Intervista con la venerabile Chang Zao

18:50
Study Buddhism ha incontrato la venerabile Chang Zao nelle rigogliose colline di Dharma Drum Mountain [montagna del tamburo di Dharma, N.d.T.] per discutere di come il multitasking non funzioni mai, di come chiunque attorno a noi potrebbe essere un bodhisattva, e per parlare del significato della vita.
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Benvenuti alla nostra illuminante conversazione con la venerabile Chang Zao, stimata monaca buddhista e direttrice di Dharma Drum in Malesia. Ci troviamo negli edifici minimalisti in cemento dell’università Dharma Drum, nella facoltà di discipline umanistiche, situati nelle rigogliose montagne a nordest di Taipei. La nostra discussione si concentra nella profondità della pratica e della filosofia buddhista, rivelando intuizioni che possono essere trasformative per noi tutti.

La saggezza della venerabile Chang Zao risplende nell'esplorazione della causalità nei tre tempi attraverso una storia tradizionale: un profondo insegnamento buddhista che spiega perché, a volte, accadono cose negative alle brave persone. Grazie alla sua guida, impariamo ad apprezzare la rete intricata di causa ed effetto che governa le nostre vite, riconoscendo l’importanza di coltivare buone azioni in ogni momento.

La nostra conversazione esplora anche il significato di essere vegetariani nel Buddhismo. Sebbene il Buddha possa non averlo esplicitamente imposto, la venerabile Chang Zao sottolinea i principi sottostanti di compassione e non danno che lo rendono una pratica essenziale per molti buddhisti. Mentre parliamo di questo argomento, ci ricordiamo della nostra interconnessione con tutti gli esseri viventi, e della nostra responsabilità di alleviare la sofferenza del mondo.

Infine, ci addentriamo nel potere della concentrazione, e la venerabile Chang Zao ci condivide i segreti del Buddhismo Chan, i quali possono rafforzare la nostra mente. Grazie ai suoi consigli, possiamo imparare tecniche per utilizzare il potere dei nostri pensieri e coltivare la pace interiore, consentendoci di affrontare le sfide della vita con grazia e saggezza.

Unitevi a noi in questo viaggio entusiasmante con la venerabile Chang Zao, in cui esploreremo il vasto patrimonio del pensiero e la pratica buddhista per scoprire il potenziale trasformativo che racchiudono per tutti noi.

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Study Buddhism: Sei cresciuta in Malesia studiando scienza all’università. Sembra che ci siano persone come te che passano dalla scienza all'ordinazione monastica – sto pensando qui a Matthieu Ricard – quindi cosa ti ha portato al Buddhismo? Cosa ti ha dato il Buddhismo che la scienza non poteva offrirti?

Venerabile Chang Zao: Come studentessa di scienza, ero molto interessata sia alla scienza che alla psicologia. Ho pensato, “Che meraviglia, è tutto nuovo, c'è così tanto da imparare, è molto interessante”. Ma non appena scoprii il senso degli insegnamenti buddhisti, sapevo di aver trovato la direzione più importante della mia vita.

A mio parere, gli insegnamenti buddhisti offrono molte risposte, persino sui principi che governano l’universo. Perché ho alti e bassi? Perché provo emozioni disturbanti? Quando sono agitato, cosa potrei fare? Il Buddhismo offre così tante risposte. Non possiamo veramente spiegare ogni singolo fenomeno. In realtà, non stiamo cercando di trovare ragioni per ogni singola cosa che avviene nella nostra vita, ma stiamo cercando di comprendere perché la nostra vita cambia di continuo.

La vita è un insieme di molte cause e condizioni, che si formano in varie configurazioni. Fintanto che manteniamo questo principio in mente, avremo una risposta per molte cose. 

Puoi dirci di più su questo principio di causalità, e perché è così importante comprenderlo nelle nostre vite?

Te lo posso spiegare raccontandoti una storia, che è stata narrata da un vecchio maestro. C’era una volta un uomo d’affari che sfruttava molte persone per profitto, rendendo molto difficile la vita di varie famiglie, e trattando le persone persino in modo crudele. Nell’area in cui viveva, tutti sapevano che era una persona orribile.

