Lezioni storiche per il buddhismo: una lealtà mal riposta

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I pericoli intrinseci nel cambiare religione

Trovare temi rilevanti e adattarli alle nostre culture di origine è importante perché, in generale, è difficile cambiare religione o visione del mondo. Alcuni si spingono agli estremi, diventando fanatici sostenitori del loro nuovo credo e oppositori intolleranti e accaniti del precedente. Un esempio sono certi comunisti che disertarono verso l'Occidente durante la guerra fredda. Un altro possibile pericolo è quello che il noto psicologo ungherese Ivan Boszormenyi-Nagy ha definito "lealtà mal riposta". 

Per sviluppare un senso di autostima, le persone sentono un bisogno fondamentale di essere fedeli alle proprie origini. Gli individui comuni si identificano, consapevolmente o inconsapevolmente, con la famiglia, la razza, il genere, la religione, la nazionalità e la cultura in cui sono nati. Se rifiutano completamente, per scelta o per costrizione, uno qualsiasi di questi aspetti fondamentali della loro storia personale, non possono più rimanere consapevolmente o apertamente fedeli ad alcuna delle sue qualità positive. Ciò che spesso accade, come dimostrato dal loro comportamento nevrotico, è una fedeltà inconscia e mal riposta agli aspetti negativi o inappropriati del loro background rifiutato, che li porta a riproporre inconsciamente schemi disfunzionali del passato. 

Un esempio generale tratto dalla storia recente è quello degli abitanti dell'ex Germania dell'Est costretti, durante la riunificazione con la Germania dell'Ovest, a rinnegare e abbandonare la loro precedente ideologia e tutte le sue istituzioni sociali. Questo ha privato i tedeschi dell'Est di qualsiasi senso di autostima, lasciando in loro la sensazione che la loro vita sotto il comunismo fosse stata una totale perdita di tempo. Privati di qualsiasi elemento positivo del loro passato di cui essere orgogliosi, molti compensano questa desolazione e mancanza di autostima rimanendo inconsciamente fedeli al passato. Ne adottano tratti negativi, come l'aggressività brutale e intollerante verso chiunque non si conformi alle norme sociali, in particolare i "lavoratori ospiti" stranieri.

Un esempio moderno all'interno del buddhismo è quello di una neozelandese che ha rifiutato la sua educazione cattolica per seguire la tradizione tibetana. Dopo diversi anni, ha attraversato una crisi esistenziale. Era terrorizzata all'idea che se avesse continuato a essere buddhista, sarebbe finita all'inferno cattolico e se fosse tornata al cattolicesimo, sarebbe finita all'inferno buddhista. Questo è un caso di fedeltà mal riposta a un aspetto disfunzionale della sua educazione cattolica, ovvero la paralizzante paura di finire all'inferno.

Il moralismo e la paura dell'inferno

Il problema di questa neozelandese è sintomatico di un fenomeno in realtà piuttosto comune. Molti buddhisti in paesi fortemente cattolici come l'Italia, la Spagna e molti paesi ispanici dell'America Latina hanno un approccio moralistico alla loro pratica. Rifiutano il cattolicesimo e poi meditano e seguono l'etica buddhista perché sentono di "doverlo fare", altrimenti andranno all'inferno. Molti buddhisti di origine protestante hanno un approccio simile alla loro pratica, basato sull'etica del lavoro protestante. Queste lealtà mal riposte sono in parte dovute ai termini di traduzione fuorvianti coniati dai compilatori dei primi dizionari. A causa dell'influenza del pensiero missionario vittoriano, questi studiosi definivano le azioni distruttive "non virtù" e il potenziale negativo che ne deriva "peccato". 

Quando maestri asiatici autoritari, spesso tibetani, usano la paura dell'inferno per spaventare le persone e indurle a comportarsi bene, sono anche in parte responsabili della reazione inconscia dei loro studenti occidentali, che aderiscono alla loro educazione biblica. Questo stile di insegnamento si è rivelato una tecnica efficace per domare popolazioni montane selvagge e indipendenti e le orde mongole. Ma questi maestri spesso non si rendono conto che, di fronte a un pubblico proveniente da un contesto cattolico o evangelico, i loro discorsi sull'inferno possono innescare il moralismo occidentale con i conseguenti sensi di colpa e così via, se non ci si comporta "bene". Invece di motivare azioni positive, la paura alimenta l'insicurezza degli occidentali e spesso li paralizza, rendendoli incapaci di esprimere anche quelli che il buddhismo considera sentimenti costruttivi, per timore che le loro emozioni e azioni siano sbagliate, dimostrando così che sono effettivamente persone "cattive".

Gli insegnanti della tradizione tibetana che enfatizzano o dimostrano in sé una devozione fanatica al guru, anziché un impegno più equilibrato e sincero verso un maestro spirituale, alimentano in molti dei loro studenti occidentali un approccio moralistico con la conseguente paura dell'inferno. Questi maestri avvertono seriamente che una violazione della devozione comporta la caduta immediata nell'inferno vajra con torture inimmaginabili, migliaia di volte peggiori di quelle di un inferno ordinario. Le loro vivide descrizioni riescono inoltre a soffocare qualsiasi tentativo di sana individualità o pensiero critico tra i loro discepoli occidentali, per timore che violino le regole della devozione non seguendo alla lettera gli insegnamenti dei loro maestri.

In generale, i maestri asiatici non cercano di instillare nei loro allievi la paura dell'inferno. Tuttavia, quando alcuni di loro insistono con forza sul fatto che la tecnica che insegnano sia l'unico metodo corretto e che sia sbagliato per i loro studenti studiare le pratiche di altre scuole, anch'essi possono scatenare una reazione moralistica nei loro discepoli occidentali che hanno rifiutato i valori e le norme della società dominante in cui sono nati. 

