Un altro aspetto importante nella trasmissione e nell'adattamento del buddhismo a nuove culture riguarda la conservazione delle antiche tradizioni e la creazione di nuove. È necessario preservare in Occidente tutte le scuole buddhiste tradizionali asiatiche? È importante introdurre idee e innovazioni occidentali nelle tradizioni buddhiste asiatiche? Come dovrebbero rapportarsi le scuole buddhiste occidentali alle loro fonti asiatiche? Esploriamo alcune di queste domande.
La frammentazione eccessiva
Il processo di diffusione del buddhismo dall'India al Tibet si è realizzato grazie all'opera e alle visite di numerosi maestri nel corso dei secoli. Ciascun maestro aveva il proprio stile, i propri seguaci e molti di loro fondarono i propri monasteri nella nuova terra. Ne derivò un vasto numero di linee di trasmissione. Il buddhismo riuscì tuttavia a sopravvivere con una struttura organizzata, in parte perché alcuni grandi maestri unirono diverse di queste linee, dando vita a importanti scuole.
Attualmente, quasi ogni insegnante buddhista che viaggia all'estero apre un proprio centro di dharma in ogni città visitata. Addirittura, due ghesce o lama dello stesso monastero tibetano aprono centri separati nella stessa città. Il numero di gruppi e organizzazioni diverse è diventato astronomico. In diverse città si contano a volte trenta o più centri diversi, ognuno dei quali si trova ad affrontare il problema economico di affittare una struttura, erigere un santuario elaborato e attrarre e mantenere un numero stabile di membri. Spesso c'è competizione tra di loro e talvolta i loro programmi di insegnanti ospiti si sovrappongono. I nuovi arrivati a volte sono disorientati e incapaci di scegliere con cognizione di causa a quale centro unirsi.
Se queste organizzazioni e gruppi di centri non inizieranno presto a consolidarsi in un numero specifico e limitato di sette, c'è il rischio che il buddhismo non riesca a sopravvivere a questa frammentazione. La moderna filosofia occidentale del "ognuno faccia quello che vuole" non favorisce la stabile instaurazione di un sistema di credenze e pratiche.
Nel XII secolo, il re dello Sri Lanka convocò il Concilio di Pulastinagara per riconciliare le due scuole theravada dell'epoca, gli abhayagirivasin e i jetavaniya. La tradizione theravada dello Sri Lanka si era divisa in queste due scuole dodici secoli prima, quando il re di allora aveva costruito un nuovo monastero e lo aveva donato al suo monaco prediletto, anziché all'intera comunità buddhista. Se una riconciliazione di questo tipo è stata possibile dopo tanti secoli, sicuramente siamo in grado di consolidare ora le nostre organizzazioni di dharma occidentali, prima che si formi un insieme ingestibile di scuole occidentali formalizzate.
Le tradizioni buddhiste sorte in Tibet grazie alle visite di diversi maestri stranieri non ebbero equivalenti in India. Allo stesso modo, le sette che si svilupperanno in Occidente probabilmente non avranno equivalenti nelle culture buddhiste asiatiche tradizionali da cui provenivano le loro figure fondatrici. Questo non ha importanza. Ciò che conta è che l'attuale periodo di frammentazione giunga al termine. Questo potrebbe tuttavia risultare difficile finché i maestri fondatori dei centri di dharma stranieri saranno ancora in vita.
La proliferazione dei lama reincarnati
Mentre queste figure fondatrici stanno scomparendo, nella tradizione tibetana sta emergendo un'ulteriore e pericolosa tendenza. I discepoli occidentali ritengono che, se non cercano la reincarnazione dei loro lama o ghesce, dimostrano slealtà e violano la devozione al guru. Sono stati educati a considerare i loro maestri spirituali come Buddha. Pertanto, anche se questi maestri non fossero tulku (lama reincarnati) con il titolo di rinpoce, devono certamente aver raggiunto il livello di realizzazione necessario per dare inizio a tali linee di reincarnazione. Non credere a ciò significherebbe che questi studenti non credevano veramente che il loro maestro fosse un Buddha. Il risultato è una potenziale e disastrosa proliferazione del sistema dei tulku.
