L'efficacia del tantra anuttarayoga: ghelug

Tutti i dettagli dei quattro punti per analizzare la maggiore efficacia del tantra generale si riferiscono all'anuttarayoga. Oltre a ciò, tuttavia, gli stessi quattro punti possono aiutarci a capire perché la classe più elevata di tantra, l'anuttarayoga, sia persino più rapida delle altre tre classi di tantra.

(1) Analogie più vicine

La pratica dell'anuttarayoga non implica solo analogie ascendenti con i risultati che cerchiamo di ottenere, come accade nel tantra in generale. Le pratiche che simulano i risultati sono anche analoghe discendenti con le basi che vogliamo purificare (sbyang-gzhi), vale a dire la nostra esistenza samsarica.

Analogie verso il basso

L'esistenza samsarica implica l'esperienza incontrollabilmente ricorrente della morte, del bardo (lo stato intermedio) e della rinascita. Possiamo descrivere il processo attraverso il quale questi tre eventi si verificano come cambiamenti di sottigliezza dell'attività mentale:

  1. Quando moriamo, la nostra coscienza diventa progressivamente più sottile, passando dal suo livello più grossolano a quello più sottile in otto fasi. Questo accade perché le basi fisiche dei livelli più grossolani cedono (si dissolvono), nel senso che non possono più funzionare come supporto per l'attività mentale. Alla morte, rimane solo un'attività mentale chiara e luminosa come un raggio laser.
  2. Nel bardo, l'attività mentale diventa leggermente più grossolana man mano che la viviamo, dando origine alle sottili manifestazioni che si verificano durante lo stato tra le nascite.
  3. Con la rinascita, l'attività mentale torna ad essere grossolana, ai suoi livelli ordinari, con la coscienza sensoriale e la sua produzione di apparenze grossolane.

La tradizione ghelug si concentra sulla purificazione delle nostre morti future, dei bardo che ne conseguono e delle nostre prossime rinascite. Per ghelug, purificare, in questo contesto, significa eliminare la nostra esistenza samsarica in modo che non si ripresenti mai più – in altre parole, raggiungere una vera e propria cessazione di essa.

Un processo di cambiamento simile, seppur sottile, si verifica quando ci addormentiamo:

  1. Con il sonno profondo, raggiungiamo un livello di attività mentale estremamente sottile.
  2. Durante il sogno, il livello di attività mentale è leggermente più grossolano e produce apparenze sottili.
  3. Al risveglio, la nostra attività mentale ritorna al livello sensoriale grossolano.

Analogie verso l’alto

Sebbene con il raggiungimento dell'illuminazione si raggiungano simultaneamente i tre corpi illuminanti inseparabili di un buddha (sku-gsum, tre corpi di buddha), possiamo concepire il processo come composto da tre fasi parallele a ciò che accade con la morte o il sonno. Le tre fasi consistono nel fatto che l'attività mentale diventa prima la più sottile, poi leggermente più grossolana e infine ancora più grossolana:

  1. Il livello più sottile – dharmakaya (chos-sku, il corpus di un buddha che comprende ogni cosa), riferito all'attività mentale onnisciente di un buddha e alla natura di tale attività
  2. Leggermente più grossolano: il dharmakaya dà origine alle apparenze di un sambhogakaya (longs-sku, un corpus di pieno godimento): una rete di forme sottili che fanno pieno uso degli insegnamenti del bodhisattva e che solo i bodhisattva arya possono percepire. I bodhisattva arya sono coloro che hanno sperimentato la cognizione non concettuale della vacuità.
  3. Ancor più grossolano: il dharmakaya dà origine alle apparenze di un nirmanakaya (sprul-sku, un corpus di emanazioni): una rete di forme più grossolane, emanate dal sambhogakaya, che anche alcune persone comuni possono vedere.

In alternativa, e soprattutto nel tantra anuttarayoga in generale, il sambhogakaya è la rete della parola illuminante di un buddha e il nirmanakaya è la rete di tutte le forme manifeste del corpo illuminante di un buddha, indipendentemente dal livello di sottigliezza. La parola e i corpi fisici di un buddha sono progressivamente più grossolani della mente illuminante di un buddha. Presi insieme, nirmanakaya e sambhogakaya costituiscono un rupakaya, un corpus di forme illuminanti (gzugs-sku, corpo della forma).

