Intervista con Geshe Tashi Tsering

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Study Buddhism ha incontrato Geshe Tashi Tsering, maestro residente del centro buddhista Jamyang e attualmente abbate del monastero di Sera Mey, per discutere del potere della purificazione, di cosa sia realmente il rifugio, e come sapere quando siamo pronti per cominciare le pratiche Vajrayana.
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Mi sento un po’ nervoso, anche se non dovrei esserlo. Dovrei sentirmi a casa, perché mi trovo proprio nel luogo dove ho cominciato il mio viaggio buddhista, e sto per incontrare lo stesso insegnante che mi ha portato a vivere la vita che faccio ora. Mi trovo al centro buddhista Jamyang a Londra, e ho un appuntamento con Geshe Tashi Tsering, che è stato maestro residente in questo amato centro di Dharma per oltre vent’anni. E sono fortunato per averlo incontrato, perché sta per partire per l’India, dopo aver accettato l’invito di Sua Santità il Dalai Lama a diventare abbate del monastero di Sera Mey.

Nato in Tibet, Geshe Tashi Tsering divenne monaco alla tenera età di tredici anni in India. Ha ottenuto la laurea di Geshe Lharampa dal monastero di Sera, e un Master in antropologia sociale dalla facoltà di studi orientali e africani a Londra. Creatore e maestro originale del corso biennale “I fondamenti del pensiero buddhista”, e autore di molti libri sulla filosofia, la psicologia, e il tantra buddhista, è un leader molto amato nel mondo buddhista britannico al punto tale che nel giugno 2019 fu insignito dalla Regina Elisabetta II della medaglia dell’impero britannico per i suoi servizi al Buddhismo. Accademico di rilievo e maestro esperto, è stimato per il suo calore umano e l'indole umile; possiede il dono di rendere gli insegnamenti buddhisti accessibili e vicini alla vita di tutti i giorni. E gli sono profondamente grato per il suo impatto nella mia vita.

In questa intervista, Geshe Tashi parla del suo ottimismo per la sopravvivenza e il futuro del Buddhismo tibetano fuori dal Tibet, dell’importanza di andare oltre la semplice meditazione mindfulness, e dei comuni fraintendimenti riguardo vari concetti buddhisti essenziali.

Study Buddhism: In una società sempre più definita da pressioni esterne e la ricerca di gratificazione immediata, come credi che gli antichi insegnamenti del Buddha e le pratiche buddhiste possano offrire un contrappeso di valore, che incoraggi le persone a trovare una felicità e una soddisfazione interiore duratura invece di affidarsi a conferme esterne?

Geshe Tashi Tsering: Gli insegnamenti fondamentali del Buddha e i commentari successivi scritti da maestri buddhisti sono ancora estremamente rilevanti in questo XXI secolo. Particolarmente un secolo che, come hai detto, pone l’enfasi sui bisogni esterni. Le persone sono molto stressate da queste pressioni sociali, dalle pressioni provenienti dalle grandi aziende, eccetera. In realtà, i nostri bisogni esterni sono temporanei, superficiali, e non durano nel lungo periodo.

Gli insegnamenti del Buddha, e le relative pratiche buddhiste, contrastano o almeno rallentano il bisogno di qualcosa di esterno che ci renda felici e soddisfatti, o che ci faccia sentire bene.

Con gli insegnamenti buddhisti, infine scopriremo le nostre risorse interiori, e grazie a questo ci sentiremo meglio, più felici e fiduciosi.

Riflettendo sull’evoluzione del Buddhismo tibetano in occidente nel corso degli ultimi decenni in cui hai insegnato, puoi parlare delle sfide che hai incontrato lungo la strada? Inoltre, come vedi la tendenza attuale di laici attivamente impegnati nel Buddhismo, e che impatto potrebbe avere questo sulla sostenibilità futura e l’integrazione del Buddhismo tibetano nelle società occidentali?

Il Buddhismo tibetano in particolare è molto giovane in occidente, ha meno di cinquant’anni. Anche se alcuni testi tibetani sono stati tradotti in tedesco, francese, e inglese, la creazione di centri buddhisti e programmi di studio è un fenomeno ancora molto recente.

Quando andai per la prima volta a Londra oltre vent’anni fa, pensai: “Ok, ora sono il maestro residente, e ho bisogno di creare un corso di studio strutturato”. Esplorando quello che c’era, ho notato che c’era molto poco. In tutta Europa, ce n’era solo uno in Germania, ad Amburgo, con Geshe Thubten Ngawang, che aveva creato un programma di studio strutturato. Nient’altro. Ne fui un po’ scioccato.

