Introduzione
Siamo riuniti oggi a Nuova Delhi, in occasione di questa conferenza del 2009, per discutere del contributo della cultura tibetana alla comprensione globale: progressi e prospettive. La cultura tibetana è un argomento vasto che abbraccia molteplici aspetti: le tradizioni spirituali buddhista e bon, la medicina, la creazione di calendari, l'astrologia, l'arte, l'architettura, la musica, la danza, la lingua e la letteratura. Nessuno di questi aspetti, tuttavia, è sorto in isolamento; al contrario, ognuno si è evoluto nel dialogo con molte altre civiltà. Il Tibet è stato un crocevia dove si sono incontrate idee dello Zhang-zhung, indiane, cinesi, greche, persiane, khotanesi e turche. I tibetani non hanno adottato integralmente nessuna di queste tradizioni, né singolarmente né in combinazione. Piuttosto, hanno trattato criticamente tutto il materiale straniero e hanno sviluppato i propri sistemi unici rielaborando e fondendo diverse idee con le proprie tradizioni autoctone.
Inoltre, poiché la cultura tibetana si è sviluppata a partire da numerose altre civiltà, non è rimasta un'entità statica, isolata dall'interazione continua con i popoli vicini. Al contrario, la lingua e la cultura tibetana si sono diffuse e hanno interagito con molte altre civiltà, contribuendo in modo significativo alla comprensione globale nel corso dei secoli. Prima di esaminare questo fenomeno interculturale ai giorni nostri, ripercorriamone la storia.
Indagine storica
Nel corso dei secoli, la cultura tibetana si è diffusa verso nord lungo la Via della Seta, raggiungendo le città-stato del bacino del Tarim e del corridoio del Gansu, e successivamente la Mongolia, la Dzungaria nel Turkestan orientale, l'est degli attuali Kazakistan e Kirghizistan, la Cina settentrionale, la Manciuria e le regioni della Buriazia, della Calmucchia e della Tuva in Russia. Verso sud, si è diffusa in tutti gli stati himalayani e oltre, dall'attuale Pakistan settentrionale all'attuale Birmania settentrionale. Di conseguenza, la multiforme cultura e lingua tibetana hanno svolto un ruolo unificante nell'Asia centrale e nelle regioni himalayane, analogamente a quello della cultura romana e del latino nell'Europa medievale.
Ad esempio, dalla metà del VII secolo d.C. al regno di re Langdarma, a metà del IX secolo, l'Impero tibetano governò, in misura variabile, le città-stato della Via della Seta nel bacino del Tarim e nel corridoio del Gansu, nonché le regioni di confine adiacenti con la Cina e le regioni himalayane, dal Ladakh, attraverso il Bhutan, fino agli attuali Yunnan e alla Birmania settentrionale. Sebbene questa vasta area fosse la patria di numerosi gruppi etnici, culture e lingue diverse e fosse attraversata da mercanti provenienti da terre ancora più lontane, la lingua e la cultura tibetana fungevano da veicolo per facilitare la comprensione internazionale.
Inoltre, dopo la disgregazione dell'Impero tibetano con l'assassinio del re Langdarma, quando sorsero diversi piccoli stati cuscinetto lungo la Via della Seta, la lingua tibetana e la cultura buddhista continuarono a svolgere un importante ruolo unificante in queste regioni per diversi secoli. Ad esempio, almeno fino all'inizio del X secolo, la lingua tibetana veniva utilizzata per scopi commerciali e diplomatici nel Corridoio del Gansu e lungo la Via della Seta fino a Khotan, poiché era l'unica lingua comune alle diverse popolazioni presenti in quelle zone. Inoltre, gli studiosi di queste aree tradussero testi buddhisti dal tibetano in varie lingue locali, in particolare in uiguro a partire dalla metà del X secolo e in tangut dalla metà dell'XI secolo. Gli uiguri qocho erano stanziati nel Turkestan orientale e i tangut nel Gansu meridionale e nell'attuale Ningxia, a est dell'Amdo. I tangut utilizzarono persino l'alfabeto tibetano per trascrivere il loro sistema di scrittura ideografica estremamente complesso, come ausilio per aiutare i parlanti tangut ad imparare a leggere la propria lingua. Alcuni testi buddhisti cinesi furono trascritti anche in caratteri tibetani per facilitarne la recitazione.