Le pratiche analoghe

Le pratiche anuttarayoga per raggiungere la mente e il corpo fisico di un buddha sono analoghe al processo in tre fasi sia del livello base che del livello risultante.

  1. Quando moriamo o ci addormentiamo a livello base, o quando raggiungiamo un dharmakaya a livello risultante, scendiamo al livello più sottile dell'attività mentale, in otto passaggi. Allo stesso modo, sul sentiero dell'anuttarayoga, per ottenere la conoscenza non concettuale della vacuità come causa della mente illuminata di un buddha, scendiamo anche noi, in otto passaggi, al livello più sottile della mente, vi accediamo e lo sfruttiamo per questa conoscenza.

Innanzitutto lo facciamo nella nostra immaginazione, nella fase di generazione. Quando, attraverso un'ampia pratica nella nostra immaginazione, completiamo l'acquisizione di tutti gli strumenti di meditazione necessari, raggiungiamo la nostra mente di chiara luce nella realtà, avanzando attraverso gli stadi della fase di completamento.

Si noti che mente di chiara luce, come termine per indicare l'attività mentale di chiara luce, non significa che tutti gli esseri condividano un'unica mente di chiara luce. Così come la vacuità di ogni fenomeno è una vacuità individuale, allo stesso modo la mente di chiara luce, come livello di attività mentale, è individuale in ogni essere.

2. Quando raggiungiamo uno stato di bardo o di sogno a livello di base, o un sambhogakaya a livello risultante, la nostra attività mentale diventa leggermente più grossolana. Allo stesso modo, nello stato del comprendere la vacuità ci presentiamo sul sentiero in una forma sottile, come una goccia di energia creativa (thig-le, sanscr. bindu), una sillaba seme (sa-bon) o una figura di buddha semplificata.

3. Quando rinasciamo o ci risvegliamo a un livello di base, o manifestiamo un nirmanakaya a un livello risultante, la nostra attività mentale produce apparenze grossolane che la normale coscienza visiva può percepire. Allo stesso modo, sul sentiero facciamo apparire la forma sottile di una goccia di energia creativa e così via, in un aspetto più grossolano come il corpo intero di una figura di buddha.

Possiamo comprendere il processo di purificazione attraverso un'analogia. Supponiamo che ci siano due case a due piani che condividono un seminterrato, nel quale si trova la fonte di energia elettrica comune per entrambe. Una casa rappresenta la situazione di base del samsara, l'altra è la situazione risultante dell'illuminazione. Il piano terra di ciascuna casa rappresenta il livello delle apparenze sottili, il piano superiore rappresenta il livello delle apparenze più grossolane. Il seminterrato comune rappresenta il livello dell'attività mentale della chiara luce.

Supponiamo che l'elettricità fluisca solo verso la casa del samsara e non verso la casa dell'illuminazione. Per scollegare l'elettricità dalla casa del samsara e collegarla alla casa dell'illuminazione, dobbiamo scendere otto gradini fino al seminterrato e cambiare il collegamento. Allo stesso modo, per purificare il samsara nel senso di impedirne la ricomparsa, dobbiamo scendere otto gradini fino al livello della chiara luce e scollegare il meccanismo di creazione delle apparenze dal dare origine alle apparenze del samsara. Facciamo ciò con la cognizione non concettuale della vacuità. Così facendo, colleghiamo automaticamente il meccanismo di creazione delle apparenze alla casa dell'illuminazione, in modo che produca le apparenze sottili e grossolane dei corpi fisici di un buddha.

Prima di poter effettivamente raggiungere il seminterrato e ricollegare i fili, dobbiamo esercitarci sull'intera procedura, nel senso di provarla. In altre parole, ci esercitiamo a fare qualcosa che assomigli alla procedura, prima nella nostra immaginazione e poi con simulazioni reali. Questo significa esercitarsi su un percorso analogo sia alla base che vogliamo purificare sia al risultato che vogliamo ottenere. Esercitarsi nella nostra immaginazione corrisponde alla pratica della fase di generazione, esercitarsi con simulazioni reali corrisponde alla pratica della fase di completamento.