Da piccoli, alla maggior parte di questi studenti occidentali veniva continuamente chiesto dai genitori: "Sei un bravo bambino o una brava bambina?" e ammonito: "Non fare il cattivo!". Quando venivano lasciati soli nella culla a piangere, si sentivano abbandonati perché erano stati "cattivi". Non avevano avuto l'esperienza infantile dei bambini asiatici tradizionali che, da neonati, venivano per lo più legati alla schiena di uno dei genitori o dei fratelli, oppure portati in braccio, e dormivano sempre nel letto dei genitori. Non solo la maggior parte dei bambini nelle società asiatiche tradizionali viene allattata al seno ma i bambini tibetani, ad esempio, non vengono svezzati completamente fino a quando non hanno spesso tre o quattro anni. Pertanto, in parte a causa del loro metodo educativo, la maggior parte degli occidentali sperimenta una profonda insicurezza, una bassa autostima e la paura dell'abbandono, tutti sentimenti estranei alla maggior parte degli asiatici tradizionali. 

Sebbene la maggior parte dei buddhisti occidentali ripudi i valori con cui sono stati educati, le forti direttive dei loro maestri spirituali, anche in assenza di minacce di dannazione eterna, inducono molti di loro ad adottare comportamenti disfunzionali e atteggiamenti giudicanti e autodistruttivi. Insicuri, temono inconsciamente di essere abbandonati persino dai loro maestri, perché sarebbero "cattivi" se disobbedissero e studiassero con qualcun altro. In questo modo, rimangono fedeli ad alcune delle reazioni negative apprese durante la loro educazione. 

Reazione alle figure autoritarie

In risposta alle forti pretese, quasi feudalistiche, di lealtà esclusiva nei confronti degli insegnanti asiatici tradizionali, alcuni insegnanti e studenti occidentali di vipassana, a differenza delle loro controparti che seguono le tradizioni tibetane o zen, hanno semplicemente fondato i propri centri di dharma con stili di insegnamento propri. In questi casi, quando tali persone hanno anche abbandonato i propri sistemi di credenze d'origine, è importante guardarsi da una mal riposta lealtà alla tradizione occidentale tipica dell'adolescente ribelle. Gli adolescenti occidentali, rifiutando le figure autoritarie dei genitori o degli insegnanti, spesso pensano di essere gli unici a sapere cosa sia meglio. Questo atteggiamento sfocia frequentemente in un'esaltazione narcisistica dell'importanza dei propri sentimenti immediati e in una svalutazione del valore dell'eredità familiare. 

Questa inflazione e svalutazione possono verificarsi in modo sottile e inconscio. Ad esempio, supponiamo che nella formazione theravada si dia maggiore enfasi alla pratica esperienziale della consapevolezza dei propri sentimenti, trascurando lo studio delle scritture e il canto. È certamente molto utile acquisire una consapevolezza microscopica dei propri sentimenti e delle proprie reazioni per comprendere che non esiste un "sé" solido che li vive. Ma se si gonfia inconsciamente l'importanza di ogni singolo sentimento si potrebbe essere spinti, in modo solipsistico, a esprimere come ci si sente riguardo a qualsiasi cosa gli altri dicano o facciano, come se ciò che si prova o si pensa avesse davvero importanza per tutti. Un tale comportamento è forse una mal riposta fedeltà a un passato adolescenziale ribelle e una riproposizione della sindrome disfunzionale di dare eccessiva importanza ai sentimenti e di insistere narcisisticamente affinché vengano soddisfatti immediatamente, a prescindere da come ciò possa influenzare gli altri.

Inoltre, sebbene la recitazione delle scritture, come in un coro, possa degenerare in una noia priva di significato e spiritualità, rifiutarla completamente come pratica superata potrebbe significare privarsi di qualcosa di prezioso. Fedeli all'adolescente ribelle alienato da qualsiasi senso del valore della famiglia, ci si priva del sostegno emotivo e morale derivante dal contatto con i propri antenati spirituali e dal sentirsi eredi della loro ricca eredità. Liquidando lo studio dei testi come irrilevante, si rischia di ripetere l'impazienza nei confronti della scuola della propria giovinezza. Sebbene i praticanti di dharma debbano dare importanza all'esperienza, devono fare attenzione a non spogliare il buddhismo di ogni tradizione culturale per renderlo asetticamente moderno.

Schiacciare l'individualità

In molte società asiatiche, l'individualità è un concetto estraneo. Le persone si considerano appartenenti a un gruppo che sia una famiglia, una tribù, gli abitanti di una valle, un monastero, i dipendenti di un'azienda o altro. Generalmente non si ribellano a un padre, un abate o un datore di lavoro autoritario, forse perché non sono interessate a trovare, stabilire e mantenere un'identità individuale e unica. La loro identità è quella di membri di un gruppo, e i gruppi in Asia sono per lo più gerarchici. Anche se la loro famiglia era ricca, probabilmente da bambini non è mai stato chiesto loro: "Cosa vuoi mangiare? Ti piace questo? Cosa vuoi indossare?". La loro opinione o i loro gusti personali non avevano alcuna importanza o interesse per nessuno, e poiché nessuno ha mai incoraggiato o assecondato la loro opinione, molti asiatici hanno imparato a non pensare con la propria testa. Le università indiane, ad esempio, premiano gli studenti con voti alti per aver ripetuto l'opinione degli esperti e li bocciano se esprimono il proprio pensiero.

Quando insegnanti asiatici autoritari e conservatori trasferiscono questo concetto di identità di gruppo in Occidente, non consentendo individualità o creatività ai loro discepoli occidentali, si corre il rischio di alimentare una mentalità settaria. Ciò non significa che questi insegnanti debbano tollerare comportamenti iconoclasti messi in atto semplicemente per il gusto di essere diversi e "fare una dichiarazione". Tuttavia, alcuni maestri zen giapponesi ad esempio, insistono affinché tutti i loro discepoli indossino persino le calze del costume di corte cinese dell'VIII secolo per praticare correttamente la meditazione zen. Questo può essere un ulteriore esempio di come creino le condizioni affinché tra i loro allievi occidentali, che hanno rinnegato il loro passato, si instauri una lealtà mal riposta. Analizziamo alcuni esempi.