In Tibet e Mongolia, il fenomeno dei tulku è cresciuto a dismisura. Persino Sua Santità il XIV Dalai Lama ha criticato il potenziale abuso insito nella fede incondizionata e nella venerazione che le persone nutrono per i lama reincarnati. Sottolinea che i tulku non devono adagiarsi sugli allori del nome e della fama dei loro predecessori. Devono dimostrare di essere spiritualmente degni di rispetto attraverso i propri successi in questa vita.
La prima stirpe di tulku in Tibet fu quella dei Karmapa, a partire dal XII secolo. Lentamente, i lama reincarnati apparvero in tutte le tradizioni tibetane, non solo in Tibet, ma gradualmente anche in Mongolia, Siberia, Cina settentrionale, Turkestan orientale e nelle regioni e paesi himalayani. Stirpi di tulku emersero persino nella tradizione tibetana autoctona del bon. Anche ammettendo che le figure fondatrici di ciascuna di queste stirpi di tulku fossero maestri di grande levatura, possiamo comunque distinguere due meccanismi attraverso i quali le loro linee di incarnazione vennero identificate. Il primo consisteva nel fatto che le reincarnazioni infanti si dichiaravano per quello che erano. Il secondo consisteva nel fatto che discepoli fedeli le cercavano intenzionalmente, talvolta motivati da ragioni politiche o economiche.
Molti lama e ghesce fondarono monasteri in Tibet e nelle regioni della cultura tibetana. Grazie al loro carisma e alla loro profonda conoscenza spirituale, attrassero numerosi mecenati che sostenevano le loro istituzioni. Quando queste figure ispiratrici morivano, la popolazione locale e i mecenati spesso perdevano interesse nel continuare a offrire il loro sostegno economico. Quale modo migliore per assicurarsi un finanziamento ininterrotto se non quello di trovare la reincarnazione del grande maestro e di intronizzarlo nuovamente a capo del monastero?
Il Tibet ha avuto innumerevoli grandi maestri con un alto livello di realizzazione e di eccellenza. Tutti loro si sono reincarnati: in realtà, tutti si reincarnano. Quando questi grandi maestri, da bambini, in una vita successiva non si identificavano come la reincarnazione del loro predecessore, nessuno riteneva che fosse una violazione della devozione al guru non cercarli. Tuttavia, se c'era un vantaggio economico o politico da ottenere, i discepoli non perdevano un attimo a cercare la nuova incarnazione, senza attendere alcun segno da parte del bambino. Per evitare questo tipo di motivazione e il pericolo di abusi del sistema dei tulku, Sua Santità il XIV Dalai Lama ha raccomandato ai discepoli di attendere che un potenziale candidato tulku mostri segni propri prima di identificare il bambino come un autentico lama incarnato.
Bisogna adottare le stesse precauzioni per evitare che i fedeli discepoli occidentali cerchino ragioni infondate per la reincarnazione di maestri asiatici o occidentali che hanno fondato centri di dharma nei loro paesi. Se la ragione della loro ricerca, anche inconsciamente, è il desiderio di sostenere e perpetuare l'organizzazione di dharma del loro maestro, esiste un rischio molto elevato di potenziale abuso. Se a ciò si aggiunge il senso di colpa per non aver cercato la reincarnazione del loro maestro, il loro zelo religioso non farà altro che alimentare il processo di frammentazione. Ciò costituirà un serio ostacolo al consolidamento dei centri e dei lignaggi per la formazione di tradizioni moderne.
La perdita di giovani lama a causa di conflitti culturali
A prescindere dalle modalità e dalle motivazioni con cui sono stati ritrovati i giovani lama reincarnati, emerge un ulteriore pericolo legato alla loro educazione moderna. I discepoli occidentali, così come quelli del Sud-est e dell'Est asiatico, in segno di devozione, colmano questi bambini di doni tra cui giocattoli moderni, video, videogiochi e altro ancora. Desiderano ardentemente invitare questi giovani lama nei loro paesi. Le loro intenzioni sono pure: vogliono ricambiare la gentilezza dei loro maestri precedenti e offrire loro, in questa vita, tutti i vantaggi del mondo moderno.
