Intervista con Khandro Rinpoche

17:54
In occasione del suo tour d’insegnamento in Europa, Study Buddhism ha incontrato Mindrolling Jetsün Khandro Rinpoche – una delle poche donne lama del Buddhismo tibetano – nel bellissimo centro Dharma Mati a Berlino, per ricevere le sue riflessioni sul Buddhismo.

Fino a circa vent’anni fa, ci sono state pochissime maestre famose.Quando mi avvicinai per la prima volta al Buddhismo tibetano, uno dei primi libri che lessi era Questa vita preziosa: insegnamenti buddhisti tibetani sul sentiero per l’illuminazione di un’insegnante tibetana di cui non avevo mai sentito parlare. I potenti insegnamenti del libro, espressi con grande chiarezza e bellezza, mi hanno ispirato a voler imparare di più. Ecco perché sono così felice per l’intervista di oggi. Siamo al centro buddhista Dharma Mati ad ovest di Berlino, e stiamo per incontrare una delle più grandi donne lama del nostro tempo.

Sua Eminenza Mindrolling Jetsün Khandro Rinpoche è la detentrice di un lignaggio unico di insegnanti donne della linea Jetsünma, e la figlia del grande Mindrolling Trichen Rinpoche, il detentore del trono dell’illustre lignaggio Mindrolling della tradizione Nyingma. All’età di due anni, fu riconosciuta da Sua Santità il XIV Karmapa come la rinascita di Khandro Orgyen Tsomo, una grande maestra che aveva passato gran parte della sua vita in ritiro.

Come detentrice di lignaggi Kagyu e Nyingma, è attivamente coinvolta con il monastero Mindrolling in India e il centro di ritiri Samten Tse a Mussoorie, sempre in India, che ha fondato come luogo di studio e ritiro per monache ma anche per praticanti laici occidentali. Khandro Rinpoche controlla varie organizzazioni di carità in India, avendo ereditato la visione del suo guru radice e padre Trichen Rinpoche, secondo cui era essenziale che i praticanti buddhisti si impegnassero in azioni per aiutare gli altri.

È nota per uno stile d’insegnamento diretto e senza peli sulla lingua. Ha anche un grande senso dell’umorismo. E qui, in questa intervista, non ci delude.

+++
Study Buddhism: Rinpoche, hai molta esperienza nella crescita del Buddhismo in occidente grazie ai tuoi ampi tour d’insegnamento in tutto il mondo negli ultimi decenni. L’accesso agli insegnamenti di Dharma sembra crescere esponenzialmente, in particolare online. Questo accesso così facile al Dharma è necessariamente un fenomeno positivo?

Khandro Rinpoche: Cominciai a viaggiare verso la fine degli anni ’80, e guardando indietro, ho un po’ di nostalgia per quel periodo, perché quando il Buddhismo apparve in occidente, c’era molta ispirazione sincera. C’erano meno centri di Dharma, meno maestri. Ero molto impressionata dalla quantità di gente che seguiva i maestri che venivano in visita per l’estate – questa gente lasciava i loro lavori e le famiglie. Nei centri di Dharma la sistemazione non era adeguata – e quindi i campi erano pieni di tende. Sotto la pioggia e sotto la neve, le persone erano molto devote e praticavano diligentemente.

Negli ultimi anni, e particolarmente negli ultimi dieci anni, le cose sono cambiate. Ora siamo molto strutturati, ci sono enormi centri di Dharma ben consolidati che offrono programmi e materiali molto completi e approfonditi. Tutto questo è meraviglioso, ma mi manca la semplicità dei vecchi tempi, come lo stare in tenda. Non so quanto tutto questo sia nostalgia.

Le persone studiano e imparano di più. Il Dharma non è mai stato così accessibile alle persone comuni come ora, o a coloro che non sono necessariamente monaci, monache e yogi seri, e penso che questo sia un aspetto positivo. Gli insegnamenti del Buddha si stanno esprimendo e fondendo in una comunità di persone che non sono i soliti stereotipi religiosi, e penso sia fantastico.