Gli studenti britannici, francesi e cinesi potrebbero meditare con una lealtà inconscia verso la loro eredità colonialista, caratterizzata da un senso di superiorità culturale, considerando se stessi e il loro modo di praticare gli unici veramente civilizzati. Tra gli studenti tedeschi, ciò può innescare una lealtà mal riposta verso la loro eredità di obbedienza incondizionata alle leggi imposte da una figura autoritaria. Alcuni studenti provenienti da paesi latini potrebbero persino ricadere inconsciamente in un atteggiamento di intolleranza simile a quello dell'Inquisizione spagnola nei confronti di chiunque pratichi il buddhismo in modo diverso da loro.

Pertanto, quando si presenta il buddhismo a un pubblico occidentale, è importante che gli insegnanti lascino spazio a una sana dose di individualità e offrano agli studenti la possibilità di scegliere tra diversi stili di pratica. Se, inoltre, agli occidentali viene data la libertà di integrare i ritiri di meditazione di gruppo con sessioni quotidiane di arte, musica, massaggi o danza, avranno un ulteriore sbocco per la loro spinta creativa individuale. Questo potrebbe contribuire a fornire l'equilibrio emotivo necessario per seguire il rigoroso regime del ritiro senza sentirsi claustrofobici. Se gli occidentali sono costretti a rinnegare o rifiutare la propria eredità di individualità, molti potrebbero reagire con una mal riposta lealtà al retaggio dell'adolescente ribelle e semplicemente andarsene.

Anche per i meditatori occidentali un po' di esercizio fisico sarebbe utile per mantenere un equilibrio tra corpo e mente. Dato che l'Occidente dà così tanta importanza al corpo e alla cultura fisica, non è salutare per gli occidentali negare e ignorare completamente il proprio aspetto fisico. Ciò potrebbe rafforzare l'alienazione che molti di loro già provano nei confronti del proprio corpo, portando a comportamenti nevrotici seri. Molti buddhisti dell'Asia orientale hanno tradizionalmente integrato la loro pratica con qualche forma di arte marziale, mentre numerosi buddhisti tibetani usano movimenti energici e battiti di mani per scandire i loro dibattiti. Se queste tecniche non sono adatte, una qualche forma della tecnica theravada di alternare la meditazione seduta e quella camminata potrebbe essere utilmente adattata ad altre tradizioni buddhiste senza rischiare di "mescolare" le due discipline.

È quindi fondamentale, quando si adotta una religione straniera come il buddhismo, non rinnegare tutto del proprio passato e che gli insegnanti siano sensibili al patrimonio culturale dei loro studenti, come ad esempio le concezioni tradizionali sull'inferno, sull'individualità e sul corpo fisico. Se riconosciamo gli aspetti positivi del nostro background familiare, culturale e religioso e abbandoniamo solo quelli negativi, possiamo evitare il pericolo di una lealtà mal riposta. Rimanendo consapevolmente fedeli agli aspetti positivi e comprendendo come questi non siano in contraddizione con le nostre nuove credenze buddhiste, saremo in grado di percepire un senso di completezza e continuità con il nostro passato. Avremo maggiori possibilità di integrare il buddhismo nella nostra vita personale in modo stabile e sano.

Temi condivisi con le religioni e il pensiero moderni

Una linea guida utile per scegliere temi buddhisti rilevanti per le nostre società e i nostri tempi potrebbe essere quella di concentrarsi su insegnamenti in armonia con gli aspetti positivi del nostro background. Adattare una forma di buddhismo che enfatizzi tali temi e riconosca tale concordanza permetterà a coloro che condividono quel background di rimanervi fedeli, crescendo al contempo in modo organico con un orientamento buddhista. La lealtà consapevole al proprio patrimonio positivo, unita alla consapevolezza e all'attenzione, soppianterà gradualmente la lealtà inconscia e mal riposta al proprio retaggio distruttivo. Esploriamo quindi alcuni temi che risuonano bene con certe caratteristiche comuni a molte società moderne e vediamo come potrebbero essere adattati culturalmente.

Buddha insegnò un sentiero di amore, compassione e aiuto al prossimo. Anche il cristianesimo pone l'accento sull'amore e, in particolare, incoraggia il servizio sociale e l'impegno disinteressato. Se il buddhismo occidentale in generale enfatizzasse allo stesso modo l'applicazione pratica dei suoi insegnamenti sull'amore al servizio in orfanotrofi, ospedali, case di riposo, centri di cure palliative, carceri, ghetti urbani e così via, e riconoscesse apertamente come ciò sia in linea con i principi cristiani, permetterebbe ai suoi praticanti di origine cristiana di conservare l'autostima derivante dalla consapevolezza di rimanere fedeli alla propria eredità pur seguendo un percorso buddhista. Diversi centri buddhisti occidentali hanno già adottato tale pratica. 

L'ebraismo ha sviluppato rituali familiari da svolgere in casa per evitare di dipendere da templi, sacerdoti o istituzioni monastiche durante periodi di difficoltà politica. I genitori si assumevano la responsabilità di educare e formare i propri figli nella tradizione spirituale dei loro antenati. Gli ebrei moderni hanno organizzato campi estivi a orientamento religioso per i giovani e programmi doposcuola per integrare questa pratica. Sia i cristiani che gli ebrei hanno scuole parrocchiali che combinano istruzione laica e religiosa. 

Buddha spiegò in modo analogo che sia i monaci celibi sia i capifamiglia con figli possono seguire i suoi insegnamenti. Pertanto, potremmo facilmente sviluppare pratiche buddhiste orientate alla famiglia in questo contesto, per venire incontro alle esigenze di coloro che scelgono di non diventare monaci o monache. I monaci thailandesi e birmani che vivono in zone rurali remote forniscono l'educazione religiosa e laica ai bambini dei loro villaggi. Allo stesso modo, possiamo sviluppare programmi educativi buddhisti specifici per i bambini, per poi implementarli anche in ambito domestico. Alcune organizzazioni buddhiste occidentali hanno già pubblicato libri illustrati per bambini basati su Jataka, racconti delle vite precedenti di Buddha. Questo è un ottimo inizio.

