È inverno a Singapore, ma ovviamente questo significa che comunque il caldo e l’umidità sono terribili. Mi trovo a Geylang mentre passo per un grande mercato ortofrutticolo, e si sente la puzza del durian nell’aria. Sto per incontrare Sua Eminenza Loden Sherab Dagyab Rinpoche, [sito in inglese, N.d.T.] un rinomato maestro buddhista tibetano, accademico, e detentore di un lignaggio, che ha molta saggezza ed esperienze da condividere.
Nato nel Tibet orientale nel 1940, Dagyab Rinpoche fu riconosciuto da piccolo come la rinascita del precedente Dagyab Kyabgon, e successivamente insediato come il capo della regione di Dagyab, responsabile della supervisione di dozzine di piccoli monasteri locali. Formatosi nel prestigioso monastero di Drepung, Rinpoche ha ricevuto un’educazione estesa nella filosofia, la psicologia, e la metafisica buddhista, completando la laurea di Geshe Lharampa – il titolo accademico più elevato della tradizione Gelug del Buddhismo tibetano.
Come risultato degli sconvolgimenti politici in Tibet durante la seconda parte degli anni ‘50, Rinpoche andò in esilio, stabilendosi infine in Germania, dove ha dedicato la sua vita a preservare e disseminare la ricca eredità spirituale e culturale del Tibet.
Durante la sua illustre carriera da tibetologo all’Università di Bonn, Rinpoche ha pubblicato vari libri e articoli, fondando anche Tibethaus Deutschland, e lavorando senza sosta per colmare il divario tra gli insegnamenti tibetani tradizionali e i bisogni della società moderna. Le sue intuizioni uniche e la sua guida compassionevole hanno toccato migliaia di vite nel mondo buddhista, ma anche oltre.
Durante la nostra intervista nel tempio Gaden Shartse Dro-Phen Ling a Singapore, abbiamo avuto l’opportunità di approfondire una serie di temi a lui molto cari. Rinpoche ha inoltre offerto consigli utili per i nuovi arrivati al Buddhismo, enfatizzando l’importanza di affrontare gli insegnamenti con una mente aperta e un desiderio genuino di comprenderne l’essenza. Egli ha condiviso la sua visione sul ruolo vitale dei laici nel sostenere il Dharma, sottolineando il loro potenziale nell’avere un impatto significativo per preservare e promuovere la tradizione buddhista.
Inoltre, Rinpoche ha parlato in modo appassionato dell’importanza dell’apprendimento costante, asserendo che l’età non dovrebbe mai essere una barriera per la nostra ricerca di conoscenza e crescita spirituale. Grazie al suo impegno incrollabile nello studio e nella pratica, Rinpoche è un'incarnazione vivente di questo principio, che ispira noi tutti ad avere una comprensione più profonda di noi stessi e del mondo attorno a noi.
Vi invitiamo ad immergervi in questa conversazione illuminante con Sua Eminenza Dagyab Rinpoche, sperando che le sue parole di saggezza vi ispirino ad intraprendere il vostro viaggio d’esplorazione spirituale. Buona lettura!
Study Buddhism: Sebbene molti di noi passino tanto tempo a inseguire la felicità in cose esterne – relazioni, shopping, cibo, divertimento, eccetera – pochi possono dire di essere genuinamente e profondamente felici. Come possiamo coltivare l’introspezione e la consapevolezza per identificare e affrontare le cause fondamentali della nostra infelicità, prendendoci infine la responsabilità di essere felici?
Sua Eminenza Dagyab Rinpoche: Non possiamo aspettarci che la nostra felicità provenga dall’esterno. Non possiamo riceverla dai buddha, dai bodhisattva, o da chiunque altro. Nessuno può darci la felicità. Abbiamo bisogno di riflettere, e di scoprire, le fonti della nostra vita infelice. Chi l’ha prodotta?
Alla fine, torneremo al punto che siamo stati noi ad averla prodotta. Io ho creato e seguito le mie concezioni. Per questo motivo, sono infelice. Pertanto, abbiamo sempre bisogno di controllare la mente, l’atteggiamento, i modi di pensare. Solo così possiamo coltivare la nostra felicità.
Il maestro indiano Nagabodhi, penso, disse: “Nessuno possiede l’illuminazione. Nessuno può dartela. Ma tu hai bisogno di riceverla. Hai bisogno di scoprirla. Tutto è nelle tue mani". Questa è la bellezza del Buddhismo.
Hai insegnato a studenti di tutti i livelli per vari decenni in tutto il mondo. Vista la tua esperienza, che consigli hai per coloro che stanno cominciando ad esplorare il sentiero buddhista?