La cultura tibetana e il buddhismo iniziarono a diffondersi nelle regioni mongole a partire dalla metà del XIII secolo. Successivamente, i vari rami mongoli li propagarono ulteriormente. Ad esempio, a partire dal XVI secolo, il ramo dzungar dei mongoli occidentali fondò monasteri di tende e, in seguito, monasteri di pietra nel Kazakistan orientale e nel Kirghizistan, tutti di ispirazione buddhista tibetana. Il ramo calmucco dei mongoli occidentali portò con sé la cultura tibetana e il buddhismo nella regione del Volga in Russia quando vi migrò all'inizio del XVII secolo. I mongoli centrali, a loro volta, diffusero la loro eredità tibetana ai mongoli buriati nella Siberia meridionale, a partire dalla metà del XVIII secolo, e alle popolazioni turche di Tuva, anch'esse nella Siberia meridionale, qualche decennio dopo.
Già all'inizio del XIV secolo, gli studiosi iniziarono a tradurre testi buddhisti dal tibetano al mongolo. All'inizio del XVII secolo, gli studiosi mongoli avevano completato la traduzione dell'intero Kangyur e, a metà del XVIII secolo, dell'intero Tengyur. Durante la prima metà del XVII secolo, un numero considerevole di testi buddhisti fu tradotto dal tibetano anche in oirat, la lingua classica dei mongoli occidentali, inclusi gli dzungari e in seguito i calmucchi. Nonostante queste traduzioni canoniche in mongolo e oirat, molti studiosi mongoli continuarono a scrivere i loro testi e commentari in tibetano. Un tempo, anche i dibattiti monastici si svolgevano in lingua mongola, ma i mongoli si resero presto conto che era più conveniente continuare a tenerli in tibetano.
A partire da Kublai Khan, a metà del XIII secolo, i mongoli introdussero la cultura tibetana e il buddhismo nella Cina settentrionale. Da quel momento in poi, fino alla caduta della dinastia Qing manciù all'inizio del XX secolo, la forma tibetana del buddhismo fu la religione di corte della Cina per quasi tutti i suoi imperatori. Sebbene il Kangyur manciù sia stato in realtà tradotto in manciù dal cinese e non dal tibetano, i manciù utilizzarono per il loro canone non solo il titolo tibetano "Kangyur", ma anche lo stile tibetano per i colophon di ciascuno dei suoi testi. Nella loro residenza estiva a Jehol, l'odierna Cengde nella Manciuria meridionale, gli imperatori manciù costruirono persino repliche del Potala, del Norbulingka, del monastero di Tashilhunpo e del tempio principale di Samye, nel tentativo di utilizzare il buddhismo e la cultura tibetana come forza unificante per i tibetani, i mongoli, i manciù e gli han cinesi del loro impero. Inoltre, i manciù stamparono molti testi buddhisti tibetani con trascrizione in manciù per facilitarne la recitazione e, alla fine del XVIII secolo, prepararono un dizionario sanscrito-tibetano-manciù-mongolo-cinese di termini buddhisti. Ciò indica che anche i buddhisti manciù si affidavano ai testi tibetani per gran parte della loro pratica spirituale.
Pertanto, il tibetano è rimasto la principale lingua di apprendimento e di pratica buddhista in molte parti della vasta area in cui la cultura tibetana si è diffusa durante l'era premoderna, in particolare nelle varie regioni mongole e himalayane. In breve, questi popoli dell'Asia centrale e dell'Himalaya hanno tradizionalmente guardato al Tibet come guida spirituale e intellettuale. In questo modo, la lingua e la cultura tibetana hanno tradizionalmente svolto un ruolo di mezzo per promuovere la comprensione globale in questa vasta area.