Buddha insegnò alle persone a non accettare i suoi insegnamenti semplicemente per rispetto o fede in lui ma a metterli alla prova personalmente, come se si trattasse di acquistare oro. Uno dei punti principali del Buddha era che la fonte più profonda della sofferenza risiede nella nostra mancanza di comprensione della realtà. Il sentiero buddhista consiste nel vedere ciò che effettivamente esiste. Anche la scienza cerca di comprendere la realtà. La sua metodologia consiste nel verificare le teorie attraverso la sperimentazione. La correlazione tra buddhismo e scienza su questi punti è evidente. Come ha spesso affermato Sua Santità il Dalai Lama, se gli scienziati possono confutare la reincarnazione o qualsiasi altro insegnamento del Buddha dobbiamo scartarlo, nel senso di non prenderlo alla lettera. Dobbiamo comprendere lo scopo e il significato più profondo a cui Buddha intendeva condurci attraverso questo insegnamento.

Molti monasteri indiani, tibetani e dell'Asia centrale insegnavano il buddhismo all'interno di un programma di studio delle dieci scienze dell'epoca che includevano la medicina, il calcolo del calendario e delle effemeridi, il disegno artistico e la composizione letteraria. La logica conseguenza è che i moderni centri buddhisti occidentali e asiatici insegnino il buddhismo in armonia con le scienze contemporanee.

La psicologia affronta i problemi individuali e personali guidando abilmente i pazienti verso la comprensione di sé. Anche Buddha ha sottolineato l'importanza di conoscere se stessi e di essere sempre consapevoli dei propri pensieri, sentimenti, parole, azioni e motivazioni. Il marxismo, sulla base dell'uguaglianza universale, insegna la necessità di frenare l'avidità e l'accumulo di ricchezza privata e di condividerla con tutti. Allo stesso modo, Buddha ha enfatizzato l'uguaglianza tra sé e gli altri e l'importanza della generosità disinteressata. Sia il buddhismo che la Chiesa cristiana ortodossa possiedono tecniche per realizzare la propria perfezione e completezza fondamentali. Il primo elabora queste tecniche in termini di natura di Buddha, mentre la seconda in termini di creazione dell'umanità a immagine di Dio. Esistono molti temi buddhisti che risuonano bene con gli interessi generali e le esperienze comuni condivise da gruppi di società moderne. L'abile adattamento del buddhismo a queste culture dovrà concentrarsi su varie combinazioni di questi temi.

L'importanza di mantenere gli obiettivi buddhisti

Quando si approfondiscono temi buddhisti che risuonano con le nostre culture, tuttavia, dobbiamo fare attenzione a mantenere gli scopi e gli obiettivi del buddhismo, e non quelli della nostra società quando questi sono in contraddizione con essi. Ad esempio, le scritture mahayana insegnano il trasferimento ad altri del potenziale positivo o "merito" delle nostre azioni costruttive al fine di aiutarli a ottenere una migliore rinascita, la liberazione o l'illuminazione. Il nostro potenziale positivo può essere indirizzato in modo benefico anche verso coloro che si trovano nel bardo (lo stato intermedio dopo la morte).

Nella Cina tradizionale, cerimonie, riti e sacrifici confuciani venivano tradizionalmente eseguiti per sostenere lo stato imperiale. Pertanto, una volta che il buddhismo si affermò in Cina, molti imperatori e imperatrici costruirono templi buddhisti nazionali nelle loro capitali. Finanziarono monaci e monache residenti affinché recitassero sutra, offrissero incenso e così via, e dedicassero il potenziale positivo alla prosperità e alla potenza della dinastia imperiale e al benessere della famiglia imperiale e degli antenati. Questa pratica si diffuse anche in molte altre società buddhiste asiatiche.

Se si ha ben chiaro che lo scopo della preghiera e della dedica delle proprie potenzialità al mantenimento dello Stato è quello di creare le circostanze per il beneficio immediato e ultimo del suo popolo, non si compromettono i principi buddhisti. Pregare per questo scopo è simile a impegnarsi in una pratica di lunga durata di Tara o Amitayus per ottenere l'opportunità di completare il sentiero spirituale. Ma se si indirizzano le pratiche buddhiste semplicemente per ottenere vantaggi mondani, come le preghiere per la vittoria nelle campagne militari di un impero colonialista, senza uno scopo ultimo superiore, si corre il rischio della degenerazione.

Pertanto, dobbiamo essere cauti nell'integrare il buddhismo nelle culture moderne. Il governo totalitario della Polonia comunista, ad esempio, a un certo punto incoraggiò il buddhismo entro i propri confini per indebolire la popolarità della Chiesa cattolica. Voleva studiarne l'attrattiva sui giovani per adattare quelle tecniche alla conquista di seguaci al partito. Nella Bulgaria comunista, lo Stato era interessato ad apprendere i metodi buddhisti per acquisire percezioni extrasensoriali e poteri extrafisici al fine di utilizzarli per scopi di spionaggio e per controllare la popolazione.

Arte buddhista

Sia il buddhismo che l'Occidente vantano una lunga tradizione artistica e architettonica. Poiché il buddhismo occidentale richiede naturalmente forme di espressione artistica, l'arte può rappresentare un elemento di continuità tra il background culturale degli occidentali e la loro fede buddhista. 

Dobbiamo però fare attenzione a non rinnegare le nostre origini in modo tale da generare una lealtà mal riposta che potrebbe portarci a uno dei due estremi nella pratica dell'arte buddhista. Il primo è quello di rimanere fedeli alla tradizione della fotocopiatrice ed essere così privi di creatività da imitare servilmente le forme asiatiche. L'altro è quello di utilizzare stili bizzarri che potrebbero essere considerati irrispettosi o di cattivo gusto. Questo potrebbe accadere a causa della fedeltà all'approccio occidentale all'arte creativa che valorizza l'espressione dell'individualità, anche a costo di scioccare gli altri. La storia buddhista indica una via di mezzo che potrebbe evitare entrambi gli estremi.

