Pratico, traduco e insegno il Buddhismo da molti decenni e uno dei grandi problemi che ho riscontrato è che molte persone raggiungono un punto morto nella loro pratica molto difficile da superare. Ho riscontrato che le persone trovano molto difficile capire come applicare i vari insegnamenti e pratiche buddiste alla loro vita quotidiana, in termini di come vengono concettualizzati in modo occidentale i problemi emotivi che sperimentiamo e che non sono concettualizzati allo stesso modo nel pensiero buddista tradizionale.
Tutti noi sappiamo cosa sono l'insicurezza, l'insensibilità o l'ipersensibilità, la bassa autostima, la perdita di contatto con i propri sentimenti, con il proprio corpo, l'alienazione, lo stress – tutte queste cose. E non esistono parole tradizionali sanscrite o tibetane per la maggior parte di queste, se non tutte. Ora, questo non significa che gli antichi o gli indiani e i tibetani moderni non sperimentano queste emozioni– le sperimentano, solo che le concettualizzano in modo diverso.
Così ho sviluppato un programma e ho scritto un libro intitolato Lo sviluppo di una sensibilità equilibrata come un ponte, in un certo senso, per mostrare come si possano applicare i vari metodi buddhisti a questi problemi tipici che tutti noi viviamo. L'ho fatto analizzando questi vari problemi secondo il quadro concettuale buddista, per poi vedere come applicare i metodi buddhisti per affrontarli. Una delle principali motivazioni per lo sviluppo di questo programma è perché ne avevo bisogno io stesso. Molto spesso sembra che l'interesse personale e l'auto-aiuto costituiscano almeno una parte dei nostri sforzi per aiutare gli altri. "Forse mi aiuterà e spero che aiuterà anche gli altri". Questo tipo di approccio.
Affrontare in modo costruttivo i problemi di sensibilità
Identificazione degli squilibri della sensibilità
Quando consideriamo questi vari problemi, la questione centrale su cui mi sono concentrato è stata la sensibilità emotiva, che può presentare due estremi: ipersensibilità e insensibilità. Vogliamo avere una sensibilità equilibrata che sia sana, utile e che eviti questi due estremi.
La sensibilità può essere rivolta sia agli altri che a noi stessi, e coinvolge fondamentalmente due fattori: prestare attenzione (quindi cura) e rispondere. Quindi, a cosa prestiamo attenzione e a cosa rispondiamo? Può trattarsi di una situazione altrui o della nostra, oppure può riguardare anche l'effetto del nostro comportamento sugli altri – ciò che diciamo loro, come li trattiamo – e l'effetto del nostro comportamento su noi stessi. Ci sono molte possibilità di ciò che potrebbe essere sbilanciato: possiamo prestare troppa attenzione o troppo poca attenzione, reagire in modo eccessivo, non reagire affatto o reagire in modo inappropriato – e poi mescolando queste cose insieme si ottengono molte possibilità di ciò che può essere sbilanciato.
Se guardiamo un po' più da vicino, parlando in termini di attenzione: si può prestare attenzione con o senza empatia. Per esempio come uomo, potrei cercare di prestare attenzione e di essere ricettivo alla gravidanza di mia moglie e al parto, ma è molto difficile per un uomo entrare in empatia con ciò che una donna prova realmente. E prestare attenzione può essere con comprensione o senza. Noto che non mi sento bene mentalmente, emotivamente, e non capisco perché, cosa ci sia che non va, ma potrei reagire prendendomi una pausa. C'è un esempio in cui non c'è comprensione, ma abbiamo comunque un modo equilibrato e sensibile di affrontare la situazione.
Quindi il primo passo nell'addestramento è identificare e riconoscere in noi stessi quali potrebbero essere i nostri problemi di sensibilità.
Il Buddhismo è ovviamente molto utile e offre molti metodi per affrontare questi problemi. In questo programma ho inserito metodi diversi da diverse pratiche buddiste combinati in un certo ordine per sviluppare una sensibilità equilibrata. Quindi tutto si basa sugli insegnamenti buddisti. Tuttavia, l'ho presentato in modo tale che, sebbene indichi quali siano le fonti buddiste, non è assolutamente necessario avere una formazione buddista, o anche solo conoscerla, per poter praticare questi esercizi.
