L'efficacia del tantra anuttarayoga: non-ghelug

Le tradizioni non-ghelug concordano con la maggior parte dei punti sollevati dai ghelug riguardo al perché l'anuttarayoga sia un percorso più efficiente e rapido rispetto ai tre tantra inferiori. Dobbiamo tuttavia notare le seguenti aggiunte o variazioni.

(1) Analogie più vicine

Anuttarayoga sakya generale

Quando si medita in analogia con la morte, il bardo e la rinascita, i sakya sottolineano l'importanza di purificare il passato, ovvero le nostre morti nelle vite immediatamente precedenti, i bardo che ne sono seguiti e le nostre rinascite presenti. Purificare, in questo contesto, significa eliminare l'influenza del nostro karma precedente.

Pratiche nyingma e kagyu influenzate dal nyingma

Nella tradizione nyingma e nelle pratiche kagyu influenzate dal nyingma, l'analogia tripartita corrisponde anche ai tre aspetti progressivamente più grossolani di rigpa. In termini di rigpa, le analogie funzionano sia verso il basso, come la natura di buddha non realizzata, sia verso l'alto, come la natura di buddha pienamente realizzata di un essere illuminato.

  1. La natura essenziale (ngo-bo) di rigpa è la sua purezza primordiale (ka-dag), la sua assenza di tutti i livelli più grossolani e fugaci di attività mentale e di tutti i modi impossibili di esistere.
  2. La sua influenza (’phrin-las) è la sua reattività compassionevole (thugs-rje, compassione), la sua attività comunicativa.
  3. La sua natura funzionale (rang-bzhin) è che stabilisce spontaneamente le apparenze (lhun-grub), in base alla sua reattività.

Pertanto, nella pratica dell'anuttarayoga o nel suo equivalente dzogcen:

  1. Analogamente alla morte, al sonno, al dharmakaya e alla purezza primordiale del rigpa, accediamo al livello più sottile dell'attività mentale;
  2. Analogamente al bardo, allo stato onirico, al sambhogakaya come forme sottili di linguaggio e alla reattività compassionevole di rigpa, noi emergiamo, all'interno dello stato di rigpa, come compassione;
  3. Analogamente alla nascita, allo stato di veglia, al nirmanakaya e alle apparenze spontanee di rigpa, noi emergiamo in uno stato di compassione sotto forma di sillabe seme e, da esse, come figure di buddha.

Equivalente alla pratica nyingma analoga al sottile movimento di rigpa con compassione è la pratica anuttarayoga di spinta tramite canti (glus-bskul), presente sia nelle tradizioni non-ghelug che ghelug. Spinti da buddha femminili che cantano canti dei quattro atteggiamenti incommensurabili (mtshams-med bzhi, quattro brahmavihāra) di amore, compassione, gioia ed equanimità, emergiamo dalla concentrazione sulla vacuità e ci manifestiamo in forme sottili per aiutare gli altri. Questo è analogo al dharmakaya che appare come sambhogakaya.

Tradizione sakya del lamdre

La tradizione sakya del lamdre (lam-’bras, il sentiero insieme ai suoi risultati), praticata in congiunzione con la figura del buddha Hevajra (Kyai rdo-rje), include ulteriori analogie nella meditazione.

In quanto esseri umani, i nostri corpi sottili hanno come fondamenti provvisori e onnicomprensivi (gnas-skabs-kyi kun-gzhi, ālaya provvisorio) i quattro mandala-sedi (gdan dkyil-’khor bzhi):

  1. canali energetici,
  2. sillabe sottili al loro interno,
  3. gocce di energia creativa,
  4. venti energetici.

Sulla base di ciò, gli aspetti di creazione dell'apparenza (gsal-cha, aspetto di chiarezza) delle nostre menti di chiara luce più sottile, in quanto fondamenti onnicomprensivi ultimi (mthar-thug-gi kun-gzhi, ālaya ultimo), producono due livelli quantici inseparabili di apparenze non purificate dei nostri corpi, della nostra parola, delle nostre menti e l'inseparabile simultaneità dei tre. I due livelli quantici sono le loro apparenze grossolane nelle nostre usuali forme umane e le loro apparenze sottili come figure di buddha.