Gli stili dell'architettura buddhista, ad esempio, sono generalmente cambiati da un'area culturale all'altra, in accordo con le usanze locali. Ciò vale non solo per il passaggio da una civiltà all'altra, ma anche all'interno dei vari paesi che condividono molti aspetti di un'unica cultura comune. Non solo le strutture religiose indiane, tailandesi, cinesi, giapponesi e tibetane sono distinte, ma anche all'interno di una stessa area culturale, come quella tibetana, l'architettura dei templi ha subito notevoli variazioni. Sebbene i templi del Ladakh e del Tibet siano piuttosto simili, quelli del Bhutan sono significativamente diversi, i templi mongoli combinano stili tibetani e cinesi, mentre gli edifici religiosi buriati e calmucchi mostrano molte influenze russe. Una delle ragioni di questa ampia varietà è che nella maggior parte dei paesi un principio fondamentale dell'architettura è che le strutture si integrino con il paesaggio e le forme locali.

È quindi naturale che l'architettura dei templi buddhisti nei paesi occidentali utilizzi idiomi, stili e tecnologie locali, integrandoli forse con gusto con elementi delle forme asiatiche, seguendo il modello di Mongolia, Buriazia e Calmucchia. Se ci limitassimo a riprodurre i templi buddhisti asiatici nei nostri paesi occidentali, questi sembrerebbero edifici di un parco a tema o di un Expo. Non si integrerebbero organicamente nel nostro contesto sociale e apparirebbero innaturali. Di conseguenza la maggior parte delle persone, soprattutto i nuovi arrivati, non si sentirebbero a proprio agio o benvenute al loro interno, poiché in generale trasmetterebbero una sensazione di estraneità. 

Molti monasteri chan in Cina e templi zen in Giappone possiedono giardini che sono fonte di ispirazione per la meditazione. Le forme di questi giardini nei due paesi differiscono a seconda dei gusti locali ma i principi fondamentali del chan, ovvero semplicità e armonia con la natura, sono rimasti invariati. Allo stesso modo, nella costruzione di giardini meditativi al di fuori dell'Asia, possiamo trovare ispirazione nei nostri progetti paesaggistici che soddisfano i criteri di questi principi. Sebbene tali giardini non facessero parte della tradizione tibetana, alcuni centri di dharma tibetano in Occidente, ad esempio uno alle Hawaii, li hanno realizzati seguendo questo schema. Ciò non ha comportato alcuna "confusione" di stili. Uno dei testi meditativi indiani di Asanga, venerato in Tibet, spiega l'importanza di un ambiente bello e tranquillo, con un paesaggio suggestivo, come condizione favorevole per raggiungere la calma e la serenità mentale di shamatha.

Alcune forme d'arte sono state tramandate senza modifiche da una civiltà all'altra, come ad esempio la rappresentazione dei mandala (universi simbolici di divinità tantriche) dall'India al Tibet. In quanto strumenti di visualizzazione tantrica, sono parte integrante di una specifica pratica buddhista e, come tali, non dovrebbero essere alterati quando vengono introdotti in Occidente. Altre forme artistiche, tuttavia, sono ausiliarie alla pratica. I tibetani, ad esempio, hanno adattato l'uso delle torma (coni di pasta d'orzo) e delle sculture di burro che li adornano come offerte, mutuandole dalla loro cultura bon. Non avevano facile accesso al riso, alla frutta e ai fiori utilizzati in India come offerte nei rituali tantrici. L'uso delle torma, tuttavia, è rimasto limitato al Tibet e alle sue aree culturali in Asia centrale e nell'Himalaya. I newari nepalesi, i cinesi e i giapponesi hanno tutti praticato con successo il tantra senza offrire le torma.

I praticanti del tantra in Occidente possono anche fare a meno delle offerte in stile tibetano e prepararne di alternative utilizzando ciò che nelle loro società è considerato un dono prezioso. Quando molti maestri tibetani, tra cui Sua Santità il Dalai Lama, conferiscono iniziazioni in Occidente, sostituiscono le tradizionali torma tibetane con splendide torte e biscotti occidentali. Se desideriamo continuare l'usanza tibetana di adornare le torma con le forme di divinità e offerte stilizzate scolpite nel burro, potremmo raffigurare tali figure con la glassa sulle torte. Potremmo anche includere rappresentazioni di belle divinità delle offerte. Non è necessario che ci siano sempre e solo belle dee delle offerte. 

La rappresentazione di base dei buddha e dei bodhisattva nella pittura, nella scultura e nelle incisioni rupestri è cambiata da paese a paese e di secolo a secolo. In alcuni luoghi e in alcune epoche, le forme sono state più realistiche o più stilizzate, in accordo con l'idioma locale del momento. Gli artisti buddhisti hanno modificato i tratti del viso e le vesti delle figure per rispecchiare quelli del pubblico e hanno adattato gli sfondi e la disposizione delle figure sulla tela ai gusti locali. Le figure di buddha dipinte in Cina, ad esempio, hanno volti cinesi e sono circondate da paesaggi cinesi; mentre quelle dell'India nord-occidentale o del Tibet centrale riflettono le popolazioni di queste regioni. Le statue di buddha provenienti dalla Thailandia sono circondate dal caratteristico stile ornamentale di questa terra. La forma di base del buddha, con le sue trentadue caratteristiche distintive, è rimasta tuttavia riconoscibile a prescindere dalle diverse scuole artistiche.

Sebbene alcuni artisti occidentali possano desiderare di padroneggiare e preservare specifici stili asiatici, non c'è motivo per cui non possano dipingere e scolpire figure di Buddha con tratti europei e muscolatura in stile occidentale, pur mantenendo le pose e le forme standard. Potremmo anche essere flessibili con le composizioni e gli sfondi nei dipinti buddhisti occidentali, mantenendo al contempo la composizione generale e il tono opportunamente rispettosi. In questo modo percorreremo una via di mezzo tra l'essere troppo poco e troppo creativi, evitando qualsiasi eccessiva fedeltà al nostro passato. Possiamo ancora essere creativi, ma in modo più appropriato secondo una prospettiva asiatica, piuttosto che occidentale.