Poi, un giorno, questa persona “cattiva” cominciò a praticare il Buddhismo e pensò: "Le mie azioni sono state davvero distruttive, come ho potuto farlo?”. E quindi decise di cambiare. Siccome era molto noto nel luogo in cui viveva, decise di spostarsi in un altro paese per ricominciare la sua vita.

In questo posto nuovo, si comportò molto bene, e divenne una grande persona, con un buon cuore. Aiutava gli altri ogni volta che poteva, senza pensarci troppo. In questo nuovo paese, tutti lo consideravano una bravissima persona, qualcosa di molto raro nel mondo.

Un giorno uscì fuori in barca con un amico, e improvvisamente arrivò una tempesta che scosse la barca, e finì in mare. Venne schiacciato da due barche che si scontrarono, e così morì. Le persone del paese si chiesero come potesse accadere una cosa del genere a una persona così buona. Come mai era morto in quel modo tragico? Tante buone azioni, ma guarda poi che risultato!

La morale della storia è che se conoscessimo le cause precedenti, potremmo capire come alcuni dei semi di quelle cause erano stati piantati da noi. Ogni buona cosa che facciamo, ogni cosa cattiva che facciamo, ogni causa distruttiva o costruttiva pianta un seme. Se consideriamo soltanto quello che ci sta di fronte, vedremo solo il presente. Non conosciamo il passato, e non conosciamo il futuro. Ad esempio, quando guardiamo una serie TV, c’è la prima, seconda, terza, e quarta stagione. Se basiamo i nostri giudizi solo sulla seconda stagione, potremmo pensare: “Questo sceneggiatore è davvero strano. Perché l'ha scritta così? Non ha alcun senso!".

Beh, in realtà c'è la prima e la terza stagione. E se le guardi tutte, allora comprenderai la storia. Questo è ciò che nel Buddhismo si chiama causalità nei tre tempi, e non è fatalista, perché nulla è inciso nella pietra. Al contrario, quando non capiamo alcuni fatti della nostra vita, allora tenendo presente la causalità nei tre tempi, sapremo per certo che una causa è stata creata in passato, e ora si manifesta.

Ovviamente, questo non vuol dire che il futuro sia immutabile. Se vogliamo avere un buon futuro, allora abbiamo bisogno di pensare a quali buone cause piantare ora. Questa è la cosa più importante.

Seguendo la storia di questo vecchio maestro, penso ai problemi della nostra società molto divisa. Sebbene quest’uomo possa aver compreso i suoi sbagli cambiando il suo comportamento, sembra che oggi incontriamo sempre più persone che non vogliono cambiare, che troviamo spiacevoli o per cui proviamo una profonda disapprovazione – politici, celebrità, forse vecchi amici che hanno visioni politiche diverse. Come possiamo sviluppare empatia per coloro che non ci piacciono, o che potremmo persino considerare nostri “nemici”?  

A prescindere dal tipo di persona che sono, o da quello che ci fanno o dicono, tutto ciò rappresenta la causalità che si manifesta nel momento presente.

Dunque, cerco di capire perché la persona con cui ho interagito abbia detto qualcosa che mi disturba: perché l’ha fatto? Il motivo è che la sua storia personale è una combinazione di vari fattori unici. Dietro di lei c’è una serie di cause e condizioni. Se avessi avuto la sua stessa storia, forse mi sarei comportata ancora peggio di lei!

Nessuno vorrebbe essere disprezzato. Nessuno vorrebbe far arrabbiare gli altri. Se riuscissimo a comprendere questo, potremmo sviluppare un cuore compassionevole e accettare gli altri così come sono. Appena li accettiamo, avranno la possibilità di riflettere su loro stessi, di risollevarsi, di trasformarsi. 

Quello che ci aiuta a crescere non è necessariamente qualcuno che è molto gentile con noi, o che ci rende felici. Se riflettiamo sulle nostre vite, in realtà l'aiuto che molte persone ci hanno dato per imparare e crescere proviene dalle avversità che hanno creato, e noi dai bei momenti passati insieme.

