Il piazzamento ravvicinato della consapevolezza sul corpo e sulla vera sofferenza


Il primo aspetto del piazzamento ravvicinato della consapevolezza sul corpo: il corpo come non statico e impermanente

Abbiamo visto nella tradizione mahayana che, con il modo generale di concentrarsi sul corpo,  è contraddistinto dall’essere impuro e sporco. Lo consideriamo in questo modo concentrandoci su di esso. Possiamo farlo con le mani, ad esempio. Comprendiamo che non è pulito e puro come potremmo pensare. Se lo fosse, intrinsecamente, perché dobbiamo lavarlo continuamente?

Vogliamo concentrarci sul corpo in termini di nobile verità della sofferenza. Ricordate che ci sono tre tipi di sofferenza in generale: la sofferenza dell'infelicità (la sofferenza della sofferenza), la sofferenza della felicità ordinaria (la sofferenza del cambiamento) e la sofferenza onnipervasiva della rinascita incontrollabile e ricorrente.

Gli aspetti del corpo come vera sofferenza: la sua impermanenza grossolana e sottile

Il primo aspetto del corpo impuro, come esempio della prima nobile verità - la vera sofferenza -, è che è non statico, impermanente. Non statico significa mutevole. Ci sono due livelli di questo: l'impermanenza grossolana e l'impermanenza sottile. La prima è che il corpo giunge a una fine, si disintegrerà e marcirà, ecc. Il livello sottile è che in ogni momento, ogni giorno, il corpo si avvicina sempre di più alla sua fine, alla morte, siamo di un giorno più vicini al crollo e alla fine di questo corpo.

Questo è vero indipendentemente dal piano di esistenza in cui nasciamo. Ricordate, dobbiamo considerare queste meditazioni non solo in termini di rinascita nel regno degli oggetti sensoriali desiderabili, che comprende tutte le varie forme di vita come spiriti, animali, umani ecc. e un certo livello di esseri divini o dei; dobbiamo anche pensare a questo in termini di questi piani superiori di forme eteree ed esseri senza forma. Dobbiamo pensare a entrambi, perché i sistemi indiani non buddhisti pongono un'enorme enfasi su questi stati di assorbimento superiori. Dobbiamo stare attenti a non lasciarci tentare da questi, perché in essi si è temporaneamente liberi da certe sensazioni. Ma non ce ne si libera per sempre, alla fine bisogna scendere da questi stati. Poiché possiamo praticare questi assorbimenti superiori – i cosiddetti "dhyana", ecc. nella nostra attuale rinascita umana, che se ci fissiamo su di essi potrebbero diventare cause di rinascita in questi stati superiori – dobbiamo concentrarci sul fatto che persino il corpo di un essere in questi regni superiori è un esempio di vera sofferenza. Giungerà alla fine e in ogni momento si avvicina a quella fine.

Quindi, qualsiasi tipo di corpo samsarico che assumiamo sarà non solo impuro, ma anche soggetto alla sofferenza del cambiamento perché non è statico.

La sofferenza dell'incertezza

Dei sei tipi di sofferenza del samsara in generale, la sofferenza della mancanza di certezza è quella di non sapere che tipo di corpo avremo, di dover abbandonare ripetutamente il nostro corpo, di dover adattarci ripetutamente alle rinascite e di dover cambiare ripetutamente il nostro status da elevato a umile, da superiore a inferiore. In una rinascita abbiamo un corpo umano e in quella successiva il corpo di uno scarafaggio – questo genere di cose. Anche la sofferenza di non avere amici, di non poter contare su qualcuno per sempre in ogni vita.

Perché? Perché il corpo cambia di momento in momento. Dovremo cambiare corpo più e più volte. Quindi, possiamo cercare di riconoscere e distinguere questo aspetto di sofferenza del corpo. Non possiamo fermarlo, cambierà e avremo bisogno di un altro corpo e di un altro ancora. Non c'è certezza in termini di che tipo di corpo avremo. Sappiamo che non possiamo mantenere gli stessi amici e questo non è molto bello.

La consapevolezza discriminante che il corpo è non statico elimina il modo distorto di considerarlo. Questo significa considerare statico e immutabile ciò che non è statico.

Possiamo anche analizzare, come esempio del corpo, l'insieme di forme di fenomeni fisici, tra cui immagini, suoni, odori, sapori, sensazioni fisiche e così via. Anche queste cambiano costantemente e quindi sono anch'esse sofferenza, perché non c'è certezza su ciò che sperimenteremo. Possiamo essere seduti a gambe incrociate e non c'è certezza che il nostro ginocchio non inizierà a farci male o che il nostro viso non inizierà a prudere nel momento successivo. Questo è un tipo di sofferenza.