Meditando in analogia con i quattro sedili-mandala ci purifichiamo dai quattro, nel senso di raggiungere una vera e propria cessazione di essi. Di conseguenza, gli aspetti manifesti delle nostre menti di chiara luce danno origine, analogamente, sul sentiero a due livelli quantici inseparabili di manifestazioni purificate di corpo, parola, mente e all'inseparabile simultaneità dei tre. Attraverso un'ulteriore pratica, sul livello risultante, gli aspetti manifesti delle nostre menti di chiara luce illuminanti danno origine ai due livelli quantici inseparabili delle manifestazioni illuminanti grossolane di nirmanakaya e di quelle sottili di sambhogakaya.

(2) Unione più stretta di metodo e saggezza

Secondo il maestro del movimento rime (non settario) del XIX secolo Jamyang Khyentse Uangpo (’Jam-dbyangs mkhyen-rtse dbang-po), molte delle apparenti contraddizioni nelle spiegazioni delle quattro tradizioni tibetane derivano da una differenza di punto di vista con cui ciascuna si accosta al dharma.

  1. La tradizione ghelug spiega dal punto di vista della base,
  2. sakya dal sentiero,
  3. kagyu e nyingma dal punto di vista del risultato.

Per esempio,

  1. Ghelug afferma che la mente di chiara luce non è intrinsecamente di beatitudine perché, di norma, la cognizione della chiara luce al momento della morte non è di beatitudine.
  2. Poiché i praticanti di anuttarayoga sul sentiero generano una chiara cognizione di luce in una consapevolezza di beatitudine, sakya descrive la mente di chiara luce come naturalmente beata. È la "giovinezza della mente".
  3. Poiché la consapevolezza onnisciente della chiara luce di un buddha è di beatitudine e tutte le qualità del buddha sono già complete nella mente chiara di luce o rigpa, anche kagyu e nyingma affermano che la mente chiara di luce è una consapevolezza di beatitudine.

Pertanto, a causa del sentiero e dei conseguenti punti di vista da cui le tradizioni non-ghelug descrivono l'attività mentale della chiara luce, esse affermano che la consapevolezza di beatitudine come metodo nell'anuttarayoga è particolarmente vicina alla cognizione non concettuale della vacuità come saggezza. Dobbiamo semplicemente potenziare la consapevolezza di beatitudine già presente, o rimuovere le oscurazioni che ne impediscono il pieno funzionamento, per raggiungere o accedere alla consapevolezza di beatitudine della mente di chiara luce.

(3) Base speciale per la vacuità

Spiegazione di sakya e kagyu

Secondo le tradizioni sakya e kagyu, un corpo illusorio purificato costituisce una base più speciale per la vacuità rispetto all'aspetto purificato del corpo di una figura di buddha che appare durante la cognizione yoghica non concettuale della vacuità nei sutra e nei tre tantra inferiori. Sia i corpi illusori purificati che gli aspetti purificati che si manifestano durante la cognizione yoghica non concettuale della vacuità sono costituiti dai venti energetici più sottili. Tuttavia, i venti energetici più grossolani, che possono fabbricare e proiettare aspetti dualistici su tali aspetti, sono ancora presenti a livello della cognizione yoghica. Come accade con emozioni e atteggiamenti disturbanti, i venti energetici sottili non dissolti possono destabilizzare e, in un certo senso, infettare gli aspetti purificati. Un corpo illusorio purificato evita tali pericoli di infezione derivanti dalla creazione di aspetti dualistici e, pertanto, funge da base particolarmente propizia per concentrarsi simultaneamente sulla propria vacuità.

Spiegazione nyingma

La tradizione nyingma dzogcen non spiega le apparenze pure in termini di vento energetico molto sottile. Piuttosto, le spiega come l'effulgenza naturale (rtsal) di rigpa, derivante dalla natura funzionale di rigpa di stabilire spontaneamente le apparenze. La natura essenziale di rigpa è la sua purezza primordiale, ovvero la sua vacuità. Pertanto, la natura funzionale e la natura essenziale di rigpa, vale a dire le sue apparenze pure e la sua vacuità, sono due aspetti dello stesso fenomeno.

Le presentazioni nyingma del sutra del bodhisattva e dei tre tantra inferiori non includono discussioni su rigpa o metodi per accedervi. Sebbene la cognizione non concettuale yoghica riconosca anche le apparenze pure, la loro conoscenza si colloca comunque a un livello di consapevolezza limitata. Di conseguenza, una consapevolezza limitata può destabilizzare o contaminare queste apparenze.