Allo stesso tempo, ci sono probabilmente dei risvolti negativi per via del facile accesso agli insegnamenti. Non so quanti saranno in grado di comprendere la preziosità degli insegnamenti del Buddha, dato che possono consultarli così facilmente. Ovviamente, assieme a questo, i maestri e gli studenti probabilmente svilupperanno modi molto abili per comunicare la preziosità del Dharma.

Quello che vedo è che siccome si può accedere così facilmente agli insegnamenti, la tendenza a considerarli preziosi e la diligenza necessaria per seguirli stanno scemando. Sento che i margini sono ancora piuttosto spuntati. La vera affilatezza della saggezza che deve emergere, che ha il potere di un taglio netto, deve ancora essere vista. Ciò a cui aspiro, e che spero di vedere, è che non ci perdiamo nella deriva “aziendale” di tutto questo.

Anche se la meditazione e la presenza mentale si sono diffuse e sono ora ben conosciute, trovo che molte persone – anche coloro che stanno studiando il Buddhismo – sanno a malapena cosa sia la meditazione o a cosa serva. Come maestra, che tipo di fraintendimenti incontri comunemente sulla meditazione?

Qualcuno voleva saperne di più sulla meditazione, e quindi gli chiesi: “Tu mediti?”. E lui rispose: “No, no, no no! Non medito. Non ce la faccio a rimanere seduto per ore”. Questo mi fece riflettere su come le persone di oggi interpretano la meditazione.

Pensano che la meditazione si limiti a sedersi in un modo strano per ore e ore. Beh, questo è un modo! È una delle posture classiche, ma la meditazione vuol dire osservarsi gentilmente ed essere attenti. È quello che sottolineo sempre. Prima anche di pensare di essere un meditatore, dobbiamo esercitare l’abilità umana naturale di essere attenti, di osservare semplici cose: come stiamo parlando, come stiamo mangiando, come stiamo pensando. Ad esempio, è così radicata in noi l’abitudine, quando incontriamo qualcuno, di dire, “Che bello vederti!”, quando la mente potrebbe pensare esattamente all’opposto!

Khandro Rinpoche quando era una giovane praticante.

La meditazione vorrebbe dire osservare un’abitudine del genere, e porsi la domanda: “Perché lo faccio?”. Non per dire “Stavo cercando di evitarti”, ma per osservare il motivo per cui non sentivi di poter essere onesto. Un altro aspetto della meditazione sarebbe che, come essere umano, potresti impegnarti ad essere più onesto in ogni momento.

Poiché sei tu stesso il creatore delle tue esperienze, sei tu a creare un’esperienza che ricerchi sempre: un’esperienza di felicità, o di benessere, amicizia, qualunque cosa sia. È un aspetto importante della meditazione che le persone devono comprendere. In questo tipo di riconoscimento, le pratiche tradizionali volte a coltivare corpo, parola e mente potrebbero essere utili per renderli terreni fertili, produttivi e costruttivi.

Come hai detto, siamo noi a creare le nostre esperienze: possiamo creare sofferenza per noi stessi solo grazie al potere, o direi alla confusione, delle nostre menti. Ho un amico che il venerdì grida sempre: “Ho avuto una settimana infernale!”. Qual è la comprensione buddhista dell’inferno?

A volte scherzo con i miei amici che sono diventati buddhisti, ma che provenivano da un ambiente cristiano in cui esiste solo un inferno, che era già troppo per loro. Arrivano al Buddhismo e si ritrovano con diciotto regni infernali. Sono passati dalla padella alla brace!

Quando hai una comprensione molto limitata della nostra capacità mentale per la concettualità, creiamo un piccolo mondo attorno a noi stessi, all’interno del quale alcune cose sono possibili e altre no. In questo caso, non sforzarti di comprendere il concetto buddhista dei regni infernali. Se non ci credi, non crederci. Questo è un modo per considerarlo.

Cerca, invece, di comprendere il potenziale creativo della tua mente. Poi amplialo, esci dal tuo piccolo mondo, e comincia a vedere con chiarezza il potenziale creativo illimitato della tua mente.

