Intervista con Charok Lama

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Study Buddhism ha intervistato Charok Lama nei bellissimi giardini del monastero di Kopan, immerso tra le colline dell’Himalaya nella valle di Kathmandu in Nepal.
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È stata un'esperienza fantastica sedersi con il giovane Charok Lama, stella nascente del mondo buddhista tibetano, per un’intervista nei tranquilli giardini del monastero di Kopan a Kathmandu. Conosciuto ufficialmente come Ngawang Rigdzin Gyatso Rinpoche, nasce nel 1995 nella regione nepalese del Solu Khumbu e, all’età di due anni, venne riconosciuto come la reincarnazione di Kusho Mangden, uno dei più riveriti yogi Nyingma dell’area. All’età di otto anni, Charok Lama si trasferì al monastero di Sera Je nel sud dell’India per perseguire la laurea di geshe. Nonostante la sua giovinezza, è già conosciuto per la saggezza, la compassione, e la dedizione che mostra per gli insegnamenti del Buddha.

Durante la conversazione, Charok Lama ha espresso con sincerità le sue osservazioni sullo stato del mondo di oggi, manifestando preoccupazione per gli stati di confusione e smarrimento che molte persone sperimentano, condividendo i suoi pensieri su cosa potrebbe essere fatto al riguardo, e sottolineando l’importanza di coltivare la presenza mentale, la compassione, e un senso di direzione nelle nostre vite. Ha parlato anche del bisogno per i buddhisti di essere sempre consapevole dei modi in cui i nostri ego possono interferire con la pratica, e di lavorare costantemente per ridurre l’attaccamento al nostro sé.

Uno dei momenti più profondi della nostra conversazione è stato quando Charok Lama ha parlato dell'importanza di contemplare la morte, condividendo quanto questa pratica gli avesse cambiato la prospettiva della sua vita, aiutandolo a riconoscere l’impermanenza di ogni cosa e a concentrarsi su ciò che veramente conta nella vita. Le sue parole sono state un potente promemoria del potenziale trasformativo della pratica buddhista, e della profonda saggezza degli insegnamenti del Buddha.

Nel corso dell’intervista, l’umiltà, le intuizioni, e la compassione di Charok Lama erano palpabili, ed era chiaro che le sue parole erano non solo il frutto della formazione accademica, ma di una profonda riflessione ed esperienza personale. È stato un onore sedersi con questo grande e giovane maestro per ascoltare le sue intuizioni, e ci auguriamo che questa conversazione possa ispirare gli altri a confrontarsi con gli insegnamenti del Buddhismo in modi che promuovano maggiore pace, compassione, e felicità. Buona lettura!

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Study Buddhism: Tu sei, di molto, l’intervistato più giovane che abbiamo mai avuto a Study Buddhism. Quando ho partecipato all’insegnamento che hai offerto agli studenti del corso di novembre qui al monastero di Kopan, sono rimasto impressionato dalla tua saggezza, che andava oltre la tua giovane età. Eri in grado di distillare la gran parte delle domande e dei problemi delle persone – alcune delle quali più vecchie di decenni – in termini semplici con risposte chiare e concise. Qual è, a tuo parere, il problema più grande che le persone affrontano al giorno d’oggi?

Charok Lama: Se osservi il mondo, il problema principale è che le persone si sentono perse, smarrite. Sono molto disconnesse con sé stesse su molti piani. Ciò che il mondo promuove si basa interamente su sfide, bisogni, tentazioni, eccetera. Penso che il Buddhismo attragga molte persone perché offre una comprensione di chi sei, cosa sei, e qual è il tuo sentiero.

Il Buddhismo ha cambiato molto la mia vita. Quando sei adolescente sei pieno di incertezze, non sei sicuro di nulla. Ho avuto esperienze del genere. Quando cominciai gli studi accademici all’università monastica, sentii parlare delle sei paramita: queste pratiche hanno davvero aiutato la mia trasformazione.