L'era moderna: sviluppi generali
Dalla metà del XX secolo molti aspetti della cultura tibetana si sono diffusi all'estero tanto che ora, all'inizio del XXI secolo, possiamo affermare con certezza che la cultura tibetana ha una portata veramente globale. Si è trattato di uno sviluppo straordinariamente rapido, indubbiamente stimolato dall'arrivo della comunità tibetana in esilio in India e Nepal. Ad esempio, quando iniziai a studiare tibetano all'Università di Harvard nel 1967, il materiale disponibile sul buddhismo tibetano era pressoché inesistente. Dovevamo fare affidamento principalmente sulle opere di Evans-Wentz, Alexandra David-Neel e Lama Govinda. L'unico libro di grammatica tibetana disponibile, scritto dal missionario cristiano Jaeschke a metà del XIX secolo, analizzava la lingua in termini di grammatica latina. Il mio insegnante, il professor Nagatomi, era giapponese e non aveva idea di come si pronunciasse la lingua. Ce la insegnò usando la grammatica giapponese. All'epoca, nelle università occidentali, l'approccio agli studi tibetani era quello di considerare il Tibet una civiltà estinta, simile all'antico Egitto o alla Mesopotamia, soggetta alla ricerca e alle teorie degli studiosi occidentali riguardo a quali potessero essere stati i suoi insegnamenti.
Quando andai per la prima volta in India con il programma Fulbright nel 1969, dovetti analizzare da solo la struttura fonetica della lingua tibetana, come un antropologo linguistico, per imparare a pronunciarla. Non avevo idea dell'estensione né tantomeno del contenuto del tesoro di conoscenza ed esperienza tibetana. Tutto era sconosciuto. Quando studiai con ghesce Nauang Dhargye, punto per punto, la tradizione orale del lam-rim, gli stadi graduali del sentiero verso l'illuminazione, per la mia tesi di dottorato, non sapevo nemmeno quale punto seguisse dopo. Quando assistevo a discorsi e iniziazioni tantriche di grandi lama tibetani, non c'era alcuna traduzione. Non capivo quasi nulla di quello che stava succedendo. Era tutto una grande avventura nell'ignoto.
Oggi, a più di quarant'anni di distanza, la situazione è completamente diversa. Un gran numero di testi e insegnamenti orali del buddhismo tibetano e, in misura minore, anche della tradizione Bon, sono disponibili in traduzione in diverse lingue occidentali e asiatiche moderne. Maestri spirituali tibetani hanno fondato numerosi centri buddhisti e bon in tutto il mondo, con un numero sempre crescente di studenti che vi studiano e praticano. Nonostante la disponibilità di traduzioni, gli studenti di molti di questi centri recitano le loro preghiere e i testi di pratica in tibetano, che leggono in traslitterazione fonetica nelle loro lingue madri. Come accadeva nell'Asia centrale premoderna e nelle regioni himalayane, e come continua ad accadere oggi in molte di queste aree, questo contribuisce a costruire comunità internazionali di praticanti buddhisti e bon, uniti dal fatto che tutti praticano le stesse discipline spirituali nella stessa lingua, il tibetano.
I praticanti e gli studiosi che desiderano approfondire possono studiare il tibetano attraverso una vasta gamma di libri di testo e materiale audio. Una volta padroneggiata la lingua, molti di loro traducono ulteriori insegnamenti buddhisti e bon nelle proprie lingue madri. Seguendo l'esempio dei vari gruppi mongoli, tuvani e delle popolazioni himalayane, un numero crescente di studenti provenienti da tutto il mondo studia nei monasteri e nei conventi tibetani, in lingua tibetana, e/o partecipa a intensivi ritiri di meditazione triennali. Molti di loro sono poi diventati a loro volta maestri spirituali, diffondendo ulteriormente la conoscenza e la cultura tibetana.