Nella vita ci sono così tante esperienze, buone e cattive. Le chiamiamo “felicità" e “sofferenza”. Nessuna di queste sorge in maniera automatica, senza alcuna ragione. Hanno cause e condizioni. Nel Buddhismo, troviamo molte spiegazioni su come sorgono la felicità e la sofferenza, su come possiamo rimuoverla, e come possiamo coltivare la felicità.
È dunque molto importante studiare il Buddhismo e conoscere le spiegazioni buddhiste. Non è una dottrina che si affida solo alla fede, nel senso di: “Qualunque cosa abbia detto il Buddha, dobbiamo seguirla”. Non è affatto così! Il Buddha diede solo informazioni, consigli, suggerimenti. Dipende da noi seguirli. Il Buddhismo non è dogmatico, e quindi è una religione adatta al mondo moderno. Forse non è nemmeno una religione! Tuttavia, le idee e le teorie buddhiste sono molto appropriate ai bisogni del nostro tempo.

Mi riferisco sempre al messaggio di Sua Santità il Dalai Lama. Il Dalai Lama afferma continuamente che noi, in quanto buddhisti, abbiamo bisogno di praticare con una comprensione appropriata del Buddhismo. Ciò significa che praticare senza sapere, con una fede cieca, non sarà di aiuto per noi stessi o gli altri.
Pertanto, quando ci avviciniamo al Buddhismo, abbiamo bisogno di studiare in modo appropriato! Nel miglior modo possibile! Potresti aver compiuto ottant’anni come me, ma ancora potresti essere interessato a leggere, imparare, studiare, e ascoltare molti insegnamenti su YouTube. È molto utile per me. Anche se hai più di cent’anni, hai ancora la possibilità di studiare!
Questo è un consiglio eccellente! Ho un amico, ultranovantenne, che si è avvicinato al Buddhismo solo dopo i sessant’anni, e penso sia un ottimo praticante. Quando pensiamo al Buddhismo tibetano, molti studenti considerano automaticamente la meditazione, le preghiere, e la recitazione dei mantra come l’essenza della pratica buddhista. Secondo te, quale dovrebbe essere la base della propria pratica?
Quando meditiamo, alcune parti della meditazione appartengono al metodo, e altre, come la meditazione sulla vacuità, appartengono al lato della saggezza. Nel tempo che intercorre tra le sessioni di meditazione, abbiamo molte altre possibilità di coltivare buone azioni, e di aiutare gli altri. Non appena ci svegliamo al mattino, durante la nostra vita quotidiana, comunichiamo sempre con le persone. Questa comunicazione è una pratica molto importante per tutti noi. Per questo dico sempre che le pratiche della vita quotidiana sono in realtà la nostra pratica principale del Dharma.
La meditazione, la recitazione, e il fare offerte sono, più o meno, se posso dirlo, pratiche secondarie. Non sono la pratica principale. La cosa fondamentale è la nostra vita quotidiana. Quando incontro qualcuno, creo del karma buono o cattivo a seconda di come mi comporto con questa persona. In realtà non va bene creare delle differenze di tempo o azione, discriminare in questo modo. Non puoi veramente separare la meditazione dalla pratica quotidiana.
Nella pratica dei bodhisattva parliamo delle dieci o sei perfezioni. Se consideriamo le sei perfezioni, ciascuna perfezione contiene le altre cinque. Ad esempio, la perfezione della generosità deve unirsi alla condotta etica, la pazienza, lo sforzo, la concentrazione, e la saggezza. Quando parliamo di concentrazione, anche questa deve contenere la generosità e le altre perfezioni. Pertanto, tutte le sei perfezioni devono lavorare insieme affinché la pratica del bodhisattva funzioni bene. È sempre così.
Dici spesso che l’obiettivo del sentiero Mahayana è di aiutare gli altri. Qual è il miglior modo per raggiungere questo obiettivo?
Molte persone pensano e dicono che il nostro obiettivo, in quanto buddhisti, sia di raggiungere l’illuminazione, ma non è un’affermazione precisa. Quando parliamo del bodhicitta per raggiungere l’illuminazione, la definizione è: "Per poter aiutare gli altri, puntiamo a raggiungere lo stato di un Buddha”. Quindi ci sono due aspetti.

Aiutare gli altri non significa farlo solo sul piano fisico, ma principalmente su quello spirituale. Per essere di aiuto sul piano spirituale, bisogna essere avanzati e sapere esattamente quali sono i problemi e le qualità necessarie che devi possedere. È molto importante conoscere il significato esatto di cosa voglia dire aiutare gli altri.
Come possiamo coltivare la presenza mentale e la riflessione nelle nostre vite quotidiane per identificare e superare l’attaccamento agli oggetti materiali, distinguendo infine tra i nostri bisogni genuini e i desideri basati sull’ignoranza, e assicurandoci che le nostre scelte contribuiscano al benessere e alla crescita spirituale nel lungo periodo?