Le conseguenze della loro buona volontà, tuttavia, si sono spesso rivelate disastrose. Questi bambini sviluppano un forte conflitto culturale. Di fronte alle possibili alternative di giocare alla Nintendo, guardare un video, andare in spiaggia o in un parco divertimenti, quale bambino vorrebbe starsene seduto in un monastero isolato e scomodo in India a imparare a memoria delle preghiere? È molto probabile che molti di questi giovani tulku si ribellino e restituiscano i voti in futuro.
Il conflitto culturale può essere introdotto in modo subdolo anche da occidentali benintenzionati che utilizzano materiali e programmi di studio moderni e stranieri per integrare la formazione tradizionale di questi lama. Essi ritengono, con le migliori intenzioni, che se Rinpoce desiderasse in futuro frequentare Harvard o Cambridge, dovrebbe avere la preparazione necessaria per garantirgli tale libertà di scelta. Tuttavia, se i giovani lama tibetani in esilio devono ricevere un'istruzione moderna, sarebbe forse più saggio per loro ricevere lo stesso tipo di istruzione indiana moderna che ricevono gli altri bambini rifugiati tibetani. In questo modo, sarebbero in grado di integrarsi e servire meglio la propria comunità, che dopotutto dovrebbe essere la loro priorità principale, non servire gli stranieri.
Le famiglie e i monasteri dei giovani tulku contribuiscono involontariamente alla possibile futura perdita dei loro lama reincarnati a causa di conflitti culturali. Di fronte alle forti pressioni economiche e alle esigenze dei monaci che contano sul loro sostegno, gli assistenti e gli abati acconsentono ai viaggi all'estero dei loro protetti. Non essendo esperti nell'educazione dei figli, non si rendono conto della necessità per un bambino di avere un ambiente familiare stabile e una routine quotidiana. Privato di ciò, un bambino di solito manca di stabilità emotiva e di una guida.
Sua Santità il XIV Dalai Lama ha affermato che l'unica affermazione definitiva che possiamo fare riguardo ai tulku è che nascono con una straordinaria quantità di potenziale e talenti positivi. Che il loro istinto per il Dharma maturi o meno dipende dalle circostanze in cui vengono cresciuti. Lo stesso Buddha spiegò che alcuni esseri illuminati si manifestano solo per pochi istanti e, se le circostanze non sono favorevoli alla loro presenza per aiutare gli altri, si allontanano rapidamente.
Per generare una linea di tulku, un maestro deve solo avere un solido sviluppo della bodhicitta, il desiderio di continuare a manifestarsi per aiutare gli altri. Inoltre, deve aver raggiunto la stabilità nelle pratiche della fase di generazione del tantra di più alto livello, l'anuttarayoga, con cui si visualizzano esperienze alternative che purificano e sostituiscono la morte ordinaria, il bardo e la rinascita. Non è richiesto che un potenziale tulku abbia una conoscenza non concettuale della vacuità, né tantomeno che sia un Buddha pienamente illuminato.
Pertanto, la maggior parte dei giovani tulku possiederà molti altri istinti, meno illuminati, oltre a quelli sviluppati durante la vita del fondatore della loro linea di incarnazione. Se questi bambini non ricevono in gioventù le circostanze favorevoli che permettano ai loro istinti positivi del Dharma di maturare, le condizioni meno salutari a cui sono esposti faranno sì che maturino altri istinti, meno orientati spiritualmente. Sebbene gli istinti dei loro predecessori più eminenti continueranno a fluire nei loro continua mentali nelle vite future, potrebbero rimanere latenti durante questa incarnazione.
Pertanto, è fondamentale che ai giovani tulku sia permesso di ricevere la loro educazione tradizionale vivendo in un ambiente familiare stabile e affettuoso. Tale formazione si è dimostrata efficace in passato per formare i loro predecessori. Gli occidentali devono essere pazienti e avere fiducia che il sistema continuerà a funzionare con successo anche ora.
Sua Santità il XIV Dalai Lama ha tuttavia raccomandato alcune modifiche moderne al curriculum, come ad esempio non aspettare che i giovani lama compiano tredici anni prima di iniziare a spiegare loro il significato di ciò che hanno memorizzato e iniziare prima la loro formazione al dibattito. Ha anche incoraggiato il loro studio precoce della lingua inglese e della grammatica tibetana, ma senza fare affidamento su libri di testo occidentali o programmi di insegnamento basati sul computer che introdurrebbero al contempo un conflitto culturale. Tali misure non introducono un conflitto culturale.
