al sole, se sei in una caverna non ti raggiungerà. 

È di questo tipo di bodhicitta che stiamo parlando. Per abbandonarla dobbiamo averla generata almeno un po' intellettualmente e, almeno, sapere cos'è e averne una sorta di sensazione. Se diciamo che è troppo difficile o ridicola, e che non potremo mai realizzarla, o che non possiamo davvero aiutare quella brutta persona che ha fatto cose così orribili, non sforzandoci così per l'illuminazione a beneficio di tutti, allora l’abbiamo davvero abbandonata. 

Può essere compreso a molti livelli l’affermare negli insegnamenti che è orribile abbandonare bodhicitta, il rifugio o lo stretto legame con un maestro. Al livello più elementare il rifugio, bodhicitta e il nostro maestro spirituale ci indicano la via verso lo stato illuminato di un Buddha. Se li abbandoniamo è detto che andremo in un orribile inferno. Che cosa significa? Possiamo comprenderlo alla lettera ma possiamo anche intendere, come ho spiegato con la direzione sicura o rifugio, che abbiamo rinunciato a dare una direzione positiva e significativa alla nostra vita. 

Molti di noi hanno l'impressione che la propria vita sia priva di significato e non vada da nessuna parte. Ogni giorno è uguale all'altro e ci chiediamo per cosa siamo vivi: solo per guardare più programmi televisivi, andare al cinema e mangiare più cibo? Molti maestri amano usare esempi molto grafici, come il fatto che stiamo usando questo corpo umano come una fabbrica per produrre rifiuti, urina e feci; questo è il nostro lavoro nella vita. Introduciamo cibo e produciamo deiezioni. È solo per questo che usiamo la nostra preziosa vita umana? Spero che ci sia altro oltre a questo.

Se abbandoniamo questo obiettivo di bodhicitta – il nostro scopo e la nostra direzione –affermando che nessuno la possiede, allora cadiamo nuovamente in una vita insignificante e questo è un inferno: non andremo da nessuna parte e non avremo obiettivi. È orribile! Pertanto non vogliamo abbandonarla anche se dobbiamo prima generarla per poterla abbandonare.

Il voto tantrico di meditare continuamente sulla vacuità

Il più difficile dei voti e quello di cui dobbiamo essere particolarmente consapevoli è il voto tantrico che trasgrediremmo se non meditassimo continuamente sulla vacuità. Questo è il modo in cui viene espresso il voto: abbandoniamo il voto se non lo facciamo, promettiamo di farlo ogni giorno e la consuetudine è di meditare tre volte al mattino e tre volte alla sera. Questo significa essere davvero consapevoli della vacuità avendone una certa comprensione. Se non l’abbiamo entriamo in una sorta di strano trip schizofrenico in cui pensiamo di essere Tara o Cenresig: può insorgere un grande ego gonfiato e problemi psicologici molto seri.

Pertanto, sono essenziali la comprensione della vacuità e il ricordarla continuamente durante il giorno e la sera, non solo nella nostra pratica tantrica, ma anche nella vita ordinaria. Questo è probabilmente il più difficile dei voti tantrici da mantenere e non bisogna prenderlo alla leggera. Come dice Sua Santità il Dalai Lama, quando andiamo a queste iniziazioni possiamo partecipare come osservatori neutrali. Noi occidentali di solito lo chiamiamo "andare per le benedizioni", prendendo in prestito un termine cristiano. È stimolante ed edificante andare a un'iniziazione di questo tipo, ma non prendiamo realmente i voti, soprattutto se c'è un impegno di pratica che richiede un lungo periodo di tempo e a cui non siamo pronti.

Va benissimo parteciparvi per l'ispirazione, andare lì come osservatore neutrale. Tuttavia, prendere effettivamente l'iniziazione significa prendere i voti, parteciparvi consapevolmente ed essere seri nel mantenere gli impegni. 

Un maestro Drikung Kagyu ha sottolineato che potenziamento o iniziazione significa "cospargere" in tibetano, cospargere i semi in due sensi: cospargere e quindi nutrire i semi delle nostre due reti di forza positiva e di consapevolezza profonda per trasformarsi e crescere. Dobbiamo avere una certa comprensione della vacuità, di bodhicitta con uno stato mentale di beatitudine, essere veramente felici di essere lì e avere almeno un certo livello di consapevolezza di questi aspetti durante l'iniziazione. Se abbiamo queste caratteristiche, allora il potenziamento fa sì che i semi che sono già presenti nella natura di Buddha si attivino e portino alla trasformazione. Inoltre, attraverso l'esperienza del ricevere il potenziamento, si piantano altri semi e si rafforzano le reti anche in questo modo. Questo è ciò che accade durante un potenziamento o iniziazione. 