(4) Livello speciale di attività mentale

Osservazioni introduttive riguardanti i due insiemi di oscurazioni

La presentazione della scuola karma kagyu dell'affermazione prasanghika-madhyamaka riguardo ai due insiemi di oscurazioni e alle fasi in cui vengono eliminati concorda, nella struttura, con la visione ghelug-prasanghika. Poiché non dispongo di informazioni sufficienti per delineare la presentazione di questi punti da parte della scuola karma kagyu in termini della sua visione maha-madhyamaka seguita nel tantra, limitiamo qui la nostra discussione alle posizioni nyingma e sakya. Le tradizioni nyingma e sakya affermano che sia la scuola prasanghika-madhyamaka che la scuola svatantrika-madhyamaka accettano la presentazione delle due oscurazioni che ghelug e karma kagyu affermano essere accettata solo dalla scuola svatantrika-madhyamaka.

Se semplifichiamo le posizioni nyingma e sakya, allora

  • Le oscurazioni emotive includono l'inconsapevolezza associata all'afferrarsi a un’“anima” impossibile delle persone (gang-zag-gi bdag-’dzin, afferrarsi al sé delle persone). Si tratta di afferrarsi al sè della persona come a un'entità non statica e monolitica, separata dagli aggregati o che sia sufficientemente conoscibile di per sé. Tra queste oscurazioni sono inclusi anche i retaggi (sa-bon, semi, tendenze) di questa inconsapevolezza, oltre a tutte le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti, nonché i loro retaggi.
  • Le oscurazioni cognitive includono l'inconsapevolezza associata all'afferrarsi a un’“anima” impossibile dei fenomeni (chos-kyi bdag-’dzin, afferrarsi al sé dei fenomeni). Ciò si riferisce all'afferrarsi a tutti i fenomeni, comprese le persone, come se avessero una vera e propria esistenza. In questo insieme di oscurazioni sono incluse anche le abitudini (bag-chags) di questa inconsapevolezza, oltre alle abitudini di tutte le oscurazioni emotive.

Gli shravaka (nyan-thos, coloro che ascoltano gli insegnamenti del buddha e si sforzano di diventare arhat, esseri liberati) raggiungono una vera cessazione solo del primo insieme di oscuramenti. Lo fanno attraverso la conoscenza di un'assenza assoluta dell'impossibile "anima" delle persone, come definita sopra. Dal punto di vista degli shravaka, questa conoscenza è non concettuale, ma dal punto di vista di un bodhisattva è comunque sottilmente concettuale perché le assenze assolute sono oggetti solo di conoscenza concettuale.

I ghelug, al contrario, affermano che shravaka e bodhisattva conoscono a livello non concettuale la stessa vacuità. La vacuità che conoscono a livello non concettuale in comune è un'assenza assoluta di vera esistenza. I karma kagyu concordano con i ghelug su questi punti solo in termini di sutra prasanghika. Dal punto di vista del maha-madhyamaka di karma kagyu, solo i bodhisattva conoscono la vacuità al di là delle parole e dei concetti, e solo attraverso metodi anuttarayoga.

Tutte le tradizioni concordano sul fatto che i praticanti bodhisattva, sia del sutra che del tantra, raggiungono una vera cessazione di entrambe le serie di oscurazioni. Secondo nyingma e sakya, acquisendo la conoscenza non concettuale della vacuità, che trascende parole e concetti rispetto a tutti i fenomeni, i praticanti bodhisattva acquisiscono questa conoscenza anche rispetto alle persone. Sebbene completino la rimozione della prima serie di oscurazioni prima di aver terminato la rimozione della seconda, iniziano a eliminare le due serie di oscurazioni simultaneamente, piuttosto che consecutivamente come affermano le teorie ghelug e karma kagyu prasanghika.

Le tradizioni non ghelug includono tre posizioni riguardanti la realizzazione che elimina per sempre i due insiemi di oscuramenti.