La fuga dei cervelli degli insegnanti
L'avidità miope degli stranieri contribuisce alla potenziale perdita non solo di lama reincarnati, ma anche di semplici maestri spirituali provenienti da società tradizionali. Quasi ogni centro di dharma straniero desidera avere un proprio lama, ghesce o maestro tradizionale asiatico. Con un senso di superiorità, vorrebbero che i più grandi maestri spirituali o le loro giovani incarnazioni li visitassero e trascorressero con loro quanto più tempo possibile. Queste richieste provocano una terribile fuga di cervelli, soprattutto perché le pressioni economiche fanno sì che i lama e i monasteri non rifiutino quasi mai i loro inviti.
Il buddhismo non è ancora stato sufficientemente trasmesso e consolidato in Occidente, né l'intera gamma dei suoi testi è stata tradotta, il che consentirebbe agli occidentali, in questo momento storico, di perpetuarne la tradizione in modo autonomo. Inoltre, la maggior parte delle persone nei paesi moderni di stampo occidentale non dispone del tempo libero o del sostegno economico della propria società per uno studio e una pratica intensivi del dharma per tutta la vita, che li qualificherebbero come trasmettitori dei suoi lignaggi. Molti non possono nemmeno dedicare più di una o due serate alla settimana per recarsi al centro buddhista locale; sono troppo esausti per il lavoro e hanno troppi altri impegni. Loro, i loro figli e almeno diverse generazioni future dovranno fare affidamento su insegnanti provenienti dai paesi e formati nelle lingue buddhiste tradizionali. Sebbene diversi maestri asiatici abbiano nominato degli occidentali come loro eredi del dharma, dobbiamo esaminare attentamente le loro motivazioni e le effettive qualifiche di questi designati stranieri. Alcune nomine potrebbero essere state premature.
Quando i migliori maestri asiatici cedono alle pressioni e trascorrono la maggior parte del loro tempo all'estero, i loro discepoli nei monasteri e nelle comunità d'origine ne subiscono le conseguenze. Privati di una formazione adeguata e a tempo pieno con i migliori maestri della loro tradizione, hanno poche possibilità di eguagliare il livello spirituale della generazione precedente e di diventare a loro volta insegnanti eccezionali. Inoltre, quando i giovani lama reincarnati sono costretti a interrompere la loro formazione, a volte anche prematuramente, come possono raggiungere la piena maturità spirituale? Come conseguenza di entrambe queste tendenze, in futuro nessuno, né nei paesi buddhisti tradizionali né in quelli non tradizionali, avrà insegnanti pienamente qualificati.
La necessità di condividere gli insegnanti
La conclusione da trarre dalla discussione precedente non è che le società buddhiste tradizionali debbano adottare una politica isolazionista e proibire ai propri maestri spirituali di viaggiare e insegnare all'estero. Piuttosto, dobbiamo adottare un programma ragionevole di condivisione delle risorse umane in modo equo e vantaggioso per tutti, sia nel breve che nel lungo termine.
La storia ci insegna che i maestri buddhisti in visita all'estero devono continuare a contribuire al benessere spirituale delle loro terre d'origine. L'abate del monastero di Vikramashila, in India, era restio a lasciare partire il suo maestro più illuminato, Atisha, per il Tibet. Temeva che, se lo avesse lasciato andare, la qualità della formazione del dharma in India ne avrebbe risentito. L'abate, infatti, fu infine convinto con l'inganno a concedergli il permesso di partire. Ma Atisha non trascurò i buddhisti indiani rimasti in patria. Sebbene non potesse tornare nella sua terra, inviò al monastero una copia del testo che aveva composto in Tibet, Lampada per il sentiero dell'illuminazione. L'abate lo elogiò come un contributo fondamentale per la stabilità degli insegnamenti. Allo stesso modo, dobbiamo controllare il nostro senso di auto importanza e dare ai maestri asiatici lo spazio e il tempo necessari per occuparsi dei bisogni del loro popolo il che, alla fine, andrà a beneficio di tutti.
