Intervista con il dott. Andrey Terentyev

19:55
Study Buddhism ha incontrato il dott. Andrey Terentyev nella sua dacha in campagna fuori a San Pietroburgo, dove ha parlato del suo ruolo centrale nella ripresa del Buddhismo in Russia, le differenti tradizioni buddhiste della Calmucchia, della Buriazia, e della Tuva, e le sue memorie del mondo spirituale clandestino durante gli anni sovietici.
Altre lingue

Il treno da Mosca a San Pietroburgo attraversa campagne piene di betulle e pini, e in questa giornata d’estate particolarmente calda, la natura inondata di sole sembra lontana anni luce dai grandi palazzi decorati della città. E in questo viaggio, non sono qui per visitare musei o monumenti, ma il dott. Andrey Terentyev, una figura centrale del Buddhismo russo, che mi ha dato il benvenuto nella sua dacha, immersa nella tranquilla vastità della campagna russa.

Nella sua casa di campagna, tra i profumi dell’aria della foresta e dell’aneto proveniente dalle prelibatezze che aveva preparato, ci apprestiamo a passare un pomeriggio di conversazione. Per decenni, Terentyev è stato una potenza quieta ma influente per la ripresa del Buddhismo nella sua terra natìa. Un accademico di lungo corso, era stato attratto dal Buddhismo da giovane negli anni ‘70, un’epoca in cui, praticando qualunque religione, si rischiavano punizioni severe in Unione Sovietica. Questa passione lo condusse a perseguire un sentiero clandestino, che incluse incontrare lama tibetani e buriati in segreto, leggere testi di contrabbando, e infine invitare in Russia il primo maestro buddhista occidentale, il dott. Alexander Berzin, a offrire insegnamenti clandestinamente. Sin dalla caduta dell’Unione Sovietica, il lavoro e la ricerca di Terentyev come il fondatore delle pubblicazioni Narthang sono stati cruciali nel diffondere il Buddhismo in un modo prima impensabile. 

Durante la nostra conversazione, abbiamo parlato degli anni difficili quando il Buddhismo si praticava di nascosto, e le uniche identità buddhiste che si sono evolute in Calmucchia, Buriazia, e Tuva, le regioni russe tradizionalmente influenzate dal Buddhismo tibetano. Abbiamo anche discusso la ricca storia dei testi buddhisti e della medicina tibetana in Russia, un’eredità quasi cancellata durante le purghe di Stalin, ma che ora sono in ripresa assieme a un interessante miscuglio di altre scuole buddhiste. Buona lettura! 

Study Buddhism: hai cominciato il tuo viaggio nel Buddhismo durante gli anni dell’università, gli anni '70, un tempo in cui la pratica del Buddhismo era severamente vietata nell'Unione Sovietica. Cosa ti ha attratto al Buddhismo in quelle circostanze difficili, e potresti condividere di più sugli ostacoli e gli incontri che hanno formato questo periodo della tua vita?

Dr. Andrey Terentyev: Mi sono iscritto all’università a San Pietroburgo nel 1970 con la speranza di studiare religioni e filosofie indiane. Sebbene ci fosse un ottimo corso sulla storia della filosofia, ci fu soltanto una lezione sulla filosofia indiana! In questo periodo, nel suo tentativo di far rinascere il Buddhismo, il maestro buddhista buriato Lama Bidia Dandaron fu arrestato e processato per aver creato una comunità buddhista. Durante il periodo sovietico, non solo quasi tutti i lama erano stati arrestati, ma era vietato anche solo insegnare il Dharma. Così, all'università, era praticamente impossibile incontrare maestri buddhisti che non fossero dell’Unione Sovietica. Potevano venire solo come studiosi.

Tramite la conferenza buddhista asiatica per la pace organizzata dal Comitato Centrale Buddhista della Russia, alcuni maestri buddhisti dello Sri Lanka, dell’India, e di altri paesi visitarono l’Unione. Vennero anche alcuni lama tibetani, perché il governo sovietico era in buoni rapporti con i rifugiati tibetani a quel tempo, dato che si opponevano al comunismo cinese. Queste furono le uniche possibilità d'incontrare maestri buddhisti che venivano dall’estero.