Anche ora è difficile dire se il Buddhismo tibetano si sia stabilito bene in occidente. Molti testi importanti non sono ancora stati tradotti in inglese. Ovviamente ce ne sono molti di più rispetto agli anni ‘90. La grande maggioranza di persone che frequentano centri come il centro buddhista Jamyang a Londra, è laica. Hanno le loro vite, possono essere sposate, single, con bambini, avere impegni di lavoro, impegni familiari, e comunque vengono. Vengono al centro settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, per studiare il Buddhismo, la meditazione, e per fare ritiri.

In futuro, se la tendenza continua in questo modo, ci sono buone speranze per la sopravvivenza del Buddhismo. Perché lo dico? Perché il Buddhismo si sta insediando nella comunità laica, nella comunità generale, e non si limita a uno stile di vita limitato e specializzato come quello di un monastero. Quel tipo di stile di vita isolato e specializzato non è più stabile. Quando la comunità cambia, quando la società cambia, quello stile di vita può essere spazzato via nel corso di pochi anni. È successo in Tibet. Pertanto, questo mi dà molta speranza che il Buddhismo sopravviverà e continuerà, e gli insegnamenti del Buddha serviranno la società occidentale nel suo complesso.

Osservando l’interesse crescente nel Buddhismo, nella mindfulness, e nella spiritualità in generale tra gli occidentali, che tendenze hai notato? Cosa cercano le persone?

Quando mi stabilii in occidente, ci volle molto tempo per capire le ragioni per cui gli occidentali sono interessati nel Buddhismo. Penso sia ancora il caso che ci sia una forma di vuoto spirituale. Molte persone in occidente pensano che le religioni dei loro antenati, come il Cristianesimo, il Giudaismo, e l’Islam, non siamo più molto rilevanti. E però sentono il bisogno di qualche bussola morale o spirituale per condurre le loro vite in maniera più costruttiva.

Quando arrivai qui per la prima volta, anche in inglese c’erano molti pochi libri. Ora ci sono molti modi con cui le persone possono esplorare vari tipi di spiritualità. Possono fare ricerche su Google 24 ore al giorno, e possono visitare milioni di siti. Questa è un'evoluzione relativamente nuova.

Negli ultimi anni, il movimento della mindfulness è cresciuto e si è espanso molto rapidamente. Non solo la presenza mentale, ma in generale, la meditazione è diventata di moda. Molte stelle di Hollywood e persone abbastanza famose hanno mostrato interesse nella meditazione. Varie persone del genere stanno cercando una soluzione veloce che soddisfi i loro bisogni. E sembra che il Buddhismo sia una delle alternative che le persone ricercano per trovare una soluzione veloce.

Come hai appena detto, ci sono ora infinite fonti d’informazione - alcune più valide di altre – a cui le persone possono rivolgersi. Potrebbero esserci dei pericoli nascosti in questi modi di conoscere gli insegnamenti?

Senza alcun dubbio, di questi tempi molte persone si rivolgono al Buddhismo, e il modo in cui si avvicinano al Buddhismo è molto diverso dalle modalità che avevo osservato quando mi stabilii in occidente molti anni fa. A quei tempi, se eri interessato al Buddhismo, le opzioni erano di leggere libri, frequentare un corso universitario, oppure andare in qualche centro buddhista.

Oggi puoi ascoltare e vedere video in diretta ogni giorno, da qualunque maestro e da ogni tradizione. Le conseguenze di questo sono molto positive se qualcuno è realmente interessato allo studio del Buddhismo, perché l’accesso è diventato molto facile, e non era così in passato.

Allo stesso tempo, ci sono degli svantaggi in questo, perché le persone pensano che visitare un sito web o guardare un video online, o seguire alcune semplici meditazioni di mindfulness sia tutto ciò che il Buddhismo può offrire. Non è così. Gli insegnamenti del Buddha sono molto vasti, molto profondi, e ci vuole molto tempo per riceverne realmente i benefici.

Ed esempio, esaminiamo la mindfulness. I programmi sulla riduzione dello stress basati sulla mindfulness [MBSR, N.d.T.] sono estremamente popolari e molto utili, ma spesso le persone credono che questo sia l’insegnamento del Buddha, che il Buddhismo si limiti solo a questo. Ma non è vero.