Anche altri aspetti di questa cultura stanno diventando sempre più conosciuti in tutto il mondo. In epoca premoderna, la medicina tibetana, l'arte, l'architettura monastica, la musica e la danza rituali, l'astrologia e la creazione di calendari si diffusero in tutte le regioni in cui il buddhismo tibetano e il bon si erano propagati. In alcuni casi, come in Mongolia, Buriazia e Tuva, si svilupparono varianti locali, ad esempio quando alcuni ingredienti medicinali non erano disponibili e si rendeva necessario ricorrere a sostituti locali. In altri casi, i medici locali integrarono le versioni tradizionali tibetane con elementi delle proprie tradizioni, come ad esempio il massaggio terapeutico mongolo. Oggi, i medici tibetani in India e Nepal curano pazienti provenienti da tutto il mondo e, analogamente, molti di loro integrano i metodi diagnostici tradizionali tibetani con dispositivi occidentali come i misuratori di pressione sanguigna. Molti medici tibetani formatisi nella Repubblica Popolare Cinese, così come molti medici mongoli e buriati di medicina tibetana, integrano i loro trattamenti con forme tradizionali cinesi di agopuntura, moxibustione e coppettazione. Numerosi medici tibetani si recano regolarmente all'estero e diverse cliniche di medicina tibetana sono state aperte al di fuori del Tibet e del subcontinente indiano. Inoltre, medici occidentali conducono ricerche in università e ospedali sull'efficacia di varie medicine tibetane per il trattamento di determinate malattie.
L'arte e l'architettura tibetana sono diventate sempre più conosciute a livello globale. Musei di tutto il mondo espongono collezioni di opere d'arte e sculture tibetane, e un numero crescente di centri Dharma all'estero, così come comunità di rifugiati e immigrati tibetani, hanno costruito templi in stile tibetano nelle proprie zone. I monasteri tibetani in India hanno inviato monaci all'estero per costruire mandala di sabbia, e gruppi di monaci e monache per tenere concerti di canti rituali e danze. Registrazioni audio e video di questi eventi sono ampiamente disponibili. Compagnie di arti performative tibetane hanno effettuato numerose tournée internazionali, e una rete di Tibet House è sorta in tutto il mondo per preservare e promuovere i vari aspetti della cultura. Attraverso questi molteplici canali, la cultura tibetana è oggi rinomata in gran parte del mondo.
La cultura tibetana sta arricchendo la comunità globale in numerosi altri modi. Per promuovere la comprensione e lo scambio di metodi spirituali, i maestri tibetani si sono impegnati in dialoghi con i leader spirituali della maggior parte delle religioni del mondo. Hanno partecipato attivamente a funzioni interreligiose e hanno condiviso il loro vasto patrimonio di conoscenze ed esperienze con scienziati, psicologi, filosofi e leader politici e imprenditoriali di spicco. Particolare interesse ha suscitato il rapporto tra stati mentali, meditazione e salute, nonché tra etica, ecologia e sviluppo sostenibile. L'esempio più eminente di tale partecipazione è rappresentato da Sua Santità il Dalai Lama, con i suoi instancabili sforzi per promuovere i valori umani fondamentali, l'etica laica e l'armonia religiosa.
La conservazione del patrimonio orale e testuale tibetano nelle sue forme tradizionali
Il continuo contributo della cultura tibetana alla comprensione globale dipende dalla conservazione dei suoi vari elementi sotto due aspetti. Il primo è la conservazione di tali elementi nelle loro forme tradizionali, il secondo è l'evoluzione di alcuni di questi aspetti attraverso l'interazione e l'adattamento ad altre culture. Questo secondo aspetto riecheggia il processo con cui il Tibet ha preservato la cultura buddhista dell'India e del Nepal. Mi limiterò a trattare il patrimonio orale e testuale del Tibet.
Sono stati compiuti grandi progressi nella conservazione delle tradizioni orali e testuali tibetane nella loro lingua originale. Solo una piccola parte del vasto patrimonio di conoscenze ed esperienze tibetane è stata finora tradotta nelle lingue europee e asiatiche moderne. È importante che questo lavoro venga completato. Ciò che è stato tradotto finora ha rivelato al mondo inestimabili spunti di riflessione sul funzionamento della mente e dell'universo. Questo, a sua volta, ha stimolato gli scienziati a indagare argomenti che non avevano mai preso in considerazione prima, come il ruolo della compassione, della consapevolezza e della concentrazione nel miglioramento della salute fisica ed emotiva. Le possibilità che la parte ancora da tradurre offre per ulteriori contributi di metodi per promuovere la pace interiore e l'armonia sociale sono enormi.