Fui fortunato di incontrare, a quel tempo, Dagyab Rinpoche, e il fratello anziano del Dalai Lama, Taktser Rinpoche Thubten Norbu, che era anche uno studioso. Sebbene non ci fosse nessuna possibilità ufficiale di ricevere insegnamenti buddhisti, potevamo ricevere alcuni insegnamenti personali o chiarimenti sul Dharma da questi studiosi.

In un ambiente senza alcun accesso a maestri, corsi di Dharma, o persino libri, come sei riuscito a studiare il Buddhismo in maniera significativa? Come hai superato i limiti di queste risorse così scarse?

Negli anni ‘60, si stava risvegliando l’interesse nel Buddhismo in un’ampia fetta della popolazione in aree tradizionalmente non buddhiste della Russia, tra i russi dell’Unione Sovietica. La gran parte dei russi europei che vennero attratti dal Buddhismo e cominciarono a praticare erano prevalentemente interessati al Buddhismo tantrico o Vajrayana, perché si diceva che questa fosse la pratica più avanzata.

Non avevamo libri, proprio nessuno! Dovevamo studiare lingue straniere, comprese le lingue asiatiche, per aver accesso agli insegnamenti buddhisti, e quindi era difficile. Noi europei siamo generalmente un po’ estremi – qualunque cosa facciamo, vogliamo farla velocemente! Nel Buddhismo basato sui sutra, bisogna studiare molto, ma nel tantra mediti soltanto, ripeti mantra, e si dice che questo abbia delle conseguenze positive.

Il problema principale nel seguire il Buddhismo tantrico era ricevere le iniziazioni, perché era quasi impossibile. A quel tempo, non sapevamo nemmeno che gli insegnamenti buddhisti esistessero in altre parti dell’Unione Sovietica. Nei corsi all’università si parlava del Buddhismo come se fosse esistito molto tempo fa, in qualche paese esotico. Tuttavia, quando le persone scoprirono che c’era stata una sorta di continuazione, che nella Buriazia potevi andare in un monastero buddhista, alcune persone riuscirono effettivamente ad andarci. 

Alcuni trovarono maestri buddhisti – in segreto, ovviamente – e cominciarono a studiare. Questi casi erano molto pochi, forse una manciata di persone a Mosca, e pochi altri a San Pietroburgo. Qualunque interesse nel Buddhismo non si poteva mostrare ufficialmente, a meno che tu non avessi un lavoro di basso rango, e letteralmente non potevi andare più in basso. Ecco perché molti praticanti buddhisti scelsero di lavorare come spazzini, oppure come manutentori di scaldabagni o riscaldamenti centrali eccetera, per evitare la possibilità di essere trasferiti a una mansione ancora più inferiore.

Negli anni ‘70, quali erano i rischi che persone come te dovevano affrontare per praticare il Buddhismo, e quali conseguenze subivano coloro che venivano scoperti? 

Quando le persone cercavano di usare ciò che veniva chiamato nella costituzione la “libertà di fede", o la "libertà di coscienza", le conseguenze erano severe. Molti conoscevano il caso del lama buriato, Dandaron. Nel 1974, Dandaron stava insegnando a un gruppo di buddhologi. Erano principalmente russi, lituani, ucraini, e buriati. Ma quando questo gruppo venne riconosciuto, tutti furono arrestati. Dandaron stesso ricevette una sentenza di quattro anni di prigione, e i suoi discepoli principali furono mandati in istituzioni psichiatriche.

Pertanto, le persone erano molto spaventate di essere perseguitate per qualcosa del genere. Anche io avevo paura, ovviamente. Lavoravo al museo di storia della religione e dell’ateismo, l’istituzione centrale per l’ateismo di stato a San Pietroburgo, e forse per tutta la Russia. 