Ci alleniamo con questi esercizi praticando con persone reali. Spesso nella meditazione buddista ci sediamo, visualizziamo e immaginiamo compassione per tutti gli esseri senzienti. Beh, tutti gli esseri senzienti – grazie mille, ma chi? È troppo vago, troppo generico. E anche se consideriamo tutti gli esseri umani, tutti gli animali, tutti i fantasmi e così via, non tocca comunque il cuore, è troppo astratto seppure ha il vantaggio di un atteggiamento equo verso tutti. Quindi, se pensi in termini di tutti, non si tratta solo dei tuoi preferiti (questo che mi piace e quest'altro che non mi piace). Quindi c'è uno scopo per cui viene fatto in questo modo generale nella pratica generale del Dharma. Ma c'è un altro stile di pratica, con cui si inizia con coloro che si conoscono e poi si estende a tutti.
Quindi ci alleniamo con queste pratiche in tre fasi:
- Prima di tutto con persone che non sono presenti, persone che non conosciamo, sconosciuti e persone che non ci piacciono. Non è molto facile da visualizzare per molti di noi, quindi uso delle immagini. Persone che non conosciamo: metto foto ritagliate da una rivista. Quindi concentriamo la nostra attenzione su queste persone, prestando maggiore attenzione alla loro espressione, ecc., sviluppando una maggiore sensibilità nei loro confronti. Poi foto di persone che conosciamo e che ci piacciono, e poi di persone che non ci piacciono particolarmente. Anche se non si tratta di qualcuno che conosciamo personalmente e che non ci piace, magari un leader politico. C'è sempre qualcuno che non ci piace.
- Poi ci esercitiamo insieme. Di solito ci sediamo e ci guardiamo in cerchio, poi ci dividiamo in gruppi di due a due e lavoriamo insieme.
- La terza fase è lavorare con noi stessi. Per farlo, possiamo guardarci allo specchio e concentrare la nostra attenzione su di noi, lavorare senza specchio e poi con una serie di nostre fotografie nell’arco della nostra vita, in termini del nostro atteggiamento verso noi stessi in passato. Molto spesso non siamo a nostro agio con il modo in cui eravamo "Oh, ero proprio un idiota da giovane", e così via. Siamo ipersensibili a queste cose. Oppure ci sono certi periodi della nostra vita che preferiremmo dimenticare. Questo genere di cose. Non è molto sano.
Calmare la mente e generare un atteggiamento premuroso
Per poter svolgere qualsiasi esercizio, abbiamo bisogno di un certo involucro mentale ed emotivo – involucro è l'unica parola che mi viene in mente – in cui poter racchiudere tutti gli esercizi. Ciò ha due aspetti: una mente tranquilla e un atteggiamento premuroso.
Una mente tranquilla
Mente tranquilla non significa spegnere la radio, non sentire nulla e sentirsi completamente vuoti. Non è così. Ciò che intendiamo per mente tranquilla è mettere a tacere tutto il chiacchiericcio mentale che accade – "Blah bla bla bla bla" – che potrebbe essere giudicante ("Oh, che vestito orribile indossa questa persona", ecc.) o preoccuparsi di se stessi o essere distratti (sei con qualcuno, ma la tua mente è da qualche altra parte). Devi mettere a tacere tutto questo. Per essere sensibili a qualcuno, dobbiamo prestare attenzione. Prestare attenzione significa che la tua mente non è altrove e non stai parlando tutto il tempo nella tua mente, giudicando o commentando: "Oh, che noia. Vorrei che questa persona stesse zitta così posso andare a casa". Bisognerebbe anche mettere a tacere alcuni di questi atteggiamenti e proiezioni che abbiamo, come "Oh, sarà davvero noioso", "Oh, mi divertirò un mondo a questa festa", o cose del genere. Bisogna calmare questo tipo di atteggiamenti e pregiudizi.
Il Buddhismo ha molti metodi per calmarsi, in termini di sviluppo della concentrazione e così via. Il più semplice è il lasciar andare. Ci alleniamo in modo molto semplice: tieni la mano chiusa a pugno, la apri e la lasci andare. E cerchi di fare lo stesso con la mente quando succede tutto questo "bla bla bla"; lascia andare e basta. Ovviamente torna, ma se ti alleni abbastanza a lasciar andare, alla fine ci riesci.
Sviluppare la capacità di lasciar andare è molto utile, soprattutto quando cerchiamo di addormentarci e la mente è piena di pensieri. Beh, lasciamo andare, smettiamo di pensare – non è così facile ma ci si può allenare – e di solito ci si addormenta molto velocemente se si riesce a calmare la mente. Ne abbiamo davvero bisogno, soprattutto quando tutti i nostri pensieri sono concentrati sulle preoccupazioni. Questo può essere davvero debilitante. Sono sicuro che lo sappiamo tutti.