Ad esempio, quando sorridi ad una persona che incontri e lei non ti sorride a sua volta, la tua mente potrebbe cominciare a creare varie storie. Potrebbe pensare a quanto buona o cattiva sia questa persona, oppure a quanto tu stesso sia buono o cattivo, a problemi d’immigrazione, a differenze culturali. Potresti scriverci un’intera tesi!

La tua mente è incredibilmente creativa. Se osservi il potenziale creativo della mente, puoi cominciare a comprendere che può generare da sola svariati mondi di esperienza.

L’inferno, e tutto il concetto dell’inferno è solo un esempio minuscolo della tortura e dell’enorme sofferenza che la nostra mente può effettivamente creare. Se lo interpreti in quel modo, non è difficile da spiegare. Diciotto regni infernali sono solo la punta dell’iceberg. Fanno solo parte della creazione illimitata di vari inferni qui e altrove. 

Pertanto, addestrare la nostra mente è la chiave per come fare esperienza della vita?

Sì, la disperazione si genera quando sei totalmente dipendente da ogni cosa e da tutti gli altri per ottenere quello che desideri provare. L’addestramento mentale ti consente di non cadere in uno stato di disperazione.

Non dipendi da un’altra persona, ma sfrutti realmente la libertà che hai, e metti in pratica le tue capacità. Quando passi dall’essere totalmente dipendente all’essere libero, a poter creare e formare la tua esperienza, allora riesci a realizzare e soddisfare le tue aspettative e aspirazioni.

La vera libertà proviene dal comprendere le proprie capacità interiori, e dall’affinarle in modo tale che diventino la base della tua esistenza.

Penso che a volte sia difficile comprendere come usare le nostre capacità e la nostra libertà, e quanto sia prezioso nascere come un essere umano. Penso che molti di noi passino le giornate sentendo una certa apatia riguardo ogni cosa. Come possiamo contrastare questa sensazione?

La vita è preziosa, perché è in questa forma umana che i tuoi sensi, le tue esperienze, le tue emozioni, e le tue sensazioni sono tutte radicate nella tua consapevolezza mentale. È un regalo eccezionale. La capacità di far accadere le cose, di rendere questo un momento felice, gioioso e costruttivo è un potenziale che noi tutti abbiamo come esseri umani. Non solo hai questo potenziale, ma hai anche il vantaggio ulteriore di avere l’intelligenza che riconosce tale potenziale.

Ciò la rende la più preziosa tra tutte le esistenze. Tradizionalmente si contano diciotto qualità, ma tutte loro rimandano a un punto fondamentale: tutte le cause e le condizioni ti permettono di essere il creatore, il direttore, il pittore, lo scultore di un momento. Oltre all’essere umano, chi gode di tali libertà e abilità? Ciò rende l’esistenza umana molto preziosa.

Khandro Rinpoche in un tour d’insegnamenti a Taiwan, 2019.
Al giorno d’oggi, i social media fanno parte integrante della vita, specialmente per le generazioni più giovani. Sulle varie piattaforme siamo costantemente inondati da svariate informazioni, punti di vista e, più di recente, da “verità”. Come possono i giovani imparare ad orientarsi tra queste esperienze spesso molto insidiose?

Vorrei incoraggiare i giovani a parlare tra di loro, a impegnarsi nello scambio di idee e di porsi domande sulle loro esperienze di vita. Questi scambi non possono mai essere costruttivi se pensi, in maniera limitata, che qualcun altro debba creare un ambiente dove queste domande possano essere affrontate. Pensare che qualunque cosa possa essere cercata e trovata su Google non ha alcun senso, non accadrà. Per scoprire qualcosa, devi alzarti e muoverti.

I giovani d’oggi devono comprendere realmente l’importanza di non affidarsi a leader che gli mostrino le domande o le risposte, ma devono avere il coraggio di promuovere il dialogo e la ricerca. Devono essere loro stessi i leader, e avere il coraggio di porsi domande e di cercare risposte.