Quindi, ovviamente, dovevo tenere segrete le mie pratiche buddhiste. Ricordo una volta a un incontro di lavoro, avevo il rosario in tasca ma era bucato, e quindi uscì fuori dai pantaloni. Una signora, che era segretaria di un’organizzazione di partito, lo prese. Avevo molta paura che la mia carriera fosse finita, ma era una signora gentile, e non lo disse a nessuno!

Qual era l’eredità storica e poi la realtà contemporanea di accedere a testi buddhisti e tradizioni in Russia a quel tempo?

La tradizione buddhista della traduzione in Russia è iniziata abbastanza di recente. A cominciare dal XVIII e XIX secolo, c’erano già stati lavori pioneristici di scrittori come Vasiliev, Schmidt, e altri. Uno dei primi grandi dizionari tibetani fu composto qui, come anche uno dei primi dizionari sanscriti. Alla fine del XIX secolo, tra i principali studiosi della Società orientalista russa, il più conosciuto era Stcherbatsky. La scuola, organizzata da Stcherbatsky, fece alcune traduzioni di testi buddhisti molto importanti che non erano studiati da nessun'altra parte.

In effetti, organizzarono la prima casa editrice internazionale per la pubblicazione di testi buddhisti, chiamata Bibliotheca Buddhica, a cui contribuirono vari studiosi di diversi paesi. Dopo che i comunisti presero il potere, tutto venne vietato perché era considerata propaganda religiosa. La gran parte degli orientalisti venne arrestata, uccisa, o mandata in campi di concentramento. Solo Stcherbatsky sopravvisse, e poi morì nel 1942 durante la guerra.

Durante il periodo sovietico non venne pubblicato nessun articolo buddhista. Divenne nuovamente possibile pubblicare testi buddhisti solo con l’arrivo di Gorbachev, e fui molto coinvolto in questo lavoro.

Il dott. Alexander Berzin, il fondatore di Study Buddhism, divenne il primo maestro buddhista occidentale a visitare la Russia, segnando un nuovo capitolo man mano che le restrizioni alla pratica religiosa cominciavano a sciogliersi sotto Gorbachev. Potresti condividere qualcosa su questi primi insegnamenti segreti – com'erano, e cosa voleva dire per la comunità buddhista in Russia a quel tempo?

Il dott. Alexander Berzin fu come un padrino buddhista per la Russia. Riuscii ad invitarlo segretamente per la prima volta nel 1987. Fummo in grado di incontrarci molto clandestinamente. Non tutti i buddhisti furono invitati a partecipare, solo i più affidabili, quelli di cui potevamo fidarci. Un gruppo di dieci persone circa partecipò agli insegnamenti a Mosca e San Pietroburgo, che Alex offrì in appartamenti privati.

Alex rimase davvero impressionato dal nostro livello di conoscenza, e disse: “Penso che voi siate il gruppo più avanzato al mondo!". Poi, quando Alex tornò l'anno seguente, la situazione era già cambiata. Potevamo affittare una stanza e annunciare liberamente che ci sarebbe stata una lezione sul Buddhismo. Poi viaggiammo insieme per tutta l’Unione Sovietica, e io feci da traduttore. Visitammo i paesi baltici, Riga, Tallinn, e altre aree. Vedemmo costruire i primi stupa durante il periodo sovietico in Estonia.

In seguito, viaggiamo in altre regioni etnicamente buddhiste: la Calmucchia, la Tuva, e la Buriazia. Le lezioni di Alex furono le prime lezioni aperte sul Buddhismo durante tutta l’epoca sovietica. Molte persone che venivano a queste lezioni erano titubanti, perché non sapevano se sarebbero state punite: era permesso partecipare o no? Quindi erano molto quiete, e cercavano di non esprimere nessuna emozione.

Tuttavia, immediatamente dopo la partenza di Alex, fecero domanda per registrare comunità buddhiste a Tuva, nella Calmucchia, e nella Buriazia. Solo dopo la visita di Alex! Ecco perché dico che è il padrino del Buddhismo russo contemporaneo! Nessuno fu arrestato, nessuno fu punito. Emerse un grande entusiasmo. Alla gente piaceva invitare Alex perché offriva spiegazioni chiare degli insegnamenti buddhisti, e le persone lo apprezzavano.