Lo pratichiamo con gli altri. È un esercizio molto interessante riuscire a guardare le altre persone nella stanza senza dire nulla nella propria testa: guardare e basta, senza commentare.
Questo è il tipo di esercizio che pratichiamo e lo puoi fare sull'autobus, per strada quando guidi e ci sono altre macchine, quando sei bloccato nel traffico, ecc. – per avere una mente tranquilla, per non commentare. È molto utile per la salute mentale, in realtà, essere più calmi in questo modo. Una mente tranquilla. Ma non significa che stiamo mettendo a tacere le emozioni costruttive. Ovviamente, se puoi, puoi far tacere una sensazione di paura, di insicurezza, di nervosismo. Ti calmi.
Un atteggiamento premuroso
Un atteggiamento premuroso è il secondo aspetto di questo spazio che cerchiamo di creare. Lo creiamo, lo generiamo, guardando o pensando a qualcuno o a noi stessi:
- "Sei un essere umano. Hai dei sentimenti, proprio come me"
- "Il modo in cui ti tratto e in cui ti parlo, influenzerà i tuoi sentimenti, proprio come il modo in cui parli e ti comporti nei miei confronti influenzerà i miei"
- "Quindi prendo sul serio te e i tuoi sentimenti. Ci tengo a te"
- "Mi interessa come ti senti"
È molto, molto efficace, in realtà, se solo riuscissimo – anche solo come primo passo – a ricordare: "Ehi, questo è un essere umano e ha dei sentimenti, e i suoi sentimenti possono essere feriti da quello che faccio e da quello che dico". È una comprensione, una presa di coscienza davvero illuminante, guardare tutti in questa stanza, per esempio, e vedere: "Beh, sei un essere umano. Hai dei sentimenti. Hai dei sentimenti, hai dei sentimenti... Tutti in questa stanza hanno dei sentimenti. Nessuno vuole essere ignorato. Nessuno vuole essere rifiutato. Abbiamo tutti dei sentimenti. Siamo tutti uguali". Questo è l'atteggiamento premuroso.
Dedichiamo molto tempo a cercare di sviluppare questi due aspetti – le due ali, come le descrivo io, su cui vola l'intera pratica – la mente quieta (non giudicante) e l'atteggiamento premuroso. E quando lo abbiamo sviluppato questo, o almeno abbiamo fatto dei passi avanti in questa direzione, si crea lo spazio protetto in cui svolgere il resto delle pratiche. Perché allora abbiamo la sensazione che tutti nella stanza stiano cercando di essere non giudicanti e mi prendano sul serio come essere umano con dei sentimenti. Tutto questo è nella prima parte – la pratica è divisa in quattro parti – queste sono le basi.
Immaginare la sensibilità ideale
Poi immaginiamo come dovrebbe essere la sensibilità ideale. Bisogna avere un'idea di cosa stiamo cercando di raggiungere, la sensibilità ideale, e poi immaginiamo di essere così e cerchiamo di esserlo in parte: privi di giudizi, senza alcun senso di superiorità, senza la sensazione di un muro solido che ci separa e ci impedisce di relazionarci. Potremmo avere paura dell'altra persona, di commettere un errore o di non piacere, ma non le proviamo ora. Sentiamo che è una gioia stare con gli altri o con noi stessi. Non creiamo nemmeno giudizi su noi stessi "Oh, sono così terribile", ecc. Sentiamo calore emotivo e comprensione, autocontrollo per non ferire l'altra persona con ciò che diciamo e come ci comportiamo. È molto importante essere consapevoli del nostro tono di voce quando parliamo con gli altri. A volte può sembrare molto duro perché non è rilassato. Quindi il tono di voce è molto importante.
Ci comportiamo con riguardo – come quando qualcuno arriva, fuori fa caldo e noi con premura gli offriamo dell’acqua. Qualcuno torna a casa stanco dal lavoro e tu sei premuroso e non lo bombardi subito con le tue richieste. Telefoni a qualcuno e chiedi: "Hai tempo? Va bene parlare ora o ti interrompo? Ti chiamo più tardi?". C'è questa presunzione che l'altra persona dovrebbe immediatamente lasciare qualunque cosa stia facendo per parlare con me – che posso interrompere in qualsiasi momento. È molto insensibile, non è vero? E ricorda: "Hai dei sentimenti, proprio come li ho io", ed è questo il punto. Mi piacerebbe che tu fossi così con me, quindi cerco di essere così con gli altri.