Quando le persone tirano fuori la nostra rabbia interiore, dovremmo esserne grati, perché ci permettono di comprenderci meglio. Sono come uno specchio. Se non avessimo persone del genere nella nostra vita, non ci sarebbe alcun modo di scoprire che ci sono alcune cose a cui teniamo molto, ad esempio. Potrebbero esserci dei confini che non possono essere oltrepassati, o semplicemente non riusciamo ad accettare alcune cose.

Sono queste le persone che ci aiutano a vedere tutto ciò. Se quello che dice una persona ci fa arrabbiare, è un nostro problema, perché siamo stati noi a piantare il seme della rabbia. Siamo noi ad avere la tendenza ad arrabbiarci.

Potremmo pensare che “I bodhisattva saranno molto gentili con me, seguiranno ciò che mi fa sentire gioiosa e felice!”. Ma il Buddha ci ha detto che i bodhisattva sono qui per aiutarci a crescere. Quindi, in realtà, possiamo vedere tutte queste persone spiacevoli come bodhisattva: ci consentono davvero di comprendere noi stessi, ci danno l’opportunità di crescere e di superare i nostri limiti, finché saremo purificati al punto tale da non interagire più con gli altri tramite il nostro ego.

E nelle nostre vite, incontreremo sicuramente molti bodhisattva che includono persone che ci fanno arrabbiare e con cui litighiamo!

Com’è cambiata la tua vita da quando sei diventata monaca?

La mia vita precedente era una semplice esistenza. A volte ti sembra di non sapere neanche il tipo di vita che stai vivendo. Da quando sono monaca, al di fuori del cambiamento esterno, non ho acquisito poteri speciali o particolari abilità rispetto alle altre persone.

Sento solo che la mia mente è molto più stabile, e la mia vita più costante, e ho potuto imparare come vivere realmente ogni momento. Sento che la mia mente ora sa come dimorare nella calma, e come mettersi a suo agio. La mia vita da monaca è in realtà molto più piena di impegni di prima, forse troppo! Ma sento che questo tipo di impegno mi consente di praticare il non essere disturbati dal mondo esterno, e permette anche alla mia mente di affrontare una cosa alla volta, e di vedere ogni momento che si manifesta.

Quando la vita è piena di impegni, questo ci permette di scoprire come le nostre menti rincorrono il mondo esterno. Se riuscissimo a capire come ciò sia un’opportunità di pratica, allora la mente imparerebbe costantemente a rilassarsi e calmarsi, e così potremmo goderci il momento presente. Quindi, in tal senso, non è affatto qualcosa di negativo.

Hai ragione! Chi non vuole provare stabilità mentale e pace? Ma a volte, anche se proviamo a rilassarci, le nostre menti vanno da tutte le parti, inseguendo un pensiero dopo l’altro.

Anche quando non abbiamo nulla da fare, ad esempio se andiamo in vacanza, non dobbiamo lavorare, non dobbiamo prenderci cura dei figli, non dobbiamo completare dei compiti o fare degli esami, le nostre menti sono comunque molto occupate, piene di pensieri. Da questo possiamo comprendere come essere molto presi dalle nostre attività quotidiane non dipende necessariamente dagli eventi esterni; in realtà, dipende molto dalle nostre abitudini mentali, dalle nostre tendenze.

Le nostre menti, per come sono fatte, non sono in grado di vivere veramente e godersi il presente. Anche se riusciamo ad ottenere qualcosa di bello per un momento, immediatamente penseremo a come continuare a possederlo, e a come averne di più.

Qualunque cosa accada nel momento presente, non ce lo godiamo mai pienamente. In effetti, non sappiamo veramente mai cosa stia accadendo nel momento presente, perché non siamo mai in grado di radicarci nel presente. Pensiamo sempre al passato, o ci poniamo domande sul futuro.

Penso che questo sia un problema per me. E sicuramente anche per molti nostri lettori. In generale, sento di vivere nel passato o nel futuro. Quando parlo con gli amici, solitamente sono pronto a pensare a ciò che voglio dire in seguito. E quando cerco di concentrarmi su un compito, ho dieci altre cose nella mia mente allo stesso tempo. Come mai?