Inoltre, non c'è soddisfazione. Mangiare un solo boccone di cibo delizioso non è mai abbastanza. Questa è spesso una domanda interessante. Quanto di questo cibo delizioso devo mangiare per gustarlo? Basta un solo piccolo boccone? Quindi, c'è la sofferenza di questo cibo delizioso e se ne mangiamo troppo, diventa infelicità.

Ho un esempio molto interessante. Siamo in Danimarca e qui avete dei fantastici dolci. Nonostante stamattina avessi fatto una colazione completa, siamo passati davanti a una panetteria e c'erano dei dolci danesi in vetrina e, spinto dall'avidità, ho pensato di comprarli. Uno non era abbastanza perché ce n'erano così tanti tipi e varietà meravigliosi. Così ne ho comprati due. Il primo assaggio di entrambi era delizioso, meraviglioso. Ne ho mangiati ancora un po' di entrambi e ho continuato a gustarli. Ma poi mi sono sentito davvero molto pieno. Poi è subentrata questa mentalità per cui non volevo sprecarli e buttarli via; così li ho finiti entrambi. Quando li ho finiti, non mi piacevano più. Questo è un chiaro esempio di come non ci sia certezza. Anche se stavo mangiando lo stesso pezzo di dolce, cambia ed è sofferenza. Non c'è soddisfazione.

Ulteriori sofferenze della rinascita umana

In termini delle otto sofferenze della rinascita umana, questa è la sofferenza dell’essere separati da ciò che ci piace, come nel caso di "Mi piace molto questo sapore delizioso" o "Mi piace molto questa sensazione fisica". Un altro esempio: se una persona cara ci tiene la mano è davvero piacevole ma poi subentra l'impermanenza quando se ne va. Dobbiamo essere separati da quella sensazione fisica oppure, continuando a tenerci per mano, le nostre mani iniziano a sudare e l’esperienza diventa spiacevole. Quindi, c'è la sofferenza di essere separati da ciò che ci piace.

Poi c'è la sofferenza di incontrare ciò che non ci piace e di non ottenere ciò che ci piace, anche se ci sforziamo di trovarlo. Ad esempio, ordiniamo questo cibo dal menu, il nostro cibo preferito. Ce lo servono e ha troppo sale o qualcosa del genere. Anche se abbiamo cercato di ottenere questa cosa fisica, un sapore, non ci riusciamo.

Potremmo pensare che non sia una buona caratteristica che qualcosa sia impermanente, che cambi, in particolare in termini di dolore e di qualcosa di spiacevole – anche questi non dureranno per sempre. Questo è certamente vero. Ma la sofferenza del cambiamento e l'impermanenza in questo senso non arrivano da sole. Abbiamo le otto sofferenze della rinascita umana e le sei del samsara in generale, e si presentano tutte insieme. Sebbene finirà il dolore di avere un raffreddore o mal di denti e lo stare sulla poltrona del dentista con il trapano, non c'è ancora certezza di cosa seguirà e quando avremo un altro mal di denti. Non c'è mai alcuna certezza. Anche se cerchiamo di ottenere ciò che vogliamo e ci piace, siamo frustrati, non sempre lo otteniamo e dobbiamo separarci da ciò che ci piace a causa dell'impermanenza. A causa dell'impermanenza, incontriamo anche ciò che non ci piace. Anche questa è impermanenza. Tutti questi elementi si uniscono.

Il secondo aspetto del piazzamento ravvicinato della consapevolezza sul corpo: il corpo come infelicità

Il secondo aspetto del piazzamento ravvicinato della consapevolezza sul corpo come vera sofferenza è che questo corpo impuro è infelicità – "infelicità" è di nuovo la parola "sofferenza". Questo perché il corpo è sotto il controllo di altri fattori, le vere origini della sofferenza attraverso i dodici anelli dell'origine interdipendente. Poiché questo corpo deriva da ed è influenzato dall'inconsapevolezza, dall'ignoranza, dalla confusione, dalle emozioni disturbanti e dalla compulsività del nostro comportamento, allora è un problema ed è infelicità.

Quindi, degli otto tipi di sofferenza di una rinascita umana, questo corpo impuro attraversa la sofferenza della nascita, della malattia, della vecchiaia e della morte. Queste sofferenze sono nella natura della sofferenza onnipervasiva. In altre parole, non importa che tipo di corpo samsarico abbiamo, esso comporta questi problemi.