  1. La tradizione sakya dominante afferma la vacuità al di là delle parole e dei concetti come vacuità del sé, secondo l'uso sakya del termine, ovvero come stato ontologico di vacuità non numerabile. Pertanto, la vacuità realizzata in modo non concettuale nei sutra e nei tantra del bodhisattva è la stessa. Non vi è alcuna affermazione della vacuità al di là delle parole e dei concetti come stato cognitivo.
  2. La tradizione nyingma afferma la vacuità al di là delle parole e dei concetti sia in senso ontologico che cognitivo. Quando usata in senso ontologico, la vacuità al di là delle parole e dei concetti significa vacuità non numerabile ed è chiamata vacuità di sé. Quando usata in senso cognitivo, la vacuità al di là delle parole e dei concetti è chiamata vacuità d'altro. I praticanti del Bodhisattva sutra e del tantra realizzano la stessa vacuità di sé come stato ontologico di vacuità non numerabile, ma solo i praticanti dello dzogcen realizzano la vacuità d'altro come stato cognitivo di rigpa.
  3. Anche le tradizioni karma e shangpa kagyu maha-madhyamaka affermano la vacuità al di là delle parole e dei concetti, sia in senso ontologico che cognitivo. Tuttavia, a differenza delle principali tradizioni sakya e nyingma, la vacuità al di là delle parole e dei concetti, intesa come stato ontologico di vacuità non numerabile, viene definita vacuità d'altro, non vacuità di sé. Il termine vacuità di sé viene utilizzato solo nel senso di una negazione non implicativa, un'assenza assoluta – in altre parole, come stato ontologico di vacuità numerabile. Quando il termine vacuità d'altro si riferisce sia allo stato ontologico che a quello cognitivo realizzati simultaneamente, si parla di vacuità d'altro definitiva. Pertanto, sebbene la modalità di esistenza di tutti i fenomeni realizzati in modo non concettuale nel sutra del bodhisattva e in tutte e quattro le classi di tantra sia la stessa – vale a dire la vacuità d’altro nel suo senso ontologico come vacuità non numerabile al di là delle parole e dei concetti – il raggiungimento della vacuità d’altro realizzata nel sutra del bodhisattva e nei tre tantra inferiori è solo la vacuità d’altro nel suo senso ontologico come vacuità non numerabile. Non è la vacuità d’altro definitiva realizzata nell'anuttarayoga come vacuità non numerabile e stato cognitivo al di là delle parole e dei concetti.

Come nella scuola ghelug, anche la scuola non-ghelug sostiene che il raggiungimento di una mente che vede il sentiero del bodhisattva, poi di una mente bhumi di ottavo livello di un bodhisattva arya (la prima delle tre menti bhumi purificate) e infine dell'illuminazione richieda un'infinità di eoni ciascuno, praticando solo i metodi del sutra del bodhisattva.

L'attività mentale della chiara luce è naturalmente non concettuale

I sistemi non-ghelug concordano con ghelug sul fatto che, poiché l'attività mentale della chiara luce è automaticamente non concettuale, essa è esente dai difetti dell'acquisizione della cognizione non concettuale della vacuità pur rimanendo allo stesso livello mentale della cognizione concettuale. Acquisire la cognizione non concettuale della vacuità non richiede un'infinità di eoni.

L'attività mentale della chiara luce è naturalmente libera da tutte le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti

Affermazioni comuni a tutte le tradizioni non ghelug

Anche le scuole non-ghelug concordano con ghelug sul fatto che la conoscenza della chiara luce sia naturalmente libera da tutte le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti, sia quelli concettualmente fondati che quelli che sorgono automaticamente. In accordo con le loro definizioni dei due insiemi di oscurazioni, la conoscenza della chiara luce è anche naturalmente libera dall'ignoranza circa la reale modalità di esistenza sia delle persone che di tutti i fenomeni.

Sebbene la conoscenza non concettuale yoghica della vacuità dei fenomeni, raggiunta nel sutra del bodhisattva e nei tre tantra inferiori, sia anch'essa libera da queste oscurazioni, essa si colloca comunque al livello sottile della mente in cui tutte queste oscurazioni si manifestano.

Affermazioni specifiche della scuola nyingma

Secondo i nyingma, la conoscenza yoghica non concettuale della vacuità, acquisita sul sentiero del sutra del bodhisattva, richiede un'infinità di eoni per eliminare per sempre:

  1. le oscurazioni emotive basate sulla dottrina,
  2. le oscurazioni cognitive basate sulla dottrina.