Pertanto, le meditazioni che fanno scalfiscono solo la superfice. Non c’è nulla che vada in profondità negli insegnamenti del Buddha. Non c'è nulla di sbagliato nel dire che proviene dalla tradizione buddhista o da antiche tradizioni spirituali indiane, ma è importante essere chiari che è un'istruzione molto semplice proveniente dagli insegnamenti del Buddha. Non è tutto.

Quindi, solitamente, consiglio alle persone di cercare di capire che esistono meditazioni molto profonde e sofisticate negli insegnamenti del Buddha.

Per tutto il tempo in cui ti ho conosciuto, almeno per me sei stato un esempio di pace e serenità. Qual è il tuo consiglio per superare lo stress e l’ansia?

Il modo migliore per ridurre le preoccupazioni e le ansie inutili è di coltivare maggiore fiducia e felicità utilizzando le nostre risorse interiori. Abbiamo bisogno di coltivare un senso di stabilità in noi stessi.

Possiamo sviluppare fiducia in noi stessi, perché abbiamo questi meravigliosi stati e abilità mentali: l’abilità di comprendere, l'abilità di sperimentare non solo i nostri sentimenti e pensieri, ma anche quelli degli altri.

Inoltre, dobbiamo sapere che, per natura, tutte le cose hanno alti e bassi. La consapevolezza di questo è molto importante. Proprio all’inizio, quando le cose vanno molto bene, sii consapevole di questa verità: "Sì, le cose vanno bene al momento, ma un giorno le cose cambieranno”.

Questo è l'insegnamento del Buddha, ciò che chiamiamo la natura dell’impermanenza. Comprendi la natura dell’impermanenza, che le cose sono soggette a un cambiamento. Ogni tanto, cerca di essere pienamente consapevole della natura dell’impermanenza. Anche se le cose potrebbero andar bene, e non ci piace che le cose cambino, il cambiamento è la natura delle cose e degli eventi. Ovviamente, dovremmo fare del nostro meglio per continuare la nostra bella vita, ma questa è solo la realtà.

Se visiti un museo, spesso puoi vedere foto e dipinti di persone famose e di successo, ma ora non ci sono più. Hanno dovuto lasciare tutto indietro. Questo è l'insegnamento del Buddha. È molto utile e potente essere pienamente consapevoli della natura dell'impermanenza – le cose e gli eventi sono tutti soggetti al cambiamento.

Questo è un consiglio molto potente. In maniera simile, quando siamo continuamente bombardati da immagini di amici e sconosciuti in vacanza e dei loro successi, come possiamo affrontare i sentimenti d’invidia?

In effetti è utile riconoscere i sentimenti d'invidia e gelosia che proviamo per le persone, e rendersi conto che queste persone sono anche esseri viventi, esseri senzienti. Sebbene esternamente possiedano oggetti che fanno salire in te l’invidia, sono anche qui nel samsara, nell’esistenza ciclica.

Non sto suggerendo che dovresti sentirti bene perché sono anche loro bloccati nel ciclo della sofferenza. Non in quel senso! Ma la comprensione è molto utile. Perché verso quelle persone che hanno tutte queste buone cose, queste cose meravigliose, invece dell’invidia potremmo provare apprezzamento e gioia per loro. Ma per noi è difficile avere quel tipo di gioia e apprezzamento, perché in fondo non abbiamo compreso la totalità delle cose che hanno, e l’intera natura di loro stessi.

Se avessimo una comprensione migliore della natura totale della persona, particolarmente dal punto di vista buddhista di essere nel samsara o nell’esistenza ciclica, e dei beni che possiede, una macchina o altro, ci renderemmo conto che sono anche oggetti samsarici. Hanno sempre il potenziale di generare molto dolore e difficoltà. Se avessimo questa comprensione, non penso che proveremmo invidia o gelosia.

Quindi, invece di sentirci invidiosi degli altri perché hanno una macchina nuova o una vacanza invernale, sembra che dovremmo provare compassione. Questo potrebbe essere la base per lo sviluppo di compassione per gli altri?

Molti di noi, quando mostrano compassione o amore per gli altri, non hanno una buona comprensione della sofferenza, del dolore, e delle difficoltà che gli altri attraversano. Questo perché noi stessi non abbiamo compreso molto bene la sofferenza della nostra vita. Per sviluppare compassione e gentilezza amorevole, per prima cosa dobbiamo comprendere le nostre sofferenze, i nostri dolori, le nostre difficoltà. Dovremmo comprenderle in profondità, e poi potremo provare ad applicare questa comprensione nei loro confronti.