Nonostante i progressi tecnologici disponibili, il completamento di quest'opera di traduzione richiederà, realisticamente, ancora diversi secoli. Pertanto, il patrimonio orale e testuale tibetano deve essere preservato nella sua lingua originale in preparazione al lavoro delle generazioni future. Anche quando parti di esso sono già state tradotte in altre lingue, le traduzioni possono essere ulteriormente revisionate e perfezionate. Inoltre, il materiale in lingua originale offre un terreno fertile per la ricerca futura.
Gran parte della tradizione buddhista sanscrita è andata perduta con le invasioni dell'India del XII e XIII secolo. Il Tibet è riuscito a preservare solo una parte di questo ricco patrimonio. Il XX secolo ha visto perdite analoghe nelle tradizioni tibetane a causa degli eccessi comunisti nell'Unione Sovietica, in Mongolia e nella Repubblica Popolare Cinese. Pertanto, è imperativo che ciò che resta delle tradizioni orali e scritte tibetane venga localizzato e preservato il prima possibile e nel modo più efficiente, a beneficio e arricchimento del mondo, presente e futuro.
Non è possibile in questo intervento catalogare tutto ciò che è stato fatto nell'ambito della conservazione delle tradizioni tibetane, quindi mi limiterò a menzionare alcune delle organizzazioni e dei progetti più importanti che si sono dedicati a questo compito. La Biblioteca delle Opere e degli Archivi Tibetani è stata pioniera nell'aspetto orale di questo campo con il suo Progetto di Storia Orale, avviato nel 1976. Esso comprende non solo registrazioni audio e video di insegnamenti impartiti da grandi lama e resoconti di prima mano di eventi storici ma, aspetto ancora più singolare, contiene registrazioni di storie, proverbi e racconti di molteplici aspetti della vita tradizionale tibetana. Il progetto ha anche preparato una serie di trascrizioni di queste interviste, con ventitré volumi pubblicati fino ad oggi, insieme alle traduzioni in inglese di molti di essi.
Tra le altre importanti iniziative per la registrazione e la conservazione, in formato audio, video e DVD, degli insegnamenti orali impartiti dai grandi lama di tutte le tradizioni tibetane, si annoverano quelle della Orient Foundation e del Meridian Trust. Entrambe le organizzazioni operano sotto l'egida del Tibetan Knowledge Consortium. Vi è inoltre il recente Hopkins Tibetan Treasures Multimedia Research Archives. Infine, la maggior parte delle organizzazioni Dharma di lama, ghesce e khenpo, che hanno insegnato a studenti in tutto il mondo, possiede vasti archivi di registrazioni audio, video e DVD delle lezioni, dei seminari e dei ritiri tenuti dai loro maestri.
Diverse organizzazioni si sono dedicate alla conservazione dei testi tibetani. A partire dal 1968, la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti di Nuova Delhi ha iniziato a raccogliere, microfilmare o scansionare e ristampare un gran numero di testi tibetani di tutte le tradizioni. Nell'ambito del suo Programma di Acquisizioni Cooperative per l'Asia Meridionale, informalmente noto come programma PL-480, ha distribuito copie di questi testi a molte delle principali biblioteche universitarie degli Stati Uniti. L'ex direttore, Gene Smith, ha continuato quest'opera con il Centro di Ricerca buddhista Tibetano (TBRC). Il TBRC possiede ora la più grande collezione al mondo di testi tibetani scansionati e li rende disponibili per la consultazione o il download dal proprio sito web.
A partire dal 1970, il Progetto Nepalese-Tedesco per la Conservazione dei Manoscritti ha microfilmato l'intera collezione di manoscritti sanscriti e tibetani degli Archivi Nazionali di Kathmandu e ne sta attualmente catalogando le informazioni. Analogamente, le organizzazioni membre del Tibetan Knowledge Consortium stanno catalogando le vaste collezioni di manoscritti tibetani conservate nelle biblioteche di San Pietroburgo, Ulaanbaatar e altre località. Il Progetto di Catalogazione delle Collezioni Canoniche buddhiste Tibetane sta raccogliendo dati comparativi su tutte le versioni esistenti del Kangyur e del Tengyur. Inoltre, l'International Dunhuang Project del British Museum sta supervisionando la conservazione, il restauro, la scansione e la catalogazione dei testi e dei manufatti risalenti all'VIII-X secolo rinvenuti nelle grotte di Dunhuang, nella Cina nord-occidentale, e li sta rendendo disponibili in formato digitale.