Solitamente siamo molto suscettibili alle influenze che provengono dall’ambiente. Le nostre menti seguono gli accadimenti del mondo esterno. Siccome, abitualmente, le nostre menti vagano da un pensiero all’altro, è impossibile concentrarsi su una cosa specifica.

Quando prepariamo la colazione, potremmo pensare a chi potrebbe chiamarci. Quando siamo in classe, potremmo pensare a cosa fare quando finisce la lezione, o semplicemente ci dimentichiamo quello che stiamo facendo. Le nostre menti sono abituate a questo disordine.

Prima di cominciare la pratica Chan, ero abituata a fare molte cose contemporaneamente. Pensavo che mi avrebbe aiutato a risparmiare tempo. Il mio maestro diceva, “Imparare la pratica del Chan è molto importante perché dobbiamo coltivare una mente concentrata, e fare una cosa alla volta è sufficiente”. Il mio primo pensiero fu, “Che perdita di tempo! Fare solo una cosa alla volta? Ovviamente posso farne tre contemporaneamente!”.

Lentamente capii che quando facevo tre cose alla volta, non le facevo per bene. Ad esempio, potevo parlare al telefono, e al tempo stesso pulire la mia stanza, e facevo anche qualcos’altro. Di conseguenza, non riuscivo ad ascoltare la persona con cui parlavo, creando problemi di comunicazione, il che mi portava a passare più tempo a chiarire e spiegare le cose.

I praticanti Chan sono molto conosciuti per le loro capacità di concentrazione. Quali sono alcuni dei metodi Chan che ti permettono di coltivare una mente stabile e rilassata?

Nella pratica Chan, all’inizio dobbiamo usare i metodi che servono a trasformare una mente distratta in una mente concentrata. Bisogna coltivare e addestrare una mente del genere.

Il metodo più comunemente usato per la pratica Chan consiste nell’osservare il respiro, o contarlo. Il respiro è presente tutto il tempo. Se non respiriamo, non viviamo! Ma in realtà, molte persone non sanno nemmeno respirare. Quindi, tornare al respiro che noi tutti abbiamo ci permette di ritornare a noi stessi, e di lasciar andare le distrazioni del mondo esterno.

Quando osserviamo il respiro, possiamo contarli. Quando espiri, sai che è 1. Quando espiri di nuovo, sai che è 2. Conta i respiri così da uno a dieci. Quando arrivi a dieci, allora poi torni a uno, come se stessi continuando a contare.

C'è un altro metodo simile, la recitazione del nome di Buddha. Questo metodo condivide lo stesso obbiettivo della consapevolezza del respiro, ovvero quello di consentire alle nostre menti distratte di tornare a un singolo punto.

Quando la mente si distrae di nuovo, la fai tornare sull’oggetto. Questo è ciò che chiamiamo il "metodo" nella pratica Chan. A prescindere dai cambiamenti che potrebbero avvenire nel corpo o nella mente, o all’esterno, torniamo sempre al metodo.

Dunque, questo è l'inizio del viaggio. Ma il punto di tutto ciò è solo quello di coltivare la concentrazione? Nella tua esperienza di insegnante, qual è lo scopo della meditazione Chan, e quali sono i fraintendimenti più comuni al riguardo?

Quando cominciai a praticare il Chan cinese, non riuscivo a seguire il metodo. A quel tempo, pensavo che la pratica Chan volesse dire sedersi in meditazione, rilassarsi, non pensare a nulla, e non fare nulla. Ma non è possibile non pensare a nulla, non è possibile non fare nulla. Le gambe mi facevano molto male, come potevo non pensare, come potevo non fare nulla?

Se dovessimo svuotare le menti da tutti i nostri pensieri, o cercare di forzarli in un modo specifico, questo porterebbe a uno stato di inconsapevolezza. La pratica Chan ci insegna a come evitare, temporaneamente, che la mente si aggrappi a qualunque cosa, che si distragga costantemente, ritornando invece al presente, godendoselo con chiarezza. Non vuol dire intontire la mente e il cuore.