Dobbiamo riconoscere i problemi associati alla nascita. Da neonato non riesci nemmeno a controllare l'andare in bagno, non puoi farci niente. Non puoi camminare o parlare. Poi invecchia, si ammala e muore. Questo fa parte dei problemi del corpo. Riconosci la realtà: è così che stanno le cose. Il corpo è così a causa dell'intero meccanismo dei dodici anelli dell'origine interdipendente che descrive il nostro ottenimento di un tale corpo che funge da base incontrollabilmente ricorrente per sperimentare la sofferenza dell'infelicità e la sofferenza del cambiamento o della felicità ordinaria. Sulla base della nostra mano, ad esempio, possiamo provare dolore quando viene sbattuta o piacere quando viene tenuta da una persona cara, purché non venga tenuta per troppo tempo e la nostra felicità si trasformi in infelicità.

Inoltre, a livello terreno, prendersi cura del nostro corpo richiede un duro lavoro. Shantideva lo dice molto bene: è quasi come se fossimo al servizio di questo corpo. Dobbiamo vestirlo, nutrirlo, lavarlo, farlo dormire e guadagnare denaro per sostenerlo, in modo che abbia cibo e così via. La quantità di tempo che impieghiamo per prendercene cura è incredibile, non è vero? Lo è davvero.

Quindi, cercate di riconoscerlo. Questo è il piazzamento ravvicinato della consapevolezza sul corpo per distinguere ciò che è realmente, così da identificare chiaramente la vera sofferenza. Questo è il secondo aspetto.

Perché la vita quotidiana con un corpo deve essere etichettata come sofferenza?

Bisogna comprenderla come sofferenza per superare la considerazione errata che sia felicità e che sia meravigliosa, perché se non si riconoscono i problemi che comporta,non si è motivati a liberarsene davvero.

Ma puoi prenderti cura del corpo e puoi prenderti cura di altre persone e non sentire comunque che il corpo sta soffrendo.

Certo, puoi prenderti cura del tuo corpo senza etichettarlo come sofferente. È solo un'etichetta. Il punto è che il corpo è un problema ricorrente e incontrollabile ed è qualcosa che ti impedisce, pensando in senso mahayana, di essere di aiuto a tutti. Di certo te lo impedisce. Che fatica, se siamo abbastanza fortunati da essere umani, tornare bambini! Finché sei un bambino forse porti gioia ai tuoi genitori, ma loro devono anche pulirti e nutrirti, anche quando vorrebbero continuare a dormire, quindi porti molta sofferenza agli altri. Invecchiando, quando ti ammali e così via, non è molto facile aiutare gli altri. Quindi, il corpo è molto limitato e questo è un problema se vuoi davvero aiutare gli altri. Potrebbe essere troppo giovane, troppo vecchio o troppo malato.

Etichettare il corpo come sofferente non è forse un altro tipo di sofferenza?

È un altro tipo di sofferenza se ne sei sopraffatto. Ma se la etichetti come sofferenza, allora hai identificato ciò di cui vuoi liberarti. Non mireresti a un vero arresto, a una liberazione o a un'illuminazione se non identificassi ciò di cui vuoi liberarti.

Vogliamo liberarci di questo tipo di corpo e ottenere, invece, il corpo di un Buddha. Se otteniamo il corpo fisico di un Buddha, non ci stanchiamo, non invecchiamo, siamo in grado di svolgere più attività contemporaneamente a un livello illimitato, proprio come fa un Buddha. Vogliamo essere in grado di comunicare pienamente con chiunque. Non dobbiamo passare tutto il nostro tempo a imparare un milione di lingue. Quindi, sofferenza significa limitazioni in questo contesto.

Etichettare il corpo come sofferenza dipende da cosa si intende per sofferenza. Se per sofferenza si intende "oh, questo è orribile" e cose del genere, allora c'è un'emozione disturbante coinvolta e allora quello che dici è corretto. Non si vuole esserne disturbati, ma si vuole riconoscerla per quello che è. È sofferenza; è una limitazione. Si vorrebbe non averla perché si vorrebbe davvero aiutare tutti.

Mi guardo. Tra pochi mesi compirò settant'anni e ho ancora molto lavoro da fare sul mio sito web. C'è ancora molto materiale sul mio computer che non è ancora stato elaborato, ho settant'anni e prima o poi morirò. Accetti questa realtà. Devi stabilire delle priorità. Cerchi di fare tutto il possibile per vivere più a lungo, il più a lungo possibile, con la mente lucida e l'energia, ma non c'è certezza. Non puoi garantire di non avere un infarto domani o tra cinque minuti.