Per facilitare l'utilizzo dei motori di ricerca per lo studio dei testi, l'Asian Classics Input Project ha digitalizzato testi tibetani in trascrizione Wylie. Il Nitartha International Document Input Center sta portando avanti un progetto parallelo in scrittura tibetana, utilizzando il font digitale Sambhota da loro sviluppato. Per agevolare ulteriormente la digitalizzazione, la modifica e l'utilizzo dei motori di ricerca, la Tibetan and Himalayan Library dell'Università della Virginia ha sviluppato Tibetan Unicode. Poiché attualmente esistono diciassette metodi diversi per la codifica dei font tibetani, la Trace Foundation ha sviluppato un convertitore universale di font tibetani per consentire lo scambio di file.
La Biblioteca Tibetana e Himalayana ha inoltre prodotto ulteriori risorse per facilitare la ricerca su questi materiali tibetani, tra cui uno strumento di traduzione tibetana online e, in fase di preparazione, un'Enciclopedia della Letteratura Tibetana, un'Enciclopedia della Medicina Tibetana, un Dizionario Storico Tibetano e un Dizionario dei Luoghi del Tibet e dell'Himalaya. Allo stesso modo, il Rangjung Yeshe Institute ha un Dizionario del Dharma online in formato Wikipedia e il Rigpa Shedra ha un'enciclopedia del Dharma online, il Rigpa Shedra Wiki. Grazie agli sforzi congiunti di tutte queste organizzazioni e progetti, e di molti altri, il patrimonio orale e testuale tibetano viene preservato in lingua tibetana per servire da base per promuovere la comprensione globale.
La conservazione del patrimonio orale e testuale tibetano attraverso la traduzione
Il numero di organizzazioni e individui impegnati nella traduzione di testi e insegnamenti orali tibetani nelle lingue europee e asiatiche moderne è troppo elevato per essere elencato. Tra coloro che si dedicano alla traduzione dalla tradizione testuale all'inglese, spiccano la Library of Tibetan Works & Archives, il Padmakara Translation Group, il Nitartha Institute, il Rangjung Yeshe Institute, il Nalanda Translation Committee, il Dharmachakra Translation Group, il Marpa Institute for Translation e l'Institute of Tibetan Classics.
Le varie organizzazioni buddhiste e bon di lama, ghesce e khenpo tibetani traducono e pubblicano le lezioni dei loro maestri, sia in versione cartacea che, in alcuni casi, online. Lo stesso accade per le lezioni tenute da questi maestri in inglese o in altre lingue europee, spesso curate dai loro studenti occidentali. Esistono quasi diecimila titoli pubblicati. Grazie a questa proliferazione di libri sul buddhismo tibetano e sul bon, la consapevolezza e la comprensione delle tradizioni spirituali tibetane a livello globale sono in costante crescita.
Un importante sviluppo nella conservazione del patrimonio orale e testuale tibetano attraverso la traduzione è emerso di recente. Nel settembre 2008, Light of Berotsana ha organizzato una Conferenza di Traduttori a Boulder, in Colorado, Stati Uniti. Oltre cento traduttori tibetani, sia esperti che alle prime armi, si sono riuniti per discutere di come creare una rete di contatti al fine di promuovere la diffusione degli insegnamenti delle tradizioni tibetane. È stata un'opportunità per la comunità dei traduttori di conoscersi e di scambiarsi informazioni sui rispettivi progetti e lavori.