Quando parliamo del samsara e dei tuoi problemi nel samsara, ti rendi conto che la gran parte dei problemi sono connessi alla mente. Il Buddhismo è un metodo per lavorare e trasformare la mente. Non importa quanto possa essere stressante una situazione: il modo in cui affronti lo stress dipende dalla tua mente. Potresti vivere in un deserto bollente, o in una terra gelida, ma in base al funzionamento della vostra mente emergono reazioni ed esperienze. Con il Buddhismo, lavoriamo con la nostra mente fino a un livello in cui possiamo effettivamente affrontare qualunque situazione senza avere afflizioni mentali.

Sei stato riconosciuto come un “tulku” alla tenera età di due anni. Il sistema dei tulku è una caratteristica unica del Buddhismo tibetano, e si è evoluto per varie ragioni politiche e sociali, che molte persone nel mondo occidentale potrebbero non capire. Qual è il tuo punto di vista su questo sistema?

Si può riconoscere un tulku, ma ricordatevi che è ancora un bambino. Non bisogna mettergli pressione. Lasciatelo crescere. Non viziatelo, non aspettatevi troppo da lui. Lasciatelo stare, e una volta cresciuto, la sua vera saggezza e le sue potenzialità cominceranno ad emergere. In seguito, potresti dire: “Oh, tu sei il mio guru”. A volte le persone dicono: “Nella sua vita passata era il mio guru; pertanto, è il mio guru anche in questa vita”. Ma penso che, a volte, i tulku riconosciuti non siano l’esatta reincarnazione.

C’è anche il problema che le persone si aspettano troppo da un bambino reincarnato quando le aspettative si scontrano con la realtà. Emergono dubbi, arrivano critiche, e sorgono ulteriori problemi. Il mio consiglio per molte persone che hanno domande su questo è, per il momento, di lasciar andare. E quando poi il bambino cresce, se diventa il vero guru che volevi, ottimo!

In effetti, tutta l’idea della rinascita è difficile da accettare e comprendere per molti studenti occidentali del Buddhismo. Anche le varie tradizioni buddhiste nella storia hanno dibattuto su cosa effettivamente rinasca. Come spieghi la rinascita?

Il modo più semplice per spiegare l'idea della reincarnazione o rinascita è tramite una comprensione del continuum della mente. Se sei qualcuno che crede nelle vite passate e future, nel continuum della mente, allora noi tutti siamo delle reincarnazioni. Tutti si reincarnano. Se studi la mente e il corpo, potresti vedere la mente come l’oggetto dentro il contenitore – il corpo. In effetti stai cambiando il contenitore, come se versassi acqua da una tazza in un’altra: qualcosa del genere.

Dunque, l’acqua continua, ma le tazze cambiano. Al livello più fondamentale, l’idea della reincarnazione può essere descritta in questo modo. Per comprendere la reincarnazione al livello avanzato, per prima cosa hai bisogno di comprendere la mente. Se non capisci cosa sia la mente, la reincarnazione non ha senso. Il corpo è lì. Quando cresce, invecchia, e dopo la morte può essere bruciato o sepolto, e poi si tramuta in polvere. E questo è il corpo. Ma la mente non è così.

È molto difficile provare l’esistenza della reincarnazione. Ci sono persone che ricordano, quando erano molto giovani, le loro vite passate; non sono sicuro di averne incontrato personalmente una, ma ho sentito molte storie del genere. Se riesci a comprendere il continuum della mente, allora la reincarnazione diventa logica.

Molte persone, oggigiorno, soffrono di stress cronico, che può creare molti danni a livello fisico e mentale. Che consigli daresti alle persone che non riescono ad affrontare le sfide quando le cose sembrano essere fuori controllo?

Al giorno d’oggi, uno dei problemi più grandi è non essere in grado di mantenere calma la mente. L’effetto delle cose che fai per mantenere la mente calma è temporaneo. Come menzionato negli insegnamenti del Buddha, la chiamiamo felicità momentanea. Invece di mantenere la mente calma lavorando su sé stessi, sulla mente, le persone cercano di rimanere calme andando al cinema, facendosi fare un massaggio, cose del genere. Abbiamo bisogno di comprendere come queste cose non durino.