Dunque, il modo buddhista di coltivare la compassione e la gentilezza amorevole è innanzitutto di avere amore e compassione per noi stessi. Poi, grazie a quella comprensione, se l'applichiamo agli altri, funzionerà, e non ci sarà al tempo stesso molto attaccamento verso gli altri. 

Cosa vuol dire prendere rifugio nelle nostre vite quotidiane?

A volte le persone considerano la presa del rifugio come se stessero diventando qualcosa. Non è proprio così. Il rifugio ti insegna a vivere secondo gli insegnamenti del Buddha. Prendere rifugio nel Dharma, negli insegnamenti del Buddha, vuol dire sostanzialmente tre cose: concentrazione, vivere una vita etica, e coltivare la saggezza. Vuol dire mettere in pratica questi tre punti nelle nostre vite quotidiane. Prendere rifugio nei Tre Gioielli sarà di grande aiuto per la tua vita quotidiana.

Quali dovrebbero essere le domande o considerazioni principali quando decidiamo di prendere rifugio?

Nel mio caso, sono cresciuto in una famiglia tibetana, e quindi alla fine sono nato come un buddhista. Questa era la cultura. Ma prendere rifugio nel Buddha, nel Dharma, e nel Sangha non è qualcosa che possiamo prendere solo come parte della nostra cultura. È necessaria una comprensione più profonda e più chiara, ascoltando inizialmente gli altri e poi contemplando gli insegnamenti. Senza questi, prendere rifugio nei Tre Gioielli diventerebbe solo un rituale.

Ci sono due domande a cui bisogna dare risposta, con profondità e chiarezza. La prima è: "Perché ho bisogno di un rifugio?”. Ho una macchina, una casa, un lavoro, tutte queste cose. In aggiunta a tutto ciò, perché ho bisogno di prendere rifugio? Le persone possono contemplare, riflettere, e trovare una risposta.

La seconda domanda è: "In chi prendo rifugio?". Prendo rifugio nella persona che conduce la cerimonia del rifugio? O prendo rifugio in qualcosa o qualcuno “lassù" che non incontrerò mai? Per rispondere a questa domanda, le persone hanno bisogno di conoscere il Buddha e le qualità del Buddha, il Dharma e le qualità del Dharma, il Sangha e le qualità del Sangha.

È molto simile a come quando vai a comprare cose di cui hai bisogno. Faresti una ricerca accurata della qualità, della quantità, e del prezzo. È esattamente lo stesso!

Ci sono vari concetti buddhisti fondamentali che possono generare confusione quando se ne interpreta il significato, forse a causa di ostacoli linguistici. Uno di questi concetti buddhisti fondamentali è la rinuncia. Vuol dire abbandonare i piaceri del mondo, quello che possediamo, e i nostri obiettivi?

Il concetto buddhista della rinuncia non significa dare fisicamente via tutto. Vuol dire ridurre mentalmente la brama, l’attaccamento, l’afferrarsi alle cose e agli eventi, principalmente a quelli che non hanno molto significato. Dipende interamente da noi coltivare e nutrire un certo tipo di forza mentale, una determinazione a non abbandonarsi a un forte attaccamento a cose o eventi inutili.

È assolutamente possibile addestrare le nostre menti a non avere attaccamento pur possedendo molte cose. Non significa abbandonare oggetti materiali o attraenti. Vuol dire coltivare mentalmente la forza per non abbandonarsi all’attaccamento, alla brama, all’afferrarsi.

Come possiamo ridurre l’attaccamento nella nostra vita quotidiana?

Spesso si dice che gli insegnamenti sulla vacuità siano l'essenza degli insegnamenti del Buddha. Sebbene gli insegnamenti sulla vacuità siano stati interpretati in vari modi, la ragione principale per cui la vacuità è stata insegnata dal Buddha è per non afferrarci a cose ed eventi, per non aggrapparci alla nostra identità, al nostro status, alle buone sensazioni, ai beni che possediamo. Perché l'attaccamento è l'elemento chiave che accompagna pensieri, azioni, ed emozioni spiacevoli e non salutari. L'insegnamento sulla vacuità ci serve a ridurre l'attaccamento nella nostra vita quotidiana.

Il Buddhismo tibetano contiene elementi molto forti di pratiche e insegnamenti avanzati del Vajrayana. Quando una persona è "pronta" per il tantra?