Raffigurare divinità tantriche e crearne di nuove

Sebbene Kashmir, Nepal, Tibet e Cina abbiano sviluppato stili artistici distintivi per raffigurare le divinità tantriche dedite alla meditazione, hanno conservato le forme, le posture, gli abiti e i gioielli originali indiani di queste figure. Seguendo il precedente storico, non c'è quindi bisogno di modificare in Occidente il numero di volti e braccia di queste divinità, soprattutto perché questi elementi sono parte integrante delle pratiche di visualizzazione tantrica prescritte. Non dovremmo pensare che, essendo estranei alla nostra cultura, potremmo visualizzare le divinità sul modello degli angeli o dei santi cristiani. Le molteplici membra delle figure rappresentano diverse realizzazioni. Visualizzandosi in queste forme, i praticanti tantrici cercano di espandere la propria mente per accogliere simultaneamente tutti i livelli di simbolismo.

Sia la cultura occidentale che quella buddhista tradizionale asiatica presentano rappresentazioni stilizzate delle loro figure culturali e religiose più eminenti. Tuttavia, sostituire personaggi buddhisti occidentali più noti nelle meditazioni tantriche costituirebbe un'ulteriore forma di lealtà mal riposta, che non si limita a esprimere o proiettare solo gli aspetti negativi della propria eredità ma include anche quelli inappropriati. 

Un buddha può manifestarsi in qualsiasi forma, persino come un ponte, per recare beneficio agli altri. Tuttavia, deve esserci un preciso bisogno e scopo spirituale per ogni specifica forma. I manciù trasformarono Confucio in una divinità tantrica dedita alla meditazione con una pratica rituale completa. I mongoli elevarono Gengis Khan a protettore del dharma, mentre i praticanti nyingma del Kham fecero lo stesso con il re Gesar di Ling, l'eroe del più popolare poema epico tibeto-mongolo. Gli imperatori manciù, a loro volta, identificarono il re Gesar, simbolo nazionale dei tibetani e dei mongoli che intendevano governare, con il dio cinese della guerra, Guandi, che avevano adottato come protettore militare della loro dinastia Qing. Costruirono quindi templi in suo onore nei principali centri abitati del Tibet e della Mongolia.

Inoltre, alcuni capi buriati mongoli della Siberia, desiderosi di pace con la Russia, identificavano la zarina regnante con Tara, mentre alcuni tibetani, cercando di evitare conflitti con la Gran Bretagna colonialista, consideravano la regina Vittoria una manifestazione della vigorosa protettrice del dharma Palden Lhamo. Questi vari esempi riflettono considerazioni politiche dei governanti volte a promuovere l'unificazione nazionale, non esigenze religiose. Non costituiscono un precedente che dobbiamo seguire.

I maestri buddhisti indiani trasformarono le divinità originariamente indù Ganesh, Sarasvati e Garuda in divinità buddhiste, forse come tentativo di contrastare l'assimilazione del buddhismo nell'induismo. Anche il sistema Kalachakra includeva numerose divinità indù nel suo mandala, indicandone indirettamente la ragione. Per resistere a una minaccia di invasione da parte di forze ostili, indù e buddhisti dovevano unirsi ricevendo insieme l'iniziazione Kalachakra e formando un'unica casta religiosa. Ma nonostante questi sforzi per assorbire l'induismo nel buddhismo, il dharma finì per perdersi in India. Anche questi esempi sono irrilevanti ai fini della creazione di un precedente.

Non c'è quindi bisogno che gli occidentali trasformino Gesù, Maria o Martin Luther King in vere e proprie divinità buddhiste tantriche. Diversi maestri tibetani hanno suggerito che gli occidentali potrebbero usare la visualizzazione di Gesù o Maria per sviluppare una concentrazione totale e persino immaginare raggi purificatori di luce e ispirazione fluire da loro nei propri cuori. Ma non suggeriscono di immaginare queste figure cristiane con in mano strumenti tantrici, né istruiscono le persone a visualizzarsi mentre assumono queste forme. Allo stesso modo, nessuno suggerisce di fare offerte tantriche a Hitler, Lenin o Mao come protettori del dharma. Non c'è alcun vantaggio politico o militare da ottenere fondendo religioni o ideologie in questo modo.

Periodicamente, il Buddha Vajradhara si è rivelato in nuove forme, solitamente come una variante di una divinità buddhista tradizionale. Queste sono apparse a maestri altamente realizzati in visioni pure o in terma (testi sacri) ritrovati, quando la pratica delle forme più comuni di queste divinità era diventata così nota al pubblico da aver perso la sua vitalità e la sua forza ispiratrice.

Non c'è motivo di credere che queste tradizioni di visioni pure e testi sacri non continueranno in futuro. Dobbiamo però assicurarci che queste rivelazioni siano autentiche. Per dimostrarne la validità, i grandi meditatori dovrebbero essere in grado di raggiungere realizzazioni concrete attraverso la pratica di queste nuove forme divine tantriche. I segni di una realizzazione e di un raggiungimento validi, come la liberazione da stati mentali disturbanti, egoismo e fraintendimenti della vacuità, sono chiaramente delineati nei testi canonici. Anche se si verificasse una rivelazione di visioni pure di Gesù o Maria come divinità tantriche, la loro pratica dovrebbe superare questa prova.

Utopie buddhiste

La cultura occidentale vanta una lunga tradizione di ricerca di utopie. Desideriamo recuperare le utopie del passato o crearne di nuove per il futuro. Anche diverse culture buddhiste si sono concentrate sull'ideale utopico. Il pensiero indiano, sia induista che buddhista, ha glorificato le età dell'oro del passato con la stessa intensità degli antichi greci. Con la teoria della storia ciclica, i buddhisti possono guardare con speranza anche alle future età dell'oro, come ad esempio con l'avvento di Maitreya, il Buddha del futuro, o la vittoria delle forze di Shambhala sulle forze distruttive delle orde anti-spirituali. I sutra mahayana abbondano di magnifiche descrizioni di campi di buddha adornati da innumerevoli gemme. 