Un altro problema che affrontiamo al giorno d’oggi è che con un accesso così facile all’informazione, possiamo vedere chiaramente la disuguaglianza sociale, la paura causata dalle guerre, la distruzione ambientale generata sostanzialmente da pochissimi individui. Come possiamo sviluppare la compassione per coloro che causano così tanto dolore e sofferenza nel mondo?

Non è facile avere compassione senza pregiudizi, se non comincia un po’ prima nel tuo flusso mentale. Bisogna lavorare con i fattori causali, e questi sono spiegati meravigliosamente negli insegnamenti Mahayana.

Abbiamo davvero bisogno di comprendere che siamo i destinatari di molta gentilezza dagli altri, dalla nostra interrelazione con tutti, e che il concetto buddhista degli “esseri senzienti madre” non è solo poesia. La nascita di qualunque atteggiamento di gentilezza e compassione proviene sempre dal riconoscimento di quanta gentilezza e compassione abbiamo ricevuto, da nostra madre o chiunque altro.

Anche quando beviamo una tazza di tè, abbiamo bisogno di comprendere il quadro più ampio di quante persone hanno contribuito a rendere possibile questo momento. Quando ignoriamo questa realtà, cominciamo a sviluppare una mente molto individualista, rigida, isolata.

È questo ciò che rende la compassione e la sua pratica difficile. Pensiamo di essere individui isolati, indipendenti, e disconnessi dagli altri.

Ma quando si comprende l’interdipendenza, la nostra connessione con tutti, arriviamo al punto in cui ci rendiamo conto di tutto ciò che abbiamo ricevuto, che è tanto. Riusciamo a dire “grazie”, e pensiamo a come ripagare al meglio tutto quello che abbiamo ricevuto. Senza una comprensione simile, allora potrebbe facilmente sorgere l’atteggiamento condiscendente di: “Sono io quello buono che mostra sempre compassione e non riceve mai nulla in cambio”.

La bellissima statua di Buddha che dà il benvenuto alle persone che visitano il Centro Dharma Mati a Berlino.
Potremmo chiamare ciò di cui hai appena parlato “compassione ordinaria”? Il Buddhismo parla anche di compassione incommensurabile. Qual è la differenza?

La compassione incommensurabile, in quanto tale, non può limitarsi ad una sola parola. Per questa ragione, nel contesto degli insegnamenti incommensurabili, abbiamo l’amore, la gentilezza, la gioia, e l’equanimità incommensurabili. Affinché sia realmente una compassione incommensurabile, deve comprendere l’essenza di queste quattro, e anche molte altre qualità differenti. La base di ogni cosa che fai, dici, e pensi verrebbe pervasa da un sentimento di premura per gli altri. Se avessi l'intenzione di dire qualcosa, il sentire sottostante di quel momento sarebbe: “Farebbe del bene a qualcun altro?”.

Vorrei tornare alle incomprensioni riguardo vari temi buddhisti. Molte persone che conoscono poco il Buddhismo pensano che sia qualcosa di molto bello e leggero, una sorta di filosofia che ti consente di fare qualunque cosa tu voglia. E poi i principianti, quando cominciano ad esaminare realmente gli insegnamenti del Buddha, ne sono sorpresi e persino scoraggiati: è tutto sofferenza, impermanenza, morte! Cosa diresti a persone del genere?

È come se qualcuno avesse fatto circolare un pettegolezzo secondo il quale l’impermanenza è una brutta notizia, e quindi ci siamo convinti che il Buddhismo parli solo di impermanenza e sofferenza, temi davvero tristi. Eppure, tutti i maestri buddhisti continuano a dirci che l’impermanenza è una cosa buona.

Penso che abbiamo bisogno di pensare in maniera diversa. Dobbiamo pensare all’impermanenza in termini di: “Anche questo passerà”. E quindi anche la sofferenza passerà. Siccome c’è la morte, c’è la rinascita, c’è la nascita. Siccome questo cambia, può accadere qualcosa di nuovo.