Affermare e accedere alle nostre capacità naturali
Poi affermiamo e accediamo alle nostre capacità naturali. Sono capace di essere così? Questo significa, a livello molto pratico, ricordare quella che chiameremmo, in generale, la natura di Buddha. Cosa ci permetterà di diventare un Buddha e di raggiungere una sensibilità equilibrata? Quindi riaffermiamo questi talenti fondamentali che possediamo: la capacità di provare gioia, di essere concentrati, di provare emozioni positive, comprensione e autocontrollo. Il nostro spirito può essere elevato, possiamo sentirci ispirati. Riaffermiamo queste capacità ricordando le esperienze quotidiane in cui le possediamo. Ad esempio, non possiamo scrivere al computer o inviare un messaggio sul cellulare se non siamo concentrati. Ne siamo capaci. Possiamo provare emozioni positive, come quando accarezziamo un gattino o un cucciolo in grembo. Sappiamo come allacciarci le scarpe. Usiamo esempi comuni come questi per riaffermare che possediamo queste capacità naturali, dobbiamo solo lavorarci su.
Astenersi da comportamenti distruttivi
La cosa successiva, molto basilare, è impegnarsi ad astenersi da comportamenti distruttivi. Il Buddhismo presenta dieci tipi fondamentali di comportamento distruttivo, ma questi possono essere ampliati e intesi in un senso molto più ampio e flessibile.
Quindi cerchiamo di identificare quando, ad esempio, facciamo qualcosa di fisicamente dannoso, non necessariamente uccidiamo qualcuno o noi stessi. Potrebbe essere anche camminare troppo velocemente con una persona anziana. È distruttivo, non è vero? Fa sentire l’anziano molto a disagio. O mentire. Spesso mentiamo a noi stessi e ci inganniamo. Ci sono molti esempi generali a cui possiamo pensare. Parole dure. Quanto spesso ci diciamo parole dure nella nostra mente?
Cerchiamo di riconoscere il modo in cui ci comportiamo con gli altri e con noi stessi e, invece di sentirci in colpa, ci determiniamo a lavorarci per evitarli.
Unire calore e comprensione
Nell'esercizio successivo ci determiniamo a combinare calore e comprensione, due aspetti molto importanti nel rapporto con gli altri e nel modo in cui rispondiamo. Alcune di queste decisioni riguardano il prendere gli altri sul serio, non aver paura di rispondere, assimilare tutte le informazioni senza trarre conclusioni affrettate, ed evitare di dare aiuto o consigli indesiderati e superflui.
Questa è la prima parte, le basi.
Scoprire i talenti della nostra mente e del nostro cuore
Spostare l'attenzione dalla mente e da noi stessi all'attività mentale
La seconda parte dell'addestramento consiste nello scoprire i talenti della nostra mente e del nostro cuore. Per questo, dobbiamo prima di tutto spostare l'attenzione dalla mente e da noi stessi all'attività mentale. Questo si basa fondamentalmente sugli insegnamenti di mahamudra.
In ogni momento si verifica il sorgere di una sorta di ologramma mentale (un'apparenza) e di percezione. Tutti questi impulsi luminosi arrivano agli occhi e vengono trasformati in impulsi elettrici e chimici, e poi in qualche modo il cervello crea un ologramma mentale. Questo è ciò che vediamo, ed è questo che significa vedere, o sentire. Non esiste un io concreto separato da esso che è l'osservatore o il controllore. C’è solo attività mentale, momento per momento.
Questo ci aiuta, soprattutto se siamo ipersensibili, a prendere un po' di distanza. Sebbene non ci sia un io separato come un controllore nella mia testa che osserva tutto questo e preme dei pulsanti, io sono comunque responsabile di ciò che vivo e faccio. Il contenuto di ciò che vivo cambia sempre ed è specifico per me, è individuale. Ciò che osservo in una situazione è molto diverso da ciò che osservi tu, e sperimenterò gli effetti della mia attività mentale: se io sono depresso, io mi sentirò male.
In un certo senso ci stiamo un po' disimpegnando da questa reazione eccessiva, da questo "Io io io io io". C’è solo l'attività mentale di base, momento per momento: abbiamo identificato quella che chiamiamo la mente grossolana.