In realtà, gli occidentali possono dare un contributo positivo per soddisfare i bisogni spirituali delle popolazioni dei paesi buddhisti asiatici tradizionali. In molte di queste terre, le strutture che offrono ai giovani laici l'opportunità di ricevere un'educazione buddhista sono pressoché inesistenti. Tradizionalmente, chi desiderava studiare o imparare la meditazione si univa a un monastero. Oggi, tuttavia, questa non è più l'unica via praticabile per una seria pratica buddhista. Ciò vale non solo per i paesi non buddhisti tradizionali, ma anche per quelli tradizionali, soprattutto in quelli in cui il buddhismo è stato soppiantato dal totalitarismo comunista e che ora stanno riscoprendo il proprio patrimonio. Lo stesso vale per le comunità di rifugiati fuggite dalla repressione comunista.
I giovani e gli adulti di questi gruppi asiatici hanno bisogno di una qualche forma di centro di dharma. Alcuni maestri hanno già fondato centri di dharma tibetani, ad esempio, in paesi buddhisti asiatici che tradizionalmente non seguivano le forme tibetane. Ma, come raccomandato da Sua Santità il XIV Dalai Lama, i centri di dharma tibetani sono ora necessari anche per i rifugiati tibetani in India, così come per i mongoli, i calmucchi e le varie popolazioni himalayane. Il rappresentante spirituale di Sua Santità a Mosca ha già fondato tali centri per praticanti laici in Buriazia e Tuva. Anche i giapponesi, i cinesi, i coreani e gli abitanti del Sud-est asiatico che vivono in città trarrebbero beneficio da centri di dharma basati sulle proprie tradizioni buddhiste.
Potrebbe non essere saggio per questi centri entrare a far parte di un'organizzazione di dharma occidentale già esistente. Una tale espansione e inclusione potrebbero generare un conflitto di priorità e apparire alle popolazioni locali come una forma di imposizione colonialista del potere. È preferibile che questi movimenti nascano organicamente all'interno delle rispettive società. Tra i rifugiati tibetani in India, ad esempio, il Congresso della gioventù tibetana ha formato un gruppo buddhista. Allo stesso modo, in Mongolia esiste l'Associazione dei credenti buddhisti, e nel Sud-est asiatico la Società buddhista dell'Università Nazionale di Singapore e la Giovane associazione buddhista malese.
Insegnanti di buddhismo occidentali e asiatici in Occidente possono condividere la loro esperienza e consigliare questi gruppi sulla creazione e il funzionamento dei centri di dharma. Possono anche contribuire ai programmi di insegnamento. Gli stranieri possono offrire ai loro insegnanti il loro tempo e, eventualmente, risorse finanziarie per collaborare con questi centri, ricambiando così la gentilezza delle società che hanno offerto loro l'opportunità di entrare in contatto con il dharma.
Il teosofo americano, colonnello Henry Steel Olcott, aiutò il monaco Gunananda a fondare la Mahabodhi Society nello Sri Lanka nella seconda metà del XIX secolo. Questa società contribuì a far rivivere il buddhismo a livello locale, che era in declino a causa dell'incapacità della popolazione di resistere alle pressioni missionarie cristiane. Inoltre, restaurò e mantenne i luoghi di pellegrinaggio buddhisti in India. Lo studioso britannico T.W. Rhys Davids contribuì a fondare la Pali Text Society nello Sri Lanka, sempre in quel periodo, favorendo ulteriormente questo processo di rinascita. Pertanto, gli occidentali possono dare un contributo significativo alla sopravvivenza e al rilancio del buddhismo nelle sue terre d'origine.
Gli stranieri devono imparare a condividere le risorse umane tradizionali del buddhismo, non solo con i praticanti delle società buddhiste asiatiche, ma anche tra di loro. Gruppi di centri di dharma in una determinata area geografica possono condividere un insegnante residente.