Pertanto, nell'anuttarayoga, non solo si trovano più analogie rispetto al tantra generale, sia verso l'alto con il risultato che verso il basso con la base, ma anche analogie più vicine. Inoltre, la pratica imita non solo i fenomeni che sperimentiamo sia a livello risultante che a livello di base, ma anche il modo in cui ne acquisiamo esperienza in entrambi. Queste pratiche sono quindi chiamate "prendere la mente del sentiero per (raggiungere) i tre corpi di un buddha" (sku-gsum lam-’khyer).

  1. Prendere la morte come via mentale per (raggiungere) un dharmakaya (’chi-ba chos-sku lam-’khyer)
  2. Prendere il bardo come via mentale per (raggiungere) un sambhogakaya (bar-do longs-sku lam-’khyer)
  3. Prendere la nascita come via mentale per (raggiungere) un nirmanakaya (skye-ba sprul-sku lam-’khyer).

(2) Unione più stretta di metodo e saggezza

Metodo in termini di apparenza di un corpo

Così come esistono tre livelli di attività mentale, esistono anche tre livelli di corpi che li supportano:

  1. Il livello grossolano: il corpo di carne e sangue, con il suo apparato sensoriale.
  2. Il livello sottile – il corpo del sistema energetico sottile dei chakra (nodi energetici), canali, venti energetici e gocce di energia creativa.
  3. Il corpo di livello più sottile – il vento energetico più sottile – che costituisce il supporto fisico o la controparte del livello più sottile dell'attività mentale.

Il tantra generale unisce metodo e saggezza come due verità sullo stesso fenomeno considerandoli come mente:

  1. che produce attivamente, o perlomeno ha come base fisica, l'aspetto del corpo di una figura di buddha,
  2. che conosce la vacuità di quell'apparenza.

Secondo la spiegazione ghelug, il fenomeno qui descritto nel tantra in generale è il livello sottile dell'attività mentale: la nostra normale cognizione mentale o cognizione non concettuale yoghica. Due verità inseparabili riguardo a questo fenomeno sono il suo aspetto cognitivo e il suo sottile vento energetico che lo sostiene. L'apparenza di una figura di buddha che la nostra normale cognizione mentale o cognizione yoghica produce è generata da questo sottile vento energetico. Tuttavia, i nostri livelli sottili di attività mentale e corpo non permangono nell'illuminazione e nemmeno durante la nostra esistenza post-mortem, prima di riemergere con il bardo.

Nell'anuttarayoga, invece, accediamo a due aspetti del livello più sottile della nostra attività mentale: la sua cognizione di chiara luce e il suo sottilissimo vento energetico. Entrambi permangono nella buddhità. I loro continua non cessano mai, nemmeno durante il periodo della morte. Di fatto, questa coppia inseparabile è alla base di ogni momento della nostra esperienza. Come saggezza, generiamo l'attività mentale di chiara luce nella cognizione non concettuale della vacuità e, come metodo, generiamo il suo sottilissimo vento energetico di supporto nell'apparenza di una figura di buddha. Questa apparenza è chiamata "corpo illusorio purificato" (dag-pa’i sgyu-lus). È purificata dalle oscurazioni emotive (nyon-sgrib) che impediscono la liberazione. La cognizione non concettuale di chiara luce della vacuità è chiamata "chiara luce effettiva" (don-gyi ’od-gsal).

Pertanto, l'unione di metodo e saggezza con il livello di chiara luce nell'anuttarayoga è più stretta che nel tantra in generale, perché nell'anuttarayoga metodo e saggezza non solo sono inseparabili ma sono accessibili in ogni istante, così come il corpo e la mente illuminati di un buddha.

Inoltre, tutte le apparenze create dall'energia sottile del vento sembrano esistere con una vera esistenza, il che non corrisponde affatto alla loro reale esistenza. Pertanto, a livello sottile di attività mentale, la cognizione dell'apparenza di una figura di buddha non può verificarsi simultaneamente con la cognizione, concettuale o non concettuale, della vacuità. In quanto unione di metodo e saggezza, possono solo alternarsi con equivalenti modalità cognitive di percezione dei loro oggetti.