Occorre a questa cognizione yoghica  un secondo ciclo di miliardi di eoni per eliminare per sempre:

  1. le oscurazioni emotive che sorgono automaticamente,
  2. i primi sei dei nove gradi di oscurazioni cognitive che si manifestano automaticamente.

D'altra parte, la mente di chiara luce accessibile attraverso i metodi anuttarayoga ha un potere accresciuto dalla precedente generazione di beatitudine e dalla precedente dissoluzione dei venti energetici nella meditazione. Questo vale anche quando, nella pratica dzogcen, la generazione e la dissoluzione non precedono immediatamente la manifestazione di rigpa, ma si sono verificate durante una precedente pratica anuyoga. Inoltre, rigpa manifestato attraverso i metodi dzogcen possiede il potere aggiuntivo dei metodi dzogcen stessi.

L'attività mentale della chiara luce non solo ha migliorato l'efficienza e la sostenibilità, ma è anche più profonda del livello in cui operano le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti. Pertanto, il raggiungimento iniziale della cognizione non concettuale della vacuità nella chiara luce elimina completamente tutte le emozioni e gli atteggiamenti disturbanti, inclusa l'inconsapevolezza riguardo alle persone – sia quelle basate sulla dottrina che quelle che sorgono automaticamente – e alle loro eredità e abitudini. Poiché è più profonda del livello concettuale, il suo primo raggiungimento elimina anche l'inconsapevolezza basata sulla dottrina riguardo ai fenomeni e alle sue abitudini.

In altre parole, il raggiungimento iniziale di una chiara cognizione non concettuale della vacuità elimina per sempre le oscurazioni emotive e le oscurazioni cognitive basate sulla dottrina. Pertanto, fatta eccezione per i primi sei dei nove gradi delle oscurazioni cognitive che sorgono automaticamente – vale a dire, i primi sei dei nove gradi di inconsapevolezza che sorge automaticamente riguardo ai fenomeni e alle loro abitudini – elimina totalmente tutte le altre oscurazioni che altrimenti richiederebbero due serie di miliardi di eoni per essere rimosse.

Affermazioni esclusive sakya

Secondo la spiegazione sakya, il raggiungimento iniziale della conoscenza yoghica non concettuale della vacuità nel sutra del bodhisattva e nei tre tantra inferiori e della conoscenza non concettuale della vacuità della chiara luce nell'anuttarayoga eliminano ugualmente per sempre:

  1. le oscurazioni emotive basate sulla dottrina e che sorgono automaticamente,
  2. le oscurazioni cognitive basate sulla dottrina.

Pertanto, tutte le oscurazioni emotive, insieme alle oscurazioni dottrinali che impediscono l'onniscienza, vengono eliminate per sempre e in una volta sola, indipendentemente dal metodo del bodhisattva utilizzato per raggiungere la conoscenza non concettuale della vacuità al di là delle parole e dei concetti. Questo raggiungimento attraverso la conoscenza non concettuale yoghica della vacuità ottenuta tramite i metodi del sutra del bodhisattva richiede un'infinità di eoni. Quando viene raggiunto attraverso la conoscenza non concettuale della chiara luce ottenuta tramite i metodi dell'anuttarayoga, richiede molto meno tempo.

Nel sutra del bodhisattva è necessario un secondo zillione di eoni per raggiungere la conoscenza yoghica non concettuale della vacuità senza sforzo e spontaneamente, in modo da eliminare per sempre:

  • i primi sei dei nove gradi delle oscurazioni cognitive che si manifestano automaticamente.

Grazie agli eccezionali metodi dell'anuttarayoga che dissolvono i livelli più grossolani dell'attività mentale su cui opera l'inconsapevolezza dei fenomeni, la cognizione non concettuale della vacuità della chiara luce è molto più facile da raggiungere spontaneamente e senza sforzo rispetto alla cognizione non concettuale della vacuità yoghica con altri metodi. Pertanto, l'anuttarayoga non richiede un secondo ciclo di miliardi di eoni.

L'attività mentale della chiara luce non produce apparenze di alcuna delle quattro modalità estreme di esistenza impossibile

Secondo le spiegazioni comuni delle scuole nyingma e sakya, la cognizione yoghica non concettuale della vacuità nei sutra richiede un terzo insieme di miliardi di eoni per essere eliminata per sempre:

  • gli ultimi tre dei nove gradi di oscuramenti cognitivi che si manifestano automaticamente.