Tornando un po’ indietro, potresti aiutarci a comprendere lo stato del Buddhismo durante i primi anni dell’URSS - un’epoca segnata dalla distruzione sistematica dei monasteri e dalla soppressione della religione in Russia? Che dinamiche hanno permesso al Buddhismo di persistere per qualche tempo, e cosa ha portato infine quasi alla sua scomparsa?

Negli anni ‘20, la distruzione del Buddhismo non avvenne così velocemente rispetto alle altre religioni, e c’erano motivi specifici per questo. Innanzitutto, i buriati, la popolazione buddhista più numerosa a quel tempo della Russia, era gente importante per i confini russi e per i contatti con le nazioni asiatiche. Sarebbero stati semplicemente in grado di uscire dai confini russi se si fossero sentiti troppo oppressi, e il governo sovietico non voleva che questo accadesse. Il governo stava anche cercando un modo affinché l'esercito attraversasse il Tibet per andare in India, e attaccare l'impero britannico. Ci furono due o tre missioni segrete del governo sovietico in Tibet a quei tempi.

Dunque, il potere era riluttante a sopprimere troppo il Buddhismo per non rovinare le relazioni con il XIII Dalai Lama. Ma agli inizi degli anni ‘30 divenne chiaro per il governo sovietico che il Dalai Lama non avrebbe cooperato, e i lama istruiti nelle repubbliche sovietiche si ribellarono contro la collettivizzazione. Le terre della gente locale fu presa di forza per creare “kolkhoze”, fattorie collettive, in tutto il paese, e il Buddhismo fu totalmente annientato. Quasi tutti i lama furono arrestati, mandati in campi di concentramento, o uccisi. Nessun monastero rimase intatto.

Per i lettori che non conoscono la storia buddhista della Russia, potresti introdurci alle tre regioni tradizionalmente buddhiste – la Calmucchia, la Buriazia, e la Tuva – che in seguito divennero parte dell’URSS? Qual è stato il ruolo speciale che hanno avuto nella più ampia comunità buddhista russa?

Prima del periodo sovietico, il Buddhismo veniva praticato in tre aree connesse alle persone di origine mongola, principalmente i buriati e i calmucchi. È interessante come nella Buriazia, il riconoscimento ufficiale del Buddhismo risale a più di 250 anni fa. I calmucchi furono integrati quasi 250 anni prima nel territorio russo rispetto ai buriati, e il Buddhismo fu anche riconosciuto dallo stato in quel periodo.

Quando il territorio della Tuva fu accettato come un protettorato dell’impero russo nel 1914, questo terzo gruppo di buddhisti etnici nella Russia – i tuvani, che sono l’unico popolo turco a praticare il Buddhismo – si unì alla comunità dei popoli russi buddhisti.

In queste tre aree, il Buddhismo si diffuse velocemente. Alcuni intellettuali, scrittori, e nobili erano molto interessati agli insegnamenti buddhisti, e quindi il Buddhismo cominciò a diffondersi anche tra i russi. Quando scoppiò la grande rivoluzione socialista di ottobre, c’erano circa ventimila monaci e 150 gompa o monasteri in questi territori etnici.

Fu costruito un tempio buddhista tibetano a San Pietroburgo, forse il primo tempio buddhista in tutta Europa. Il tempio fu costruito parzialmente per motivi politici, perché il governo russo era interessato ad allargare i contatti in Asia con la gente locale buddhista. Quando il XIII Dalai Lama scappò dalle truppe inglesi in Tibet, c’era l’idea che si sarebbe costruito un tempio per lui, e che avrebbe potuto trovare rifugio temporaneo in Russia. Il mediatore fu il buriato Agvan Dorzhiev, uno dei precettori assistenti e partner di dibattito del XIII Dalai Lama – una sorta di inviato del Dalai Lama. Forse l’idea di Dorzhiev, o almeno uno dei suoi obiettivi principali, era quello di costruire un tempio buddhista decente a San Pietroburgo.