Apprezzare la natura chiara e luminosa dell'attività mentale
Per la mente o attività mentale sottile, quando guardiamo il volto di una persona agitata c'è la produzione di un ologramma mentale e la visione. Non importa che tipo di emozione potrei provare in risposta – arrabbiarmi, spaventarmi o qualsiasi altra cosa – questo non blocca l’attività mentale di vedere questa immagine, questo volto, vero? E nemmeno il mio pensiero verbale lo blocca, lo vedo comunque. Il pensare di non potermi relazionare con questa persona non crea un difetto intrinseco, posso ancora percepire e vedere questa persona, indipendentemente da ciò in cui credo. In altre parole, le mie proiezioni, il mio atteggiamento e così via – "Oh, non riesco a relazionarmi con questa persona" – non bloccano l'attività mentale che sta ancora vedendo la persona. Non importa cosa penso, sono incapace di cambiare la realtà. Potrei pensare che questa persona sia un mostro e così via ma questo non la trasforma in mostro, continuo a vedere il suo volto.
Quindi è molto importante riconoscere che questo livello sottile di semplice percezione – creare semplicemente un ologramma mentale e percepire – è lì con continuità, non importa quanto siamo turbati o quale spazzatura verbale ci passi per la testa. Non importa, è sempre lì. È molto importante perché solo così possiamo accedervi.
Accedere ai talenti naturali della nostra mente e del nostro cuore
Il prossimo esercizio consiste nell’accedere ai talenti naturali della mente e del cuore. Abbiamo identificato che questa continuità, questo livello molto basilare, è sempre presente, quindi come possiamo accedere a questo e ai suoi talenti naturali? Sulla base di questo lasciar andare che abbiamo praticato fin dall'inizio, per prima cosa rilasciamo la tensione muscolare, lasciamo andare il pensiero verbale e i film che proiettiamo nella nostra mente, i nostri preconcetti e giudizi non verbali, e lasciamo andare – ora, questo è molto sottile – i ruoli proiettati e le aspettative associate che potremmo avere sull'altra persona e su noi stessi ("Dovrei essere forte", oppure "Tu sei il bambino e io sono l'adulto", "Io sono la madre", o "Io sono il padre", e tutte le proiezioni e i ruoli associati che interpreti per ricoprire quel ruolo). Devi abbandonare tutto questo. Solo essere umano.
Se riusciamo a raggiungere questo rilassamento profondo, lasciando andare tutto lo stress e queste cose, allora cerchiamo di notare cosa sentiamo realmente in questo stato, semplicemente immersi nell’attività mentale molto sottile. Scopriamo che quando siamo davvero rilassati c'è naturalmente una sensazione di calore, un livello molto basso di gioia (non è "Evviva! Evviva!" ma non siamo depressi o altro, ci sentiamo bene), siamo molto aperti all'altra persona (non siamo sulla difensiva ma naturalmente attenti e interessati), e non c'è esitazione o ansia nel rispondere con qualsiasi parola o azione sembri appropriata.
Questa è la vera chiave, riuscire a rilassarsi e semplicemente accedere a questi talenti naturali – questo deriva dagli insegnamenti dzogcen – rilassarsi e accedere ai talenti naturali della mente. Sono lì, se solo si riesce a calmarsi abbastanza.
Applicare i cinque tipi di consapevolezza profonda
Poi lavoriamo con i cinque tipi di consapevolezza profonda, come li chiamo io, i nostri talenti specifici che hanno a che fare con il funzionamento di questa attività mentale.
- Siamo in grado di acquisire informazioni.
- Siamo in grado di vedere schemi, di mettere insieme le cose: schemi di comportamento di qualcuno, schemi in noi stessi, cose che si incastrano. Questo è importante nelle relazioni per avere un'idea degli schemi e per comprendere il comportamento degli altri.
- Siamo in grado di vedere l'individualità delle cose. Non vediamo tutti semplicemente come: "Beh, qui nel libro c'è scritto che quando qualcuno ha questo problema, questo è ciò che facciamo", e quindi lo applichiamo a tutti allo stesso modo. Non proprio così. Vediamo l'individualità delle persone e possiamo adattarle ai singoli individui, perché siamo in grado di riconoscerli.
- Possiamo relazionarci con le cose. Questo è un altro modo di essere consapevoli: cosa fare con qualcosa. Io so cosa fare: posso prendere questo bicchiere, posso portarlo alla bocca e so di dover bere. Lo sai. È il modo in cui funziona la mente.
- Sappiamo cosa sono le cose e che non esistono in modi assolutamente ridicoli e impossibili.