Inoltre, non è necessario avere un Einstein per insegnare ai bambini dell'asilo. Quando gli insegnanti residenti o ospiti della tradizione tibetana sono rinpoce o ghesce di alto rango, gli studenti chiedono solo iniziazioni tantriche avanzate o insegnamenti dzogcen sulla natura della mente. Di solito questi maestri acconsentono, spesso anche in questo caso per ragioni economiche. Più persone partecipano a un'iniziazione che a un insegnamento sulla compassione o sulla vacuità, e questo genera maggiori entrate sia per il monastero di provenienza dell'insegnante che per il centro di dharma. Ma quando gli insegnanti sono semplicemente monaci o laici ben preparati, senza titoli altisonanti, possono concentrarsi sull'insegnamento dei fondamenti del buddhismo, che spesso vengono trascurati e omessi.
La diffusione incontrollata del tantra
Quando Padmasambhava portò per la prima volta il tantra e lo dzogcen in Tibet, si rese conto che la popolazione non era ancora pronta a comprenderli e praticarli correttamente. Celò molti di questi insegnamenti come "testi del tesoro" (terma) da recuperare in futuro, quando i tempi sarebbero stati più propizi. Quando il re Ralpacen finanziò il primo dizionario sanscrito-tibetano circa 50 anni dopo la visita di Padmasambhava, proibì l'inclusione dei termini tantrici. Lui e i re religiosi all'inizio del periodo della nuova traduzione, due secoli dopo, limitarono la traduzione dei testi tantrici. All'epoca vi era una grande incomprensione del tantra, e si voleva controllarne la trasmissione per garantire la purezza degli insegnamenti.
Quando Atisha giunse in Tibet dall'India all'inizio dell'XI secolo, si rese conto che, sebbene fossero disponibili numerosi testi sutra e tantra, la popolazione riteneva che le pratiche dei due fossero mutuamente esclusive e non sapeva come integrarle. Scrisse Lampada per il sentiero dell'illuminazione proprio per chiarire questo equivoco. La sua enfasi sugli insegnamenti fondamentali gli valse i soprannomi di Lama del rifugio e Lama di causa ed effetto. Sottolineò inoltre le istruzioni ricevute dai suoi maestri in Indonesia per sviluppare una motivazione di bodhicitta (bodhicitta) che lo spingesse a perseguire l'illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri limitati.
Agli inizi del XV secolo, Tsongkhapa individuò lo stesso tipo di fraintendimento riguardo al rapporto tra sutra e tantra. Uno dei temi principali dei suoi scritti, che costituirono la base della tradizione ghelug del Tibet, era come la visione madhyamaka-prasanghika della vacuità si conciliasse con la pratica della più alta classe di tantra, l'anuttarayoga. La sua tradizione sottolinea la necessità di una profonda comprensione e realizzazione dei "tre sentieri principali" – la determinazione a essere liberi (la rinuncia), la bodhicitta e la comprensione della vacuità – prima di intraprendere il cammino del tantra.
In Occidente si sta già diffondendo una crescente incomprensione del tantra. Le persone ricevono iniziazioni prematuramente e cercano di cimentarsi in pratiche tantriche o dzogcen senza una solida base o una comprensione approfondita degli insegnamenti fondamentali del buddhismo. Sono attratte dall'esoterismo e dai cosiddetti "misteri d'Oriente". La loro curiosità e la loro presunzione le spingono soprattutto a cercare "insegnamenti segreti". Ignorando che lo scopo di generare una coscienza di beatitudine all'interno del canale centrale è quello di accedere più facilmente al livello di coscienza più sottile per la realizzazione più efficace della vacuità, e fraintendendo che i metodi per generare quello stato di beatitudine non hanno nulla a che vedere con il sesso ordinario, desiderano essere yoghi e yoghini "eccezionali" impegnati in pratiche sessuali esotiche.
La loro attrazione per il tantra come via rapida si basa spesso sulla pigrizia, piuttosto che sul desiderio di raggiungere l'illuminazione più velocemente attraverso la sua pratica, per poter così aiutare al meglio le persone il prima possibile. Molti desiderano semplicemente un percorso che richieda meno impegno. E gli insegnanti di tantra e dzogcen raramente dicono loro che, sebbene questi percorsi siano rapidi, non sono affatto facili. Ci si può interrogare sulle loro motivazioni nel diffondere quella che Sua Santità il XIV Dalai Lama definisce "propaganda buddhista sulle vie rapide".