Esiste la leggenda secondo cui si trattava di un tempio di Kalachakra, ma personalmente non ci credo. Quando il XIV Dalai Lama venne in Russia per la prima volta, e venne a sapere di questo tempio, che ha pure visitato nel 1992, mi chiese: “Perché dici che è un tempio di Kalachakra?". Non sapevo cosa dire, perché era solo una leggenda, e quando provai a indagare le origini di questa leggenda, non trovai nulla.

Quando Dorzhiev fu arrestato e morì nel 1938 durante la grande epurazione di Stalin, suo nipote, che aveva ereditato ufficialmente il tempio, scrisse immediatamente una lettera al governo, in cui diceva: “Per favore prendetevi questo tempio e le persone controrivoluzionarie che ci vivono”, e così il tempio fu dato allo stato. Venne utilizzato per scopi diversi come un laboratorio per l’istituto di biologia, e persino come una stazione radio. Negli anni ‘60, quando George de Roerich tornò a Mosca, cominciò una campagna per usare meglio il tempio. Fu deciso che sarebbe diventato un magazzino per le stampe in blocchi tibetane e per manoscritti, che fino ad allora erano stati tenuti all’istituto orientale.

Ma de Roerich morì inaspettatamente, e il tempio rimase come laboratorio per l'istituto biologico per molto tempo, fino al 1987, penso. Nel 1987, i buddhisti di Leningrado, durante l’era di Gorbachev, dissero che il tempio doveva essere restituito alla comunità buddhista. Ci furono delle difficoltà, ma riuscimmo a riceverlo un anno e mezzo dopo la domanda. Da allora appartiene ai buddhisti locali.

Cosa unisce le tradizioni buddhiste della Calmucchia, della Buriazia, e della Tuva, e quali elementi culturali specifici sono emersi in ciascuna regione? Ad esempio, la Buriazia e la Tuva sono a migliaia di chilometri di distanza dalla Calmucchia, e dunque in che modo questa separazione geografica ha influenzato le loro pratiche nel corso del tempo? 

Le pratiche buddhiste della Buriazia, della Calmucchia, e della Tuva avevano molto in comune, anche se ovviamente c’erano delle differenze. Avevano la stessa origine buddhista tibetana. Tuttavia, essendo così lontane tra di loro, cominciarono a scegliere testi leggermente differenti o diverse formulazioni di quei testi, o melodie differenti per i canti. Nella Calmucchia, avevano anche un calendario differente, non in uso nella Buriazia. Altrimenti, il Buddhismo che praticavano era sostanzialmente lo stesso.

Tutto il sistema educativo, che era il fondamento della tradizione tibetana, era uguale. Il sistema fu introdotto nei datsan buriati, copiati dalla tradizione Gomang e a volte Labrang, e riprodotti lì. Studenti del Buddhismo potevano ricevere lauree. Nel frattempo, in Calmucchia, non avevano questa opportunità per lungo tempo. Solo all’inizio del XX secolo furono fondati due centri di studio.

Nella Tuva non c’era nessun centro di studio, e quindi dovevano andare in Mongolia. Il livello di sviluppo era differente, ma la tradizione e le pratiche erano le stesse.

Durante il periodo sovietico, quanti insegnamenti buddhisti e tradizioni furono attivamente preservati in queste regioni, e come hanno mantenuto le persone la loro identità buddhista? Rimase qualche traccia di pratica e conoscenza buddhista o no?

I popoli locali si identificavano tutti con il Buddhismo, ma allo stesso tempo non ne sapevano molto. Avevano solo delle memorie. Ad esempio, quando lavoravo al museo alla fine degli anni ‘70, offrivamo dei tour, e una volta ebbi un gruppo di calmucchi che dissero: “Siamo buddhisti della Calmucchia, per favore fateci vedere la mostra buddhista”. Ero molto eccitato. Pensai, tra me e me, come posso spiegare ai buddhisti il Buddhismo? Ma una volta cominciato il tour, compresi che non sapevano nulla del Buddhismo. Nemmeno della vita del Buddha! Avevano solo questa sensazione di essere buddhisti, ma non sapevano cosa significasse.