Molti anni fa, avevo un insegnante per cui facevo traduzioni. Era l'abate del monastero Namgyal, il monastero di Sua Santità il Dalai Lama. Una volta, mentre traducevo per questo abate mentre insegnava il lam-rim, i livelli graduali, a un gruppo di occidentali, spiegò che la morte può arrivare in qualsiasi momento e non si può garantire cosa accadrà. Subito dopo aver detto questo, ebbe un infarto. Dovemmo tutti lasciare rapidamente la stanza e nel giro di circa cinque minuti morì. Wow, che insegnamento pesante! Non lo fece certo di proposito, ma la morte può arrivare in qualsiasi momento e questa fu un'esperienza incredibilmente forte per tutti noi presenti.

Quindi, il corpo ha sicuramente dei limiti, e questo è un problema, non è vero? Vorrei dedicare il 100% del mio tempo alla preparazione del materiale per il mio sito web, alla sua gestione, alla sua cura e a tutto il resto, perché è di beneficio a molte persone. Ma il mio corpo è un limite. Mi stanco, devo mangiare, devo dormire, devo andare in bagno, devo lavarmi, portarlo a spasso come se portassi a spasso un cane. Ci sono così tante cose che dobbiamo fare che ci prendono tempo. Questo è un limite, perché richiede molto tempo.

Ora, potremmo goderci la vita e renderci conto che stiamo facendo tutto questo per il bene di tutti gli esseri, e assumere cibo non per attaccamento, ma come una medicina che ci dia la forza di essere di beneficio per tutti gli altri. Possiamo usare i metodi di allenamento mentale del lojong per cambiare il nostro atteggiamento nei suoi confronti. Certamente, tuttavia richiede tempo, ed è così che vanno le cose. Dobbiamo accettarlo, come io accetto di invecchiare, per esempio.

Sebbene il corpo comporti sofferenza, allo stesso tempo, averlo non è forse qualcosa di cui gioire e per cui essere grati? Non è importante riconoscerlo?

Sì, è importante. Quando consideriamo il corpo come sofferenza, ciò non nega né contraddice gli insegnamenti della preziosa rinascita umana. Possiamo gioire. È fantastico avere una preziosa rinascita umana, perché sulla base di questo corpo e di questa mente umani possiamo progredire e possiamo aiutare gli altri molto di più che se fossimo uno scarafaggio.

Anche in termini di anuttarayoga tantra, i nostri corpi umani hanno un sistema energetico sottile che ci permette, quando lavoriamo con esso, di accedere al livello più sottile della mente per la cognizione più efficiente della vacuità. È fantastico avere questo corpo, ma prima dobbiamo superare l'attaccamento ad esso e una considerazione errata di esso. La considerazione errata è la sua bellezza. Vuoi solo ammirarti allo specchio e renderti bello, e sei così attaccato anche al corpo degli altri.

Molte persone si oppongono a questi insegnamenti a causa della cultura occidentale della bellezza e dell’abitudine di fare di tutto per renderlo il più bello possibile. Ma uno dei miei insegnanti, Ghesce Ngauang Dhargye, amava sempre citare questa frase: "Non importa quanto tu provi a lavare una cacca, è comunque sporca". È un punto di vista interessante. Allo stesso modo, Nagarjuna disse che questo corpo è la macchina perfetta per produrre feci e urina. Mettici del cibo e lo converte in feci e urina. È questo tutto ciò che vuoi fare con questo corpo? Vuoi usarlo solo come una macchina per produrre feci e urina? C'è molto di più che possiamo fare con esso oltre a questo. È molto interessante e queste sono tutte considerazioni in termini di corpo in modo da non attaccarsi troppo ad esso. Ciò che si vuole superare è la rinascita incontrollabile e ricorrente, ottenendo questo tipo di corpo più e più volte.

Il terzo aspetto del piazzamento ravvicinato della consapevolezza sul corpo: il corpo come privo di un “io” grossolano e impossibile

Il terzo aspetto è che il corpo impuro è privo di qualcosa – questa è la parola "vacuità". Nello specifico, è privo di un "io" grossolano e impossibile. Ora entriamo nella presentazione dei diversi tipi di anima o "io" impossibili. Questo è quello affermato dai sistemi filosofici indiani non buddisti ed è un atman o un'anima o un "io" con tre qualità.

Innanzitutto, la qualità dell’essere statico. Ciò significa che non è influenzato da nulla. La qualità successiva è l’essere una monade senza parti, il che significa che non è composto da aspetti diversi. Deriva dal sistema indiano Samkhya, in cui si trovano i tre guna: sattva, rajas, tamas, e che compongono tutto tranne l'atman. Quindi, è senza parti e non è composto da questi tre. Ci sono varie teorie in questi sistemi indiani secondo cui il sé è una monade senza parti, grande quanto l'universo o quanto una piccola scintilla di vita. La terza qualità è che può esistere indipendentemente da un corpo e da una mente, in particolare quando è liberato.