La scuola della terra pura si sviluppò nell'India nord-occidentale nel I secolo a.C., forse in risonanza con gli insegnamenti zoroastriani persiani sul paradiso di luce. I seguaci del buddhismo della terra pura cercano la rinascita a Sukhavati, la terra pura di Amitabha, il Buddha della luce infinita. I cinesi, a loro volta, ripresero il tema degli insegnamenti della terra pura, che si adattavano perfettamente alla loro ricerca taoista del paradiso occidentale degli immortali. Essi identificarono Amitabha con Amitayus, il Buddha della vita infinita.

Se in Occidente scegliamo di concentrarci su temi utopici buddhisti per i nostri adattamenti culturali, dobbiamo ancora una volta guardarci dal cadere in una falsa fedeltà. Ne esistono almeno due varianti: quella americana e quella russa.

Il classico sogno utopico negli Stati Uniti è stato "Vai a Ovest, giovane uomo", e trova la terra promessa di opportunità e libertà illimitate. Il lato negativo di questo sogno è il diritto, conferito da Dio, di imbracciare le armi e difendere questa terra promessa da tutti gli infedeli. Una lealtà mal riposta a questo aspetto ipocrita porterebbe a cercare di fondare una comunità buddhista ideale e a difenderla patriotticamente dall'esterno con "guardie del dharma" in uniforme. Un simile ideale può rapidamente degenerare in una setta classica, con seguaci paranoici che vivono all'interno di una sacra fortezza armata, obbedendo agli ordini di un demagogo. 

Nella storia del buddhismo asiatico si riscontrano diversi esempi di movimenti utopici militaristi, solitamente intrisi di aspirazioni nazionalistiche. Sarebbe però un errore cercare di imitarli oggi in Occidente. A metà del VI secolo, ad esempio, il re Jinheung del regno di Silla in Corea, grande mecenate del buddhismo, istituì il sistema degli "hwarang". Gli hwarang erano giovani uomini di bell'aspetto provenienti da famiglie aristocratiche, che egli reclutava e a cui impartiva un addestramento speciale, sia fisico che spirituale buddhista. Il re si considerava il chakravartin (l'imperatore universale che fa girare la ruota) di Tushita, la terra pura di Maitreya. Diceva agli hwarang di essere emanazioni di Maitreya e li utilizzava nelle sue campagne militari per unificare la Corea e stabilirla come la terra pura di Tushita sulla Terra. 

Il successo del re Jinheung ispirò l'imperatore Wen, lo spietato fondatore della dinastia Sui cinese pochi anni dopo, a dichiararsi a sua volta un imperatore chakravartin. Usando questa veste come parte della sua strategia politica, riunificò la Cina per la prima volta in tre secoli e mezzo, dichiarando che con la sua dinastia aveva instaurato una terra pura buddhista.

Nel Giappone del XIII secolo, Nichiren criticò le altre tradizioni buddhiste che enfatizzavano la figura storica del Buddha Shakyamuni o figure buddhiste come Amitabha, trascurando il Buddha eterno del Sutra del loto. Dopo che Nichiren ebbe reso il Buddha storico meno centrale, i suoi discendenti spirituali si spinsero oltre affermando che il tempo del Buddha Shakyamuni era finito e che ora era il tempo di Nichiren.

Nichiren insegnava che recitare l'omaggio al nome del Sutra del loto, "Nam-myo Ho-ren-ge Kyo", fosse sufficiente per raggiungere l'illuminazione, poiché conteneva l'essenza dell'insegnamento supremo del Buddha. Credeva che la sua missione fosse salvare la nazione giapponese dai disastri sociali e politici derivanti da una visione religiosa inferiore. Aggiungere una connotazione nazionalista giapponese al buddhismo si rivelò particolarmente efficace in un periodo in cui il Giappone si trovava ad affrontare la minaccia di un'invasione mongola. Nichiren affermava che se tutti in Giappone avessero recitato questa formula di lode al Sutra del loto, il Giappone sarebbe potuto diventare un paradiso in terra. Diceva inoltre che il Giappone aveva la responsabilità di preservare gli insegnamenti del Buddha e, pertanto, incoraggiava le persone a praticare il buddhismo per essere buoni cittadini giapponesi.

La visione di Nichiren del Giappone come campo di Buddha terreno attrasse molti seguaci e, gradualmente, la setta di Nichiren diede maggiore enfasi alla sfera mondana, fondendo gli insegnamenti buddhisti con una visione nazionalistica della superiorità del Giappone. Nel XX secolo, dalla setta di Nichiren si sviluppò il partito politico Soka Gakkai, un movimento politico nazionalista giapponese.

Con una lealtà mal riposta verso gli aspetti patriottici e militaristici del "sogno americano", i buddhisti occidentali in cerca di una terra pura potrebbero facilmente formare un gruppo politico determinato a prendere il controllo del governo civile locale della loro area per garantire la libertà delle loro comunità buddhiste utopiche. Potrebbero anche sostituire il Buddha Shakyamuni con un proprio leader spirituale attorno al quale creare un culto nazionalista. Gli Stati Uniti hanno già avuto diverse esperienze traumatiche con le sette religiose e etichetterebbero prontamente il buddhismo come l'ennesima setta di fanatici se alcuni dei suoi seguaci dovessero intraprendere questa strada. 

La ricerca di Shambhala

La variante russa della ricerca di un'utopia si concentra sul sentiero spirituale cristiano ortodosso che mira a ritornare allo stato originario di perfezione della creazione. Gran parte delle funzioni religiose ortodosse russe si svolgono dietro a delle pareti divisorie in un vestibolo sul retro dell'altare. I fedeli si ergono di fronte, inginocchiandosi e accendendo candele, ascoltando l'invisibile servizio celeste come se provenisse da sfere trascendenti e utopiche. Sono ispirati a seguire un sentiero spirituale attraverso il quale saranno miracolosamente ricondotti allo stato originario e trascendente.