L’attaccamento proviene dall’ignoranza, perché siamo molto testardi, e non sappiamo cosa sia realmente importante per noi. Non appena troviamo un oggetto che ci sembra bello o utile, allora mi aggrappo ad esso. E ciò produce dentro di me una netta sensazione di disagio, che è l'attaccamento. Pertanto, dobbiamo stare attenti. Possiamo vedere oggetti belli, ma non dovremmo afferrarci ad essi.
Il Dalai Lama, durante un discorso, aveva commentato che potresti guidare una Mercedes o una macchina molto scarsa, ma la domanda principale è la tua relazione con gli oggetti. Potresti essere molto attaccato a quella macchina scarsa, e questo è peggio di guidare una Mercedes! Guidare una Mercedes senza attaccamento va bene. In breve, sia gli oggetti lussuosi che quelli senza valore possono entrambi generare attaccamento.
Qui stiamo parlando delle apparenze, e di come ci afferriamo ad esse. Le apparenze, di per sé, non ci legano al samsara; è il modo in cui ci afferriamo alle apparenze che ci lega al samsara. Controlla semplicemente se hai davvero bisogno di qualcosa, se è davvero importante per te, non solo temporaneamente, ma nel lungo periodo.
Ad esempio, se vai a fare acquisti e vedi alcune cose che ti interessano, il secondo pensiero dovrebbe essere: “Ne ho davvero bisogno? Perché ne ho bisogno? Devo comprarlo o no?". Poniti questa domanda tre o quattro volte, da prospettive diverse, e rifletti. Alla fine, la risposta è prevalentemente: “In realtà, non ne ho bisogno”. Ho un orologio, ma potrei andare in un negozio e trovare un orologio bellissimo, nemmeno troppo caro. Ma poi dico, “Ho davvero bisogno di due orologi? Perché ho bisogno di un altro orologio, quello che ho non basta?”. E così mi rendo conto che non ne ho bisogno in realtà, perché quello che ho funziona perfettamente. Cercate di fare così.
Sei nato in Tibet, dove i laici considerano la comunità monastica il pilastro fondamentale del Dharma. Ma nel mondo moderno, e specialmente in occidente, la vita monastica non è facile. Come possono i laici contribuire alla preservazione e alla disseminazione degli insegnamenti buddhisti, e riconoscere il loro ruolo cruciale nel sostenere il Dharma assieme alla comunità monastica?
Il Dalai Lama afferma che se ci affidiamo soltanto a monaci e monache per preservare il Dharma, il Buddhismo esisterà solo per qualche generazione. La maggioranza dei buddhisti è laica, ed è stato così anche nel corso della storia. Ad esempio, nel Sutra del Cuore, il Buddha si trovava con una grande assemblea di monaci e tutti i bodhisattva Mahayana. Da un punto di vista iconografico, questi bodhisattva erano tutti laici.
I cosiddetti otto grandi bodhisattva, otto discepoli molto vicini al Buddha, e i sedici bodhisattva, anche loro molto vicini al Buddha, erano tutti laici. I mahasiddha e i molti maestri indiani e pandita erano generalmente laici. Ciò significa che i laici e la comunità monastica sono ugualmente importanti per la preservazione del Dharma. Pertanto, è fondamentale che i laici interessati studino accuratamente il Buddhismo e la filosofia buddhista. Dopo aver studiato per bene, quando completano il percorso e sono pienamente qualificati, dovrebbero essere in grado di ottenere il titolo di geshe senza necessariamente essere monaci.

La laurea di geshe non ha nulla a che fare con la spiritualità o l’ordinazione monastica. È un titolo accademico. Pertanto, coloro che studiano la filosofia buddhista, che vivono in occidente, in Africa orientale, o altre parti del mondo, dovrebbero poter ottenere questa qualifica.
In un’altra occasione, gli ex-monaci del monastero di Gyuto – oltre cento di loro – si riunirono a Dharamsala per offrire una preghiera di lunga vita al Dalai Lama. Durante la cerimonia, il Dalai Lama spiegò a queste persone che: “Ora non siete più monaci, ma avete un certo livello di studi. Non dovreste dimenticarvi tutto questo, ma praticare per voi stessi e per beneficiare gli altri. Avete tutti questa responsabilità". Da questa idea, è molto importante sapere che noi laici siamo in grado di essere maestri di Dharma, e dovremmo esserne orgogliosi. Ci saranno molti altri maestri laici in futuro, e quindi i laici dovrebbero prendersi la responsabilità di servire il Buddhadharma.
Ti dispiacerebbe spiegare perché il Buddha ha insegnato questa grande varietà d'insegnamenti, dal Theravada al Tantrayana?