Ecco perché forse celebriamo il nuovo anno. È un nuovo inizio, e ne percepiamo la freschezza. È un pretesto per celebrare il potenziale di avere un’altra possibilità, e questa è una buona notizia.

A mio parere, la contemplazione della morte e dell’impermanenza ci porta a fare tesoro del momento presente. Pensare alla morte e all’impermanenza è un aspetto importante della contemplazione buddhista. Amo la storia di Milarepa in cui dice: “È la morte e l’impermanenza, e cosa accade al momento della morte, e dopo la morte, che mi hanno ispirato ad andare nelle montagne a meditare, fino al punto in cui non avrei più avuto paura della morte”.

È bellissimo, e questo punto deve essere compreso nel modo appropriato. La visione buddhista della contemplazione sull’impermanenza ti consente di notare il cambiamento, e di comprendere come ogni cosa in natura sia effimera, esauribile, interscambiabile.

Penso che gli esseri umani sarebbero maggiormente in grado di rilassarsi, e avere più senso dell’umorismo nella loro vita, se comprendessero questa prospettiva del cambiamento, e la natura transitoria del sé e di ogni altra cosa.

Dunque, c’è un po’ di sole e luce nella contemplazione dell’impermanenza e della morte, che deve essere compresa. Altrimenti, se consideri solo il punto di vista che ti fa sentire male e sofferente, allora perderai tutto il senso della contemplazione sull’impermanenza e la morte. Non c’è alcun beneficio se questa contemplazione vi fa sentire male.

Khandro Rinpoche dopo la nostra intervista, nel giardino sul tetto del Centro Dharma Mati a Berlino.
Come donna tibetana, sei un caso raro – nel corso degli ultimi decenni, possiamo contare sulle dita di una mano il numero di lama tibetani donna che insegnano in occidente. Come nella gran parte di religioni e culture nel mondo, le donne continuano ad affrontare molti pregiudizi nelle società buddhiste. Come li hai superati?

Fino a circa vent’anni fa, ci sono state pochissime maestre famose.

Penso sia dovuto a una mancanza di educazione. Le società in oriente, in India e in Tibet, e fondamentalmente ovunque si sia instaurato il Buddhismo, erano molto patriarcali. Una società patriarcale limita le opportunità per le donne di studiare ed essere indipendenti.

Ma bisogna studiare, bisogna essere indipendenti per manifestare qualunque genere di realizzazione o comprensione. Sbagli se pensi che i bodhisattva semplicemente cadano dal cielo, sorgendo automaticamente come donne e uomini o altro. C’è molto lavoro da fare; bisogna apprendere, praticare, andare in ritiro. Bisogna essere indipendenti per ottenere e sperimentare qualcosa. Le donne spesso non hanno avuto questa possibilità, e quindi sono poche.

Fortunatamente, sembra che questo stia cambiando. Penso veramente che ci siano ora maggiori opportunità di educazione per le donne, e stanno diventando molto competitive e preparate.

Sebbene ci siano fonti testuali che non fanno commenti discriminatori o hanno punti di vista distorti verso le donne, è quasi l’opposto nelle tradizioni dzogchen e mahamudra. Ma bisogna considerarli come i lavori letterari di maestri e accademici che hanno opinioni simili perché erano cresciuti in quel tipo di società.

Ci sono molte affermazioni del tipo: “Che io possa non nascere come una donna”. È un’affermazione molto comune in varie preghiere buddhiste, scioccante per le persone che si avvicinano al Buddhismo pensando che sia tutto un’unica verità, compassione e altruismo illimitati. E poi leggono queste preghiere discriminatorie. Le donne lo trovano molto irrispettoso, scoraggiante e discordante. Ma bisogna comprendere come queste siano opere letterarie e interpretazioni di singoli individui.

Non ho mai permesso che questo diventi un ostacolo per me. Andavo dai miei maestri, e specialmente da mio madre, lamentandomi: “Guarda quello che avete scritto riguardo le donne, come può non contraddire gli insegnamenti che hai appena dato?”.