Al contrario, le apparenze create unicamente dal vento energetico più sottile sembrano esistere nel modo in cui effettivamente esistono. Sembrano esistere come fenomeni che sorgono in modo dipendente (rten-’brel, sanscr. pratītyasamutpāda) – vale a dire, come fenomeni che sorgono come "questo" o "quello" in modo dipendente unicamente da ciò a cui si riferiscono le etichette mentali quando vengono imputate su una base valida per l'etichettatura. Pertanto, poiché i fenomeni che sorgono in modo dipendente appaiono come assolutamente privi di esistenza vera, possono apparire simultaneamente con la cognizione della chiara luce non concettuale della vacuità.

La focalizzazione non concettuale sull'assenza di vera esistenza oscura (khegs, blocks) l'apparenza di vera esistenza, poiché l'assenza e la presenza di vera esistenza si escludono a vicenda. Tale focalizzazione non oscura, tuttavia, l'apparenza di un modo di esistere assolutamente privo di vera esistenza, ovvero l'apparenza di un'esistenza che sorge in modo dipendente. Questo perché l'assenza di vera esistenza e la presenza di un'esistenza che sorge in modo dipendente sono sinonimi.

Pertanto, l'unione di metodo e saggezza nell'anuttarayoga è particolarmente stretta perché le modalità equivalenti di assunzione cognitiva della coppia inseparabile – corpo illusorio purificato e chiara luce effettiva – possono verificarsi simultaneamente.

Metodo in termini di consapevolezza beata

Nel tantra anuttarayoga, il metodo non si riferisce solo alla creazione del corpo di un buddha a partire dai venti energetici più sottili, ma anche all'utilizzo di una consapevolezza beata per la conoscenza della vacuità. Occasionalmente, distinguiamo le quattro classi di tantra in base a livelli di beatitudine (bde-ba) progressivamente più intensi che ciascuna classe di tantra suggerisce:

  1. Kriya tantra – la beatitudine derivante dal vedere un partner
  2. Charya – dallo scambio di sorrisi
  3. Yoga – dall'abbracciarsi o tenersi per mano
  4. Anuttarayoga – la beatitudine derivante dall'unione sessuale con un partner.

Le tre classi inferiori di tantra, tuttavia, non fanno necessariamente un uso esplicito della consapevolezza beata come metodo. I quattro livelli di beatitudine sono analogie, fatte in termini di una caratteristica riscontrabile specificamente nell'anuttarayoga, per indicare livelli di mente progressivamente più intensi nelle quattro classi tantriche.

Inoltre, la beatitudine dell'unione sessuale che la pratica dell'anuttarayoga utilizza come metodo non è la beatitudine dell'orgasmo (’dzag-bde) che si manifesta nell'unione sessuale ordinaria. La pratica tantrica non implica mai il rilascio orgasmico o orge degenerate. Pensare il contrario è una completa incomprensione del tantra. Lo scopo di generare una consapevolezza beata attraverso il contatto dei sottili canali energetici dei due organi sessuali è che essa conduce naturalmente al livello più sottile della mente. Desideriamo accedere, sostenere e utilizzare questo livello di attività mentale di chiara luce per la cognizione della vacuità.

Quando starnutiamo, sbadigliamo, sveniamo, cadiamo in un sonno profondo, moriamo o proviamo l'intensa beatitudine dell'unione sessuale, i sottili venti energetici si ritirano naturalmente verso l'interno e la nostra attività mentale si avvicina al livello più sottile. Con uno starnuto o uno sbadiglio, è estremamente difficile mantenere in meditazione la naturale dissoluzione dei venti energetici in modo da potersi concentrare per un periodo prolungato sulla vacuità senza che i venti esplodano immediatamente all'esterno. Sfruttare lo stato di svenimento, sonno o morte è altrettanto difficile, perché la mente tende ad essere ottusa in quelle occasioni. Se, tuttavia, attraverso metodi avanzati di yoga interno, acquisiamo il controllo sui nostri sottili venti energetici in modo da poter impedire il loro rilascio esplosivo con l'orgasmo, possiamo mantenere la consapevolezza di beatitudine dell'unione e il conseguente livello mentale più sottile. Possiamo quindi usarlo per dissolvere ulteriormente i venti energetici fino al livello della chiara luce e poi applicare quella consapevolezza di beatitudine della chiara luce alla cognizione sostenuta della vacuità.