Quando viaggiai in Buriazia nel 1981 come ricercatore per il museo di storia della religione, mi fu spiegato che c’erano ancora circa cento ex lama viventi. Solo due o tre di loro conducevano ancora i rituali per la gente locale, ed erano strettamente monitorati dal KGB locale.

A Tuva, la situazione era ancora peggiore, perché il Buddhismo fu severamente perseguitato. Non vedevi nessun oggetto buddhista nelle case della gente. Quando visitai ex lama a Tuva negli anni ‘70, c’erano solo due posti dove vidi alcuni libri buddhisti in tibetano e alcune immagini dipinte. Il resto della gente non aveva nulla di buddhista, ma si ricordavano ancora: “Siamo buddhisti”.

In che modo il Buddhismo ha interagito con le tradizionali pratiche sciamaniche? Era coesistenza, cooperazione, o competizione?

L’influenza dello sciamanesimo fu molto diversa in tutte e tre le repubbliche buddhiste della Russia. 

Nella Calmucchia, lo sciamanesimo era già totalmente vietato dal XVIII secolo. Gli sciamani dovettero portare i loro beni e strumenti nella piazza principale affinché fossero bruciati. Quindi, non ci fu proprio nessun contatto con lo sciamanesimo.

Nella Buriazia c’era competizione tra gli sciamani e i lama, e questo continua fino ai nostri giorni! Recentemente, ad esempio, quando ci furono degli incendi nelle foreste siberiane, gli sciamani e i lama si impegnarono nei loro specifici rituali per portare la pioggia, per spegnere gli incendi. Non so chi fece meglio!

Nella Tuva, non c’era nessuna competizione, e in realtà c'era molta vicinanza tra i sciamanisti e i buddhisti. Il numero di maestri buddhisti e di sciamani era circa lo stesso. C’erano perfino centri di addestramento speciali, nei monasteri buddhisti, per gli sciamani. Gli veniva chiesto di andare per villaggi, predicare alcune idee buddhiste fondamentali, e diffondere i valori buddhisti. Molto spesso, le famiglie comprendevano sia lama che sciamani, e quindi c’erano rapporti di parentela.

Tradizionalmente, la medicina tibetana era parte dei monasteri buddhisti in Tibet. Questo sistema fu integrato nelle pratiche buddhiste della Calmucchia, della Buriazia, e della Tuva, e come fu adattato ai bisogni locali?

La medicina tradizionale nelle aree buddhiste della Russia aveva le sue radici interamente nella medicina tibetana. Nella Buriazia, la pratica della medicina tradizionale cominciò molto presto, verso l’inizio del XIX secolo, forse anche prima. C’erano centri per studiare la medicina, come nel Datsan Atsagat, e altri posti. Hanno attinto alla tradizione mongola, e quindi nella Buriazia dovettero sostituire alcuni ingredienti nelle medicine.

Sebbene non fosse esattamente la medicina tibetana, la teoria era la stessa, e si diffuse ampiamente in tutte le repubbliche buddhiste. Non so riguardo la Calmucchia, ma nella Tuva e nella Buriazia era il servizio medico principale disponibile alle persone. Nella Buriazia c’erano almeno due scuole, o datsan manba, dove la medicina tradizionale veniva insegnata e studiata seguendo i libri di medicina tibetana.

Data l’influenza storica del Buddhismo mongolo e tibetano in Calmucchia, Buriazia, e Tuva, ciascuna regione aveva il suo capo spirituale? C’era interazione o cooperazione tra i leader locali, e che ruolo ricoprivano figure come il Dalai Lama e Jetsundamba nella loro gerarchia spirituale?