E Rinpoche rispondeva che fondamentalmente il Dharma è una visione che deve essere esaminata, bisogna rifletterci sopra, bisogna sperimentarla. Poi si arriva a una decisione fondata sull’esperienza personale, non su ciò che qualcuno sta cercando di dirti. Questo consiglio è stato incredibilmente utile per me. Ora ho un atteggiamento rilassato riguardo tutto questo, e uso molto l’umorismo. Lo vedo come l’interpretazione di un individuo, e non le considero come le parole del Buddha.

Khandro Rinpoche con suo padre, il famoso maestro Mindrolling Trichen Rinpoche.

Quando Sua Santità il Dalai Lama dice che potrebbe rinascere come una donna, è un grande messaggio per le donne e gli uomini che potrebbero porsi questa domanda. È la gentilezza incommensurabile di Sua Santità e la sua realizzazione che gli permettono di fare un’affermazione simile.

D’altro canto, dobbiamo essere molto pragmatici al riguardo. L’istituzione del Dalai Lama, chi è e come si manifesta, non deve mai limitarsi ad essere la risposta ad una sola domanda. Il Dalai Lama ha infinite responsabilità e attività che devono rispondere al bisogno più grande. E se tale bisogno può essere soddisfatto tornando come una donna, benissimo. Se, tuttavia, non è il momento adatto, possiamo aspettare.

È bello sentire che i tempi stanno cambiando e si stanno facendo progressi. In una precedente intervista con Jetsunma Tenzin Palmo, abbiamo parlato di come spesso le monache abbiano risultati migliori negli esami rispetto ai monaci, ora che hanno accesso ad una formazione completa. Quindi effettivamente dipende tutto dall’educazione, come dici tu. Sotto la guida di Jetsunma Tenzin Palmo, le monache nell’India del Nord hanno ripreso la danza delle dakini, una pratica rituale che risale agli inizi del Vajrayana, quando veniva rappresentata sia da monaci che da monache. La parola “dakini” si usa molto spesso – cosa significa?

Non penso che molte persone capiscano cosa sia una dakini. Lo sento dire tutto il tempo: “Sei una dakini”, oppure “Una bella ragazza è una dakini”, o “Una donna forte è una dakini”, o “Qualcuno che rispetti e che vedi realmente come un’ispirazione è una dakini”. Contrariamente a ciò che pensano le persone, il concetto di “dakini” non si limita alle donne, o alla femminilità. Daka e dakini sono sinonimi. Chiunque abbia dissolto l’inganno illusorio è una dakini. Non è limitato alle donne, e non dovrebbe mai essere usato come complimento che le persone offrono alle donne.

Inoltre, forse le persone pensano che una dakini sia sempre bella, gentile, materna, una donna forte e premurosa. Non penso che le persone ne abbiano incontrata una!

Per concludere, potresti dirci cosa pensi sia l’essenza del Buddhismo?

L’essenza degli insegnamenti buddhisti consiste nell’incoraggiare l’individuo ad essere più introspettivo e intuitivo. Vuol dire espandere la mente ad una comprensione che richiede una profonda esplorazione del proprio sé, della propria mente, dei propri modi di pensare.

Sfortunatamente, le nostre dinamiche abituali, e la nostra testardaggine, generano molta resistenza. Secondo gli insegnamenti buddhisti, l’opposto della saggezza è l’ignoranza. Dunque, c’è un conflitto costante tra la tua saggezza innata – che ha il suo potenziale naturale di essere introspettiva e intuitiva – e la resistenza dell’ignoranza abituale.

Pertanto, tutto l’apprendimento enfatizzato negli insegnamenti buddhisti è rivolto ad affrontare le scuse. L’obiettivo non è di acquisire saggezza, ma di sviluppare un potente antidoto alle scuse, e alla forte abitudine testarda di non vedere la realtà per quello che è.

È quindi necessario studiare. Dipende da quanto sei testardo, e da quanto furtivamente continui a difenderti dalla verità. Finché continua quest’abitudine in te, devi studiare. Dunque, non c’è fine allo studio!

Rinpoche, grazie per la tue intuizioni uniche sul mondo e sugli insegnamenti buddhisti!
Top