Il Buddha ha insegnato a vari livelli perché, immediatamente dopo la sua illuminazione, incontrò un gruppo di persone che erano pronte a comprendere solo un certo livello delle quattro nobili verità. Queste sono la verità della sofferenza, la causa della sofferenza, la libertà dalla sofferenza, e la causa della libertà dalla sofferenza. In seguito, incontrò persone più avanzate, e quindi il Buddha offrì spiegazioni più dettagliate. E ancora dopo, offrì spiegazioni ancora più sottili. Ci furono tre occasioni in cui il Buddha insegnò le quattro nobili verità, ogni volta in modi differenti. In molte altre occasioni, offrì insegnamenti totalmente o leggermente differenti, questo perché le persone che incontrava avevano inclinazioni diverse.
La tradizione Theravada è l'insegnamento buddhista di base. Nel Buddhismo tibetano si studiano tutte le teorie e pratiche Theravada; è la base. Senza le pratiche Theravada o Hinayana, Non c’è alcuno modo di comprendere il Mahayana o il Tantrayana.
Dobbiamo stabilire innanzitutto le basi della pratica e poi, se siamo pronti per un livello più profondo, possiamo aggiungere il bodhisattvayana. E se raggiungiamo un livello più elevato di coscienza e comprensione, allora saremo pronti per praticare e studiare il Tantrayana. Non è una questione di scelta, sono solo i passi per raggiungere l’illuminazione.
In occidente, molti studenti che si avvicinano al mondo buddhista tibetano si fiondano immediatamente nella pratica tantrica. È consigliabile un approccio del genere?
Dobbiamo fare una distinzione tra il tantra e il tantra buddhista. Quando parliamo del tantra, intendiamo il tantra buddhista rispetto al tantra induista. Il tantra buddhista è un metodo speciale per raggiungere velocemente la buddhità, ma la pratica e la teoria si basano sul bodhichitta e la vacuità. Senza queste due, non c’è alcun modo di praticare il tantra buddhista.
Nel tantra, non pratichi a un livello convenzionale, ma al livello tantrico, questo è il termine che mi piace utilizzare. “Livello tantrico” significa che non dovresti essere un essere umano comune, ordinario, ma che hai bisogno di praticare lo yoga della divinità. Questo yoga può solo essere praticato con una comprensione appropriata della vacuità.
Come possiamo coltivare una chiara comprensione della vacuità?
La vacuità è una parola molto conosciuta nel Buddhismo, e quindi dobbiamo sapere a cosa si riferisce.
La vacuità è la natura assoluta di tutti i fenomeni. Tutti i fenomeni, ad esempio noi stessi, altri oggetti, la materia, stati e situazioni, ogni cosa ha due aspetti. Un aspetto è quello convenzionale, e l’altro invece è l’aspetto ultimo, la sua natura assoluta. Dobbiamo conoscere la vera natura di tutti i fenomeni. E quindi il Buddha ci diede informazioni sulla verità relativa e assoluta, ciò che chiamiamo le due verità.
Le due verità fanno parte di ogni oggetto, materia, o stato. Dobbiamo saperle distinguere. Grazie a questa comprensione, o ciò che solitamente chiamo la comunicazione tra la nostra mente come soggetto e altra materia come oggetto, il dialogo tra soggetto e oggetto avviene correttamente.

Nella gran parte dei casi, siamo confusi. Solitamente pensiamo che qualunque cosa noi vediamo sia lo stato assoluto. Per via di questo, ci afferriamo alle cose, generando molta contaminazione. Se comprendi la relazione tra soggetto e oggetto, comincerai a intuire la natura assoluta di tutti i fenomeni.
Coloro che hanno una conoscenza più profonda della filosofia buddhista riconoscono l’importanza della logica e del dibattito per coltivare una comprensione chiara di vari aspetti degli insegnamenti. Per la pratica del tantra, ci affidiamo alla logica o alla fede?
È una grande domanda. Il tantra si basa sulla fede o no? Direi di no. Il tantra si basa molto sulla logica connessa al progresso del proprio temperamento. Se comprendi bene il tantra, non c’è un punto della pratica del tantra che puoi togliere, perché la connessione tra un aspetto e l’altro è molto forte.
Quando ne comprendi la logica, genererai automaticamente una fede solida. Puoi usare questa parola, ma non so quanto sia appropriata, perché nel Buddhismo non ci viene mai imposto di credere in qualcosa solo perché l’ha detto il Buddha, o il nostro maestro, o perché è scritto in un testo. Tuttavia, noi buddhisti possiamo usare la parola “fede”, dato che non c’è al momento un termine migliore. Comunque, il punto fondamentale non è questo. La domanda che bisogna farsi è, "Perché? Perché il Buddha disse questo? Perché i maestri indiani o tibetani dissero questo?”. Così tutti i ragionamenti verranno fuori. Grazie alla riflessione, potremo comprendere il significato vero.
Rinpoche, grazie molte per aver sintetizzato il lavoro di una vita in questa breve intervista per noi, ne siamo molto grati!