I due gruppi di oscurazioni

Due gruppi di macchie fugaci oscurano la chiara luce dell'attività mentale:

  1. Le oscurazioni emotive (ostacoli) (nyon-sgrib) che sono le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti, che impediscono la liberazione
  2. Le oscurazioni cognitive (shes-sgrib) riguardanti tutto ciò che è conoscibile, che impediscono l'onniscienza dell'illuminazione.

Le oscurazioni cognitive includono le abitudini costanti (bag-chags, istinti) di afferrarsi alla vera esistenza che, come afferma in modo unico ghelug-prasanghika, producono apparenze di vera esistenza in ogni momento della nostra cognizione concettuale e non concettuale usuale. A causa della produzione di tali apparenze, queste abitudini costanti ci impediscono di conoscere simultaneamente le due verità di qualsiasi cosa: la sua apparenza e la sua vacuità.

Secondo ghelug-prasanghika, le oscurazioni emotive includono l'afferrarsi alla vera esistenza (bden-’dzin), con cui crediamo che le apparenze della vera esistenza che conosciamo corrispondano alla realtà. Includono anche le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti – sia quelli basati sulla dottrina (kun-brtags) che quelli che sorgono automaticamente (lhan-skyes) – che derivano tutti da questo afferrarsi. Allo stesso modo, questo insieme di oscurazioni include anche le eredità (sa-bon, seme, tendenza) di entrambi i tipi di emozioni e atteggiamenti disturbanti, che li generano in modo intermittente.

  • Le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti di natura dottrinale derivano dall'aver studiato e accettato visioni distorte della realtà, insegnate da sistemi di credenze non prasanghika. Tali emozioni e atteggiamenti disturbanti emergono solo durante la cognizione concettuale. Esempi ne sono l'attaccamento ostinato e l'atteggiamento difensivo che si manifestano quando qualcuno mette in discussione le nostre credenze errate.
  • Le emozioni e atteggiamenti disturbanti che sorgono automaticamente si manifestano anche nella cognizione sensoriale non concettuale, come la rabbia e l'attaccamento che si sviluppano negli esseri umani e negli animali quando vedono qualcuno strappare loro il giocattolo preferito.

La cognizione non concettuale della vacuità è la vera via della mente che realizza un vero arresto (vera cessazione) dei due gruppi di oscurazioni, in modo che non si ripresentino mai più. In primo luogo, elimina le oscurazioni emotive. Solo quando le avrà rimosse tutte per sempre, inizierà a eliminare le oscurazioni cognitive.

Inoltre, la cognizione non concettuale della vacuità richiede la forza di una determinazione ad essere liberi (rinuncia) per eliminare le oscurazioni emotive che impediscono la liberazione. Richiede inoltre la bodhicitta per superare le oscurazioni cognitive che impediscono l'onniscienza. Per superare il livello più sottile di questo secondo insieme di oscurazioni, tuttavia, la cognizione non concettuale della vacuità, sostenuta dalle forze della rinuncia e della bodhicitta, deve avvenire al livello della chiara luce dell'attività mentale.

La necessità di una consapevolezza di beatitudine della vacuità

L'attività mentale di chiara luce non necessariamente conosce la vacuità sebbene, secondo la spiegazione del maestro ghelug del XV secolo Kedrub Norzang-gyatso (mKhas-grub Nor-bzang rgya-mtsho), produca naturalmente un'apparenza cognitiva simile a quella del vacuità. Né la cognizione di chiara luce è necessariamente di beatitudine, ad esempio nella morte. Tuttavia, utilizzando la beatitudine dell'unione sessuale come metodo per accedere al nostro livello più sottile di attività mentale e quindi per conoscere la vacuità con quella mente di beatitudine di chiara luce, la pratica dell'anuttarayoga conduce allo strumento cognitivo più efficace per superare ogni oscurazione.

Lo strumento cognitivo anuttarayoga è quindi simultaneamente:

  • Un livello di chiara luce di attività mentale
  • Una consapevolezza di beatitudine
  • Una cognizione non concettuale della vacuità
  • Una consapevolezza sostenuta dalla forza della determinazione ad essere liberi
  • Una conoscenza sostenuta dalla forza della bodhicitta.

Una consapevolezza di beatitudine, una cognizione non concettuale della vacuità e una cognizione di chiara luce non sono necessariamente fenomeni inseparabili: uno può verificarsi in un momento di cognizione senza che gli altri si manifestino simultaneamente. Tuttavia, la pratica dell'anuttarayoga li rende verità inseparabili riguardo allo stesso fenomeno: un singolo momento di cognizione.