Quest'anima, questo atman, che non cambia mai, entra nel corpo e lo abita come sua residenza e come qualcosa che possiede, controlla e usa. Questo è il concetto indiano non buddista. Poi vola via e va in un altro corpo. L'atman non è un'attribuzione al corpo ma è qualcosa di separabile da esso e, una volta liberato, può esistere totalmente separato, senza corpo o mente.

È diverso dall'idea biblica occidentale, perché anche se c'è un'anima che entra in un corpo come qualcosa di separato e lo occupa, tuttavia, quando si va in paradiso si ha ancora un corpo e una mente, non è vero? Quindi, non ha tutte le componenti di questo atman. È interessante quando si inizia a confrontare queste diverse idee.

Questa visione indiana non buddista è la visione errata secondo cui il corpo è qualcosa in cui un "io" indipendente, un'anima pura, incontaminata da qualsiasi cosa, entra, ne gode e ne fa uso. È come una residenza. Con questa visione si considera il corpo impuro come qualcosa di pulito in cui si può risiedere, ma in realtà il corpo non è qualcosa in cui un tale "io" può entrare, perché è privo di tale "io". Non esiste qualcosa come quel "io" grossolano e impossibile.

Quindi, riflettiamo sulle cause del corpo - uno spermatozoo e un ovulo. Non vorremmo mangiare un piatto intero di spermatozoi e ovuli, non sarebbe molto piacevole. La natura del corpo stesso è ciò di cui parlavo, ovvero che è una macchina per produrre urina, escrementi, vomito e muco. Il risultato del corpo è che diventa un cadavere in putrefazione. Questo è ciò che è e si distingue che il corpo è impuro eliminando non solo la considerazione errata di ciò che è impuro come pulito e puro, ma anche il modo distorto di considerare il corpo, che è privo di un atman, come residenza o possesso di quel tipo di atman. Il corpo non può essere un tipo di cosa da controllare, usare o godere. Se l'atman è così puro, come potrebbe godere di ciò che è così impuro? Perché dovrebbe volerlo occupare e usare?

Quindi, il corpo impuro è vera sofferenza perché, sebbene l'"io" convenzionale sia un'imputazione su di esso e non possa esistere separatamente da un corpo, il corpo non è qualcosa che possiamo mai possedere. Quando si inizia a pensare a questo aspetto del corpo – l'essere privo di un "io" grossolano e impossibile – e si inizia ad analizzare, si inizia a capire qual è il problema con questo corpo. Non è che ci sia un "io" separato che potrebbe possederlo, come potrei possedere un buon cervello o un fisico forte. Potremmo convenzionalmente averli ma questi non come un "io" separato. Non sono qualcosa che potrei possedere o di cui potrei fare uso. Perché? Perché non c'è certezza di ciò che accadrà, quindi non ci si può afferrare a nessun aspetto del corpo, possederlo e usarlo. Questa è sofferenza, non è vero?

Per esempio, credo di avere un'ottima memoria. Ero un traduttore; Sua Santità il Dalai Lama poteva parlare per dieci minuti e, senza prendere appunti, riuscivo a ricordare e a tradurre tutto. Non si può conservare quel tipo di memoria. Ora, da anziano, la mia memoria a breve termine è molto scarsa. Non riesco a ricordare cosa ho fatto cinque secondi fa, quindi non potrei mai fare quel tipo di traduzione orale. Questo è il problema di questo corpo. Non esiste un "io" statico, separato da esso, che possa conservarlo e usarlo come uno strumento o una macchina e trarne piacere.

Il tipo di cibo che potresti gustare a vent'anni ti fa star male a settanta. Il tipo di attività fisica che puoi fare a settant'anni e a venti è molto diverso. Non è qualcosa che puoi possedere. Questo è l'aspetto della sofferenza del fatto che il corpo è privo di un "io" grossolano e impossibile e non è qualcosa che può essere utilizzato da tale "io".

Un esempio di meditazione sul corpo

Proviamo a meditare sul nostro corpo con ciò che abbiamo visto finora. Guarda la tua mano e medita. Cos'è? Cambia continuamente. Marcirà e cadrà a pezzi. Ha questa sofferenza. Devo lavarla di continuo. Devo tagliarmi le unghie, che noia. Se la appoggio su qualcosa di appuntito inizia a sanguinare - che cosa inefficiente. Certo, so usarla benissimo ed è utile, ma è davvero una cosa molto limitata e non è qualcosa che posso possedere e usare come un "io" separato da essa. Se volessi davvero usare qualcosa come uno strumento, non userei qualcosa di così inefficiente come una mano. Userei un cacciavite per svitare una vite, piuttosto che una mano. Per piantare un chiodo, una mano non è molto efficiente. Userò un martello.