Anche quando non facciamo nulla, essere semplicemente consapevoli del nostro respiro nel momento presente è infinitamente prezioso, perché è il risultato di un'infinità di cause e condizioni che si riuniscono insieme per permetterci di essere vivi.

Questi metodi che ci permettono di mantenere la concentrazione e di vivere pienamente il momento presente sono l’obiettivo della meditazione, o sono più come degli strumenti per qualcos’altro?

Il metodo non è la pratica Chan in sé e per sé, è solo uno strumento che ci consente gradualmente di rendere le nostre menti più concentrate. Quando le nostre menti sono concentrate, questo ci aiuta ad unire il corpo e la mente. Quando il corpo e la mente sono uniti, scopriremo che in realtà il corpo e la mente non esistono. Il corpo e la mente sono solo il risultato di cause e condizioni che si uniscono insieme. Quindi il quarto passo è la fase della non-mente.

Siccome ogni cosa è causata dal riunirsi di varie cause e condizioni, possiamo troncare tutte le nostre emozioni disturbanti, perché in realtà le emozioni disturbanti non esistono veramente.

Questo metodo di mantenere la mente concentrata è uno strumento molto utile nella pratica Chan. Ma quando siamo sul sentiero, non possiamo afferrarci a questo tutto il tempo. Quando raggiungiamo un livello differente, abbiamo bisogno di lasciarlo andare completamente. È come quando attraversiamo un fiume: abbiamo bisogno di una barca per farlo, e una volta raggiunta l’altra riva, non abbiamo bisogno di metterci in spalla la barca per continuare il viaggio.

Sei diventata una monaca pienamente ordinata a Taiwan, dove c’è una comunità di monache molto solida. Come vedi il ruolo delle donne nel Buddhismo Chan?

Nel Buddhismo tutti possono praticare il Dharma, e tutti hanno il potenziale di liberarsi dalle emozioni disturbanti, di diventare qualcuno che può anche aiutare gli altri a diventare liberi dalle emozioni disturbanti. Negli insegnamenti si afferma che tutti hanno la natura di Buddha. È una pratica interiore che ci consente di liberarci dalle emozioni disturbanti, e di aiutare anche gli altri ad essere liberi da tali emozioni.

Nel Buddhismo cinese, ci sono stati numerosi sviluppi storici e culturali. Ad esempio, a Taiwan, il numero di monache è in effetti di molto superiore a quello dei monaci. Questo riflette anche l'ambiente sociale di oggi nel suo insieme. La nostra società non è più come quella del passato, più conservativa, quando ci si aspettava che le donne dovessero rimanere a casa e affidarsi agli uomini per il sostegno finanziario.

Le donne hanno mostrato il loro potenziale per imparare e contribuire alla società. Le opportunità per gli uomini e le donne di imparare e contribuire sono praticamente le stesse nella società nel suo complesso, senza nessuna differenza ovvia o significante.

Inoltre, le donne in generale sono più sensibili. Sono maggiormente in grado di sentire la sofferenza, le emozioni, le difficoltà, e la confusione della gente. La sensibilità delle donne in questo aspetto è relativamente più forte.

Come ho detto, la proporzione di monache è molto alta, ma è solo un fenomeno di questo momento storico. Cambierà? Certamente. Cambierà, proprio come cambieranno i tempi. Dunque, in un altro momento storico, potrebbe succedere che ci saranno più monaci, e ciò non dipenderà necessariamente da una ragione specifica. È solo un fenomeno formato da cause e condizioni che si manifestano nel presente.

Il Buddha non creò una regola dicendo che i suoi seguaci dovevano essere vegetariani, ma la gran parte delle comunità monastiche buddhiste incoraggiano questa pratica, e i seguaci del Buddhismo cinese notoriamente mantengono una stretta dieta vegetariana. Come s’inserisce questa dieta nella pratica buddhista?

La dieta vegetariana non era un obbligo ai tempi del Buddha, ma nel Buddhismo cinese siamo vegetariani. Molte persone si chiedono: se il Buddha non creò una regola, perché dobbiamo essere vegetariani?