La cosa più importante è lavorare sulla mente. Quando ti impegni a calmarla, tutto il resto comincia a funzionare da solo. Anche i problemi cominciano a risolversi da soli. So che sembra impossibile, ma accade, nella mia esperienza personale. I problemi non sono problemi a meno che non li rendi un problema!

Qual è il tuo consiglio per nuovi studenti del Buddhismo? Come dovrebbero avvicinarsi agli insegnamenti?

Mi piace molto il fatto che ci si possa avvicinare al Buddhismo in molti modi: tutti gli 84.000 insegnamenti presentano metodi differenti, indirizzati a persone specifiche con mentalità specifiche. Non esiste un gruppo di persone con una logica e approcci prestabiliti.

Poiché ci sono così tanti insegnamenti e argomenti, dico sempre alle persone interessate al Buddhismo di concentrarsi su quello che tocca il loro cuore. Per alcuni, la vacuità ha senso. Per altri, la compassione. Per altri ancora, l’impermanenza. Per qualcuno che ha sofferto tutta la sua vita, ha senso connettersi all’idea delle quattro nobili verità. Qualunque cosa abbia senso per te, la segui. E siccome segui qualcosa che per te ha senso, comincerai a vedere i risultati.

Gli occidentali dovrebbero avvicinarsi al Buddhismo studiandolo. E non solo studiandolo alla leggera, come molte persone fanno ora. Cominciano un argomento e pensano “Non è granché". Ne cominciano un altro e poi pensano pure che non sia nulla di speciale. Non dovrebbe essere così. Se vuoi davvero cambiare, ci vuole un po’ di tempo. Scegli qualcosa che abbia veramente senso per te, che ti tocca veramente. Poi, una volta che entri nel sentiero dello studio e la pratica di un certo argomento, naturalmente ci saranno progressi.

Certamente la filosofia buddhista richiede molto studio. Rimango sempre affascinato da coloro che studiano per la laurea da geshe, che può richiedere vent'anni di impegno intenso, non-stop. Non tutti saranno in grado di seguire quel sentiero, quindi c’è un tipo di "Buddhismo semplice" che potremmo seguire?

Ancora mi ricordo di quando ero a Bangalore e avevo circa tredici anni. Sua Santità stava offrendo un discorso pubblico. Qualcuno gli porse questa domanda al termine del discorso: “Qual è la via più facile nel Buddhismo?”. E Sua Santità si mise a ridere dicendo: "Una delle cose nel mondo di oggi è che tutti noi cerchiamo qualcosa di più facile, migliore, più conveniente”.

In quel momento, pensai: “È proprio vero. Anche quando si parla di religione, persino del Buddhismo, stiamo cercando una facile via d’uscita. Faccio questo o quello? Devo prendere delle decisioni nella mia vita, e quindi cosa faccio? Vado da un lama e gli chiedo di fare un ‘mo’ (una divinazione)!”. Sua Santità rise e disse: "Nel Buddhismo, non c’è una facile via d’uscita. Devi lavorare su te stesso. Se sei motivato, allora il sentiero diventa facile. Se non sei motivato, il sentiero diventa lungo, e difficile! È nelle tue mani!”. 

Ovviamente, possiamo sempre affidarci a Sua Santità per dire le cose come sono. Pensi che ci siano elementi specifici del sentiero buddhista che i praticanti hanno l’abitudine di ignorare?

Molte persone, invece di lavorare sul loro ego, nel senso di ridurlo, in realtà lo rafforzano attraverso le loro azioni quotidiane. Se vogliamo diventare un praticante e lavorare su noi stessi, allora dobbiamo ridurre il nostro ego. Per entrare nel sentiero, per seguire la via del bodhisattva, per eliminare alla radice l’atteggiamento in cui ci si afferra al sé, ci vuole una pratica vera. Non è facile. Ma al livello fondamentale di ridurre il proprio ego, si può fare. Non è difficile.