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Questi modi di pensare sono pratici. Ti fanno perdere l'attaccamento al corpo e non lo sopravvalutano.

Il quarto aspetto del piazzamento ravvicinato della consapevolezza sul corpo: il corpo è privo di un “io” sottile e impossibile

Il quarto aspetto è che il corpo impuro è privo di un'anima impossibile, vale a dire un "io" sottile e impossibile - un'anima autosufficiente e conoscibile, che potrebbe essere conosciuta senza che la sua base di imputazione appaia simultaneamente. Quando pensiamo a noi stessi ora, deve apparire simultaneamente nel nostro pensiero il nostro corpo impuro con tutti i suoi problemi.

Riesci a capirlo? Non è un punto così semplice? Questa è un'apparenza errata che sorge automaticamente, e quell'apparenza è che mi sembra di poterti conoscere, vederti o pensare a te senza che una base di imputazione appaia contemporaneamente. Per esempio, vedo Theo. Penso di vedere solo Theo. Non penso di vedere un corpo e che Theo sia un'imputazione sul corpo, anche se ovviamente vedo un corpo con Theo come imputazione sul corpo. Ma immagino di vedere solo Theo.

Al telefono sento Theo che parla. Ma cosa sento? Sento dei suoni, nemmeno il suono della sua voce. Chi sa come funziona il telefono? È un movimento di elettricità e qualcosa all'interno di questo oggetto rettangolare nero produce qualcosa che sembra una voce. Ma come ci sembra? Sembra che io stia sentendo Theo che parla, non è vero? Quello sarebbe un "io" autosufficiente e conoscibile.

Non esiste un "io" autosufficiente e conoscibile. Anche quando penso a qualcuno c'è il suono mentale di una parola, un nome. Non possiamo pensare a una persona senza il nome, l'immagine mentale o qualcosa di simile, simultaneamente. E’ una sofferenza che non sia così. Cosa significa? Iniziamo ad analizzarlo e a rifletterci. Ciò che significa, in termini di corpo impuro con tutti i suoi problemi, è che non puoi pensare a te stesso senza che quel corpo impuro, con tutti i suoi problemi, si manifesti.

Qual è l'implicazione di tutto ciò? L'implicazione è che non puoi evitare di affrontare il fatto che c'è questo corpo con tutti questi problemi e che devi affrontarlo. Credo che questo sia il significato, almeno questo è il significato che traggo dalla mia meditazione analitica sul perché questo sia un problema. Non esiste un "io", conoscibile in sé, a cui potrei pensare di liberarmi. Non esiste un "io" a cui puoi pensare in questo modo. Non puoi affrontare te stesso senza dover affrontare tutte le basi problematiche del sé. Non puoi negare che con la mia mente ho tutte queste emozioni disturbanti, e con il mio corpo ho questa o quella malattia, o questa o quell'età, o questa quantità di ormoni che lo attraversano o qualsiasi altra cosa. Devi affrontarlo. Il problema è se lo neghi e pensi di poter lavorare su te stesso, ignorando il tuo corpo, la tua mente, la tua personalità e così via.

La visione prasanghika di un “io” più sottile e impossibile

Quindi, da un punto di vista prasanghika, consideriamo un "io" impossibile ancora più sottile come l'"io" impossibile di cui il corpo è privo. Questo è un "me" la cui esistenza è stabilita da un segno caratteristico autodefinente sul lato del corpo impuro come base per la sua imputazione e che, per suo potere, mi rende "me". In altre parole, pensiamo che ci sia qualcosa sul lato del corpo che, per il suo potere, mi rende "me". Questa si chiama "esistenza auto stabilita", esistenza stabilita da qualcosa sul lato del corpo e sul lato di me che mi rende unico e individuale.

Quando pensiamo al nostro corpo impuro e sporco, poiché non c'è nulla dalla sua parte derivante dal suo potere, che mi renda "me" e mi renda speciale, allora non sono qualcuno di speciale. Anche questo deriva dalla mia meditazione analitica. Qual è il problema? Non sono speciale. Non c'è nulla di unico dalla mia parte che renda "me" me, quindi, come tutti gli altri, anch'io dovrò subire ripetute rinascite con la sofferenza della nascita, della malattia, della vecchiaia e della morte. Dovrò anche affrontare tutte le difficoltà che comporta ottenere la liberazione. Non faccio eccezione. Pensare che siamo un'eccezione, che siamo speciali e che non abbiamo bisogno di fare tutto questo – Milarepa ha dovuto fare tutto questo, ma io non devo fare tutto questo – è assurdo.