La cognizione concettuale produce l'apparenza degli oggetti come "questo" e "quello" realmente esistenti. Le cognizioni sensoriali e mentali non concettuali producono l'apparenza degli oggetti come "questo" e "quello" non realmente esistenti. Entrambe le apparenze sono apparenze impure, perché sia la cognizione concettuale che quella non concettuale di esse sono accompagnate dall'inconsapevolezza.

  1. La cognizione concettuale è accompagnata dall'inconsapevolezza di non sapere come ciò che appare esista e dal presupporre che esista in un modo contraddittorio rispetto al suo effettivo funzionamento.
  2. Le cognizioni sensoriali e mentali non concettuali sono accompagnate semplicemente dalla mancanza di consapevolezza di come ciò che appare esista realmente.

Le abitudini dell'inconsapevolezza incluse tra le oscurazioni emotive producono l'apparenza di "questo" e "quello" realmente esistenti durante la cognizione concettuale. Le abitudini dell'inconsapevolezza incluse tra le oscurazioni cognitive producono l'apparenza degli oggetti come non realmente "questo" e "quello".

Quando avremo eliminato per sempre le oscurazioni emotive, le nostre cognizioni concettuali non produrranno più apparenze di "questo" e "quello" realmente esistenti. Solo quando avremo rimosso completamente gli ultimi tre gradi di oscurazioni cognitive, le nostre cognizioni sensoriali e mentali non concettuali cesseranno di produrre apparenze di oggetti come "questo" e "quello" non realmente esistenti. A quel punto, come buddha, non sperimenteremo più la cognizione sensoriale o mentale. La consapevolezza onnisciente di un buddha è al di là di entrambe.

Eliminare l'ultimo gruppo di oscurazioni con la cognizione non concettuale della vacuità al di là delle parole e dei concetti della chiara luce non richiede il terzo insieme di miliardi di eoni che, invece, è necessario con la cognizione non concettuale yoghica descritta nei sutra. Questo perché, come la consapevolezza onnisciente, l'attività mentale della chiara luce è al di là della cognizione sensoriale e mentale e non produce apparenze di "questo" e "quello", né realmente esistenti né realmente inesistenti. È più sottile dei livelli della mente che producono queste apparenze impure. La cognizione non concettuale della vacuità non numerabile della chiara luce, quando si manifesta dà origine esclusivamente ad apparenze purificate.

Inoltre, il terzo gruppo di oscurazioni impedisce alla cognizione non concettuale del vacuità al di là delle parole e dei concetti di conoscere simultaneamente le apparenze purificate e la vacuità con uguale importanza e di conoscerli senza interruzione di continuità. Solo l'attività mentale della chiara luce è capace di tale cognizione, perché solo essa continua senza interruzioni e solo essa continua nell'illuminazione. Il sottile livello di attività mentale al quale opera la cognizione yoghica non concettuale del vacuità non può essere sostenuto durante l'esperienza della morte e cessa completamente con l'illuminazione.

L'attività mentale della chiara luce possiede una consapevolezza più stabile, riflessiva e profonda della propria natura

L'attività mentale della chiara luce è priva di ogni forma di inconsapevolezza, incluso il non sapere come le cose esistono realmente. Questo perché è più sottile dei livelli in cui l'inconsapevolezza si manifesta. Inoltre, non solo è priva di inconsapevolezza ma possiede naturalmente la consapevolezza profonda e riflessiva (rang-rig ye-shes) di come ogni cosa esista realmente.

Secondo il karma kagyu, la conoscenza yoghica non concettuale della vacuità, raggiunta nel sutra del bodhisattva e nei tre tantra inferiori, possiede anche una profonda consapevolezza riflessiva, sebbene non secondo il nyingma. Tuttavia, la conoscenza yoghica, come spiegata nel karma kagyu, si colloca ancora a un livello mentale in cui questa profonda consapevolezza potrebbe non essere operativa, ovvero il livello dell'attività mentale sottile e non il livello più sottile della mente, la chiara luce. Questo livello sottile di attività mentale, quando non conosce la vacuità in modo non concettuale, non possiede una profonda consapevolezza riflessiva operativa. Di conseguenza, la profonda consapevolezza riflessiva della conoscenza della chiara luce è più stabile, poiché il livello della chiara luce ha la profonda consapevolezza riflessiva come parte della sua natura.