Dobbiamo fare qualcosa ora per cercare di arginare questa tendenza alla degenerazione. Cosa ci suggerisce la storia? È troppo tardi per controllare la traduzione dei testi tantrici, come tentarono di fare i primi re religiosi del Tibet. Né possiamo seppellire i materiali tantrici per un'epoca futura in cui le persone saranno meglio preparate. In ogni caso, Sua Santità il Dalai Lama ha affermato che è meglio che le persone abbiano informazioni corrette sulla teoria tantrica piuttosto che continuare a diffondere idee distorte.
Gli insegnanti devono seguire l'esempio non solo di Atisha e Tsongkhapa, ma anche dei maestri di tutte le tradizioni buddhiste tibetane, e chiarire come integrare le comuni pratiche preliminari dei sutra con le fasi tantriche avanzate che su di esse si fondano. La principale restrizione suggerita da Sua Santità è quella di limitare la diffusione di materiale pratico tantrico a coloro che credono nel metodo e che hanno ricevuto le iniziazioni appropriate. La pratica tantrica non dovrebbe essere un'attività "fai da te" che si apprende semplicemente dai libri senza affidarsi a un insegnante qualificato. Detto questo, chiunque può comunque acquistare i testi tibetani stampati delle sadhana in India e Nepal. I testi, tuttavia, contengono sempre una clausola di esclusione di responsabilità che ne limita l'accesso a coloro che hanno ricevuto l'iniziazione dai loro maestri.
Durante la prima metà del XVII secolo, Neiji Toyin diffuse ampiamente il tantra anuttarayoga tra le popolazioni della Mongolia Interna nord-orientale, che ancora non conoscevano il buddhismo. Si adoperò strenuamente per convertirle, facendo leva sulla loro attrazione per le potenze divine e offrendo loro in dono un cavallo o una mucca se memorizzavano un lungo mantra o una preghiera. Quando il quinto Dalai Lama venne a conoscenza della sua attività missionaria, lo esiliò nella Mongolia Interna nord-occidentale, dove fu costretto a un ritiro meditativo a vita.
Oggigiorno non c'è nessuno disposto ad agire come un imperatore o un papa e a bandire o scomunicare un grande lama o rinpoce che tenta di costruire un impero spirituale impartendo iniziazioni e pratiche tantriche a un pubblico impreparato. Solo nei casi più estremi di abuso nei confronti dei discepoli i maestri di questi insegnanti abusivi si sono assunti la responsabilità di porre fine al loro comportamento immorale e dannoso, mandandoli in lunghi ritiri. Dobbiamo ricorrere ad altri metodi per controllare la diffusione incontrollata del tantra.
Sua Santità il Dalai Lama suggerisce come linea guida che, prima di ricevere un'iniziazione, gli studenti debbano aver praticato il buddhismo per almeno cinque anni dopo aver preso rifugio. L'unica eccezione che ammette è quando conferisce l'iniziazione di Kalachakra a un vasto pubblico. Sua Santità spiega che questa iniziazione è stata impartita pubblicamente a grandi folle nel corso della storia e il suo scopo principale è sempre stato quello di contribuire a portare la pace. Quasi nessuno di coloro che ricevono questa iniziazione sarà in grado di cimentarsi nelle pratiche estremamente complesse del Kalachakra tantra. Tuttavia, durante le due settimane di preparazione e la cerimonia di iniziazione stessa, le persone vivranno insieme in armonia in un'atmosfera pacifica, mentre il maestro che la conferisce enfatizzerà gli insegnamenti sull'amore e la compassione.
Secondo le usanze buddhiste, un maestro non dovrebbe impartire insegnamenti o iniziazioni se non espressamente richiesto dai discepoli. Lo stesso Buddha Shakyamuni seguì questa procedura. Pertanto, l'unico modo per frenare la diffusione incontrollata e prematura del tantra, dello dzogcen, del trasferimento di coscienza (phowa), del vivere con l'essenza di pillole consacrate (chulen) e di altre pratiche avanzate è che gli studenti occidentali e i leader dei centri di dharma si assumano la responsabilità. Devono spiegare agli insegnanti buddhisti il livello di preparazione e il background del potenziale pubblico e richiedere specificamente, come fece il re religioso che invitò Atisha in Tibet, istruzioni approfondite sugli insegnamenti fondamentali del Buddha e sulle pratiche preliminari.