Stiamo scoprendo i talenti della nostra mente, con cosa possiamo lavorare.
Eliminare la confusione sulle apparenze
Il passo successivo è dissipare la confusione sulle apparenze. In altre parole, dobbiamo reagire a ciò che è reale. L'attività mentale crea ologrammi mentali, ma prima dobbiamo verificare se sono validi: ciò che appare è valido? Perché potrebbe essere che lo stiamo distorcendo e non stiamo realmente vedendo la realtà.
Convalidare le apparenze che percepiamo
Questo primo esercizio è molto generale. L'esempio che uso qui è vedere un lavandino pieno di piatti sporchi:
- Per prima cosa dobbiamo confermare l'aspetto convenzionale di ciò che vediamo: sì (la negazione non aiuta in questo caso), non li ho lavati.
- Poi dobbiamo conoscere i sentimenti esagerati, questo orribile pasticcio qui e questo pigro e sciatto compagno con cui vivo che non ha lavato i piatti.
- Quindi dobbiamo respingere questa immagine e questa sensazione immaginando che sia come forare un palloncino con uno spillo. Abbiamo gonfiato la situazione e – non che ci sia un io separato che arriva con uno spillo e fa scoppiare il palloncino, ma è semplicemente il palloncino a scoppiare.
Allora, cos'è questo palloncino gonfio che facciamo scoppiare? È come un libro di fiabe – La principessa e il caos o La vittima contro il pigrone – in cui il mio partner non l'ha fatto, e io sono questa povera vittima moralista e questa persona orribile non ha lavato i piatti. Fai scoppiare quel palloncino. Quindi possiamo usare sia l'immagine dello scoppio del palloncino sia il libro di fiabe con la fiaba La principessa e il caos. Chiudiamo e guardiamo semplicemente la situazione, accettando la realtà di ciò che è. Questo è molto efficace quando ci guardiamo allo specchio e inizia la fiaba con La bella e la bestia, con la bella che guarda la bestia allo specchio: "Sono davvero così?". Il libro di fiabe si chiude. È molto efficace, solo in termini di immagine mentale.
Se si tratta di un'apparenza ingannevole, come ne La bella e la bestia o qualcosa del genere, o di un "Sei una persona orribile", allora dobbiamo decostruire queste apparenze ingannevoli. Ci sono parecchi esercizi da fare.
Visualizzare i cambiamenti della vita
Dobbiamo visualizzare i cambiamenti della vita, per cominciare. Quando ci arrabbiamo molto con qualcuno lo congeliamo in un'immagine fissa. Se prendiamo l'esempio di una persona anziana con l'Alzheimer in una casa di cura, seduta su una sedia a rotelle, che gioca con un asciugamano e sbava, l'apparenza ingannevole che sia sempre stata così, fa sì che diventiamo molto insensibili e spaventati su come relazionarci con lei. Quindi cerchiamo di pensare che questa persona è stata bambina, adulta, aveva una famiglia, una professione, una vita intera e questa è solo una parte di quella vita. Quindi cerchiamo di decostruirla da una semplice immagine fissa a una visione dell'intero arco di vita che attraversa tutti questi cambiamenti. Allora è molto più facile relazionarsi in modo sensibile.
Possiamo farlo anche nell'altra direzione, nel futuro, in termini di come ci si relaziona con un bambino o un adolescente, per rendersi conto che questa persona diventerà adulta e così via, e avrà una vita. Questo aiuta a sviluppare più rispetto per questa persona che ora è solo un bambino o un neonato. A volte i genitori pensano di poter discutere e litigare in presenza di un bambino di due anni pensando che non ci saranno conseguenze.
Scomporre le esperienze in parti e cause
Nell'esercizio successivo sezioniamo le esperienze nelle loro parti e cause. Le parti come "Questa persona è così sconvolgente" e così via sono fatte di un insieme di atomi, piccoli pezzi di un corpo. Questo è solo un aspetto della loro vita, hanno molte altre sfaccettature della loro personalità così come ci sono molte altre sfaccettature del mio rapporto con questa persona. Questa è solo una piccola parte, una piccola scena che è accaduta. Dimentichiamo l'intero contesto.