All’infuori di impegnarsi a ridurre l’ego, come possiamo cambiare per trasformare le emozioni distruttive?

Il cambiamento interiore dipende dal tuo impegno, da quanto vuoi cambiare, e dipende anche dalla tua passione. La prima cosa di cui hai bisogno è un sentimento d'aspirazione dentro di te. Molte persone pensano che il lavoro della mente dipenda dal corpo, nel senso che se il corpo è in salute, allora la mente può funzionare. Se il corpo non è in salute, allora la mente non può funzionare. Non è così. La mente e il corpo lavorano insieme, ma in modi totalmente differenti. La mente è molto difficile da spiegare!

Nei testi, abbiamo la definizione della mente come “chiara e conoscente”. Ma per comprenderla realmente, hai bisogno di comprendere te stesso. E per farlo, devi lavorare su te stesso. Tornando al concetto della mente e di come lavorare con essa, penso che voglia dire lavorare con le emozioni. Se vuoi davvero comprendere la mente, la prima cosa da sapere è che le emozioni sono diverse dal corpo. Ci sono anche spiegazioni neuroscientifiche su come gli elementi chimici lavorano e innescano le emozioni.  

Le emozioni sono innescate dai vostri sensi, non dai sensi chimici, ma dalle sensazioni di tristezza, felicità, gioia, questi sentimenti profondi. Vedi qualcuno soffrire – un cane, un animale, chiunque – e quando li vedi soffrire ci sono questi sentimenti dentro di te. Li chiamo la miccia della compassione. Non è una compassione piena, ma c’è la sensazione di "Voglio avere la capacità di liberarli dalla sofferenza”.

Queste sensazioni, quando le provate, non sono innescate da elementi chimici. Le emozioni non sono connesse al modo in cui si sente il corpo. Non importa se sei vecchio, giovane, triste, felice, eccetera. Se vedi qualcosa del genere e provi questa sensazione, ecco che c’è il collegamento tra la tua mente e le emozioni.

Meditare sulla realtà della morte è una delle pratiche più antiche della gran parte delle tradizioni buddhiste, e fu insegnata dal Buddha stesso. Quali sono i benefici di questa pratica?

Ignoriamo molti fatti della vita, e uno dei più importanti è la morte. Non solo i buddhisti, tutti hanno paura della morte. Finché sei in vita, la paura più grande è la morte. Sei disposto a dare tutta la tua ricchezza per essere al sicuro, saresti disposto a sacrificare entrambe le tue gambe pur di sopravvivere. Se comprendi la morte, allora i piccoli problemi che hai non importano. Tuttavia, nel mondo, ci concentriamo spesso sui piccoli problemi, e siamo molto bravi a farne un grande problema, stressandoci molto!

È importante comprendere cosa sia la morte, concentrarsi e meditare su di essa, perché effettivamente offre una prospettiva che ci permette di comprendere meglio tutti questi piccoli problemi. Meditare sulla morte per comprenderla è importante, perché ci dà speranza su quello che accadrà dopo.

Tutti gli insegnamenti e i vari temi – dalla devozione al guru fino alle quattro nobili verità, l'origine dipendente, la vacuità, la compassione, l’impermanenza, e la morte – possono motivarti. Ma la morte ci unisce tutti. Cominci ad avere un’idea dell’impermanenza quando vedi le persone morire di tanto in tanto. Ma la comprensione della tua impermanenza – questa è la cosa più difficile.

Se sei disposto a rifletterci, allora può essere una fonte di motivazione, e la tua vita diventerà più significativa. Questo è l'aspetto più importante. Se comprendi la certezza della morte, l’incertezza dell’ora della morte, ciò davvero ti spinge a scegliere un sentiero migliore. Ti sprona, innanzitutto, a diventare un essere umano migliore, poi a sviluppare la tua mente, e terzo a praticare.

Penso che questi tre punti siano le ragioni più importanti su cui meditare per comprendere la morte.

Charok Lama, grazie per il tempo e l’energia che ci hai offerto in questa intervista. Non vediamo l’ora di incontrarti nuovamente in futuro!
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