I popoli della Buriazia, della Calmucchia e di Tuva ricordano sempre di essere stati subordinati al Buddhismo mongolo e, in ultima istanza, al Dalai Lama in Tibet. Tutti i buddhisti etnici conoscevano il Jetsundamba (il titolo conferito al capo spirituale del lignaggio gelug del Buddhismo tibetano in Mongolia). Era accettato all’unanimità che queste due persone erano i veri capi della tradizione.

Comunque, avevano i loro capi. Nella Buriazia, questo era il Bandido Khambo Lama. Nella Calmucchia, era il Lama Shajin, o lama del popolo calmucco nella lingua russa. Ma a Tuva non c’era un capo. Avevano un khenpo al monastero di Chadan Khuree, che era considerato il più autorevole, ma non aveva nessun potere amministrativo nel Buddhismo tuviniano, solo autorità morale. Dal punto di vista religioso, erano subordinati al Jetsundamba Khutuktu, e poi al Dalai Lama.

In effetti, i leader della Buriazia, della Calmucchia, e di Tuva non avevano molti contatti. C’era così tanta distanza tra di loro, e viaggiare in quel periodo era difficile. Erano principalmente interessati a pellegrinaggi nelle terre sacre della Mongolia e del Tibet. Dunque, i contatti tra di loro erano rari, per quanto ne so.

La situazione è cambiata, e ovviamente ora i capi spirituali sono in contatto tra di loro, ma non si sono ancora realmente riuniti come una comunità, anche se le loro pratiche e le tradizioni sono molto simili.

Quanto erano connessi, allora, i monasteri della Buriazia, della Calmucchia, e di Tuva con quelli della Mongolia e del Tibet?

I monasteri della Buriazia e di Tuva erano molto connessi ai monasteri mongoli e tibetani. In effetti, il Buddhismo tuviniano faceva parte del Buddhismo mongolo nella mente delle persone, ed era subordinato al Jetsundamba Khutuktu, noto anche come Bogd Gegeen, il capo del Buddhismo mongolo.

I buriati, tuttavia, non potevano avere un capo fuori dal paese, e quindi avevano la loro organizzazione centralizzata, guidata dai lama Bandido Khambo. In Calmucchia avevano anche la loro organizzazione buddhista centrale. Non sottostavano né ai leader mongoli né a quelli tibetani, ma il sistema educativo era sempre tibetano. E non solo tibetano, ma tradizionalmente in Buriazia, Calmucchia, e Tuva gli istituti erano connessi specificatamente al monastero di Drepung Gomang in Tibet, che formava monaci della Mongolia e delle tribù mongole in Russia. C’era dunque una connessione molto stretta.

Come descriveresti lo stato attuale e la rinascita del Buddhismo in Russia? Riflettendo sulle esperienze dell’ultimo secolo, c’è speranza per il futuro?

La situazione del Buddhismo in Russia è attualmente molto sfaccettata, e non è semplice fare delle generalizzazioni. Durante le sue visite nel 1991 e nel 1992, Sua Santità il Dalai Lama disse che quando vide tutta la distruzione, pensò, "La Russia diventerà uno dei paesi principali del Buddhismo nel prossimo futuro”. Non potevo crederci! Gli chiesi se intendesse proprio questo, e disse di sì perché l'entusiasmo della gente era molto grande, sia tra i buddhisti etnici che tra i non etnici.

Dal 1990 in avanti, i centri buddhisti cominciarono a nascere in molti luoghi in tutta la Russia. Non solo nelle grandi città, ma anche nei centri più piccoli, principalmente nelle aree etniche della Buriazia, della Calmucchia, e di Tuva. Ora abbiamo più di 200 gruppi, in tutta la Russia.

Durante il periodo zarista, avevamo solo una versione del Buddhismo, che era la scuola gelug della tradizione Gomang. Ora puoi trovare di tutto. Non solo il Buddhismo tibetano, ma anche il Theravada, gruppi vietnamiti e birmani, e l’intero spettro degli insegnamenti buddhisti.

Grazie, Andrey, per aver condiviso le tue grandi intuizioni e le tue esperienze personali. È stato affascinante esplorare la storia della resistenza e della rinascita del Buddhismo in Russia!
Top