Dobbiamo tornare indietro e considerare il focus degli insegnamenti del Buddha. Qual è la differenza tra i tempi del Buddha e il momento storico attuale? Gli insegnamenti del Buddha si basano sullo sviluppo di una mente compassionevole. Desiderava che tutti noi avessimo l’opportunità di trasformare la sofferenza e coltivare la felicità. Il Buddha sentì che tutti avevano lo stesso potenziale del risveglio. La compassione del Buddha non è solo per le persone, ma per tutti gli esseri senzienti.

Durante il periodo storico in cui visse il Buddha, a causa dell’ambiente, e poiché viaggiava molto, non era sempre pratico mangiare solo cibo vegetariano. Questa era la circostanza ambientale del tempo. Ma oggi abbiamo molte possibilità.

Possiamo scegliere se mangiare cibo vegetariano o se mangiare carne. Con tutta questa scelta, la nostra preferenza deve basarsi sul fatto che tutti gli esseri dei sei regni sono uguali a noi. Questi esseri del regno animale sono come noi, nel senso che provano emozioni disturbanti, e sperimentano continuamente la rinascita nel samsara. È per via del karma passato che matura in questa vita che alcuni esseri nascono nel regno animale, mentre io sono nata nel regno degli esseri umani.

Quindi l’essere vegetariani significa mostrare empatia e compassione universali?

Gli animali sono proprio come noi, e un giorno anche loro possono rinascere come esseri umani, ascoltare il Dharma, impegnarsi nella pratica, e ottenere la buddhità. È assolutamente possibile.

Dunque, la nostra scelta si basa sulla compassione.

Inoltre, siccome vogliamo mangiare gli animali, devono essere uccisi. Al momento della morte, la loro sofferenza è enorme. Specialmente quando vengono macellati per noi, provano paura, terrore, e molto dolore.

La ragione per cui il Buddhismo cinese sottolinea la dieta vegetariana è dovuta principalmente al fatto che dovremmo coltivare la nostra compassione. La pratica buddhista si basa sulla trasformazione della mente, non su quello che facciamo esternamente. Se fossimo tutti vegetariani, ma se la nostra mente fosse comunque piena di odio, avidità, rabbia, e inganno, allora non avrebbe alcun senso.

L’essere vegetariani è principalmente una pratica in cui aspiriamo a provare empatia per tutti gli esseri, desiderando che siano felici e privi di sofferenza. Quindi non ci lasciamo trascinare dal nostro desiderio di qualcosa di appetitoso o delizioso, che però ha come conseguenza l’uccisione degli animali in uno stato di sofferenza, paura, e terrore.

Concludiamo con una domanda facile! Qual è il significato della vita per te?

Potremmo dire che la vita delle persone moderne sia piuttosto stabile. Non è più come duecento o mille anni fa, quando era una preoccupazione dopo l’altra. In questo periodo storico, la sfida è diversa: cosa vogliamo dalla vita?

Molte persone si affidano al mondo materiale per trovare il significato e il valore della vita. Ma non appena c’è un piccolo cambiamento, si agitano. Quando nel profondo non sappiamo il motivo della nostra esistenza, scopriremo che non possiamo affidarci al mondo materiale per tutta la nostra vita, perché tutto cambia, tutto si trasforma.

A prescindere dai nostri sforzi, siamo davvero sicuri di poter possedere tutte queste cose per tutta la vita? Nessuno può garantirci nulla, e questa è una certezza.

Se non possiamo affidarci al mondo materiale, qual è il nostro rifugio? Alcune persone cercano sostegno nella spiritualità. Potrebbero affidarsi a qualche gruppo di sostegno psicologico o a un gruppo religioso, e trovare sostegno in questo. Ma non ci saranno cambiamenti anche lì? Sì, ci saranno cambiamenti. Fintanto che ci affidiamo a qualcosa di esterno, non sarà molto affidabile.

Quando ogni cosa esterna cambia costantemente, il significato della vita per me è di usare ogni momento che abbiamo per coltivare cause positive, per crescere come persona, e per aiutare gli altri.

Venerabile Chang Zao, grazie per la tua saggezza e per le tue meravigliose storie, che sicuramente ispireranno molte persone nel loro viaggio di esplorazione del Dharma!
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