In altre parole, così come si può colpire un bersaglio con frecce diverse, si possono usare diverse menti per ottenere la conoscenza non concettuale della vacuità. L’anuttarayoga usa una mente di beatitudine di chiara luce, ottenuta attraverso la consapevolezza di beatitudine a livelli più grossolani, come freccia per percepire la vacuità in modo non concettuale. In questo modo, la consapevolezza di beatitudine di chiara luce è la mente con la conoscenza non concettuale della vacuità, e quindi l'unione di metodo e saggezza nell’anuttarayoga è particolarmente stretta. Ghelug definisce questa vicinanza "vacuità e beatitudine inseparabili".

Yab-Yum

La rappresentazione grafica di coppie di figure di buddha in unione simboleggia il metodo e la saggezza come due verità inseparabili riguardanti un unico fenomeno: la cognizione della chiara luce. Yab-yum, il termine tibetano per la coppia, non significa maschio e femmina, o maschile e femminile. Significa padre e madre. Quando le cause del corpo e della mente di un buddha diventano verità inseparabili riguardanti l'attività mentale della chiara luce, esse danno vita all'illuminazione, come un padre e una madre uniti sessualmente danno vita a un figlio.

In breve, il vento energetico più sottile e l'attività mentale di chiara luce che esso sostiene sono già verità inseparabili sull'attività mentale di chiara luce. La pratica di anuttarayoga genera il vento energetico più sottile nella forma di una coppia di figure di buddha – non solo nella forma di un membro della coppia – e l'attività mentale di chiara luce come una cognizione non concettuale della vacuità. Inoltre, accede al livello di chiara luce attraverso una consapevolezza di beatitudine e, così facendo, genera la cognizione di chiara luce come inseparabile a una consapevolezza di beatitudine. Pertanto, l’anuttarayoga considera la cognizione di chiara luce della vacuità come saggezza e, come metodo, la rende inseparabilmente una consapevolezza di beatitudine e fa apparire il vento energetico che è già inseparabilmente con essa nella forma di una coppia di figure di buddha.

(3) Base speciale per la vacuità

Nel tantra anuttarayoga, la base speciale per la vacuità non è semplicemente il corpo di una figura di buddha generato dai sottili venti energetici della nostra immaginazione, come nel tantra generale. Si tratta di un corpo generato dai venti energetici più sottili delle nostre menti di chiara luce. Poiché il livello di chiara luce dell'attività mentale è alla base di ogni momento della nostra esperienza, il vento energetico di quel livello è sempre disponibile per essere utilizzato nella meditazione. Pertanto, l'anuttarayoga fornisce una base per la vacuità ancora più stabile su cui concentrarsi rispetto al tantra generale.

(4) Livello speciale di attività mentale

Osservazioni introduttive

Indipendentemente dal livello mentale che utilizziamo per realizzare la vacuità, la vacuità stessa rimane la stessa. L'assenza di modi di esistere impossibili, intesa nel sutra del bodhisattva e in tutte e quattro le classi di tantra, è la stessa. Tuttavia, utilizzare il livello più sottile di chiara luce dell'attività mentale per questa percezione ha molti vantaggi aggiuntivi, oltre ad essere sempre disponibile per la pratica. Questo perché la percezione della vacuità attraverso la chiara luce non richiede un'infinità di eoni per superare le oscurazioni emotive e cognitive, come invece accade con la pratica del sutra.

Secondo i ghelug-prasanghika, la pratica dei sutra richiede:

  1. Un'infinità di eoni per raggiungere la cognizione yoghica non concettuale della vacuità e quindi una mente che percorre il sentiero della visione, con l'eliminazione permanente delle emozioni e degli atteggiamenti disturbanti basati sulla dottrina e dei loro retaggi.
  2. Un secondo ciclo di miliardi di eoni per eliminare per sempre il resto delle oscurazioni emotive che impediscono la liberazione e raggiungere così l'ottavo dei dieci livelli della mente bhumi dei bodhisattva arya (byang-sa). I primi sette livelli della mente bhumi sono menti bhumi non purificate (ma-dag-pa’i sa) – in altre parole, livelli di una mente di bodhisattva altamente realizzata non completamente purificata dalle oscurazioni emotive.
  3. Un terzo ciclo di miliardi di eoni per eliminare per sempre le oscurazioni cognitive che impediscono l'onniscienza e quindi per completare il raggiungimento degli ultimi tre livelli della mente bhumi degli arya bodhisattva, le menti bhumi purificate (dag-pa’i sa) e raggiungere l'illuminazione.