Poi pensiamo a tutte le cause. Non pensiamo mai ai fattori causali che hanno portato a questo comportamento sconvolgente. Forse hanno avuto difficoltà in ufficio, forse i figli li hanno messi in difficoltà durante il giorno, forse qualcosa si è rotto in casa, e così via. Non pensiamo mai a questo, reagiamo solo a ciò che vediamo davanti ai nostri occhi. Naturalmente potremmo, come psichiatri o psicologi, pensare alle cause in termini di infanzia, di come la famiglia e la società li ha trattati. Se si analizza attentamente, ci sono un milione di cause coinvolte nel perché questa persona si è comportata in quel modo e naturalmente si possono anche includere le vite passate.
È incredibile quanto siano ingannevoli le apparenze che percepiamo. Ad esempio, dimentichiamo il fatto che questa persona ha amicizie e relazioni con altri. Non sono l'unico nella sua vita, quindi perché dovrebbe essere sempre disponibile per me? Ma a noi sembra così, non è vero? Perdiamo il contesto, non vediamo che la sua relazione con me è solo una parte della sua vita.
Vedere le esperienze come onde dell'oceano
Per decostruire il dualismo usiamo l'immagine del vedere le esperienze come onde nell'oceano. Quindi l'esempio è: "Come osi dirmi questo?". C'è questa sensazione dualistica, il giudice e il colpevole. Ma cos'è successo in realtà? Abbiamo solo sentito il suono di una voce che pronunciava queste parole e immaginiamo l'esperienza di sentire quelle parole come un'onda nell'oceano della nostra sottile attività mentale. Poi, a causa delle nostre proiezioni, quell'onda è diventata sempre più grande. Con questa cosa dualistica del giudice e del colpevole e "Come osi?" e così via, e l'emozione disturbante - ci siamo arrabbiati - , è diventata un'onda enorme, mostruosa.
Immaginiamo di essere l'oceano: non importa quanto grande sia l'onda, è solo acqua. Non può disturbare l'oceano stesso. Abbiamo la semplice esperienza di sentire delle parole. Poi, in uno stato mentale calmo, senza dare troppa importanza a nulla, gestiamo la situazione. Hai la mente lucida e quindi capisci come fare.
Unire la compassione alla decostruzione
Poi cerchiamo di combinare la compassione con tutti questi diversi tipi di decostruzione. In realtà si tratta di tre esercizi distinti.
La terza parte consiste nel decostruire le apparenze ingannevoli. Abbiamo le nostre fondamenta, la prima parte, e ci rendiamo conto di avere tutti questi talenti naturali e di come accedervi, e poi decostruiamo le apparenze ingannevoli. Dobbiamo assicurarci che ciò a cui risponderemo sia la realtà effettiva, la situazione reale, senza gonfiarla in qualcosa di tangibile o non vedendo solo un piccolo, ristretto frammento e non la situazione nel suo complesso.
Rispondere con sensibilità equilibrata
Adattare i nostri fattori mentali innati
La quarta parte riguarda come rispondere in modo equilibrato. Qui dovremo affrontare i fattori che sono coinvolti in ogni momento della nostra esperienza, e che puoi adattare:
- Quanta attenzione presti a qualcosa.
- Quanto interesse hai per questo.
Questo è molto importante. Se non sei interessato, non presti attenzione.
- Bisogna distinguere qual è la loro espressione facciale, la loro postura, sembrano tesi, stanchi, malati?
- Concentrazione.
- Intenzione.
Accettare la sofferenza e donare felicità
Il prossimo esercizio consiste nello sbloccare le emozioni. Come possiamo sciogliere le emozioni bloccate? Per prima cosa ci rilassiamo. Ora affrontiamo altre variabili in termini di rilassamento: lasciar andare la tensione, la preoccupazione, l'essere troppo veloci o molto apatici, assonnati. Cerchiamo uno stato di rilassamento e freschezza, come dopo una doccia rinfrescante. Sentirsi rilassati e freschi è molto importante per riuscire a sbloccare le emozioni, senza averne paura.
Poi dobbiamo sviluppare una sorta di equanimità, che non significa aggrapparsi all'altra persona, né provare avversione o indifferenza. "A nessuno piace essere attaccato o che qualcuno si attacchi a noi. Non mi piace quando vengo rifiutato o ignorato, non piace a nessuno".
Quindi attenzione ad attaccamento, avversione e indifferenza verso noi stessi. Cosa significa? Equanimità verso me stesso significa che non sarò iperprotettivo nei miei confronti, non sarò spaventato dai miei sentimenti e così via, e smetterò di essere troppo impegnato senza tempo per provare nulla.
Poi essere aperti e interessati. Il dolore che gli altri provano è reale.