A questo primo incontro ha fatto seguito, nel marzo 2009, la conferenza sulla traduzione delle parole del Buddha, "Tradurre le parole del Buddha: la conferenza di traduzione della Fondazione Khyentse", tenutasi presso il Deer Park Institute di Bir, in India. In quell'occasione, cinquanta traduttori tibetani di alto livello, insieme a lama di alto rango provenienti da ciascuna delle quattro tradizioni buddhiste tibetane, si sono riuniti per istituire il Progetto per il Patrimonio Letterario buddhista, con Dzongsar Khyentse Rinpoce come direttore ad interim. I partecipanti hanno formulato una visione a 100 anni, ovvero "tradurre e rendere universalmente accessibile il patrimonio letterario buddhista". L'espressione "universalmente accessibile" significa tradurre questi testi nelle principali lingue moderne di Europa e Asia. L'obiettivo a 25 anni è "tradurre e rendere accessibili tutti i volumi del Kangyur e i volumi correlati del Tengyur e dei commentari tibetani". L'obiettivo a 5 anni è "tradurre e pubblicare un campione rappresentativo del Kangyur, del Tengyur e dei commentari tibetani e creare le infrastrutture e le risorse necessarie per realizzare la visione a lungo termine".
A seguito della conferenza, Sua Santità il Dalai Lama ha avuto un'udienza con lui, durante la quale ha gentilmente offerto il suo sostegno al progetto. Sua Santità ha fatto notare che molti testi dei canoni buddhisti in pali e cinese non sono disponibili in tibetano, e viceversa. Ha suggerito che l'intero corpus di questo materiale venga tradotto non solo nelle lingue moderne, ma anche che i canoni tibetano, pali e cinese vengano ampliati per includere il contenuto completo di ciascuno di essi. Sua Santità ha inoltre sottolineato che, sebbene molti abitanti dell'Himalaya pratichino il buddhismo tibetano e parlino dialetti tibetani, molti di loro non sono in grado di leggere il tibetano classico dei testi. Non è possibile tradurre i testi in questi dialetti colloquiali locali, poiché la terminologia tecnica buddhista in tibetano è stata standardizzata per molti secoli. Se questi materiali fossero disponibili in traduzione inglese, ciò contribuirebbe notevolmente a preservare il buddhismo tibetano tra queste popolazioni.
In sintesi, quando l'intero corpus della letteratura canonica buddhista sarà disponibile nelle principali lingue del mondo, il suo apporto al patrimonio mondiale della conoscenza e il suo contributo alla comprensione globale saranno garantiti.
Osservazioni conclusive
Come abbiamo visto, il patrimonio orale e testuale tibetano ha storicamente svolto un ruolo fondamentale nel promuovere la comprensione globale in tutta l'Asia centrale e nelle regioni himalayane. Attualmente, molte persone e organizzazioni sono impegnate nella conservazione di tale patrimonio e hanno compiuto grandi progressi. La conservazione, tuttavia, non significa semplicemente rendere questo patrimonio disponibile nella sua forma originale, come una mostra museale o una collezione bibliotecaria, o universalmente accessibile su Internet. Così come le tradizioni tibetane si sono evolute nel corso dei secoli, questo processo di evoluzione e crescita deve continuare. Ciò è essenziale non solo per la sopravvivenza di questo ricco patrimonio come tradizione vivente, ma anche per la sua capacità di continuare a contribuire a una comprensione veramente globale.
In un mondo caratterizzato da una crescente globalizzazione e condivisione di informazioni, il patrimonio tibetano ha molto da offrire. Ogni cultura possiede caratteristiche uniche e antropologicamente interessanti che arricchiscono la cosiddetta "biodiversità umana" del nostro pianeta. Il patrimonio tibetano, tuttavia, va ben oltre. Le sue tradizioni buddhiste e bon trasmettono intuizioni e metodi che arricchiscono il patrimonio mondiale e, attraverso una crescente interazione con le eredità di altre civiltà, stimolano la crescita in ambiti che spaziano dalla scienza alla medicina e alla psicologia. Grazie alla guida, all'ispirazione e all'instancabile impegno di Sua Santità il Dalai Lama, il patrimonio tibetano ha già dato un contributo significativo alla comprensione globale. Grazie ai nostri sforzi congiunti, le prospettive per ulteriori contributi appaiono rosee.