Sebbene ci siano altre tradizioni buddhiste Mahayana, come quella coreana, giapponese, e anche cinese, che hanno alcune forme di pratica Vajrayana, le quattro classi di pratica e insegnamenti Vajrayana, per quanto ne so, sono presenti soltanto nella tradizione buddhista tibetana.

Se una persona è interessata alla pratica del Vajrayana nella tradizione buddhista tibetana, è molto utile costruire per bene le fondamenta. Senza tali basi, non puoi costruire le mura e il tetto. La base consiste negli insegnamenti che il Buddha ha offerto nella tradizione Theravada. 

Poi è necessaria una comprensione degli insegnamenti proposti dal Buddha nel Bodhisattvayana, come il bodhichitta e una comprensione della vacuità. Quando queste fondamenta vengono costruite per bene, non sarà necessario chiedersi: “Sono interessato alle pratiche e agli insegnamenti del Vajrayana, sono pronto ad esplorarli?”. La tua comprensione stessa degli insegnamenti e delle pratiche ti porterà a capire di essere pronto. E questo è il miglior modo di prendere una decisione invece di chiedere a qualche guru: “Puoi fare un’osservazione per me, dovrei prendere questa iniziazione?”.

Quando le persone fanno questo – chiedono a un guru – sono molto sorpreso perché sebbene gli occidentali abbiano un atteggiamento molto scientifico, semplicemente chiedere un’osservazione se prendere un’iniziazione o meno è un modo molto ingenuo di avvicinarsi al Vajrayana. Le persone devono nutrirsi tramite gli insegnamenti, le pratiche, e poi sapranno se sono pronti o meno. Sapranno se avranno bisogno della pratica Vajrayana o no.

La purificazione è un elemento centrale della pratica Vajrayana. Qual è il significato della purificazione?

La pratica della purificazione non si trova solo nelle tradizioni buddhiste. Quasi tutte le maggiori tradizioni religiose del mondo hanno qualche livello di purificazione, confessione, e così via.

Nelle pratiche buddhiste vajrayana, ci sono sezioni degli insegnamenti e pratiche che si concentrano sulla purificazione. Il primo passo, il passo principale, della purificazione è riconoscere gli errori che abbiamo fatto, qualunque siano state le circostanze. Per via della nostra conoscenza difettosa, o senza questo ma a causa della forte influenza dell’attaccamento, dell’avversione, e dell’ignoranza, facciamo errori. Commettiamo azioni spiacevoli con il corpo, la parola, e la mente.

La seconda cosa è essere determinati. Ho fatto errori in passato, ma nei giorni, nei mesi, e negli anni successivi cercherò di non commettere nuovamente errori. Questa determinazione è molto importante. Quando abbiamo questo riconoscimento degli errori compiuti, e una determinazione a non farli di nuovo, possiamo applicare ciò che chiamiamo un antidoto.

Ad esempio, se noti di aver compiuto un’azione molto spiacevole per rabbia, la purificazione reale vorrebbe dire sviluppare un forte amore verso la persona cui era stata indirizzata la rabbia. La coltivazione di questo stato mentale è la purificazione effettiva.

Le persone spesso pensano che, durante la purificazione, basti eseguire qualche recitazione, visualizzazione o prostrazione perché le negatività si manifestino in forme spiacevoli, oscure e strane, e che dopo tali pratiche queste forze scompaiano. Non è così.

Vi darò un esempio di cosa sia la purificazione. Hai un giardino, e sta cominciando la primavera. Vuoi seminare alcuni semi di verdure per l’estate e l’autunno, e quindi compri dei pacchetti di semi e cominci a piantarli. Dopo qualche settimana, ti rendi conto di aver piantato semi per l’orto invernale, non per l’estate e l’autunno. Quindi che puoi fare? Non te ne prendi cura, non gli dai acqua, non aggiungi fertilizzante. E cosa accadrà? Anche se crescono, non lo faranno molto. E se smetti di dare acqua, rimarranno solo come semi. 

La purificazione è simile. Quando smetti di compiere azioni distruttive, e continui ad evitare di compierle, quello che è già stato fatto non avrà tutta la forza di generare conseguenze. Questo è il significato della purificazione.

Geshe Tashi, grazie mille per il tuo tempo e per le tue spiegazioni chiare di questi concetti buddhisti così profondi. Ti auguriamo ogni successo nel tuo ruolo di abbate del monastero di Sera Mey.
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