Insegnanti spirituali

Ci sono quindi dei voti e delle esperienze coscienti durante un'iniziazione e, naturalmente, creiamo una stretta connessione con il maestro che la conferisce. Ma prima dobbiamo aver verificato molto bene questa persona. Va bene anche se non riceviamo una guida personale da questo insegnante. Ci sono tanti tipi diversi di maestri che possiamo avere.

Qual è il criterio per cui qualcuno è il nostro vero maestro spirituale? I testi affermano che è quella persona da cui riceviamo i voti, con la quale stabiliamo effettivamente un legame. Possiamo anche avere un istruttore, qualcuno che ci fornisce molte informazioni, qualcuno con cui ci alleniamo in un certo senso come in una palestra, che ci insegna i rituali e tutti i dettagli. Non parliamo del considerare l'insegnante come un Buddha e tutto il resto, che è un altro livello ma, per lo meno, questo insegnante rappresenta per noi ciò che stiamo cercando di ottenere. Inoltre, ci impegniamo seriamente e abbiamo una connessione con lei o lui.

La parola damtsig, samaya, è difficile da tradurre: è un legame, qualcosa che ci connette alla pratica o a un voto. Viene spesso usata in relazione all'insegnante. Avendo un damtsig, quello che io chiamo "stretto legame" con un insegnante, abbiamo un legame profondo che si basa su un incredibile rispetto da entrambe le parti. Si basa sul rispetto della natura di Buddha e del potenziale dell'altro. Come potremmo comportarci da idioti di fronte a questa persona? Come potremmo starcene seduti a scaccolarci o a fare ogni sorta di cose ridicole come arrabbiarci? 

Faccio un esempio. Uno dei miei insegnanti era Yongdzin Ling Rinpoce, il capo della tradizione Ghelug e il precettore di Sua Santità il Dalai Lama. Era una persona formidabile ma la maggior parte delle persone era terrorizzata da lui. Era l'incarnazione di Ra Lotsawa, colui che portò Yamantaka, Vajrabhairava, questa energia fortissima, in Tibet. Era straordinario, assolutamente straordinario. Quando dava un'iniziazione, mentre descriveva il mandala ne indicava tutte le caratteristiche del mandala che si stava costruendo intorno a lui. Era questo tipo di insegnante.

Ero solto andare a trovarlo e sedermi nella sua stanza in un basso divano tibetano. Lui era da un lato e io dall'altro, e all'improvviso vedemmo uno scorpione sul pavimento proprio di fronte a noi. Ling Rinpoce disse in modo molto drammatico "Oh uno scorpione, oh mio Dio!". Mi guardò e mi chiese "Non hai paura?" così io gli risposi "Come posso avere paura davanti a te? Tu sei Yamantaka, Vajrabhairava, come posso avere paura davanti a te?". Si mise a ridere e poi entrò l'attendente che lo portò via con un bicchiere sopra e un pezzo di carta sotto, come se l'intera faccenda fosse stata messa in scena. Fu molto divertente.

Un altro incidente avvenuto con il giovane Ling Rinpoce, la sua reincarnazione. Io amo particolarmente i biscotti McVities Digestive. Un giorno andai a trovare il piccolo Ling Rinpoce nel Sud dell'India e l'assistente arrivò con il tè e un pacchetto dei miei biscotti preferiti. Ling Rinpoce mi guardò e rise con uno sguardo del tipo "so chi sei". Questo è Ling Rinpoche e questo è il damtsig, questa stretta connessione in cui abbiamo così tanto rispetto per la persona che non potremmo mai spaventarci perché c'è uno scorpione davanti a noi.

È questo che cerchiamo e vogliamo stabilire con l'insegnante che ci conferisce il potenziamento e ci dà i voti: è molto importante per mantenere i voti. Con tale rispetto per l'insegnante non li infrangeremo. Se sentiamo che, ad esempio, non possiamo mantenere i voti di pratimoksha non ci arrendiamo dicendo "al diavolo". Non vogliamo restituire nemmeno i voti di bodhichitta: sono per sempre e dobbiamo essere molto seri al riguardo.

Per questo motivo dobbiamo verificare l'insegnante, per vedere se possiamo avere questo legame con lui o lei. Si tratta di una persona che ci ispirerà davvero o di una persona che si trova lì per caso e tutti ci vanno perché è famosa? In questo caso, è meglio essere un osservatore neutrale piuttosto che impegnarsi in una relazione profonda con essa. Anche se non trascorriamo molto tempo insieme deve essere una persona che ci ispira. Questo è il senso dell’iniziazione.

I preliminari, l’iniziazione, i voti e la relazione con il maestro sono essenziali sia che pratichiamo il tantra come praticanti di Dharma-light per migliorare questa vita, sia che speriamo davvero di essere l'unico fortunato su trilioni che raggiungerà l'illuminazione in questa vita, sia che pensiamo di essere qui a lungo sapendo che ci vorrà molto tempo e che non sarà facile, considerando quanto la nostra mente è completamente incasinata.

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