Tzong Khapa era così avanzato e aveva una comprensione incredibile, e guardate quanto ha scritto, quanta meditazione, quanti ritiri, quanti monasteri ha fondato e così via, eppure ha fatto tre milioni e mezzo di prostrazioni come preliminare. Ma io penso di non doverlo fare, di essere un'eccezione, speciale. C'è qualcosa dentro di me che mi rende "me stesso" e non devo fare tutto questo.

Ma non è così, ciò è falso ed è sofferenza. Sarebbe bello se non dovessi fare tutto questo ma, mi dispiace, non c'è niente che mi renda speciale. Questa è sofferenza. Lo capisci quando realizzi la verità su questo corpo e che dovrai affrontarlo. Dovrò affrontare il fatto di essere vecchio. Se ho una malattia, dovrò accettarla e affrontarla. È solo la realtà e non c'è niente di speciale in me per cui non debba affrontarla o che non debba affrontare tutte le difficoltà che comporta prendersi cura del corpo.

Acquisire la consapevolezza discriminante che il corpo è privo di un'anima impossibile elimina il modo distorto di considerare il corpo, privo di un'anima sottile impossibile, come se l’avesse.

Questi sono i quattro aspetti della prima nobile verità, la verità della sofferenza, su cui cerchiamo di concentrarci quando poniamo la nostra attenzione sul corpo. Il corpo è impermanente, sofferenza, privo di un "io" grossolano e impossibile e privo di un "io" sottile e impossibile.

Revisione della meditazione del piazzamento ravvicinato della consapevolezza sul corpo

Per riassumere, sia il nostro corpo sia le sensazioni fisiche che proviamo cambiano di momento in momento, sono infelicità a causa di tutti questi aspetti, come il non poter dipendere da loro, il non sapere mai cosa succederà dopo, l’accadere di cose che non vorremmo accadessero al nostro corpo, e così via. Ad esempio, potrei cercare di diventare molto forte e sano dato che sono un uomo anziano, per questo faccio molto esercizio fisico. Non volevo slogarmi il ginocchio, ma un giorno ho perso l'equilibrio e sono caduto mentre cercavo di fare squat con un peso molto pesante sulle spalle e mi sono slogato il ginocchio. Quindi, ci imbattiamo in cose che non vogliamo affrontare. Perché? È a causa di questo corpo, di questo corpo anziano, non ho un buon equilibrio e cado. Se non lo avessi non cadrei e non mi slogherei il ginocchio. Allora gioisco perché mi ha fatto male solo per mezza giornata e poi è passato. Ma non c'è certezza che non perderò l'equilibrio e cadrò di nuovo.

Nessuna certezza, dobbiamo nascere. Se nella prossima vita sarò abbastanza fortunato da essere umano, non ho alcun interesse a essere un bambino e dover tornare a scuola. Chi vorrebbe farlo? Dovrei imparare così tanto e ci vorrebbe così tanto tempo prima di raggiungere il punto in cui potrei effettivamente fare qualcosa di significativo per il bene degli altri. C'è tutto questo periodo tra il mio massimo splendore in questa vita e la prossima. E’ davvero noioso, vero? Ma voglio avere una preziosa rinascita umana e questo è ciò che ne consegue. Sarebbe molto meglio essere un essere illuminato e avere un corpo che, pur manifestandosi in apparenza come un normale corpo umano, non ha comunque quelle limitazioni.

Non è statico, ha ogni sorta di limitazioni ad esso associate e non è qualcosa che puoi trattenere, possedere, usare e godere come un "io" separato. Non è qualcosa che puoi ignorare e gestire solo con "me". Devi affrontarlo e non c'è niente di speciale in "me". Devo attraversare tutte le fasi del sentiero per ottenere la liberazione e così via. Non c'è niente di speciale in questo corpo. Questa è la meditazione.

Breve meditazione guidata sul corpo

Meditiamo di nuovo. Per favore, toglietevi il calzino e guardatevi il piede. Un piede è davvero una cosa dall'aspetto molto strano, se ci pensate. È un buon esempio perché puzza e se cammini scalzo si sporca e, se non sei abituato a camminare a piedi nudi su ciottoli appuntiti, ti fa male. Guarda il tuo piede e cerca di distinguerne queste caratteristiche.

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Non è affatto puro perché puoi anche immaginare la pelle che cade e così via. Diventa molto secca, si screpola e, se non viene lavata per molto tempo, emana un cattivo odore. Non è molto piacevole. E se non ti tagli le unghie non è per niente attraente.