Il lato negativo di questo sogno utopico è l'atteggiamento secondo cui una forza onnipotente in cielo ci salverà e quindi dovremmo semplicemente guardare in alto in cerca di aiuto. Molti russi hanno proiettato tale atteggiamento sugli zar, sullo stato comunista e ora [negli anni '90] sugli Stati Uniti, dai quali si aspettano di essere salvati da una catastrofe economica. Molte società ufologiche in tutta l'ex Unione Sovietica si dedicano a stabilire un contatto con i dischi volanti, che a loro volta dovrebbero salvarli dal disastro.

Con una lealtà mal riposta verso questa visione di un paradiso raggiungibile grazie all'aiuto di una terra utopica o di esseri celesti, diversi personaggi russi di spicco, come Madame Blavatsky e Nikolai ed Helena Roerich, hanno proiettato questa visione utopica sul regno ideale buddhista di Shambhala. Convinti che Shambhala, prototipo del sogno occidentale di Shangri-La, esistesse da qualche parte nascosta tra le montagne dell'Himalaya o nel deserto del Gobi, hanno guidato spedizioni per trovarla. Hanno proclamato che grandi figure spirituali di Shambhala avessero trasmesso loro telepaticamente insegnamenti in grado di salvare l'umanità. Hanno codificato questi insegnamenti nei sistemi della teosofia e dell'agni yoga, rispettivamente.

Persino Hitler inviò una spedizione in Tibet alla ricerca dell'aiuto di Shambhala per conquistare il mondo e instaurare un'utopia popolata da una razza superiore. Forse fu influenzato dai suoi primi studi spiritualisti e dai romanzi e racconti popolari degli anni '20 di Gustav Meyrink, che descrivono i riti tantrici tibetani e come un maestro tibetano abbia segretamente causato lo scoppio della prima guerra mondiale attraverso pratiche di magia nera. 

Nel 1939, Ernst Schäfer guidò questa missione tedesca, apparentemente inviata per ricerche scientifiche e botaniche. Il governo tibetano li invitò formalmente, forse con l'intento di bilanciare l'influenza colonialista britannica, di cui diffidava da sempre, persino prima della spedizione di Younghusband contro il Tibet. Sebbene Schäfer avesse filmato la celebrazione del Losar (capodanno), impressionando a tal punto Hitler da indurlo a ordinarne la realizzazione di altri filmati, la missione non ebbe ulteriori sviluppi. L'oracolo di Nechung aveva messo in guardia i tibetani contro i tedeschi affermando che, nonostante portassero dolci offerte e pronunciassero parole gentili, il loro capo era come un drago. L'oracolo consigliò a tutti di pregare affinché non scoppiasse una guerra tra britannici e tedeschi, che avrebbe avuto terribili conseguenze anche per il Tibet.

Imperterrito, Hitler si rivolse ai mongoli calmucchi per chiedere aiuto. Dalla prima metà del XVIII secolo, quando Caterina la Grande aveva insediato i tedeschi lungo il corso inferiore del Volga, tedeschi e calmucchi avevano vissuto in quella regione come vicini. Nel corso del secolo successivo, diversi tedeschi conobbero la forma calmuccha del buddhismo tibetano e alcuni studiosi tradussero racconti popolari calmucchi. Quando Hitler invase la regione del Volga, molti calmucchi combatterono al fianco dei nazisti, convinti che qualsiasi cosa sarebbe stata meglio del regime oppressivo di Stalin. Alcuni calmucchi, insieme ad alcuni monaci, si ritirarono in Polonia con le truppe naziste respinte. Hitler arruolò questi monaci per compiere quelli che considerava riti magici per garantire il successo del suo sogno utopico. I calmucchi, tuttavia, pregavano in generale per la pace.

Pertanto, i russi e gli altri seguaci del cristianesimo ortodosso, così come le persone influenzate dal pensiero spiritualista che decidono di concentrarsi sugli insegnamenti utopici della terra pura nel loro adattamento del buddhismo, devono stare in guardia. Devono essere cauti nei confronti delle tendenze inconsce a rimanere passivi e ad aspettare miracoli o messaggi telepatici provenienti da Shambhala o dalle terre pure che li salvino, o nella speranza che l'esecuzione di rituali tantrici li liberi magicamente da tutti i loro problemi. Anche le persone nei territori dell'ex Unione Sovietica devono fare attenzione che il loro attuale fascino per lo dzogcen non nasconda una ricerca latente di un metodo utopico che li trasporti istantaneamente in una dimensione trascendente senza alcuno sforzo da parte loro.

Riflessioni conclusive

Per evitare che sorgano legami di lealtà mal riposti, non dobbiamo rinnegare completamente il nostro background culturale ma piuttosto individuare al suo interno temi che trovino riscontro anche nel buddhismo. Quando mettiamo in risalto questi temi nei nostri adattamenti culturali del buddhismo, dobbiamo essere vigili sulle specifiche forme che un legame di lealtà mal riposto potrebbe assumere. Ciò richiede una comprensione attenta e una valutazione obiettiva dei vari aspetti del nostro background occidentale. 

Spesso, nel nostro nazionalismo ingenuo e privo di cultura crediamo che i nostri approcci, valori e modi di pensare siano universali. Quando diventeremo più consapevoli della varietà di culture nel mondo, saremo in grado di comprendere come alcuni dei nostri atteggiamenti siano culturalmente specifici. Una volta identificati quegli aspetti dei nostri sistemi di pensiero e stili di vita che costituiscono il nostro involucro culturale, potremo iniziare a distinguere tra le caratteristiche di tale involucro che sono utili e appropriate per l'adozione di una nuova religione e quelle che non lo sono. Il processo di trasmissione del buddhismo da una cultura all'altra richiede una profonda comprensione degli involucri culturali non solo delle società buddhiste asiatiche tradizionali, ma anche della nostra.

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