L'attività mentale della chiara luce è naturalmente non concettuale

Il livello sottile dell'attività mentale, il secondo dei tre livelli della mente, può essere concettuale o non concettuale. Rimanere a questo livello richiede un'infinità di eoni di rafforzamento delle nostre reti di forza positiva e profonda consapevolezza, che ci permettono di raggiungere l'illuminazione, affinché la nostra cognizione del vacuità diventi non concettuale. Questo perché la nostra attività mentale rimane allo stesso livello di sottigliezza della cognizione concettuale. Di conseguenza, il nostro tentativo di acquisire una cognizione non concettuale della vacuità con questo livello di mente è paragonabile a un coniglio che cerca di sfuggire a una volpe rimanendo a terra con lei. Anche se il coniglio si nasconde, la volpe può comunque trovarlo e catturarlo.

L'attività mentale di chiara luce, al contrario, è più sottile di tutti i livelli di cognizione concettuale ed è quindi esclusivamente non concettuale. Pertanto, acquisire una cognizione non concettuale della vacuità con una mente di chiara luce è come il coniglio che si tuffa in una tana profonda e così sfugge alla volpe. Non appena accediamo a questo livello sottilissimo e lo concentriamo sulla vacuità, la nostra cognizione della vacuità diventa automaticamente non concettuale. Ci libera automaticamente per sempre da emozioni e atteggiamenti disturbanti basati sulla dottrina. I primi miliardi di eoni non sono necessari.

Inoltre, poiché l'anuttarayoga accede alla cognizione della chiara luce generando una consapevolezza beata e dissolvendo i sottili venti energetici nel canale centrale, la non-concettualità della mente di chiara luce è più facile da mantenere rispetto alla non-concettualità dei livelli più grossolani.

L'attività mentale di chiara luce è naturalmente priva di emozioni e atteggiamenti disturbanti

Durante l'assorbimento totale non concettuale nella vacuità tutte le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti sono assenti, sia che si utilizzi il livello sottile o il più sottile della mente per questa cognizione. Con la mente sottile, tuttavia, trattenuta dalla forza della bodhicitta, l'assorbimento iniziale non concettuale nella vacuità rimuove per sempre solo le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti che sono basati sulla dottrina. L'eliminazione totale (la vera cessazione) delle emozioni e degli atteggiamenti disturbanti che sorgono automaticamente, in modo che non si ripresentino mai più, richiede un secondo fantastiliardo di eoni.

Emozioni e atteggiamenti disturbanti possono accompagnare solo le attività mentali grossolane e sottili – le nostre usuali cognizioni sensoriali e mentali. L'attività mentale di chiara luce, d'altra parte, essendo più sottile di questi due livelli della mente, è naturalmente libera da tutte le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti. Grazie al potere di questa assenza naturale, l'assorbimento iniziale di chiara luce sulla vacuità ha la forza di rimuovere per sempre, simultaneamente, le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti basati sulla dottrina e quelli che sorgono automaticamente. Non è necessario un ulteriore secondo ciclo di miliardi di eoni. La cognizione non concettuale di chiara luce della vacuità e la rimozione totale di tutte le oscurazioni emotive che impediscono la liberazione avvengono simultaneamente.

L'attività mentale della chiara luce non produce apparenze di vera esistenza

Il livello sottile dell'attività mentale, sia essa concettuale o non concettuale, produce solo apparenze di vera esistenza. Pertanto, quando l'attività mentale sottile conosce in modo non concettuale la vacuità, non può contemporaneamente dare origine ad alcuna apparenza. Un singolo istante della mente non può conoscere l'assenza assoluta di vera esistenza e contemporaneamente creare un'apparenza di vera esistenza. Le due cose si escludono a vicenda. Quindi, poiché l'attività mentale sottile può produrre e conoscere solo un'apparenza impura di qualcosa, non può conoscere simultaneamente le due verità riguardanti un oggetto: l'apparenza di quell'oggetto e la sua effettiva modalità di esistenza.