[pausa]

Poi distingui la caratteristica che cambia continuamente. Dipende da altri fattori. Mettilo in scarpe strette e ti fa male. Togli le scarpe strette e ti senti meglio, ma non dura. Fa freddo, suda e fa caldo. Le sensazioni fisiche cambiano continuamente.

[pausa]

Prendersene cura richiede molto lavoro. Compri le scarpe, si consumano e poi devi comprarne di nuove. Con un bambino il piede cresce costantemente, quindi devi comprare scarpe nuove ogni due mesi. È davvero costoso. Devi tagliare le unghie, lavarlo e fare un sacco di cose. Possono venire vesciche quando le scarpe sono troppo strette. Ci sono molti problemi associati a un piede come questo e avrai un altro piede nelle varie vite.

[pausa]

Non è qualcosa su cui posso contare, usare e godere, come se ci fosse un io separato dentro di me e uso questi piedi per andare da qualche parte. È davvero strano. Voglio andare lì, al frigorifero. Userò questo piede per andarci? È davvero strano, vero?

Ma devo occuparmi dei piedi. Non riesco a immaginarmi separato da questo piede, con tutti i suoi problemi e limiti. E non c'è niente di speciale in me. Ho i piedi e dovrei essere felice di averli. Devo prendermene cura.

[pausa]

Quindi, la meditazione consiste semplicemente nel riconoscere la realtà di questo piede. Non c'è niente di così bello, pulito e meraviglioso, e funzionerà sempre correttamente, come se fosse una macchina perfetta, senza rompersi, e io posso semplicemente ignorarlo. Devo prendermene cura, comprare scarpe nuove e lavarlo.

Ora prova a mettere tutto insieme. Questo piede impuro è nella natura della vera sofferenza e un vero problema. Concentrati sul piede con questa comprensione. Non si tratta solo di una perfetta concentrazione nel vederlo con uno di questi aspetti, ma con tutti e quattro gli aspetti. Non c'è certezza di che tipo di piede avrai nella tua prossima vita: uno umano o uno di cane, o forse rinasci come pesce e non hai piedi. Dovrai rinunciare ad avere un piede giovane e sano quando avrai un piede vecchio e così via. Non è come se ci fosse un io separato che può andare al negozio e comprare un piede nuovo.

[pausa]

Se non sei molto flessibile ci sono punti del piede che non riesci a vedere facilmente, quindi se ti prendi una scheggia sulla parte esterna del piede e cerchi di toglierla, è molto difficile vederla e riuscire a toglierla. È come avere prurito in un punto della schiena che non riesci a raggiungere. Questi sono alcuni dei limiti che riconosci. Il piede non è una cosa così meravigliosamente perfetta, e questa consapevolezza aiuta almeno a superare l'attaccamento ad esso. Aiuta a liberarti dall'illusione che il tuo piede o quello di qualcuno da cui sei sessualmente attratto siano così belli.

Questo è un tipo di meditazione guidata per ricordarti i vari punti. Dovresti ricordarli tutti, così non avrai bisogno di alcuna guida e avrai la disciplina necessaria per praticare effettivamente la meditazione e mantenere la consapevolezza necessaria per ricordarli.

Un altro modo per meditare sui quattro piazzamenti ravvicinati della consapevolezza

Questi quattro aspetti della vera sofferenza – non staticità, sofferenza, mancanza di un "io" grossolano e impossibile, e mancanza di un "io" sottile e impossibile – possono essere applicati anche a tutti e quattro gli oggetti dei piazzamenti ravvicinati della consapevolezza: il corpo, le sensazioni, la mente e tutti i fenomeni. Tutti e cinque gli aggregati sono inclusi in questi quattro oggetti. L'aggregato delle forme dei fenomeni fisici include il corpo, l'aggregato delle sensazioni include le sensazioni, l'aggregato della coscienza include i sei tipi di coscienza e gli aggregati della distinzione e delle altre variabili influenzanti includono tutti gli altri fenomeni non statici.

Cambiano tutti in continuazione, quindi non sono statici. Sono tutti infelicità nel senso che si ripetono in modo incontrollabile e non si può contare su nessuno di loro per una sicurezza duratura. Bisogna rinunciarvi, comportano ogni sorta di problemi e tutti sono privi di un "io" impossibile, grossolano e sottile.

Si noti che la non staticità, l’infelicità e la mancanza di un "io" impossibile sono le tre caratteristiche principali che si imparano anche nell'approccio theravada. Anicca è impermanenza, dukkha è sofferenza e anatta è mancanza di un sé grossolano o sottile. È lo stesso tipo di struttura della presentazione mahayana, solo con una spiegazione leggermente diversa.

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