L'attività mentale della chiara luce può avere una consapevolezza onnisciente

Parole e concetti implicano una modalità di esistenza impossibile, ovvero che le cose esistano all'interno delle categorie rigide da essi delineate. In altre parole, parole e concetti implicano che il tessuto dell'interrelazione di ogni cosa sia diviso in compartimenti o categorie, delimitati da linee rette, e che i fenomeni all'interno di questi compartimenti o categorie corrispondano alla realtà. Questo non è vero. Si tratta di una modalità di esistenza impossibile.

La cognizione non concettuale della vacuità al di là delle parole e dei concetti, sia essa attraverso la cognizione yoghica o l'attività mentale della chiara luce, non produce apparenze impure di nessuna delle quattro modalità estreme di esistenza impossibile. Pertanto, non produce apparenze di cose esistenti nelle categorie solide di "questo" o "quello" realmente esistenti o di "questo" o "quello" non realmente esistenti. In questo senso, le apparenze purificate che la cognizione non concettuale della vacuità non numerabile produce sono al di là delle parole e dei concetti.

Solo una cognizione non concettuale della vacuità della chiara luce, tuttavia, può dare origine a un'apparenza dell'intera trama dell'interconnessione e dell'interrelazione di ogni cosa. Solo una attività mentale della chiara luce può diventare consapevolezza onnisciente. Ciò è vero per via del seguente ragionamento.

  • La cognizione non concettuale della vacuità della chiara luce genera simultaneamente apparenze purificate e una profonda consapevolezza riflessiva della loro vacuità. Tuttavia, la cognizione non concettuale della vacuità della chiara luce non può farlo inizialmente con entrambe le apparenze e la profonda consapevolezza riflessiva della vacuità ugualmente prominenti. Lo stesso vale per la cognizione yoghica non concettuale della vacuità al di là delle parole e dei concetti.
  • Fintanto che la creazione di apparenze impure della cognizione concettuale può ripetersi, le abitudini di inconsapevolezza di come i fenomeni esistono che danno origine alla creazione di apparenze impure, possono ancora essere imputate sul continuum mentale. Queste abitudini non producono apparenze impure mentre sorgono apparenze purificate. Tuttavia, la loro creazione di apparenze impure, in un certo senso, contamina le apparenze purificate. Per questo motivo, una cognizione che produce apparenze purificate non è onnisciente finché queste abitudini possono ancora essere imputate, sia che la cognizione avvenga con la cognizione della chiara luce o con la cognizione yoghica.
  • A differenza della conoscenza non concettuale yoghica della vacuità, la conoscenza non concettuale della vacuità della chiara luce può essere sostenuta per sempre senza interruzioni. Quando, con la rimozione perenne delle oscurazioni riguardanti tutto ciò che è conoscibile, questa conoscenza della chiara luce può essere sostenuta in tal modo, le abitudini di inconsapevolezza che producono apparenze impure non possono più essere imputate al continuum mentale. Per questo motivo, la conoscenza della chiara luce può verificarsi con apparenze purificate e vacuità ugualmente prominenti. In questo caso, l'attività mentale della chiara luce conosce l'intera struttura di tutto ciò che è conoscibile. Pertanto, diventa la consapevolezza onnisciente di un buddha.

L'interconnessione di ogni cosa non implica che la sua vera modalità di esistenza sia quella di un'unità indifferenziata. All'interno del tessuto dell'interconnessione, ogni cosa conserva la propria individualità. Tuttavia, le cose esistono mantenendo la propria individualità in un modo che trascende le rigide categorie che le parole e i concetti potrebbero racchiudere.

La cognizione non concettuale yoghica e della chiara luce della vacuità non numerabile e la consapevolezza onnisciente possiedono naturalmente la profonda consapevolezza che conosce l'individualità (so-sor rtogs-pa’i ye-shes). Poiché solo l'attività mentale della chiara luce ha la capacità di funzionare come la consapevolezza onnisciente di un buddha, solo la sua innata profonda consapevolezza che conosce l'individualità ha la capacità di conoscere l'individualità di ogni cosa.

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