La conoscenza della chiara luce, d'altra parte, produce solo apparenze purificate – apparenze di una modalità di esistenza totalmente priva di ogni via impossibile. Pertanto, la conoscenza della chiara luce – e solo la conoscenza della chiara luce – può conoscere simultaneamente apparenze e vacuità. Nello specifico, può conoscere simultaneamente apparenze di una modalità di esistenza priva di vera esistenza e un'assoluta assenza di vera esistenza. Per questo motivo, anche nei sutra e nelle tre classi inferiori di tantra, è necessario in ultima analisi accedere e utilizzare l'attività mentale della chiara luce per conoscere la vacuità. Questo per conoscere simultaneamente le due verità sulle cose, come fa la consapevolezza onnisciente di un buddha.

L'utilizzo dei metodi dei sutra richiede un terzo di miliardi di eoni per raggiungere la cognizione della vacuità della chiara luce. I metodi dei tre tantra inferiori la fanno realizzare più rapidamente, ma richiedono comunque una grande quantità di tempo. In entrambi i casi, questa cognizione della vacuità della chiara luce si verifica solo durante la fase finale della pratica prima della buddhità, ovvero nella fase finale di una mente bhumi di decimo livello. L'anuttarayoga vi accede già quando acquisisce per la prima volta la conoscenza non concettuale della vacuità – in altre parole, con il raggiungimento di una mente del sentiero della visione e di una mente bhumi di primo livello. Pertanto, l'anuttarayoga non necessita di un terzo di miliardi di eoni per acquisire la cognizione simultanea delle verità superficiali e profonde sul corpo della figura di buddha che fa apparire. Tuttavia, l'anuttarayoga richiede comunque una considerevole familiarizzazione con la cognizione simultanea delle due verità, al fine di mantenere tale conoscenza come fa un buddha, senza alcuna interruzione.

L'attività mentale di chiara luce può avere una consapevolezza onnisciente

La modalità di esistenza con cui ogni cosa esiste realmente, e che l'attività mentale di chiara luce conosce simultaneamente con l'assenza di ogni cosa di esistere in modi impossibili, è quella di fenomeni che sorgono in modo dipendente. Ogni cosa sorge o esiste in modo dipendente da, o in relazione a:

  1. Una base per l'etichettatura, un'etichetta mentale e ciò a cui si riferisce l'etichetta mentale
  2. Parti
  3. Nel caso di fenomeni non statici (impermanenti), cause e condizioni.

Inoltre, tutto sorge o esiste in modo interrelato e interdipendente. Tutto ciò che accade in questo momento

  1. È sorto in modo dipendente da tutto ciò che è accaduto prima, come la storia e così via
  2. È interconnesso con tutto ciò che sta accadendo ora
  3. Influirà su tutto ciò che accadrà in futuro.

Pertanto, nel riconoscere con precisione l'interdipendenza e l'interrelazione di ogni cosa, l'attività mentale di chiara luce si trasforma in consapevolezza onnisciente.

Tuttavia, al primo accesso, la mente di chiara luce non funziona in modo onnisciente. Sebbene sia naturalmente libera dalle oscurazioni emotive che sono emozioni e atteggiamenti disturbanti, non è libera dalle oscurazioni cognitive riguardanti tutto ciò che è conoscibile. Quest'ultimo insieme di oscurazioni dà origine ad apparenze di vera esistenza, sebbene non finché l'attività mentale di chiara luce è manifesta.

Finché l'apparenza della vera esistenza può ripetersi, le oscurazioni cognitive continuano a esistere come ciò che può essere etichettato o imputato sul continuum mentale. Quando l'attività mentale di chiara luce può essere mantenuta per sempre, senza alcuna interruzione, l'esistenza delle oscurazioni cognitive non può più essere imputata su quel continuum mentale. A questo punto, l'attività mentale di chiara luce di quel continuum mentale diventa consapevolezza onnisciente. Questa è la realizzazione di un solo buddha. Grazie alle sue pratiche speciali con l'attività mentale di chiara luce, l'anuttarayoga non necessita di tre miliardi di eoni per raggiungere questo stato onnisciente.

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