Tutto questo avviene nel contesto della pratica buddista del dare e ricevere, che consiste nell'accettare la sofferenza degli altri e donare loro felicità. Il problema principale è che abbiamo paura di percepire la loro sofferenza, di provare empatia. Per questo motivo, non dobbiamo essere tesi, non dobbiamo preoccuparci, non dobbiamo aggrapparci all’altro, averne paura o ignorarlo: solo essere aperti e interessati.
Poi sviluppa l'interesse. Il dolore deve essere rimosso, hanno bisogno di conforto. Come dice Shantideva: "Il dolore dovrebbe essere rimosso solo perché fa male, non perché ha un proprietario (che sia il tuo dolore o il mio dolore)". Poi empatia e compassione, disponibilità a lasciarsi coinvolgere.
Non aver paura di sentirti triste. È solo una sensazione, quindi puoi allenarti. Qual è la differenza tra solleticare la mano, pizzicarla e semplicemente tenerla? È solo una sensazione, niente di che. Quindi non aver paura di sentirti triste quando senti che qualcuno si trova davvero in una situazione difficile e ti dice che ha appena scoperto di avere il cancro, o qualcosa del genere.
Inspira il dolore, lo accetti, lo senti. Usiamo questi esercizi per essere come l'oceano. Lo senti ma poi si placa, e accediamo a questo livello sottile che ha un calore naturale e ti permette di proiettare calore e conforto all'altra persona.
Questa è una situazione molto delicata - se qualcuno ti dice di avere il cancro ovviamente ti senti triste. Accettare la sua sofferenza non vuole dire che sei felice che stia male. Quindi, come fai a sentire la sofferenza e allo stesso tempo proiettarla su di loro con calore e conforto, senza essere terrificato e piangere con loro? Questo è il metodo.
Prendere decisioni delicate
L'ultimo esercizio riguarda il prendere decisioni delicate. Come si decide cosa fare? Significa affrontare decisioni davvero difficili, come porre fine a una relazione, cambiare lavoro, trasferirsi? Queste decisioni importanti sono molto, molto difficili. Come si prende una decisione delicata?
Quello che la maggior parte di noi affronta è in termini di una relazione che semplicemente non funziona. Quindi, prima bisogna far scoppiare il palloncino della vittima ("povero me") e dell'oppressore ("persona orribile") e poi cercare di verificare i fatti: come mi ha trattato questa persona? Come l'ho trattata io? E così via. E poi dobbiamo esaminare quattro cose (e ho un'analisi completa su questo):
- Cosa mi va di fare?
- Cosa voglio fare?
- Cosa devo fare?
- Cosa mi dice l'intuizione?
Useremo un semplice esempio per capire che sono molto diverse. Sono a dieta. Devo perdere peso. Passo davanti alla panetteria e vedo la mia torta al cioccolato preferita:
- Beh, certo che ho voglia di entrare, comprarlo e mangiarlo.
- Ma voglio perdere peso.
- Ho bisogno di perdere peso per motivi di salute, per la pressione alta.
- L'intuizione: "Beh, non lo so. Forse un pezzettino non fa male."
Come dice sempre mia sorella: non contano le briciole della torta. Gli altri prendono la fetta, e poi tu mangi le briciole dal piatto.
Poi analizzi: perché mi sento così? Perché sento di voler rompere con questa persona, ma sento che non troverò mai un altro partner, eppure ho bisogno di rompere? Quindi analizzi il perché. Quali sono i fattori che influenzano questo? Puoi fare un elenco con i vantaggi e gli svantaggi. Ed è un motivo sensato per cui voglio rompere o per cui sento che verrò rifiutato e così via? Questo è dovuto alla bassa autostima. È realistico? E così via. Arrivi a una conclusione sul da farsi. Prendi una decisione basata sulla considerazione di tutti questi fattori, non solo su ciò che senti in questo momento.
Conclusione
Quindi questo è l'allenamento base della sensibilità. Sono diciotto esercizi. È un programma molto approfondito e per completarlo ci vogliono circa tre anni, se si fa una sessione a settimana (bisogna farlo lentamente perché emergono molte cose). I risultati che ho visto da coloro che l’hanno seguito sono davvero molto utili. Ci sono altri quattro esercizi, che chiamo allenamento avanzato, che sono metodi più dettagliati per decostruire le apparenze ingannevoli. Perché per la maggior parte di noi è davvero molto difficile perché viviamo solo nelle nostre fantasie, nelle nostre proiezioni.